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	<title>dignità Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Oltre l&#8217;Homo Economicus: etica, spiritualità e dignità nell&#8217;era del profitto&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Apr 2025 10:29:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;uomo vale più per quello che è che per quello che ha.&#8221;— Papa Francesco, Evangelii Gaudium Il 21 aprile 2025, giorno liturgicamente dedicato all&#8217;angelo custode e, simbolicamente, alla custodia divina della vita e dello spirito, Papa Francesco è salito al Padre. In un tempo segnato dalla frenesia del profitto e dall&#8217;egemonia della logica di mercato, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;L&#8217;uomo vale più per quello che è che per quello che ha.&#8221;</em><br>— Papa Francesco, <em>Evangelii Gaudium</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 21 aprile 2025, giorno liturgicamente dedicato all&#8217;angelo custode e, simbolicamente, alla custodia divina della vita e dello spirito, <strong>Papa Francesco è salito al Padre</strong>. In un tempo segnato dalla frenesia del profitto e dall&#8217;egemonia della logica di mercato, la sua voce è stata — e continua ad essere — una delle più alte e limpide nel denunciare l&#8217;<strong>impoverimento antropologico</strong> dell&#8217;uomo ridotto a &#8220;<strong>homo economicus</strong>&#8220;. Nessun giorno poteva essere più eloquente di quello affidato all&#8217;angelo per salutare un pontefice che ha saputo incarnare la custodia evangelica della dignità umana e della Creazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel corso del suo pontificato, Papa Francesco ha insistito nel mettere in discussione una visione dell&#8217;uomo dominata dall&#8217;egoismo produttivo e dalla corsa all&#8217;arricchimento personale, propria del capitalismo finanziario. Un sistema che egli ha più volte definito &#8220;un&#8217;economia che uccide&#8221;, perché alimenta disuguaglianze, distrugge la terra e trasforma i rapporti in strumenti di profitto. A questa deriva, il Pontefice ha contrapposto una <strong>visione integrale dell&#8217;essere umano</strong>, fondata sulla solidarietà, sulla fraternità e sulla spiritualità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, <strong>Francesco non è stato principalmente un teologo sistematico, bensì un profeta del nostro tempo</strong>: più rivoluzionario sul piano <strong>pastorale</strong> che dottrinale, ha saputo toccare le coscienze non tanto con definizioni astratte, ma con <strong>gesti concreti</strong>, parole accessibili e una forza comunicativa diretta, popolare, evangelica. Il cuore del suo messaggio è stato <strong>la misericordia</strong>, <strong>il perdono</strong> e <strong>la fratellanza</strong>: tre pilastri che ha rilanciato come antidoti alla cultura dello scarto e dell&#8217;indifferenza. Il suo Vangelo non è stato quello della perfezione dottrinale, ma quello dell&#8217;abbraccio al figlio prodigo, della vicinanza ai feriti della storia, della Chiesa come &#8220;ospedale da campo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma Francesco non è stato solo un pastore: è stato anche un <strong>pensatore profondo</strong>, capace di dialogare con la grande tradizione filosofica occidentale. Accanto all&#8217;ispirazione francescana — San Francesco d&#8217;Assisi, figura guida della povertà, della mitezza e della fraternità cosmica — il suo pensiero si è nutrito di autori come <strong>Spinoza, Kant, Bergson</strong> e <strong>Blondel</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Spinoza</strong>, con la sua concezione dell&#8217;uomo come parte della natura divina, ci invita a superare l&#8217;individualismo per comprendere la nostra interdipendenza.<br><strong>Kant</strong> pone la dignità umana al centro della morale, affermando che ogni persona deve essere trattata come fine e mai come mezzo: un principio che riecheggia nelle parole di Francesco quando denuncia l'&#8221;usa e getta&#8221; applicato non solo agli oggetti, ma anche alle persone.<br><strong>Henri Bergson</strong>, con la sua idea di slancio vitale (<em>élan vital</em>), restituisce all&#8217;essere umano la dimensione creativa, interiore, spirituale, che sfugge a ogni logica di mercato.<br>Infine, <strong>Maurice Blondel</strong>, filosofo dell&#8217;azione, pone l&#8217;accento sull&#8217;apertura dell&#8217;uomo alla trascendenza attraverso l&#8217;agire concreto, richiamando l&#8217;unità tra fede e vita, tra contemplazione e impegno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È in questo orizzonte culturale e teologico che Francesco ha maturato la sua critica a un&#8217;economia che idolatra il profitto e sacrifica il valore umano. Secondo il teologo <strong>Vito Mancuso</strong>, il pensiero del Papa si configura come una &#8220;rivoluzione spirituale e antropologica&#8221;, perché invita a rimettere al centro non l&#8217;avere, ma l&#8217;essere; non la competizione, ma la compassione. Francesco, afferma Mancuso, «è stato un profeta che ha parlato alla coscienza del mondo, non solo ai credenti».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche la <strong>professoressa Giuseppina Perrone</strong>, filosofa e studiosa del personalismo, ha sottolineato come Francesco recuperi una <strong>visione relazionale dell&#8217;essere umano</strong>: l&#8217;io esiste nel tu, l&#8217;identità si forma nel dialogo, la realizzazione personale passa attraverso la cura degli altri. Secondo Perrone, il suo magistero si collega direttamente al pensiero di Blondel e a una spiritualità dell&#8217;impegno, capace di trasformare l&#8217;economia e la politica a partire dall&#8217;etica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel cuore della sua proposta risuona un appello urgente: <strong>ripensare l&#8217;economia alla luce della giustizia, della fraternità e della custodia del creato</strong>. In un mondo che misura tutto in termini di denaro e potere, Francesco ha ricordato che vi sono cose &#8220;inutili&#8221; — come l&#8217;amore, l&#8217;arte, la preghiera, la solidarietà — che sono le più necessarie. Ha denunciato con forza il mito della meritocrazia assoluta, dell&#8217;individuo autosufficiente, e ha invitato a riconoscere la fragilità come luogo teologico, antropologico, politico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi, il suo insegnamento resta come <strong>una bussola per il nostro tempo disorientato</strong>, e la sua morte nel giorno dell&#8217;angelo appare come un segno: <strong>Francesco, il custode dell&#8217;umano, è ora affidato al Custode celeste</strong>, e il suo messaggio continua a guidarci verso una conversione del cuore, della mente e delle strutture.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Siamo più dell&#8217;homo economicus. Siamo persone in relazione, chiamate alla cura, alla giustizia, alla pace. L&#8217;eredità di Papa Francesco ci spinge a vivere, costruire e sognare un mondo dove ogni essere umano sia rispettato per ciò che è, e non per ciò che possiede.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Carcere analfabeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Feb 2020 20:09:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Siamo davvero alla frutta, per giunta, nella disattenzione e nell’indifferenza più colpevole. A tal punto da affermare che in carcere non ci sono innocenti, e se ci sono perche’ scandalizzarsi, in fin dei conti si tratta di eventi critici del tutto sopportabili. Sul carcere i plotoni di esecuzione, pronti a destabilizzare qualsiasi innovazione stanno sempre [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo davvero alla frutta, per giunta, nella disattenzione e nell’indifferenza più colpevole. A tal punto da affermare che in carcere non ci sono innocenti, e se ci sono perche’ scandalizzarsi, in fin dei conti si tratta di eventi critici del tutto sopportabili. Sul carcere i plotoni di esecuzione, pronti a destabilizzare qualsiasi innovazione stanno sempre in agguato, sempre addosso a chi non può reagire.<br />
In galera ci si ammazza, si rimane di lato, piegati contro i muri insanguinati, nel tentativo di colmare il vuoto all’intorno, nella mancanza di riferimenti certi, di valori condivisi, stritolati dall’emarginazione, dalla violenza, dall’illegalità. A chi pensa che in carcere non ci sono persone innocenti, occorre rammentare che invece può finirci chiunque, anche tuo figlio, tua madre, tuo padre, tua sorella, e dunque sarà meglio imparare ad avere rispetto delle persone, e non soltanto dei numeri, delle cose, degli oggetti disordinatamente accatastati all’intorno, occorrenti la propria carriera professionale o politica. Il castigo è una cosa, la punizione anche, la tortura e l’induzione al suicidio è ben altro. Se i maestri, i conduttori, gli esempi sono questi, c’è un carcere privo di autorevolezza, premeditatamente privo di allenatori alla vita, perché dispersi dalla delegittimazione. Le teorie si sprecano nei riguardi di questa terra di nessuno, un dispendio inusitato di tautologie inconcludenti, di dottrine pedagogiche che adottano la cattedra per ri-educare solamente gli altri, negando la necessità di doversi formare e rinnovare a un nuovo “sentire educativo “. Molto più semplice affidarsi al disamore istituzionale che permette fughe in avanti a quanti pensano di aggiustare le cose con la prepotenza degli atteggiamenti saccenti che mettono in “sicurezza “ i pochi rispetto ai tanti inconsapevoli. Il rispetto è la prima forma d’amore tra gli esseri umani, se viene a mancare quello, c’è il rischio di arrogarsi il diritto di giudicare sbrigativamente la presenza altrui, sminuirla, offenderla o degradarla, tutti comportamenti che azzerano sul nascere l’instaurarsi di una relazione significativamente educativa. Il carcere, il suicidio, la recidiva infantilizzante, la rieducazione parola spoglia scarabocchiata sulla carta costituzionale e il più potente agente educativo: il rispetto, trucidato dall’indifferenza di chi invece dovrebbe costitutivamente promuoverlo. Qualcuno ha detto che in carcere non ci sono innocenti, come a voler sputare sulla fossa dei tanti incolpevoli massacrati dall’ingiustizia, proprio per questo penso che non si può insegnare il valore del rispetto continuando a azzoppare la dignità altrui, anche dentro un carcere, dentro una cella.</p>
<p style="text-align: right;"><span class="adr">Vincenzo Andraou</span>s</p>
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		<title>Sociale. Arriva il turbante dei diritti &#8220;Bio Benin&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jul 2019 16:21:27 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Foglie di mango per il giallo e poi, dopo la tinteggiatura, filatura e piegatura tutte rigorosamente a mano. Il turbante &#8220;B-B&#8221;, vale a dire &#8220;Bio Benin&#8221;, cento per cento cotone organico e africano, affascina l&#8217;Italia. Dopo la presentazione alla Milan Fashion Week, una tappa a Roma, con una serata all&#8217;Hotel Aldrovandi Villa Borghese. &#8220;È una nuova iniziativa che racconta la storia del nostro Paese, il passato, il presente e il futuro&#8221; sorride Evelyne Togbe-Olory, ambasciatore del Benin. È lei l&#8217;ideatrice del progetto, insieme con Laura Strambi, &#8220;fashion designer&#8221; casalese, atelier in Foro Bonaparte a Milano. &#8220;Il turbante e&#8217; personalizzato con stampe e ricami o arricchito da cristalli e pietre bio, pietre Swarowski, le uniche senza carbone&#8221; sottolinea Togbe-Olory. Che in un&#8217;intervista con l&#8217;agenzia &#8216;Dire&#8217; insiste sul passato e il futuro: &#8220;Le nostre donne lo indossavano quando erano costrette a partire schiave per le Americhe attraverso l&#8217;Atlantico e lo indossano ancora oggi, tutti i giorni&#8221;. Un segno di sofferenza divenuto simbolo di redenzione e liberazione, capo d&#8217;abbigliamento di uso quotidiano con mille sfumature, non solo per i colori sgargianti ma anche per i nodi che con la loro posizione e orientamento rivelerebbero l&#8217;umore di chi lo porta. E di speranza parla l&#8217;ambasciatore, convinto che moda possa e anzi debba significare sostenibilita&#8217; sociale: &#8220;Il turbante risponde a sei dei 17 Obiettivi di sviluppo fissati dalle Nazioni Unite per il 2030&#8221;. C&#8217;e&#8217; l&#8217;impegno per la parita&#8217; di genere, per l&#8217;inclusione e per il lavoro, una dimensione cruciale per un Paese di 11 milioni di abitanti dove in tanti vivono in poverta&#8217;. &#8220;Il turbante da&#8217; alla donne lavoro e dignita&#8217;&#8221; dice Togbe-Olory: &#8220;Grazie alla stilista Strambi, che e&#8217; nel circuito del commercio equo, le signore riescono a vivere decentemente&#8221;. Avanti, allora, ma senza forzare i tempi. &#8220;Chi ordina il suo turbante deve aspettare un po&#8217; piu&#8217; di un mese, perche&#8217; le lavoratrici possano prendere il filo di cotone, far la tinteggiatura con le foglie, poi la tessitura e la piegatura&#8221; sottolinea Togbe-Olory. Accanto a lei, nella serata romana, Strambi parla di fashion sostenibile, di &#8220;copricapi di eleganza&#8221;, di storie di donne e di liberta&#8217;. &#8220;Oggi &#8211; spiega alla &#8216;Dire&#8217; &#8211; la moda ha bisogno di valori concreti, con l&#8217;impegno a sostenere chi magari non e&#8217; fortunato come noi&#8221;.&nbsp;</p>
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		<title>Privacy: Dignità della persona e tutela del mercato, binomio possibile? Intervista ad Antonello Soro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Jul 2016 14:10:45 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La digitalizzazione della società riguarda tutti. Nessuno escluso. Perché nell&#8217;economia fondata sui dati, ogni persona diventa essa stessa dato. Ma è possibile conciliare la difesa del mercato e la crescita dell’economia con la tutela della dignità e dei diritti della persona? I problemi aperti sono molteplici e trasversali. Ne parla Antonello Soro, Presidente dell’Autorità Garante per [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>La digitalizzazione della società riguarda tutti. Nessuno escluso. Perché nell&#8217;economia fondata sui dati, ogni persona diventa essa stessa dato. Ma è possibile conciliare la difesa del mercato e la crescita dell’economia con la tutela della dignità e dei diritti della persona? I problemi aperti sono molteplici e trasversali.<br />
Ne parla <strong>Antonello Soro</strong>, Presidente dell’<strong>Autorità Garante per la protezione dei dati personali</strong>, in una intervista a tutto tondo su <strong>Key4biz</strong>.</div>
<div><iframe src="https://www.youtube.com/embed/7c7GD19J8L0" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe><br />
Un&#8217;intervista importante ed analitica in cui vengono indicate le direttrici di sviluppo e le criticità che decisori, imprese e cittadini avranno davanti a sé nel breve e medio periodo sulle tematiche della tutela dei dati, dell&#8217;economia digitale, della democrazia elettronica.</div>
<div></div>
<div></div>
<div>&#8220;<em>È indispensabile coniugare le esigenze di crescita dell&#8217;economia, anche di quella tradizionale, con il rispetto della dignità delle persone </em>&#8211; sottolinea il Garante Antonello Soro &#8211; <em>è uno dei fattori che segnalano la direzione della civiltà. Ciò diventa ancor più indispensabile in una economia fondata sui dati. Dietro i dati ci sono le persone. Immaginare una economia digitale che trascuri la tutela della persona significa non aver presente il nesso molto stretto tra dato e persona</em>&#8220;.</div>
<div></div>
<div>Molti i nodi complessi e controversi: la <strong>lotta al terrorismo</strong> e il suo rapporto con la privacy; la <strong>cybersecurity</strong> e la minaccia per il patrimonio informativo delle imprese; il nuovo<strong>Regolamento europeo sulla protezione dei dati</strong>; la <strong>profilazione onlin</strong>e degli utenti della rete; la raccolta massiva di dati personali sui <strong>Social network</strong>; il <strong>telemarketing</strong>“selvaggio” che assedia i consumatori e il <strong>Registro delle Opposizion</strong>i; la <strong>Biometria</strong> e la<strong>Sanità elettronica</strong>, che rappresenta uno degli ambiti di maggior criticità; infine il mondo dei dispositivi connessi nell’era dell’Internet delle cose, fino all’impatto sulle persone della cosiddetta Sharing Economy e la condivisione di servizi, che è destinata a trasformare profondamente molti settori economici, affermando nuove categorie di valore economico.</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/27/privacy-dignita-della-persona-e-tutela-del-mercato-binomio-possibile-intervista-ad-antonello-soro/">Privacy: Dignità della persona e tutela del mercato, binomio possibile? Intervista ad Antonello Soro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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