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	<title>cure mediche Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Crans-Montana: la Svizzera pretende dall’Italia il rimborso delle cure mediche, Meloni ne annuncia il rigetto</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/04/26/crans-montana-la-svizzera-pretende-dallitalia-il-rimborso-delle-cure-mediche-meloni-ne-annuncia-il-rigetto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 26 Apr 2026 01:41:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; La mutua svizzera ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Italia il rimborso di circa 100.000 franchi svizzeri (108.000 euro) per le&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/04/26/crans-montana-la-svizzera-pretende-dallitalia-il-rimborso-delle-cure-mediche-meloni-ne-annuncia-il-rigetto/">Crans-Montana: la Svizzera pretende dall’Italia il rimborso delle cure mediche, Meloni ne annuncia il rigetto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; La mutua svizzera ha annunciato l’intenzione di chiedere all’Italia il rimborso di circa 100.000 franchi svizzeri (108.000 euro) per le cure prestate dall’ospedale di Sion a tre giovani italiani rimasti feriti nell’incendio del locale Constellation a Crans-Montana. La richiesta è emersa nel corso di un incontro a Berna tra l’ambasciatore italiano Gian Lorenzo Cornado e il presidente del Cantone Vallese, Mathias Reynard.</p>
<p>Reynard ha spiegato di non disporre di alcun margine normativo per coprire queste spese. Secondo il capo del Cantone, la responsabilità ricadrebbe esclusivamente sulla gestione del locale e sulle autorità competenti che non avrebbero eseguito i controlli di sicurezza. </p>
<p>Dal lato italiano, il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha categoricamente escluso ogni possibilità di pagamento: “Mi pare che sia ovvio che non paghiamo. La responsabilità è soltanto di chi gestiva il locale e di chi non ha fatto fare i controlli. Quindi non c&#8217;è alcuna responsabilità italiana e credo che debbano pagare gli svizzeri”.</p>
<p>L’ambasciatore Cornado ha rilanciato il principio di reciprocità: “L’Italia non pagherà le spese sanitarie per i feriti di Crans-Montana, di cui la Svizzera ha intenzione di chiedere il rimborso; il nostro Paese si è fatto carico per settimane della cura di due cittadini svizzeri all’Ospedale Niguarda di Milano e la protezione civile della Valle d’Aosta ha partecipato ai soccorsi con un proprio elicottero nelle prime ore della tragedia: c’è un principio di reciprocità che va rispettato”. </p>
<p>“Pretendiamo parità di trattamento, perché sarebbe inaccettabile che la mutua svizzera o il Vallese chiedano che tali costi ricadano sull’Italia e sugli italiani”, ha insistito Cornado, ribadendo che lo Stato italiano non si farà carico dei costi per “solo poche ore” di assistenza “a causa dell’irresponsabilità dei gestori del locale dove le uscite di sicurezza erano state sbarrate e delle autorità, comunali e cantonali, che avrebbero dovuto effettuare o disporre i controlli e non l’hanno fatto”.</p>
<p>A fronte del diniego italiano, Reynard avrebbe proposto di avviare un confronto bilaterale con il Dipartimento federale dell’Interno svizzero, che gestisce le questioni di salute, per individuare una soluzione basata sul principio di reciprocità, tenendo conto del fatto che ai due pazienti elvetici ricoverati a Milano non è stato addebitato alcun onere.</p>
<p>Sull’ipotesi di rimborso si è espressa anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, manifestando “sconcerto” e definendo “ignobile” la richiesta. “Apprendo da notizie di stampa che le autorità svizzere hanno intenzione di chiedere all’Italia il pagamento delle esose spese mediche che l’ospedale di Sion avrebbe sostenuto per i ricoveri, anche di poche ore, di alcuni ragazzi rimasti feriti nell’incendio di Crans-Montana. Se questa ignobile richiesta dovesse essere formalizzata, annuncio fin da ora che l’Italia la respingerà al mittente e che non le darà alcun seguito. Confido nel senso di responsabilità delle autorità svizzere e mi auguro che la notizia si riveli del tutto infondata”.</p>
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		<title>Difficoltà economiche, 3 mln italiani rinunciato a cure</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2021/01/21/difficolta-economiche-3-mln-italiani-rinunciato-a-cure/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jan 2021 18:03:36 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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		<category><![CDATA[pandemia]]></category>
		<category><![CDATA[sanità]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche;&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/01/21/difficolta-economiche-3-mln-italiani-rinunciato-a-cure/">Difficoltà economiche, 3 mln italiani rinunciato a cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche; questo e&#8217; uno dei numeri emersi dall&#8217;indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta, ma non e&#8217; l&#8217;unico che racconta l&#8217;influenza del Covid sulla cura della salute dei nostri connazionali. Continuando a scorrere l&#8217;analisi si scopre che 32,8 milioni di italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o piu&#8217; rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a piu&#8217; di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l&#8217;annullamento.</p>
<p>L&#8217;IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUL SISTEMA SANITARIO Come detto, gran parte della popolazione adulta a causa dell&#8217;emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialita&#8217;; ma se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l&#8217;81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni gia&#8217; programmate), anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici. Mediamente il rinvio e&#8217; stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor piu&#8217; preoccupante e&#8217; che nel 68% dei casi l&#8217;appuntamento e&#8217; stato rimandato sine die. Per alcune specialita&#8217;, pero&#8217;, i giorni di rinvio sono stati ben piu&#8217; lunghi; nel caso dell&#8217;oncologia, ad esempio, lo slittamento medio e&#8217; stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.</p>
<p>AUMENTA IL RICORSO ALLA SANITÀ PRIVATA La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche; fra coloro cui e&#8217; stato rinviato o annullato un appuntamento gia&#8217; programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l&#8217;esame e&#8217; stato annullato senza alcuna riprogrammazione. Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanita&#8217; pubblica in favore di quella privata: secondo l&#8217;indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o piu&#8217; visite. Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perche&#8217; avevano un&#8217;assicurazione che ne copriva i costi. Chi si e&#8217; rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione. Per far fronte ai costi legati alla sanita&#8217; privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un&#8217;assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi e&#8217; ricorso alla sanita&#8217; privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. La soluzione del prestito e&#8217; piu&#8217; frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all&#8217;11,9%. Sono ben 3 milioni gli italiani che, tra marzo e dicembre 2020, a causa di difficolta&#8217; economiche sopraggiunte per pandemia e lockdown hanno dovuto rinunciare a cure mediche; questo e&#8217; uno dei numeri emersi dall&#8217;indagine condotta per Facile.it da mUp Research e Norstat su un campione nazionale rappresentativo della popolazione adulta, ma non e&#8217; l&#8217;unico che racconta l&#8217;influenza del Covid sulla cura della salute dei nostri connazionali.<br />
Continuando a scorrere l&#8217;analisi si scopre che 32,8 milioni di italiani si sono visti rimandare, se non addirittura annullare, visite, esami o operazioni in programma nel 2020; nello specifico, circa 27,9 milioni di italiani, vale a dire il 73,6% di coloro che avevano in programma un appuntamento presso una struttura sanitaria, hanno subito uno o piu&#8217; rinvii, mentre 13 milioni di cittadini, pari a piu&#8217; di un paziente su tre (34,3%), hanno dovuto fare i conti con l&#8217;annullamento.</p>
<p>L&#8217;IMPATTO DEL CORONAVIRUS SUL SISTEMA SANITARIO Come detto, gran parte della popolazione adulta a causa dell&#8217;emergenza sanitaria ha dovuto fare i conti con disservizi che, dati alla mano, hanno riguardato praticamente tutte le specialita&#8217;; ma se il triste primato spetta, in percentuale, a gastroenterologia e urologia (rispettivamente con l&#8217;81,2% e il 75% di pazienti che hanno subito ritardi o annullamenti su visite, esami od operazioni gia&#8217; programmate), anche patologie molto gravi non sono state esenti da questo fenomeno e, ad esempio, hanno subito ritardi o annullamenti il 61,1% dei pazienti cardiologici ed il 47,2% di quelli oncologici.<br />
Mediamente il rinvio e&#8217; stato di quasi due mesi (53 giorni), ma il dato ancor piu&#8217; preoccupante e&#8217; che nel 68% dei casi l&#8217;appuntamento e&#8217; stato rimandato sine die. Per alcune specialita&#8217;, pero&#8217;, i giorni di rinvio sono stati ben piu&#8217; lunghi; nel caso dell&#8217;oncologia, ad esempio, lo slittamento medio e&#8217; stato di 63 giorni, per la cardiologia di 72 giorni e addirittura 81 giorni per la ginecologia.</p>
<p>AUMENTA IL RICORSO ALLA SANITÀ PRIVATA La pandemia ha messo sotto stress tutte le strutture sanitarie, ma in particolar modo quelle pubbliche; fra coloro cui e&#8217; stato rinviato o annullato un appuntamento gia&#8217; programmato, nel 54,7% dei casi questo si sarebbe dovuto svolgere in struttura pubblica, nel 45,3% in una privata. Fra chi ha subito un rinvio o un annullamento, il 30,2% degli intervistati ha poi scelto di svolgere il controllo in struttura privata, il 31% in struttura pubblica, ma soprattutto, per il 38,8% l&#8217;esame e&#8217; stato annullato senza alcuna riprogrammazione. Questa situazione ha spinto molti italiani ad abbandonare la sanita&#8217; pubblica in favore di quella privata: secondo l&#8217;indagine circa 7 milioni di cittadini, a seguito del rinvio o annullamento, hanno scelto di spostare da una struttura pubblica ad una privata una o piu&#8217; visite.<br />
Quando si chiede la ragione del ricorso al privato si scopre che il 18,9% dei pazienti lo hanno fatto per paura che la loro patologia peggiorasse, il 12,6% perche&#8217; avevano un&#8217;assicurazione che ne copriva i costi. Chi si e&#8217; rivolto ad una struttura privata ha dichiarato di aver speso, in media, 292 euro per singola visita, esame o operazione. Per far fronte ai costi legati alla sanita&#8217; privata, il 73,2% ha pagato usando i propri risparmi, mentre il 16,6% ha fatto ricorso ad un&#8217;assicurazione sanitaria; interessante notare, invece, come circa 2,2 milioni di pazienti (pari al 9,1% di chi e&#8217; ricorso alla sanita&#8217; privata) abbiano dovuto chiedere un prestito ad amici, familiari o finanziarie. La soluzione del prestito e&#8217; piu&#8217; frequente tra i rispondenti residenti al Sud e nelle Isole, dove la percentuale arriva all&#8217;11,9%.</p>
<p>PRESTITI PER LE CURE MEDICHE Il ricorso ad una societa&#8217; di credito per far fronte alle spese mediche e&#8217; stato analizzato anche dall&#8217;osservatorio di Facile.it e Prestiti.it; dall&#8217;esame di oltre 125mila domande di finanziamento* e&#8217; emerso che, nel 2020, l&#8217;importo medio dei prestiti personali richiesti per questa motivazione e&#8217; stato pari a 6.145 euro, da restituire in 53 rate (circa 4 anni e mezzo). Il profilo tipo di chi ha presentato domanda e&#8217; quello, in media, di una persona di 46 anni, valore elevato se confrontato con il totale prestiti, per i quali l&#8217;eta&#8217; media del richiedente e&#8217; pari a 42 anni. Interessante notare, inoltre, come nel 39% dei casi a presentare domanda di prestito per spese mediche sia stata una donna; anche in questo caso la percentuale e&#8217; piu&#8217; alta rispetto al totale prestiti, dove il campione femminile rappresenta solo il 25%.</p>
<p>RINUNCE &#8220;SPONTANEE&#8221; Oltre ai disservizi, vi e&#8217; una fetta importante della popolazione italiana che nel 2020 ha scelto di propria iniziativa di rinunciare a prenotare o effettuare una o piu&#8217; visite, esami specialistici od operazioni; secondo l&#8217;indagine sono il 68,6% degli italiani, pari a circa 30 milioni di individui. Perche&#8217; milioni di italiani hanno rinunciato ad una o piu&#8217; cure? Nel 71,3% dei casi lo hanno fatto per paura di contrarre il Covid recandosi in una struttura medica, nel 19,7% perche&#8217; scoraggiati dai lunghissimi tempi di attesa. Come detto prima, pero&#8217;, sono tantissimi coloro che hanno rinunciato per ragioni economiche e cioe&#8217; il 20,9% del campione intervistato e, tra questi, per circa 3 milioni di individui le difficolta&#8217; sono sopraggiunte a causa di pandemia e lockdown.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2021/01/21/difficolta-economiche-3-mln-italiani-rinunciato-a-cure/">Difficoltà economiche, 3 mln italiani rinunciato a cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Julian Assange “potrebbe morire in prigione”. Oltre 60 medici chiedono assistenza per il fondatore di WikiLeaks</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/11/26/julian-assange-potrebbe-morire-in-prigione-oltre-60-medici-chiedono-assistenza-per-il-fondatore-di-wikileaks/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Nov 2019 19:13:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A seguito dell’urgente allarme lanciato da un esperto delle Nazioni Unite all’inizio di questo mese sul fatto che i maltrattamenti di Julian Assange in prigione possano equivalere a&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/26/julian-assange-potrebbe-morire-in-prigione-oltre-60-medici-chiedono-assistenza-per-il-fondatore-di-wikileaks/">Julian Assange “potrebbe morire in prigione”. Oltre 60 medici chiedono assistenza per il fondatore di WikiLeaks</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A seguito dell’urgente allarme lanciato da un esperto delle Nazioni Unite all’inizio di questo mese sul fatto che i maltrattamenti di Julian Assange in prigione possano equivalere a torture letali, lunedì scorso oltre 60 medici di tutto il mondo hanno invitato i funzionari del Regno Unito ad agire immediatamente per garantire un’adeguata assistenza medica al fondatore di WikiLeaks.</p>
<p>Nella loro lettera al Ministro degli Interni britannico Priti Patel e al Ministro degli Interni del governo ombra laburista Diane Abbott, i medici – che esercitano nel Regno Unito, nello Sri Lanka, negli Stati Uniti e in molti altri paesi – hanno espresso gravi preoccupazioni per il deterioramento della salute di Assange a causa dei sette anni passati chiuso nell’ambasciata ecuadoriana a Londra e della successiva incarcerazione da parte delle autorità britanniche in vista della possibile estradizione verso gli Stati Uniti.</p>
<p>“Abbiamo la reale preoccupazione, sulla base delle prove attualmente disponibili, che il signor Assange possa morire in prigione” hanno scritto i medici. “La situazione medica è quindi urgente“.</p>
<p>Assange sta attualmente scontando una condanna a 50 settimane di carcere per aver violato la libertà provvisoria nel 2012 ed è posto sotto accusa negli Stati Uniti, ai sensi della legge sullo spionaggio, per aver denunciato violazioni dei diritti umani e aver documentato prove di crimini di guerra da parte del governo americano. A febbraio dovrà comparire in tribunale per un’udienza per l’estradizione.</p>
<p>“Il signor Assange non ha potuto esercitare il suo diritto alla gratuita e necessaria valutazione medica e alle cure specialistiche per sette anni“, hanno aggiunto i medici.</p>
<p>Durante la sua prigionia Assange è stato visitato da diversi specialisti, ma non gli è stato permesso di andare in ospedale, anche se ha riportato rigidità e infiammazioni alla spalla, comparse per la prima volta quasi quattro anni fa. Ha anche mostrato segni di depressione da moderata a grave e seri problemi di salute dentale.</p>
<p>Il mese scorso, hanno scritto i medici, l’ex ambasciatore britannico Craig Murray ha pubblicato una testimonianza oculare sullo stato attuale di Assange, descrivendolo come se una persona che mostra “esattamente i sintomi di una vittima di tortura“. Poco dopo, il relatore speciale delle Nazioni Unite sulla tortura Nils Melzer ha accusato il governo del Regno Unito di “totale disprezzo per i diritti e l’integrità di Assange“.</p>
<p>“È nostra opinione che il signor Assange abbia bisogno di una urgente valutazione medica specialistica del suo stato di salute sia fisico che psicologico“, hanno scritto i medici. “Non c’è tempo da perdere“.</p>
<p>Sui social media, i sostenitori di Assange hanno espresso allarme e rabbia per la decisione del governo di permettere che la sua salute si deteriori in modo così significativo.</p>
<p>“Rivelare cose che avrebbero dovuto essere sempre di dominio pubblico, andrebbe considerato un servizio pubblico, non un crimine”, ha scritto lunedì l’editorialista e attivista politico del Guardian George Monbiot, “e invece Julian Assange sta marcendo in carcere, in attesa di estradizione, su richiesta di un governo che vuole preservare i suoi oscuri segreti“.</p>
<p>Traduzione dall’inglese di Silvia Nocera-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/26/julian-assange-potrebbe-morire-in-prigione-oltre-60-medici-chiedono-assistenza-per-il-fondatore-di-wikileaks/">Julian Assange “potrebbe morire in prigione”. Oltre 60 medici chiedono assistenza per il fondatore di WikiLeaks</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Povertà sanitaria: oltre mezzo milione di persone senza cure</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/11/13/poverta-sanitaria-oltre-mezzo-milione-di-persone-senza-cure/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Nov 2018 18:44:54 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le famiglie povere spendono in farmaci il 54% del proprio budget sanitario (contro il 40% delle altre famiglie) perché investono meno in prevenzione. Spendono per il dentista solo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/11/13/poverta-sanitaria-oltre-mezzo-milione-di-persone-senza-cure/">Povertà sanitaria: oltre mezzo milione di persone senza cure</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le famiglie povere spendono in farmaci il 54% del proprio budget sanitario (contro il 40% delle altre famiglie) perché investono meno in prevenzione. Spendono per il dentista solo 2,35 euro mensili (24,83 euro le altre famiglie). 13,7 milioni di individui risparmiano su visite mediche e accertamenti. Ma il SSN copre solo il 59,4% della spesa farmaceutica</p>
<p>Nel 2018, 539.000 poveri non si sono potuti permettere le cure mediche e i farmaci di cui avevano bisogno. Si tratta mediamente del 10,7% dei poveri assoluti italiani. La richiesta di farmaci (993.000 nel 2018) è aumentata del 22% nel quinquennio 2013-2018. Servono soprattutto farmaci per il sistema nervoso (32%), l’apparato muscolo-scheletrico (16%), il tratto alimentare e metabolico (13,4%), l’apparato respiratorio (8,7%) e le patologie dermatologiche (6,3%).</p>
<p>Anche quest’anno, inoltre, più 13 milioni di persone hanno limitato le spese per visite e accertamenti.</p>
<p>È quanto è emerso dal Rapporto 2018 &#8211; Donare per curare: Povertà Sanitaria e Donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e BFResearch e realizzato, con il contributo incondizionato di IBSA, dall’Osservatorio Donazione Farmaci (organo di ricerca di Banco Farmaceutico). Il Rapporto 2018, presentato presso la sede di AIFA il 13 novembre, si è avvalso del contributo del comitato tecnico scientifico composto da Giancarlo Rovati, Gian Carlo Blangiardo, Massimo Angelelli (CEI), Silvio Garattini (Istituto Mario Negri), Francesco Soddu (Caritas Italiana), Marco Bregni (Associazione Medicina e Persona) Roberto Rossini (ACLI), Francesco Rocca (Croce Rossa) e Antonello Zangrandi.</p>
<p><strong>I POVERI SPENDONO PER LA SALUTE UN QUINTO DEGLI ALTRI…</strong><br />
A causa di spese più urgenti (perché non rinviabili), le famiglie povere destinano alla salute solo il 2,54% della propria spesa totale, contro il 4,49% delle famiglie non povere. In particolare, possono spendere solo 117 euro l’anno (con un aggravio di 11 euro in più rispetto all’anno precedente), mentre il resto delle persone può spendere 703 euro l’anno per curarsi (+8 euro rispetto all’anno precedente).</p>
<p><strong>…MA SPENDONO PIÙ SOLDI IN FARMACI PERCHÉ FANNO MENO PREVENZIONE…</strong><br />
Per le famiglie indigenti, inoltre, la quota principale della spesa sanitaria è destinata ai medicinali: 12,30 euro mensili, pari al 54% del totale. Il resto delle famiglie destina ai farmaci solo il 40% della spesa sanitaria, perché investe maggiormente in prevenzione.</p>
<p><strong>…E POSSONO SPENDERE SOLO 2,35 EURO AL MESE PER IL DENTISTA</strong><br />
In tal senso, è particolarmente sintomatica le spesa delle persone in stato di indigenza per i servizi odontoiatrici: 2,35 euro mensili, contro 24,83 euro del resto della popolazione. Non è un caso che la cattiva condizione del cavo orale sia diventato un indicatore dello stato di povertà (economica e culturale).</p>
<p><strong>13,7 MILIONI DI PERSONE RISPARMIANO SULLE CURE…</strong></p>
<p>La strategia del risparmio coinvolge 5,66 milioni di famiglie e 13,7 milioni di individui, configurandosi come un vero e proprio comportamento di massa. Nel triennio 2014-16 la percentuale di italiani, tra le famiglie non povere, che ha limitato il numero di visite e accertamenti è passato dal 24 al 20%. La quota, invece, è aumentata tra le famiglie povere, passando dal 43,4% al 44,6%.</p>
<p><strong>&#8230;MA LA QUOTA DI SPESA SANITARIA A CARICO DELLE FAMIGLIE AUMENTA</strong><br />
Nonostante questa strategia di contenimento della spesa sanitaria a proprio carico, i dati ufficiali indicano una progressiva divaricazione tra la spesa pubblica (in riduzione) e quella privata (in aumento). In particolare, la quota di spesa per assistenza farmaceutica non sostenuta dal Servizio Sanitario Nazionale e a carico totale delle famiglie sfiora il record storico, passando al 40,6% rispetto al 37,3% dell’anno precedente.</p>
<p><strong>NEL 2017 RECORD DI MORTALITÀ – C’È UN LEGAME CON LA CRISI?</strong><br />
“Dal più recente bilancio demografico diffuso dall’Istat, nel 2017 i morti, in Italia, sono stati 649mila, 34mila in più rispetto al 2016. Nel 2015, i morti sono stati 50mila in più rispetto al 2014. Nell’ultimo secolo, solo nel corso della seconda guerra mondiale (1941-1944) e nel 1929 si registrano picchi analoghi. Il richiamo al 1929 evoca un legame tra malessere economico e debolezza del sistema socio-sanitario che, pur con tutte le varianti e le riletture indotte dai tempi moderni, può aiutarci a capire l’altalena della mortalità su cui rischia di adagiarsi la popolazione italiana”, scrive Gian Carlo Blangiardo nel suo editoriale contenuto nel Rapporto sulla Povertà sanitaria 2018.</p>
<p>“Per l’Agenzia Italiana del Farmaco, il cui obiettivo primario è la tutela della salute attraverso i medicinali, è fondamentale realizzare sinergie tra le Istituzioni, gli enti no profit e l’intera filiera del farmaco con l’obiettivo di eliminare quelle barriere socio-economiche, culturali e geografiche che possono ostacolare l’accesso alle terapie. Il bisogno terapeutico è uguale per tutti i cittadini e non può conoscere limitazioni” &#8211; ha dichiarato il Direttore Generale dell’AIFA Luca Li Bassi &#8211; “Le analisi messe a disposizione da Banco Farmaceutico attraverso l’Osservatorio sulla povertà sanitaria rappresentano un importante contributo di conoscenza sia per analizzare la situazione socio-economica del nostro Paese e le sue ricadute sulla salute pubblica che per individuare strategie di politica sanitaria che tengano conto della correlazione esistente tra la povertà e lo stato di salute dei cittadini”.</p>
<p>“Sono davvero troppe le persone che non hanno un reddito sufficiente a permettersi il minimo indispensabile per sopravvivere. I dati pubblicati quest’anno nel Rapporto sulla Povertà Sanitaria dimostrano che il fenomeno si è sostanzialmente consolidato nel tempo e che, prevedibilmente, non è destinato a diminuire sensibilmente nei prossimi anni. Siamo anche convinti che il nostro Paese è caratterizzato da una cultura del dono che si esprime in maniera particolarmente visibile durante la Giornata di Raccolta del Farmaco, quando centinaia di migliaia di cittadini donano un medicinale per chi è più sfortunato. La strada per cambiare le cose è che quella cultura si diffonda sempre più anche tra le istituzioni e le aziende farmaceutiche e che quest’ultime inizino a contemplare la donazione non più come un’eccezione, ma come parte del proprio modello di sviluppo imprenditoriale destinato al bene di tutta la comunità”, ha affermato Sergio Daniotti, presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.</p>
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