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	<title>educazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Scuola. A &#8216;lezione&#8217; di disastri: dal Vajont alla Val Badia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Oct 2017 09:51:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Un&#8217;escursione nei luoghi famosi per grandi disastri ambientali per non dimenticare, ma soprattutto per imparare, per fare &#8216;sul campo&#8217; un&#8217;analisi critica delle catastrofi che hanno segnato la storia dell&#8217;Italia. E quindi per capire come evitare che si ripetano. E&#8217; la particolare iniziativa, organizzata all&#8217;interno del corso di perfezionamento in emergenze territoriali, ambientali e sanitarie (EmTask) [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un&#8217;escursione nei luoghi famosi per grandi disastri ambientali per non dimenticare, ma soprattutto per imparare, per fare &#8216;sul campo&#8217; un&#8217;analisi critica delle catastrofi che hanno segnato la storia dell&#8217;Italia. E quindi per capire come evitare che si ripetano. E&#8217; la particolare iniziativa, organizzata all&#8217;interno del corso di perfezionamento in emergenze territoriali, ambientali e sanitarie (EmTask) dell&#8217;Universita&#8217; di Modena e Reggio Emilia, che trasforma in &#8216;aula&#8217; la diga del Vajont, teatro della terribile frana di 54 anni fa che costo&#8217; la vita a 2.000 persone. E questa e&#8217; solo la prima tappa di un tour di tre giornate: da domani a domenica prossima. Una sessantina di studenti, accompagnati da sette professori, raggiungera&#8217; a bordo di un mezzo dell&#8217;Esercito, i punti piu&#8217; significativi dove si sono verificati disastri ambientali nell&#8217;area delle Alpi orientali. Si parte appunto dalla frana del Vajont: qui e&#8217; previsto un incontro con Alessandro Pasuto, direttore dell&#8217;Istituto di ricerca della protezione idrogeologica del Cnr di Padova, e con tecnici dell&#8217;Enel di Vittorio Veneto. &#8220;Un&#8217;occasione- commenta Mauro Soldati, direttore del corso- per comprendere le cause geologiche e le implicazioni socio-economiche e le responsabilita&#8217; che hanno connotato questi eventi calamitosi&#8221;. La seconda tappa del &#8216;viaggio di studio&#8217; e&#8217; nella Val di Stava, dove il 19 luglio 1985 una catastrofe provoco&#8217; la morte di 268 persone a causa del cedimento di due invasi artificiali utilizzati come discariche minerarie. La &#8216;tre giorni&#8217; si conclude in Val Badia, dove il sindaco e il comandante dei Vigili del fuoco locali illustreranno, nella sala del Consiglio comunale, le fasi di gestione dell&#8217;emergenza che ha interessato la valle nel dicembre 2012, quando la riattivazione di un&#8217;antica frana porto&#8217; alla distruzione di tre abitazioni e decine di evacuati. Per gli iscritti al corso in emergenze territoriali, ambientali e sanitarie si prepara quindi &#8220;un&#8217;ulteriore occasione dopo i sopralluoghi effettuati nelle zone dei disastri che hanno colpito il modenese nel 2012 e nel 2014&#8221;, ricorda Soldati. E&#8217; grazie alla sinergia con l&#8217;Accademia militare di Modena che gli studenti si sposteranno su mezzi dell&#8217;Esercito italiano.</p>
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		<title>Istruzione: 58 milioni di bambini esclusi da educazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Oct 2016 15:38:53 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’arco di una generazione il mondo “ha raggiunto traguardi importanti nella lotta alla mortalità infantile e nell’accesso all’istruzione:<strong>dal 1990 il numero di bambini sotto i 5 anni che muoiono per cause prevenibili e curabili è dimezzato</strong> e dal 2000 il numero di bambini che non vanno a scuola è sceso del 42%. <strong>Ma sono ancora milioni i bambini in Italia e nel mondo che rimangono esclusi da questi progressi</strong>‘. Lo ha dichiarato Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children Italia, l’Organizzazione internazionale dedicata dal 1919 a salvare i bambini in pericolo e promuoverne i diritti.</p>
<p>Sono quasi 6 milioni, ogni anno, i bambini sotto i 5 anni che <strong>muoiono per malattie facilmente prevenibili</strong> e curabili e 60 milioni i minori tra 6-11 anni che <strong>non vanno a scuola</strong>, 58 milioni solo nei Paesi più poveri. 400 milioni sotto i 13 anni vivono in povertà estrema e altrettanti sono discriminati a causa della loro religione, etnia, disabilità, genere.</p>
<p>Nei Paesi ad alto reddito la crescita economica ha permesso un generale miglioramento dei livelli di benessere, tuttavia <strong>nell’Unione Europea circa il 27% dei minori è a rischio di povertà</strong> e di esclusione sociale.</p>
<p>In Italia, <strong>oltre 1 milione di bambini vive in povertà assoluta</strong>, senza il necessario per crescere e senza opportunità educative, mentre oltre 2 milioni vivono in povertà relativa.</p>
<p>Nel nostro Paese, un bambino su 10 non può permettersi abiti nuovi mentre<strong> 1 su 20 non riceve un pasto proteico al giorno.</strong> È per loro che Save the Children lancia la campagna globale ‘Fino all’ultimo bambino’ per salvare e dare un futuro ai bambini senza un domani, in Italia e nel mondo.</p>
<p>MORTALITÀ INFANTILE</p>
<p>Nei contesti più poveri sono ancora tantissimi i bambini a cui viene di fatto negato il diritto alla vita, ad un’infanzia e ad un’adolescenza sicura, riconosciuta anche dalla Convenzione per i Diritti dell’Infanzia (CRC).</p>
<p>Sono circa 16 mila i bambini che <strong>muoiono ogni giorno</strong> prima di aver compiuto i cinque anni per cause prevenibili e curabili – spiega l’Organizzazione all’interno del nuovo rapporto che porta il nome della campagna “Fino all’ultimo bambino” – e i contesti più poveri sono da sempre quelli in cui il tasso di mortalità infantile è più alto. Sono bambini che muoiono per malattie facilmente prevenibili e curabili e che si trovano costretti a vivere in condizioni igienico-sanitarie scarse e <strong>senza disporre di acqua potabile.</strong></p>
<p>Basti pensare che solo il 68% della popolazione dell’Africa subsahariana ha accesso a questa risorsa naturale, a fronte del 94% della media globale.</p>
<p>Quelli che vivono in zone extraurbane rischiano di morire 1,7 volte in più rispetto a quelli che vivono nelle città.</p>
<p><strong>Già prima della nascita i bambini di alcune zone del pianeta sono più svantaggiati</strong>: in Africa orientale e meridionale solo il 45% delle madri si sottopone ai quattro controlli durante la gravidanza raccomandati dall’OMS e solo il 49% (meno di 1 donna su 2) è assistito da personale qualificato durante il parto, percentuale quest’ultima inferiore di 26 punti percentuali rispetto alla media globale.</p>
<p>Ancora più svantaggiati coloro che vivono nelle aree rurali, che hanno una possibilità di accedere ai servizi sanitari del 22% contro il 56% delle aree urbane, così come il tasso di mortalità materna risulta 2,5 volte maggiore.</p>
<p>EMERGENZE CLIMATICHE</p>
<p>Tra i più colpiti dalla malnutrizione – che è concausa di morte nella metà dei casi di decessi prima dei cinque anni – ci sono anche i bambini che vivono nelle aree colpite dalle gravi emergenze climatiche. Sono circa 26,5 milioni i minori a rischio che vivono nei Paesi dell’Africa orientale e meridionale che sono stati vittime del passaggio di El Nino, la corrente oceanica responsabile del caldo torrido e delle alluvioni.</p>
<p>Fanno parte di comunità che sono state spesso costrette a spostarsi in cerca di acqua, cibo, pascoli per gli animali e lavoro e che si allontanano così anche dai servizi per la salute e sono maggiormente esposti all’insicurezza sociale.</p>
<p>MANCANZA DI ISTRUZIONE</p>
<p>L’accesso all’istruzione è uno tra gli strumenti più efficaci per rompere il ciclo della povertà. Nonostante i successi ottenuti dal 2000 ad oggi, è ancora alto il numero di bambini che in molte regioni non hanno accesso all’istruzione di base: sono 58 milioni i bambini che non frequentano la scuola nei paesi più poveri. Ben 18 milioni vivono in Africa centrale e occidentale.</p>
<p>I bambini che nascono e crescono nelle aree rurali hanno un tasso di scolarizzazione ancora troppo basso: nelle aree rurali solo il 79% della popolazione frequenta la scuola primaria, contro il 91% delle aree urbane. <strong>Chi nasce in città ha 1,4 possibilità in più di frequentare la scuola rispetto ai bambini che vivono nelle zone extraurbane</strong>. Nei 63 Paesi a basso e medio reddito, il 20% della popolazione più povera rischia 4 volte di più di non ottenere una buona istruzione se comparata alla fetta più ricca della popolazione.</p>
<p>“<strong>Anche in Italia sono ancora troppi i bambini che non hanno opportunità</strong>, i bambini senza un domani. Appartengono alle tante famiglie che faticano a pagare le rette degli asili o delle mense scolastiche, che non hanno la possibilità di vestire e nutrire adeguatamente i propri figli’, commenta Neri.</p>
<p>E nel nostro paese la povertà e l’esclusione sociale sono più forti in alcune aree geografiche, in particolare nel <strong>Mezzogiorno</strong>. Qui il 9% della popolazione vive in condizioni di povertà assoluta (a fronte di una media del 4,5% del centro e del nord) e il 20% in povertà relativa (contro il 6% delle altre aree).</p>
<p>Anche l’ampiezza del nucleo familiare incide sui livelli di povertà, con il 31% dei nuclei con più di 5 persone in povertà relativa e il 17% in povertà assoluta.</p>
<p>La grave deprivazione in cui versano molte famiglie in Italia ha forti ripercussioni sulla vita dei bambini. Basti pensare che circa 1 su 10 non può permettersi abiti nuovi, <strong>1 su 16 non possiede dei giochi,</strong> 1 su 13 non ha libri extrascolastici, quasi 1 su 9 non ha in casa uno spazio adeguato per studiare, mentre 1 su 7 non può svolgere attività di svago fuori casa.</p>
<p>Sono condizioni che incidono fortemente sul benessere dei bambini, la cui vita sociale risulta compromessa, che vedono minato il loro potenziale e la possibilità di costruirsi un futuro. Save the Children in questi anni ha fatto tanto per i bambini esclusi, in Italia e nel mondo, cercando di garantire a tutti i bambini le stesse opportunità di vita e il diritto a costruirsi un futuro.</p>
<p>Dal 2009 al 2015 l’Organizzazione si è strenuamente impegnata nella campagna Every One per contrastare la mortalità infantile e assicurare la sopravvivenza dei bambini sotto i cinque anni, che troppo spesso nei Paesi in via di sviluppo rischiavano di perdere la vita per malattie facilmente prevenibili e curabili.</p>
<p><a title="Foto @Save The Children" href="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2016/10/punto_luce_save-the-children.jpg" data-rel="lightbox-1"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="size-medium wp-image-82557 alignleft" src="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2016/10/punto_luce_save-the-children-300x200.jpg" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" srcset="http://www.dire.it/wp-content/uploads/2016/10/punto_luce_save-the-children-300x200.jpg 300w, http://www.dire.it/wp-content/uploads/2016/10/punto_luce_save-the-children.jpg 700w" alt="punto_luce_save-the-children" width="300" height="200" /></a>Solo nell’ultimo anno, nel mondo, sono stati raggiunti 23 milioni di donne e bambini con programmi di salute. In Italia, nel solo 2015, sono stati circa 30.000 i bambini che hanno beneficiato degli interventi di contrasto alla povertà.</p>
<p>Save the Children ha attivato sul territorio nazionale 18<strong>Punti Luce</strong>, centri ad alta densità educativa per dare opportunità formative a bambini e ragazzi, 6 centri <strong>Fiocchi in Ospedale,</strong> per offrire informazione, ascolto e supporto a mamme e neonati in Ospedale, e 6 <strong>Spazi Mamme</strong> in 5 città italiane per sostenere le mamme e bambini da zero a sei anni, contrastare la povertà e favorire una sana alimentazione.</p>
<p>Anche quest’anno, tutti potranno dare il proprio contributo alla campagna attraverso<strong> il numero unico solidale 45567</strong>, che sarà attivo dal 17 ottobre all’8 novembre. Sarà possibile donare 2 euro inviando un sms dai cellulari TIM, Vodafone, WIND, 3, e Tiscali o chiamando da rete fissa Vodafone. La donazione sarà di 2 o 5 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa TIM, Infostrada, Fastweb e Tiscali.</p>
<p>In occasione del lancio della nuova campagna “<a href="https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/campagne/fino-allultimo-bambino" target="_blank">Fino all’ultimo bambino</a>”, Save the Children si è dotata di un nuovo sito internet, arricchito di numerosi contenuti e molto fruibile, dove sarà possibile trovare tutte le informazioni relative alla nuova campagna e a tutti gli ambiti di lavoro dell’Organizzazione.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/17/istruzione-58-milioni-di-bambini-esclusi-da-educazione/">Istruzione: 58 milioni di bambini esclusi da educazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Save the Children: più di un milione di minori in povertà assoluta nel nostro Paese</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/04/05/save-the-children-piu-di-un-milione-di-minori-in-poverta-assoluta-nel-nostro-paese/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Apr 2016 10:51:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/04/05/save-the-children-piu-di-un-milione-di-minori-in-poverta-assoluta-nel-nostro-paese/">Save the Children: più di un milione di minori in povertà assoluta nel nostro Paese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Un piano strategico e sinergico </strong>per lo stanziamento delle risorse che presti <strong>attenzione alle realtà territoriali dove il fenomeno ha una maggiore concentrazione, per dare vita a vere e proprie “comunità educanti”</strong>. <strong>Interventi su base comunitaria ma anche individuale</strong>, come sostegni educativi personalizzati per i bambini e gli adolescenti che sono in povertà assoluta.  <strong>L’impostazione di un sistema di monitoraggio e valutazione</strong>, attraverso soggetti indipendenti, che misuri l’impatto degli interventi sui beneficiari diretti e sulla comunità.</p>
<p>Queste alcune delle raccomandazioni di Save the Children in relazione all’applicazione del nuovo Fondo sulla Povertà educativa minorile &#8211; costituito per la prima volta con l’ultima Legge di Stabilità, alimentato dalle fondazioni di origine bancaria con un budget annuale di 100 milioni di euro per tre anni &#8211; che sono emerse oggi nel corso dell’evento “<strong>Fondo povertà educativa, un’occasione da non perdere” </strong>organizzato a Roma, presso la Sala Biblioteca degli Atti Parlamentari del Senato. L’incontro, cui hanno preso parte, tra gli altri, il Presidente del Senato Pietro Grasso, il Sottosegretario della Presidenza del Consiglio Tommaso Nannicini, il Vicepresidente della Commissione Parlamentare per l’infanzia e l’adolescenza Sandra Zampa ed Enrico Giovannini, Professore ordinario di statistica economica all&#8217;Università di Roma “Tor Vergata”, è stato l’occasione per aprire un confronto sulle strategie e le proposte affinché questo intervento segni l’avvio di una nuova stagione di impegno per il futuro dei bambini.</p>
<p>“Il problema della povertà minorile in Italia e della povertà educativa ad essa strettamente correlata è un fenomeno gravissimo. Abbiamo fortemente voluto questo appuntamento per aprire un confronto pubblico sulla strategia e sugli obiettivi di questo importante Fondo, previsto dalla Legge di Stabilità, che può essere uno strumento fondamentale per il contrasto alla povertà educativa. Affinchè questo avvenga però occorre definire e implementare criteri chiari di attuazione e monitoraggio, affinché non si trasformi in un’occasione persa.” ha dichiarato Claudio Tesauro, Presidente di Save the Children. “È fondamentale che le risorse stanziate vengano utilizzate all’interno di un piano organico, evitando una dispersione di risorse che il nostro Paese non può assolutamente permettersi”.</p>
<p>&#8220;Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile è una opportunità che non va sprecata: occorre un piano coerente, che metta a frutto il meglio delle esperienze accumulate e che sappia intervenire sul territorio e sulle comunità, perché <em>per educare un bambino ci vuole un villaggio intero</em>. Il fatto che la “povertà educativa” sia entrata nell’agenda del Governo è sicuramente un passo importante: è una grande sfida, fondamentale per il futuro del nostro Paese”, ha dichiarato il Presidente del Senato, Pietro Grasso durante l’incontro.</p>
<p><strong>La povertà educativa</strong></p>
<p>La povertà educativa, intesa come la mancanza da parte dei bambini e degli adolescenti della possibilità di apprendere, sperimentare, sviluppare e far fiorire liberamente capacità, talenti e aspirazioni, è una condizione nella quale i più piccoli non solo sono deprivati delle stesse opportunità dei loro coetanei, ma vivono anche maggiori limitazioni dal punto di vista emotivo, nelle relazioni con gli altri e nella scoperta di se stessi e del mondo.</p>
<p>“Più di un milione di bambine, bambini e adolescenti vive in povertà assoluta nel nostro Paese, in condizioni di grave deprivazione. Sono sprovvisti di qualsiasi possibilità o stimolo per la crescita, e affrontano il futuro con grande incertezza” spiega Valerio Neri, Direttore Generale di Save the Children. “La nostra Organizzazione opera concretamente nei contesti più svantaggiati, attraverso il supporto di realtà locali e da anni denuncia il fenomeno della povertà educativa, fortemente legata a quello della povertà economica, che rischia di impedire lo sviluppo delle potenzialità e dei talenti di ogni bambino”.</p>
<p>Un quindicenne su quattro – secondo le ultime ricerche di Save the Children &#8211; non supera il livello minimo di competenze in matematica e uno su cinque in lettura. Quasi la metà dei minori tra i 6 e i 17 anni (48,6%) non ha letto neanche un libro oltre a quelli scolastici nel corso di un anno, il 55,2% non ha visitato un museo, il 45,5% non ha svolto alcuna attività sportiva e sono circa 425 mila i “disconnessi” da Internet, ovvero quelli che non hanno mai avuto accesso alla Rete. Il 15% degli adolescenti non prosegue gli studi dopo il diploma delle medie<a title="" href="http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/All/IT/Tool/Press/Single/#_ftn1" name="_ftnref1">[1]</a>.</p>
<p>Per questo motivo, l’Organizzazione ha lanciato in Italia la campagna “<strong>Illuminiamo il Futuro</strong>”, finalizzata a sconfiggere la povertà educativa attraverso obiettivi nazionali da raggiungere entro il 2030, parallelamente ad un intervento programmatico sul territorio, con l’apertura in 8 regioni italiane di 16 punti luce, centri ad alta densità educativa nei quartieri più svantaggiati di alcune città italiane.</p>
<p><strong>Raccomandazioni di Save the Children sull’utilizzo del Fondo</strong></p>
<p>“Save the Children ha creato degli indicatori per misurare il fenomeno della povertà educativa, in cui si evidenziano le aree del paese più a rischio. Questa mappa deve essere una cartina tornasole per mettere in atto interventi mirati al contrasto della povertà educativa, dando quindi a tutti i bambini e adolescenti le stesse opportunità di crescita e rafforzando la resilienza di coloro che vivono nei contesti di maggiore deprivazione attraverso il pieno sviluppo di opportunità educative”, sottolinea Raffaela Milano, Direttore Programmi Italia- Europa di Save the Children.</p>
<p>Come criterio per l’individuazione di queste aree potrebbero essere usati gli indicatori di povertà proposti da Save the Children su scala regionale, che includono dai risultati educativi alle condizioni di svantaggio familiare, dall’offerta educativa di qualità<a title="" href="http://www.savethechildren.it/IT/Tool/Press/All/IT/Tool/Press/Single/#_ftn2" name="_ftnref2">[2]</a> alla percentuale di famiglie con figli minori che vivono al di sotto della soglia di povertà. E ancora l’indice di dispersione scolastica, la percentuale di minori che frequentano attività sportive e culturali e le carenze nei servizi educativi a scuola, in particolare la mancanza di tempo pieno.</p>
<p>A esempio, sottolinea l’organizzazione, non solo al sud, ma anche nelle regioni del centro e del nord vi sono aree ad alto tasso di povertà educativa, nelle periferie dei grandi centri urbani, nelle cosiddette “aree interne” in via di spopolamento. È inoltre da considerarsi la necessità di potenziare l’offerta educativa nei comuni dove più forte è la presenza di minori stranieri di recente immigrazione. In questo caso il fondo può essere una importante opportunità anche per la promozione della coesione e della inclusione sociale tra le generazioni più giovani.</p>
<p>“Le azioni finanziate dal Fondo dovrebbero intervenire <strong>sia al livello comunitario che al livello individuale</strong>, per i bambini e gli adolescenti più a rischio. Nel primo caso, l’attivazione di reti locali formate da associazioni e organizzazioni già attive sul territorio permetterebbe di rafforzare le opportunità dei territori più deprivati e di promuovere la messa in rete delle risorse già disponibili, in un quadro di ottimizzazione. Gli interventi di tipo individuale-personalizzato dovrebbero essere volti a sostenere i bambini e gli adolescenti in situazione di profonda povertà educativa attraverso una “dote educativa”, ovvero un piano personalizzato che li sostenga nel percorso scolastico, alimenti i loro talenti e aspirazioni e permetta loro di avere fiducia nel futuro”, conclude Raffaela Milano.</p>
<p>Save the Children chiede inoltre che, per l’attivazione e l’implementazione del Fondo, venga costituito un comitato composto da rappresentanti dei diversi attori coinvolti, per la definizione del programma complessivo, il suo monitoraggio e la traduzione dei risultati del programma triennale. Cruciale infine risulterà essere il sistema di monitoraggio e di valutazione, con il coinvolgimento di soggetti indipendenti, come previsto dalla Legge di Stabilità, che misuri gli effetti sui beneficiari e sulla loro comunità sulla base, attraverso un sistema comune di indicatori volti a misurare le opportunità educative.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/04/05/save-the-children-piu-di-un-milione-di-minori-in-poverta-assoluta-nel-nostro-paese/">Save the Children: più di un milione di minori in povertà assoluta nel nostro Paese</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Non si educa alla libertà con metodi che portano all’obbedienza</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 11:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[obbedienza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura di sbagliare ci fa sentire impotenti? Quanto il nostro senso di inadeguatezza ci blocca e ci frena? Quanto di ciò che facciamo è spinto dal desiderio di approvazione? Spesso non riusciamo ad essere in connessione con i nostri reali desideri perché sopraffatti da pregiudizi e doveri… Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91327/">Non si educa alla libertà con metodi che portano all’obbedienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La paura di sbagliare ci fa sentire impotenti? Quanto il nostro senso di inadeguatezza ci blocca e ci frena? Quanto di ciò che facciamo è spinto dal desiderio di approvazione?</p>
<p>Spesso non riusciamo ad essere in connessione con i nostri reali desideri perché sopraffatti da pregiudizi e doveri…</p>
<p>Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni a tutti i livelli. Pensare ancora che questo sia il mondo migliore che possiamo aspettarci significa non accorgersi che la crisi ambientale ed economico-finanziaria che stiamo vivendo è solo il riflesso di una <strong>crisi umana</strong> senza precedenti. Essa sta mettendo a rischio la sopravvivenza del pianeta terra e di quanti lo abitano. L’analisi quindi di ciò che è stato fatto fino ad ora, soprattutto in campo educativo, è doverosa visti i risultati che ha prodotto.</p>
<p>I nostri attuali modelli educativi tendono a classificare e a giudicare ogni cosa che facciamo. A scuola ciò che produciamo viene valutato secondo una scala numerica. A casa l’educazione viene spesso ancora impartita con ordini, sgridate, divieti e castighi. I premi spettano ai “più bravi” e le punizioni ai “monelli”. Impariamo che dobbiamo guadagnarci l’amore e la stima degli altri, la loro fiducia. Impariamo ad essere dipendenti, docili e obbedienti.</p>
<p>E’ necessario dunque essere consapevoli che una relazione basata sulla <strong>paura</strong> diventa direttiva e coercitiva, produce nell’individuo frustrazione e insoddisfazione che può sfociare, per chi si ribella, in violenza e dipendenze di vario genere. In un contesto di questo tipo siamo cresciuti senza dare troppa importanza a quello che accade dentro di noi. Per questo tendiamo a scollegarci dalla nostra interiorità che non corrisponde a ciò che viene richiesto dal mondo esterno. <strong>Disimpariamo a comunicare con il cuore</strong> e usiamo atteggiamenti e parole che alienano dalla vita. Ci domandiamo se quello che pensiamo sia giusto o sbagliato e viviamo un dualismo che ci divide nel profondo del nostro essere. Così restiamo fermi nelle nostre paure e insicurezze in balia di ciò che gli altri hanno già deciso per noi.</p>
<p>Non siamo più in grado di esprimerci ed ascoltarci in modo empatico per non strumentalizzare le persone, come suggerisce <strong>Marshall Rosenberg</strong> ideatore della Comunicazione Nonviolenta (fondatore dei Servizi Educativi del CNVC – The Centre for Nonviolent Comunication), che riprende il termine “nonviolenza” nel modo in cui lo usava Gandhi.</p>
<p>“La CNV si basa su abilità di linguaggio e di comunicazione che rafforzano la nostra capacità di rimanere umani… Il suo scopo è quello di farci ricordare ciò che già sappiamo” M. Rosemberg</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/comunicazione-nonviolenta.jpeg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49864" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/comunicazione-nonviolenta.jpeg" alt="comunicazione-nonviolenta" width="500" height="345" /></a></p>
<p>Da troppo tempo esiste una concezione piramidale nell’ordinamento delle cose che ha determinato un sistema asimmetrico nelle relazioni tra le persone. Ciò ha creato le basi della subordinazione e della gerarchia: un modello che ha origini molto lontane nella storia e nella cultura. Siamo ancora abituati a pensare che sia naturale che ci sia qualcuno che comanda e altri che obbediscono, anche se è trascorso un po’ di tempo dalla Costituzione della Repubblica Italiana (1947) nella quale è chiaramente indicato come costruire una società in cui la persona sia capace di esercitare la propria libertà.</p>
<p>Lo dice con molta forza il magistrato <strong>Gherardo Colombo</strong> quando scrive “<em>Una cosa è certa: non si può educare alla libertà usando metodi che portano all’obbedienza</em>” nel libro “Imparare la libertà” scritto con l’insegnante Elena Passerini.</p>
<p>Oggi, dopo circa settant’anni dalla delibera di quella Assemblea Costituente, è più che mai necessario ed urgente superare questi vecchi concetti affinché tutti possano godere di pari dignità sociale che va oltre le distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica e di condizioni personali e sociali come sancito nell’articolo 3 della Costituzione.</p>
<p>Eppure ci sono state e ci sono ancora persone che credono e lavorano per cambiare la situazione partendo dall’individuo. Parlo di pionieri che hanno avuto grande seguito come <strong>Maria Montessori</strong> e <strong>Rudolf Steiner</strong>, per citarne alcuni fra i più conosciuti. Penso a “maestri” d’eccezione come ad esempio <strong>Mario Lodi</strong>, <strong>Don Milani</strong> e<strong>Gianfranco Zavalloni</strong>, ma anche di altre persone che con discrezione e costanza cercano ogni giorno di portare il loro contributo al cambiamento: genitori, insegnanti, educatori, pedagogisti che per primi hanno il compito di formare le nuove generazioni ma anche economisti, registi, scrittori…</p>
<p>Un educatore ancora poco conosciuto in Italia è certamente <strong>Arno Stern</strong> creatore del <strong>Closlieu</strong> (originale laboratorio espressivo di pittura).</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/stern.jpg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49858" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/stern.jpg" alt="stern" width="500" height="312" /></a></p>
<p>La sua pedagogia rivoluzionaria inizia a trovare qualche consenso in più oggi quando, ormai più che novantenne, può mettere a nostra disposizione oltre settant’anni di esperienza in campo educativo. Egli lavora ancora instancabilmente per salvare i bambini dall’omologazione che li sta opprimendo. Ancora conduce stage di formazione e conferenze in tutto il mondo parlando di <em>Educazione Creatrice</em>. La sua pedagogia oppone al condizionamento e alla dipendenza un percorso verso l’autonomia dell’individuo e l’affermazione delle sue peculiari potenzialità. Per seguire questa pratica educativa e quindi per realizzare qualcosa di nuovo bisogna partire dal nostro immaginario. É necessario attingere a qualcosa di noi che è stato a lungo soffocato, domato, represso. C’è bisogno di un’ecologia dell’infanzia come propone Andrè Stern (figlio di Arno Stern): un modo di accompagnare i bambini fin dal concepimento a scoprire la loro vera natura (h<strong>www.ecologiedelenfance.com</strong>). Dobbiamo ridare spazio a quelle attività espressive (teatro, musica, pittura, danza) che favoriscono un maggior coinvolgimento dei sensi.</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/pittura-cerchio-atelier.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49859" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/pittura-cerchio-atelier.jpg" alt="pittura-cerchio-atelier" width="500" height="402" /></a></p>
<p>Cosa accade dunque in un gruppo di persone quando, durante lo svolgimento di un’attività come la pittura nel Closlieu, viene sospeso il giudizio? Nel Gioco del Dipingere (ideato da Arno Stern) <strong>la pittura diviene mezzo educativo e formativo della persona</strong>. I rapporti, sganciati dal condizionamento e dalla competizione permettono all’individuo di realizzarsi in mezzo agli altri e non contro gli altri. Il Praticien (Servente del Gioco del Dipingere) riporta l’attenzione sull’esperienza e sull’importanza del processo creativo, sulla cura e sull’impegno nel fare. Il prodotto finale non viene classificato, screditato o lodato ma semplicemente accolto. Si recupera così il piacere di fare per se stessi e non per compiacere gli altri. Ritorna l’entusiasmo: l’impulso che guida ogni nostro apprendimento. Non ci sono quindi programmi prestabiliti da seguire, obbiettivi da raggiungere. Si risponde solo alla primordiale necessità di esprimere una traccia che sgorga dalle profondità della nostra memoria organica (la memoria delle sensazioni registrate nell’utero materno).</p>
<p><strong>Mettere dei vincoli, fare degli esercizi di copiatura con modelli a cui fare riferimento equivale a negare l’individualità.</strong></p>
<p>La figura del Praticien può davvero diventare fonte d’ispirazione per quanti desiderano cambiare prospettiva. La sua attitudine principale è di avere immensa fiducia nelle capacità innate del bambino: un essere che la natura ha dotato di tutto quanto gli serve per vivere.</p>
<p>Questi temi verranno affrontati in un seminario dal titolo <strong>“Libertà di espressione, libertà nella relazione” il prossimo 9 aprile presso l’Associazione “Il Cerchio” Atelier d’Espressione</strong>. Nella giornata si alterneranno laboratori pratici ed esperienziali, presentazioni e confronto. Un modo per ripartire da noi iniziando questo lavoro di destrutturazione che rimetterà in luce le nostre migliori qualità…e oggi essere persone felici ed entusiaste è ciò che dobbiamo alle nuove generazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91327/">Non si educa alla libertà con metodi che portano all’obbedienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Bibliobus e Intercultura: L&#8217;Aquila oltre i confini /VIDEO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 05 Jun 2015 14:47:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[bibliobus]]></category>
		<category><![CDATA[educazione]]></category>
		<category><![CDATA[l'aquila oltre i confini]]></category>
		<category><![CDATA[migrando]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Educare oltre confine – Storie, narrazioni, intercultura: un’esperienza aquilana” si chiama così il convegno che si è svolto nell&#8217;aula magna della facoltà di scienze umane dell&#8217;università dell&#8217;Aquila. Un appuntamento inserito nell&#8217;ambito del progetto &#8220;L&#8217;Aquila oltre i confini&#8221;, finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il Fondo dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato organizzato dall’Associazione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/05/bibliobus-e-intercultura-laquila-oltre-i-confini-video/">Bibliobus e Intercultura: L&#8217;Aquila oltre i confini /VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em><strong>“Educare oltre confine – Storie, narrazioni, intercultura: un’esperienza aquilana”</strong></em> si chiama così il convegno che si è svolto nell&#8217;aula magna della facoltà di scienze umane dell&#8217;università dell&#8217;Aquila. Un appuntamento inserito nell&#8217;ambito del progetto <em><strong>&#8220;L&#8217;Aquila oltre i confini&#8221;</strong>, </em>finanziato dal Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali attraverso il Fondo dell’Osservatorio Nazionale per il Volontariato organizzato dall’<strong>Associazione Bibliobus</strong>, in collaborazione con l’Università degli Studi dell’Aquila e le Associazioni Koinonia, Ricostruire Insieme e Comitato Territoriale ARCI L’Aquila.</p>
<p>L’evento rientra anche all’interno del festival “Migrando che fa seguito alla realizzazione di attività trasversali per la promozione dell’intercultura in ambito scolastico quali laboratori di narrazione autobiografica nelle scuole elementari, percorsi di lettura ad alta voce per insegnanti ed educatori, momenti formativi per studenti della facoltà di Scienze della Formazione. &#8220;Abbiamo fatto raccontare ad ogni bambino la sua storia&#8221;, ci racconta <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Bibliobus_e_Intercultura_LAquila_oltre_i_confini_/2748"><strong>Annalisa D&#8217;Antonio</strong> </a>di Bibliobus. &#8220;Racconti trascritti nei quaderni tradotti in diverse lingue. un approccio olistico che ben si adatta al processo educativo del bambino&#8221;.</p>
<p>L’Associazione Bibliobus L’Aquila, nata dopo il terremoto del 6 aprile 2009, persegue obiettivi di promozione culturale e socio-educativa attraverso la promozione della lettura quale strumento indispensabile per la crescita individuale e collettiva finalizzata alla costruzione di una società solidale e interculturale.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Bibliobus_e_Intercultura_LAquila_oltre_i_confini_/2748">Guarda il video su tiKotv</a></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/05/bibliobus-e-intercultura-laquila-oltre-i-confini-video/">Bibliobus e Intercultura: L&#8217;Aquila oltre i confini /VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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