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	<title>democrazia Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Studenti analfabeti? È un problema per la democrazia</title>
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		<pubDate>Thu, 11 Jul 2019 14:24:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Un ragazzo su tre non capisce l’italiano? Non è da adesso che i test Invalsi indicano questo problema che fa scandalo e notizia per qualche giorno, senza che però poi vengano presi provvedimenti seri per risolverlo. E la questione è grave perché è in gioco la democrazia“. Così Vanessa Pallucchi, responsabile della Consulta Educazione e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Un ragazzo su tre non capisce l’italiano? Non è da adesso che i test Invalsi indicano questo problema che fa scandalo e notizia per qualche giorno, senza che però poi vengano presi provvedimenti seri per risolverlo. E la questione è grave perché è in gioco la democrazia“. Così Vanessa Pallucchi, responsabile della Consulta Educazione e Scuola del Forum nazionale del Terzo Settore, commenta i risultati dei test Invalsi per i ragazzi della terza media, presentati ieri.</p>
<p>“Il dato drammatico che emerge al termine delle scuole medie lo ritroviamo poi alle superiori, ma da anni ormai sappiamo che l’Italia assiste a un prepotente analfabetismo funzionale degli adulti che non sono in grado di comprendere il significato di un testo mediamente complesso: questo è un problema di democrazia perché questi adulti sono cittadini ed elettori. La gente non è ignorante, il problema è che non le vengono offerti gli strumenti formativi necessari ad esercitare il pensiero critico, che poi si esprime attraverso un uso consapevole del linguaggio: non si tratta di un aspetto ‘tecnico’ ma degli strumenti che servono per sperimentare il senso di appartenenza ad una comunità e i fondamentali diritti democratici“.</p>
<p>I ragazzi di oggi sono gli adulti di domani e quindi il tema dell’analfabetismo funzionale, secondo Pallucchi, va affrontato di petto: “Abbiamo bisogno di insegnanti e di educatori capaci di orientare i nostri giovani ad un utilizzo creativo di tutti gli strumenti oggi presenti, quelli del passato del presente e ovviamente del futuro, che siano in grado di far entrare nel mondo dell’innovazione tecnologica con immediatezza ma al tempo stesso con senso di responsabilità e consapevolezza. Tutti coloro che hanno un ruolo di educatori – dalla famiglia alla scuola – comprendano l’importanza della lingua come diritto civico e democratico e agiscano di conseguenza. Che tornino i temi alle scuole medie, che torni la riflessione sui testi fra i banchi di scuola, che si stimoli la formazione del pensiero critico, che tornino la lettura e il racconto“. Conclude Pallucchi.</p>
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		<title>Polizia, 165° anniversario. Mattarella: &#8220;Riconoscenti per tutela sicurezza e democrazia&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 10 Apr 2017 18:11:00 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“In occasione della ricorrenza del 165° anniversario della fondazione, desidero esprimere alle donne ed agli uomini della <span class="searchKey">Polizia</span> di Stato i sentimenti di apprezzamento e riconoscenza dell’intera comunità nazionale per l’opera svolta a tutela della sicurezza delle persone, del sereno esercizio delle libertà democratiche e della convivenza sociale”. Così il Presidente della Repubblica, <strong>Sergio Mattarella</strong>, nel messaggio inviato al Capo della <span class="searchKey">Polizia</span> – Direttore Generale della Pubblica Sicurezza, Prefetto <strong>Franco Gabrielli</strong>. Il Capo dello Stato ha partecipato, insieme al ministro dell’Interno Marco Minniti e al Capo dello Polizia, alle celebrazioni del 165° anniversario della fondazione della Polizia di Stato. “Le donne e gli uomini della<span class="searchKey">Polizia</span> di Stato – aggiunge- intervenendo nelle aree del centro Italia colpite dal sisma, con umanità, dedizione e encomiabile spirito di servizio, hanno contribuito al soccorso e al sostegno alle popolazioni cosi’ duramente provate dal terremoto. Di tale generoso impegno è stato dato riconoscimento con il conferimento alla Bandiera della Medaglia d’Oro al Valor Civile. Nell’impegno volto ad assicurare – in una cornice di democrazia e legalità – il sereno svolgimento degli eventi ad alto impatto di partecipazione, il personale della <span class="searchKey">Polizia</span> di Stato ha operato con professionalità e rigorosa attenzione ai diritti delle persone, unite ad un costante esercizio di ascolto e dialogo”. “Particolare valore – ricorda il Capo dello Stato – va riconosciuto alle azioni di soccorso, identificazione e accoglienza di adulti, donne e minori migranti, nonchè al contrasto dei fenomeni di sfruttamento connessi all’immigrazione e alla gestione delle loro ricadute sulla sicurezza dei territori. Rispetto alle multiformi minacce del terrorismo e all’accresciuta esigenza di tutela di persone e obiettivi esposti a rischio, prezioso è stato lo sviluppo e l’affinamento di nuove competenze e sensibilità, in sinergia con le altre Forze di <span class="searchKey">Polizia</span> e in contesti di cooperazione internazionale. Metodologie utili altresì nella lotta alla corruzione, alle mafie, ai loro patrimoni illeciti e alle infiltrazioni criminali nell’economia e nelle pubbliche amministrazioni”. “Nell’ambito della tutela della mobilità – sottolinea il capo dello stato- si è espresso il meritorio impegno della <span class="searchKey">Polizia</span> Stradale e Ferroviaria, mentre significativa è stata l’azione a difesa della sicurezza delle comunicazioni con l’obiettivo di garantire le relazioni fra le persone negli spazi digitali, nei quali si consumano alcuni dei reati più odiosi del nostro tempo, dalla pedopornografia al cyberbullismo, dalle frodi informatiche al furto d’identità. Nel rendere oggi omaggio alla memoria di quanti hanno sacrificato la vita per garantire il libero esplicarsi della vita dei cittadini, rinnovo ai familiari delle vittime la solidale vicinanza della Repubblica. A tutti gli appartenenti alla <span class="searchKey">Polizia</span> di Stato e ai loro familiari, che ne condividono l’impegno e le preoccupazioni, rivolgo in questa giornata sentimenti di augurio”.</p>
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		<title>Sandra Russo: “Milagro prosegue salda e forte&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/11/22/sandra-russo-milagro-prosegue-salda-e-forte/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Nov 2016 10:42:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sandra russo, giornalista argentina, si è occupata di radio e televisione e scrive per il quotidiano Página 12 fin dall’inzio della sua attività. Nel 2010 ha scritto “Jallalla: la Tupac Amaru, utopia in costruzione”, il primo libro su Milagro Sala. Insieme a lei cerchiamo di approfondire la questione della detenzione di Milagro Sala e l’attuale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sandra russo, giornalista argentina, si è occupata di radio e televisione e scrive per il quotidiano Página 12 fin dall’inzio della sua attività. Nel 2010 ha scritto “Jallalla: la Tupac Amaru, utopia in costruzione”, il primo libro su Milagro Sala. Insieme a lei cerchiamo di approfondire la questione della detenzione di Milagro Sala e l’attuale situazione argentina.</p>
<p>Sandra, prima di tutto, hai notizie della situazione di Milagro e degli altri prigionieri politici?</p>
<p>Da un lato, le notizie che arrivano da Jujuy sono preoccupanti, sia per Milagro che per gli altri militanti detenuti. La scorsa settimana, in quello che è sembrato essere il primo dato oggettivo di riconoscimento di quanto sta chiedendo l’ONU, sono state liberate due degli undici tupaqueros che erano detenuti insieme a Milagro. Dall’altro, benché abbia dei comprensibili crolli, Milagro è perfettamente cosciente della responsabilità della sua leadership. Si mantiene in contatto costante, manda periodicamente messaggi per comunicare che è ancora integra, questa settimana abbiamo potuto ascoltare la sua voce in una radio nazionale, ed era salda e forte. In galera dallo scorso gennaio, continua la sua lotta e continua a essere la leader della Tupac Amaru.</p>
<p>I recenti interventi internazionali e la visita di Trudeau con le sue dichiarazioni stanno modificando la situazione a Jujuy?</p>
<p>Senza dubbio sì, benché il governo di Macri si muova come se fosse coperto di burro e tutto gli scivoli addosso. Quando è arrivata la richiesta dell’ONU, il governatore Gerardo Morales ha rilasciato una dichiarazione che ha soffiato sul fuoco di questa situazione di sospensione dello Stato di diritto a Jujuy. Ha detto: “Non ho intenzione di liberare questa donna”. Un governatore non deve imprigionare né liberare nessuno. Non sono funzioni che gli appartengono. La brutalità di Morales gli ha fatto dire la verità: è lui, per conto dell’esecutivo, che la tiene prigioniera. Per questo non c’è alcun dubbio sul fatto che stiamo parlando di prigionieri politici. Questo, prima o poi, finirà con un processo politico contro Morales, e il Potere Giuridico tornerà a funzionare normalmente. Bisogna intervenire urgentemente su quello di Jujuy, perché nessun cittadino jujeño gode delle benché minime garanzie costituzionali. Sembra che il governo, dopo l’intervento di Trudeau, si stia rendendo conto che non è un paese bolivariano a protestare, bensì un paese di prim’ordine, e quelle gerarchie, per questo governo, non sono indifferenti. Il Canada è parte di quel mondo cui presumibilmente Macri vuole avvicinare l’Argentina.</p>
<p>Numerosi osservatori hanno sottolineato l’influenza dei media nei processi di destabilizzazione dei governi progressisti. Come mai in anni di governo non si è riusciti a ottenere una legge di controllo e democratizzazione dei mezzi di diffusione? Che è successo nello specifico in Argentina e in Brasile?</p>
<p>In Argentina, perlomeno, abbiamo trascorso cinque anni con una legge sui Media approvata da una chiara maggioranza, dopo ampi dibattiti in ambiti di discussione di tutto il paese. Per tutto questo lungo tempo, più lungo di un mandato presidenziale, un settore della Magistratura, lo stesso che ora accusa Cristina Kirchner e cerca di impedirle la partecipazione alle prossime elezioni, ha imposto un’infinità di misure cautelari che hanno reso impossibile la piena applicazione della legge. Sono stati anni dove si discuteva se quella legge avrebbe diminuito o meno la libertà di espressione. Non lo avrebbe mai fatto. Restringeva solamente a 24 il numero delle licenze che un gruppo mediatico poteva avere. Oggi ci sono delle liste nere, io stessa non ho potuto fare la giornalista da quando Macri è salito al potere, e certamente la libertà di espressione non è argomento di nessuna agenda. Non gli è mai importato nulla della libertà di espressione, ciò che difendono sempre è la propria libertà di espansione a spese dei media comunitari e indipendenti, che ora stanno affogando, come già accadde negli anni ’90. Il potere politico, quello giudiziario e quello mediatico sono le tre gambe di un’associazione illecita (perché viola l’indipendenza dei poteri) che è la struttura quasi mafiosa che sta devastando la democrazia argentina. Si indagano gli avversari, si spiano profili di Facebook, si ferma gente per strada perché indossa magliette di qualche organizzazione politica, si mantiene un buon numero di giornalisti senza media in cui lavorare. La legge è fallita perché il kirchnerismo non ha mai avuto il potere sufficiente per ridisegnare questa democrazia, regolata dalla Costituzione del 1994, fatta in piena epoca neoliberale. Abbiamo imparato con dolore, e collettivamente, che il potere politico è uno tra vari, per nulla la cuspide del potere, e nei dodici anni di kirchnerismo i poteri di fatto, che ora governano direttamente con un amministratore delegato in ogni ministero, hanno protetto il gruppo Clarín, che è il portavoce dell’attuale governo corporativo: il portavoce e spesso quello che decide politiche di comunicazione. I suoi quasi trecento media e i suoi satelliti sono quelli che proteggono Macri: non coprono nessuna protesta sociale, né la bestiale repressione di quelle proteste, né la corruzione su grande scala che ora occupa la Casa Rosada. Non stiamo parlando di un caso di corruzione, che esiste in qualunque governo e che anche il kirchnerismo ha avuto, stiamo parlando di corruzione assolutamente trasversale in tutte le aree di governo e di una concezione politica che naturalizza e include la corruzione come un normale modo di fare affari. I Macri sono questo: gente che ha corrotto funzionari di tutti i governi a partire dalla dittatura militare e che ha accumulato una fortuna grazie alle opere pubbliche.</p>
<p>Credi che il caso Tupac sia isolato o che faccia parte di un processo più ampio di criminalizzazione delle organizzazioni sociali? Fino a dove può arrivare questo processo?</p>
<p>Il governo di Macri, attraverso il governatore Morales, ha dato quel segnale a gennaio, appena insediatosi: un cittadino può essere privato della sua libertà a causa della sua posizione politica, così come può essere licenziato dal suo lavoro. Le migliaia di licenziamenti di dipendenti pubblici che hanno avuto luogo dopo la revisione che i burocrati hanno fatto dei loro profili di Facebook o dei loro account di Twitter lo dimostrano. Questo è un governo persecutorio e repressivo. Milagro Sala è la dirigente della Tupac Amaru dal 1991, quando cominciava l’orgia neoliberale degli anni ’90. E’ una delle organizzazioni sociali più grandi della regione, e in Argentina è l’espressione di un settore finora totalmente occultato, perché la Tupac Amaru, di origine quechua, è un ponte con il paese che crede che tutti i suoi abitanti discendano dagli europei che arrivarono tra la fine del XIX e il principio del XX secolo. L’establishment che ha governato questo paese, salvo in rare pieghe della storia come per i governi kirchneriani, hanno raccontato una storia in cui noi argentini siamo arrivati tutti con le navi. La Tupac Amaru rivendica altre origini, ci unisce alla regione andina, e ne fa parte uno dei nuclei di povertà strutturale più profondi del paese. Milagro ha dato a quella gente molto più di ciò che avessero mai ricevuto, cominciando dall’autostima. La sua opera è grande, meravigliosa. Morales ha distrutto il parco acquatico, per esempio. Avrebbe potuto renderlo agibile per i poveri di Jujuy, ma lo ha distrutto. Questo è il messaggio del neoliberismo in tutto il mondo, ma specialmente in Argentina: vengono a dirci che siamo un povero popolo condannato alla sofferenza. E questa è una menzogna. La sofferenza non è una condizione naturale, bensì il risultato delle politiche estrattive che loro applicano. E’ ciò che condanna il Papa, è la feticizzazione del denaro, è il rifiuto dell’altro. Milagro è l’esempio e la sintesi del proposito del PRO, che è ridurre il popolo a servitù del mercato.</p>
<p>Cosa potrebbero imparare i progressisti di tutto il mondo dalla sconfitta elettorale argentina?</p>
<p>Che quando la classe politica è composta da gente senza scrupoli o corrotta, gli imprenditori, le corporazioni e la concentrazione dei capitali la usano come esempio per mettere in guardia gli elettori sul fatto che la politica è sporca, che non serve, che sono tutti uguali, così che la gente finisca per votare imprenditori come Macri, Temer o Piñera, o strumenti delle corporazioni come Peña Nieto. Bisogna fare politica in un altro modo, dalla base, con una soggettività diversa, direi quasi ascetica, trasparente, che abbia vasi comunicanti con altri settori, specificando bene a cosa ci si riferisce quando si parla di democrazia, libertà o repubblica, perché al potere sono arrivati governi di destra facendo appello a quelle parole, mentendo, ma protetti da mezzi di comunicazione concentrati che oggi, invece di portare informazione al proprio pubblico, operano come una barriera tra i cittadini e la verità. Le agende giornalistiche sono vergognose in tutto il mondo. Ci sono interi continenti cancellati da quelle agende, ed è dove paesi dell’Unione Europea e gli Stati Uniti bombardano e forzano le loro strategie geopolitiche. Vogliono fare dell’America Latina quello che hanno già fatto in Africa. Vogliono spostare gente per poter deforestare. Vogliono installare basi militari nordamericane per trasferire e ampliare gli eterni conflitti del Medio Oriente. In questa fase del capitalismo, i territori sono sacrificabili perché servono per le risorse naturali. Solo la politica, la vera politica, quella profondamente militante e storica, in tutto il mondo, li può fermare. E infine direi che così come la destra si è globalizzata, anche la sinistra deve farlo. E’ necessario rafforzare i legami intellettuali e fisici tra tutta la dirigenza e la base della resistenza nel mondo, perché dobbiamo rispondere il più globalmente e in modo più organizzato possibile a questa aggressione.</p>
<p style="text-align: right;">Olivier Turquet-Pressenza<br />
Traduzione dallo spagnolo di Matilde Mirabella</p>
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		<title>L’ideologia della rottamazione e il Cnel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 15:12:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rottamazione. Nel progetto di revisione costituzionale la parola “rottamazione” non c’è, ma se ne possono cogliere facilmente le conseguenze. Forte limitazione del bicameralismo paritario, eliminazione delle competenze concorrenti tra stato e regioni, abolizione delle province e del Consiglio nazionale economia e lavoro (Cnel). Con la parola d’ordine della semplificazione i sedicenti riformatori passano con il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Rottamazione. Nel progetto di revisione costituzionale la parola “rottamazione” non c’è, ma se ne possono cogliere facilmente le conseguenze. Forte limitazione del bicameralismo paritario, eliminazione delle competenze concorrenti tra stato e regioni, abolizione delle province e del Consiglio nazionale economia e lavoro (Cnel).</p>
<p>Con la parola d’ordine della semplificazione i sedicenti riformatori passano con il rullo compressore su tutto ciò che si presenta davanti, senza troppi distinguo. Il Cnel, in particolare, è diventato il capro espiatorio di ogni male. Sembra che tutti (compresi i sostenitori del No al referendum) siano concordi sull’abolizione del Cnel. Per trovare un sostenitore del Cnel occorre rivolgersi a “Chi l’ha visto?”.</p>
<p>Eppure il Cnel non è un’istituzione banale. Si tratta di un organo ausiliario (come la Corte dei Conti o il Consiglio di Stato) composto da 64 esponenti della cultura economica e da rappresentanti delle categorie produttive: lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, imprese, associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato. Il suo compito, secondo l’art 99 della Costituzione, è esprimere pareri e promuovere iniziative legislative in materia economica e sociale. Quando fu insediato nel 1958 (cioè 10 anni dopo l’approvazione della Costituzione), a presiederlo fu nominato Meuccio Ruini, che durante l’Assemblea costituente fu il presidente della Commissione dei 75, quella che redasse il testo costituzionale. Il che dice molto dell’importanza del Cnel.</p>
<p>Nel suo discorso inaugurale Meuccio Ruini spiegò: “Vi sono per l’attività dello Stato tre momenti: lo studio, la proposta, la decisione. Il CNEL ha una funzione intermedia; non giunge alla decisione, che spetta nelle loro sfere ad altri organi; ma la sua funzione non è meramente di studio; è piuttosto di preparazione; è come un ponte fra i due momenti dell’esame e dell’azione.”</p>
<p>L’aspetto più qualificante del Cnel è il fatto di essere dotato della libertà di iniziativa, cioè la possibilità di avanzare autonomamente proposte nella formazione delle leggi e nelle scelte del governo. Proprio per questa facoltà di iniziativa, all’estero il Cnel fu riconosciuto “all’avanguardia degli altri Consigli economici sparsi nel mondo”.<br />
Nei quasi 60 anni di attività il Cnel ha prodotto e presentato: 96 Pareri, 350 testi di Osservazioni e proposte, 14 Disegni di legge, 270 Rapporti e studi, 90 Relazioni, 130 Dossier con gli atti di convegni e 20 Protocolli e collaborazioni istituzionali. Molto interessante anche la modalità di funzionamento. Le pronunce del Cnel di norma sono adottate all’unanimità. Qualora vengano espresse posizioni discordanti sull’intera materia o su singoli punti, non si procede al voto e la pronuncia dà atto di tali posizioni, indicando, per ciascuna di esse, il numero, il gruppo o la categoria produttiva di appartenenza dei consiglieri che le hanno espresse, dandone formale comunicazione agli organi destinatari delle pronunce medesime. I disegni di legge sono adottati, previa presa in considerazione del relativo schema, con il voto favorevole di tre quinti dei Consiglieri in carica. Sono trasmessi al Presidente del Consiglio dei Ministri per la successiva presentazione alle Camere.</p>
<p>Da queste procedure traspare con chiarezza l’intento dei Costituenti, di istituire una sede di confronto che riuscisse a stemperare il conflitto sociale, ricercando e suggerendo soluzioni il più possibile condivise anzitutto tra le formazioni sociali nel settore dell’economia e del lavoro. È appena il caso di ricordare che proprio sul “lavoro” viene fondata la Repubblica democratica (art. 1), riconosciuto contemporaneamente come diritto e come dovere (art. 4): il che dimostra l’importanza attribuita alla funzione e all’attività svolta dal Cnel.</p>
<p>Infatti, già nel 1949 il Presidente del Consiglio dei ministri De Gasperi presentò un disegno di legge, steso dal ministro Fanfani, nel quale si diceva: “il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro può offrire un luogo d’incontro e di distensione fra le opposte forze economiche e politiche che ora scuotono violentemente il paese e rendono difficile la sua ricostruzione”.</p>
<p>Il Cnel è uno degli ambiti in cui si potrebbe dare valore ai corpi intermedi, alle formazioni sociali che sono così significative nella realtà italiana da essere citate nell’art. 2 della Costituzione. Tornando all’oggi – dopo l’azzeramento delle indennità e dei rimborsi previsto dalla legge di stabilità – da due anni 24 consiglieri continuano ad operare gratuitamente per adempiere ai compiti che la normativa prevede, senza alcuna risorsa per le attività.</p>
<p>In un recente articolo Gian Paolo Gualaccini, consigliere espresso dal Terzo Settore e attuale vicepresidente del Cnel, ha scritto: “sarebbe utilissimo un luogo-casa istituzionale delle formazioni sociali qualunque sia il risultato del prossimo referendum. Occorrerà che tutte le forze politiche reimparino a dialogare, evitando le facili demonizzazioni dell’altro e recuperando lo spirito proprio della Costituente”.</p>
<p>Nell’idea che la legislazione economico-sociale possa trarre linfa dal confronto con le varie realtà produttive, è racchiuso il principio di una politica costruita in un’ottica comunitaria e partecipativa. Per questa ragione, se si uscisse dalla retorica della rottamazione, il Cnel potrebbe svolgere ancora un significativo ruolo di servizio al Paese e alla sua coesione.</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/11/08/lideologia-della-rottamazione-e-il-cnel/">L’ideologia della rottamazione e il Cnel</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>E&#8217; importante riformare la Costituzione per avere la crescita?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 19:12:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la riforma della Costituzione sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/05/e-importante-riformare-la-costituzione-per-avere-la-crescita/">E&#8217; importante riformare la Costituzione per avere la crescita?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la<strong> riforma della Costituzione</strong> sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero essere variabili dipendenti dai contesti che mutano.</p>
<p align="JUSTIFY">L’innovazione tecnologica ci ha abituato a rottamare stili di vita, modi di lavorare e di comunicare, ma certi principi hanno valore assoluto: non invecchiano col tempo che passa, né sono messi fuori moda dall’incalzare di nuovi ritmi, nuove tecnologie e nuovi interessi economici. La democrazia non ha come obiettivo la fretta, ma scelte meditate e partecipate finalizzate ad ottenere leggi giuste. Leggi, cioè, varate, nel rispetto della volontà popolare a favore di equità, libertà, sostenibilità, dignità per tutti, come sancito dalla Costituzione. Per questo <strong>i nostri padri costituenti avevano progettato un assetto istituzionale che intendeva avvicinare i livelli decisionali ai cittadini</strong> tramite gli enti locali, che affermava la sovranità del Parlamento sul governo, che prevedeva oculatezza attraverso un doppio passaggio legislativo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La riforma di oggi</strong> va in direzione opposta: <strong>vuole espropriare le Region</strong>i rispetto a temi cruciali come la salvaguardia dei territori e dei beni comuni, vuole ridurre il potere elettivo del popolo impedendogli di eleggere il Senato, vuole azzoppare il Parlamento riservando la piena potestà legislativa alla sola Camera dei deputati, vuole trasformare l’unica Camera pienamente legiferante in un leggificio al servizio del governo, vuole ridurre i momenti di confronto fra governo e Parlamento mantenendo in vita un Senato che fra i propri compiti non ha più quello di accordare la fiducia al governo. In una parola è una riforma che non solo punta ad accentrare le decisioni a livello nazionale ma anche a spostare l’asse del potere dal Parlamento al governo, impedendo sempre di più al popolo di esprimere la propria rappresentanza. E lo dimostra non solo la decisione di non farci più eleggere il Senato, ma di accompagnare la riforma costituzionale con una legge elettorale che garantisce la maggioranza parlamentare al partito che in rapporto agli altri ottiene più voti, non importa quanti. Il che, considerato l’astensionismo crescente che si va affermando nel paese, ci condurrà a maggioranze parlamentari che rappresentano solo una parte molto esigua dell’elettorato.</p>
<p align="JUSTIFY">Che<strong> la riforma in atto rappresenti un picconamento della democrazia</strong> è fuori di dubbio. Ma secondo molti si tratterebbe di un male da accettare in nome di due grandi obiettivi: stabilità di governo e leggi veloci. Il tutto come precondizione per raggiungere quello che oggi è ritenuto il massimo bene. Per chi non l’avesse capito stiamo parlando della crescita, la medicina miracolosa che secondo l’accordo unanime di imprenditori, politici e sindacati sarebbe capace di curarci da ogni male. Che si tratti di debito pubblico, di pensioni, di disoccupazione, di degrado ambientale, di povertà, la ricetta è sempre la stessa: crescita. Ce lo ripetono all’unisono settanta volte al giorno. Ma sulla miracolosità della ricetta esistono molti dubbi, non solo per i risultati non garantiti sul piano sociale, ma soprattutto per i sicuri effetti indesiderati sul piano ambientale. E tuttavia, anche ammesso e non concesso che la ricetta sia corretta, una domanda continua a rimanere nell’aria:<strong> perché per avere la crescita è così importante riformare la Costituzione?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il nesso non verrà mai afferrato finché non si mette a fuoco che nella testa dei politici non esiste altro soggetto economico se non le imprese private. Un tempo il ventaglio dei soggetti economici comprendeva anche la comunità, nelle sue varie articolazioni (Stato, Regioni, Comuni), che poteva, anzi doveva intervenire per creare ricchezza al servizio dei cittadini nella sue componenti più nobili: la difesa dei beni comuni, la garanzia dei servizi alla persona, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. Ma il vento neoliberista ha fatto piazza pulita di ogni idea di comunità imprenditrice di se stessa convincendoci che solo le imprese orientate al mercato sono autorizzate ad avviare attività produttive. Oggi, però, non è facile trovarne di disposte ad investire in Italia perché nel tempo della globalizzazione le imprese hanno acquisito il privilegio di poter sfarfallare da un paese all’altro alla ricerca di quello che offre le condizioni più vantaggiose. Ecco perché lo sport nazionale di ogni governo è diventato la riforma di tutto ciò che non piace alle imprese per invogliarle ad investire nel proprio paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Sulle riforme da introdurre per attirare gli investimenti, i governi non hanno molto da inventare, ha già scritto tutto <strong>Il World Economic Forum</strong>, l’associazione delle multinazionali che tutti gli anni, a gennaio, organizza l’incontro di Davos per dettare l’agenda politica dell’anno che verrà. Nei suoi rapporti sono elencate le condizioni che piacciono alle imprese: non solo un basso regime fiscale, bassi oneri sociali, alta flessibilità del lavoro, ma anche un assetto istituzionale sicuro e veloce. Che tradotto significa governi stabili capaci di garantire continuità politica e parlamenti veloci capaci di produrre in fretta leggi favorevoli agli affari. Del resto già nel 2013, la banca internazionale JP Morgan aveva messo nero su bianco il percorso di riforme per l’Italia: «I sistemi politici dell’Europa meridionale soffrono di esecutivi deboli, strutture statali centrali deboli rispetto alle Regioni, protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, diritto di protestare se intervengono cambiamenti non graditi. (…) Il test più importante sarà per l’Italia dove il nuovo governo dovrà dimostrare di sapersi Impegnare per una riforma politica significativa».</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>JP Morgan</strong> è la sesta banca del mondo per valori amministrati, qualcosa come 2.500 miliardi di dollari. Lavora per l’1% del pianeta, quelli che da soli controllano il 50% della ricchezza mondiale. Amministra le loro ricchezze affinché ne abbiano sempre di più. E pur di servirli non si fa neanche scrupolo ad elaborare truffe che mandano in rovina i risparmiatori più sprovveduti. Dal 2012 al 2015 JP Morgan ha collezionato multe, per comportamenti illeciti, pari a 30 miliardi di dollari. Ma il suo amministratore delegato, Jamie Dimon guadagna sempre di più. Nel 2015 ha ottenuto compensi per 27 milioni di dollari, permettendogli l’ingresso trionfale nell’olimpo dei miliardari. Per queste imprese e questi personaggi stiamo rinunciando alla nostra democrazia, ma è davvero ciò che ci conviene?*</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Francesco Gesualdi-Pressenza</p>
<p>*I contenuti di questo articolo sono espressi anche sotto forma di dossier infografico reperibile al link<a href="http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf">http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf</a></p>
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		<title>Grecia al voto, si sceglie tra euro e dracma</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jun 2012 07:40:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa sera, alla chiusura dei seggi (aperti alle 7), dai primi exit poll si conoscera&#8217; la scelta dei circa 9,8 milioni di greci chiamati alle urne su quello che e&#8217; stato definito un referendum tra l&#8217;euro e la dracma. La scelta è tra Nea Dimokratia, la formazione di centrodestra guidata da Antonis Samaras, e Syriza, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa sera, alla chiusura dei seggi (aperti alle 7), dai primi exit poll si conoscera&#8217; la scelta dei circa 9,8 milioni di greci chiamati alle urne su quello che e&#8217; stato definito un referendum tra l&#8217;euro e la dracma.</p>
<p>La scelta è tra Nea Dimokratia, la formazione di centrodestra guidata da Antonis Samaras, e Syriza, la formazione di sinistra portata alla ribalta dalla nuova stella della politica greca, il 37enne Alexis Tsipras.</p>
<p>&#8220;Nelle prime elezioni i greci hanno votato per rabbia -ha detto Gerasimos Kouzelis, professore di scienze politiche dell&#8217;università di Atene &#8211; ora voteranno per paura e molti tornano riluttanti a Nuova democrazia per assicurare una sorta di stabilità e normalità al Paese, evitando la catastrofe, ma il risultato non è assolutamente certo&#8221;.</p>
<p>&#8216;&#8221;E&#8217; molto importante che il risultato sia la formazione di un governo che dica &#8216;Ok, terremo fede agli accordi&#8221;, e&#8217; il pressing di Angela Merkel mentre il premier Mario Monti sostiene che la Ue &#8216;potrebbe eventualmente considerare qualche dilazione&#8217; nei tempi di rimborso del prestito e di rientro negli obiettivi di deficit.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila: addio a Luciano Fabiani</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 Jun 2012 12:59:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Con Luciano Fabiani scompare una delle figure più importanti della vita politica e culturale della nostra città&#8221;, saluta così il sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente Luciano Fabiani, uno dei fondatori del teatro stabile dell&#8217;Aquila, consigliere regionale e comunale, &#8220;con importanti incarichi nel suo partito, la democrazia cristiana, ha attraversato i momenti insieme più esaltanti  e più difficili [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/16/laquila-addio-a-luciano-fabiani/">L&#8217;Aquila: addio a Luciano Fabiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Con Luciano Fabiani scompare una delle figure più importanti della vita politica e culturale della nostra città&#8221;, saluta così il <strong>sindaco dell&#8217;Aquila Massimo Cialente</strong> Luciano Fabiani, uno dei fondatori del teatro stabile dell&#8217;Aquila, consigliere regionale e comunale, &#8220;con importanti incarichi nel suo partito, la democrazia cristiana, ha attraversato i momenti insieme più esaltanti  e più difficili della storia aquilana&#8221;.</p>
<p>&#8220;Esaltanti nella grande effervescenza della cultura cittadina &#8211; prosegue Cialente -più drammatici nelle vicende  ancora non dimenticate della nascita dello statuto della regione Abruzzo. Luciano e stato un protagonista assoluto nella città così come nella regione. Io ricordo, con affetto ed oggi con rimpianto, l&#8217;esperienza che insieme conducemmo con &#8220;convezione democratica&#8221;&#8216; al comune dell&#8217;Aquila, allorquando L&#8217;Aquila fu laboratorio politico di uomini e donne con storie politiche diverse che decidevano di trovare nuovi strumenti e modalità di partecipazione del governo. Un&#8217;intuizione  che solo molti anni dopo si tradusse nel l&#8217;esperienza dei progressisti e poi dell&#8217;Ulivo. Luciano Fabiani resterà un riferimento nella storia dell&#8217;Aquila&#8221;.</p>
<p><strong>Anche Stefania Pezzopane lo ha voluto ricordare</strong>, &#8220;Le ultime volte che ho avutol la possibilità di incontrarlo, mi parlava con gli occhi.Non parlava più. E allora mi prendeva una tenerezza inspiegabile e un disagio profondissimo. Lui che era stato per molti di noi maestro della parola, negli ultimi tempi non riusciva piu a parlare per un male ingiusto e cattivo. Padre di miei carissimi amici,  negli anni del liceo andavamo a casa sua sempre aperta ai giovani, ,luogo di incontri e confronti di idee.Ho vissuto con lui la mia prima straordimnaria esperienza istituziomale, ero del PCI insieme a Massimo ed altri e ci candidammo alle elezioni comunali del 90 con lui che era della Dc ed anche il radicale Pannella. Fu una grande operazione politica, che anticipo&#8217;, forse persino troppo, processi politici stantii e bloccati.  Era un innovatore, un uomo intelligentissimo. Da Luciano Fabiani ho imparato moltissimo. Ci mancherà&#8221;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/16/laquila-addio-a-luciano-fabiani/">L&#8217;Aquila: addio a Luciano Fabiani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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