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	<title>di stanislao Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Venezia -1</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Sep 2012 10:51:34 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Penultimo giorno per la Mostra del Cinema di Venezia, in una edizione priva di glamour ma ricca di vero cinema. Attesa per “Un giorno speciale” di Francesca Comencini e “Passion” di Brian di Palma, il primo che si evolve attorno ad una giornata particolare, quella che segna l&#8217;incontro tra due giovani sconosciuti e il secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Penultimo giorno per la Mostra del Cinema di Venezia, in una edizione priva di glamour ma ricca di vero cinema. Attesa per “Un giorno speciale” di Francesca Comencini e “Passion” di Brian di Palma, il primo che si evolve attorno ad una giornata particolare, quella che segna l&#8217;incontro tra due giovani sconosciuti e il secondo incentrato su un morboso rapporto fra due donne.</p>
<p>Nella sezione Orizzonti viene presentato “Three Sisters” del cinese (orientali vi sono anche senza Muller) Wang Bing, storia di tre sorelline che vivono in un villaggio rurale; l&#8217;iraniano “The Paternal House”, che si evolve su un delitto d&#8217;onore e dal modo in cui le varie generazioni di una famiglia si rapportano ad esso e il russo “Me Too, di Aleksey Balabanov, in cui quattro amici sfrecciano a tutta velocità alla ricerca della mitica “Campagna della felicità”.</p>
<p>Attendo con particolare fervore il ritorno al thriller erotico di Di Palma, dopo “Omicidio a luci rose” e “Femme fatale”,  con una attrazione sessuale ossessiva fra due businesswoman, nello  scenario spietato degli affari internazionali.</p>
<p>Ed attento trepidante l’esito del film della Comencini, autrice personale e spesso difficile, che racconta il primo giorno di lavoro di Gina e Marco; lei ha appuntamento con un politico importante che dovrebbe aiutarla ad entrare nel mondo dello spettacolo, lui è l&#8217;autista che l&#8217;accompagnerà all&#8217;incontro.</p>
<p>Non si conoscono ed in comune hanno solo la giovane età e la voglia di farcela a tutti i costi. Non si conoscono ma il politico, rinviando continuamente l&#8217;appuntamento, offre loro l&#8217;occasione di trascorrere insieme questo &#8220;giorno speciale&#8221;, di scoprirsi l&#8217;uno con l&#8217;altra e di ritrovare il valore delle loro giovani vite.</p>
<p>Gli interpreti, Giulia Valentini e Filippo Scicchitano, sono giovani e molto bravi e il film, a basso costo, è ispirato al romanzo di Claudio Bigagli “<strong>Il cielo con un dito</strong>”,  prodotto dalla <em>Palomar</em> di Carlo Degli Esposti e distribuito da Lucky Red.</p>
<p>Lo scorso anno, sempre a Venezia, la Comencini fu amata ed assieme aspramente criticata per “Quando la notte”, film sulla maternità con sentimenti esasperati sulle cosiddette “mamme cattive”, che si commenta bene con le parole della stessa autrice (anche del romanzo omonimo): “&#8221;Le donne sanno perfettamente cos&#8217;è in realtà la maternità, ma nessuno lo dice. Agli uomini fa schifo parlarne. E&#8217; un sentimento fortissimo, che però ti strozza. Dietro il cappello dell&#8217;istinto materno, c&#8217;è il fatto che all&#8217;inizio essere mamma è un colpo. Pochi romanzi o film ne parlano. Mentre a  me piace raccontare l&#8217;ambivalenza dei sentimenti, la fatica della solitudine che è di entrambi i personaggi: perché non dobbiamo dimenticare il ruolo dell&#8217;uomo, che si mette tra la mamma e il bambino&#8221;.  Si disse che la Comencini voleva far leva sull’ancora fresco “caso Cogne” ed anche che le era sfuggita di mano la storia, con troppi sentimenti in ballo (la depressione legata alla maternità, il tema delle mamme cosiddette cattive, una storia d&#8217;amore tormentata e viscerale, il trauma dell&#8217;abbandono) ed una Pandolfi del tutto disorientata.</p>
<p>A me invece il film è piaciuto ed anche molto e il fatto che la stampa italiana lo abbia distrutto, mi ha fatto pensare ad una nostra attitudine a priori, che nel cinema è molto diffusa e di cui, sempre a Venezia 2011, fu vittima anche la Bellucci interprete di “<em>Un été brûlant”: comunque criticare casa nostra.</em></p>
<p><em>Il film della Comencini, quello dello scorso anno intendo, è in realtà la storia di due persone alla deriva, che, </em>con una rabbia e un desiderio mai provati prima, scopriranno la radice di un legame potente, ma  che non riusciranno a controllare né a vivere. Due “feriti a morte”, relitti che vagano in un mare di angoscia, senza uscita e senza speranza.</p>
<p>Tornando al Lido oggi, fuori concorso (ma da vedere assolutamente), il thriller tedesco “Forgotten”, di Alex Schmidt,  nel quale due donne che erano state molto amiche da bambine, si ritrovano da adulte a trascorrere qualche giorno di vacanza insieme, come ai vecchi tempi, ma si ritroveranno a confrontarsi con un misterioso episodio del loro passato e la verità che viene alla luce è molto più tremenda e orribile di quanto potessero immaginare.</p>
<p>Ieri è stata la volta di Redford, regista ed interprete del thriller politico (trhiller e donne sono i due temi di questa 69° Mostra) “The Company You Keep&#8221;, tratto  da un romanzo di Neil Gordon, altro grande del cinema, presentato fuori concorso e in cui si racconta la resa dei conti con la giustizia per un gruppo, i Weather Underground, che durante le proteste contro la guerra del Vietnam fece azioni di vero e proprio terrorismo. Un investigatore testardo, interpretato da Shia Labeouf, insegue un avvocato, lo stesso Redford,  finché non ne scopre la vera identità, di presunto terrorista politico.</p>
<p>E si è commentato che Redford è sempre più “red” e continua a replicare, ma con classe,  la medesima formula: opere civili che servano da metafora e rimando all&#8217;attualità, con vicende personali di dissenso e lotta contro il sistema.</p>
<p>Ma è così bravo, come interprete e regista, che lo spettatore, prima di accorgersi di stare sempre nello stesso film che dura da almeno quattro decenni, è già irrimediabilmente catturato dalla sua passione politica, dal suo coraggio radicale, dalla voglia di cambiare il mondo persino quando il protagonista è, come in questo caso,  disilluso dalla sua stessa lotta.</p>
<p>Insomma “The Company You Keep”, poteva stare in concorso, poiché, oltre ad un bel thriller, è anche una riflessione, quasi più europea che americana, sulla lotta armata.</p>
<p>Espressa in modo netto e radicale. Usando le parole del regista e attore, intervistato da Piera De Tassis nell&#8217;ambito della serie d&#8217;incontri chiamato &#8220;Storie dal futuro&#8221; nello spazio della Di Saronno al Festival, &#8220;la verità è che noi siamo privilegiati, abbiamo una libertà che molti popoli non anno e per cui abbiamo sempre il dovere di combattere, venendo esse costantemente minacciate. Per la guerra in Vietnam c&#8217;era la leva obbligatoria, molti erano costretti a impugnare armi e a uccidere, o essere uccisi, per qualcosa in cui non credevano. Esistono certe circostanze in cui bisogna combattere, opporsi alle ingiustizie&#8221;.</p>
<p>Strano che Obama, in cerca di supporter, non lo abbia impiegato a Charlotte. Se glie lo avesse chiesto ora Redford starebbe lì e non a guardare con occhi mesti il mesto mare di fine estate di Venezia.</p>
<p>E se fosse andato avrebbe dato più vigore alla Convention democratica, visto che non ha convinto la parte liberal americana e che, chiaramente, Obama non è più il rivoluzionario sognatore di ieri, anche se resta attento al cambiamento climatico, prevede un ruolo dello Stato e giura che metterà mano al deficit senza toccare i diritti delle persone.</p>
<p>Ma forse non basta per convincere tanti americani (anche quelli che da Tampa se ne stanno lontani), che sia sufficiente per altri quattro anni.</p>
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		<title>Preoccupazioni in pausa</title>
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		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 12:54:28 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono molto più preoccupato per Gauss,  un virus che i laboratori Kaspersky hanno individuato su 2.500 computer sparsi tra Libano, Israele e i territori palestinesi, talmente capace, da essere definito il primo della sua categoria, capace di monitorare transazioni bancarie online, oltre chei carpire i dati di accesso di social network e servizi di posta elettronica;  che per la querelle fra Madonna (che comunque resta geniale) e il vicepremier russo Dmitri Rogozin,  che dal suo Twitter aveva insultato la cantante, schieratasi per la liberazione della band Pussy Riot nel suo concerto a Mosca di martedì, scrivendo: &#8220;Con l&#8217;età, ogni vecchia b&#8230; (iniziale di bliad, puttana in russo) vuole dare lezioni di morale a tutto il mondo&#8221;  e che, dopo il commento di un follow, ha detto di essere stato male interpretato ma, ha favorito le proteste di alcuni probi cittadini di San Pietroburgo, dove ieri Madonna, nel suo concerto, ha parlato in difesa dei diritti dei gay, facendo insorgere associazioni di benpensanti, che hanno chiesto l’intervento della polizia contro la diva.</p>
<p>Rogozin ha consigliato Madonna di “togliersi la croce e mettersi le mutande”, ma certo lui dovrebbe essere consigliato ad attaccare il cervello prima di twittare.</p>
<p>Sono molto preoccupato per i nuovi disordini scoppiati a tarda sera di ieri a Sidi Bouzid, nella Tunisia centrale, dove almeno ottocento manifestanti, in massima parte studenti e operai, sono tornati in piazza per reclamare le dimissioni del governo filo-salmista,  al grido di &#8220;Il popolo vuole che il regime cada!&#8221; e &#8220;Basta ipocrisia&#8221; e per la situazione in Siria e al valico di Rafah, mentre non mi interessa affatto che Lady Gaga (falsa emula di Madonna), con nuovo look biondo platino stile leonessa e longdress fucsia, sulla <strong>copertina di &#8220;Vogue”,</strong><strong> </strong> che mette a nudo il suo lato più romantico, promettendo, all&#8217;interno, uno scatto hot che la ritrae seduta <strong>senza veli,  con in testa un vistoso cappello piumato</strong>, sempre fucsia, opera del fotografo Steven Jones.</p>
<p>Mi preoccupa infine, in questa Italia di crisi e vacanze assenti o ridotte per molti, che, a poche ore dal ferragosto, scatta un nuovo e imprevisto aumento per i carburanti, un &#8220;caro-accise&#8221;, in vigore da domani, per la gioia degli automobilisti che, in queste ore, stanno caricando le valige, per raggiungere la meta delle loro striminzite vacanze.</p>
<p>Ed ancora di più mi affligge leggere che il Pil scende ancora, mentre è in aumento l’inflazione, con Istat che rivede il dato di luglio di 0,1 punti percentuali, con inflazione acquisita che si conferma al 2,8% mentre l&#8217;inflazione di fondo, calcolata al netto dei beni energetici e degli alimentari freschi, é stabile al 2,2%.</p>
<p>Mi soddisfa invece la nota della Juve in merito alla sentenza odierna emessa dalla Commissione Disciplinare della Figc, riguardante i suoi tesserati per fatti relativi alla loro militanza in altre società, che esprime grande soddisfazione per l&#8217;assoluzione dei s calciatori Leonardo Bonucci e Simone Pepe e ribadisce il proprio pieno sostegno ad Antonio Conte e Angelo Alessio, nell&#8217;auspicio che i prossimi gradi di giudizio possano infine permettere alla loro innocenza di emergere appieno.</p>
<p>Perché, a leggere i numeri, l&#8217;impianto accusatorio del pm ha retto al vaglio della commissione guidata dal giudice Sergio Artico, che ha deciso di fermare il tecnico della Juventus per 10 mesi e una club serio non poteva dire niente altro.</p>
<p>E mi preoccupa dover dare ragione Briatore che in “in onda” su La7, dice cose giuste sulla imprenditoria inesistente e sulla inadeguatezza politica di questo Paese.</p>
<p>E Sono molto preoccupato perché, pochi giorni fa a La Zanzara su Radio24,  chiudendo le polemiche sulla presunta chiusura del suo noto locale sulla Costa Smeralda, Briatore disse cose che condivisi molto da vicino.</p>
<p>Come, ad esempio, che, oggi, investire dall’estero in Italia è quasi impossibile e riguardo alla politica:. Riguardo alla politica: “Oggi non c‘è nessuno da votare… ma solo una categoria politica da rottamare”.</p>
<p>Allora penso, perplesso e preoccupato, che è ancora lontana l&#8217;attuazione dell&#8217;agenda Monti, a cominciare dalle cose ancora da fare in questo fine legislatura, con riduzione della spesa, dismissione degli immobili pubblici per abbattere il debito, un’idea che piace a tutti ma che, di fatto, lascia ai nostri figli ancora meno.</p>
<p>E, tremo, nel pensare che la chiave di volta della costituenda alleanza a sinistra tra Pd e Sel si chiama patrimoniale: una tassa ordinaria e quindi strutturale su ricchezze superiori a 1,2 milioni di euro – spiega il responsabile economico del Pd Stefano Fassina – con progressività dallo 0,5% all&#8217;1%.</p>
<p>Proposta che era già stata presentata a Mario Monti al momento della stesura del decreto salva-Italia come alternativa all&#8217;Imu sulla prima casa e con proventi stimati attorno ai 5-6 miliardi di euro l&#8217;anno, che, nelle intenzioni dei democratici dovrebbero andare a ridurre il cuneo fiscale su redditi e imprese.</p>
<p>Proposta stimabile davvero,  ma che non produce nulla se non si apre la discussione sul lavoro e sul più generale “piano industriale” di questa Nazione.</p>
<p>L&#8217;allarme della Banca centrale europea sulla sofferenza delle imprese italiane è solo una conferma alle frenetiche decisioni che Monti e il suo governo devono prendere in questi giorni.</p>
<p>È necessario un intervento urgente post-estivo per tentare di frenare la corsa del debito pubblico e il crollo del Pil (-2,5% annuo).</p>
<p>Per questo si parlava ieri di un possibile anticipo, dopo la pausa estiva, al 20 o al 21.</p>
<p>Le proposte dei partiti, di fondazioni e centri studi continuano a piovere sul tavolo del premier, ma sarebbero fondamentalmente tre le linee prioritarie su cui imbastire un nuovo intervento d&#8217;urgenza: dismissioni di consistenti parti del patrimonio dello Stato e delle partecipazioni pubbliche attraverso specifici fondi, un nuovo decreto di spending review, con ulteriori possibili tagli della spesa pubblica e misure di sburocratizzazione per le imprese.</p>
<p>Tra le ipotesi di lavoro che Monti potrebbe prendere in considerazione c&#8217;e&#8217; anche un documento messo a punto dall&#8217;economista Francesco Giavazzi che prevede il taglio agli incentivi che non creano investimenti. Le indiscrezioni provenienti da Palazzo Chigi fanno inoltre riferimento alla possibilità che venga anticipato a settembre il confronto sulla legge di stabilità per evitare che l&#8217;atteggiamento dei partiti di maggioranza sulle misure economiche da adottare possa essere influenzato dall&#8217;avvio della campagna elettorale. Altre ipotesi di lavoro allo studio di Vittorio Grilli, ministro dell&#8217; Economia, sono la rivalutazione delle concessioni, l&#8217;obbligo per gli enti previdenziali dei professionisti di aumentare gli investimenti in Btp, incentivi e fiscali per chi sottoscrive titoli con scadenze più lunghe.</p>
<p>Non viene invece presa in considerazione l&#8217;idea di una patrimoniale, che porterebbe i ricchi ad evadere o addirittura a scappare.</p>
<p>Si prevede piuttosto il passaggio alla Cassa depositi e prestiti delle partecipazioni del Tesoro in Fintecna, Sace e Simest. Con questi provvedimenti il governo sarebbe in grado di evitare l&#8217;avvio della procedura di richiesta di aiuto economico da parte dell&#8217;Unione europea.</p>
<p>Del resto, del suo programma di governo autunnale Monti discuterà con la cancelliera Angela Merkel in un vertice a Berlino previsto entro la fine di agosto.</p>
<p>Ed allora, adesso mi prendo una pausa, premurandomi di sperare. Così metto in valigia DVD e VHS di “Star Wars: Episodio IV &#8211; Una nuova speranza”; “Cuore sacro” di Ospetek; “La musica nel cuore” di August Rusch; &#8220;La Ricerca Della Felicità&#8221; con Will Smith ed il figlio Jaden; &#8220;Gran Torino&#8221; di Clint Eastwood; “The Shawshank Redemption” di Frank Darabont; “The fountain &#8211; l&#8217;albero della vita”, diretto da Darren Aronofsky e me li sparo, uno dopo l’altro.</p>
<p>Naturalmente non mancherò di vedermi (e questo più volte), “Film Rosso” di Krzysztof Kieślowski, terzo della sua “cromatica” trilogia, in cui si racconta che in realtà, la speranza più autentica dell&#8217;uomo, è che questa vita abbia un senso, che ci si possa riscattare, che esista una giustizia che non sia quella umana, che la nostra storia sia una storia di salvezza e che chi ama ottenga la palma della vittoria.</p>
<p>Nella sequenza finale, si alza una tempesta, come un giudizio finale, che provoca un terribile naufragio nella Manica. I superstiti sono solo sette, fra essi i due protagonisti Valentine e Auguste,  e da uno sguardo comprendiamo che si sono incontrati.</p>
<p>L&#8217;ultima immagine è per Valentine su sfondo rosso identica a quella bandiera che significa vittoria e amore, con altre tre coppie scampate, tre coppie per le quali, grazie alla speranza, il giudizio è stato di salvezza.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Moniti per ricordare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 10 Aug 2012 11:42:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Dal 1° luglio, in ricordo delle 262 vittime, fra cui 136 italiani, la miniera di carbone di Bois du Cazier a Marsinelle, è patrimonio della umanità dell’Uniesco. La tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto di 56 anni fa,  è diventata nel tempo un simbolo importante non solo della storia dell’emigrazione italiana,  ma anche perché è [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dal 1° luglio, in ricordo delle 262 vittime, fra cui 136 italiani, la miniera di carbone di Bois du Cazier a Marsinelle, è patrimonio della umanità dell’Uniesco.</p>
<p>La tragedia di Marcinelle, avvenuta l’8 agosto di 56 anni fa,  è diventata nel tempo un simbolo importante non solo della storia dell’emigrazione italiana,  ma anche perché è stata la sciagura più grave dopo quella avvenuta nella miniera di Monongah, in West Virginia, dove, nel 1907, si verificò il più grave disastro minerario della storia americana, durante il quale morì un terzo della popolazione del paesino.</p>
<p>In entrambi i casi le tragedie per l’assoluta assenza di norme di sicurezza, cosa che, ancora oggi, accade puntualmente in Cina, dove il business  è il più lucrativo del Paese, se si pensa che gli uomini più ricchi sono proprio i proprietari di miniere che, con i soldi, arrivano al potere, corrompono gli ufficiali di Partito per far riaprire miniere dichiarate illegali e pagano i lavoratori sopravvissuti ad un incidente perché non parlino con le autorità.</p>
<p>E’ stato scritto che lavorare in una miniera di carbone cinese è probabilmente oggi uno dei lavori più pericolosi al mondo: si calcola che vi muoiano 13 persone al giorno, e il numero reale potrebbe in realtà essere molto più alto visto che molti incidenti vengono coperti.</p>
<p>Nel 2008 ci sono state 3.125 vittime:  pensare che si tratta soltanto di una piccola frazione di quel grande esercito di manodopera a basso costo formato da centinaia di migliaia di persone che ogni anno si sposta dalle campagne alle città in cerca di un migliore tenore di vita.</p>
<p>Certo, il governo cinese , non è insensibile alle critiche da parte dei Paesi occidentali e delle Organizzazioni internazionali come Greenpeace: la Riforma dell’Industria mineraria, varata per correggerne i tanti difetti, ha diversi obiettivi. Per abbassare la quantità di incidenti e migliorare l’efficienza nell’utilizzo delle risorse minerarie, è stato reso illegale l’utilizzo di una stessa miniera da parte di diverse compagnie. Inoltre, il governo ha imposto la chiusura delle miniere che estraggono meno di 300.000 tonnellate di carbone all’anno.</p>
<p>Nel 2008 sono state chiuse 1.054 miniere illegali: secondo statistiche governative, l’80% delle 16.000 miniere cinesi è illegale. Questo fatto è attribuibile principalmente alla facile corruzione degli ufficiali adibiti al controllo, grazie alla grande quantità di denaro mossa da questo tipo di industria; il vasto territorio, inoltre, è difficile da controllare in modo capillare: recentemente, è stata scoperta una miniera illegale che era camuffata da porcile.</p>
<p>Enorme, poi, per la totale inadeguatezza degli impianti, il disastro ambientale. Per rendersi conto dell’effetto di quest’industria sull’atmosfera, basta guardare la pellicola “Pozzo cieco” di Li Yang o le spettrali fotografie di Lu Guang.</p>
<p>Il New York Times  ha riportato che una nuvola di sostanze tossiche ha raggiunto Seoul dalla Cina nell’aprile 2006, conseguentemente attraversando il Pacifico e toccando la costa statunitense: era visibile persino dallo spazio.</p>
<p>Ricercatori degli Stati costieri di California, Oregon e Washington hanno notato che una patina grigia composta da una miscela di prodotti derivati dalla combustione del carbone sporcava i filtri e copriva i rilevatori in alta quota. Gli effetti di questa nuvola tossica, tuttavia, non sono stati avvertiti nelle città a livello del mare come San Francisco e Los Angeles.</p>
<p>L’anidride solforosa, uno dei prodotti della combustione del carbone,  è causa delle piogge acide che bagnano oggi il 30% della Cina: nel 2004, ne sono state rilasciate dall’industria legata al carbone più di 22 milioni di tonnellate, più del doppio della quota degli Stati Uniti.</p>
<p>Delle 10 città più inquinate della Cina, quattro sono nella provincia dello Shanxi, la più ricca di miniere di carbone; una è Datong, dove in inverno le persone sono costrette a guidare con i fari accesi anche durante il giorno, a causa della fuliggine e degli scarti industriali che inquinano l’aria.</p>
<p>Ma torniamo ai miniatori di casa nostra. Nel secondo dopoguerra furono 140.000 gli italiani che, insieme a migliaia di donne e bambini, partirono per il Belgio: un flusso di cui fecero parte anche i genitori dell&#8217;attuale primo ministro belga, Elio Di Rupo, partiti nel &#8217;47 da Valentino, in Abruzzo, allo volta dei pozzi minerari valloni.</p>
<p>Le vittime della sciagura erano di 12 nazionalità, ma soprattutto italiani ,provenienti da 13 regioni e, soprattutto  dall&#8217;Abruzzo (40 da Manoppello, in provincia di Pescara) e dal Molise.</p>
<p>Nel 1967 Boiz du Cazier venne chiusa definitivamente, perché l’estrazione del carbone non era più remunerativa e nonostante la celebrazioni in Belgio e in vari luoghi d’Italia, questa tragedia è molto poco conosciuta.</p>
<p>Tra i Paesi industrializzati, l’Italia è quello che storicamente ha dato un maggiore apporto ai flussi internazionali con quasi 30.000.000 di espatriati dall’Unità d’Italia ad oggi, dei quali 14.000.000 nel periodo 1876-1915.</p>
<p>Anche il decollo economico del 1896-1908, durante il quale il Pil conobbe una crescita annua del 6,7%, si mostrò insufficiente ad assorbire i contadini espulsi dalle campagne. Nel 1913 emigrarono poco meno di 900.000 italiani: si andava oltreoceano in nave e in Europa ci si spostava in treno e anche a piedi. La Sicilia, da dove nel 1876 partivano poco più di 1.000 persone, arrivò a superare le 100 mila partenze all’inizio del ‘900 ed è, attualmente, la prima regione per numero di emigrati all’estero. Nel 1861 gli italiani all’estero erano 230.000 su una popolazione di 22.182.000 residenti (incidenza dell’1%).</p>
<p>Solo agli inizi degli anni &#8217;70 la tendenza del fenomeno si inverte: per la prima volta nel 1973 si registra un saldo migratorio negativo con l’estero.</p>
<p>Quindi al 1° gennaio 2012 i cittadini italiani iscritti all’Anagrafe degli italiani residenti all’estero (Aire) sono 4.208.977 (per il 47,9% donne) e incidono sulla popolazione residente in Italia nella misura del 6,9%. Gli oriundi, invece, sono stimati oltre i 60.000.000.</p>
<p>Inoltre, in questi ultimi anni, sempre più numerosi sono  i nostri giovani si che lasciano alle loro spalle una situazione di precarietà e si recano all’estero (talvolta con ripetuti spostamenti e senza un progetto definitivo), facendo perno per lo più sulle reti familiari, quasi sempre  provvisti di un’adeguata qualificazione per inserirsi nel mondo produttivo e della ricerca, quegli stessi settori che in Patria sono loro preclusi o negati.</p>
<p>Le mete preferite sono la Germania, il Regno Unito e la Svizzera, ma non manca chi si dirige in paesi più lontani.</p>
<p>Secondo recenti sondaggi (Eurispes 2012) quasi il 60% degli italiani tra i 18 e i 24 anni si dichiara disposto a intraprendere un progetto di vita all’estero.</p>
<p>A essere più sfiduciati delle opportunità offerte in Italia sono quelli di 25-34 anni, più le donne che gli uomini, più nel Nord e nel Centro che nel Sud e nelle Isole.</p>
<p>Tale percezione è diffusa anche tra i giovanissimi e la sfiducia aumenta quando il titolo di studio posseduto è più elevato. Per inquadrare in maniera completa il fenomeno della mobilità bisogna tenere conto, quindi, dei flussi tradizionali e dei nuovi flussi, stabili o pendolari, come anche dei lavoratori stagionali (59.000 solo verso la Svizzera) e delle migrazioni interne, anche queste ancora consistenti (109.000 si sono trasferiti dal Meridione nel Centro Nord).</p>
<p>Dal 2001 al 2010 i cittadini emigrati italiani senza alcun titolo di studio o con la sola licenza media sono scesi da 29.343 a 24.734 unità, quelli diplomati da 13.679 a 8.535 unità, mentre quelli laureati sono cresciuti da 3.879 a 6.276 unità.</p>
<p>Dati che debbono allarmarci per la perdita costante di giovanili risorse ed energie.</p>
<p>Secondo quanto emerso in una eccellente tavola rotonda di alcuni giorni fa ad Agropoli, sul tema “Sud e migrazioni”, nell’antico Palazzo Pepe, promossa  e organizzato dalla Fondazione G.B. Vico, il Movimento ecologista europeo Fare Ambiente e dall’Asmef (Associazione Sviluppo Mezzogiorno Futuro), attiva nello studio dell’emigrazione italiana di ieri e di oggi con l’organizzazione della rassegna internazionale “Le Giornate dell’Emigrazione”, giunta quest’anno alla sua settima edizione; in base ad alcuni e molto recenti studi della Svimez, risultano oggi aumentate, in Italia,  le migrazioni Sud-Nord, ed è anche e soprattutto, cambiata la tipologia dell’emigrato. Decenni fa partiva infatti un’intera famiglia in condizioni di vita indigente, in difficoltà finanche a sopravvivere, con la famosa “valigia di cartone”. Oggi invece va via il giovane laureato, motivato da propria autostima e da giovanile entusiasmo ma, allo stesso tempo, demotivato da chiusure di ogni tipo e negatività diffuse.</p>
<p>Sempre durante lo stesso convegno, lo studioso Vincenzo Pepe, ha messo in evidenza una insopportabile contraddizione, una fra le tante in questa contraddittoria Nazione che commemora Marcinelle solo come atto dovuto.</p>
<p>Lo Stato investe cifre enormi per formare una classe dirigente che poi passa o a sostenere le economie di altri paesi o di regioni diverse da quelle in cui è nato e si è spesso formato.</p>
<p>Non solo. Ma, in questi giorni in cui ricordiamo il sacrificio dei nostri a Marcinelle, occorre con forza chiedersi perché il nostro Paese scivola sempre più in basso in quanto a competitività e perché non esaltiamo le eccellenze, ma le affossiamo per far emergere il mediocre di turno.</p>
<p>Lo scorso 8 agosto, in contemporanea con le celebrazioni di Marcinelle, è uscito, in sordina, un grande libro: “Me ne vado ad est”, saggio di<strong><em> </em></strong><strong>Matteo Ferrazzi</strong> e <strong>Matteo Tacconi, in cui si dice perché molti imprenditori italiani oggi vanno ad est e lasciano il Paese, come nel caso, emblematico, degli i</strong>mprenditori brianzoli Fumagalli,  che in soli due anni hanno rivoluzionato le logiche di un’azienda leader nel mercato come la Candy, abbracciando con energia l’ottica paneuropea, piuttosto che rimanere agganciati alla comodità del quotidiano tragitto casa-fabbrica a bordo della Panda di famiglia, in una nazione che non genera né aiuti né prospettive.</p>
<p>Una Nazione che, in questa area di crisi stagnante, si occupa solo (o quasi) della legge elettorale e se votare subito o dopo e quando.</p>
<p>Ufficialmente Mario Monti assiste distaccato al confronto tra i partiti su legge elettorale e riforme. Ufficialmente il suo orizzonte temporale è sempre il 2013. Ma il giro di colloqui con i segretari della maggioranza che parte oggi (Pierluigi Bersani alle 9,30, Angelino Alfano alle 15, Pier Ferdinando Casini giovedì alle 11,30) sarà decisivo anche per capire le reali intenzioni della &#8216;strana maggioranza&#8217;.</p>
<p>La versione ufficiale è che oggi si discuterà dei provvedimenti all&#8217;esame del Parlamento, e si affaccerà ai partiti la possibilità di varare magari già in agosto i provvedimenti legislativi frutto del lavoro di Giuliano Amato (sui finanziamenti a partiti e sindacati) e di Francesco Giavazzi (sulle agevolazioni alle imprese). Nulla che assomigli ad un nuova manovra, tengono a precisare da via XX Settembre, preoccupati per gli effetti recessivi di un nuovo intervento.</p>
<p>Tuttavia, al di là della versione ufficiale, nel governo c&#8217;è chi spiega che la riflessione su un voto anticipato (pare ispirata da Pier Ferdinando Casini) abbia attraversato la mente di Monti. Del resto, il programma con cui il governo si è presentato alle Camere è in dirittura d&#8217;arrivo, con la spending review e ora i rapporti Amato e Giavazzi. Insomma, evitare una campagna elettorale lunga sei mesi potrebbe essere opportuno.</p>
<p>Certo la cosa è importante, ma lo sarebbe ben di più discutere, fra Monti e i partiti, se sia opportuno internazionalizzare la nostra ecomomia o trovare il modo di rendere appetibile l’investimento in Italia.</p>
<p>In una Nazione con i cittadini (la più parte), che teme di non riuscire a  dare da mangiare ,vestire, dare istruzione , creare un futuro ai propri figli, è di questo che si dovrebbe discutere, per trovare soluzioni. Senza rinvii.</p>
<p>Ed è invece grave che, in questa ridda di inevase domande, il Senato, riscoprendo il vecchio asse Pdl-Lega, fa passare il semipresidenzialismo e, come se il tempo si fosse fermato al giorno precedente l&#8217;insediamento del Professore, crea un pasticcio legislativo (uno in aggiunta), approvando l&#8217;articolo 12 del testo che prevede quella Commissione paritetica per le questioni regionali cui il testo approvato dalla Commissione, frutto dell&#8217;accordo tra Pdl-Pd-Udc, affidava dei compiti che, dopo l&#8217;approvazione degli emendamenti leghisti, sono già svolti dal Senato federale. Per Roberto Calderoli è sufficiente il coordinamento formale del testo a superare la contraddizione, per Francesco Rutelli e per il vicepresidente di turno dell&#8217;Aula Vannino Chitino, assolutamente no.  Della questione è stato investito il presidente del Senato, Renato Schifani, che deciderà oggi prima del voto finale.</p>
<p>Ed intanto i morti di Marcinelle continuano ad essere ingiuriati dopo più di 50 anni.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Marvin Wilson: Ucciso nella notte</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Aug 2012 11:43:13 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[corte suprema]]></category>
		<category><![CDATA[di stanislao]]></category>
		<category><![CDATA[Marvin Wilson]]></category>
		<category><![CDATA[notte]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Anche se il suo quoziente intellettivo era di 61, nettamente inferiore alla quota di 70 considerata la soglia d&#8217;infermità mentale e nel 2002, la Corte Suprema aveva deciso di vietare l&#8217;esecuzione di condannati con disabilità psichica, nella notte è stato giustiziato in Texas, con una iniezione letale, il 54enne afro-americano Marvin Wilson, giudicato colpevole per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Anche se il suo quoziente intellettivo era di 61, nettamente inferiore alla quota di 70 considerata la soglia d&#8217;infermità mentale e nel 2002, la Corte Suprema aveva deciso di vietare l&#8217;esecuzione di condannati con disabilità psichica, nella notte è stato giustiziato in Texas, con una iniezione letale, il 54enne afro-americano Marvin Wilson, giudicato colpevole per l&#8217;omicidio di un informatore della polizia, Jerry Williams, che pochi giorni prima lo aveva denunciato come spacciatore.</p>
<p>Nel tardo pomeriggio del 7 agosto, la corte suprema ha rifiutato un ultimo appello degli avvocati dell’uomo contro la sentenza e ha confermato l’esecuzione.</p>
<p>Gli appelli sono stati respinti, nonostante un neuropsichiatra con 22 anni di esperienza alle spalle, nominato da una corte, avesse confermato il ritardo mentale di Wilson.</p>
<p>Un articolo dell’Huffington Post riassume la vicenda (vedi: <a href="http://www.huffingtonpost.com/2012/08/07/marvin-wilson-execution-texas_n_1753968.html">http://www.huffingtonpost.com/2012/08/07/marvin-wilson-execution-texas_n_1753968.html</a>. )</p>
<p>Cresciuto in estrema povertà, facendo fatica a compiere gesti semplici come allacciarsi le scarpe, contare il denaro, falciare il prato., Wilson aveva frequentato scuole speciali, dove aveva ottenuto risultati mediocri. Da adulto si manteneva facendo qualche lavoretto manuale e ha avuto un figlio da una convivente.</p>
<p>Vari gli appelli risultati vani inviati da diverse associazioni umanitarie al governatore del Texas Rick Perry, già candidato repubblicano alla Casa Bianca, che già in passato aveva  posto il veto ad un progetto di legge bipartisan per mettere al bando nello stato le esecuzioni di condannati con ritardi mentali.</p>
<p>In Texas la pena di morte per iniezione letale viene praticata dal 1982.</p>
<p>L&#8217;anno scorso negli Usa sono state giustiziate 43 persone, di cui il 30% proprio in questo Stato che si conferma come il più “forcaiolo” degli USA.</p>
<p>Sono 43 nel mondo i paesi che ancora adottano la pena di morte, con  Cina, Iran e Arabia Saudita che sono quelli ai primi tre posti nel 2011, secondo il rapporto 2012 di Nessuno tocchi Caino &#8220;La pena di morte nel mondo&#8221;, presentato a Roma lo scorso 3 agosto.</p>
<p>La ricerca, edita da Reality Book, conferma quella che è una tendenza ormai irreversibile verso l&#8217;abolizione della pena di morte nel mondo, dove i Paesi che hanno deciso di eliminarla &#8211; per legge o nella pratica &#8211; sono oggi 155. Il boia lavora ancora, come dicevamo,  in 43 Stati, uno in più del 2011 poiché il Sudan del Sud &#8211; che ha guadagnato l&#8217;indipendenza dal Sudan nel luglio del 2011 &#8211; ha mantenuto la pena di morte.</p>
<p>Nel 2011 e nei primi sei mesi del 2012, non si sono registrate esecuzioni in 4 Paesi &#8211; Bahrein, Guinea Equatoriale, Libia e Malesia &#8211; che le avevano effettuate nel 2010. Viceversa, in quattro Paesi il boia ha ripreso a lavorare: Afghanistan e Emirati Arabi Uniti  nel 2011; Botswana e Giappone nel 2012,dove proprio in quest&#8217;ultimo, il boia ha ripreso a lavorare il 29 marzo 2012, quando tre detenuti sono stati impiccati per omicidio nelle prigioni di Tokyo, Hiroshima e Fukuoka.</p>
<p>Nel 2011 almeno 898 esecuzioni, contro le 823 del 2010, sono state effettuate in 12 Paesi a maggioranza musulmana. Nel 2011 e nei primi sei mesi del 2012, prosegue la ricerca, la legge coranica è stata applicata tramite impiccagione, decapitazione e fucilazione, anche se il `metodo´ più cruento rimane la lapidazione: il condannato viene avvolto in un sudario bianco; la donna è interrata fino alle ascelle, mentre l&#8217;uomo fino alla vita. Un carico di pietre viene portato sul luogo e funzionari incaricati &#8211; in alcuni casi anche semplici cittadini autorizzati dalle autorità &#8211; le scagliano contro i bersagli.</p>
<p>Negli Usa la pena capitale è prevista in 37 Stati su 50, e dal governo federale e, a livello mondiale, gli Stati Uniti sono secondi solo alla Cina nel numero di condanne a morte inflitte ogni anno e, fino allo scorso marzo, erano uno dei pochi Paesi che permettevano la pena capitale per reati commessi da minorenni: una pratica che la Corte Suprema ha dichiarato incostituzionale.</p>
<p>Per quanto riguarda i metodi di esecuzione, è prassi ormai utilizzare l’iniezione letale, prevista in 37 Stati su 38. Il secondo metodo più utilizzato è la sedia elettrica.</p>
<p>Samuel Gross, docente alla facoltà di Legge dell&#8217;Università del Michigan, uno dei curatori del Registro nazionale delle &#8220;exonerations&#8221;, cioè delle persone scagionate dalle accuse dopo la condanna e la carcerazione, i 2.000 errori giudiziari finora scoperti, in un Paese con 15-20 mila omicidi all&#8217;anno, rappresentano solo la punta dell&#8217;iceberg.</p>
<p>Questa dato è confermato dal fatto,  come la Cook County di Chicago, con 78 &#8220;exoneration&#8221;, e altre con nessuna.</p>
<p>E anche dal fatto che le aree in cui sono attive le organizzazioni a difesa dei presunti innocenti, come il Northern California Innocence Project della Contea di Santa Clara, vantano sempre un maggior numero di persone scagionate di quelle che ne sono prive.</p>
<p>Lo scorso maggio, al  &#8220;Festival Biblico di Vicenza&#8221;, suor Helen Prejean, la religiosa americana che ispirò negli anni Novanta il celeberrimo <em>Dead Man Walking</em>, il film che vinse 4 premi Oscar, portata sullo schermo da un’intensa Susan Sarandon, assistente spirituale (e non solo) di un Sean Penn destinato al patibolo, ha presentato il suo recente libro <em>L<em>a morte degli innocenti</em></em> (Edizioni San Paolo), in cui afferma che negli USA, negli ultimi dieci anni, comunque, grazie all’opera di molti, una forte diminuzione dell’appoggio alla pena capitale, anche nei cosiddetti stati della <em>Death Belt</em>, cioè la &#8220;cintura della morte&#8221;, ovvero Texas, Oklahoma, Alabama, Mississippi, South Carolina, Missouri e Georgia. Nel libro anche il contributo di Don Heller, un magistrato repubblicano pentitosi del suo appoggio alla morte di Stato, che denuncia il fatto che, finora,  la pena di morte negli Stati Uniti è costata la cifra pazzesca di 4 miliardi di dollari, pari a 185 milioni all’anno.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>A Vicenza alla suora è stato chiesto se <strong>nella attuale partita per la Casa Bianca tra il presidente Barack Obama e lo sfidante repubblicano Mitt Romney, i due candidati hanno toccato l’argomento e lei ha risposto che certamente nessuno dei due intende farlo, perché la questione è in fondo alla agenda politica di tutti. </strong></p>
<p><strong>Suor Helen ha testualmente detto: “</strong>Obama non l’ha mai citata e non lo farà. Tutto ciò nonostante sia incontrovertibile il cambiamento popolare su questo argomento. È proprio la gente che sta spingendo, con i referendum, la politica e l’ambiente legislativo a rivedere le leggi. Questo è un motivo di speranza: significa che è la gente e non la politica, a far cambiare in meglio le cose<strong>”.</strong></p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Per ricordare Vidal</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 03 Aug 2012 11:02:42 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[americana]]></category>
		<category><![CDATA[di stanislao]]></category>
		<category><![CDATA[gore vidal]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Considerato uno dei giganti della letteratura americana, è morto l’altro ieri, a 86 anni , nella sua casa di Hollywood Hills, con ai polsi il suo oggetto-feticco: un paio di gemelli che gli aveva regalato Paul Newman, a cui aveva rubato, molti anni prima, Joan Woodward, la prima a ricevere una stella nella famosa Walk [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/03/per-ricordare-vidal/">Per ricordare Vidal</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Considerato <strong>uno dei giganti della letteratura americana</strong>, è morto l’altro ieri, a 86 anni , nella sua casa di Hollywood Hills, con ai polsi il suo oggetto-feticco: un paio di gemelli che gli aveva regalato Paul Newman, a cui aveva rubato, molti anni prima, Joan Woodward, la prima a ricevere una stella nella famosa Walk of Fame di Hollywood, nel febbraio del 1960.</p>
<p>Nella sua lunga vita, con una larga fetta (30 anni), passata in Italia, prima dietro Largo Argentina e poi nella “villa più bella del mondo”, sulla costiera amalfitana, aveva scritto brutti gialli con lo pseudonimo di Edgar Box e autentici capolavori,  come “La statua di sale”, che, nel 1948, aveva sconvolto e scandalizzato l’America puritana e il mondo intero, con il lirico racconto  di un amore omosessuale.</p>
<p>E’ stato amato ed odiato, spesso assieme e dalle stesse persone, Gore Vidal, aristocratico bevitore di whisky, con verve al vetriolo come Shaw, Wilde e Caward, capace di “cadute” come nei noiosi romanzi dell’Impero americano o nel pedante “Giuliano”, ma anche di impennate verticali come il racconto “Myra Breckinridge”, pubblicato, come tutta la sua opera, da Fazi per il nostro Paese.</p>
<p>Proveniente dalla migliore borghesia americana, è stato un radicale convinto ed un contestatore pertinace, che ha cercato di smantellare i contenuti vacui della sua nazione e della sua classe sociale  dal di dentro.</p>
<p>Figlio di un istruttore militare a West Point, non appena inizia, giovanissimo,  la carriera letteraria, sceglie come nome il cognome del nonno materno: Thomas P. Gore, senatore democratico dello stato dell&#8217;Oklahoma e, in fondo, suo modello per la vita (come lo Keats in poesia).</p>
<p>Dopo la morte, nel 2005, del fedele amatissimo compagno Howard Austen, vendette  la sua villa <em>La Rondinaia</em> a Ravello e fece ritorno a Los Angeles ed ora, come da sua volontà, è stato tumulato nel cimitero di Rock Creek a Washington D.C, in una tomba comprata anni fa,  accanto al suo Howard.</p>
<p>Dopo “La statua di sale”, cominciò a lavorare come autore televisivo e teatrale (due sue commedie <em>The Best Man</em> e <em>Visit to a Small Planet</em>  si imposero a Broadway e vennero in seguito adattate per la TV) e, nel frattempo, continuò a scrivere, dando alle stampe <em>Il giudizio di Paride</em> (1952) e la satira <em>Messiah</em> (1954).</p>
<p>Assunto come autore alla MGM nel 1956, tre anni più tardi era a Roma, a Cinecittà, dove William Wyler stava girando il <em>remake</em> di <em>Ben-Hur</em>, con Charlton Heston.</p>
<p>Accettò, insieme con lo sceneggiatore Christopher Fry, di rivedere lo <em>screenplay</em> originale di Karl Tunberg, a patto che la Metro Goldwin Mayer acconsentisse a rescindere il suo contratto con due anni di anticipo, così da potersi dedicare nuovamente alla narrativa.</p>
<p>Ed è grazie al suo apporto che si insinua, nella storia, un sospetto di appassionato innamoramento di Messala nei confronti di Ben Hur, una spina nel virilismo americano, ammantato da latente e mai confessata omosessualità, come nel cinema di  Hughes, John Huston o Robert Aldrich.</p>
<p>Ed è al cinema che da la sua parte migliore, con partiture indimenticabili come  in “Improvvisamente l’estate scorsa” (1959) di Mankiewicz, adattamento della pièce teatrale di Tennessee Williams e, l’anno prima, in  “Furia selvaggia” di Arthur Pean, con Paul Newman, a cui, allora, portò via la ragazza.</p>
<p>Ha ragione Goffredo Fofi, è stato l&#8217;equivalente, nel secolo XX e per l’America,  di quello che fu Alexis de Tocqueville, un secolo prima, per la Francia e l’Europa.</p>
<p>Un rivoluzionario che non credeva nella violenza né nel terrore ed affermava, sempre e comunque, come valore supremo la libertà.</p>
<p>Ha sempre avuto un grande interesse per la politica ed è stato sul punto di divenire governatore della California. Dopo il divorzio, la madre sposò Hugh Auchincloss, che più tardi divenne il patrigno di Jacqueline Kennedy e fu così che Gore divenne, a tempo debito,  consigliere personale del presidente JfK ed anche, il suo consigliere migliore.</p>
<p>Ha sempre dichiarato apertamente le sue idee politiche, sia nelle sue opere che nella vita e negli ultimi tempi gran parte della sua produzione è stata dedicata alla saggistica politica, con le celebri prese di posizione contro l’amministrazione Bush sugli attacchi dell&#8217;11 settembre, che a suo avviso furono previsti dai servizi di intelligence americani.</p>
<p>Continuo a pensare che, se se ne vuole cogliere la grandezza, occorre leggere “Myra Breckinridge”, che, quanto uscì nel 1968, in pieno clima di contestazione, vendette  3 milioni di copie, per poi essere completamente dimenticato. In Italia lo pubblicò Bompiani (nel 1989) ed oggi (dal 2007) è pubblicato da Fazi.</p>
<p>l libro racconta la vicenda di Myron Breckinridge il quale, dopo un&#8217;operazione di cambiamento di sesso, diventa l&#8217;affascinante Myra. Giunto ad Hollywood si presenta alla scuola di recitazione di suo zio, fingendosi la vedova di sé stesso, per ottenere in tal modo l’eredità che gli spetta.</p>
<p>Il suo obiettivo, giunto nella &#8220;capitale&#8221; del cinema, è quello di distruggere il mito del &#8220;Maschio Americano&#8221;.</p>
<p>Scritto come un diario, il libro presenta il prototipo di una nuova genia di esseri dotati di intelligenza superiore, bellezza indiscutibile, ambizioni altissime e di una fantasia smisurata che non si contenta di vagheggiamenti e, come notato da Graziella Pulce su “Alias”, ci costringe a ragionare sui ruoli sessuali e relative lotte, sulla natura del potere, sulla funzione della letteratura, la facoltà dichiaratamente mitopoietica del cinema, ma anche  sul mefistofelico binomio cultura-denaro.</p>
<p>E ci costringe a comprendere come si può facilmente scivolare dalla’edonismo al superomismo al fascismo e quanto davvero valgano eroi (vecchi e nuovi), come Daniele Molmenti, che dopo aver vinto l’oro olimpico con la canoa, ha semplicente detto “ho finito il lavoro”, unica cosa autentica un una Olimpiade bella ma posticcia, con tribune che sembrano comprate all’Ikea, e il “parco giochi” che resterà per allenamenti e gare, poiché i mondiali del 2015 si ripeteranno qui.</p>
<p>In fondo, l’avesse conosciuto, Vidal avrebbe scritto di lui, di quel ragazzone con le grandi mani callose ed il sorriso aperto, sostenuto da un solo unico segreto: sfidare quello che non sa, scendendo con la canoa tumultuosi corsi di acqua ingannatrice, con trappole nascoste e la paura da dominare nella pancia e nel petto.</p>
<p>Un ragazzo che per allenarsi ha dovuto vendere la sua Ducati e davanti ai giornalisti preferisce parlare d&#8217;altro, di fidanzate a iosa e poco di muscoli, mentre i suoi occhi sono altrove e ci raccontano di un viaggiatore curioso e scrupoloso, che appunta gli allenamenti, li spiega, racconta le frustrazioni e le sconfitte e ci dice  che 500 dollari potrebbero essere pochi per un così grande sacrificio, ma è  immenso il valore di chi si è messo alla prova.</p>
<p>Nel 2007 Vidal fu intervistato da Fabio Fazio nella trasmissione “Che tempo che fa” (<a href="http://www.letteratura.rai.it/articoli/gore-vidal-gli-americani-sono-ignoranti/16643/default.aspx">http://www.letteratura.rai.it/articoli/gore-vidal-gli-americani-sono-ignoranti/16643/default.aspx</a> ) e parlò del suo ultimo libro, <em>Navigando a vista</em>, uscito dopo più di 12 anni di silenzio.</p>
<p>E parlò della ignoranza come la prima nemica della umanità e di cinema, del cinema che aveva amato e scritto, come <em>Dimenticare Palermo</em>, in cui Francesco Rosi, dopo trent’anni da “Mani sulla città”, torna a parlare di collusioni fra criminalità organizzata e politica.</p>
<p>Liberamente tratto dal romanzo omonimo di Edmonde Charles-Roux, sceneggiato da Vidal con Tonino Guerra, costato 15 miliardi e girato fra New York e Palermo, con un cast internazionale in cui figurano James Belushi, Mimi Rogers, Vittorio Gassman, Joss Ackland e Philippe Noiret, contiene una “citazione” del Gattopardo di Visconti da antologia.</p>
<p>Il protagonista è un italo-siciliano che reca su di se tutti i segni di una appartenenza antropologicamente fatta di gelosia, amore per la famiglia e per le donne e con una vena democratica molto fragile, pronta e disposta  a lasciare spazio alla Santa Madre Mafia.</p>
<p>Per questo sia New York che Palermo sono descritte nelle loro degradate periferie, nel pieno del loro degrado sociale, metafore di un molto più radicato ed ampio.</p>
<p>Nella sua prestigiosa carriera di romanziere, saggista e autore per il cinema, aveva avuto anche qualche piccola parte da attore e Federico Fellini lo volle per interpretare se stesso in &#8216;Roma&#8217; e mi sono riguardato quella sezione, alla moviola, presso la Cineta de la Lanterna Magica de L’Aquila.</p>
<p>In quel cammeo c’è tutto il suo spirito, catturato dal grande Fellini, lo spirito di un moderno Voltaire, in grado di commentare le follie della sua nazione e dei contemporanei con spirito sagace e sferzante.</p>
<p>Nel 1997 comparve in “Gattaca” di Andrew Niccol, pellicola di fantascienza, con titolo ideato combinando le lettere iniziali delle quattro basi azotate che compongono il DNA, in cui si parla di un futuro prossimo venturo attraversato da lotte di classe tra chi è nato programmato geneticamente e chi, invece con un patrimonio naturale.</p>
<p>Ed, si dice, è grazie a lui, ai suoi suggerimenti, che il film, che nello stile degli abiti, delle acconciature, nella architettura degli edifici e delle carrozzerie delle automobili si rifà ai primi anni sessanta, con alcuni richiami al film <em>Agente Lemmy Caution, missione Alphaville</em> di Jean-Luc Godard, con cui condivide anche alcune tematiche sul contrasto fra sentimenti e fredda tecnologia; riesce a creare un contrasto di elementi visivi fortissimo e tale da farne un capolavoro del genere steampunk, che introduce una tecnologia anacronistica, all&#8217;interno di un&#8217;ambientazione storica, con una avvincente e non banale mescolanza di gotico, punk e <em>rivet</em>.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stansilao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/03/per-ricordare-vidal/">Per ricordare Vidal</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ulisse scaccia Circe</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2012 14:42:06 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In un convegno svoltosi a Genova nel 2000, con il bel titolo “Omero 3000 anni dopo&#8221;, lo studioso Giuseppe Sgubbi, sostenne che, sebbene per la tradizione e conseguente toponomastica,  i miti di Circe e Ulisse siano ambientati nel Tirreno, vi sono indizi che potrebbero far ritenere valida l&#8217;ipotesi che tali miti siano ambientati anche in Adriatico, o meglio, che tale ambientazione abbia preceduto l&#8217;ambientazione tirrenica, con conseguente riconsiderazione delle vicende che hanno interessato il nostro mare.</p>
<p>Se questa ipotesi sia veritiera la lascio agli esperti; ma ciò che è certo è che ora, Ulisse e Circe, continuano il loro fraseggio nei due nostri mari ed in senso climatologico.</p>
<p>Certo è che, nell’opera di Omero ed anche nell’Inferno di Dante, Circe, figlia del Sole e della ninfa Perseide, rappresenta la dimensione primordiale dell&#8217;istinto e della sensualità, che rende gli uomini &#8211; che non riescono a superarla &#8211; simili ad animali e l&#8217;incontro con Ulisse &#8211; consapevole dei limiti umani di fronte alla potenza divina ed aiutato da Ermes &#8211; pone in risalto un&#8217;altra importante dote dell&#8217;eroe: il suo essere un vero capo, nella dimostrazione di affetto, generosità e senso di responsabilità nei confronti dei suoi compagni.</p>
<p>Quindi, per suo stesso mandato, Ulisse deve scacciare Circe, come allontanarsi da Calipso (che è “colei che si nasconde”) e superare Nausicaa, simbolo di freschezza e di grazia,  spontanea, ingenua, fiduciosa e generosa, principio di candore, che deve essere  lasciato per giungere ad una completa consapevolezza.</p>
<p>Ora lasciamo miti e simboli e veniamo a noi. Una pausa fredda e temporalesca, fastidiosa certamente ma in parte rinfrancante e da giovedì l’Italia tornerà ad ardere, sotto la sferza di un ennesimo ciclone africano.</p>
<p>Mentre le ultime propaggini di “Circe”, nome evocativo per il ciclone atlantico che ci ha inferto brividi raggelanti da domenica scorsa, fanno sentire la loro estrema influenza, con piogge e temporali al Centrosud, isole maggiori e Romagna; dall’Africa comincia nuovamente a soffiare aria calda e proprio nel prossimo weekend, la quarta breve fiammata africana dell&#8217;estate,  farà di nuovo schizzare le temperature a 40 gradi al Sud e in Sicilia e a  37 gradi a Bologna, Roma, Firenze e Napoli.</p>
<p>E, appunto,  il nome di questo anticiclone arroventato, che scaccerà i venti fillandesi di “Circe”, non poteva che essere c “Ulisse”, sulla cui durata totale, comunque, non vi è ancora un vero pronunciamento.</p>
<p>Certo Ulisse, che poterà folate asfissianti di garbino sul nostro Abruzzo, è noto per il suo procedere lento, ma, insomma, siamo in Estate e del caldo non mi pare il caso lamentarsi.</p>
<p>Ecco, comunque, in dettaglio, quanto comunicato da Antonio Sanò direttore del portale <a href="http://www.ilmeteo.it/">www.ILmeteo.it</a>:</p>
<p>&#8211;          Mercoledì 25:  temperature che aumentano, fino a 27°C ma ancora instabilità, con temporali sul nordest specie sulle Alpi, Bellunese, poi Triveneto fino alle pianure anche con grandine, locali sul ferrarese e Romagna al mattino; temporali al centro specie tra Lazio ed Abruzzo fino a Roma est e sugli Appennini e al sud specie sull’Irpinia, Lucania e Puglia, e ancora piogge sul nord Sicilia e Calabria. Più sole sulle pianure del nordovest, Liguria, e Sardegna.</p>
<p>&#8211;          Giovedì 26:  Di nuovo sole e più caldo, 33°C a Roma, temporali e rovesci sugli Appennini verso Irpinia, zone interne campane e soprattutto sulla Calabria fino al messinese. Piogge fino a sera piogge sulla Calabria meridionale fino allo Stretto di Messina.</p>
<p>&#8211;          Venerdì 27: Tutto sole e più caldo fino a 33-35°C su molte città, sia dell’Emilia che al centrosud.</p>
<p>&#8211;          Sabato 28: ancora sole e caldo, temporali sulle Alpi tutte entro sera, forti su Alto Adige, 36°C a Roma, Napoli, Bologna, Firenze, Perugia. 37 in Emilia tra Ferrara e Bologna, 36 al centro sud, 40 in Sardegna nel Campidano e 40 sul sud Sicilia e 39 in Puglia.</p>
<p>&#8211;          Domenica 29: Arriva davvero lui, Ulisse, con centro sud, regioni adriatiche ed Emilia Romagna, incandescenti e 41°C in Sicilia e Puglia e sul Campidano in Sardegna, 37 a Roma, Firenze, Napoli, 38 a Pescara, 37-38 sulle regioni adriatiche dal ferrarese all’Abruzzo per venti di &#8220;garbino&#8221;. Invece, temporali e grandine sulle Alpi, verso Piemonte, Lombardia, alto Veneto.</p>
<p>&#8211;          Lunedì 30 (infine): Violenti temporali sulle Alpi verso Piemonte, Lombardia, poi Triveneto e Liguria, anche con grandine e trombe d’aria. Super caldo al centro sud ed Emilia Romagna, poi venti da ovest più miti.</p>
<p>Per il proseguo stremo a vedere.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Mentre Damasco esplode, si chiudono gli occhi che hanno denunciato la guerra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 11 May 2012 10:53:53 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si sono chiusi gli occhi che hanno guardato con pietà e denunciato l’insensatezza di ogni guerra, occhi che, per 50 anni, non hanno smesso di registrare l’orrore in ogni conflitto. E’ morto ieri a 79 anni Horst Faas, leggendario fotografo di guerra della agenzia Associated Press, vincitore due volte del premio Pulitzer, autore di alcune [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si sono chiusi gli occhi che hanno guardato con pietà e denunciato l’insensatezza di ogni guerra, occhi che, per 50 anni, non hanno smesso di registrare l’orrore in ogni conflitto.<br />
E’ morto ieri a 79 anni Horst Faas, leggendario fotografo di guerra della agenzia Associated Press, vincitore due volte del premio Pulitzer, autore di alcune delle immagini più note del conflitto vietnamita, come quella dell&#8217;esecuzione di un giovane vietnamita, in piedi, in mezzo ad una strada con un colpo di pistola alla tempia o della ragazzina urlante e nuda, che fugge a piedi durante un bombardamento con il napalm.<br />
Proprio per le sue foto dal Vietnam, dove nel 1967 rimase anche gravemente ferito, Faas, che era tedesco, ha vinto nel 1965 il suo primo Pulitzer,; mentre il secondo gli venne conferito, assieme ad un altro grande fotografo, Michel Laurent, nel 1972, per una serie di foto sulle torture ed esecuzioni in Bangladesh.<br />
Nell’annunciare la sua morte, la Associated Press, per cui Faas ha lavorato per quasi cinquant&#8217;anni, ha ricordato le sue parole quando nel 1965 vinse il Pulitzer. &#8220;La sua missione &#8211; disse &#8211; era registrare le sofferenze, le emozioni e i sacrifici sia degli americani che dei vietnamiti&#8221;.<br />
E chissà come Faas avrebbe documentato quella sporca e sempre più tragica guerra che si combatte da un anno e quattro mesi in Siria, con l’ultima strage ieri a Damasco, con un doppio attentato con auto-bomba imbottite di tritolo (per un totale di 1.000 kg), esplose in successione nella parte Sud della città, con morti e feriti che ricordano la Baghdad del 2003, la Algeri del &#8217;92 o la Beirut degli anni Ottanta.<br />
Faas avrebbe descritto con commossa emozione l&#8217;aria densa di fumo, i vapori di benzina e nitrato, l&#8217;asfalto cosparso di vetri e pezzi di metallo carbonizzati e “mostrato” l’ansimare di centinaia di persone che corrono verso lo stesso punto all&#8217;orizzonte, con le urla dei feriti e le grida dei soldati che tentano di fermare la folla.<br />
Scrive Alberto Negri su La Stampa, che la guerra civile, in Siria, precipita verso una deriva irachena o di stampo algerino.<br />
E, come sempre dopo un attentato, a Damasco si contrappongono due versioni della storia e del complotto: il regime accusa Al-Qaida e gli estremisti islamici, l&#8217;opposizione punta il dito contro il potere, responsabile di una cinica strategia della tensione per screditare la rivolta.<br />
Da più di un anno, ormai, il regime e l&#8217;opposizione lavorano giorno dopo giorno per accreditare la loro versione della storia.<br />
Anche questo attentato non sfugge alle manipolazioni e come nell&#8217;Algeria degli anni 90 (200mila morti) affiora la domanda più inquietante: “Chi uccide chi?”.<br />
Una domanda senza risposta, perché si muore, comunque, da ambo le parti.<br />
Il problema in Siria e nel Medio Oriente è grande e di mezzo c’è il fatto che, in quell’area del mondo, in mezzo secolo, si sono stritolate tutte, una dopo l&#8217;altra, le minoranze etniche e religiose e i cristiani, che arretrano dalla Mesopotamia alla Siria al Libano, per salvarsi, afferrano ogni bastone che galleggia nella tempesta.<br />
L’attentato di ieri, di una violenza inaudita, con due successive esplosioni, ha divelto l’edificio principale del “Palestine Branch”, l&#8217;unità nata negli anni 50 per dare la caccia alle spie israeliane, una delle filiali più temute dei servizi: qui ci sono centinaia di detenuti, si conducono gli interrogatori e si tortura. Una fama sinistra che si è guadagnata tra gli oppositori l&#8217;ironico appellativo di &#8220;Sheraton&#8221;.<br />
Mentre il &#8220;diavolo&#8221; mediatico è Al-Jazeera, la tv di Doha, inneggia al presidente, maledicono gli arabi del petrolio e la Turchia di Erdogan ed affermando che la bestia nera è lo sceicco Ahmad è Al-Thani, l&#8217;emiro del Qatar, la monarchia del Golfo, insieme a quella saudita, il quale sarebbe il vero responsabile del finanziamento dei gruppi armati anti-regime.<br />
In questa confusione estrema restano i corpi dilaniati di decine di persone, fra cui studenti e bambini, uccisi nell’attento di ieri, ultime vittime di un bagno di sangue che non sembra avere mai fine.<br />
“E&#8217; un altro esempio delle sofferenze inflitte al popolo siriano&#8221;, ha detto il generale Robert Mood, alla guida della missione dell&#8217;Onu.<br />
&#8220;Noi &#8211; ha aggiunto &#8211; la comunità internazionale, siamo qui con il popolo siriano e chiediamo a ciascuno, dentro e fuori la Siria, un aiuto per fermare questa violenza.<br />
Kofi Annan, inviato del Palazzo di Vetro, ha condannato gli attentati, e altrettanto ha fatto l&#8217;Italia, con Giulio Terzi. Il ministro degli Esteri ha auspicato che Damasco stabilizzi le condizioni di sicurezza e ha ipotizzato, qualora falliscano i tentativi di mediazione politica, un intervento armato della comunità internazionale, in base all&#8217;articolo 7 della Carta delle Nazioni Unite, per proteggere tanto la popolazione civile che gli osservatori stessi; ma ha osservato che &#8220;un&#8217;ipotesi del genere va considerata in Consiglio di sicurezza e che ci vogliono le condizioni politiche&#8221; affinché tutti i membri dell&#8217;organismo siano concordi.<br />
Quanto ai quindici osservatori italiani in partenza per la Siria, Terzi ha lasciato capire che non ci sarà alcun cambio di programma e che è nostra intenzione seguire le indicazioni dell&#8217;Onu.<br />
Come annota oggi Il Manifesta nella versione on-line, aveva ragione padre Paolo Dall&#8217;Oglio, animatore da molti anni della comunità monastica di Mar Musa, rispondendo il mese scorso alle domande di un sito d&#8217;informazione italiano. Al giornalista che parlava di «sollevazione popolare» contro il regime di Bashar Assad, Dall&#8217;Oglio aveva replicato che in Siria c&#8217;è la guerra civile “da giugno del 2011”.<br />
I crimini di Assad e delle forze armate sono davanti agli occhi di tutti: è sufficiente ricordare le migliaia di morti e il bombardamento devastante di Baba Amr a Homs.</p>
<p>Ed è anche chiaro che nessuna soluzione politica della crisi potrà riportare la Siria indietro all&#8217;inizio del 2011, lasciando il regime al potere come se nulla fosse accaduto.<br />
Allo stesso tempo descrivere i ribelli come scolaretti in gita, poco armati e poco addestrati, è un fuorviante.<br />
Così come è pericoloso minimizzare che l&#8217;estremismo religioso (e con esso il settarismo) &#8211; sponsorizzato generosamente dall&#8217;area del Golfo &#8211; conquista terreno ogni giorno che passa.<br />
Nella regione tutti sanno che i jihadisti si sono spostati dall&#8217;Iraq in Siria per combattere contro gli “apostati” sciiti al potere e riportare Damasco sotto il controllo sunnita.</p>
<p>In questo quadro insanguinato è passata inosservata la notizia che il Fronte dell&#8217;Unità nazionale, ossia il Partito Baath al potere e i suoi satelliti, ha vinto le elezioni legislative non solo a Damasco, ma a Daraa e Idlib, roccaforti delle proteste anti-regime, in elezioni boicottate dalle opposizioni che pure qualche valore dovranno pur avere.<br />
Ma, con i media internazionali che da 14 mesi continuano a ripetere la favola dell’Orco Cattivo (macellaio grigio e spietato Assad) e del fanciullino buono (i ribelli), non è possibile alcuna analisi ragionovele e critica, della criticissima situazione.<br />
E non vorremo che, come oggi direbbe anche Faas, la soluzioni sembri, come pare evidente da certe “mosse” statunitensi, l’apertura di un altro fronte di guerra, con forze internazionali a disseminare pace a forza di bombe.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/05/11/mentre-damasco-esplode-si-chiudono-gli-occhi-che-hanno-denunciato-la-guerra/">Mentre Damasco esplode, si chiudono gli occhi che hanno denunciato la guerra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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