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	<title>gerusalemme Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cardinale Pizzaballa bloccato a Gerusalemme prima della messa al Santo Sepolcro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 30 Mar 2026 10:57:19 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il cardinale Pierbattista Pizzaballa e il custode di Terra Santa, padre Francesco Ielpo, sono stati fermati dalla polizia israeliana mentre camminavano “in forma privata e senza alcuna caratteristica di processione o atto cerimoniale” verso la Chiesa del Santo Sepolcro, riferisce il Patriarcato latino di Gerusalemme. I due religiosi, che avevano in programma la Messa della Domenica delle Palme, sono stati costretti a tornare indietro: secondo il Patriarcato “questo incidente costituisce un grave precedente e ignora la sensibilità di miliardi di persone in tutto il mondo”.</p>
<p>Le autorità di pubblica sicurezza israeliane spiegano che, “dall&#8217;inizio della guerra, tutti i luoghi sacri della Città Vecchia di Gerusalemme sono stati chiusi ai fedeli, in particolare quelli sprovvisti di aree protette, al fine di salvaguardare la sicurezza pubblica”. Di conseguenza, la richiesta del Patriarcato è stata respinta per motivi di ordine e incolumità pubblica.</p>
<p>A seguito del clamore internazionale, l’ufficio del primo ministro Benjamin Netanyahu ha annunciato che, “data la sacralità della settimana che precede la Pasqua per i cristiani di tutto il mondo, le forze di sicurezza israeliane stanno mettendo a punto un piano per consentire ai leader religiosi di celebrare il culto nel luogo sacro nei prossimi giorni”. È previsto un incontro con il cardinale Pizzaballa “per esplorare soluzioni garantendo al contempo la sicurezza pubblica”.</p>
<p>Il presidente israeliano Isaac Herzog ha contattato telefonicamente il Patriarca: “Ho telefonato al Patriarca e ho espresso profondo dolore per lo spiacevole incidente”, precisando che il divieto è scaturito da “preoccupazioni per la sicurezza, dovute alla continua minaccia di attacchi missilistici da parte del regime terroristico iraniano contro la popolazione civile in Israele”. Herzog ha ribadito “l&#8217;incrollabile impegno di Israele a favore della libertà di religione per tutte le fedi e a preservare lo status quo nei luoghi santi di Gerusalemme”.</p>
<p>In Italia la vicenda ha suscitato dure reazioni. La premier Giorgia Meloni, in una nota, ha affermato: “Il governo italiano esprime vicinanza al Cardinale Pizzaballa, a Padre Ielpo e ai religiosi ai quali le autorità israeliane hanno impedito oggi di celebrare la Messa della Domenica delle Palme nel Santo Sepolcro. Impedirne l’ingresso… costituisce un’offesa non solo per i credenti, ma per ogni comunità che riconosca la libertà religiosa”. Anche il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha definito “inaccettabile aver loro impedito di entrare nella Chiesa del Santo Sepolcro” e ha annunciato la convocazione dell’ambasciatore israeliano a Roma.</p>
<p>Hanno condannato l’episodio anche il presidente del Senato Ignazio La Russa, che su Facebook ha parlato di “gesto grave che mina il principio di libertà religiosa e di culto”, e l’Alto rappresentante Ue Kaja Kallas, secondo la quale “la libertà di culto a Gerusalemme deve essere pienamente garantita, senza eccezioni”.</p>
<p>Il cardinale Pizzaballa ha definito l’accaduto un “fraintendimento”, sottolineando che la breve cerimonia era privata e che non si sono registrati momenti di tensione con la polizia. Nel messaggio per la Domenica delle Palme, il Patriarca ha ricordato: “Ci riuniamo senza processione, senza palme che sventolano per le strade. Questa assenza non è una mera formalità, è la guerra che ha interrotto il nostro cammino festivo”. E ha aggiunto: “C’è troppo odio, ma non dobbiamo perdere la speranza”.</p>
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		<title>M.O. Mills (Peace Now): &#8220;Pace solo con la soluzione dei due Stati&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 May 2021 17:32:02 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;In Israele non ci sara&#8217; pace finche&#8217; non si porra&#8217; fine all&#8217;occupazione militare nei Territori palestinesi, lavorando a una soluzione politica che permetta la creazione di due Stati&#8221;. Ne e&#8217; convinta Dana Naomy Mills, portavoce di Peace Now, che in Israele lavora da 20 anni per la promozione del dialogo tra israeliani e palestinesi, anche con iniziative alla Knesset, il parlamento israeliano. L&#8217;agenzia Dire la raggiunge nella sua casa a Tel Aviv. &#8220;Negli ultimi giorni il lavoro per Peace Now e&#8217; stato intenso&#8221; la premessa: &#8220;Siamo costantemente in contatto con le organizzazioni della societa&#8217; civile israeliana e palestinese per organizzare iniziative con cui fare pressione affinche&#8217; le violenze si fermino&#8221;. Ieri e mercoledi&#8217;, riferisce Mills, ci sono state manifestazioni in citta&#8217; israeliane come Tel Aviv, Giaffa e Haifa, e anche in tanti villaggi, &#8220;per chiedere la pace&#8221;. Secondo la portavoce, &#8220;la maggior parte delle persone, che si tratti di israeliani o arabo-israeliani, vuole che le violenze si fermino, che l&#8217;occupazione militare cessi e che finalmente si possa convivere in pace&#8221;. Mills sottolinea: &#8220;Siamo stanchi delle sirene, delle notti insonni e di dover correre nei bunker&#8221;. Nelle stesse localita&#8217; da dove giungono appelli al dialogo, pero&#8217;, si sono verificati scontri tra comunita&#8217; di residenti: israeliani &#8211; spesso appartenenti a movimenti della destra estrema &#8211; contro la minoranza araba. &#8220;Purtroppo e&#8217; il risultato di tensioni che negli ultimi due anni non hanno smesso di montare&#8221; riferisce Mills, certa che a incoraggiare i nazionalisti israeliani, accusati in alcuni casi dai media di &#8220;raid punitivi&#8221;, contribuisca &#8220;la profonda spaccatura tra i partiti di destra ed estrema destra ma anche il fatto che in tv, alla radio e sui giornali siano invitati a parlare solo esponenti di questa ala&#8221;. Secondo la portavoce, &#8220;come societa&#8217; dobbiamo riappropriarci con urgenza dello spazio pubblico, dando voce a coloro che condannano le violenze, che in realta&#8217; sono la maggioranza&#8221;.</p>
<p>Mills sottolinea che per &#8220;violenze&#8221; non si intendono solo i raid aerei sulla Striscia di Gaza o il lancio di razzi da parte di Hamas, ma anche &#8220;azioni come la chiusura &#8211; pericolosa e non necessaria &#8211; della spianata della Moschea di Al-Aqsa o gli sgomberi in un quartiere a Gerusalemme est&#8221;. Episodi, questi, che sarebbero stati la miccia che ha acceso la crisi degli ultimi giorni. C&#8217;e&#8217; poi il problema degli insediamenti illegali, che &#8220;da anni Peace Now monitora e denuncia con un dipartimento dedicato, &#8216;Settlement Watch'&#8221; dice Mills. &#8220;C&#8217;e&#8217; profonda disparita&#8217; di trattamento da parte delle autorita&#8217; israeliane verso i cittadini di etnia araba e soprattutto dei palestinesi nei Territori occupati&#8221;. Di queste differenze di trattamento la confisca delle terre, secondo la portavoce, &#8220;e&#8217; un esempio&#8221;. Il mese scorso anche l&#8217;ong americana Human Rights Watch ha accusato Israele. Secondo Mills, &#8220;se non si pone fine all&#8217;occupazione militare, avremo un solo Stato che esercita apartheid&#8221;. Infine la portavoce di Peace Now rivolge un appello alla comunita&#8217; internazionale: &#8220;Mi piacerebbe che i governi non si preoccupassero di schierarsi con l&#8217;una o l&#8217;altra parte ma si schierassero contro la violenza, lavorando per favorire la soluzione dei due Stati, dando ai palestinesi la possibilita&#8217; di provvedere ai propri bisogni in autonomia&#8221;.</p>
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		<title>Gerusalemme: i 500 anni di Leonardo in mostra</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jul 2019 17:20:27 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Sebbene l&#8217;eredità di Leonardo sia un valore universale, noi italiani ci sentiamo molto orgogliosi delle sue radici&#8221;. Lo ha sottolineato l&#8217;ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, aprendo la rassegna &#8216;Le domande di Leonardo&#8217; allestita dal &#8216;Bloomfield Science Museum&#8217; di Gerusalemme a 500 anni dalla morte di Da Vinci. &#8220;Focus dell&#8217;esposizione &#8211; hanno spiegato i vertici [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Sebbene l&#8217;eredità di Leonardo sia un valore universale, noi italiani ci sentiamo molto orgogliosi delle sue radici&#8221;. Lo ha sottolineato l&#8217;ambasciatore italiano in Israele, Gianluigi Benedetti, aprendo la rassegna &#8216;Le domande di Leonardo&#8217; allestita dal &#8216;Bloomfield Science Museum&#8217; di Gerusalemme a 500 anni dalla morte di Da Vinci. &#8220;Focus dell&#8217;esposizione &#8211; hanno spiegato i vertici del museo rimarcando che la mostra, organizzata con l&#8217;ambasciata italiana e l&#8217;istituto italiano di Cultura, e indirizzata alle famiglie intere &#8211; è la curiosità a tutto campo di Leonardo che da molti è stato considerato &#8216;la persona più curiosa del mondo&#8217;. Dall&#8217;infanzia all&#8217;età adulta, il metodo di conoscenza usato da Leonardo si è sempre basato su tre precetti: domandare, osservare e registrare&#8221;.<br />
Per questo la mostra espone più di 40 differenti oggetti e display, molti dei quali interattivi, che hanno come obiettivo per i visitatori di porre domande, sperimentare e mettersi &#8216;nelle scarpe di Leonardo&#8217; passando, nello spazio di quattro aree, dall&#8217;anatomia al corpo umano, dalla botanica alla geologia, al volo, alla meccanica, all&#8217;ottica, al disegno. &#8220;I diversi campi degli interessi di Leonardo &#8211; ha proseguito il museo &#8211; hanno comportato un processo di vasta portata per il quale lo staff della rassegna ha consultato un largo numero di ricercatori ed esperti, inclusi studiosi di arte e teatro, musicisti, dottori, botanici e ornitologi&#8221;.<br />
In apertura del percorso della mostra da non perdere per i visitatori il &#8216;Teatro di Leonardo&#8217;, uno spazio in stile Rinascimento dedicato alle straordinarie macchine da teatro di Da Vinci. &#8220;Essere oggi qui e omaggiare il genio leonardesco &#8211; ha detto ancora l&#8217;ambasciatore Benedetti &#8211; è due volte importate visto che quest&#8217;anno le relazioni diplomatiche tra Italia e Israele hanno passato i 70 anni. Un periodo pieno di cooperazione, dialogo e mutuo arricchimento, un forte legame confermato da questo evento&#8221;.</p>
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		<title>Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 19:02:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/">Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – porta oggi alla luce per ribadire a tutte le parti coinvolte di agire immediatamente per affrontare le cause alla radice del conflitto e garantire la necessaria protezione a tutti i bambini, in uno scenario caratterizzato dalla recente escalation di violenze nell’area.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, sottolinea Save the Children, i bambini sono stati colpiti dai soldati israeliani con munizioni e proiettili di gomma e hanno subito gravi conseguenze in seguito all’inalazione di gas lacrimogeni lanciati lungo la barriera. Tra coloro che sono sopravvissuti, in tanti hanno subito lesioni gravissime e indelebili e non hanno potuto accedere a cure mediche adeguate di cui avevano urgente bisogno.</p>
<p>La richiesta di assistenza medica specialistica, infatti, ha superato di gran lunga le capacità del sistema sanitario di Gaza, ormai paralizzato da anni a causa del blocco. Secondo i dati dell&#8217;OMS, nel corso dell&#8217;ultimo anno l&#8217;80% dei bambini feriti durante le proteste, che hanno chiesto di poter lasciare Gaza per ricevere cure mediche di emergenza in Israele, si sono visti negare o ritardare i loro permessi.</p>
<p>Save the Children e i suoi partner sul territorio hanno raccolto le testimonianze di migliaia di bambini coinvolti nelle proteste. Molti stanno lottando per superare le gravi ferite subite, tra cui amputazioni, perdita della vista e lesioni alla testa, che in molti casi avranno ripercussioni per il resto della loro vita e che non possono essere curate adeguatamente per via della debolezza del sistema sanitario. Secondo l&#8217;OMS, 21 bambini hanno subito l&#8217;amputazione degli arti superiori o inferiori a seguito delle ferite riportate durante le proteste.</p>
<p>Faris*, 16 anni, è stato colpito dai proiettili a una gamba mentre partecipava a una manifestazione di protesta nell&#8217;ottobre dello scorso anno. I medici gli hanno subito prescritto cure di emergenza in Israele e lui è stato uno dei pochi ai quali è stato concesso il permesso di viaggiare. Tuttavia il suo permesso ha subito un ritardo di cinque giorni e quando è finalmente arrivato in ospedale, a Gerusalemme, non è stato possibile salvargli la gamba e si è resa necessaria l’amputazione sopra il ginocchio.</p>
<p>&#8220;Non avevo nessuna arma con me, stavo lì in piedi come tutte le altre persone – ricorda Faris del giorno in cui è stato colpito &#8211; Quando sono stato ferito, ho iniziato a urlare chiedendo disperatamente aiuto. Mi hanno portato in ospedale e il dolore era insopportabile. Ricordo ancora che la mia gamba era gelida”.</p>
<p>Oltre 20.000 gli adulti feriti durante le proteste, tra il 30 marzo e il 31 gennaio scorsi, ai quali si aggiungono anche quattro soldati israeliani, mentre un altro militare israeliano è stato ucciso in uno dei giorni delle proteste, ma lontano dal luogo delle manifestazioni.</p>
<p>Save the Children fa proprio l’appello delle Nazioni Unite per porre immediatamente fine all&#8217;uso eccessivo della forza da parte di Israele nei confronti dei bambini al confine. L’Organizzazione sostiene inoltre l&#8217;appello dell’Onu affinché Israele riveda le regole militari di ingaggio relativamente all&#8217;uso di munizioni contro i bambini durante le proteste.</p>
<p>&#8220;I nostri team a Gaza ci dicono che le tensioni stanno crescendo e ci sono serie preoccupazioni che le proteste di questo venerdì possano essere ancora peggiori. L&#8217;uccisione e la mutilazione dei bambini è semplicemente inaccettabile e, come in tutti i conflitti, i responsabili devono essere ritenuti responsabili. Auspichiamo che tutte le proteste possano svolgersi in modo pacifico. Chiediamo quindi a tutte le parti coinvolte di affrontare le cause alla radice del conflitto, ponendo fine al blocco e garantendo la protezione sia ai palestinesi che agli israeliani&#8221;, ha dichiarato Jeremy Stoner, Direttore di Save the Children in Medio Oriente.</p>
<p>Oltre alle ferite fisiche subite, a destare particolare preoccupazione è anche la salute mentale dei bambini a Gaza. Dalle ricerche condotte da Save the Children, infatti, emerge che, anche prima delle proteste, molti bambini a Gaza soffrivano le conseguenze dei traumi subiti, come ansia e depressione a causa di una crisi umanitaria in corso da anni.</p>
<p>&#8220;Quando sono per strada, vedo gli altri bambini giocare a calcio, correre e mi arrabbio. Non riesco a sopportare quello che mi è successo. Da quando ho perso la gamba, resto sempre a casa, non esco più e non faccio nulla“, ha raccontato ancora Faris.</p>
<p>Ali*, 16 anni, è stato gravemente ferito da una scheggia alla gamba mentre partecipava a una protesta nel giugno 2018. Quattro mesi più tardi, suo fratello minore Yousef*, 14 anni, è stato colpito al petto da un proiettile durante le proteste ed è morto.</p>
<p>&#8220;La nostra casa sembra vuota ora che mio fratello non c’è più, lui la riempiva di vita e gioia. Quando mio padre è andato a cercarlo, prima gli hanno detto che gli avevano sparato, poi siamo andati all&#8217;ospedale di Shifaa e ci hanno detto che era morto. È stato uno shock per tutti noi. Non volevo più stare a casa perché era piena di suoi ricordi&#8221;, è il racconto di Ali.</p>
<p>&#8220;Un anno fa abbiamo chiesto la fine dell&#8217;uso di cecchini e munizioni, da parte del governo israeliano, contro i bambini durante le manifestazioni al confine con Gaza. Siamo costretti a rinnovare ancora una volta il nostro appello perché i bambini continuano a essere uccisi o feriti gravemente. Se tutto questo non cesserà, il numero delle vittime continuerà ad aumentare. Chiediamo pertanto a tutte le parti coinvolte di dare la priorità assoluta alla protezione dei bambini – ha proseguito Jeremy Stoner &#8211; I bambini vedono i loro amici e i loro genitori che vengono colpiti e sono costretti a convivere con le conseguenze di questa situazione senza poter ricevere il supporto adeguato per recuperare sia dal punto di vista fisico che mentale. Siamo profondamente preoccupati per l&#8217;impatto psicologico che l&#8217;esposizione prolungata a tali violenze potrà avere sui bambini di Gaza&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/">Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Gaza: scontri violenti, 40 palestinesi uccisi</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 May 2018 13:56:18 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sono 40 i palestinesi uccisi in scontri al confine tra la Striscia di Gaza e Israele nel corso delle proteste contro l’inaugurazionee dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. A riferire il bilancio delle violenze di questa mattina sono stati responsabili dell&#8217;amministrazione di Gaza. Fonti di stampa concordanti indicano che manifestanti e militanti palestinesi si sono [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 40 i palestinesi uccisi in scontri al confine tra la Striscia di Gaza e Israele nel corso delle proteste contro l’inaugurazionee dell&#8217;ambasciata degli Stati Uniti a Gerusalemme. A riferire il bilancio delle violenze di questa mattina sono stati responsabili dell&#8217;amministrazione di Gaza. Fonti di stampa concordanti indicano che manifestanti e militanti palestinesi si sono radunati in piu&#8217; punti in prossimita&#8217; del confine della Striscia con Israele, avvicinandosi alla barriera di delimitazione e finendo nel mirino dei militari di &#8216;Tsahal&#8217;.</p>
<p>Le manifestazioni di oggi rappresentano il momento culminante di un’iniziativa di protesta cominciata sei settimane fa, promossa da Hamas, il partito al governo a Gaza City.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/14/gaza-scontri-violenti-40-palestinesi-uccisi/">Gaza: scontri violenti, 40 palestinesi uccisi</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Da Gerusalemme a Gaza… la grande marcia continua</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 May 2018 14:38:05 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una Gerusalemme dal cielo grigiastro e l’aria irrespirabile che sembrava la risposta della natura ai sorrisi soddisfatti di Netaniahu per essere riuscito – con la complicità dell’Italia – a utilizzare lo sport per riaffermare il potere della bugia e della forza sul Diritto internazionale, si è aperta la più grande gara ciclistica del 2018 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una Gerusalemme dal cielo grigiastro e l’aria irrespirabile che sembrava la risposta della natura ai sorrisi soddisfatti di Netaniahu per essere riuscito – con la complicità dell’Italia – a utilizzare lo sport per riaffermare il potere della bugia e della forza sul Diritto internazionale, si è aperta la più grande gara ciclistica del 2018 consacrando, a livello mediatico, la pretesa israeliana di annessione di Gerusalemme e di farne capitale del suo Stato.</p>
<p>Sotto i pedali del “giro d’Italia”, e in nome di una bugia superbamente confezionata, strumentalizzando la figura del grande Gino Bartali, il crimine dell’occupazione militare israeliana si è volatilizzato, trasformandosi in omaggio allo Stato occupante.</p>
<p>Inutilmente da Ramallah i ciclisti palestinesi, quelli non ancora gambizzati dall’esercito israeliano, hanno cercato di richiamare l’attenzione mediatica organizzando un loro giro ciclistico fino al muro di Qalandia, laddove il check point israeliano impedisce loro di raggiungere Gerusalemme “in quanto palestinesi”. Solo un giornale italiano, che si sappia, ha riportato la notizia di questo Giro palestinese che grazie ai social e all’agenzia di stampa NenaNewsAgency non è passata del tutto insservata.</p>
<p>Intanto, mentre si ignorava il Diritto internazionale coprendone con la facciata sportiva la sua continua violazione, a qualche decina di chilometri, in un’aria più irrespirabile ancora di quella di Gerusalemme, ma non per fenomeno naturale, si preparava, lungo i confini assediati di Gaza, il 6° venerdì della grande marcia per il diritto al ritorno.</p>
<p>Anche questo venerdì ha visto la cretività dei partecipanti alla marcia in antagonismo alla violenza degli assedianti. Sono stati usati i racchettoni da mare per respingere i tear-gas, di cui Israele ha fatto larghissimo uso intossicando qualche centinaio di partecipanti compresi quelli distanti centinaia di metri dal border. Con le tradizionali fionde sono stati abbattuti due sofisticatissimi droni. E ancora grande uso di aquiloni e,soprattutto, la capacità di dimostrare che i partecipanti alla marcia non hanno paura di un nemico tanto forte e tanto armato, e che seguiteranno a pretendere l’applicazione dei diritti sanciti dall’ONU.</p>
<p>Questo venerdì non ci sono stati morti, sebbene tra i circa 1100 feriti diversi di loro siano stati colpiti al collo o nella parte alta del corpo ma, seppure ce ne fossero stati, ormai sappiamo che a loro non si sarebbe dato il giusto valore nei grandi media, così come non se ne è dato, per contro, alle terribili affermazioni razziste, di incitamento alla violenza e all’omicidio che periodicamente vengono lanciate, non solo dall’uomo della strada, ma da rappresentanti del governo o del parlamento israeliano quali Liberman, Bennett o Ayelet Shaked, mentre è sotto gli occhi di tutti la grande rilevanza data alle affermazioni di Abu Mazen in quanto in esse si è colto dell’antisemitismo. Basterebbe leggerlo, il discorso di Abu Mazen, per capire quanto improvvida sia stata la sua dichiarazione visto l’uso che sarebbe stato fatto delle sue parole sebbene riferite a situazioni storicamente e socialmente concrete. Ma come sempre il presidente Abu Mazen, invece di rispondere a chi stava strumentalizzando le sue parole, cioè i media di tutto il mondo su veline israeliane, ha preferito scusarsi per aver offeso involontariamente “gli ebrei”, regalando un’altra palla a chi gioca sull’antisemitismo per annettersi illegalmente l’intera Palestina.</p>
<p>Mentre scriviamo, il giro d’Italia seguita le sue tappe asiatiche da Haifa a Tel Aviv, da Ber’sheva a Eilat, pedalando su strade che fino al 1948 erano città e villaggi palestinesi. Di questo non si cura l’Italia che ha accettato l’imbroglio sulla figura di Bartali per accreditare il più fuorilegge degli Stati considerati democratici e dare il suo contributo a un’operazione che grazie a Trump dimostra a tutto il mondo quanto la forza e il denaro vincano sul diritto. La RCS Media Group, cioè gli organizzatori italiani del Giro, hanno anche ringraziato Israele per “questa bellissima occasione”, cioè l’occasione di usare lo sport a favore dell’illegalità. E questa non è una dichiarazione di parte, ma la sintesi dello studio di un’amplissima documentazione storica alla quale anche storici israeliani hanno dato il loro sostanziale contributo.</p>
<p>Israele, il 14 maggio di 70 anni fa, nasceva cacciando o uccidendo un altissimo numero di palestinesi e distruggendo 432 villaggi impadronendosi di tutto il possibile. L’Onu cercava formalmente di porre minimamente rimedio alla “catastrofe” con una serie di Risoluzioni successive all’autoproclamazione della nascita di questo Stato che però, per Israele, sono sempre state state solo pezzi di carta e quest’anno, grazie anche a Trump, farà o tenterà di fare il colpo grosso: il riconoscimento di Gerusalemme come sua capitale cancellando agli occhi del mondo l’illegalità e l’illegittimità della sua occupazione.</p>
<p>Ma Israele sa che una gran parte di palestinesi, sia musulmani che cristiani, non accettranno mai quest’annessione, né la perdita dei loro diritti e, a un’ottantina di chilometri da qui, circa 20-30.000 persone seguitano a dirglielo nella forma più intelligente e coraggiosa che abbiano saputo inventare i palestinesi: la grande marcia sotto un’unica bandiera, mettendo da parte le divisioni dei vertici. Una marcia di popolo, basata sulla non-violenza e avendo come tattica l’uso dell’ironia e delle azioni simboliche, come quella di strappare qualche metro di rete per mostrare che anche l’assedio più sofisticato e più crudele ha i suoi punti deboli. Hanno pagato caro per questo, ma né i 50 morti, né i 6000 feriti li hanno fatti arrendere.</p>
<p>I media però non raccontano queste manifestazioni né in modo adeguato, né in modo corretto, anche perché non sono sul campo, perdendo così una grande occasione: quella di capire e far capire che non si tratta di marce rituali, ma di una strategia che forse riuscirà a dare una svolta a questo conflitto quasi centenario grazie alla creazione di un unico fronte resistenziale.</p>
<p>Forse la Grande marcia non riuscirà a raggiungere il suo scopo, forse i nemici diretti e indiretti sono troppo potenti e numerosi, ma questo lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto i comitati organizzatori si preparano per il prossimo venerdì, cercando di mandare il loro messaggio oltre l’assedio che strangola Gaza da 11 anni.</p>
<p>La marcia continua e il Giro d’Italia rientrerà nei confini dopo aver reso i suoi servigi a Netanyahu il quale, proprio oggi, per legge della Knesset, assumerà su di sé il diritto di dichiarare guerra senza doverlo concordare almeno con l’esecutivo. Questo è un altro passo che allontana sempre di più Israele dai pilastri della democrazia, ma che – senza vergogna – tutti i suoi sostenitori seguiteranno a chiamare Stato democratico.</p>
<p style="text-align: right;">Patrizia Cecconi-Pressenza</p>
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		<title>Gerusalemme, 3 attentati con numerosi feriti</title>
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		<pubDate>Tue, 13 Oct 2015 14:30:50 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continua la violenza a Gerusalemme, 3 attentati sarebbero avvenuti contemporaneamente. La Radio militare parla di diversi feriti, alcuni gravi. Il primo si è verificato nei pressi del rione ebraico ortodosso di Mea Shearim dove un’auto si è scagliata contro un gruppo di passanti alla fermata dell’autobus.Il secondo all’interno di un autobus ad Armon Ha Natziv [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua la violenza a Gerusalemme, 3 attentati sarebbero avvenuti contemporaneamente. La Radio militare parla di diversi feriti, alcuni gravi. Il primo si è verificato nei pressi del rione ebraico ortodosso di Mea Shearim dove un’auto si è scagliata contro un gruppo di passanti alla fermata dell’autobus.Il secondo all’interno di un autobus ad Armon Ha Natziv dove, c’e’ stato un accoltellamento. Il terzo all’interno di un altro bus all’ingresso di Gerusalemme.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/10/13/gerusalemme-3-attentati-con-numerosi-feriti/">Gerusalemme, 3 attentati con numerosi feriti</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Il padre di Mohammed Abu Khdeir: &#8220;Rimuovete il nome da quella stele&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2015 09:58:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ attesa entro oggi la rimozione dalla stele commemorativa degli israeliani, militari e civili, morti nel conflitto con palestinesi e arabi, del nome di Mohammed Abu Khdeir, l’adolescente palestinese di Gerusalemme Est arso vivo lo scorso luglio da tre coloni israeliani legati all’estrema destra. Lo hanno comunicato le autorità israeliane dopo la pressante richiesta giunta [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/04/22/il-padre-di-mohammed-abu-khdeir-rimuovete-il-nome-da-quella-stele/">Il padre di Mohammed Abu Khdeir: &#8220;Rimuovete il nome da quella stele&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ attesa entro oggi la rimozione dalla stele commemorativa degli israeliani, militari e civili, morti nel conflitto con palestinesi e arabi, del nome di <strong>Mohammed Abu Khdeir, l’adolescente palestinese di Gerusalemme Est arso vivo lo scorso luglio da tre coloni israeliani legati all’estrema destra.</strong> Lo hanno comunicato le autorità israeliane dopo la pressante richiesta giunta dai familiari di Abu Khdeir.</p>
<p><strong>“Siamo più interessati alla decisione del tribunale che ancora deve fare giustizia e condannare severamente coloro che hanno bruciato vivo mio figlio”, ha spiegato ai giornalisti Hussein Abu Khdeir, il padre di Mohammad.</strong> “Le autorità di occupazione vogliono migliorare la propria immagine dopo che coloni (ebrei) estremisti hanno ucciso mio figlio”, ha aggiunto, “ma mio figlio se n’è andato e noi vogliamo giustizia, non onori…Che cosa ne viene di buono se iscrivono il suo nome su di una lapide. Che ci diano giustuzia piuttosto”.</p>
<p>In occasione della ricorrenza israeliana della<strong> Giornata dei Caduti in Guerra l</strong>e autorità hanno aggiornato la lista delle vittime, esposta al Monte Herzl nel settore ebraico di Gerusalemme, includendovi anche il nome di Mohammed Abu Khdeir, <strong>ucciso per vendetta dopo il rapimento e l’assassinio di tre giovani coloni ebrei avvenuto qualche settimana prima in Cisgiordania, nei pressi di Hebron.</strong> Ma l’iniziativa ha suscitato l’immediata reazione dei familiari che attendono ancora, a quasi un anno di distanza dal brutale omicidio, di vedere quali punizioni riceveranno gli assassini.</p>
<p>Accanto al nome di Abu Khdeir, nel sito web del memoriale, sono visibili due lettere ebraiche che significano: “Sia benedetta la sua memoria”, accompagnate da una bandiera israeliana e da due fiori. (Nena News)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/04/22/il-padre-di-mohammed-abu-khdeir-rimuovete-il-nome-da-quella-stele/">Il padre di Mohammed Abu Khdeir: &#8220;Rimuovete il nome da quella stele&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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