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	<title>europa Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Meloni: &#8220;Fondamentale la coesione tra Europa e Usa sull’Ucraina&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 09 Dec 2025 06:17:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina entra nel giorno 1.385 mentre il presidente Volodymyr Zelensky prosegue la propria visita in Europa. Dopo i vertici a Londra e Bruxelles, oggi è atteso a Roma per incontrare il “Papa Leone” e poi la premier italiana Giorgia Meloni. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cooperazione a tre giorni dall’osservazione di Donald [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La guerra in Ucraina entra nel giorno 1.385 mentre il presidente Volodymyr Zelensky prosegue la propria visita in Europa. Dopo i vertici a Londra e Bruxelles, oggi è atteso a Roma per incontrare il “Papa Leone” e poi la premier italiana Giorgia Meloni. L’obiettivo dichiarato è rafforzare la cooperazione a tre giorni dall’osservazione di Donald Trump, che ha definito “deludente” l’approccio di Kiev ai negoziati di pace.</p>
<p>A Bruxelles, l’Unione europea ha confermato la propria compattezza intorno al leader ucraino. Ursula von der Leyen ha sottolineato che la proposta comunitaria sui beni di proprietà russa “aumenterà il costo della guerra per la Russia”. Di tutt’altro avviso Emmanuel Macron, che ha ammesso come “la convergenza con gli Stati Uniti ancora non ci sia”.</p>
<p>Nella sua veste di mediatrice, Giorgia Meloni ha rimarcato l’importanza “dell’unità di vedute tra Ue e Usa” per trovare una via d’uscita dal conflitto. Dietro le quinte, tuttavia, cresce la preoccupazione per un possibile avvicinamento tra Washington e Mosca. Il presidente del Consiglio dei ministri, Lorenzo Costa, ha avvertito: “Non accettiamo interferenze, gli alleati facciano gli alleati”.</p>
<p>In serata, l’ex presidente americano ha rilanciato critiche all’Europa: “L’Europa sta prendendo direzioni sbagliate”. Mosca ha reagito invitando Bruxelles “di ascoltare Trump e salvarsi”, alimentando ulteriormente le tensioni sul tappeto internazionale.</p>
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		<title>Putin accerchiato: una paranoia o un timore legittimo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Jun 2025 11:28:17 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quando ti senti minacciato, anche un&#8217;ombra ti sembra un nemico.&#8221;— Confucio Il racconto ufficiale e la sua semplificazione Nella narrazione prevalente in Europa e negli Stati Uniti, Vladimir Putin è il grande aggressore del nostro tempo, l&#8217;uomo che ha riportato la guerra sul continente europeo con l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. E su questo punto non ci possono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/30/putin-accerchiato-una-paranoia-o-un-timore-legittimo/">Putin accerchiato: una paranoia o un timore legittimo?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p><em>&#8220;Quando ti senti minacciato, anche un&#8217;ombra ti sembra un nemico.&#8221;</em><br>— Confucio</p>



<p><strong>Il racconto ufficiale e la sua semplificazione</strong></p>



<p>Nella narrazione prevalente in Europa e negli Stati Uniti, Vladimir Putin è il grande aggressore del nostro tempo, l&#8217;uomo che ha riportato la guerra sul continente europeo con l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. E su questo punto non ci possono essere ambiguità: l&#8217;attacco del 2022 è stato un atto di guerra unilaterale, in violazione del diritto internazionale, e ha causato sofferenze enormi alla popolazione ucraina. Ma proprio per questo, proprio perché il giudizio morale su quel gesto è così netto, diventa ancora più urgente guardare anche alle motivazioni che la Russia afferma di avere, comprese quelle che molti osservatori in Occidente liquidano sbrigativamente come &#8220;propaganda&#8221;.</p>



<p><strong>L&#8217;espansione della NATO: una minaccia percepita</strong></p>



<p>Fin dalla fine della Guerra Fredda, uno degli elementi più controversi e meno dibattuti nei media occidentali è stato l&#8217;allargamento della NATO verso est. Dopo la dissoluzione dell&#8217;Unione Sovietica, Paesi come la Polonia, l&#8217;Ungheria, la Repubblica Ceca, le Repubbliche baltiche e successivamente altri Stati dell&#8217;ex blocco orientale hanno chiesto e ottenuto l&#8217;ingresso nell&#8217;Alleanza Atlantica. In apparenza si è trattato di un processo legittimo: ogni Paese sovrano ha il diritto di scegliere le proprie alleanze. Ma nella logica della sicurezza, soprattutto nella visione russa profondamente legata alla geopolitica di potenza, questa espansione ha assunto connotati diversi.</p>



<p>Dal punto di vista del Cremlino, l&#8217;Occidente ha violato una promessa fatta a parole ai tempi della riunificazione tedesca: quella secondo cui la NATO non si sarebbe allargata &#8220;di un pollice&#8221; verso est. Anche se quell&#8217;impegno non fu mai formalizzato per iscritto, è un nodo che Mosca non ha mai dimenticato. E anzi, è diventato il perno della narrazione secondo cui la Russia sarebbe stata progressivamente accerchiata e contenuta, piuttosto che integrata nel sistema occidentale.</p>



<p><strong>L&#8217;Ucraina come linea rossa</strong></p>



<p>L&#8217;Ucraina è diventata, agli occhi russi, il punto di non ritorno. Se Kiev entrasse nella NATO, ciò significherebbe portare forze militari potenzialmente ostili a pochi chilometri da Rostov, da Kursk, da Mosca stessa. Nella visione russa, l&#8217;Ucraina è parte dello &#8220;spazio strategico vitale&#8221;, non solo per motivi geografici, ma anche storici, culturali, persino identitari. È quindi comprensibile, anche se non giustificabile, che la sua adesione all&#8217;Alleanza Atlantica venga vista come una minaccia esistenziale. In altre parole, Putin interpreta (o usa politicamente) il dossier ucraino non come un semplice problema di politica estera, ma come una questione di sopravvivenza geopolitica.</p>



<p><strong>Una paranoia costruita o una logica di difesa imperiale?</strong></p>



<p>Si potrebbe pensare che tutto questo sia solo frutto di paranoia, di ossessione imperiale, o del desiderio di riportare in vita un&#8217;Unione Sovietica 2.0. Eppure, anche alcuni osservatori occidentali indipendenti, come Henry Kissinger o George Kennan, hanno avvertito che spingere la NATO sempre più vicino ai confini della Russia avrebbe potuto generare gravi conseguenze. Kennan, già negli anni &#8217;90, parlava dell&#8217;allargamento dell&#8217;Alleanza come di un errore strategico, destinato a risvegliare gli istinti difensivi della Russia e ad alimentare un nazionalismo revanchista.</p>



<p>Questi segnali sono stati ignorati in nome di un ideale di sicurezza collettiva, ma la sicurezza — per sua natura — è sempre relativa. Se una parte si sente più sicura, spesso accade che l&#8217;altra si senta più minacciata. In questo senso, la percezione russa di accerchiamento non è solo una costruzione ideologica, ma anche la conseguenza prevedibile di politiche concrete.</p>



<p><strong>Capire non è giustificare</strong></p>



<p>Naturalmente, comprendere queste dinamiche non equivale ad assolvere Putin o a giustificare l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina. Le violazioni dei diritti umani, i bombardamenti sui civili, l&#8217;annessione forzata di territori non possono trovare alcuna giustificazione. Ma la diplomazia — quella vera — inizia proprio quando si è capaci di ascoltare anche le ragioni dell&#8217;altro, per quanto scomode possano sembrare. È questa la differenza tra il giudizio morale e la comprensione strategica: il primo serve per condannare, il secondo per negoziare.</p>



<p><strong>La strada verso la pace passa anche da qui</strong></p>



<p>Se davvero si vuole arrivare alla fine di questo conflitto, prima o poi si dovrà avere il coraggio di affrontare anche questa realtà: la Russia percepisce la NATO come una minaccia. È una percezione infondata? Forse. Esagerata? Probabile. Ma per chi governa il Cremlino, è reale. E se non si parte dal presupposto che le percezioni contano tanto quanto i fatti, ogni tentativo di dialogo sarà destinato a fallire.</p>



<p>Nel frattempo, il mondo resta bloccato in una guerra che non trova soluzione, mentre le minacce si moltiplicano e gli spettri di un confronto diretto tra potenze nucleari tornano a farsi sentire. Chi ha il coraggio di porsi domande scomode forse può contribuire più di altri a costruire un domani diverso.</p>



<p>Perché, come ci ricorda Confucio, anche l&#8217;ombra più innocua può diventare minacciosa per chi vive nella paura. E la vera sfida — per l&#8217;Occidente e per la Russia — sarà proprio quella di uscire dalla logica della paura per costruire una nuova, autentica, sicurezza reciproca.</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Germania valuta la reintroduzione della leva obbligatoria per colmare le lacune accumulate negli ultimi decenni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Jun 2025 13:37:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il governo tedesco è al lavoro su una nuova strategia di rafforzamento delle forze armate, che potrebbe includere il ritorno della leva obbligatoria. La coalizione Cdu-Csu-Spd, già impegnata nell’approvazione di un pacchetto di armamenti da 500 miliardi di euro, intende allineare i prossimi stanziamenti militari alle richieste della Nato, con un incremento della spesa fino [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il governo tedesco è al lavoro su una nuova strategia di rafforzamento delle forze armate, che potrebbe includere il ritorno della leva obbligatoria. La coalizione Cdu-Csu-Spd, già impegnata nell’approvazione di un pacchetto di armamenti da 500 miliardi di euro, intende allineare i prossimi stanziamenti militari alle richieste della Nato, con un incremento della spesa fino a 162 miliardi di euro nei prossimi anni.</p>
<p>Il progetto di legge prevede inizialmente la creazione di un “nuovo servizio militare attraente” basato su adesioni volontarie. Tuttavia, il ministro della Difesa Boris Pistorius ha inserito una clausola che attiverebbe la coscrizione obbligatoria qualora il numero dei candidati non fosse sufficiente a raggiungere gli obiettivi di organico. L’esercito necessita infatti di almeno 60 mila reclute aggiuntive e di un contingente di riservisti pari a 200 mila unità. “Il nostro compito politico è garantire che in futuro potremo continuare a vivere in sicurezza in Germania, e per farlo dobbiamo colmare le carenze degli ultimi due decenni”, ha dichiarato il vice cancelliere Lars Klingbeil.</p>
<p>Secondo dati 2024 dell’Osnabrück Zeitung, le richieste di arruolamento sono cresciute del 19% rispetto all’anno precedente (51.200 contro circa 43.200), con un aumento anche delle adesioni femminili (+14%, circa 8.200). Malgrado ciò, l’effettivo complessivo non è aumentato: non tutti i candidati risultano idonei e circa 20 mila reclute hanno interrotto il percorso formativo, portando a una perdita netta di circa 350 unità nel 2024, come riportato dalla tv Ard.</p>
<p>La Germania aveva abolito la leva nel 2011 dopo 54 anni di servizio obbligatorio. Oggi, all’interno dei confini costituzionali, la coscrizione riguarderebbe solo gli uomini. Nel resto d’Europa le soluzioni variano: Finlandia e Paesi baltici mantengono la leva piena, Svezia e Norvegia ne applicano versioni selettive, mentre Francia, Repubblica Ceca, Ungheria e Spagna puntano su formule volontarie o civili. </p>
<p>In Italia il dibattito sulla reintroduzione della “naia” è ripreso soprattutto per iniziativa della Lega, senza però tradursi finora in cambiamenti di legge. Un sondaggio dell’Istituto Piepoli per il ministero della Difesa evidenzia che più della metà degli italiani di 18 anni non accetterebbe un arruolamento in caso di emergenza, mentre il 44% si dichiarerebbe disponibile.</p>
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		<title>Guerra Commerciale Globale: scontro aperto tra Stati Uniti, Cina ed Europa – una minaccia alla stabilità mondiale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 09 Apr 2025 07:41:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Quando le merci non attraversano le frontiere, lo faranno gli eserciti.&#8221; — Frédéric Bastiat Il clima economico globale si fa sempre più teso. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l&#8217;intenzione di aumentare drasticamente i dazi sulle importazioni cinesi, portandoli fino al 104%, a partire dal 9 aprile. Questa mossa rappresenta una risposta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/09/guerra-commerciale-globale-scontro-aperto-tra-stati-uniti-cina-ed-europa-una-minaccia-alla-stabilita-mondiale/">Guerra Commerciale Globale: scontro aperto tra Stati Uniti, Cina ed Europa – una minaccia alla stabilità mondiale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p><em>&#8220;Quando le merci non attraversano le frontiere, lo faranno gli eserciti.&#8221;</em> — Frédéric Bastiat</p>



<p>Il clima economico globale si fa sempre più teso. Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha annunciato l&#8217;intenzione di aumentare drasticamente i dazi sulle importazioni cinesi, portandoli fino al 104%, a partire dal 9 aprile. Questa mossa rappresenta una risposta diretta alle recenti ritorsioni della Cina, che ha imposto tariffe del 34% su una vasta gamma di prodotti americani, incluse tecnologie, agroalimentare e beni manifatturieri.</p>



<h3 class="wp-block-heading">La Cina risponde con fermezza</h3>



<p>Pechino ha reagito duramente, accusando gli Stati Uniti di alimentare un conflitto economico senza precedenti. Il Ministero del Commercio cinese ha definito le nuove misure come &#8220;un&#8217;aggressione deliberata al sistema commerciale multilaterale&#8221; e ha promesso ulteriori contromisure. I media statali cinesi, nel frattempo, hanno rilanciato una narrativa patriottica per sostenere le aziende nazionali, suggerendo che il Paese è pronto a sostenere &#8220;una lunga resistenza economica&#8221;.</p>



<h3 class="wp-block-heading">L&#8217;Unione Europea nel mezzo della contesa</h3>



<p>Anche l&#8217;Europa si trova coinvolta. La Commissione Europea, con la presidente Ursula von der Leyen in prima linea, ha proposto un accordo per l&#8217;eliminazione reciproca dei dazi industriali con gli Stati Uniti. Tuttavia, l&#8217;amministrazione Trump ha rifiutato l&#8217;offerta, accusando l&#8217;UE di dipendenza energetica da Russia e Cina, e invitandola ad acquistare energia e beni tecnologici dagli USA. In risposta, Bruxelles ha preparato una lista di prodotti americani da colpire con dazi, pronti a scattare in caso di ulteriori pressioni commerciali.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Mercati in allarme e rischio recessione</h3>



<p>Le tensioni hanno immediatamente colpito i mercati finanziari. Le borse europee e asiatiche hanno registrato cali sensibili, e Wall Street ha aperto in forte ribasso. Il prezzo del petrolio è salito, mentre le catene di approvvigionamento globali mostrano segni di nuova instabilità.</p>



<p>Jamie Dimon, CEO di JPMorgan Chase, ha avvertito: &#8220;Una guerra commerciale tra le principali economie mondiali potrebbe mettere in crisi la ripresa globale post-COVID e spingerci verso una nuova recessione.&#8221; L&#8217;investitore Bill Ackman ha aggiunto: &#8220;Stiamo giocando con il fuoco. Le barriere commerciali sono un boomerang economico.&#8221;</p>



<h3 class="wp-block-heading">Ripercussioni sull&#8217;Italia e sul Made in Europe</h3>



<p>In Italia, le associazioni di categoria lanciano l&#8217;allarme. Settori come agroalimentare, moda, automotive e meccanica rischiano di subire contraccolpi importanti. Le esportazioni verso gli Stati Uniti e la Cina sono tra le più colpite, con piccole e medie imprese italiane in prima linea nel chiedere misure compensative e supporto diplomatico.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Prospettive Future e Possibili Vie d&#8217;Uscita</h3>



<p>Nonostante la tensione, alcuni spiragli rimangono. Negli USA, consiglieri moderati della Casa Bianca stanno sondando canali di dialogo, anche attraverso paesi terzi come Singapore o Corea del Sud. L&#8217;Europa, dal canto suo, punta a mantenere una posizione negoziale e propone nuove regole globali per il commercio.</p>



<p><strong>Possibili scenari nei prossimi mesi:</strong></p>



<ol class="wp-block-list">
<li><strong>Escalation incontrollata:</strong> l&#8217;inasprimento dei dazi potrebbe portare a una paralisi del commercio globale, blocchi industriali e carenza di beni.</li>



<li><strong>Accordi settoriali:</strong> soluzioni temporanee in ambiti specifici (energia, semiconduttori, agricoltura) per ridurre le tensioni.</li>



<li><strong>Nuovo ordine commerciale globale:</strong> l&#8217;idea di un vertice multilaterale sul commercio prende piede, con l&#8217;OMC in cerca di rilancio.</li>



<li><strong>Blocchi regionali:</strong> se il dialogo fallisce, potremmo assistere a una nuova frammentazione economica, con la nascita di blocchi indipendenti in Asia, America Latina e Africa.</li>
</ol>



<p>Nel pieno di questa tempesta commerciale, la comunità internazionale guarda con preoccupazione all&#8217;evoluzione dei prossimi giorni. Le decisioni che verranno prese da Washington, Pechino e Bruxelles non riguardano solo i dazi, ma il futuro stesso dell&#8217;economia globale. Come ammoniva Bastiat, &#8220;quando le merci non attraversano le frontiere, lo faranno gli eserciti&#8221; — un monito che, oggi più che mai, non possiamo permetterci di ignorare.</p>



<p><strong>Le nostre azioni determinano ciò che siamo.</strong> Questo è il messaggio che emerge con forza in un contesto internazionale sempre più frammentato. Le scelte economiche e politiche di oggi plasmano il futuro delle nazioni, ma anche la nostra stessa identità come società globale. Ignorare le conseguenze di azioni irrazionali potrebbe significare non solo un ritorno a vecchie tensioni geopolitiche, ma anche la minaccia di perdere il controllo del nostro destino economico..&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/09/guerra-commerciale-globale-scontro-aperto-tra-stati-uniti-cina-ed-europa-una-minaccia-alla-stabilita-mondiale/">Guerra Commerciale Globale: scontro aperto tra Stati Uniti, Cina ed Europa – una minaccia alla stabilità mondiale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Il mondo che si spezza e quello che possiamo ricostruire</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 Apr 2025 19:53:33 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[carlo di stanislao]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.com]]></category>
		<category><![CDATA[mondo spezzato]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La vera autorità non si esercita con la forza, ma con la persuasione.&#8221;— Papa Francesco C&#8217;è qualcosa di profondo e inquietante nel nostro tempo. Le crisi non sono più eventi eccezionali, ma la condizione permanente del presente. Si susseguono, si intrecciano, si alimentano a vicenda. E il sentimento più diffuso non è più la rabbia [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/04/il-mondo-che-si-spezza-e-quello-che-possiamo-ricostruire/">Il mondo che si spezza e quello che possiamo ricostruire</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p><em>La vera autorità non si esercita con la forza, ma con la persuasione.&#8221;</em><br>— Papa Francesco</p>



<p>C&#8217;è qualcosa di profondo e inquietante nel nostro tempo. Le crisi non sono più eventi eccezionali, ma la condizione permanente del presente. Si susseguono, si intrecciano, si alimentano a vicenda. E il sentimento più diffuso non è più la rabbia o la speranza, ma una stanchezza silenziosa, corrosiva. Come se il mondo fosse in affanno, e noi con lui.</p>



<p>Il Sinodo della Chiesa Cattolica è solo l&#8217;ultima manifestazione di un mondo che fatica a rinnovarsi. Papa Francesco ha provato a spingere la Chiesa verso una maggiore apertura, verso un linguaggio più umano, meno dogmatico, più vicino alle sofferenze reali. Ma ha trovato ostacoli interni, resistenze, paure. La spaccatura è evidente: da una parte chi vuole riformare, dall&#8217;altra chi difende una tradizione che si confonde con l&#8217;immobilismo. Il risultato è una crisi non solo di leadership, ma di senso: qual è il ruolo spirituale di una Chiesa che si chiude mentre la realtà bussa con forza alle sue porte?</p>



<p>Ma la Chiesa non è sola in questo stallo. La politica globale è impantanata in dinamiche di potere sempre più autoreferenziali. Le guerre commerciali — come quella innescata dagli Stati Uniti contro la Cina — sono la punta dell&#8217;iceberg. Dietro c&#8217;è un mondo che non riesce più a trovare regole condivise. La logica del conflitto ha sostituito quella della cooperazione. Gli interessi di breve termine prevalgono sulla costruzione di un ordine internazionale stabile. E alla fine, a pagare, sono sempre i più vulnerabili.</p>



<p>L&#8217;Europa, teoricamente nata per superare i nazionalismi e garantire pace e prosperità, sembra oggi smarrita. Le sue istituzioni appaiono tecnocratiche, lente, timorose. Manca una visione comune, manca un progetto forte. Di fronte alle tensioni commerciali, alle crisi energetiche, ai flussi migratori, alle sfide climatiche, l&#8217;Europa balbetta. La Banca Centrale Europea interviene, ma con margini stretti. I governi nazionali pensano al proprio elettorato, non al destino collettivo.</p>



<p><strong>La grande domanda: quale modello di sviluppo vogliamo?</strong></p>



<p>Eppure, proprio in questa fase storica così delicata, potremmo – anzi dovremmo – porci la domanda fondamentale: è questo il mondo che vogliamo? È sostenibile un sistema che genera crescita economica per pochi e precarietà per molti? Che misura il successo solo in base al profitto, ignorando i costi sociali e ambientali?</p>



<p>Il neoliberismo, che per decenni ci è stato presentato come l&#8217;unica via possibile, ha mostrato crepe profonde. Ha aumentato le disuguaglianze, ha eroso il welfare, ha trasformato il cittadino in consumatore, la solidarietà in competizione.</p>



<p>Ma le alternative esistono. Non come utopie lontane, ma come percorsi concreti già in atto in diversi angoli del mondo.</p>



<p>L&#8217;<strong>economia sociale di mercato</strong>, ad esempio, punta su un equilibrio tra libertà economica e giustizia sociale. Non elimina il mercato, ma lo sottopone a regole chiare, orientate al bene comune. Lo Stato non si limita a &#8220;correggere&#8221; le distorsioni, ma diventa attore protagonista nello sviluppo di infrastrutture, servizi pubblici, innovazione verde.</p>



<p>L&#8217;<strong>economia circolare</strong>, invece, ci chiede di abbandonare il paradigma lineare &#8220;produci-consuma-scarta&#8221; e di costruire un ciclo produttivo in cui le risorse vengono riutilizzate, rigenerate, valorizzate. È un modello già adottato da alcune aziende virtuose, che dimostra come sostenibilità e competitività possano andare di pari passo.</p>



<p>L&#8217;<strong>economia del bene comune</strong>, nata in Europa ma diffusa anche in America Latina, propone un nuovo indicatore di progresso: non più solo il PIL, ma una &#8220;pagella etica&#8221; che misura l&#8217;impatto sociale e ambientale delle imprese. Profitto sì, ma non a scapito dei diritti, della dignità, della natura.</p>



<p>E poi c&#8217;è la <strong>decrescita</strong>. Termine che spaventa, che molti leggono come rinuncia o arretramento. Ma che in realtà propone una riduzione selettiva e intelligente dei consumi inutili, in favore di una vita più sobria, più ricca di relazioni, di tempo, di significato.</p>



<p><strong>Europa: il coraggio di essere un laboratorio di futuro</strong></p>



<p>In tutto questo, l&#8217;Europa ha una responsabilità storica. Non solo perché è ancora uno dei grandi attori economici e culturali del mondo, ma perché è stata costruita proprio sull&#8217;idea che l&#8217;unità può nascere dalla diversità, che la cooperazione è più forte del conflitto.</p>



<p>Oggi l&#8217;Europa può scegliere se essere una macchina amministrativa al servizio dei mercati, o un laboratorio di democrazia, giustizia e innovazione. Può scegliere se inseguire modelli in declino, o indicare nuove strade. Ma per farlo deve uscire dalla logica del compromesso sterile e riscoprire il coraggio della visione.</p>



<p><strong>Un tempo nuovo può nascere solo da una consapevolezza nuova</strong></p>



<p>Siamo a un bivio. E il punto non è solo sopravvivere alla crisi, ma decidere chi vogliamo essere dopo. Possiamo continuare a rincorrere un modello esausto, oppure possiamo fermarci, guardare avanti e scegliere un&#8217;altra via.</p>



<p>La buona notizia? Cambiare è ancora possibile. Ma richiede coraggio politico, immaginazione sociale, e soprattutto un profondo rinnovamento culturale. Dobbiamo smettere di pensare che il futuro sia solo una proiezione del passato. E iniziare a costruirlo davvero, insieme.</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>&#8220;L&#8217;Europa tra speranza e smarrimento: il pensiero di Ratzinger sulla caduta del Muro di Berlino e il discorso di Ratisbona&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Mar 2025 16:56:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;C&#8217;è qui un odio di sé dell&#8217;Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico.&#8221;(Joseph Ratzinger, 2000) Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, simbolo tangibile della divisione tra due visioni del mondo. Fu un evento che suscitò entusiasmo e speranza, specie in chi vedeva nell&#8217;Europa una realtà [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/31/leuropa-tra-speranza-e-smarrimento-il-pensiero-di-ratzinger-sulla-caduta-del-muro-di-berlino-e-il-discorso-di-ratisbona/">&#8220;L&#8217;Europa tra speranza e smarrimento: il pensiero di Ratzinger sulla caduta del Muro di Berlino e il discorso di Ratisbona&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p><strong>&#8220;C&#8217;è qui un odio di sé dell&#8217;Occidente che è strano e che si può considerare solo come qualcosa di patologico.&#8221;</strong><br>(Joseph Ratzinger, 2000)</p>



<p>Il 9 novembre 1989 cadeva il Muro di Berlino, simbolo tangibile della divisione tra due visioni del mondo. Fu un evento che suscitò entusiasmo e speranza, specie in chi vedeva nell&#8217;Europa una realtà da ricostruire su basi più solide, lontane dal materialismo marxista e aperte a un rinnovamento spirituale. Tra questi vi era Joseph Ratzinger, allora cardinale, che si impegnò nel dibattito sul futuro del continente. L&#8217;entusiasmo della caduta del Muro si tradusse in una rinnovata riflessione sulla direzione che l&#8217;Europa avrebbe dovuto prendere: sarebbe stata capace di ritrovare la propria anima o avrebbe semplicemente ceduto alle forze del relativismo?</p>



<p>Nei suoi scritti, Ratzinger individuava nella caduta del comunismo un segnale forte: l&#8217;idea che l&#8217;uomo potesse ridursi alla sola materia era fallita. Tuttavia, l&#8217;Occidente non colse appieno questa lezione. Se il marxismo era crollato, altre forme di relativismo e nichilismo continuavano ad avanzare, minando le fondamenta culturali e spirituali dell&#8217;Europa. La promessa di un ritorno ai valori cristiani, tanto auspicata da Giovanni Paolo II e dallo stesso Ratzinger, si scontrò con la resistenza di chi vedeva nella laicità un principio assoluto, fino al punto di escludere qualsiasi riferimento esplicito alle radici cristiane nella costruzione dell&#8217;Unione Europea. Era un segnale chiaro di una civiltà che stava smarrendo il legame con le proprie origini e che, nel tentativo di essere inclusiva, rischiava di perdere se stessa.</p>



<p>Un caso emblematico fu la Carta dei Diritti Fondamentali dell&#8217;Unione Europea del 2000. Mentre inizialmente si faceva riferimento all'&#8221;eredità culturale, umanistica e religiosa del continente&#8221;, il testo finale parlava solo di un generico &#8220;patrimonio spirituale e morale&#8221;. Per Ratzinger, questa scelta rifletteva una sorta di auto-negazione dell&#8217;Occidente, un atteggiamento che definì &#8220;patologico&#8221;. La stessa dinamica si ripresentò nel 2004 con il rifiuto di inserire Dio nel preambolo della Costituzione europea. Questa insistenza nell&#8217;eliminare le radici cristiane era, per Ratzinger, un sintomo di una crisi più profonda: il progressivo distacco dai valori trascendenti che avevano plasmato la cultura e la civiltà europee. La conseguenza di questa scelta sarebbe stata una crescente fragilità morale e sociale, con il rischio di un&#8217;Europa incapace di difendere la propria identità.</p>



<p>Il rischio, secondo il futuro Papa Benedetto XVI, è che senza fede anche la ragione perda il suo equilibrio e che la morale e il diritto vengano privati del loro fondamento più profondo. L&#8217;Europa rischia di trasformarsi in una semplice entità economica e tecnologica, dimenticando il suo storico ruolo di guida culturale e spirituale. Tuttavia, Ratzinger non si abbandonò al pessimismo: vedeva nei cristiani una &#8220;minoranza creativa&#8221;, capace di continuare a testimoniare i valori essenziali per il futuro dell&#8217;umanità. Questa minoranza, secondo lui, non doveva chiudersi in un atteggiamento difensivo, ma anzi impegnarsi attivamente nel proporre con convinzione una visione del mondo capace di integrare fede e ragione, spiritualità e progresso.</p>



<p>A distanza di decenni dalla caduta del Muro, il dibattito su identità e valori europei rimane aperto. L&#8217;Occidente deve scegliere se accettare il proprio passato, con le sue luci e ombre, oppure rinnegare se stesso in nome di un relativismo che rischia di svuotare la società di significato. Forse, come suggeriva Ratzinger, la risposta non sta in una sterile contrapposizione tra fede e ragione, ma in un recupero dell&#8217;armonia tra queste due dimensioni, essenziali per la costruzione di un futuro autenticamente umano. Se l&#8217;Europa saprà riscoprire la propria identità profonda, potrà tornare a essere un faro per il mondo, non solo nel campo economico e tecnologico, ma anche come punto di riferimento per una civiltà che valorizza la dignità dell&#8217;uomo e il senso della sua esistenza. Per raggiungere questa condizione, l&#8217;Europa deve essere disposta a confrontarsi con la propria storia, accogliendo la ricchezza delle sue radici cristiane, ma anche saper sviluppare una visione che non ceda al relativismo, ma anzi sappia integrarlo, garantendo una cultura del dialogo e della tolleranza senza rinunciare alla propria identità.</p>



<p><strong>Il discorso di Ratisbona del 2006 di Papa Benedetto XVI</strong> offre un&#8217;ulteriore riflessione in questa direzione. Durante quel celebre intervento, Ratzinger sottolineò il pericolo di un&#8217;impostazione puramente razionalista che escludesse il contributo della fede nella formazione di una cultura autenticamente umana. La sua tesi era chiara: la ragione, se separata dalla fede, rischia di diventare cieca e incapace di cogliere la pienezza dell&#8217;esistenza umana. Il dialogo tra religione e ragione, come ha sostenuto, è necessario non solo per l&#8217;Europa, ma per l&#8217;intero mondo, come antidoto a quella separazione che rende sterile il pensiero umano. Questo principio ha conseguenze fondamentali per l&#8217;Europa di oggi: una civiltà che rifiuta il dialogo tra fede e ragione rischia di perdere il senso di quello che significa essere veramente umani.</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Eu, T. Nannicini (ex sottosegretario) &#8220;Europa deve decidere se difendersi o meno da aggressioni imperialiste&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Mar 2025 15:15:43 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/26/eu-t-nannicini-ex-sottosegretario-europa-deve-decidere-se-difendersi-o-meno-da-aggressioni-imperialiste/">Eu, T. Nannicini (ex sottosegretario) &#8220;Europa deve decidere se difendersi o meno da aggressioni imperialiste&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>&#8220;L&#8217;Europa deve decidere da che parte vuole stare. Il riarmo e lo stato sociale sono due concetti collegati, piaccia o meno il modello sociale europeo oggi va difeso dalle aggressioni imperialiste di altri Stati, dittature o meno che siano. Alcuni credono che sia meglio farsi colonizzare da paesi del genere, siano essi Cina o Stati Uniti. Per chi invece crede che valga la pena difendere la nostra cultura, è ovvio che una delle iniziative dev&#8217;essere quella di intraprendere un modello di difesa autonoma. Magari per evitare ulteriori sacrifici da parte del sociale sarebbe meglio non sprecare altre risorse, però l&#8217;Europa deve decidere se difendersi o meno&#8221;. Si è espresso così ai microfoni di Radio Cusano l&#8217;economista Tommaso Nannicini, ex sottosegretario del governo intervenuto a &#8216;Battitori Liberi&#8217;, condotto da Gianluca Fabi e Savino Balzano, a proposito del &#8216;Rearm Eu&#8217;. Nannicini si è poi soffermato sulla perdita del potere d&#8217;acquisto nel nostro paese &#8220;non c&#8217;è dubbio che l&#8217;Italia ha perso molti treni per quanto concerne il tema crescita economica. La questione salariale è in auge oramai da decenni, il problema-spiega- è che abbiamo sempre operato in settori con poco margine di crescita.  In questo periodo è anche aumentata l&#8217;occupazione, con una conseguente diminuzione dei salari. Questo perché i nuovi assunti- precisa Nannicini- operano in settori di bassa produttività, perciò in media le paghe ne risentono. Oltretutto il capitale umano tende ad andare all&#8217;estero, in cerca di salari migliori. È un cane che si morde la coda, dobbiamo spezzare questo circolo vizioso. Il PNRR doveva servire a questo ma ha dato pochi risultati, si è cercato di iniettare risorse nel sistema per fare il salto di qualità: le risorse sono state messe, ma il salto non è stato fatto&#8221;. Nannicini termina l&#8217;intervento analizzando la riforma del Jobs Act a cui ha collaborato &#8220;credo che il Jobs Act abbia fallito, ma non per le ragioni che vengono fornite.  Una parte importante della riforma è stata portata a casa, parlo degli ammortizzatori sociali e della riforma per la cassa integrazione. Però in gran parte è rimasta una riforma incompiuta-sottolinea- perché non ci si è investito abbastanza. A questa riforma sono mancate continuità politica e investimenti: purtroppo le riforme a costo zero esistono solo nella mente di noi economisti&#8221; ha concluso Tommaso Nannicini. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/03/26/eu-t-nannicini-ex-sottosegretario-europa-deve-decidere-se-difendersi-o-meno-da-aggressioni-imperialiste/">Eu, T. Nannicini (ex sottosegretario) &#8220;Europa deve decidere se difendersi o meno da aggressioni imperialiste&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Draghi segna una forte chiamata all&#8217;azione per l&#8217;Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Mar 2025 12:08:39 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Mario Draghi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Durante una recente presentazione al Parlamento Europeo, Mario Draghi, consulente speciale della presidente della Commissione UE, ha delineato una nuova strategia per una difesa comune europea, sottolineando la necessità di una catena di comando continentale e di un approccio unitario alle spese militari. Draghi ha espresso preoccupazione per le limitazioni di bilancio che ostacolano le [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Durante una recente presentazione al Parlamento Europeo, Mario Draghi, consulente speciale della presidente della Commissione UE, ha delineato una nuova strategia per una difesa comune europea, sottolineando la necessità di una catena di comando continentale e di un approccio unitario alle spese militari.</p>



<p>Draghi ha espresso preoccupazione per le limitazioni di bilancio che ostacolano le espansioni di deficit in alcuni paesi membri, rendendo essenziale l&#8217;uso del debito comune per finanziare la difesa. Ha chiarito che qualsiasi riduzione della spesa sociale e sanitaria in favore della difesa sarebbe contraria all&#8217;identità europea che l&#8217;UE si impegna a proteggere dalle minacce autocratiche esterne.</p>



<p>L&#8217;ex presidente della BCE ha sottolineato l&#8217;importanza di coordinare gli eserciti diversificati degli Stati membri attraverso una catena di comando superiore, che operi oltre le priorità nazionali per fungere da sistema difensivo continentale. Ha criticato l&#8217;attuale modello di procurement europeo che, nonostante il notevole budget di circa 110 miliardi di euro nel 2023, rimane frammentato su numerose piattaforme nazionali anziché concentrarsi su poche piattaforme avanzate. Questo approccio frammentato contrasta con la necessità di fare investimenti più mirati e efficaci.</p>



<p>Draghi ha anche messo in luce la crescente minaccia rappresentata dalla Russia con l&#8217;invasione dell&#8217;Ucraina, evidenziando una diminuzione del supporto tradizionale da parte degli Stati Uniti sotto la nuova amministrazione. Questa situazione ha ridotto il margine di manovra dell&#8217;Europa nei fori internazionali, rendendo il continente &#8220;più solo&#8221; rispetto al passato.</p>



<p>L&#8217;analisi non si è limitata alla difesa, ma ha anche toccato temi economici cruciali, come l&#8217;impatto delle politiche protezionistiche del principale partner commerciale dell&#8217;Europa, che hanno sconvolto l&#8217;ordine internazionale su cui si basava la prosperità europea. Draghi ha concluso sottolineando l&#8217;urgenza di una politica europea che punti a ridurre i costi dell&#8217;energia per rafforzare la competitività delle imprese del continente, cruciali per la sopravvivenza di settori tradizionali e lo sviluppo di nuove tecnologie.</p>



<p>In conclusione, l&#8217;intervento di Draghi segna una forte chiamata all&#8217;azione per l&#8217;Europa, spingendo verso una maggiore integrazione difensiva e economica per affrontare le sfide presenti e future in un contesto globale rapidamente mutevole.</p>
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		<title>L&#8217;Europa introduce la regolamentazione dell&#8217;IA con l&#8217;AI Act</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 01 Aug 2024 15:51:45 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[AI Act]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;AI Act, la prima legislazione completa che regolamenta l&#8217;uso dell&#8217;Intelligenza Artificiale (IA), è entrata ufficialmente in vigore nell&#8217;Unione Europea. La nuova normativa mira a mitigare i rischi associati all&#8217;IA, introducendo quattro livelli di rischio e vietando pratiche considerate pericolose, come la manipolazione decisionale degli utenti e l&#8217;espansione dei database di riconoscimento facciale attraverso lo scraping [&#8230;]</p>
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<p>L&#8217;AI Act, la prima legislazione completa che regolamenta l&#8217;uso dell&#8217;Intelligenza Artificiale (IA), è entrata ufficialmente in vigore nell&#8217;Unione Europea. La nuova normativa mira a mitigare i rischi associati all&#8217;IA, introducendo quattro livelli di rischio e vietando pratiche considerate pericolose, come la manipolazione decisionale degli utenti e l&#8217;espansione dei database di riconoscimento facciale attraverso lo scraping da internet.</p>



<p>Le applicazioni di IA coinvolte includono quelle che raccolgono dati biometrici, sono impiegate nelle infrastrutture critiche o influenzano le decisioni occupazionali, che ora saranno soggette a controlli più stringenti. L&#8217;Unione europea ha stabilito un ufficio specifico per monitorare il rispetto delle nuove regole, sottolineando la serietà con cui intende approcciare la questione della sicurezza e della privacy nell&#8217;era digitale.</p>



<p>L&#8217;AI Act, approvato a marzo 2024 e pubblicato sulla Gazzetta ufficiale della Commissione europea il 12 luglio, segna un passo importante per l&#8217;Europa nel campo dell&#8217;innovazione tecnologica, cercando di equilibrare i progressi dell&#8217;IA con le necessità di protezione e sicurezza dei cittadini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/08/01/leuropa-introduce-la-regolamentazione-dellia-con-lai-act/">L&#8217;Europa introduce la regolamentazione dell&#8217;IA con l&#8217;AI Act</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Suicidi tra gli anziani, Italia maglia nera in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Apr 2024 16:28:47 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/04/08/suicidi-tra-gli-anziani-italia-maglia-nera-in-europa/">Suicidi tra gli anziani, Italia maglia nera in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>L&#8217;Italia è uno dei Paesi occidentali in cui diventare vecchi presenta gli scenari peggiori, soprattutto rispetto ai Paesi anglosassoni, dove i tassi di suicidio in età avanzata sono la metà di quelli che avvengono in Italia. Lo dimostrano i dati relativi alla solitudine e ai suicidi, che nel 38% dei casi riguardano persone con più di 65 anni, sebbene queste ultime siano poco più del 20% della popolazione. Solitudine e suicidi negli anziani saranno tra i temi al centro del 24esimo Congresso dell&#8217;Associazione Italiana di Psicogeriatria, che si tiene a Firenze dall&#8217;11 al 13 aprile. Il Congresso, intitolato &#8216;Integrazione e innovazione. Fondamenti del sapere psicogeriatrico&#8217; raccoglie oltre 500 specialisti e ben 145 relatori, affrontando temi di stringente attualità. L&#8217;avvento dell&#8217;Intelligenza Artificiale apporterà modificazioni nella cura degli anziani. La cura delle demenze sta offrendo scenari innovativi con il ruolo dei biomarcatori nell&#8217;approccio diagnostico. La recente approvazione della legge 33 sulla non-autosufficienza rappresenta un&#8217;altra opportunità di innovazione nell&#8217;assistenza, che si sposta dal sanitario al sociale aprendo nuove prospettive. Vi sono poi le novità farmacologiche riguardanti problematiche come il controllo di agitazione e delirium e quelle sui trapianti d&#8217;organo. Grande attenzione poi a fenomeni globali come i cambiamenti climatici, che hanno un notevole impatto proprio sulla salute dei più fragili, che possono subire maggiormente gli effetti della disidratazione, dei colpi di calore o semplicemente essere meno reattivi di fronte a calamità naturali per limiti sensoriali o per il basso livello di digitalizzazione, che in Italia nella popolazione anziana non raggiunge il 65% e talvolta implica solo la competenza di saper mandare una mail.</p>



<p>L&#8217;elevato tasso di suicidi tra gli anziani in Italia ha le sue ragioni nella solitudine in cui vengono ridotti gli anziani e nell&#8217;ageismo con cui vengono spesso discriminati, con diritti basilari che esistono solo sulla carta. Il tasso di solitudine è il doppio rispetto alla media dei Paesi europei, con coloro che non hanno nessuno a cui chiedere aiuto che sono il 14%, mentre coloro che non hanno nessuno a cui raccontare cose personali il 12%, a fronte di una media europea del 6,1% (dati Eurostat). La solitudine non è solo un problema sociale, ma anche clinico, essendo associata ad un aumento del rischio di depressione, disturbi del sonno, demenza e malattie cardiovascolari. A mettere in stretta correlazione ageismo e solitudine sono diversi studi internazionali. Uno studio israeliano di giugno 2023 individua un legame tra il crescere dell&#8217;età e la maggiore solitudine, con l&#8217;associazione positiva tra i due fenomeni che diventa significativa nelle persone di età superiore ai 70 anni. Uno studio cileno dello stesso periodo mostra un&#8217;associazione diretta e indiretta dell&#8217;ageismo con gli esiti sulla salute mentale: l&#8217;ageismo è positivamente correlato alla solitudine e, di conseguenza, all&#8217;aumento dei sintomi depressivi e ansiosi. Analogamente, un documento di ottobre 2021 evidenzia due iniziative innovative dei Paesi Bassi, che dimostrano che i diritti degli anziani possono essere mantenuti in soluzioni abitative collettive. &#8220;Gli anziani spesso vengono estromessi da misure di salvaguardia sanitaria, come avvenuto durante la pandemia, quando i posti in terapia intensiva erano destinati ai più giovani- spiega il professor Diego De Leo, presidente AIP- Questa impostazione è stata introiettata dagli anziani stessi, convinti che non possano essere utili alla società né attivi: questo non è frutto di un impoverimento cognitivo, ma di un&#8217;impressione del loro patrimonio intellettuale come detta la società. Occorre pertanto ribaltare questo modello&#8221;.</p>



<p>Oltre all&#8217;ageismo, vi è una vera e propria epidemia di solitudine: &#8220;I Paesi occidentali contano il 30% degli anziani afflitti da solitudine cronica e il 10% da una solitudine molto severa, che porta alla depressione e poi in alcuni casi proprio al suicidio. L&#8217;altro Paese più vecchio al mondo insieme all&#8217;Italia, il Giappone, ha computato 45mila persone che ogni anno muoiono in completo isolamento, tanto che sono state create squadre di &#8216;death cleaners&#8217; che si occupano di bonificare i luoghi in cui sono avvenute queste morti in solitudine&#8221;, conclude De Leo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/04/08/suicidi-tra-gli-anziani-italia-maglia-nera-in-europa/">Suicidi tra gli anziani, Italia maglia nera in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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