<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?><rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>ghiacciai Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
	<atom:link href="https://www.improntalaquila.com/tag/ghiacciai/feed/" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link></link>
	<description></description>
	<lastBuildDate>Sat, 02 Sep 2023 15:51:11 +0000</lastBuildDate>
	<language>it-IT</language>
	<sy:updatePeriod>
	hourly	</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>
	1	</sy:updateFrequency>
	
<site xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">243925370</site>	<item>
		<title>Clima. Ghiacciai, da 2015 ad oggi Adamello ha perso 50 ettari</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/09/02/clima-ghiacciai-da-2015-ad-oggi-adamello-ha-perso-50-ettari/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2023/09/02/clima-ghiacciai-da-2015-ad-oggi-adamello-ha-perso-50-ettari/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 02 Sep 2023 15:49:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[crisi climatica]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[Ghiacciaio dell&#039;Adamello]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila.org]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=107609</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inarrestabile corsa della crisi climatica minaccia anche il Ghiacciaio dell&#8217;Adamello, il più esteso ghiacciaio italiano, che dal 2015 ad oggi ha registrato una perdita di 50 ettari di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/09/02/clima-ghiacciai-da-2015-ad-oggi-adamello-ha-perso-50-ettari/">Clima. Ghiacciai, da 2015 ad oggi Adamello ha perso 50 ettari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;inarrestabile corsa della crisi climatica minaccia anche il Ghiacciaio dell&#8217;Adamello, il più esteso ghiacciaio italiano, che dal 2015 ad oggi ha registrato una perdita di 50 ettari di superficie (pari a 70 campi da calcio). Il Ghiacciaio del Mandrone, che insieme al Pian di Neve fa parte del suo complesso glaciale, negli ultimi 12 anni registra un arretramento frontale di 330 metri, di cui 139 metri solo nel 2022. Questa in estrema sintesi la fotografia offerta dai dati della SAT (Società Alpinisti Tridentini) in occasione del monitoraggio sui Ghiacciai dell&#8217;Adamello, e in particolar modo del Ghiacciaio del Mandrone, nella quarta tappa in Trentino-Alto Adige della IV edizione di Carovana dei Ghiacciai. La campagna internazionale per monitorare il drammatico ritiro dei ghiacciai a causa della crisi climatica promossa da Legambiente con la partnership scientifica del Comitato Glaciologico Italiano (CGI), in collaborazione con Allianz Foundation, con partner principale FRoSTA, partner sostenitori Sammontana e Seiko e partner tecnico Ephoto; che quest&#8217;anno assume una dimensione internazionale, grazie alla collaborazione con CIPRA (Commissione Internazionale per la Protezione delle Alpi) con ben due delle sei tappe localizzate in Austria e Svizzera, allo scopo di costruire nuove alleanze attraverso uno scambio con il mondo della ricerca europeo ma anche con i cittadini e le istituzioni locali. Numerosi i testimonial che hanno preso parte alla campagna in difesa dei giganti bianchi, tra questi anche gli scrittori Matteo Righetto e Michelle Nardelli, con un video-messaggi dedicati. La presentazione dei dati, questa mattina presso Palazzo Saracini Cresseri di Trento, alla presenza di: Andrea Pugliese, presidente circolo Legambiente Trento; Cristian Ferrari, presidente Commissione glaciologica SAT; Valter Maggi, presidente Comitato glaciologico italiano. A moderare Vanda Bonardo, responsabile Alpi Legambiente e presidente Cipra italia.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;I continui sbalzi di temperatura e gli effetti degli eventi estremi che stiamo toccando con mano nel nostro viaggio &#8211; dichiara Vanda Bonardo, responsabile nazionale Alpi di Legambiente e coordinatrice della campagna &#8211; sono il segno di quanto il nostro Paese, particolarmente vulnerabile ai fenomeni di instabilità naturale, stia subendo gli effetti dell&#8217;accelerazione della crisi climatica. Una situazione che rende necessarie ulteriori misure di protezione e adattamento, precedute da moderne tecnologie di osservazione, per anticipare, monitorare e affrontare le sfide create da ecosistemi complessi e altamente interconnessi in condizioni di crescente squilibrio&#8221;. &#8220;In questa tappa abbiamo scoperto la geodiversità dell&#8217;ambiente glaciale e attraverso i dati raccolti dalla SAT per il Comitato glaciologico italiano ne abbiamo misurato la fragilità &#8211; commenta Valter Maggi, presidente del Comitato Glaciologico Italiano e Università Torino -. Il Ghiacciaio del Mandrone registra 330 metri di ritiro della fronte glaciale in 12 anni di cui 139 metri solo nel 2022. Nonostante ciò la geodiversità continua ad offrire i suoi servizi: approvvigionamento idrico dalle acque di fusione, habitat per le specie animali e vegetali nelle aree deglaciate e una mole di conoscenze scientifiche indispensabili per gestire in modo appropriato la crisi climatica&#8221;. I monitoraggi sono stati realizzati dal Comitato Glaciologico Italiano in collaborazione con Legambiente e la Società Alpinisti Tridentini. Ne hanno preso parte tra gli altri: Cristian Ferrari, presidente Commissione glaciologica SAT e Marco Giardino, vice presidente Comitato Glaciologico Italiano.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la tappa è stato l&#8217;inaugurato il Centro Studi Adamello &#8220;Julius Payer&#8221; (dedicato al primo salitore dell&#8217;Adamello) ed è stato organizzato un flash mob per chiedere più aree protette e la valorizzazione delle risorse naturali. La prossima tappa. Dopo il Trentino-Alto Adige il viaggio di Carovana dei Ghiacciai 2023 si sposterà oltre i confini nazionali: in Austria, nel Vorarlberg, sul Ghiacciaio Ochsentaler dal 4 al 6 settembre (qui il programma). Il 4 settembre i giovani del gruppo Alpine Climate Camps raggiungeranno dal Lago di Costanza/Bodensee, il Madlenerhaus (Bielerhöhe) per un incontro con il team della Carovana dei Ghiacciai 2023, a cui seguirà un flash mob serale. Il 5 settembre salita al ghiacciaio Ochsentaler, per una giornata dedicata al monitoraggio e osservazione delle morfologie glaciali a cura di Günther Gross, esperto del ghiacciaio e Federico Cazorzi del Comitato Glaciologico Italiano; a seguire il&#8221; Saluto al ghiacciaio&#8221;, omaggio alla bellezza e al prezioso servizio che svolgono i ghiacciai, a cura dei giovani del gruppo Alpine Climate.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/09/02/clima-ghiacciai-da-2015-ad-oggi-adamello-ha-perso-50-ettari/">Clima. Ghiacciai, da 2015 ad oggi Adamello ha perso 50 ettari</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2023/09/02/clima-ghiacciai-da-2015-ad-oggi-adamello-ha-perso-50-ettari/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">107609</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Clima. Ghiacciai, a 4.100 metri per salvare memoria Grand Combin</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/09/14/clima-ghiacciai-a-4-100-metri-per-salvare-memoria-grand-combin/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2020/09/14/clima-ghiacciai-a-4-100-metri-per-salvare-memoria-grand-combin/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 14 Sep 2020 17:38:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Antartide]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[Grand Combin]]></category>
		<category><![CDATA[Ice Memory]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=105751</guid>

					<description><![CDATA[<p>Un team italo-svizzero di scienziati e&#8217; salito questa mattina sul massiccio del Grand Combin, a 4.100 metri di quota, per estrarre dal ghiacciaio Corbassiere due campioni (carote di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/14/clima-ghiacciai-a-4-100-metri-per-salvare-memoria-grand-combin/">Clima. Ghiacciai, a 4.100 metri per salvare memoria Grand Combin</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un team italo-svizzero di scienziati e&#8217; salito questa mattina sul massiccio del Grand Combin, a 4.100 metri di quota, per estrarre dal ghiacciaio Corbassiere due campioni (carote di ghiaccio) da destinare alla &#8216;biblioteca dei ghiacci&#8217; che il programma internazionale Ice Memory creera&#8217; in Antartide. Ice Memory e&#8217; una corsa contro il tempo per portare al sicuro questi archivi, mettendoli a disposizione delle future generazioni di scienziati. Comprendere il clima e l&#8217;ambiente del passato permette INFATTI di anticipare i cambiamenti futuri. I ghiacciai montani conservano la memoria del clima e dell&#8217;ambiente dell&#8217;area in cui si trovano, ma si stanno ritirando inesorabilmente a causa del riscaldamento globale, ponendo questo*inestimabile patrimonio scientifico in pericolo*. Negli ultimi 170 anni il ghiacciaio Corbassiere ha perso circa un terzo della sua area, con un arretramento della lingua glaciale di circa 3,5 chilometri. Sul ghiacciaio del Grand Combin vivranno e opereranno per circa due settimane 6 glaciologi e paleoclimatologi dell&#8217;Istituto di Scienze Polari del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Isp), dell&#8217;Universita&#8217; Ca&#8217; Foscari Venezia e del centro di ricerca svizzero Paul Scherrer Institut (Psi). Le buone condizioni meteo saranno fondamentali per la riuscita dell&#8217;impresa: sara&#8217; possibile evacuare solo in elicottero. Saranno supportati dai colleghi che seguiranno la missione dal campo base nel borgo aostano di Ollomont. L&#8217;obiettivo e&#8217; estrarre tre carote di ghiaccio profonde 80 metri e del diametro di 7,5 centimetri*. Si trattera&#8217; dei *primi campioni completi del ghiacciaio del Grand Combin*. Due verranno conservate per il futuro nell&#8217;archivio creato appositamente nella stazione Concordia sul plateau antartico, l&#8217;altra sara&#8217; analizzata nei laboratori congiunti di Ca&#8217; Foscari e Cnr a Venezia ed al Psi.</p>
<p>Quella sul Grand Combin e&#8217; la prima di una serie di spedizioni finanziate dal ministero dell&#8217;Istruzione, dell&#8217;Universita&#8217; e della Ricerca (con il Fondo Integrativo Speciale per la Ricerca, Fisr) che proseguira&#8217; con i ghiacciai italiani del Monte Rosa, Marmolada, Montasio e Calderone. Parteciperanno alla spedizione: Margit Schwikowski (team leader, Psi), Theo Jenk (Psi), Thomas Singer (Psi), Jacopo Gabrieli (Cnr/Ca&#8217; Foscari), Fabrizio de Blasi (Cnr/Ca&#8217; Foscari), Rachele Lodi (Cnr/Ca&#8217; Foscari), Paolo Conz (guida alpina). Al campo base i ricercatori di Cnr e Ca&#8217; Foscari: Federico Dallo (Cnr/Ca&#8217; Foscari). Analizzando le bolle d&#8217;aria che la neve accumula strato dopo strato sul ghiacciaio nel corso dei secoli, gli scienziati sono oggi in grado di identificare le tracce dell&#8217;evoluzione delle temperature e delle concentrazioni di composti chimici. Si tratta di analisi impensabili pochi decenni fa. Per questo, la missione di Ice Memory ha lo scopo di assicurare campioni di qualita&#8217; agli scienziati che, tra qualche decennio, avranno nuovi metodi e tecnologie a disposizione per analizzarli. &#8220;Per comprendere meglio la risposta del clima della terra alle continue emissioni e quindi intraprendere concrete azioni di mitigazione ed adattamento, e&#8217; essenziale guardare al passato- spiegano i ricercatori- È necessario, infatti, capire come il clima abbia reagito alla naturale ciclicita&#8217; delle variazioni dei gas serra. Grazie alle carote di ghiaccio e&#8217; possibile ricostruire questa ciclicita&#8217;&#8221;. L&#8217;esempio emblematico e&#8217; quello della carota del progetto europeo EPICA estratta in Antartide e lunga oltre 3000 metri, che ha permesso di ricostruire la storia del clima della terra negli ultimi 740.000 anni riconoscendo i cicli glaciali e interglaciali che si sono susseguiti nel tempo. Particolari carote estratte dai ghiacci alpini, per esempio sul Monte Rosa e sull&#8217;Ortles, hanno permesso di ricostruire l&#8217;evoluzione del clima fino a oltre 5000 anni fa nonostante le inferiori profondita&#8217; di perforazione (70 &#8211; 80 metri).</p>
<p>Ice Memory e&#8217; un programma internazionale che ha l&#8217;obiettivo di fornire, per le decadi e i secoli a venire, archivi e dati sulla storia del clima e dell&#8217;ambiente fondamentali sia per la scienza sia per ispirare le politiche per la sostenibilita&#8217; e il benessere dell&#8217;umanita&#8217;. Ice Memory ambisce a federare le comunita&#8217; internazionali scientifica e istituzionale per creare in Antartide un archivio di carote di ghiaccio dai ghiacciai attualmente in pericolo di ridursi o scomparire. Gli scienziati sono convinti che questo ghiaccio contenga informazioni di valore tale da richiedere attivita&#8217; di ricerca anche su campioni di ghiacciai scomparsi. Per Ice Memory, quella sul Grand Combin e&#8217; la seconda missione sui ghiacciai alpini dopo quella del 2016 sul Monte Bianco. Altre spedizioni internazionali hanno permesso di mettere al sicuro gli archivi dei ghiacciai Illimani (Bolivia), Belukha e Elbrus (Russia). Ice Memory e&#8217; un programma congiunto tra Universita&#8217; Grenoble Alpes, Universita&#8217; Ca&#8217; Foscari Venezia, Istituto nazionale francese per le ricerche sullo sviluppo sostenibile (Ird), Cnrs, Cnr, e con Istituto polare francese (Ipev) e Programma nazionale per le ricerche in Antartide (Pnra) per quanto riguarda le attivita&#8217; alla stazione Concordia in Antartide. Ice Memory ha il patrocinio delle commissioni italiana e francese dell&#8217;Unesco. </p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/14/clima-ghiacciai-a-4-100-metri-per-salvare-memoria-grand-combin/">Clima. Ghiacciai, a 4.100 metri per salvare memoria Grand Combin</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2020/09/14/clima-ghiacciai-a-4-100-metri-per-salvare-memoria-grand-combin/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">105751</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 14:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[oceani]]></category>
		<category><![CDATA[plastica]]></category>
		<category><![CDATA[rifiuti]]></category>
		<guid isPermaLink="false">https://www.improntalaquila.com/?p=105216</guid>

					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l&#8217;80% dei rifiuti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/">Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l&#8217;80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 chilogrammi al giorno (dati del Report &#8220;Stop the flood of plastic&#8221;). L&#8217;Europa e&#8217; il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace e&#8217; che ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mar Mediterraneo: l&#8217;equivalente di 4,7 miliardi di posate di plastica monouso ogni giorno (ossia 3.600 al secondo). Le attivita&#8217; costiere sono responsabili della meta&#8217; della plastica che si riversa nel Mar Mediterraneo, mentre il 30% arriva da terra trasportato dai fiumi. La percentuale rimanente dell&#8217;inquinamento da plastica deriva da attivita&#8217; marine.</p>
<p><strong>UN PROBLEMA CHE METTE A RISCHIO I NOSTRI OCEANI.</strong> Dalla Fossa delle Marianne, all&#8217;Everest, ai ghiacciai dei poli, frammenti piu&#8217; o meno grandi di plastica sono stati trovati praticamente ovunque, anche nel plancton, nei crostacei, nei molluschi, nei pesci, nei mammiferi marini. Plastiche e microplastiche rappresentano dal 70% al 90% dei rifiuti in mare in funzione della regione oceanica. Secondo le stime piu&#8217; recenti oggi negli oceani del Pianeta sono presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica: ogni anno ne riversiamo oltre 8 milioni di tonnellate. Secondo l&#8217;UNEP, il 15% dei rifiuti in mare galleggia in superficie, un altro 15% rimane nella colonna d&#8217;acqua sottostante e il restante 70% si deposita sui fondali. Senza un rapido ed efficace cambio di paradigma entro 2050 ci sara&#8217;, in peso, piu&#8217; plastica che pesce. Nel 2018, l&#8217;UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) ha inserito il problema della plastica negli oceani tra le 6 emergenze ambientali piu&#8217; gravi (insieme ad altre come i cambiamenti climatici, l&#8217;acidificazione degli oceani e la perdita di biodiversita&#8217;).</p>
<p><strong>IL DRAMMA DELLE TARTARUGHE MARINE.</strong> Le tartarughe marine sono certamente tra le specie maggiormente soggette a intrappolamento e ingestione di plastica. Nel Mediterraneo possiamo ritrovare 3 delle 7 specie di tartarughe marine presenti nel mondo, la tartaruga verde Chelonia mydas, la tartaruga liuto Dermochelys coriacea e la tartaruga comune Caretta caretta, quest&#8217;ultima e&#8217; la piu&#8217; comune e l&#8217;unica che nidifica lungo le nostre coste. I principali pericoli per la sopravvivenza delle specie di tartarughe marine presenti nel mar Mediterraneo risultano essere legati all&#8217;attivita&#8217; antropica: pesca, turismo intensivo, contaminazione e intrappolamento nei rifiuti. L&#8217;esistenza di questi animali fatta eccezione per la nascita e la deposizione delle uova, si svolge completamente in mare aperto: una tartaruga marina passa il 96% del proprio tempo sott&#8217;acqua e in acqua si nutre. Considerando che ogni minuto l&#8217;equivalente di un camion pieno di rifiuti in plastica finisce nei mari del Pianeta, possiamo dire con certezza che la trappola della plastica e&#8217; molto insidiosa per le tartarughe. Uno studio ha rilevato che l&#8217;80% delle tartarughe Caretta caretta del Mediterraneo ha ingerito rifiuti di plastica. Fino ad oggi si pensava che l&#8217;attrazione delle tartarughe per la plastica, in particolare per i sacchetti, fosse dovuta alla loro somiglianza alle meduse, preda preferita di molte specie. Tuttavia, sono state trovate tartarughe intrappolate o che avevano ingerito altri oggetti che non assomigliano affatto a meduse&#8230; il che sottendeva altre ragioni. Una ricerca recentissima pubblicata su Current Biology (3) propone una teoria diversa: a ingannare le tartarughe sarebbe l&#8217;odore della plastica. Questo perche&#8217; i rifiuti plastici alla deriva nell&#8217;oceano possono essere ricoperti da un microfilm di batteri, alghe e piccoli invertebrati, che producono un odore apparentemente gradito dalle tartarughe. Questo potrebbe attirarle in una trappola olfattiva, con conseguenze a volte fatali.</p>
<p>Per quelle tartarughe che non si lasciano ingannare, il problema e&#8217; un altro ancora: anche le meduse ingeriscono plastica. Nella Pelagia noctiluca, la medusa piu&#8217; abbondante nel mar Mediterraneo, e&#8217; stata trovata plastica. Le meduse costituiscono un target &#8216;inaspettato&#8217; della plastica in mare e la loro contaminazione, con frammenti della grandezza superiore a un centimetro, pone ulteriori preoccupazioni per la dieta delle tartarughe. L&#8217;ingestione di plastica e&#8217; associata sia a danni fisici, come blocco intestinale, riduzione delle riserve energetiche e della fame, sia alla potenziale tossicita&#8217; dovuta a sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche presenti nella plastica stessa (ftalati e ritardanti di fiamma) o adsorbite sulla superficie stessa della plastica. E se non bastasse quella in mare, la presenza di plastica sulle spiagge puo&#8217; compromettere le nidificazioni: la sabbia in cui la tartaruga depone le uova, in presenza di frammenti di questo tipo non mantiene la stessa umidita&#8217; e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa.</p>
<p><strong>LA PLASTICA E L&#8217;EMERGENZA COVID</strong>. L&#8217;emergenza sanitaria legata al COVID-19 mette tutti davanti ad una nuova assunzione di responsabilita&#8217;: e&#8217; fondamentale evitare di disperdere in natura mascherine, guanti monouso o altri dispositivi dopo che li abbiamo usati. I dispositivi di protezione individuale e altri strumenti sanitari (come mascherine, guanti, salviettine e monodose di disinfettante), infatti, sono prodotti o confezionati con la plastica. Secondo le stime del Politecnico di Torino, l&#8217;ltalia avra&#8217; bisogno di 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese e, secondo una stima del WWF, se solo l&#8217;1% delle mascherine venisse smaltito in modo errato e disperso in natura, cio&#8217; comporterebbe l&#8217;inquinamento ambientale di ben 10 milioni di mascherine e conseguenti 40 tonnellate di plastica al mese.</p>
<p>Sempre per motivi igienico-sanitari e&#8217; aumentato il consumo di plastica per gli imballaggi degli alimenti nella grande distribuzione e nei supermercati. Sono numerose le organizzazioni ambientaliste che sul web proprio in questi giorni stanno denunciando da Hong Kong alla Francia, da Israele all&#8217;India, passando per la Tailandia (solo nel mese di aprile i rifiuti di plastica a Bangkok sono aumentati del 62% (5) ), l&#8217;aumento di rifiuti di plastica generati dal Covid-19 che hanno gia&#8217; raggiunto il mare. Secondo l&#8217;organizzazione non profit Francese Mer Propre che si dedica alla pulizia delle spiagge nel paese, il numero di mascherine raccolte lungo la costa e&#8217; in continua crescita: la sola Francia ne ha ordinate 2 miliardi e una quantita&#8217; rilevante di queste rischia di finire sul fondo del mare se non si interviene subito per sensibilizzare i cittadini. Poiche&#8217; questi oggetti possono sopravvivere in mare piu&#8217; 450 anni, se non la spazzatura da Covid (cosi&#8217; e&#8217; stata recentemente ribattezzata) rimarra&#8217; in eredita&#8217; al pianeta per molte generazioni.</p>
<p><strong>COME AFFRONTARE IL PROBLEMA.</strong> Per risolvere un problema complesso, occorrono soluzioni complesse che coinvolgano tutti gli attori: la ricerca, la partecipazione dell&#8217;industria (soprattutto quella turistica), la consapevolezza e coinvolgimento dei cittadini e una forte volonta&#8217; politica a livello nazionale e sovranazionale. Il WWF, con la campagna &#8220;No Plastic in Nature&#8221; lavora per realizzare un&#8217;economia circolare per la plastica basata sulla riduzione dei consumi, sul riutilizzo, sulla ricerca di prodotti alternativi a minor impatto, sul miglioramento della gestione dei rifiuti, sull&#8217;incremento del riciclo e sull&#8217;ampliamento del mercato delle materie seconde. A livello globale, il WWF sta spingendo per un trattato globale legalmente vincolante per tutti i paesi del mondo per contrastare l&#8217;inquinamento marino da plastica. Stiamo anche promuovendo e sostenendo l&#8217;adozione di misure piu&#8217; severe contro l&#8217;inquinamento da plastica nel Mediterraneo attraverso la Convenzione di Barcellona, le politiche nazionali e dell&#8217;UE &#8211; come il divieto di alcuni oggetti monouso e obiettivi vincolanti per migliorare la raccolta dei rifiuti. La societa&#8217; deve ripensare radicalmente il proprio rapporto con la plastica, riducendo l&#8217;uso di plastica monouso non necessaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/">Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">105216</post-id>	</item>
		<item>
		<title>Clima: la terra brucia, roccia più calda e meno stabile</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/11/04/clima-la-terra-brucia-roccia-piu-calda-e-meno-stabile/</link>
					<comments>https://www.improntalaquila.com/2019/11/04/clima-la-terra-brucia-roccia-piu-calda-e-meno-stabile/#respond</comments>
		
		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Nov 2019 15:53:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[caldo]]></category>
		<category><![CDATA[clima]]></category>
		<category><![CDATA[Cnr]]></category>
		<category><![CDATA[ghiacciai]]></category>
		<category><![CDATA[grotta]]></category>
		<category><![CDATA[Ismar]]></category>
		<category><![CDATA[permafrost]]></category>
		<category><![CDATA[roccia]]></category>
		<category><![CDATA[terra]]></category>
		<guid isPermaLink="false">http://www.improntalaquila.com/?p=103958</guid>

					<description><![CDATA[<p>È stato misurato l&#8217;attimo esatto in cui in una grotta delle Alpi Giulie scompare il permafrost. Il risultato, pubblicato dall&#8217;Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/04/clima-la-terra-brucia-roccia-piu-calda-e-meno-stabile/">Clima: la terra brucia, roccia più calda e meno stabile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>È stato misurato l&#8217;attimo esatto in cui in una grotta delle Alpi Giulie scompare il permafrost. Il risultato, pubblicato dall&#8217;Istituto di scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar) e dall&#8217;Universita&#8217; dell&#8217;Insubria sulla rivista &#8216;Progress in Physical Geography: Earth and Environment&#8217;, e dice che la temperatura della roccia sotterranea nelle montagne sta cambiando molto rapidamente Il risultato e&#8217; stato recentemente pubblicato ma e&#8217; il 2014 quando i ricercatori dell&#8217;Istituto scienze marine del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Ismar), insieme a quelli dell&#8217;Universita&#8217; di Insubria, misurano il momento esatto in cui scompare il permafrost in una grotta del monte Canin, sulle Alpi Giulie. &#8220;La scomparsa di questo particolare stato termico della roccia, che chiamiamo permafrost, ha pero&#8217; alcune gravi conseguenze sulla conservazione delle riserve idriche e sulla stabilita&#8217; delle montagne&#8221;, avverte il Cnr.<br />
&#8220;Bisogna immaginare la roccia sotterranea come organizzata per strati. Lo strato piu&#8217; esterno ghiaccia d&#8217;inverno e scongela d&#8217;estate mentre lo strato piu&#8217; interno rimane sempre sotto lo zero: questo e&#8217; il permafrost&#8221;, spiega Renato R. Colucci del Cnr-Ismar.<br />
Nel settembre 2014 si e&#8217; verificato un cambiamento repentino del regime termico della roccia sotterranea del Canin, laddove invece di solito si osservano cambiamenti molto piu&#8217; lenti. La roccia sotterranea, infatti, e&#8217; molto resiliente, e quindi questo drastico cambiamento delle proprieta&#8217; termiche indica il fatto che la roccia ha ricevuto un calore superiore a quello abituale, per un lungo periodo di tempo.</p>
<p>Nell&#8217;intervallo di tempo di pochi giorni, il permafrost di una grotta sul Canin, che i ricercatori stavano monitorando da tre anni, e&#8217; passato sopra lo zero. Da allora la roccia ha un andamento stagionale, cioe&#8217; ogni anno ghiaccia d&#8217;inverno ma d&#8217;estate supera lo zero. &#8220;Questo aspetto ha importanti ripercussioni sulle riserve d&#8217;acqua sotterranea, stoccate sotto forma di ghiaccio permanente, che caratterizzano le aree carsiche di alta quota come ad esempio le Alpi Giulie, ma anche estese aree delle Alpi austriache o svizzere. La superficie topografica del ghiacciaio sotterraneo in questa grotta si e&#8217; abbassata di mezzo metro nell&#8217;arco di soli quattro anni&#8221;, aggiunge Renato R. Colucci del Cnr-Ismar. La scomparsa del permafrost in roccia ha inoltre importanti ripercussioni a livello alpino e riguarda qualsiasi tipo di roccia. Il permaforst infatti tende a dare maggiore stabilita&#8217; a versanti e pareti ad alta quota grazie all&#8217;azione legante che il ghiaccio imprime alle fratture rocciose. Il suo scongelamento porta ad un potenziale aumento di eventi franosi e, anche se non e&#8217; mai stata misurata una correlazione diretta, si osserva che negli ultimi anni sulle Alpi Giulie sono aumentati i casi di crollo di vaste porzioni rocciose. Inoltre, in generale, la riduzione dei ghiacciai sotterranei determina un contraccolpo sul regime idrico complessivo e sulla portata dei corsi d&#8217;acqua. Questo risultato e&#8217; stato ottenuto con dei particolari termometri che hanno misurato la temperatura in continuo per sette anni, in diversi punti della grotta. La ricerca fa parte di un piu&#8217; ampio progetto. Si chiama &#8216;C3-Cave&#8217;s Cryosphere and Climate&#8217; e intende studiare, sotto diversi aspetti, i depositi di ghiaccio sotterraneo nelle aree carsiche. &#8216;C3-Cave&#8217;s Cryosphere and Climate&#8217; e&#8217; finanziato in parte dalla Societa&#8217; Speleologica CGEB della Societa&#8217; Alpina delle Giulie. Nel progetto sono coinvolti altri istituti di ricerca e Universita&#8217; di diversi paesi: oltre all&#8217;Italia infatti vi partecipano Austria, Svizzera, Germania, Slovenia e Romania.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/11/04/clima-la-terra-brucia-roccia-piu-calda-e-meno-stabile/">Clima: la terra brucia, roccia più calda e meno stabile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></content:encoded>
					
					<wfw:commentRss>https://www.improntalaquila.com/2019/11/04/clima-la-terra-brucia-roccia-piu-calda-e-meno-stabile/feed/</wfw:commentRss>
			<slash:comments>0</slash:comments>
		
		
		<post-id xmlns="com-wordpress:feed-additions:1">103958</post-id>	</item>
	</channel>
</rss>
