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	<title>gas Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Caro-bollette: 5 controlli pratici prima dell&#8217;inverno</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 01 Sep 2026 15:44:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si torna dalle ferie e arriva la bolletta più salata dell&#8217;anno. Non è un&#8217;impressione: il conteggio di settembre copre i consumi di luglio e agosto, cioè le settimane&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Si torna dalle ferie e arriva la bolletta più salata dell&#8217;anno. Non è un&#8217;impressione: il conteggio di settembre copre i consumi di luglio e agosto, cioè le settimane in cui i climatizzatori restano accesi per ore e i frigoriferi lavorano di più. Consumi record, calcolati sui prezzi più alti degli ultimi dodici mesi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riferimento pubblico più chiaro è il prezzo fissato da ARERA per il servizio di Maggior Tutela. Riguarda direttamente circa 3 milioni di clienti vulnerabili, ma segna la direzione del mercato all&#8217;ingrosso su cui si muovono anche le offerte del mercato libero. A gennaio era di 27,97 centesimi per kilowattora, a luglio è salito a 31,63: <strong>un più 13 per cento in sei mesi</strong>, risultato di due aumenti consecutivi — più 8,1 per cento nel secondo trimestre e più 4,6 nel terzo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Chi ha un contratto indicizzato quell&#8217;aumento lo ha già visto in bolletta. Chi ha un prezzo bloccato lo incontrerà alla scadenza, quando il fornitore proporrà le nuove condizioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Settembre è il mese in cui le persone tornano a guardare i numeri» dice <strong>Alessandro Ferraro</strong>, co-founder di Billding, piattaforma che analizza le bollette e tutela famiglie e imprese dai rincari, tenendo sotto controllo i contratti nel tempo e segnalando quando le condizioni cambiano. «Per undici mesi la bolletta si paga e si archivia. Quella del rientro invece si legge, perché fa male. Ed è il momento giusto per fare due o tre verifiche che poi valgono per tutto l&#8217;inverno».</p>



<p class="wp-block-paragraph">C&#8217;è anche una ragione di calendario. <strong>A fine settembre ARERA aggiorna le condizioni per il quarto trimestre</strong>, quello che copre ottobre, novembre e dicembre: i mesi in cui si accende il riscaldamento e la bolletta del gas torna a pesare. Arrivare a quell&#8217;appuntamento con un contratto già verificato è diverso dal subirlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Ecco cinque controlli da fare prima di archiviare la bolletta del rientro.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>1. Guardare il periodo di riferimento, non la data.</strong> La prima riga utile non è l&#8217;importo, è l&#8217;intervallo di consumo. Se copre luglio e agosto, l&#8217;importo alto è normale e non va confrontato con quello di maggio. Il confronto sensato è con lo stesso periodo dell&#8217;anno precedente: se i kilowattora sono simili ma l&#8217;importo è cresciuto molto, il problema non sono i consumi ma il prezzo unitario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>2. Verificare il prezzo della materia energia.</strong> È la voce su cui si può intervenire, ed è l&#8217;unica che cambia da fornitore a fornitore. Trasporto, oneri di sistema e imposte sono stabiliti da ARERA e uguali per tutti. Chi ha firmato un contratto tre anni fa e non l&#8217;ha mai più guardato paga quasi sempre un prezzo fuori mercato.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>3. Controllare se è arrivata una comunicazione di rinnovo.</strong> Nel mercato libero i fornitori possono proporre nuove condizioni economiche che entrano in vigore automaticamente se il cliente non risponde. Le comunicazioni arrivano via email o allegate alla bolletta, e in estate finiscono lette di sfuggita. Vale la pena ricontrollare la posta di luglio e agosto.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>4. Rivedere la potenza impegnata.</strong> Molte famiglie pagano una quota fissa per 4,5 kilowatt quando ne usano abitualmente 3. È un costo che si paga tutto l&#8217;anno indipendentemente dai consumi: adeguarlo alle esigenze reali alleggerisce ogni bolletta futura, non solo questa.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>5. Non dimenticare il gas prima che serva.</strong> Con i termosifoni spenti la bolletta del gas sembra irrilevante, ma le quote fisse di trasporto, distribuzione e oneri continuano a essere addebitate. È anche l&#8217;unico momento dell&#8217;anno in cui si può cambiare offerta gas senza fretta: da ottobre in poi si ragiona sotto pressione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">«Il problema del mercato energetico italiano è l&#8217;asimmetria informativa: contratti complessi, rinnovi automatici, clausole che nessuno legge» aggiunge <strong>Ferraro</strong>. «Una famiglia non ha il tempo di diventare esperta di energia, e non dovrebbe averne bisogno. Il nostro lavoro è fare quel controllo al posto suo, e continuare a farlo nel tempo».</p>
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		<title>Meloni dà nuovo slancio alla partnership Italia-Algeria per potenziare forniture di gas e cooperazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 Mar 2026 16:56:16 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Algeri mercoledì la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha incontrato il capo dello Stato algerino, Abdelmadjid Tebboune, per rafforzare la cooperazione su energia, migrazione e agricoltura. Si tratta del secondo vertice bilaterale dopo quello di gennaio 2023 e, ha sottolineato Meloni, “chiarisce senza timore di smentita quanto consideriamo fondamentale il nostro rapporto con l’Algeria”. In un contesto internazionale segnato da “instabilità crescente e certezze che diminuiscono”, l’Italia considera l’Algeria “una delle straordinarie certezze sulle quali poter contare”.</p>
<p>Nel settore energetico, Roma e Algeri puntano a dare nuovo impulso alla collaborazione tra Eni e Sonatrach. Meloni ha annunciato che i due governi “hanno deciso di rafforzare la nostra solidissima collaborazione che coinvolge anche i nostri due campioni nazionali Eni e Sonatrach, anche lavorando su nuovi fronti come lo shale gas (il gas da scisti bituminosi) e come l’esplorazione offshore”. L’obiettivo è aumentare e stabilizzare il flusso di gas in arrivo attraverso il gasdotto Transmed, già oggi uno dei pilastri dell’approvvigionamento italiano. Da parte sua Tebboune ha ribadito: “La ringrazio per la collaborazione strategica in tutti i settori di reciproco interesse. In questa sfida per i rifornimenti io rinnovo la disponibilità dell’Algeria a rispettare tutti gli impegni come partner strategico e affidabile”.</p>
<p>Anche l’agricoltura figura tra le priorità: Italia e Algeria rafforzano il Piano Mattei per l’Africa con il recupero di oltre 36.000 ettari di terreno desertico destinati alla produzione di cereali e legumi. “Oggi col presidente abbiamo fatto il punto sui diversi progetti che abbiamo messo in campo, abbiamo parlato dello stato d’avanzamento dell’iniziativa pubblico-privata per il recupero di oltre 36 mila ettari di terreno desertico per la produzione di cereali e legumi”, ha spiegato Meloni. “Il progetto, nonostante la burocrazia, procede in modo spedito, con la campagna di semina che nel 2026 passerà da 7 mila a 13 mila ettari di deserto messi a produzione”.</p>
<p>Tra le novità annunciate figura la creazione di una Camera di commercio bilaterale, strumento stabile per valorizzare investimenti e opportunità emerse dal business forum Italia-Algeria tenuto a Roma lo scorso luglio. “Abbiamo deciso di lavorare per creare una Camera di commercio Italia-Algeria, cioè uno strumento stabile per liberare il potenziale che è ancora inespresso nelle nostre relazioni”, ha affermato la premier, evidenziando la “forte complementarietà” tra le due economie.</p>
<p>Infine, la cooperazione in materia di migrazione resta un “modello per la regione”, secondo Meloni, contribuendo a ridurre sbarchi irregolari e vittime in mare. La lotta alle reti criminali che trafficano esseri umani è per l’Italia una priorità: “Se in questi anni siamo riusciti ad abbattere il numero degli sbarchi illegali e delle morti in mare, lo dobbiamo anche a una solidissima cooperazione con l’Algeria”.</p>
<p>Rendendo conto dei rapporti bilaterali, Meloni ha concluso ricordando che “l’Italia e l’Algeria si sono date una mano tante volte e ognuna c’è stata per l’altra sempre nel momento del bisogno” e che “in questi anni abbiamo lavorato per rendere questa amicizia ancora più forte”.</p>
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		<title>Energia. Eni annuncia scoperta gas Mediterraneo orientale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 15 Jan 2023 20:17:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Eni annuncia una nuova importante scoperta di gas nel pozzo esplorativo Nargis-1, nella concessione &#8216;Nargis Offshore Area&#8217;, nel Mar Mediterraneo orientale, al largo dell&#8217;Egitto. Il pozzo Nargis-1, perforato&#8230;</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Eni annuncia una nuova importante scoperta di gas nel pozzo esplorativo Nargis-1, nella concessione &#8216;Nargis Offshore Area&#8217;, nel Mar Mediterraneo orientale, al largo dell&#8217;Egitto. Il pozzo Nargis-1, perforato in 309m d&#8217;acqua dalla nave di perforazione Stena Forth, ha incontrato circa 61m di arenarie del Miocene e dell&#8217;Oligocene contenenti gas. La scoperta potrà essere sviluppata sfruttando la vicinanza alle infrastrutture Eni esistenti. Nargis-1 conferma l&#8217;efficacia della strategia di Eni con focus sull&#8217;offshore egiziano, che la società svilupperà ulteriormente grazie alla recente aggiudicazione dei blocchi esplorativi North Rafah, North El Fayrouz, North East El Arish, Tiba e Bellatrix-Seti East. La concessione &#8216;Nargis Offshore Area&#8217; ha un&#8217;estensione di circa 445.000 acri (1.800 chilometri quadrati). Chevron Holdings C Pte. Ltd. è l&#8217;operatore con una quota del 45, mentre IEOC Production BV, consociata interamente controllata da Eni, detiene una quota del 45% e Tharwa Petroleum Company SAE detiene una quota del 10%. Eni è presente in Egitto dal 1954, dove opera attraverso la controllata IEOC. La società è attualmente il principale produttore del Paese con una produzione di idrocarburi di circa 350.000 barili di olio equivalente al giorno. In linea con la strategia net-zero entro il 2050, Eni è impegnata in una serie di iniziative volte a decarbonizzare il settore energetico egiziano, tra cui lo sviluppo di impianti CCS, impianti di energia rinnovabile, agri-feedstock per la bioraffinazione e altri.</p>
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		<title>Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 06 Oct 2020 16:38:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non puo&#8217; passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/">Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;No alla riconversione a gas delle centrali a carbone. In Italia la decarbonizzazione non puo&#8217; passare dal gas come fonte di transizione in sostituzione del carbone, attraverso un &#8220;compromesso&#8221; che non fara&#8217; bene ne&#8217; all&#8217;ambiente ne&#8217; alla salute del Pianeta. Bisogna adottare soluzioni credibili e radicali per ridurre le emissioni di CO2, semplificando le procedure autorizzative e garantendo un ruolo sempre maggiore alle fonti rinnovabili e ai sistemi di accumulo. Per far cio&#8217; occorre sostituire le vecchie e inquinanti centrali a carbone con impianti rinnovabili e non convertirle a gas&#8221;. È questo il messaggio che Legambiente lancia oggi al Governo a pochi giorni dallo sciopero nazionale per il clima di venerdi&#8217; 9 ottobre presentando il suo nuovo dossier dal titolo &#8220;La decarbonizzazione in Italia non passa peril gas&#8221;. Nel dossier l&#8217;associazione ambientalista, oltre a sfatare alcuni falsi miti sul metano fossile quale fonte di transizione energetica, spiega perche&#8217; l&#8217;Italia deve evitare questa inutile e insensata corsa al gas ricordando che nella Penisola sono gia&#8217; presenti un numero sufficiente di impianti a gas, realizzati dopo il blackout del settembre 2003 grazie al decreto sblocca centrali dell&#8217;allora governo Berlusconi. Negli ultimi due decenni le nuove centrali elettriche a metano costruite hanno prodotto una situazione di sovrabbondanza: oggi, infatti, il parco di generazione esistente ammonta a 115.000 MW di potenza installata, quasi il doppio rispetto alla domanda massima sulla rete (58.219 MW nel luglio 2019, fonte Terna). Piu&#8217; che realizzare nuovi impianti, basterebbe aumentare le ore medie annue di esercizio delle centrali a gas esistenti passando da 3.261 a 4.000 ore medie annue. Uno scenario pero&#8217; poco auspicabile per Legambiente perche&#8217; se da una parte permetterebbe di compensare la mancata produzione di energia elettrica generata dal carbone, dall&#8217;altra richiederebbe in se&#8217; un aumento dei consumi di metano. E cio&#8217; non andrebbe affatto bene, perche&#8217; secondo l&#8217;associazione ambientalista bisognerebbe tendere ad una riduzione dei consumi di gas, accompagnata anche da interventi di efficientamento, come quello del riscaldamento civile (da convertire a pompe di calore alimentate elettricamente) e dall&#8217;elettrificazione dei trasporti, a partire dallo sviluppo del un sistema pubblico collettivo (bus, tram, metro, ecc), e della mobilita&#8217; elettrica, i cui consumi possono essere soddisfatti da sistemi di generazione diffusi attraverso le fonti rinnovabili.</p>
<p>Per questo per Legambiente la strada da seguire e&#8217; un&#8217;altra e si traduce in: &#8220;Stop al carbone, no alla realizzazione di nuovi impianti a gas, si&#8217; alle semplificazioni per rinnovabili e sistemi di accumulo&#8221;. In questa ottica il primo passo da compiere e&#8217; la chiusura entro il 2025 delle centrali a carbone per una capacita&#8217; di oltre 7.900 MW senza ricorrere a nuovi impianti a gas, per arrivare entro il 2040 alla chiusura di tutte le centrali inquinanti alimentate da fonti fossili, gas metano compreso. L&#8217;Italia deve avere, inoltre, il coraggio di ridurre fino ad azzerare i consumi di gas al 2040, iniziando da subito a non distribuire piu&#8217; risorse economiche per nuovi impianti come previsto con il Capacity Market. Risorse che si potrebbero usare per incentivare la diffusione delle fonti rinnovabili nella Penisola, a partire da solare ed eolico, di cui il nostro Paese ha grandi potenziali, con numeri di installazioni ben piu&#8217; alti di quelli fino ad oggi trattati anche nei cosiddetti anni d&#8217;oro (2009 &#8211; 2011). Senza pero&#8217; dimenticare la necessita&#8217; di mettere in campo politiche di efficientamento del settore industriale, edilizio e mobilita&#8217; &#8211; fortemente dipendenti dal gas metano &#8211; e piani di riconversione delle aree dove sono situate le centrali a carbone, che grazie alle risorse messe a disposizione dal Green Deal europeo possono dare a questi territori una nuova opportunita&#8217; di creare aree produttive sostenibili e di sostegno alla rete.</p>
<p>Un tema quello della decarbonizzazione in Italia che Legambiente rilancia oggi in vista dello sciopero nazionale per il clima anche per sostenere tutti quei giovani che venerdi&#8217; prossimo scenderanno in piazza per chiedere interventi e politiche piu&#8217; concrete per il Pianeta, a partire dall&#8217;abbandono delle fonti fossili e lo stop ai sussidi ambientalmente dannosi (sono circa 19 i miliardi di euro arrivati in un anno alle fonti fossili, tra sussidi diretti e indiretti, a danno dell&#8217;ambiente). L&#8217;associazione ambientalista ricorda che il dibattito sulla transizione energetica che si e&#8217; aperto in Italia, piuttosto che puntare alla decarbonizzazione attraverso lo sviluppo delle fonti rinnovabili, continua a focalizzare l&#8217;attenzione sul metano e sul suo presunto ruolo quale fonte di transizione e di aiuto al raggiungimento dell&#8217;obiettivo puntando alla realizzazione di nuove centrali, rese economicamente vantaggiose dal nuovo sussidio del capacity market. Occorre dire basta a modelli energetici superati, vecchi e inquinanti, non in grado di rispondere alle esigenze di innovazione del Paese, di decarbonizzazione, di contrasto alla crisi climatica. &#8220;Il governo italiano sta sbagliando strada sulla lotta alla crisi climatica &#8211; spiega Stefano Ciafani, presidente nazionale di Legambiente -. Nel settore della produzione di energia promuove la riconversione a gas delle centrali a carbone, investe su nuove infrastrutture per il trasporto del metano fossile, sostiene progetti sbagliati come quello di Eni che vuole confinare al CO2 nei fondali marini davanti alla costa ravennate. È arrivato il momento di scelte chiare e radicali: promuova le semplificazioni autorizzative per la realizzazione degli impianti a fonti rinnovabili, semplifichi la riconversione degli impianti a biogas in quelli a biometano da immettere in rete, recepisca al piu&#8217; presto la direttiva europea sulle rinnovabili per sbloccare definitivamente le comunita&#8217; energetiche e la smetta di foraggiare i petrolieri e i signori delle fossili. Stiamo entrando nella fase di discussione della prossima legge di bilancio, il vero banco di prova per cominciare a tagliare seriamente i sussidi alle fonti fossili. Vediamo se alle tante parole spese su questo fronte faranno seguito finalmente gli atti concreti&#8221;.</p>
<p>L&#8217;Accordo di Parigi, gli obiettivi di decarbonizzazione, l&#8217;urgenza della crisi climatici ma anche l&#8217;emergenza sanitaria richiedono, da parte di tutti gli Stati del Mondo, Italia compresa un cambio di rotta forte e innovativo che deve vedere il settore energetico protagonista di un cambio radicale non solo nel modo di produrre energia elettrica e termica, che entro il 2040 dovra&#8217; escludere l&#8217;uso delle fonti fossili, ma anche nel modo di approvvigionamento, di distribuzione, di consumo attraverso un modello distribuito da fonti rinnovabili in cui i consumatori (cittadini, amministrazioni e imprese) diventano produttori e autoconsumatori e in cui gli elettrodomestici non saranno solo piu&#8217; punti di consumo, ma anche fonti di accumulo. Cosi&#8217; come la mobilita&#8217;, che dovra&#8217; essere ripensata e adeguata alle necessita&#8217; della transizione energetica e alla decarbonizzazione. Un cambiamento che richiede investimenti importanti non solo in termini di infrastrutture e impianti, ma soprattutto in termini di reti, di accumuli, di mezzi di trasporto collettivo, di veicoli ed utenze smart e di tutta l&#8217;economia nazionale. A tal proposito Legambiente ricorda che ci sono i fondi europei disponibili per le aree di transizione, il cosiddetto Just Trasition Fund: ossia circa 7,5 miliardi di euro destinati alla conversione industriale di centrali a carbone, gasolio e altre fonti inquinanti. L&#8217;Italia si e&#8217; aggiudicata 364 milioni a fronte di un contributo pari al 12% del Reddito Nazionale Lordo (vale a dire di circa 900 milioni): risorse in grado di mobilitare investimenti pubblici e privati per oltre 4,8 miliardi. Senza dimenticare il Recovery Fund, parte di quei fondi possono essere destinati per la lotta alla crisi climatica. Efficienza energetica, innovazione e rinnovabili devono essere messe al centro del Piano per il rilancio italiano, partendo dallo sviluppo dell&#8217;eolico a terra e a mare e del fotovoltaico in tutto il Paese, sui tetti ma non solo.</p>
<p>Nel dossier Legambiente sfata anche alcuni falsi miti sul metano e sul suo presunto ruolo come fonte di transizione energetica. Primo il metano non aiuta nel processo di decarbonizzazione, come dimostrano anche i vecchi problemi come quelli legati alle perdite in atmosfera che si aggiungono al peso delle nuove estrazioni di shale gas, mettendo fine all&#8217;illusione non solo del metano come fonte &#8220;di transizione&#8221;, ma anche di mitigazione parziale rispetto ad altri combustibili fossili che mettono in evidenza come sia necessario ridurre, fino a ad azzerare l&#8217;estrazione e il consumo di metano per fermare la crisi climatica. Il metano e&#8217; un gas serra molto piu&#8217; potente della CO2, specialmente su tempi brevi: 72 volte nei primi 20 anni dalla sua dispersione in atmosfera. La &#8220;forzante&#8221; climatica del metano avrebbe in questo secolo un ruolo decisamente piu&#8217; sensibile: &#8220;conterebbe&#8221; come un aumento di un terzo delle emissioni di CO2. La preoccupazione e&#8217; cresciuta quando la presenza media del metano in atmosfera terrestre, passata, dal 1750 ad oggi, da 0,7 a 1,8 ppm (parti per milione), dopo un periodo di sostanziale stabilita&#8217; tra il 1990 e il 2007, e&#8217; ripresa a salire rapidamente. &#8220;Il Piano nazionale integrato per l&#8217;energia e il clima (PNIEC), approvato da Bruxelles, &#8211; dichiara Katiuscia Eroe, responsabile nazionale energia di Legambiente &#8211; prevede la realizzazione di nuovi gasdotti e rigassificatori, senza tener conto che gia&#8217; oggi la capacita&#8217; di importazione e&#8217; largamente sovradimensionata e sprecando cosi&#8217; risorse che potrebbero, invece, andare a finanziare l&#8217;azione climatica. È assolutamente inaccettabile che di fronte all&#8217;emergenza climatica si punti su una fonte fossile, in sostituzione di un&#8217;altra fonte fossile. Le fonti fossili, come petrolio, carbone e gas, sono la principale causa dei cambiamenti climatici. La loro combustione per produrre energia elettrica e termica e&#8217; responsabile dell&#8217;81% delle emissioni climalteranti complessive. Per questo Legambiente, con la campagna #ChangeClimateChange, ricorda che la strada maestra da seguire e&#8217; quella che prevede al piu&#8217; presto l&#8217;abbandono definitivo dei combustibili fossili a favore di un sistema energetico sostenibile prevedendo il raddoppio della produzione di energia da fonti rinnovabili entro il 2030, riducendo sempre di piu&#8217; la dipendenza dal gas ed elettrificando la parte crescente dei consumi&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/06/clima-decarbonizzazione-in-italia-non-passa-per-il-gas/">Clima: decarbonizzazione in Italia non passa per il gas</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>L’Italia sceglie il gas e dice addio al carbone</title>
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		<pubDate>Mon, 22 Jun 2015 17:55:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[carbone]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nella Road map europea verso il 2030, “ci sarà una fase non breve verso la decarbonizzazione durante il quale ci sarà bisogno di combustibili fossili, ma l’Italia ha fatto un grande passo e ha scelto il gas: lavoriamo, infatti, su infrastrutture, approvvigionamenti e costruzioni di regole comuni nel mercato unico dell’energia per far sì che avanzamenti ambientali si coniughino con il contenimento e la discesa dei prezzi dell’energia, con mercati competitivi, connessi e aperti ad approvvigionamenti differenziati”. Così Claudio De Vincenti, sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, aprendo i lavori degli Stati generali sui cambiamenti climatici, il primo passo dell’Italia verso la Cop21 di Parigi, che si svolgono oggi a Roma, presso l’Aula dei Gruppi parlamentari.</p>
<p>In Europa “vogliamo essere leader anche della Road map verso la decarbonizzazione”, sottolinea il sottosegretario. Serve, quindi, “una politica industriale che dia forza alle politiche ambientali. In Europa nasce la rivoluzione industriale e oggi deve svolgere nuova funzione di leadership di un’economia in cui c’è un’industria ambientalmente compatibile”, aggiunge De Vincenti.</p>
<p>“Vogliamo accelerare sul terreno dell’efficienza energetica, dove abbiamo gli obiettivi più avanzati in Europa- ha aggiunto il sottosegretario- sulle energie rinnovabili sulle quali abbiamo fatto passi avanti con alcune norme, forse senza ridurre troppo i costi, ma sono stati passi importanti. Un appuntamento, quello di oggi, “che è un punto di partenza- sottolinea De Vincenti- inizia un processo di collaborazione condivisa”. Le nostre scelte “sono state apprezzate in Europa e il nostro contributo alle riduzioni di CO2, secondo l’obiettivo dato del -40% entro il 2030, è uno dei più significativi in Ue e- aggiunge il sottosegretario- vogliamo essere leader per quanto riguarda il raggiungimento di questi obiettivi”.</p>
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		<title>Arrestato uomo minaccia di far esplodere bombola di gas davanti la scuola</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2012 11:57:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[arresto]]></category>
		<category><![CDATA[avezzano]]></category>
		<category><![CDATA[gas]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ha minacciato di fare saltare tutto in aria stringendo una bombola del gas e un accendino fra le mani. E&#8217; accaduto questa mattina in prossimita&#8217; della scuola media&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Ha minacciato di fare saltare tutto in aria stringendo una bombola del gas e un accendino fra le mani. E&#8217; accaduto questa mattina in prossimita&#8217; della scuola media &#8220;Vivenza&#8221; di Avezzano, nell&#8217;ora di ingresso di alunni e insegnanti. Si tratta di un muratore di 42 anni, Vincenzo Cianfarani, di Avezzano. Secondo una prima ricostruzione dell&#8217;accaduto fatta dagli agenti del Commissariato di Avezzano, l&#8217;uomo dopo essersi posizionato in prossimita&#8217; dell&#8217;abitazione del proprio datore di lavoro, che si trova a poca distanza dalla scuola ha avvertito il Commissariato di fare uscire fuori i ragazzi dalla scuola media perche&#8217; di li a poco avrebbe messo in atto il gesto inconsulto in quanto avanzava dal proprio datore di lavoro un credito di 2 mila euro. Sul posto sono subito arrivati gli agenti del Commissariato che hanno bloccato l&#8217;uomo. Nella scuola media nessuno si e&#8217; accorto di nulla, le lezioni sono proseguite regolarmente. Il muratore e&#8217; stato arrestato con le accuse di minaccia e resistenza a pubblico ufficiale.</p>
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