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	<title>Hegel Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Discorso sulla vita e la scrittura</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 19 Nov 2024 17:05:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[carlo di stanislao]]></category>
		<category><![CDATA[Dionigi di Alicarnasso]]></category>
		<category><![CDATA[Discorso sulla vita e la scrittura]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La vita deve essere vissuta come un gioco&#8221; Platone Chi ci riesce? Probabilmente chi è elevato come Platone, che ha preferito parlare del maestro più che di se stesso.  Il mondo non fa che ingannarci. Ogni volta mostra all&#8217;uomo un guadagno e alla fine questo non ha nulla. Possiamo vedere coi nostri occhi che la maggior [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/11/19/discorso-sulla-vita-e-la-scrittura/">Discorso sulla vita e la scrittura</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La vita deve essere vissuta come un gioco&#8221; </em><strong>Platone</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><br>Chi ci riesce? Probabilmente chi è elevato come <strong>Platone</strong>, che ha preferito parlare del maestro più che di se stesso. </p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo non fa che ingannarci. Ogni volta mostra all&#8217;uomo un guadagno e alla fine questo non ha nulla. Possiamo vedere coi nostri occhi che la maggior parte della gente lavora e si affanna per giorni e anni e quando infine va a fare i conti non gli resta in mano nulla.&nbsp;E perfino chi raggiunge la ricchezza viene strappato ad essa. Questa è la regola: non possono convivere. O la ricchezza viene tolta all&#8217;uomo o l&#8217;uomo è tolto alla sua ricchezza.<br>Da tutto ciò può salvarci la poesia. Ma esiste oggi ancora la poesia?<br>Delle varie forme di manifesta decadenza di cui soffre attualmente l&#8217;arte poetica, nulla colpisce con maggior violenza la nostra sensibilità quanto il preoccupante declino dell&#8217;armoniosità del metro, quella che adornava i versi dei nostri immediati avi.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un pensatore antico come <strong>Dionigi di Alicarnasso</strong> e un filosofo moderno come <strong>Hegel</strong> hanno affermato che la versificazione non è semplicemente un necessario attributo, ma il fondamento stesso della poesia. Hegel, in effetti, pone la metrica al di sopra dell&#8217;immaginazione metaforica come essenza della creazione poetica.<br>Ma oggi esistono solo metafore piatte e sbiadite e la vita si priva anche di questa ricchezza. E sopratutto non esiste più metro&#8230;<br>Come ieri certe opere intellettualistiche e decadentistiche erano la prova patente di un depotenziamento ideologico, oggi certe opere all&#8217;insegna dell&#8217;erotismo sono la prova di una impotenza o di una deviazione sessuale, e l&#8217;una e l&#8217;altra sono la riprova di una carenza plenaria e unitaria dell&#8217;uomo.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è la triste verità.<br>Ma esiste un altro tipo di poesia: la poesia di ciò che è a portata di mano, la poesia dell&#8217;immediato presente. In questo immediato presente non c&#8217;è perfezione, niente si consuma, nulla è finito né definitivo. La materia vibra in modo indicibile, inala il futuro, esala il passato, vive in entrambi eppure da entrambi non è interamente posseduta.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vile letterato, quello che sforna &#8220;pentole&#8221; per il resto della vita, risparmi tempo e ignori questo articolo. Non contiene accenni agli archivi dei manoscritti, ai vezzi da matita blu, né all&#8217;innata, perversa pervasività di avverbi e aggettivi. Scrittori che trottate con la penna: via di qua! Questo articolo è per lo scrittore che nutre ambizioni e ideali.<br>Ricordo che nel 1976 il linguista <strong>Tullio De Mauro</strong>, di recente scomparso, aveva fatto una ricerca per vedere quante parole conosceva un ginnasiale: il risultato fu circa 1.600. Ripetuto il sondaggio venti anni dopo, il risultato fu che i ginnasiali del 1996 conoscevano dalle 600 alle 700 parole.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi io penso che se la cavino con 300 parole, se non di meno.<br>È un problema? <strong>SI</strong>, è un grosso problema, perché, come ha evidenziato <strong>Heidegger</strong>, riusciamo a pensare limitatamente alle parole di cui disponiamo, perché non riusciamo ad avere pensieri a cui non corrisponde una parola. Le parole non sono strumenti per esprimere il pensiero, al contrario sono condizioni per poter pensare.<br>E se non si sa pensare non esiste poesia e il gioco della vita si fa molto triste.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">E se mancano le basi linguistiche minime grammaticali e semantiche tutto diventa scambio adatto ai social e non nutrimento per lo spirito e il sorriso.&nbsp;L&#8217;<strong>intelligenza artificiale</strong> potrà scrivere usando molte parole, grammaticamente e semanticamente corrette, ma mancheranno almeno due cose: anima e creatività.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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