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	<title>Homo Sapiens Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ricerca. L’Homo Sapiens sbarcò in Europa già 47mila anni fa</title>
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		<pubDate>Wed, 31 Jan 2024 21:41:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sfidando il freddo glaciale, l&#8217;Homo Sapiens ha raggiunto l&#8217;Europa nord-occidentale oltre 47.000 anni fa. Millenni prima della scomparsa dei Neanderthal. E&#8217; la scoperta fatta da un gruppo internazionale di ricercatori di cui fa parte anche la docente Sahra Talamo dell&#8217;Alma Mater di Bologna, unica autrice italiana dello studio e direttrice del laboratorio di radiocarbonio &#8216;Bravho&#8217;. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sfidando il freddo glaciale, l&#8217;Homo Sapiens ha raggiunto l&#8217;Europa nord-occidentale oltre 47.000 anni fa. Millenni prima della scomparsa dei Neanderthal. E&#8217; la scoperta fatta da un gruppo internazionale di ricercatori di cui fa parte anche la docente Sahra Talamo dell&#8217;Alma Mater di Bologna, unica autrice italiana dello studio e direttrice del laboratorio di radiocarbonio &#8216;Bravho&#8217;. I risultati della ricerca, pubblicati su &#8216;Nature&#8217; e su &#8216;Nature Ecology and Evolution&#8217;, documentano i fossili di Homo sapiens più antichi in Europa centrale e nord-occidentale, ritrovati nel sito della grotta di Ilsenhohle a Ranis, in Germania. Questi reperti sono associati a punte di selce caratteristiche del complesso archeologico Lincombian-Ranisian-Jerzmanowician, che risale al Paleolitico. Gli strumenti in pietra ritrovati a Ranis sono stati rinvenuti anche in altre località in Europa (Moravia, Polonia, Isole Britanniche) e rivelano appunto un arrivo anticipato in Europa di gruppi di Homo Sapiens, molto prima della scomparsa dei Neanderthal. Il sito archeologico di Ranis fu per la prima volta teatro di scavi negli anni &#8217;30. Poi il team internazionale di ricerca ha scavato nuovamente tra il 2016 e il 2022, per fare luce sulla presenza dell&#8217;uomo. Durante gli scavi degli anni &#8217;30 vennero alla luce resti ossei non riconoscibili, che sono stati quindi analizzati. Questo ha fatto emergere diversi nuovi resti umani. &#8220;La scoperta di resti umani mescolati a ossa di animali, conservati per quasi un secolo, è stata una sorpresa inaspettata e straordinaria&#8221;, afferma la paleoantropologa Helene Rougier della California State University Northridge, coinvolta nello studio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una volta individuati i 13 resti di ossa umane, è stato estratto e analizzato il Dna. &#8220;Abbiamo confermato che i frammenti scheletrici appartenevano ad Homo sapiens- spiega Elena Zavala, ricercatrice del Max Planck Institute- diversi frammenti condividevano le medesime sequenze di Dna, anche provenienti da differenti campagne di scavo. Ciò suggerisce che appartenevano allo stesso individuo o erano correlati come parenti materni&#8221;. Il team ha estratto anche Dna antico di mammiferi per analisi zoo-archeologiche tuttora in corso. La datazione al radiocarbonio è stata poi impiegata per tracciare il periodo in cui gli esseri umani hanno occupato la grotta: già 47.500 anni fa. &#8220;Le nostre datazioni sono cruciali per questa scoperta- spiega Talamo- forniscono una visione dettagliata dell&#8217;insediamento dell&#8217;Homo sapiens nell&#8217;Europa settentrionale e contribuiscono in modo significativo alla comprensione di queste prime migrazioni&#8221;. Grazie alle analisi col radiocarbonio, inoltre, i ricercatori hanno scoperto che in quel periodo a Ranis prevaleva un clima continentale estremamente freddo, con paesaggi simili a quelli di oggi in Siberia e Scandinavia. Condizioni climatiche che si sono poi ulteriormente raffreddate. &#8220;Questo dimostra che anche i primi gruppi di Homo sapiens, in espansione attraverso l&#8217;Eurasia, avevano già una notevole capacità di adattarsi a tali condizioni climatiche avverse- afferma Sarah Pederzani del Max Planck Institute- fino a poco tempo fa si riteneva che la resistenza alle condizioni climatiche fredde si manifestasse solo diversi millenni dopo. E&#8217; un risultato affascinante e sorprendente. Forse le steppe fredde con mandrie più grandi di animali erano ambienti più attraenti per questi gruppi umani di quanto si pensasse in precedenza&#8221;.</p>



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		<title>Ricerca. In Bulgaria resti più antichi di Homo Sapiens in Europa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2020 16:56:40 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Archeologia]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Bulgaria]]></category>
		<category><![CDATA[europa]]></category>
		<category><![CDATA[Homo Sapiens]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In una grotta in Bulgaria e&#8217; stato individuato un fossile di Homo Sapiens risalente a oltre 45.000 anni fa. Si tratta della piu&#8217; antica evidenza diretta della presenza della nostra specie in Europa. La datazione del reperto e&#8217; stata realizzata grazie a un team specializzato in datazioni al radiocarbonio ad altissima precisione, guidato dalla professoressa [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/11/ricerca-in-bulgaria-resti-piu-antichi-di-homo-sapiens-in-europa/">Ricerca. In Bulgaria resti più antichi di Homo Sapiens in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una grotta in Bulgaria e&#8217; stato individuato un fossile di Homo Sapiens risalente a oltre 45.000 anni fa. Si tratta della piu&#8217; antica evidenza diretta della presenza della nostra specie in Europa. La datazione del reperto e&#8217; stata realizzata grazie a un team specializzato in datazioni al radiocarbonio ad altissima precisione, guidato dalla professoressa Sahra Talamo dell&#8217;Alma Mater di Bologna. La scoperta, avvenuta per la precisione nella Grotta di Bacho Kiro, a pochi chilometri dalla piccola citta&#8217; di Dryanovo, fa scorrere l&#8217;orologio indietro di ben 2.000 anni rispetto a quanto ipotizzato finora sull&#8217;arrivo dell&#8217;Homo Sapiens in Eurasia, aumentando cosi&#8217; il periodo di convivenza con l&#8217;Uomo di Neanderthal. Da tempo si pensa che tra le due specie ci siano stati contatti e scambi, anche culturali. A conferma di questo, tra i reperti recuperati nella grotta sono emersi anche oggetti in osso che ricordano quelli prodotti millenni piu&#8217; tardi dagli ultimi neandertaliani in Europa occidentale. I risultati di questi nuovi studi, coordinati da scienziati del Max Planck Institute for evolutionary anthropology, in Germania, sono stati pubblicati oggi in due paper su &#8216;Nature ecology &amp; evolution&#8217; e su &#8216;Nature&#8217;. La grotta di Bacho Kiro, ai piedi dei Balcani, e&#8217; un sito archeologico ben noto gia&#8217; dagli anni &#8217;30 del &#8216;900. La nuova campagna di scavi, avviata nel 2015, ha permesso di portare alla luce molti nuovi reperti, tra cui un dente e cinque frammenti ossei negli strati risalenti alla fase iniziale del Paleolitico superiore. Grazie all&#8217;analisi del Dna sono stati attribuiti a esemplari di Homo Sapiens e a questo punto si e&#8217; indagato sull&#8217;esatta cronologia dei nuovi fossili.</p>
<p>&#8220;L&#8217;analisi conferma che questi fossili risalgono alla fase iniziale del Paleolitico superiore e rappresentano quindi la piu&#8217; antica testimonianza diretta della presenza della nostra specie in Europa- spiega Talamo- queste datazioni sono state possibili grazie a un nuovo approccio al metodo del radiocarbonio che ha permesso al nostro team di raggiungere una precisione mai ottenuta prima. Non solo: le datazioni del sito di Bacho Kiro compongono il piu&#8217; ampio dataset di un singolo sito paleolitico mai realizzato da un team di ricerca&#8221;. Come spiega la dottoranda Helen Fewlass, autrice dello studio, &#8220;la maggior parte delle ossa di animali che abbiamo datato hanno segni di modificazione da parte dell&#8217;uomo, ad esempio segni di macellazione. Questi dati, insieme alle datazioni dirette delle ossa umane, ci forniscono un quadro cronologico molto chiaro di quando l&#8217;Homo Sapiens ha occupato per la prima volta questa grotta, nell&#8217;intervallo tra 45.820 e 43.650 anni fa, e potenzialmente gia&#8217; 46.940 anni fa&#8221;.</p>
<p>Secondo gli scienziati, dunque, la grotta bulgara &#8220;documenta una prima ondata di Homo Sapiens, che entro&#8217; in contatto con gli uomini di Neanderthal e porto&#8217; in Europa nuovi comportamenti- spiega Jean-Jacques Hublin, direttore del Max Planck Institute for evolutionary anthropology- questa ondata e&#8217; in gran parte anteriore a quella che 8.000 anni dopo porto&#8217; alla definitiva estinzione dei Neanderthal in Europa occidentale&#8221;. I manufatti in osso e avorio rinvenuti nel sito, sottolinea a questo proposito Talamo, &#8220;sono sorprendentemente simili a quelli prodotti dai neandertaliani nella fase precedente alla loro estinzione, venuti alla luce nella Grotte du Renne, in Francia&#8221;. Questa similitudine, aggiunge Hublin, &#8220;porta a sostenere l&#8217;ipotesi secondo cui questi comportamenti neandertaliani siano il risultato di incontri ravvicinati con i primi gruppi di Homo Sapiens arrivati in Europa&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/05/11/ricerca-in-bulgaria-resti-piu-antichi-di-homo-sapiens-in-europa/">Ricerca. In Bulgaria resti più antichi di Homo Sapiens in Europa</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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