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	<title>formaggi Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cibo: grazie a dieta mediterranea in Cilento si vive di più</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 19:24:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[carboidrati]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 1931 la vita media in Italia era di circa 50 anni, oggi e&#8217; di 90 anni ed oltre, in particolare nella zona salernitana del Cilento; il motivo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/02/21/cibo-grazie-a-dieta-mediterranea-in-cilento-si-vive-di-piu/">Cibo: grazie a dieta mediterranea in Cilento si vive di più</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 1931 la vita media in Italia era di circa 50 anni, oggi e&#8217; di 90 anni ed oltre, in particolare nella zona salernitana del Cilento; il motivo e&#8217; l&#8217;affermarsi della dieta mediterranea, ricca di verdura oltre che di carboidrati, formaggi e frutta. Lo si evince dai tre volumi della trilogia &#8216;Alimentazione e Colture nella Piana del Sele. Il Consorzio di Bonifica Destra Sele per l&#8217;equilibrio dell&#8217;Ecosistema&#8217;, presentata a Roma presso la Camera dei Deputati, presente il presidente della Commissione Agricoltura, Filippo Gallinella.<br />
Nell&#8217;occasione e&#8217; stato confermato l&#8217;avvio del processo di riconoscimento Igp (Indicazione geografica protetta) per la rucola della Piana del Sele, la cui coltivazione si stende su 3.600 ettari per una produzione di 400 milioni di chilogrammi, pari al 73% di quella nazionale per un valore complessivo di circa 680 milioni di euro. L&#8217;areale di produzione interessa 7 comuni della provincia di Salerno (Eboli, Battaglia, Pontecagnano Faiano, Montecorvino Rovella, Montecorvino Pugliano, Bellizzi, Capaccio-Paestum), dove operano 430 aziende agricole, per il 60% guidate da giovani e che danno lavoro a 5.000 addetti piu&#8217; altri 4.000 nell&#8217;indotto. Utilizzata soprattutto nelle produzioni di IV gamma (circa 20 milioni di consumatori in Italia), la rucola della Piana del Sele si prevede possa ottenere dal riconoscimento Igp un incremento produttivo pari al 20%, raggiungendo gli 850 milioni di fatturato, che ne farebbero il terzo consorzio a marchio del Paese per giro d&#8217;affari dopo quelli del Grana Padano Dop e del Parmigiano Reggiano Dop.<br />
Gli asset socio-economici della rucola Igp sono quelli dell&#8217;innovazione agricola, di una forte attrattivita&#8217; verso i giovani produttori e della sostenibilita&#8217; ambientale. Nota fin dall&#8217;antica Roma come afrodisiaca, la rucola ha caratteristiche antinfiammatorie, antiossidanti, antitumorali, antiage, ipocaloriche ed e&#8217; utile in gravidanza , perche&#8217; ricca di folati.<br />
&#8220;L&#8217;esempio della Piana del Sele &#8211; afferma Massimo Gargano, direttore generale dell&#8217;Associazione nazionale dei consorzi per la gestione e la tutela del territorio e delle acque irrigue (Anbi) &#8211; dimostra capacita&#8217; di fare anche nelle regioni meridionali del Paese. Per riuscire, pero&#8217;, e&#8217; necessario garantirne le condizioni; in questo caso, sono la disponibilita&#8217; d&#8217;acqua e la sistemazione idrogeologica del territorio, assicurate dal locale Consorzio di bonifica&#8221;.<br />
&#8220;Il nostro impegno &#8211; prosegue Vito Busillo, presidente del Consorzio di bonifica Destra Sele &#8211; e&#8217; abbattere, anno dopo anno, i costi energetici della distribuzione irrigua attraverso l&#8217;autonoma produzione di energia rinnovabile, che gia&#8217; oggi ammonta a 8 milioni di kilowattora annui. La nostra rucola sara&#8217; sempre piu&#8217; un prodotto a piena sostenibilita&#8217; ambientale&#8221;. &#8220;L&#8217;agricoltura nella Piana del Sele &#8211; conclude Francesco Vincenzi, presidente di Anbi &#8211; e&#8217; un esempio di compatibilita&#8217; fra aspetti produttivi ed ecosistema; e&#8217; quel nuovo modello di sviluppo, sostenuto dai Consorzi di bonifica e per il quale hanno un parco progetti a disposizione del Paese. E&#8217; necessario pero&#8217; dare concretezza a tale patrimonio per superare l&#8217;atavico paradosso di un territorio, minacciato per molti mesi dal rischio alluvioni e per altrettanti da quello della siccita&#8217;&#8221;.</p>
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		<title>Con il latte in polvere addio a 487 formaggi tradizionali</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Jul 2015 08:54:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[coldiretti]]></category>
		<category><![CDATA[formaggi]]></category>
		<category><![CDATA[latte in polvere]]></category>
		<category><![CDATA[unione europea]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Unione Europea ha recentemente dato il via libera alla produzione di formaggi mediante l’utilizzo del latte in polvere. Una pessima notizia per il made in Italy, che tradizionalmente&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/08/con-il-latte-in-polvere-addio-a-487-formaggi-tradizionali/">Con il latte in polvere addio a 487 formaggi tradizionali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Unione Europea ha recentemente dato il via libera alla produzione di formaggi mediante l’utilizzo del latte in polvere. Una pessima notizia per il <em>made in Italy</em>, che tradizionalmente si esprime al massimo nella produzione di prodotti caseari. Secondo un’analisi condotta dalla <strong>Coldiretti</strong> infatti, la novità normativa approvata dall’Unione Europea farà sparire <strong>487 formaggi tradizionali</strong> delle Regioni italiane, prodotti fino ad oggi attraverso metodi rimasti totalmente inalterati da secoli e tramandati di generazione in generazione. <em>&#8220;È una decisione che danneggia e inganna i consumatori e mette a rischio un patrimonio gastronomico custodito da generazioni, con effetti sul piano economico, occupazionale ed ambientale&#8221;</em>, ha spiegato la Coldiretti, sostenendo la mobilitazione di allevatori, casari e consumatori a difesa del made in Italy.</p>
<p>Con un chilo di polvere di latte, che costa sul mercato internazionale <strong>2 euro</strong>, sottolinea la Coldiretti, è possibile produrre <strong>10 litri di latte, 15 mozzarelle o 64 vasetti confezioni di yogurt</strong> e <em>&#8220;tutto con lo stesso identico sapore perché viene a mancare quella distintività che viene solo dal latte fresco dei diversi territori&#8221;</em>. Secondo la Coldiretti, il pressing esercitato dalla Commissione europea sull&#8217;Italia <em>&#8220;ha già stimolato gli interessi degli speculatori con le importazioni di latte e crema in polvere che sono aumentate del 16% nel primo trimestre 2015 rispetto allo scorso anno. E non è certo casuale che i due terzi delle importazioni provengano da Francia e Germania, l&#8217;asse che detta la linea politica dell&#8217;Unione europea&#8221;</em>.</p>
<p><em>&#8220;È in corso</em> &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; <em>un pericoloso braccio di ferro che potrebbe portare alla chiusura delle stalle, alla perdita di posti di lavoro, all&#8217;omologazione e all&#8217;appiattimento qualitativo della produzione nazionale dopo la lettera di diffida inviata all&#8217;Italia dalla Commissione europea, che è stata purtroppo sollecitata dall&#8217;associazione italiana delle industrie lattiero casearie (Assolatte). Si vuole porre fine al divieto di detenzione e utilizzo di latte in polvere per la fabbricazione di prodotti lattiero caseari, previsto dalla legge nazionale 138 dell&#8217;11 aprile del 1974, che ha garantito per oltre 40 anni l&#8217;alta qualità della produzione casearia nazionale&#8221;.</em> Il superamento di questa norma provocherebbe <em>&#8220;<strong>l&#8217;abbassamento della qualità, l&#8217;omologazione dei sapori, un maggior rischio di frodi e la perdita di quella distintività che solo il latte fresco con le sue proprietà organolettiche e nutrizionali assicura ai formaggi, yogurt e latticini made in Italy&#8221;.</strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/08/con-il-latte-in-polvere-addio-a-487-formaggi-tradizionali/">Con il latte in polvere addio a 487 formaggi tradizionali</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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