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	<title>fotografica Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Lazio: al MAXXI mostra fotografica per i 30 anni di Greenpeace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 12 Jul 2016 10:28:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[eventi]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Viene inaugurata giovedì 14 luglio al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra fotografica, a ingresso gratuito, “30 anni e non mettiamo la testa a posto”, che sarà esposta fino al 28 luglio e in seguito in alcune città italiane. In trenta pannelli la storia dell’associazione ambientalista dalla nascita ai giorni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Viene inaugurata giovedì 14 luglio al MAXXI, Museo nazionale delle arti del XXI secolo di Roma, la mostra fotografica, a ingresso gratuito, “30 anni e non mettiamo la testa a posto”, che sarà esposta fino al 28 luglio e in seguito in alcune città italiane. In trenta pannelli la storia dell’associazione ambientalista dalla nascita ai giorni nostri.</p>
<p>In occasione del trentennale, <strong>Greenpeace</strong> presenta anche un video (<a href="http://30anni.greenpeace.it/">30anni.greenpeace.it</a>) che vuole mostrare la vera anima dell’associazione. Mentre scorrono le immagini delle azioni e delle attività più eclatanti, prendono la parola alcune persone che rappresentano le diverse componenti di Greenpeace, tra cui un volto noto che da anni appoggia l’associazione, l’attore Claudio Santamaria. “Da trent’anni non raccontiamo un pianeta migliore, lo facciamo” è il messaggio del video ed è anche quello che cerca di fare Greenpeace dal 30 luglio 1986, quando aprì l’ufficio italiano. Da allora l’organizzazione non ha mai smesso di crescere e in Italia conta oggi 77 mila sostenitori, oltre 600 mila cyberattivisti e una trentina di gruppi locali in tutta Italia.  Sempre a Roma, all’Isola Tiberina, nell’ambito de “L’Isola del Cinema”, martedì 26 luglio, alle 21,30, proiezione gratuita del film “How to change the world”, che racconta la storia della fondazione di Greenpeace in Canada 45 anni fa ed ha vinto diversi premi cinematografici, anche al prestigioso Sundance Film Festival.</p>
<p>“Il titolo del film, “Come cambiare il mondo” riassume il tratto genetico della nostra organizzazione: nessun obiettivo, per quanto proibitivo, è impossibile. Proteggere il clima globale è sembrata, in 25 anni di campagna, una missione proibitiva. Se oggi è una sfida possibile, dobbiamo ringraziare anche tante persone che con tenacia e coraggio hanno dato vita a Greenpeace in Italia e nel mondo” commenta Giuseppe Onufrio, direttore esecutivo di Greenpeace Italia. Infine, per i suoi trent’anni, Greenpeace vuole regalare a Lampedusa energia pulita e rinnovabile, attraverso la campagna di crowdfunding “Accendiamo il sole” (<a href="http://www.accendiamoilsole.it/">www.accendiamoilsole.it/</a>). Il raggiungimento dell’obiettivo è quasi a portata di mano ma serve un ultimo sforzo per finanziare un impianto fotovoltaico da 40 kW da installare sul tetto del Comune di Lampedusa. Un obiettivo concreto in un’isola così simbolica.</p>
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		<title>&#8220;Trecentonove&#8221;, L&#8217;Aquila foto-grafica, secondo Claudio Di Francesco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Jun 2012 10:08:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[casa natale]]></category>
		<category><![CDATA[d'annunzio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>S’inaugura il 15 giugno alle ore 18, a Pescara, nella Casa natale di Gabriele d’Annunzio, in Corso Manthonè, una singolare mostra foto-grafica Trecentonove (il trattino è voluto) di Claudio Di Francesco, tanti gli scatti della sua macchina impressi in “immagini” esposte negli spazi del museo dannunziano. Rimarranno in mostra per un mese, fino al 16 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">S’inaugura il </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>15 giugno</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> alle ore 18, a </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Pescara</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, nella </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Casa natale di Gabriele d’Annunzio</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, in Corso Manthonè, una singolare mostra foto-grafica </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em><strong>Trecentonove</strong></em></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> (il trattino è voluto) di </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Claudio Di Francesco</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, tanti gli scatti della sua macchina impressi in “immagini” esposte negli spazi del museo dannunziano. Rimarranno in mostra per un mese, fino al </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>16 luglio</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">. Ma quel 309 evoca dolorosamente anche il numero delle vittime del terremoto dell’Aquila, in quel terribile 6 aprile 2009 che per gli aquilani ha marcato una nuova era. Le foto in esposizione hanno una singolarità: sono le immagini riflesse su una delle porte in sequela sotto i portici di San Bernardino. Per mesi l’artista ha fotografato lo stesso punto, talvolta tra la curiosità e la meraviglia dei rari passanti e dei militari che presidiano la “zona rossa”, cogliendo in divenire le immagini del contesto urbano che man mano mutava, tra puntellamenti dei palazzi, imbragature, sostegni e armature, in un coacervo di tubi di ferro. La narrazione foto-grafica è stata realizzata in 309 scatti d’obiettivo – di qui in titolo dato alla mostra – in memoria delle vittime, e alcune di esse hanno</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">davvero un forte impatto visivo ed emozionale. Una, in particolare, sembra riflettere l’immagine di un’aquila che con il becco cerca d’afferrare la città e risollevarla ad una condizione di riscatto e di rinascita.</span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Claudio Di Francesco</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, nato nel 1955 a </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>San Martino sulla Marrucina</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> (Chieti), da molti anni vive a </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Paganica</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, la più popolosa frazione dell’Aquila, distesa alle falde del </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Gran Sasso d’Italia</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, sulla via che sale verso la vetta dell’Appennino, fino a Campo Imperatore. Sociologo, già dirigente d’azienda, </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Di Francesco</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> ha da sempre coltivato la passione per la fotografia d’arte, impegnando la sua sensibilità per le vicende umane, talvolta le più drammatiche e dolorose, con un sincero trasporto di condivisione. La sua attenzione d’artista spesso sofferma l’obiettivo ristretto al particolare, al dettaglio, talvolta più pertinente e descrittivo d’una narrazione a tutto campo. Così egli traccia il senso dell’imminente esposizione nel Museo di Casa d’Annunzio, a </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Pescara</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">: “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>In questa mostra non presento semplicemente degli scatti fotografici, propongo invece</em></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> &#8220;immagini&#8221;, </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>immagini di una città ferita e di un vissuto personale e collettivo dilaniato. Non voglio rappresentare tout court il visibile, ma cogliere l&#8217;invisibile reale che è dentro la propria soggettività scossa, terremotata e dentro le strutture del reale percepito”.</em></span></p>
<p align="JUSTIFY">“<span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Ne scaturisce un lavoro &#8211;</em></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> annota ancora </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Claudio Di Francesco</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em> &#8211; che va oltre la fotografia e si iscrive nella dimensione dell&#8217;arte contemporanea come trasfigurazione del reale, al punto che le immagini non sono rappresentazione di &#8220;qualcosa&#8221; ma segni tangibili di un disagio antropologico. Oserei parlare di fotografia pittorica, di simbolismo materico, di iperrealismo ancorato al concreto, e non visione intellettualistica e astratta della realtà. Le immagini rappresentate sono esse stesse </em></span><span style="font-family: Georgia, serif;">&#8220;deformazioni&#8221; </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>di una realtà irriconoscibile e deformata, dove è percepibile l&#8217;aspetto di estraneazione e di lontananza dell&#8217;io, dove la quotidianità non ha più gesti e segni da condividere. Del resto la città non vive e respira del respiro degli aquilani, non si alimenta delle dinamiche e delle contraddizioni del vivere, è abbando-nata, è chiusa in uno spazio-tempo senza ri-nascita. Le immagini di questo lavoro racchiudono proprio l&#8217;angoscia del non divenire, del non appartenere, del non condividere con gli Altri sogni e speranze, paure e certezze”.</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">La mostra reca il prestigioso marchio della </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Soprintendenza per i Beni Artistici ed Etnoantropologici dell’Abruzzo</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, che ha consentito per l’esposizione uno dei luoghi più evocativi per la cultura italiana, qual è la </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Casa natale di Gabriele d’Annunzio</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, a Pescara. La Soprintendente per l’Abruzzo, </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Lucia Arbace</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;">, segnala l’evento con un’ interessante presentazione critica. “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em>Ho accolto con vero interesse &#8211; </em></span><span style="font-family: Georgia, serif;">scrive </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Lucia Arbace</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em> &#8211; la proposta di Claudio Di Francesco di organizzare una mostra delle sue fotografie presso i locali del Museo Casa natale di Gabriele D’Annunzio a Pescara, foto che fissano, in maniera originale e innovativa, gli effetti del devastante terremoto. Si tratta di un reportage fotografico dall’alto valore evocativo quello condotto da Claudio Di Francesco, che ha fermato nei suoi scatti l’azione del tempo sulle architetture aquilane. L’estetica del paesaggio urbano è stata stravolta dalla messa in opera dei puntellamenti che Di Francesco ha documentato nel loro divenire con un ritmo incalzante, realizzando queste sue “fotografie pittoriche”. Lo scatto reiterato nel tempo sempre sullo stesso oggetto &#8211; una porta sotto le arcate di San Bernardino -, ha catturato il riflesso del contesto urbano che si modificava via via mentre le opere di messa in sicurezza venivano realizzate. La deformazione reale e artificiale convive in queste opere, dove è stato astratto il dato tangibile attraverso il riflesso che altera l’immagine modificandone i connotati, rendendola “altra” sia dalla dimensione spaziale che da quella temporale. La suggestione e la magia dell’immagine &#8211; </em></span><span style="font-family: Georgia, serif;">conclude la </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Soprintendente Arbace</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em> &#8211; naturalmente cede anche il passo alla struggente malia del ricordo, che affiora con forza nell’animo di quanti amano la città e auspicano il restauro delle prestigiose architetture del centro storico dell’Aquila”.</em></span></p>
<p align="JUSTIFY"><span style="font-family: Georgia, serif;">Dunque, rilevante è il contributo che </span><span style="font-family: Georgia, serif;"><strong>Claudio Di Francesco</strong></span><span style="font-family: Georgia, serif;"> dà con la sua cospicua produzione fotografica, composta in questa singolare esposizione “</span><span style="font-family: Georgia, serif;"><em><strong>Trecentonove</strong></em></span><span style="font-family: Georgia, serif;">”. Alla qualità artistica delle sue “immagini” egli associa il valore della narrazione, aggiungendo un di più nella costituzione di quella memoria collettiva degli aquilani che negli anni a venire racconterà la tragedia dell’Aquila, straordinaria città d’arte sconvolta dal sisma, le ferite dell’anima dei suoi abitanti, la loro determinazione a restituire alla città il volto stupendo delle sue architetture, a ricostruire il luogo autentico della propria esistenza.</span></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Goffredo Palmerini</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/13/trecentonove-laquila-foto-grafica-secondo-claudio-di-francesco/">&#8220;Trecentonove&#8221;, L&#8217;Aquila foto-grafica, secondo Claudio Di Francesco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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