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	<title>Dottor AI Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>“Dottor AI”: oltre il 70% degli italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2026 14:04:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Dottor AI]]></category>
		<category><![CDATA[Intelligenza artificiale]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/06/16/dottor-ai-oltre-il-70-degli-italiani-usa-lintelligenza-artificiale-per-cercare-informazioni-sulla-salute/">“Dottor AI”: oltre il 70% degli italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’intelligenza artificiale fa ormai parte del rapporto quotidiano degli italiani con la salute. <strong>Oltre 7 persone su 10 dichiarano infatti di utilizzare almeno occasionalmente strumenti basati sull’AI per cercare informazioni sanitarie</strong>: il 43,9% lo fa direttamente, il 21,6% in modo saltuario e un ulteriore 7% utilizza le risposte AI integrate nei motori di ricerca. Un trend che è destinato a rafforzarsi in futuro, visto che a trainare l’utilizzo dell’AI in ambito sanitario è la fascia <strong>under 50</strong>, dove gli utilizzatori almeno occasionali sfiorano l’89%. <strong>Oltre 2 italiani su 3, inoltre, pensano che in futuro utilizzeranno di più l’AI</strong> per temi sanitari, mentre le posizioni di totale chiusura risultano minoritarie (solo l’11,5% esclude questa possibilità).</p>



<p class="wp-block-paragraph">È quanto emerge dal <strong>sondaggio “Dottor AI – Come gli italiani usano l’intelligenza artificiale in tema di salute”</strong>, promosso da <strong>Cerba HealthCare Italia</strong> su un campione rappresentativo di 1.000 cittadini italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Commenta <strong>Marco Daturi, Chief Marketing Officer:</strong> «La porta d’ingresso alla salute non è più solo lo studio medico: sempre più spesso è una domanda fatta a un’intelligenza artificiale. Per questo la sfida non è fermare il cambiamento, ma portare qualità, autorevolezza e responsabilità dentro questo nuovo spazio informativo. <strong>Dopo Google, la nuova frontiera della fiducia sanitaria passa dalle risposte generate dall’intelligenza artificiale.</strong> Per anni abbiamo lavorato sulla SEO per aiutare le persone a trovare contenuti affidabili sui motori di ricerca. Oggi dobbiamo fare un passo in più: lavorare sulla GEO, cioè ottimizzare la presenza e la citabilità da parte delle AI generative, in modo che anche le risposte generate dall’intelligenza artificiale siano <strong>alimentate da fonti corrette, chiare e autorevoli. </strong>La vera domanda, dunque, non è se le persone useranno l’AI per la salute: <strong>lo stanno già facendo. La domanda è chi alimenterà quelle risposte, e noi ci saremo</strong>».</p>



<p class="wp-block-paragraph">Più nel dettaglio, dalle risposte raccolte emerge che <strong>le principali motivazioni</strong> che spingono gli utenti a consultare l’AI riguardano la <strong>comprensione dei sintomi e dei disturbi</strong> (39% delle menzioni) e <strong>l’interpretazione di esami o referti</strong> (30%), che insieme rappresentano circa sette utilizzi su dieci. Più distanziate risultano invece le ricerche relative a farmaci e terapie o alla valutazione dell’opportunità di rivolgersi a un medico. Tra i più giovani prevale la ricerca di spiegazioni immediate sui sintomi, mentre dopo i 50 anni cresce il ricorso all’AI per leggere referti ed esami clinici.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rapporto con questi strumenti appare caratterizzato anche da un <strong>livello di fiducia elevato</strong>: tra chi utilizza l’AI per temi di salute, il 57% dichiara di fidarsi abbastanza delle informazioni ricevute e oltre il 41% afferma di fidarsene molto. <strong>La diffidenza risulta residuale e si concentra soprattutto tra chi non utilizza mai questi strumenti</strong>. In particolare, tra i non utilizzatori, circa sette persone su dieci indicano proprio la mancanza di fiducia come principale motivo del rifiuto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’indagine evidenzia inoltre <strong>una forte componente emotiva</strong> associata all’utilizzo dell’AI sanitaria. Oltre l’81% degli utenti dichiara di essersi sentito rassicurato spesso dalle risposte ricevute, mentre un ulteriore 18% riferisce che ciò accade almeno qualche volta. Allo stesso tempo, circa un terzo afferma di essersi preoccupato almeno occasionalmente dopo aver consultato questi strumenti, segnale di un rapporto che non è solo informativo ma anche, appunto, emotivo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La ricerca ha poi indagato un altro tema che diventa cruciale quando le AI entrano nel campo dell’informazione sanitaria: <strong>quello della mediazione clinica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le risposte evidenziano che al consulto con il “Dottor AI” non segue quasi mai un confronto con il proprio medico: <strong>solo il 2,6% degli utilizzatori dichiara di aver verificato con un professionista sanitario le informazioni ricevute tramite l’AI</strong>, dato che suggerisce come questi strumenti vengano vissuti prevalentemente come un supporto autonomo e personale, mentre la distanza tra salute digitale e sistema sanitario resta ampia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’AI sanitaria viene<strong> percepita come utile da 7 intervistati su 10</strong>, e quasi <strong>il 58% dichiara che probabilmente si fiderebbe di più dell’AI se questa fosse integrata o supervisionata </strong>da medici reali. Allo stesso tempo, la maggioranza degli italiani non ritiene realistico uno scenario di <strong>sostituzione del medico con l’intelligenza artificiale: oltre il 70% esclude o non considera probabile questa ipotesi</strong>. Tuttavia, quasi tre persone su dieci riconoscono almeno un rischio potenziale.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, al netto di marcate differenze generazionali, è ormai assodato che per la maggioranza degli italiani (58%) la salute non passa più da una sola fonte, ma da un insieme di strumenti, persone e canali informativi. Nessun intervistato indica l’intelligenza artificiale come unica fonte autorevole in ambito sanitario, ma la sua presenza è ormai un dato di fatto, ed è destinata a crescere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«<strong>Leggo questi dati come il segnale di un cambiamento profondo</strong> nel comportamento delle persone – conclude Daturi –. L’intelligenza artificiale è già diventata un nuovo punto di contatto tra cittadini e salute: non sostituisce il medico, ma entra prima, durante e dopo il rapporto con il sistema sanitario. Per questo le aziende della salute non possono più limitarsi a comunicare online: devono essere presenti, autorevoli e comprensibili anche negli ecosistemi informativi generati dall’AI».</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/06/16/dottor-ai-oltre-il-70-degli-italiani-usa-lintelligenza-artificiale-per-cercare-informazioni-sulla-salute/">“Dottor AI”: oltre il 70% degli italiani usa l’intelligenza artificiale per cercare informazioni sulla salute</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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