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	<title>esplorazione spaziale Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Spazio. La base per esplorare Luna o Marte? Ci sta nel sottosuolo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 24 Jul 2020 13:03:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sulla Luna ci sono cavita&#8217; talmente enormi da arrivare a contenere il centro storico di Padova. E questa scoperta vale parecchio per i programmi di esplorazione spaziale: il sottosuolo della Luna ed anche quello di Marte stanno diventando un obiettivo sempre piu&#8217; importante perche&#8217; &#8220;condotti di tali dimensioni possono raggiungere lunghezze superiori ai 40 chilometri, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulla Luna ci sono cavita&#8217; talmente enormi da arrivare a contenere il centro storico di Padova. E questa scoperta vale parecchio per i programmi di esplorazione spaziale: il sottosuolo della Luna ed anche quello di Marte stanno diventando un obiettivo sempre piu&#8217; importante perche&#8217; &#8220;condotti di tali dimensioni possono raggiungere lunghezze superiori ai 40 chilometri, fornendo spazio a sufficienza per ospitare intere basi planetarie per l&#8217;esplorazione umana della Luna&#8221;, spiega Riccardo Pozzobon, geologo planetario del Dipartimento di Geoscienze dell&#8217;Universita&#8217; di Padova. C&#8217;e&#8217; il suo nome assieme a quello di Francesco Sauro, speleologo, direttore dei corsi Caves e Pangaea dell&#8217;Esa e professore al Dipartimento di Scienze biologiche dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna, a capo del gruppo di ricercatori che ha indagato sulle grotte formate dall&#8217;escavazione della lava, i tubi lavici, presenti sulla Terra, stimando anche le enormi dimensioni dei loro analoghi lunari e marziani. E il loro lavoro e&#8217; finito sulla rivista scientifica internazionale Earth-Science Reviews. &#8220;L&#8217;implicazione piu&#8217; importante di questo studio e&#8217; che anche se nel caso della Luna i condotti hanno dimensioni impressionanti, a causa della bassa gravita&#8217; la loro volta si trova entro la soglia di stabilita&#8217;&#8221;, spiega Matteo Massironi, professore di Geologia strutturale e planetaria del Dipartimento di Geoscienze dell&#8217;Universita&#8217; di Padova. &#8220;Cio&#8217; significa che la maggior parte dei tubi lavici al di sotto dei maria basaltici della Luna sono tuttora intatti&#8221;. E questi lava tubes, aggiunge Sauro, proteggono dalla radiazione cosmica e solare, riparano dai micrometeoriti che cadono di continuo sui pianeti e offrono &#8220;un ambiente interno a temperatura controllata, non soggetta a variazioni tra notturne e diurne&#8221;.</p>
<p>Le caratteristiche dei lava tubes attirano quindi l&#8217;interesse delle agenzie spaziali in vista di possibili future esplorazioni sulla superficie della Luna (anche relative al progetto Artemis della Nasa) e, nel caso di Marte, &#8220;per la ricerca di segni di vita presente o passata nel sottosuolo&#8221;, dice Sauro. &#8220;L&#8217;Esa ha lanciato nell&#8217;autunno del 2019 una campagna di raccolta di idee rivolta a industrie e Universita&#8217; per lo sviluppo di nuove tecnologie dedicate ad esplorare cavita&#8217; nel sottosuolo lunare, ed ha previsto la realizzazione di un lander lunare che avra&#8217; tra i possibili scenari di missione anche i tubi lavici&#8221;, precisa Jo De Waele, speleologo e professore dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna, tra gli autori dello studio. &#8220;Inoltre, dal 2012 l&#8217;Esa svolge, con la collaborazione di varie Universita&#8217; europee tra cui quelle di Bologna e Padova, i programmi di addestramento Caves e Pangaea, rispettivamente focalizzati all&#8217;esplorazione di grotte e alla geologia planetaria, inclusi tubi lavici nell&#8217;isola di Lanzarote. Ad oggi, 36 astronauti da cinque diverse agenzie spaziali sono stati addestrati a progressioni in grotta, e sei astronauti e quattro specialisti di missione e operazioni hanno acquisito le capacita&#8217; necessarie per condurre attivita&#8217; geologico-esplorative sul campo&#8221;.</p>
<p>&#8220;I lava tubes esistono non solo sulla Terra, ma anche nel sottosuolo della Luna e di Marte i cui pozzi di accesso in superficie sono stati ripetutamente osservati nelle immagini ad alta risoluzione fornite dalle sonde interplanetarie. La presenza di tali condotti e&#8217; infatti spesso evidenziata da allineamenti sinuosi di cavita&#8217; e collassi nei tratti in cui la volta della galleria ha ceduto&#8221;, spiega Sauro. &#8220;Questi collassi, di fatto, costituiscono anche potenziali ingressi o finestre sul sottosuolo. Piu&#8217; in generale, i lava tubes presentano espressioni morfologiche superficiali che hanno notevoli somiglianze con i loro analoghi terrestri, molti dei quali gia&#8217; esplorati dagli speleologi come nel caso delle Hawaii, delle Isole Canarie, di Australia e Islanda&#8221;. Lo studio dei volumi e delle morfologie delle porzioni collassate di lava tubes sulla superficie della Luna e di Marte e&#8217; stato effettuato tramite modelli digitali del terreno ottenuti da immagini satellitari stereoscopiche e da altimetrie laser acquisite da sonde interplanetarie, aggiunge Riccardo Pozzobon. &#8220;I dati ottenuti- racconta Pozzobon- sono stati confrontati con rilievi topografici di morfologie di collasso analoghe presenti sulla superficie terrestre e con spettacolari scansioni laser dell&#8217;interno di lava tubes di Lanzarote e delle Galapagos, che hanno permesso di fornire un vincolo sulle relazioni tra collassi e porzioni di cavita&#8217; sotterranee ancora intatte&#8221;. I ricercatori hanno cosi&#8217; scoperto che, rispetto ai tubi lavici terrestri che raggiungono i 10-30 metri di diametro, le dimensioni aumentano di 100 volte su Marte e di 1.000 sulla Luna. &#8220;Questo impressionante aumento di dimensioni che comporta una stima fino a un miliardo di metri cubi sulla Luna e&#8217; dovuto alla minore gravita&#8217; e ai suoi effetti sul vulcanesimo&#8221;.</p>
<p>Esplorazione di un tubo lavico nel sottosuolo di Lanzarote (Foto: ESA/Luca Ricci)</p>
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