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	<title>Governo Renzi Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Referendum e spirito olimpico</title>
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		<pubDate>Fri, 02 Dec 2016 16:48:46 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Purtroppo ci sono molti elettori che per decidere per il sì o per il no al referendum, anziché valutare il metodo e il merito del progetto di riforma&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/02/referendum-e-spirito-olimpico/">Referendum e spirito olimpico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Purtroppo ci sono molti elettori che per decidere per il sì o per il no al referendum, anziché valutare il metodo e il merito del progetto di riforma costituzionale, stanno a vedere chi si è schierato per il Sì e chi per No.</p>
<p>Non è un buon sistema di scelta, poiché le motivazione di chi dice Sì e ancor più di chi dice No alla riforma sono alquanto diverse e non omologabili.</p>
<p>Detto questo, se comunque volessimo stare al gioco di chi sta da una parte e chi dall’altra, nella squadra del No l’autorevole “commissario tecnico” Nando dalla Chiesa ha presentato questa formazione (11 titolari come nel calcio): Padellaro, Di Matteo, Rodotà, Bonsanti, Monti, Smuraglia, Spataro, Zagrebelsky, don Ciotti, Onida, Camusso.</p>
<p>Nella squadra del Sì dovremmo sicuramente inserire Renzi e Boschi: ai lettori l’esercizio di aggiungere gli altri nove, ma sarà difficile eguagliare la qualità e l’autorevolezza della squadra del No, in particolare nella difesa dei diritti e nell’adempimento dei doveri, nella ricerca dell’equità e nella promozione della giustizia, nella lotta alla corruzione e nel contrasto alle mafie.</p>
<p>Anche perché a fianco della squadra del No ci potremmo mettere legittimamente anche quelli che hanno scritto la Costituzione vigente (e che rimarrebbe tale con la vittoria dei No). Quindi, potremmo indicare: Basso, Calamandrei, Dossetti, Iotti, La Pira, Lazzati, Moro, Pertini, Scoca, Terracini e Togliatti.</p>
<p>È evidente che in questo confronto non c’è gara, anzi non c’è storia.</p>
<p>Comunque, con spirito olimpico ci auguriamo che il 4 dicembre vincano i migliori…</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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		<title>L’ideologia della rottamazione e il Cnel</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 08 Nov 2016 15:12:33 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Rottamazione. Nel progetto di revisione costituzionale la parola “rottamazione” non c’è, ma se ne possono cogliere facilmente le conseguenze. Forte limitazione del bicameralismo paritario, eliminazione delle competenze concorrenti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/11/08/lideologia-della-rottamazione-e-il-cnel/">L’ideologia della rottamazione e il Cnel</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Rottamazione. Nel progetto di revisione costituzionale la parola “rottamazione” non c’è, ma se ne possono cogliere facilmente le conseguenze. Forte limitazione del bicameralismo paritario, eliminazione delle competenze concorrenti tra stato e regioni, abolizione delle province e del Consiglio nazionale economia e lavoro (Cnel).</p>
<p>Con la parola d’ordine della semplificazione i sedicenti riformatori passano con il rullo compressore su tutto ciò che si presenta davanti, senza troppi distinguo. Il Cnel, in particolare, è diventato il capro espiatorio di ogni male. Sembra che tutti (compresi i sostenitori del No al referendum) siano concordi sull’abolizione del Cnel. Per trovare un sostenitore del Cnel occorre rivolgersi a “Chi l’ha visto?”.</p>
<p>Eppure il Cnel non è un’istituzione banale. Si tratta di un organo ausiliario (come la Corte dei Conti o il Consiglio di Stato) composto da 64 esponenti della cultura economica e da rappresentanti delle categorie produttive: lavoratori dipendenti, autonomi, professionisti, imprese, associazioni di promozione sociale e organizzazioni di volontariato. Il suo compito, secondo l’art 99 della Costituzione, è esprimere pareri e promuovere iniziative legislative in materia economica e sociale. Quando fu insediato nel 1958 (cioè 10 anni dopo l’approvazione della Costituzione), a presiederlo fu nominato Meuccio Ruini, che durante l’Assemblea costituente fu il presidente della Commissione dei 75, quella che redasse il testo costituzionale. Il che dice molto dell’importanza del Cnel.</p>
<p>Nel suo discorso inaugurale Meuccio Ruini spiegò: “Vi sono per l’attività dello Stato tre momenti: lo studio, la proposta, la decisione. Il CNEL ha una funzione intermedia; non giunge alla decisione, che spetta nelle loro sfere ad altri organi; ma la sua funzione non è meramente di studio; è piuttosto di preparazione; è come un ponte fra i due momenti dell’esame e dell’azione.”</p>
<p>L’aspetto più qualificante del Cnel è il fatto di essere dotato della libertà di iniziativa, cioè la possibilità di avanzare autonomamente proposte nella formazione delle leggi e nelle scelte del governo. Proprio per questa facoltà di iniziativa, all’estero il Cnel fu riconosciuto “all’avanguardia degli altri Consigli economici sparsi nel mondo”.<br />
Nei quasi 60 anni di attività il Cnel ha prodotto e presentato: 96 Pareri, 350 testi di Osservazioni e proposte, 14 Disegni di legge, 270 Rapporti e studi, 90 Relazioni, 130 Dossier con gli atti di convegni e 20 Protocolli e collaborazioni istituzionali. Molto interessante anche la modalità di funzionamento. Le pronunce del Cnel di norma sono adottate all’unanimità. Qualora vengano espresse posizioni discordanti sull’intera materia o su singoli punti, non si procede al voto e la pronuncia dà atto di tali posizioni, indicando, per ciascuna di esse, il numero, il gruppo o la categoria produttiva di appartenenza dei consiglieri che le hanno espresse, dandone formale comunicazione agli organi destinatari delle pronunce medesime. I disegni di legge sono adottati, previa presa in considerazione del relativo schema, con il voto favorevole di tre quinti dei Consiglieri in carica. Sono trasmessi al Presidente del Consiglio dei Ministri per la successiva presentazione alle Camere.</p>
<p>Da queste procedure traspare con chiarezza l’intento dei Costituenti, di istituire una sede di confronto che riuscisse a stemperare il conflitto sociale, ricercando e suggerendo soluzioni il più possibile condivise anzitutto tra le formazioni sociali nel settore dell’economia e del lavoro. È appena il caso di ricordare che proprio sul “lavoro” viene fondata la Repubblica democratica (art. 1), riconosciuto contemporaneamente come diritto e come dovere (art. 4): il che dimostra l’importanza attribuita alla funzione e all’attività svolta dal Cnel.</p>
<p>Infatti, già nel 1949 il Presidente del Consiglio dei ministri De Gasperi presentò un disegno di legge, steso dal ministro Fanfani, nel quale si diceva: “il Consiglio nazionale dell’economia e del lavoro può offrire un luogo d’incontro e di distensione fra le opposte forze economiche e politiche che ora scuotono violentemente il paese e rendono difficile la sua ricostruzione”.</p>
<p>Il Cnel è uno degli ambiti in cui si potrebbe dare valore ai corpi intermedi, alle formazioni sociali che sono così significative nella realtà italiana da essere citate nell’art. 2 della Costituzione. Tornando all’oggi – dopo l’azzeramento delle indennità e dei rimborsi previsto dalla legge di stabilità – da due anni 24 consiglieri continuano ad operare gratuitamente per adempiere ai compiti che la normativa prevede, senza alcuna risorsa per le attività.</p>
<p>In un recente articolo Gian Paolo Gualaccini, consigliere espresso dal Terzo Settore e attuale vicepresidente del Cnel, ha scritto: “sarebbe utilissimo un luogo-casa istituzionale delle formazioni sociali qualunque sia il risultato del prossimo referendum. Occorrerà che tutte le forze politiche reimparino a dialogare, evitando le facili demonizzazioni dell’altro e recuperando lo spirito proprio della Costituente”.</p>
<p>Nell’idea che la legislazione economico-sociale possa trarre linfa dal confronto con le varie realtà produttive, è racchiuso il principio di una politica costruita in un’ottica comunitaria e partecipativa. Per questa ragione, se si uscisse dalla retorica della rottamazione, il Cnel potrebbe svolgere ancora un significativo ruolo di servizio al Paese e alla sua coesione.</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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		<title>Referendum: un quesito ingannevole?</title>
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		<pubDate>Fri, 07 Oct 2016 21:13:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La riprova che questo referendum costituzionale è divisivo, sta nei ricorsi che alcune associazioni e forze politiche hanno presentato contro il testo del quesito referendario che dovrebbe trovarsi&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/07/referendum-un-quesito-ingannevole/">Referendum: un quesito ingannevole?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La riprova che questo referendum costituzionale è divisivo, sta nei ricorsi che alcune associazioni e forze politiche hanno presentato contro il testo del quesito referendario che dovrebbe trovarsi sulle schede elettorali, sostenendo che la formulazione sarebbe uno spot per il Sì.</p>
<p>Se da un lato è vero che il testo è stato approvato dalla Corte di Cassazione e che riproduce esattamente il titolo della legge costituzionale presentata dal Governo e approvata dal Parlamento, d’altra parte bisogna riconoscere che la legge che disciplina il referendum non prescrive la ripetizione del titolo, ma l’elencazione del contenuto. Infatti l’art. 16 delle legge n. 352 del 1970 stabilisce che “Il quesito da sottoporre a referendum consiste nella formula seguente: «Approvate il testo della legge costituzionale … concernente … approvato dal Parlamento e pubblicato nella Gazzetta Ufficiale numero … del … ?»”. Nella legge è scritto “concernente” e non “dal titolo”: la differenza è significativa. Evidentemente, se a priori valesse il titolo, che di fatto viene scelto e votato dai presentatori della riforma, il rischio di “pubblicità ingannevole” sarebbe molto elevato.</p>
<p>Il titolo della legge di revisione è: “: «Disposizioni per il superamento del bicameralismo paritario, la riduzione del numero dei parlamentari, il contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni, la soppressione del CNEL e la revisione del titolo V della parte II della Costituzione».<br />
Anzitutto va notato che dal titolo mancano alcune importanti materie oggetto della revisione: il cambiamento del quorum per l’elezione del Presidente della Repubblica, le nuove norme sui referendum abrogativi, l’introduzione dei referendum propositivi, l’elezione dei giudici costituzionali separatamente tra i due rami del Parlamento, le modifiche relative alle leggi di iniziativa popolare, l’attribuzione della competenza esclusiva alla Camera per la deliberazione dello stato di guerra, ecc. Quando si nomina soltanto una parte di un elenco, di fatto si mette in secondo piano il resto: eppure anche su queste altre materie si vota, ma ciò non è desumibile da ciò che si può leggere sulla scheda elettorale.</p>
<p>Ovviamente è alquanto improbabile che gli elettori decideranno per il Sì o per il No sulla base di quanto sta scritto sulla scheda elettorale, ma è anche vero che sarebbe giusto che i quesiti fossero comunque il più possibile neutrali. Ad esempio: «Approvate il testo delle modifiche alla Costituzione presenti nella legge n. … pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale del…?».</p>
<p>Tornando al titolo occorre notare che il riferimento al “contenimento dei costi di funzionamento delle istituzioni” è stato giustamente definito “improprio”: si tratta di un obiettivo e non di un fatto, come invece possono essere considerati gli altri argomenti citati nel titolo. Non solo: è un obiettivo il cui raggiungimento è del tutto incerto. Infatti, a priori è praticamente impossibile stabilire se con la riforma costituzionale prevarranno i risparmi o le spese. Da una parte si riducono i costi per le indennità dei senatori e dei consiglieri regionali, per il funzionamento del Cnel e delle Province. Dall’altra si introducono i referendum propositivi. Le stime sui risparmi vanno dai 50 ai 490 milioni di euro annui (a seconda delle diverse opinioni). La realizzazione di un referendum costa 300 milioni di euro (dato relativo allo svolgimento del recente referendum sulle “trivelle”). Pertanto, se ogni anno si tenesse un referendum propositivo, è probabile che si realizzi un aumento della spesa anziché un risparmio. Potrebbero essere soldi ben spesi, per aumentare la partecipazione del cittadino alle scelte politiche con metodo democratico. Resta il fatto che non si può dire che si tratti con certezza di un “contenimento della spesa”. Da questo punto di vista, questa parte di titolo della legge costituzionale e di conseguenza della scheda elettorale, è palesemente ingannevole.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Rocco Artifoni-Pressenza</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/07/referendum-un-quesito-ingannevole/">Referendum: un quesito ingannevole?</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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