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	<title>giudici Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Diritti. Fine vita, Ass. Coscioni: &#8220;Parlamento si nasconde dietro i giudici&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 17 Jun 2020 16:03:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Politica]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il tema merita, per la sua delicatezza, la massima attenzione da parte delle Istituzioni e mi riservo di seguire attentamente, per quanto di mia competenza, gli sviluppi della questione&#8221;. Cosi&#8217; il ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme Federico D&#8217;Inca&#8217; fa pressione sui Presidenti delle Camere attraverso una comunicazione inviata all&#8217;Associazione Luca [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il tema merita, per la sua delicatezza, la massima attenzione da parte delle Istituzioni e mi riservo di seguire attentamente, per quanto di mia competenza, gli sviluppi della questione&#8221;. Cosi&#8217; il ministro per i Rapporti con il Parlamento e le Riforme Federico D&#8217;Inca&#8217; fa pressione sui Presidenti delle Camere attraverso una comunicazione inviata all&#8217;Associazione Luca Coscioni, che nei giorni scorsi si era rivolta, con una lettera firmata anche dal Comitato Eutanasia Legale, al Presidente Mattarella sollecitando la ripresa di un dibattito parlamentare sul tema nuovamente arenato nonostante il doppio monito della Corte Costituzionale. Il Fine Vita dunque torna d&#8217;attualita&#8217; con l&#8217;impegno del Ministro ma anche in seguito alla messa in onda da parte de &#8220;Le Iene&#8221; nella serata di martedi&#8217; del servizio/documentario sulle ultime ore di vita di Davide Trentini, l&#8217;ennesimo italiano costretto a un lungo viaggio verso la Svizzera dove ricorse al suicidio assistito. Davide, quando scelse di porre fine alla sopportazione degli atroci e quotidiani dolori aveva 53 anni. Ex barista, residente in Toscana era malato da 24 anni di SLA, contro la quale anche i farmaci non avevano piu&#8217; effetto. La defini&#8217; &#8220;una liberazione, un sogno, una vacanza&#8221;. Accadde tre anni fa, quando Mina Welby e Marco Cappato, co-presidente e Tesoriere dell&#8217;Associazione Luca Coscioni, realta&#8217; di riferimento sul tema del fine vita in Italia e piu&#8217; in generale attiva a livello internazionale a sostegno del diritto alla scienza e alla salute &#8211; gli offrirono assistenza aiutandolo a raggiungere la clinica elvetica. Per averlo aiutato, Mina Welby e Marco Cappato stanno affrontando un processo al Tribunale di Massa che riprendera&#8217; l&#8217;8 luglio. Li&#8217; si decidera&#8217; se la condotta di Welby e Cappato fu legittima anche in mancanza di una delle condizioni individuate dalla pronuncia n. 242/19 (il cosiddetto &#8220;caso Cappato\Dj Fabo&#8221;), ovvero se non e&#8217; punibile chi agevola l&#8217;esecuzione del proposito di suicidio di una persona le cui funzioni vitali non dipendono dall&#8217;uso di un macchinario di sostegno vitale (quale, ad esempio, l&#8217;idratazione e l&#8217;alimentazione artificiale), anche se, come nei casi simili al caso Dj Fabo, avverte lo stesso dolore e condivide gli altri requisiti. &#8220;Nell&#8217;attesa della decisione dei giudici &#8211; dichiara l&#8217;esponente dell&#8217;Associazione Luca Coscioni Marco Cappato &#8211; il Parlamento continua a rimanere irresponsabilmente inerte nonostante la proposta di legge popolare depositata nel 2013, che propone siano legalizzate tutte le forme di interruzione della vita, in determinate condizioni e con assistenza di terzi&#8221;.<br />
&#8220;I capi dei partiti &#8211; continua &#8211; stanno impedendo al Parlamento italiano di rispondere alla doppia sollecitazione da parte della Corte Costituzionale, alla quale si aggiunge ora questo messaggio dalla Presidenza della Repubblica. In questo modo, si pregiudica la stessa credibilita&#8217; del Parlamento, nascondendosi dietro le decisioni dei giudici. Con la nostra azione di disobbedienza civile continueremo a batterci non solo per il diritto all&#8217;autodeterminazione, ma anche per la dignita&#8217; del Parlamento&#8221; L&#8217;udienza prevista nei mesi scorsi in pieno lock-down e&#8217; stata rinviata, a mercoledi&#8217; 8 luglio 2020 alle ore 12.00 presso la Corte di Assise di Massa. Per l&#8217;occasione, alla luce della sentenza 242 della Corte costituzionale sul caso Cappato/ DjFabo, la difesa ha chiesto, per verificare i requisiti scriminanti indicati dalla Consulta, l&#8217;audizione di un consulente tecnico di parte, il Dott. Mario Riccio, l&#8217;anestesista di Piergiorgio Welby, marito di Mina, cui ora passa il simbolico &#8216;testimone&#8217; di questa lunga battaglia sulla liberta&#8217; di autodeterminazione.</p>
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		<title>Cucchi. Processo Bis, due carabinieri condannati a 12 anni per omicidio</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/11/14/cucchi-processo-bis-due-carabinieri-condannati-a-12-anni-per-omicidio/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Nov 2019 20:09:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[carabinieri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I giudici della I Corte d&#8217;Assise del Tribunale di Roma, presieduta da Vincenzo Capozza, hanno condannato a 12 anni i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D&#8217;Alessandro per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel reparto penitenziario dell&#8217;ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga nella notte [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I giudici della I Corte d&#8217;Assise del Tribunale di Roma, presieduta da Vincenzo Capozza, hanno condannato a 12 anni i carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D&#8217;Alessandro per la morte di Stefano Cucchi, avvenuta nel reparto penitenziario dell&#8217;ospedale Pertini il 22 ottobre 2009, una settimana dopo il suo arresto per possesso di droga nella notte tra il 15 e 16 ottobre. I carabinieri Alessio Di Bernardo e Raffaele D&#8217;Alessandro sono stati riconosciuti colpevoli di omicidio preterintenzionale in seguito alle lesioni procurate a Cucchi tramite percosse nella stazione Casalino perche&#8217; il geometra romano si era rifiutato di sottoporsi al fotosegnalamento. Condannati anche a tre anni e otto mesi il maresciallo Roberto Mandolini, all&#8217;epoca comandante della stazione Appia, accusato di falso nella redazione del verbale d&#8217;arresto, e a due anni e mezzo il carabiniere Francesco Tedesco accusato di falso sempre per la compilazione dello stesso.</p>
<p>I giudici hanno assolto Francesco Tedesco dall&#8217;accusa di omicidio preterintenzionale e sempre lo stesso Tedesco insieme a Roberto Mandolini e all&#8217;altro carabiniere Vincenzo Nicolardi dall&#8217;accusa di falsa testimonianza, con cui e&#8217; stato riqualificato l&#8217;iniziale reato di calunnia verso i tre agenti della polizia penitenziaria inizialmente coinvolti nel processo ma poi assolti in tutti i gradi di giudizio. La Corte ha disposto il pagamento di una provvisionale di 100mila euro ciascuno ai genitori di Stefano Cucchi e alla sorella Ilaria. Di Bernardo, D&#8217;Alessandro, Mandolini e Tedesco, a vario titolo, dovranno risarcire, in separato giudizio, le parti civili Roma Capitale, Cittadinanzattiva e i tre agenti della polizia penitenziaria e intanto sono stati condannati al pagamento delle loro spese legali per complessivi 36mila e 500 euro. Di Bernardo e D&#8217;Alessandro sono stati inoltre interdetti in perpetuo dai pubblici uffici, mentre un&#8217;interdizione di cinque anni e&#8217; stata disposta per Mandolini.</p>
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		<title>Pistorius spara e uccide la fidanzata</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 Feb 2013 12:05:41 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Oscar Pistorius torna in prima pagina, ma stavolta per un brutto fatto di cronaca. L&#8217;atleta sudafricano, noto al mondo intero per aver rotto le barriere dello sport paralimpico (divenendo punto di riferimento per milioni di atleti disabili e partecipando anche ai giochi olimpici con i cosiddetti “normodotati”) nel corso della notte ha sparato e ucciso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oscar Pistorius torna in prima pagina, ma stavolta per un brutto fatto di cronaca. L&#8217;atleta sudafricano, noto al mondo intero per aver rotto le barriere dello sport paralimpico (divenendo punto di riferimento per milioni di atleti disabili e partecipando anche ai giochi olimpici con i cosiddetti “normodotati”) nel corso della notte ha sparato e ucciso la propria fidanzata Reeva Steenkamp, 30 anni, modella. La ragazza sarebbe stata colpita da quattro colpi d&#8217;arma da fuoco alla testa e agli arti e sarebbe morta poco dopo. La “colpa” della povera ragazza sarebbe stata quella di aver voluto fare una sorpresa al fidanzato proprio nel giorno di San Valentino, entrando di nascosto in casa (nella zona residenziale di Silver Lakes) verso le 4 di mattina.<br />
Dai primi accertamenti, sembra che Pistorius abbia scambiato la compagna per un ladro o un rapinatore, tanto da indurlo ad aprire il fuoco con una pistola automatica calibro 9. La tragedia presenta, comunque, aspetti ancora poco chiari. Quel che è certo è che Oscar Pistorius è stato arrestato con l&#8217;accusa di omicidio e comparirà presto davanti ai giudici. L’accusa al momento non sembra propendere per l’omicidio premeditato.</p>
<p>La vita di Pistorius è stata segnata dalla doppia amputazione degli arti inferiori (al di sotto delle ginocchia) quando era ancora bambino per una gravissima malattia. Corre, come noto, con protesi in fibra di carbonio. Ai Giochi Paralimpici, da Atene 2004 a Londra 2012, ha conquistato ben sei medaglie d&#8217;oro, una d&#8217;argento e una di bronzo.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/14/pistorius-spara-e-uccide-la-fidanzata/">Pistorius spara e uccide la fidanzata</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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