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	<title>discriminazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Festa dell’Europa, si festeggia&#8230;..</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 May 2017 16:41:47 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 9 maggio è nel calendario europeo la “festa dell’Europa” . Tutte le istituzioni dell’Unione europea e del Consiglio d’Europa sono in vacanza. Cosa festeggiano i 450 milioni di cittadini europei di cui ora è composta l’UE dopo la secessione del Regno Unito? I negoziati in corso sulla Brexit? Non è certo il caso di rallegrarsi dei processi di dis-integrazione europea che a partire dalla fine degli anni ’80 hanno eroso le fondamenta della Comunità europea e dato la nascita all’Unione europea secondo i vecchi postulati della cooperazione intergovernativa tra Stati sovrani. Il ritorno dei muri e delle frontiere fra gli Europei mira non solo ad impedire l’ingresso degli “extra-comunitari”, in particolare gli immigranti dei popoli mediorientali, nord-centroafricani ed asiatici in fuga dalle guerre, le persecuzioni religiose, l’impoverimento.A questo riguardo ,la politica scoordinata dell’immigrazione dell”UE è considerata uno scandalo sociale ed umano. I muri sono stati ricostruiti anche per ridurre la libera circolazione interna e di residenza fra i cittadini della stessa Unione. Le merci ed i capitali invece sono stati sempre più liberalizzati.</p>
<p>Cosi, il patrimonio integrativo europeo si è sviluppato secondo due linee opposte, contraddittorie: da un lato, le merci e i capitali finanziari s’integrano in maniera inuguale e asimmetrica nel “mercato unico “ e nella “moneta unica”contribuendo alla formazione di potenti oligarchie europee tecno-mercantili e finanziarie; dall’altro, la condizione delle persone, delle categorie sociali, delle comunità locali e nazionali e delle strutture economiche e sociali divergono sempre di più fra loro all’interno dell’Unione. Lungi dal favorire l’integrazione politica e democratica dell’Europa, il mercato unico e la moneta unica hanno favorito l’accentuazione delle divergenze fra i paesi e le ineguaglianze socio-territoriali con la conseguente liquificazione delle politche comuni europee e l’evaporazione della democrazia effettiva a livello europeo.</p>
<p><strong>Rallegrarsi per il futuro?</strong></p>
<p>L’incertezza è elevata. Dalle “cerimonie” ufficiali o spontanee (non massicce e popolari) organizzate il 25 marzo in Italia ( molto meno nel resto dell’Europa) in occasione del 60° anniversario del Trattato di Roma che dette vita alla CEE (Comunità Economica Europea) sono emerse due evidenze piuttosto forti. Primo, nessuno pensa che a corto termine (prossimi cinque anni) sia realisticamente possibile sul piano politico realizzare un cambio radicale delle tendenze oggi dominanti. Tutti sperano che, almeno, l‘Unione europea riesca a sopravvivere alla crisi ( le crisi) attuale. Una svolta decisiva in favore di un’Altra Europa, è fortemente esclusa dai più. E’ considerata politicamente impossibile.Secondo, quel che sembra “politicamente” possibile a medio e lungo termine (una generazione) è lo scenario di un’Europa a velocità variabili con un gruppo di paesi “più integrati” in una prospettiva di transizione verso la de-carbonizzazione dell’economia, la digitalizzazione della società e la militarizzazione europea delle politiche di ‘difesa”.</p>
<p>In verità, c’è poco di cui essere allegri. Chiudere la baracca? Abbandonare la forza utopîca e la volontà di partecipare alla costruzione di un divenire europeo diverso, migliore? Impensabile. La storia dimostra che ci possono essere periodi difficili per progredire sul cammino della giustizia, della solidarietà, dell’uguaglianza nei diritti, della pace, della democrazia reale. Ma che i cambiamenti “buoni”, anche radicali, avvengono, ci sono stati e ci saranno anche per l’Europa. La soluzione non sta nell’avere pazienza, ma nell’essere impazienti e praticare l’audacia.</p>
<p style="text-align: right;">Riccardo Petrella-Pressenza</p>
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		<title>8 marzo per le donne coraggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Mar 2017 16:47:33 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[diritti umani]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ciao Italia, in tutto il mondo le donne sono minacciate, vessate, insultate, umiliate, censurate, marginalizzate, picchiate, imprigionate, perseguitate penalmente, e a volte uccise, per il loro coraggioso lavoro in&#8230;</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>Ciao Italia,</div>
<div>in tutto il mondo le<strong> donne</strong> sono minacciate, vessate, insultate, umiliate, censurate, marginalizzate, picchiate, imprigionate, perseguitate penalmente, e a volte uccise, per il loro coraggioso lavoro in difesa dei diritti umani.</div>
<div>Nella <strong>Giornata internazionale della donna</strong> fai in modo che nel nostro Paese sia finalmente riconosciuto il ruolo delle donne che <strong>difendono i diritti umani</strong>: grazie alla tua firma chiederemo al governo <strong>azioni concrete per proteggere, promuovere e legittimare </strong>il lavoro di difesa dei diritti delle donne in Italia e all’estero.</div>
<div></div>
<div></div>
<div><strong>Italia, IL TUO AIUTO È FONDAMENTALE</strong></div>
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<div><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=0%3dNbPY%263%3dT%267%3dZOWQ%26L%3dKcNdQW%26D%3dEAM9P_9tlw_J4_Axjs_KC_9tlw_I9FTD.46KvLCV.zM_Axjs_KCrI9B3E2_Ohvi_Ywa-689S8-DzHAKrMt-F5MxO54IF6GtIv-78K54_Axjs_KC_9tlw_J9DQ4_L8R96x_Ohvi_ZugXt_9tlw_IYDQ4_FxAzN6_Ohvi_Zuh68zE_Axjs_KcBM6_0rF98z08r4t7_Ohvi_ZugXtJaMe%26u%3d" target="_blank"><strong>FIRMA ORA</strong></a></div>
</div>
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<div>
<p><strong>Bibata</strong>, ex insegnante, è impegnata, con la sua associazione nella promozione e protezione dei diritti delle donne in Burkina Faso. <strong><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=3%3dUgER%260%3dY%26v%3dSVbF%26E%3dRhCWXb%263%3d8HRxI_Fyap_Q9_zqqx_06_Fyap_PD5MK.9uD3Q2O.7R_zqqx_06yNx50Jq_Ho1X_R4f-u1FXw-77MzDyRi-9BRmHB989CLiB3-BwDB9_zqqx_06_Fyap_QD3JA_QwKFAm_Ho1X_S2lMm_Fyap_Pd3JA_Km47Su_Ho1X_S2mu17J_zqqx_0VIRu_3yKx17E1y9iv_Ho1X_S2lMmQfBX%262%3d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Firma per difenderla dagli attacchi e dalle violenze</a></strong>.</p>
<p><strong>Helen</strong>, portavoce di una delle comunità della Peace River Valley, in Canada, lotta per difendere le ultime terre dei nativi americani. <strong><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=5%3d7gTT%26l%3dY%26A%3dU8bU%26G%3d4hRY0b%26H%3d0tRCK_rypr_39_EsSx_O8_rypr_2DJOw.90FeQGQ.iR_EsSx_O8aNC7lJ6_JQ1m_Tff-03rXB-9iMEFaRx-AnR2Jn9MAoLxDe-BBFn9_EsSx_O8_rypr_3DHLm_QBMrA2_JQ1m_Udlbo_rypr_2dHLm_K26iS0_JQ1m_Udm03iJ_EsSx_OXuR0_5aKC3iE3a9xA_JQ1m_Udlbo3fQZ%26d%3d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Con il tuo sostegno puoi aiutarla</a></strong>.</p>
<p><strong>Su</strong>, che da anni difende i diritti delle donne in Cina, potrebbe essere condannata a 15 anni per aver protestato contro la violenza familiare e domestica. <strong><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=8%3dIaKW%26x%3dS%262%3dXJVL%26J%3dFbIbLV%269%3dC6L4N_4sgu_E3_6ver_FA_4sgu_D8AR9.31IqK8T.uL_6ver_FAmH40xDw_Mcud_WrZ-164R3-BuG6ImLo-DzLsMz3DD1FoGq-63Iz3_6ver_FA_4sgu_E89Oy_K3P45s_Mcud_XpfSr_4sgu_DX9Oy_Es9uM1_Mcud_Xpg16uD_6ver_Fa7L1_8mE46u96m3o2_Mcud_XpfSrEZHc%26p%3d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Combatti questa ingiustizia</a></strong>.</p>
<p><strong>Eren</strong>, avvocata, è stata portata in tribunale oltre 100 volte: la sua unica colpa è difendere i diritti della minoranza curda in Turchia. <strong><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=9%3dSg7X%268%3dY%26n%3dYTb8%26K%3dPh5cVb%26u%3dDFRpO_DySv_O9_rwox_2B_DySv_NDwSI.9mJ1QtU.5R_rwox_2BwNpA8Ji_Nm1P_X2f-m7DXo-C5MrJwRa-E0ReN09zEALaH1-BoJ09_rwox_2B_DySv_ODuP9_QoQDAe_Nm1P_YzlEs_DySv_NduP9_Ke05Sm_Nm1P_Yzmm75J_rwox_2bGRm_9wKp75E7w9an_Nm1P_YzlEsOf4d%26z%3d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Difendila</a></strong>.</p>
<p><strong>Maxima</strong>, contadina peruviana, ha rischiato la vita per proteggere la sua terra dalla minaccia di una miniera d’oro a cielo aperto. <strong><a href="http://news.amnesty.it/e/t?q=A%3dGaUZ%26v%3dS%26B%3daHVV%26M%3dDbSeJV%26I%3dF4LDQ_2sqx_C3_Fycr_PD_2sqx_B8KU7.3ALoKHW.sL_Fycr_PDkHDCvD7_Paun_ZpZ-A92RC-EsGFLkLy-GxL3Px3NGyFyJo-6CLx3_Fycr_PD_2sqx_C8IRw_KCS253_Paun_anfcu_2sqx_BXIRw_E3BsMA_Paun_angA9sD_Fycr_Pd5LA_AkED9s99k3yB_Paun_anfcuCZRf%26n%3d" target="_blank" rel="noopener noreferrer">Aiutala nella sua battaglia</a></strong>.</p>
</div>
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</div>
<table border="0" width="100%" cellspacing="0" cellpadding="0" align="center">
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<tr>
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<tbody>
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		<title>“Amare non è un crimine!” No alla discriminazione delle persone Lgbti in Tunisia e Turchia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/06/09/amare-non-e-un-crimine-no-alla-discriminazione-delle-persone-lgbti-in-tunisia-e-turchia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 09 Jun 2016 08:51:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Amnesty International Italia ha annunciato la sua partecipazione all’Onda Pride 2016, accanto alle associazioni della società civile che si occupano di diritti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/06/09/amare-non-e-un-crimine-no-alla-discriminazione-delle-persone-lgbti-in-tunisia-e-turchia/">“Amare non è un crimine!” No alla discriminazione delle persone Lgbti in Tunisia e Turchia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Amnesty International Italia ha annunciato la sua partecipazione all’<strong>Onda Pride 2016</strong>, accanto alle associazioni della società civile che si occupano di diritti delle persone Lgbti (lesbiche, gay, bisessuali, transgender e intersessuate) in Italia.<br />
<strong><br />
</strong>Anche quest’anno gli attivisti di Amnesty International Italia saranno in piazza al fianco della comunità Lgbti contro ogni forma di discriminazione a causa dell’orientamento sessuale e/o dell’identità di genere e per sensibilizzare la società italiana sulle violazioni dei diritti umani perpetrate nei confronti di persone Lgbti in tutto il mondo. Per festeggiare insieme la gioia di essere “liberi ed eguali in dignità e diritti”.</p>
<p>La mappa degli appuntamenti è disponibile online e in continuo aggiornamento all’indirizzo: <a href="http://www.amnesty.it/pride">http://www.amnesty.it/pride</a><br />
<strong><br />
</strong>Durante l’Onda Pride, l’attenzione sarà rivolta a due paesi, Tunisia e Turchia, nei quali i diritti delle persone Lgbti sono a rischio.</p>
<p>In Tunisia il Codice penale criminalizza i rapporti sessuali consensuali tra persone adulte dello stesso sesso con pene fino a tre anni di reclusione e una multa per “sodomia e lesbismo”. Nell’ultimo rapporto pubblicato dall’Organizzazione<em> </em><em>“I’m not a monster – State-entrenched discrimination and homophobia in Tunisia”</em>, Samira, 17 anni, ha raccontato ad Amnesty International le minacce sessuali che quotidianamente riceve nella sua città, in Tunisia, perché lesbica. Un uomo ha cercato di violentarla: “Ero al parco con la mia ragazza, ci stavamo baciando. Uno sconosciuto ci faceva delle foto. Ci ha minacciate di farle vedere a tutti se non facevamo ciò che ci chiedeva. Ha detto alla mia ragazza di andarsene e ha cercato di costringermi a fare sesso con lui. La mia ragazza si è rifiutata di andarsene e siamo riuscite a scappare via.” Amnesty International chiede al governo tunisino di porre fine alla discriminazione, di diritto e di fatto, nei confronti delle persone Lgbti e di abrogare l’articolo 230 del Codice penale.</p>
<p>In Turchia anche quest’anno c’è il timore che il Pride, che dovrebbe avere luogo il 26 giugno a Istanbul, possa essere nuovamente ostacolato dalla polizia tramite l’uso arbitrario ed eccessivo della forza. Nel 2015 le autorità turche hanno impedito l’annuale parata del Pride di Istanbul, nonostante migliaia di persone si fossero già riunite a Taksim, una piazza centrale della città. La polizia ha fatto uso della forza contro manifestanti pacifici colpendoli con cannoni d’acqua, gas lacrimogeni e proiettili di gomma. Amnesty International promuove l’azione di solidarietà #MyIstanbulPride con il Pride di Istanbul a cui sarà possibile partecipare, sino al 26 giugno, fotografando un monumento della propria città o con un selfie<strong> </strong>da pubblicare sui propri social (twitter, facebook, instagram) utilizzando l’hashtag<strong> </strong><strong>#MyIstanbulPride</strong>.</p>
<p>Infine, durante l’Onda Pride sarà disponibile un lecca lecca a forma di cuore prodotto da AltraQualità, confezionato con i colori dell’arcobaleno. Sarà possibile trovarlo online oppure durante i Pride e le iniziative organizzate dagli attivisti di Amnesty International Italia per ricordare che amare è un diritto umano uguale per tutte e tutti. Il ricavato sarà utilizzato per sensibilizzare la società italiana sui diritti delle persone Lgbti e per difendere i diritti umani ovunque essi siano violati.</p>
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		<title>Milano, pedalata delle donne musulmane contro la discriminazione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/03/15/milano-pedalata-delle-donne-musulmane-contro-la-discriminazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Mar 2016 09:22:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[discriminazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Otto chilometri in bicicletta, da via Padova a Porta Venezia: molte le donne musulmane, con o senza velo, che domenica 13 marzo nel pomeriggio hanno aderito alla pedalata&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/15/milano-pedalata-delle-donne-musulmane-contro-la-discriminazione/">Milano, pedalata delle donne musulmane contro la discriminazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Otto chilometri in bicicletta, da via Padova a Porta Venezia: molte le donne musulmane, con o senza velo, che domenica 13 marzo nel pomeriggio hanno aderito alla pedalata contro la discriminazione di genere e la violenza sulle donne.</p>
<p>L’iniziativa è stata lanciata in risposta a un’intervista a «Striscia la notizia» dell’imam di Segrate, <strong>Rajae Bezzaz</strong>, che aveva dichiarato: «Essendo la donna una cosa sacra, una cosa di valore… Il diamante non è che lo si mette così… Nella Cadillac, nella Mercedes, ma non sulla bicicletta… È più decoroso». Parole che avevano raccolto diversi commenti favorevoli (non solo maschili) all’interno della comunità. L’imam poi si è corretto, ma le donne musulmane hanno comunque deciso di mobilitarsi per contrastare la «violenza psichica e fisica» contro le donne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/15/milano-pedalata-delle-donne-musulmane-contro-la-discriminazione/">Milano, pedalata delle donne musulmane contro la discriminazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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