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	<title>INFN Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ambiente. Abruzzo, INFN: Via 2300 tonnellate sostanze pericolose</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 May 2020 12:51:28 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvia l&#8217;iter per la rimozione delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nella montagna per gli esperimenti Borexino e Lvd. Ad annunciarlo Augusto De Sanctis, referente della Mobilitazione per l&#8217;acqua del Gran Sasso che fa sapere come proprio ieri i Laboratori nazionale di fisica nucleare (Lngs) abbiano depositato in Regione i documenti per richiedere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvia l&#8217;iter per la rimozione delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nella montagna per gli esperimenti Borexino e Lvd. Ad annunciarlo Augusto De Sanctis, referente della Mobilitazione per l&#8217;acqua del Gran Sasso che fa sapere come proprio ieri i Laboratori nazionale di fisica nucleare (Lngs) abbiano depositato in Regione i documenti per richiedere la Via (Valutazione di incidenza ambientale) per l&#8217;allontanamento delle 1.040 tonnellate di acqua ragia e Borexino e le 1250 tonnellate di trimitilbenzene. Un annuncio cui segue la soddisfazione &#8220;dopo anni di lotte e denunce che avevano dimostrato &#8211; sottolinea De Sanctis &#8211; l&#8217;irregolarita&#8217; del deposito delle sostanze nella montagna in quanto il Testo unico dell&#8217;ambiente e le leggi previgenti da decenni avevano introdotto l&#8217;esplicito divieto di stoccaggio di materiali pericolosi vicino ai punti di approvvigionamento idro-potabile disponendo l&#8217;allontanamento delle sostanze eventualmente presenti&#8221;. &#8220;Il rischio derivante da eventuali incidenti nei due esperimenti per uno degli acquiferi piu&#8217; importanti d&#8217;Europa, che disseta 700 mila persone nelle province di Teramo, L&#8217;Aquila e Pescara, e&#8217; elevatissimo &#8211; prosegue -, come ormai ammesso anche dalle prefetture nel Piano di emergenza esterno dei Laboratori, redatto dopo anni di omissioni nonostante i laboratori, proprio per la presenza di queste sostanze, fossero classificati ufficialmente come impianto a Rischio di Incidente Rilevante secondo la direttiva Seveso&#8221;.</p>
<p>E un incidente nel 2002 c&#8217;e&#8217; stato, ricorda, proprio con il Borexino, che porto&#8217; alla dispersione di decine di litri di trimetilbenzene in acqua, con conseguente sequestro parziale dei laboratori da parte della Magistratura teramana. &#8220;Una nuova inchiesta della Procura di Teramo ha accertato &#8211; prosegue -, la sussistenza ancora oggi di gravi rischi&#8221;. Di qui l&#8217;impegno a valutare la documentazione e la richiesta alla Regione di procedere rapidamente perche&#8217; i lavori partano entro settembre 2020 e concludersi entro dicembre. &#8220;Manifestazioni, sit-in, esposti, incontri di associazioni e cittadini stanno dando i primi frutti&#8221;, conclude De Sanctis.</p>
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		<title>Abruzzo. Gran Sasso, scontro Infn &#8211; ambientalisti su presunta contaminazione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/10/29/abruzzo-gran-sasso-scontro-infn-ambientalisti-su-presunta-contaminazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 29 Oct 2019 19:56:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Botta e risposta tra i Laboratori del Gran Sasso (Infn) e l&#8217;associazione Mobilitazione per l&#8217;Acqua che denuncia lo sversamento di 1,2,4 trimetilbenzene (dati Arta) nell&#8217;acqua messa a scarico nei pressi dei laboratori. Una &#8220;contaminazione limitata&#8221;, come l&#8217;ha definita l&#8217;associazione che sebbene non direttamente sversata nella rete idrica potrebbe finire nelle falde acquifere. L&#8217;Infn si e&#8217; [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Botta e risposta tra i Laboratori del Gran Sasso (Infn) e l&#8217;associazione Mobilitazione per l&#8217;Acqua che denuncia lo sversamento di 1,2,4 trimetilbenzene (dati Arta) nell&#8217;acqua messa a scarico nei pressi dei laboratori. Una &#8220;contaminazione limitata&#8221;, come l&#8217;ha definita l&#8217;associazione che sebbene non direttamente sversata nella rete idrica potrebbe finire nelle falde acquifere. L&#8217;Infn si e&#8217; difesa escludendo qualsiasi responsabilita&#8217;, ma l&#8217;attivista ambientale Augusto De Sanctis ha invitato i laboratori a far propria la teoria del Rasoio di Occam per cui tra le ipotesi possibili la soluzione e&#8217; alla fine la piu&#8217; semplice. Secondo quanto dichiarato dai Laboratori la loro non responsabilita&#8217; si spiegherebbe per cinque ragioni: il punto di campionamento sarebbe stato all&#8217;esterno delle aree di loro competenza, non userebbero l&#8217;esano, i loro strumenti di rilevamento non avrebbero captato nulla e le sostanze sono anche dei combustibili per autotrazione. Ragioni non valide per l&#8217;associazione che sottolinea il fatto che e&#8217; l&#8217;Arta a definire, nel suo documento, il punto di campionamento come &#8220;Gs30 &#8211; Laboratorio Infn&#8221; aggiungendo che il diclorometano &#8220;non doveva essere usato nei laboratori sotterranei ma solo in quelli esterni eppure fu trovato nel 2016 nelle acque, con tanto di ammissione del direttore dei laboratori circa la responsabilita&#8217; nel trasporto all&#8217;interno delle sale sotterranee e nella dispersione. Proprio quando avvenne la dispersione del diclorometano i sensori dei laboratori non lo captarono in quanto in manutenzione, come ammesso nella relazione del direttore&#8221;, prosegue il Movimento per la tutela delle Acque del Gran Sasso.</p>
<p>A questo si aggiunge che &#8220;l&#8217;n-esano- prosegue la nota- compare almeno nell&#8217;elenco delle sostanze usate dai laboratori inviato alla Asl ad ottobre 2017 per cui, almeno fino a quella data, era in uso nei laboratori sotterranei&#8221; e soprattutto &#8220;l&#8217;1,2,4 trimetilbenzene e&#8217; presente proprio nei laboratori sotterranei con ben 1.292 tonnellate. Rispetto ai combustibili- sottolinea quindi l&#8217;associazione- e&#8217; noto che dopo una contaminazione proveniente dalla loro combustione o dispersione nelle matrici ambientali si rinviene di solito un lungo elenco di sostanze. Nei referti 492 e 494, relativi all&#8217;11 febbraio, quattro giorni prima, compare invece esclusivamente l&#8217;altra sostanza, l&#8217;esano. Quindi nei tre campioni non ci sono mai sostanze associate ma sempre contaminazioni di singole molecole. Insomma- conclude il Movimento- non c&#8217;e&#8217; quel mix di sostanze tipico delle contaminazioni da combustibili&#8221;.</p>
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		<title>INFN: Tria visita i Laboratori del Gran Sasso</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Aug 2019 15:50:35 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria ha visitato oggi, 7 agosto, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN. Il Ministro Tria è stato ricevuto dal Presidente dell’INFN Antonio Zoccoli e dal Direttore dei LNGS Stefano Ragazzi, che hanno illustrato le attività e gli ambiti di ricerca dell’INFN. Successivamente il Ministro è stato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Ministro dell’Economia e delle Finanze Giovanni Tria ha visitato oggi, 7 agosto, i Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN. Il Ministro Tria è stato ricevuto dal Presidente dell’INFN Antonio Zoccoli e dal Direttore dei LNGS Stefano Ragazzi, che hanno illustrato le attività e gli ambiti di ricerca dell’INFN. Successivamente il Ministro è stato accompagnato nelle strutture sotterranee all’interno del massiccio del Gran Sasso dove, attraverso un percorso che ha abbracciato le tre grandi sale sperimentali, ha avuto modo di approfondire la conoscenza delle attività e degli esperimenti condotti nei Laboratori sotterranei, dimostrando apprezzamento per questa eccellenza a livello mondiale, che rappresenta un’importante risorsa per tutto il territorio nazionale.<br />
“Siamo alla frontiera mondiale della conoscenza che nasce dalla collaborazione con tutto il mondo. Questa è una delle preminenze italiane da coltivare mentre in altri campi dobbiamo ancora conquistarla” ha sottolineato il Ministro Tria al termine della visita.<br />
“È stato un onore e un grande piacere aver ospitato il Ministro Tria e la consorte nei nostri Laboratori Nazionali del Gran Sasso”, commenta il Presidente dell’INFN Antonio Zoccoli. “La visita del Ministro ha rappresentato per noi un’opportunità importante per mostrare questa nostra infrastruttura di ricerca di eccellenza, un centro unico al mondo, in cui si esplorano le frontiere della conoscenza”, conclude Zoccoli.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/08/07/infn-tria-visita-i-laboratori-del-gran-sasso/">INFN: Tria visita i Laboratori del Gran Sasso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Emergenza acqua del Gran Sasso: sabato 18 maggio incontro pubblico a Teramo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/29/emergenza-acqua-del-gran-sasso-sabato-18-maggio-incontro-pubblico-a-teramo/</link>
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		<pubDate>Mon, 29 Apr 2019 10:55:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Questa mattina a Teramo, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sugli ultimi sviluppi sulla vicenda dell’emergenza Gran Sasso. Ovviamente si è partiti dalla paventata chiusura delle gallerie [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Questa mattina a Teramo, l’Osservatorio Indipendente sull’Acqua del Gran Sasso, promosso dalle Associazioni WWF, Legambiente, Mountain Wilderness, ARCI, ProNatura, Cittadinanzattiva, Guardie Ambientali d’Italia, FIAB, CAI, Italia Nostra e FAI, ha tenuto una conferenza stampa per fare il punto sugli ultimi sviluppi sulla vicenda dell’emergenza Gran Sasso.</p>
<p>Ovviamente si è partiti dalla paventata chiusura delle gallerie autostradali dell’A24 programmata per il prossimo 19 maggio da parte di Strada dei Parchi SpA. Per l’Osservatorio è singolare che una scelta del genere arrivi ora dopo circa 20 anni da quando si è evidenziata la situazione di pericolo per l’acquifero del Gran Sasso a causa della presenza nella montagna di gallerie prive di una impermeabilizzazione rispetto alla principale risorsa idrica per gli abruzzesi. Ancora più singolare che questa arrivi dopo 2 anni dall’avvio dell’inchiesta della magistratura seguita all’ultimo incidente dell’8 e 9 maggio 2017 e che ha portato alla richiesta di rinvio a giudizio per i vertici della Strada dei Parchi SpA, ma anche dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN) e della Ruzzo Reti SpA.</p>
<p>Sembra di assistere ad una partita a scacchi fatta a danno dell’ambiente e della salute degli abruzzesi. I vari giocatori muovono le loro pedine, non per trovare una soluzione ad un problema conosciuto da almeno due decenni, ma per cercare di evitare di trovarsi in difficoltà.</p>
<p>È paradossale poi che Strada dei Parchi voglia in qualche modo tirarsi fuori da questa situazione annunciando la chiusura di un collegamento autostradale definito “strategico” dopo aver presentato, su richiesta della Regione, il progetto di messa in sicurezza per la parte che la riguarda. Progetto che è stato acquisito nella Delibera di Giunta regionale n. 33 del 25 gennaio 2019 recante “Gestione del rischio nel sistema idrico del Gran Sasso &#8211; DGR n. 643 del 7.11.2017. Definizione attività urgenti ed indifferibili”.</p>
<p>Questo annuncio della chiusura ha peraltro offerto l’opportunità alla Regione Abruzzo di avanzare la proposta di un commissariamento per la messa in sicurezza dell’acquifero del Gran Sasso.</p>
<p>Non è la prima volta che si arriva alla nomina di un commissario da parte del Governo. Già il 27 giugno 2003 fu dichiarato lo stato di emergenza socio-ambientale nel territorio delle province di L’Aquila e Teramo interessato dagli interventi di messa in sicurezza del sistema Gran Sasso. A quella dichiarazione seguì nel luglio del 2003 la nomina di Angelo Balducci come Commissario straordinario, poi prorogata per anni, con gli effetti che tutti conosciamo: oltre 80 milioni di euro spesi senza che il problema fosse risolto. Come sembrerebbe recentemente attestato anche la perizia dei consulenti tecnici nominati dalla Procura di Teramo nell’ambito del processo seguito all’incidente dell’8 e 9 maggio 2017, gli interventi effettuati durante il commissariamento non avrebbero, se non in minima parte, affrontato la mancanza di sistemi di impermeabilizzazione nelle gallerie autostradali e nei Laboratori sotterranei dell’INFN.</p>
<p>Il commissariamento, oltretutto, se conferito con poteri di deroga dalle normative vigenti, specialmente in materia ambientale, comporterebbe una deresponsabilizzazione di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalla Regione e dagli enti locali, nonché delle strutture di controllo come l’ARTA e l’ASL che, come sembrerebbe accaduto con il commissariamento Balducci, avrebbero la “scusa” per interrompere qualsiasi attività di programmazione e reale controllo su quanto accade nel Gran Sasso.</p>
<p>Quello di cui c’è bisogno, a giudizio dell’Osservatorio, è procedere rapidamente a mettere in atto le azioni necessarie per la messa in sicurezza definitiva dell’acquifero e dell’intero sistema Gran Sasso, prendendo le mosse dalle conclusioni della Delibera regionale n. 33/2018. Le proposte progettuali avanzate devono ora essere definite nel dettaglio e soprattutto realizzate.</p>
<p>Per questo, a giudizio dell’Osservatorio, qualsiasi ipotesi di accelerazione delle procedure dovrà:</p>
<ul>
<li>garantire il pieno rispetto delle normative a difesa dell’ambiente e della salute umana;</li>
<li>far allontanare le migliaia di tonnellate di sostanze pericolose per l’acqua che ancora oggi sono stoccate all’interno dei Laboratori, ristabilendo così il rispetto della normativa Seveso sulle strutture a rischio di incidente rilevante, come sono classificati i Laboratori dell’INFN fin dal 2002, e della normativa a protezione degli acquiferi;</li>
<li>assicurare partecipazione e trasparenza: l’acqua non può essere gestita con procedure opache che vietino ai cittadini di sapere cosa sta succedendo ad un bene fondamentale per la loro vita e per l’economia di un territorio;</li>
<li>individuare immediatamente le fonti finanziarie per far svolgere i lavori necessari che, secondo i calcoli effettuati dalla Regione, ammontano a circa 170 milioni di euro. Una cifra enorme che, trattandosi della messa in sicurezza di due opere nazionali dovrà essere messa a disposizione dallo Stato il più rapidamente possibile affinché i lavori necessari possano partire subito.</li>
</ul>
<p>Nel corso della conferenza stampa è stato anche annunciato che le Associazioni WWF Italia, Cittadinanzattiva e Legambiente, tra i promotori dell’Osservatorio, hanno dato incarico all’Avv. Prof. Domenico Giordano per la costituzione di parte civile nel procedimento penale davanti al Tribunale di Teramo a carico dei vertici di Strada dei Parchi SpA, INFN e Ruzzo Reti SpA a seguito all’incidente dell’8 e 9 maggio 2017. La costituzione sarebbe già avvenuta se alla prima udienza del 10 aprile scorso il Giudice dell’Udienza Preliminare non avesse dichiarato la propria “non competenza” rispetto alle ipotesi contestate agli indagati decidendo di rinviare tutto nelle mani della Procura. La costituzione di parte civile delle Associazioni rappresenta la prosecuzione della ricerca della verità che da sempre queste perseguono con lo scopo finale di giungere alla messa in sicurezza permanente dell’acquifero e del territorio del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga nato proprio per tutelare il Gran Sasso e il suo ecosistema.</p>
<p>Il quadro che emerge ad oggi è quindi estremamente complesso. A distanza di quasi 2 anni dall’incidente dell’8 e 9 maggio non sembrerebbe stato impermeabilizzato neppure un metro quadro né dei Laboratori, né delle gallerie, così come non sarebbe stato portato via neppure un kg delle sostanze pericolose stoccate nei Laboratori. Quanto è accaduto due anni fa potrebbe verificarsi anche oggi, nonostante sia trascorso tanto tempo e la Procura di Teramo abbia trasmesso da tempo a tutte le istituzioni locali, regionali e nazionali le conclusioni della consulenza dei tre esperti incaricati durante le indagini, richiamando ciascun Ente alle proprie responsabilità.</p>
<p>Per questo l’Osservatorio convocherà un nuovo incontro pubblico il prossimo 18 maggio a Teramo per un confronto con le istituzioni e i cittadini su quanto (non) è stato fatto e su quanto si dovrà fare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/29/emergenza-acqua-del-gran-sasso-sabato-18-maggio-incontro-pubblico-a-teramo/">Emergenza acqua del Gran Sasso: sabato 18 maggio incontro pubblico a Teramo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>LNGS, misurato processo più raro osservato nell&#8217;Universo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/24/lngs-misurato-processo-piu-raro-osservato-nelluniverso/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 24 Apr 2019 18:39:24 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’universo ha un’età di oltre 13 miliardi di anni, un tempo talmente lungo che può sfuggire alla percezione umana. Eppure, questo intervallo di tempo è estremamente breve se paragonato a quello tipico di alcuni processi fisici. L’esperimento XENON1T, impegnato nella ricerca diretta di materia oscura ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/24/lngs-misurato-processo-piu-raro-osservato-nelluniverso/">LNGS, misurato processo più raro osservato nell&#8217;Universo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’universo ha un’età di oltre 13 miliardi di anni, un tempo talmente lungo che può sfuggire alla percezione umana. Eppure, questo intervallo di tempo è estremamente breve se paragonato a quello tipico di alcuni processi fisici.</p>
<p>L’esperimento XENON1T, impegnato nella ricerca diretta di materia oscura ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (INFN), ha pubblicato su Nature un nuovo studio che riporta la prima misura diretta della cosiddetta doppia cattura elettronica (2νECEC) dell’isotopo xenon-124.</p>
<p>Si tratta del processo di decadimento più raro mai osservato in modo diretto, la cui vita media è ben mille miliardi di volte maggiore dell’età dell’universo. Questi nuovi risultati forniranno informazioni utili non solo per i modelli sulla struttura nucleare ma anche per altri esperimenti che studiano processi rari.</p>
<p>“Essere riusciti a osservare in modo diretto un decadimento così raro, – spiega Elena Aprile, professoressa della Columbia University, a capo della collaborazione XENON – e in una regione di energia diversa da quella della ricerca di materia oscura per la quale è ottimizzato XENON1T, conferma in modo inequivocabile le grandi potenzialità del nostro rivelatore.”</p>
<p>“La grande attenzione dedicata in fase di progetto e costruzione a ridurre il fondo radioattivo naturale dello strumento – sottolinea Marco Selvi, responsabile nazionale INFN dell’esperimento – si rivela nuovamente fondamentale per riuscire a osservare processi rari, addirittura al di là degli obiettivi principali per cui è stato progettato il nostro esperimento”.</p>
<p>Questi nuovi risultati, infatti, potranno permettere di fornire informazioni sulla struttura dei nuclei, utili anche per gli esperimenti che cercano altri decadimenti rari, come il “decadimento doppiobeta senza neutrini” (0ν2beta). Tale ricerca, in cui l’INFN e i Laboratori Nazionali del Gran Sasso sono protagonisti a livello mondiale, può portare a svelare la natura e la massa del neutrino, una delle particelle più interessanti dell’attuale panorama sperimentale.</p>
<p><strong>La misura di XENON1T</strong><br />
La vita media o tempo di dimezzamento di un nucleo esprime la probabilità che esso si trasformi attraverso un processo di decadimento. Gli scienziati dell’esperimento XENON1T hanno misurato per la prima volta in modo diretto, con una significatività statistica di 4,4 sigma, un particolare processo dello xenon-124 chiamato, appunto, doppia cattura elettronica, in cui esso si trasforma in tellurio-124. Due protoni del nucleo di xenon catturano simultaneamente due elettroni del primo livello circostante, trasformandosi in due neutroni, con l’emissione di due neutrini. La nuvola elettronica reagisce alla mancanza dei due elettroni catturati con un processo a cascata, che porta all’emissione di una quantità di energia fissa. Nel caso dello xenon, questa energia corrisponde a circa 64 keV. La misura consiste quindi nel cercare un eccesso di eventi con energia pari a quella attesa, rispetto al fondo pressoché costante in energia presente nel rivelatore. Utilizzando una massa interna di xenon pari a 1,5 tonnellate, e un tempo di acquisizione dati pari a circa 180 giorni, sono stati osservati 126 eventi nella regione di energia attesa. Questi risultati hanno portato a misurare un tempo di dimezzamento per il processo di doppia cattura elettronica pari a 1,8 x 1022 anni, il più lungo mai osservato in modo diretto. È stato possibile realizzare questa sofisticata misura grazie alla grande massa del rivelatore e quindi al gran numero di nuclei dell’isotopo xenon-124, e grazie al forte abbattimento del fondo radioattivo naturale.</p>
<p><strong>La tecnica sperimentale di XENON1T</strong><br />
Si basa su una camera a proiezione temporale a xenon liquido/gassoso: è un rivelatore cilindrico, di circa un metro di diametro e altezza, riempito di xenon liquido alla temperatura di -95 °C, con una densità tre volte maggiore di quella dell’acqua. In XENON1T la prova dell’interazione di una particella con un nucleo di xenon è data da un debole lampo di luce di scintillazione accompagnato da una “manciata” di elettroni, i quali a loro volta sono convertiti in un lampo di luce una volta raggiunta la regione di xenon gassoso. Entrambi i segnali luminosi sono registrati grazie a fotosensori ultrasensibili, e permettono di ottenere l’informazione sulla posizione 3D e l’energia evento per evento. Nello sviluppo di questo particolare tipo di rivelatori per la ricerca di eventi rari è necessario superare molte sfide sperimentali. Prima e più rilevante è la riduzione del fondo proveniente da diverse sorgenti, dalla radioattività dei materiali fino ai raggi cosmici. XENON1T ha come principale obiettivo scientifico la ricerca diretta di materia oscura sotto forma di WIMP (particelle massive debolmente interagenti), ed è attualmente il rivelatore più grande mai realizzato per questo scopo, con una massa sensibile di 2 tonnellate di xenon, e allo stesso tempo presenta il più piccolo fondo mai ottenuto. Grazie a queste caratteristiche dal 2017 è l’esperimento più sensibile per la ricerca di WIMP.</p>
<p>La sua grande massa ed elevata purezza fanno sì che XENON1T sia molto sensibile anche in una regione di energia molto diversa da quella dove si ricerca la materia oscura. Solitamente nella ricerca di WIMP ci si concentra nella regione di energie inferiori a 10 keV, mentre il segnale dello studio appena pubblicato si trova a 64 keV. Utilizzando entrambi i segnali (emissione di luce ed elettroni) dovuti all’interazione, si è ottenuta una precisione nella ricostruzione dell’energia estremamente buona, fondamentale per riconoscere la segnatura del processo.</p>
<p>XENON1T ha acquisito dati di alta qualità fino alla fine del 2018. Ora la ricerca proseguirà con il progetto XENONnT: un upgrade tecnologico dello stesso rivelatore che consentirà un incremento della massa sensibile di un fattore tre e un’ulteriore riduzione del fondo di un ordine di grandezza. XENONnT sarà pronto entro la fine del 2019 per iniziare una nuova esplorazione della materia oscura e di altri processi rari, con un livello di sensibilità circa 10 volte migliore di quello attuale.</p>
<p><strong>Il contributo italiano</strong><br />
I gruppi INFN, coordinati da Marco Selvi, della sezione INFN di Bologna, e guidati da Gabriella Sartorelli (Università di Bologna), Walter Fulgione (INFN-LNGS) e Giancarlo Trinchero (INFN-Torino), fanno parte del progetto XENON1T fin dal suo inizio, nel 2009. Sono responsabili del progetto, costruzione e funzionamento del sistema di veto di muoni, all’interno dello schermo di acqua, che è cruciale per la riduzione dei fondi ambientali e di quelli dovuti alla radiazione cosmica residua. Hanno progettato e realizzato le varie infrastrutture presso i LNGS, e guidano il gruppo di simulazione Monte Carlo per la predizione e ottimizzazione delle prestazioni del rivelatore, e per il calcolo delle varie sorgenti di fondo. Sono anche coinvolti in diversi aspetti dell’analisi dati che ha portato a questi risultati di XENON1T. Con l’aggiunta dei gruppi delle sezioni INFN di Napoli e Ferrara, guidati rispettivamente da Michele Iacovacci e Guido Zavattini, i gruppi italiani sono coinvolti anche nell’attuale estensione del progetto, con il rivelatore XENONnT in fase di costruzione presso i LNGS. In particolare, sono responsabili della simulazione Monte Carlo e della progettazione e realizzazione di un nuovo rivelatore di veto per i neutroni. Partecipano, inoltre, alla purificazione dello xenon, e alla realizzazione dell’infrastruttura di calcolo dell’esperimento.&nbsp;</p>
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		<title>Chiusura Traforo Gran Sasso: Confindustria Abruzzo sollecita l&#8217;immediata soluzione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/19/chiusura-traforo-gran-sasso-confindustria-abruzzo-sollecita-limmediata-soluzione/</link>
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		<pubDate>Fri, 19 Apr 2019 18:48:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, ritiene estremamente grave la situazione determinatasi a seguito della comunicazione di Strada dei Parchi Spa, relativa alla possibile chiusura a tempo indeterminato, a partire da domenica 19 maggio 2019, del traforo del Gran Sasso in entrambe le direzioni di marcia, tra gli svincoli di Assergi nel versante aquilano, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente di Confindustria Abruzzo, Agostino Ballone, ritiene estremamente grave la situazione determinatasi a seguito della comunicazione di Strada dei Parchi Spa, relativa alla possibile chiusura a tempo indeterminato, a partire da domenica 19 maggio 2019, del traforo del Gran Sasso in entrambe le direzioni di marcia, tra gli svincoli di Assergi nel versante aquilano, e Colledara-San Gabriele sul versante teramano.</p>
<p>“Naturalmente tale evenienza, che va scongiurata assolutamente – afferma il Presidente Ballone &#8211; avrebbe effetti deleteri per l&#8217;intera economia regionale oltre ad apportare notevolissimi disagi ai cittadini.</p>
<p>Le problematiche inerenti gli sversamenti di sostanze pericolose sotto il traforo, oggetto di interesse della Procura di Teramo, ed i relativi costi per i lavori di rifacimento delle condotte di captazione e per l’impermeabilizzazione, necessari a mettere giustamente in sicurezza le falde acquifere, non possono e non devono trovare soluzione nell’interdizione traffico nelle gallerie del Gran Sasso di A24, in entrambe le direzioni di marcia.”</p>
<p>L’appello a fare tutto quanto possibile, e necessario, per evitare tale sciagura-che il Presidente Ballone avanza a nome di tutta l’imprenditoria regionale- è quindi nei confronti della Regione Abruzzo -e in primis del Presidente Marsilio, sicuramente sensibile alla questione- ma anche al Ministro delle Infrastrutture Toninelli, al Ministro dell’Ambiente Costa, ai Prefetti di L’Aquila e Teramo, all’Ispra, all’Anas e all’INFN e a tutti gli altri soggetti interessati.</p>
<p>“L’intera politica regionale, inoltre, in maniera unitaria, deve prendere posizione e agire in tempi rapidissimi, affinché si riesca a salvaguardare tutti gli interessi legittimi, e non si dia invece avvio all’attività dello scaricabarile che non farebbe altro che allungare colpevolmente i tempi per la ricerca delle soluzioni.</p>
<p>Il Sistema Confindustriale abruzzese metterà in campo tutte le armi a sua disposizione volte a determinare una positiva evoluzione della vicenda e naturalmente è disponibile ad apportare il proprio contributo fattivo per raggiungere il traguardo di evitare in ogni modo la chiusura del Traforo del Gran Sasso”.</p>
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		<title>Terremoto: ricerca di segnali dallo spazio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Apr 2019 13:21:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiariamolo subito: i terremoti non si possono prevedere. La scienza pero&#8217; guarda avanti e prova ad aggiungere qualche tassello in piu&#8217; alla conoscenza degli eventi sismici, pensando a una modellistica che possa arricchire le informazioni che arrivano dagli strumenti che, sulla Terra, registrano le scosse. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo della missione Cses, nata dalla collaborazione di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiariamolo subito: i terremoti non si possono prevedere. La scienza pero&#8217; guarda avanti e prova ad aggiungere qualche tassello in piu&#8217; alla conoscenza degli eventi sismici, pensando a una modellistica che possa arricchire le informazioni che arrivano dagli strumenti che, sulla Terra, registrano le scosse. E&#8217; questo l&#8217;obiettivo della missione Cses, nata dalla collaborazione di Italia e Cina. L&#8217;idea e&#8217; quella di registrare in maniera scientifica la presenza o meno di cambiamenti nella magnetosfera in caso di terremoto di magnitudo superiore a 5. Cambiamenti dovuti al rilascio di onde elettromagnetiche al momento di rottura della crosta terrestre. Per ora qualche evidenza c&#8217;e&#8217; stata, rilevata da missioni del passato, ma i dati sono privi di validita&#8217; statistica. Per questo la Cina ha costruito il satellite Cses con l&#8217;aiuto dell&#8217;Italia. I primi contatti ci furono nel 2004, ci spiega Simona Zoffoli, program manager della missione per l&#8217;Agenzia spaziale italiana (Asi). Il lancio del primo satellite della missione Cses e&#8217; del febbraio 2018. Il lancio del secondo satellite, Cses-02, e&#8217; atteso per il 2021: l&#8217;accordo e&#8217; stato firmato in marzo durante la visita di Xi Jinping a Roma.</p>
<p>Tecnicamente, cosa ci aspettiamo dalla missione Cses? Ne abbiamo parlato con Roberta Sparvoli dell&#8217;Istituto nazionale di Fisica nucleare (Infn), responsabile della parte italiana della missione, ribattezzata Limadou, come il nome, in cinese, di Matteo Ricci, sinologo del &#8216;500. &#8220;Ci sono modelli che cercano di capire cosa potrebbe succedere nella fase precedente al terremoto. Tra questi modelli alcuni ritengono che nella fase di stress prima della rottura della roccia ci sia emissione di onde elettromagnetiche che vanno a propagarsi in bassissima frequenza, superano la crosta terrestre, e vanno poi a propagarsi in ionosfera: quindi se arriva un&#8217;onda elettromagnetica in un campo di plasma che e&#8217; gia&#8217; ricco di campi elettromagnetici, fa una perturbazione, e allo stesso tempo potrebbe andare a disturbare anche il modo di queste particelle intrappolate, tramite dei meccanismi di risonanza. Tutti questi sono modelli assolutamente non acclarati. Si sta cercando di lavorare su questi modelli. L&#8217;idea e&#8217; fare un satellite con vari strumenti ancillari a bordo, uno per esempio che misuri le particelle, uno che misuri i campi elettrici, magari due, in frequenze diverse, uno che misuri i campi magnetici, uno che misuri il plasma, ecc. Quindi fare delle analisi simultanee per cercare di modellizzare questa propagazione di onde elettromagnetiche. Se poi uno riuscisse a validare questo modello chiaramente potrebbe avere uno strumento&#8221;. L&#8217;idea dell&#8217;Agenzia spaziale cinese e&#8217; quella di creare un network di satelliti, che, intersecando le loro orbite, coprano tutto il Paese 24 ore su 24. Per questo Cses- 02 sara&#8217; complementare al primo satellite, gia&#8217; in orbita. Per l&#8217;Italia, sovrintende le operazioni l&#8217;Agenzia spaziale italiana, partecipano, oltre all&#8217;Infn, lo Iaps dell&#8217;Istituto nazionale di Astrofisica (Inaf), l&#8217;Ingv e diverse universita&#8217;. La difficolta&#8217; della missione non e&#8217; solo di carattere scientifico e tecnologico, ma anche diplomatico.</p>
<p>&#8220;Le differenze culturali ci sono e non e&#8217; stato facile all&#8217;inizio avviare la cooperazione- ci ha spiegato ancora Simona Zoffoli di Asi-. Si consideri che Limadou e&#8217; stata per Asi la prima cooperazione in cui veniva fornito uno strumento ad un satellite cinese. Per esempio, nella costruzione dello strumento e nei processi di integrazione e test, noi siamo abituati a seguire gli standard europei e americani che sono diversi da quelli cinesi. C&#8217;e&#8217; stato bisogno di un periodo di &#8220;apprendimento&#8221; abbastanza lungo anche solo per trovare un linguaggio tecnico comune&#8221;, ha chiarito la program manager. &#8220;Sono sicura che su Cses- 02, vista l&#8217;esperienza che abbiamo avuto con Cses-01, le attivita&#8217; procederanno in maniera piu&#8217; spedita&#8221;.</p>
<p><em>Qualche informazione tecnica: i satelliti della missione Cses si trovano a 500 chilometri sopra di noi. Si muovono su orbite polari inclinate di 70 gradi. I dati della missione Cses-01 vengono scaricati in Cina e da qui arrivano in Italia, allo Space Science Data Center dell&#8217;Asi che li distribuisce gratuitamente alla comunita&#8217; scientifica italiana interessata. Sara&#8217; lo stesso per Cses-02.</em></p>
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		<title>Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 19:21:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si è inaugurato&#160;oggi ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/23/inaugurato-cuore-il-gigante-freddo-che-studia-neutrini/">Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si è inaugurato</strong>&nbsp;oggi ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE</strong> (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo hanno realizzato.</p>
<p>Grazie alla notevole precisione raggiunta in questa prima fase, CUORE è già riuscito a restringere significativamente la regione in cui cercare il rarissimo fenomeno del <strong>doppio decadimento beta senza emissione di neutrini</strong>, principale obiettivo scientifico dell’esperimento. Rivelare questo processo consentirebbe, non solo di <strong>determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana, fornendo una possibile spiegazione alla prevalenza della materia sull’antimateria nell’universo</strong>.</p>
<p>“Questa è solo l’anteprima di ciò che uno strumento di queste dimensioni è in grado di fare” commenta <strong>Oliviero Cremonesi</strong>, ricercatore INFN e responsabile scientifico dell’esperimento CUORE. “Abbiamo grandi aspettative per il futuro. Nei prossimi cinque anni, infatti, CUORE registrerà una quantità di dati 100 volte superiore a quelli acquisiti in questo primo periodo di presa dati” conclude Cremonesi.</p>
<p>“CUORE ha rappresentato un’incredibile sfida tecnologica il cui successo apre la strada a sviluppi impensati fino a pochi anni fa” dichiara <strong>Carlo Bucci</strong>, responsabile nazionale INFN e coordinatore tecnico dell’esperimento CUORE. “Grazie alle sue eccezionali caratteristiche è anche uno dei luoghi più freddi di tutto l’universo.”</p>
<p>Il<strong> rivelatore di CUORE è un gigante di 741 chili realizzato con una tecnologia basata su cristalli cubici ultrafreddi di tellurite progettati per funzionare a temperature bassissime: 10 millesimi di grado sopra lo zero assoluto (–273,15 °C)</strong>. La sua struttura è formata da 19 torri costituite ciascuna da 52 cristalli di tellurite purificata da qualunque contaminante. La più ardita sfida tecnologica affrontata dall’esperimento è stata la realizzazione del criostato in grado di mantenere a pochi millesimi di grado sopra lo zero assoluto le 19 torri sospese al suo interno. L’esperimento lavora in condizioni ambientali di estrema purezza, in particolare di bassissima radioattività. Il criostato è, infatti, schermato dalla pioggia di particelle che provengono dal cosmo sia dai 1400 metri di roccia del massiccio del Gran Sasso sia da uno speciale scudo protettivo realizzato grazie alla fusione di lingotti di piombo recuperati da una nave romana affondata oltre 2000 anni fa, al largo delle coste della Sardegna. Anche gli altri componenti del rivelatore, come ad esempio i supporti in rame che sostengono le torri, sono stati preparati in condizioni di bassissima radioattività e sono stati assemblati evitando qualsiasi contatto con l’aria per impedire contaminazioni provenienti dall’ambiente.</p>
<p>CUORE è un esperimento di altissima precisione che impiega una tecnologia unica al mondo e la sua costruzione ha richiesto oltre dieci anni di lavoro. Prima di completare CUORE i ricercatori hanno costruito un prototipo chiamato Cuore-0, composto da un’unica torre in funzione dal 2013 al 2015 i cui primi risultati sono stati annunciati nell’aprile 2015.</p>
<p>“Progettare e costruire CUORE è stata un’avventura straordinaria e vederlo in funzione è una grandissima soddisfazione” sottolinea Ettore Fiorini, fisico dell’INFN che per primo ha proposto l’esperimento nel 1998. “L’idea di utilizzare rivelatori termici per la fisica del neutrino ha richiesto decenni di lavoro e lo sviluppo di tecnologie che oggi vengono applicate anche in settori molto distanti dalla fisica delle particelle elementari.”</p>
<p>L’esperimento è una collaborazione internazionale formata da oltre 150 scienziati provenienti da venticinque istituzioni prevalentemente italiane e americane. Per l’Italia partecipa l’INFN con le sezioni di Bologna, Genova, Milano Bicocca, Padova e Roma1 oltre ai Laboratori Nazionali di Frascati, Gran Sasso e Legnaro. A queste si aggiungono le Università di Bologna, Genova, Milano Bicocca e Sapienza di Roma<strong>.</strong></p>
<p><strong>Il neutrino di Majorana e il mistero dell’asimmetria tra materia e antimateria</strong></p>
<p>Il doppio decadimento beta è un processo nel quale, all’interno di un nucleo, due neutroni si trasformano in due protoni, emettendo due elettroni e due antineutrini. Nel doppio decadimento beta senza emissione di neutrini non vi è invece emissione di neutrini grazie al fatto che uno degli antineutrini si è trasformato, all’interno del nucleo, in neutrino. Le particelle dotate di carica elettrica non possono subire questa trasformazione in quanto implicherebbe la violazione di uno dei principi base che descrivono il comportamento delle particelle elementari. In effetti, il Modello Standard delle interazioni fondamentali prevede che ciò valga anche per i neutrini, malgrado tali particelle non siano elettricamente cariche. Ma i neutrini potrebbero essere particelle davvero speciali. Se, come ipotizzato negli anni ’30 del secolo scorso, dal fisico italiano Ettore Majorana i neutrini e gli antineutrini fossero due manifestazioni della stessa particella, come le due facce di una stessa moneta, la transizione tra materia e antimateria risulterebbe possibile. Questo fenomeno, seppur estremamente raro, potrebbe esser stato frequente nell’universo primordiale, immediatamente dopo il Big Bang e aver determinato la prevalenza della materia sull’antimateria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/23/inaugurato-cuore-il-gigante-freddo-che-studia-neutrini/">Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Acqua Gran Sasso: ricompare il trimetilbenzene, tracce di toluene all&#8217;Aquila il 5 e l&#8217;8 maggio</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 May 2017 15:01:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Acqua Gran Sasso]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Tracce di Toluene sono state riscontrate anche a L&#8217;Aquila nei campioni di acqua del 5 e dell&#8217;8 maggio. Inoltre nelle acque dei laboratori INFN, a scarico, il 12 maggio è ricomparso in tracce anche l&#8217;1,2,4 trimetilbenzene.</p>
<p>Il Forum H2O con la SOA ha attivato un accesso agli atti visto che molti enti continuano a non pubblicare i referti online sui siti istituzionali come previsto da anni dalla normativa (D.lgs.195/2005).</p>
<p>I documenti arrivati, dopo PEC e telefonate di sollecito, aggiungono ulteriori informazioni sull&#8217;aquilano, dove dal 5 maggio diversi cittadini avevano segnalato cattivo odore nell&#8217;acqua ai rubinetti.</p>
<p>Intanto la ASL di L&#8217;Aquila, al contrario di quanto avvenuto nel teramano, non pare aver attivato un controllo specifico e rafforzato sul Gran Sasso, nonostante fosse noto l&#8217;avvio dei cantieri di verniciatura nei tunnel. Non ha fatto prelievi specifici neanche il 5 o il 6 maggio quando ormai vi erano plurime segnalazioni di cattivi odori pubblicate anche dalla stampa. Gli unici cinque prelievi sono relativi all&#8217;8 maggio e solo su uno di questi è stata fatta una ricerca allargata ad alcune altre sostanze rilevando tracce di toluene (0,2 microgrammi/litro nel campione 2284 raccolto a Bagno grande). Nessun campione è stato raccolto alla sorgente.</p>
<p>Invece la Gran Sasso Acque risulta aver svolto due campionamenti il giorno 5 maggio alla Sorgente del Gran Sasso. Uno con pochissimi parametri ricercati, l&#8217;altro con un numero maggiore e in cui è stata riscontrata la presenza di Toluene a 0,66 microgrammi/litro.</p>
<p>Valori bassi, ben sotto i limiti sia per la potabilità sia per gli aspetti ambientali, che però testimoniano la pervasività a livello dell&#8217;intero Gran Sasso dei rischi che corre la risorsa acqua.</p>
<p>Invece l&#8217;ARTA ha pubblicato sul suo sito i risultati dei campionamenti del 12 maggio relativi al versante teramano.</p>
<p>Ebbene, a parte tracce residue di Toluene su alcuni campioni, si evidenzia nel campione raccolto presso i Laboratori INFN, con le acque a scarico per i lavori in corso, la presenza in tracce (0,2 microgrammi/litro) di 1,2,4 trimetilbenzene, una delle sostanze usate in grande quantità (1250 tonnellate) nei laboratori nell&#8217;esperimento Borexino. Con tutta evidenza permangono problemi nell&#8217;uso delle sostanze per gli esperimenti.</p>
<p>Sempre ieri abbiamo scritto una nuova nota agli enti per ribadire che, considerata anche la via di contaminazione che si è avuta con il Toluene, le sostanze potenzialmente rischiose presenti nei tunnel potrebbero essere centinaia, la stragrande parte delle quali non monitorata.</p>
<p>A tal proposito abbiamo citato nella lettera recentissime ricerche pubblicate sulle migliori riviste scientifiche mondiali che evidenziano la presenza in tunnel stradali di sostanze di ogni tipo, dagli Idrocarburi Policiclici Aromatici (trovate 50 sostanze solo di questo gruppo, e l&#8217;ARTA non le ha cercate almeno negli ultimi mesi) agli ftalati, molte delle quali rilevabili solo con ricerche particolari. Consigliamo caldamente di leggere l&#8217;abstract della ricerca qui allegato per comprendere la delicatezza della situazione.</p>
<p>La nota è stata inviata urgentemente in considerazione dei documenti e delle informazioni raccolte finora, riservandoci comunque di tornare sulla vicenda con un esposto molto più dettagliato non appena gli enti ci avranno fornito tutta la documentazione sul caso. Nella lettera inviata ieri abbiamo ribadito con forza l&#8217;opportunità di pubblicare tutte le banche dati delle analisi svolte negli anni per ricostruire nei dettagli: a)cosa è stato cercato; b)cosa è stato trovato e in quali quantità. Serve anche pubblicare tutta la documentazione progettuale degli interventi svolti nel Gran Sasso e la corrispondenza tra gli enti.</p>
<p>Su una situazione così rilevante l&#8217;unica strada da percorrere è la ricostruzione esatta di tutti i passaggi per avere un quadro esaustivo. In ogni caso ribadiamo che la vera strada per risolvere i problemi è la prevenzione e non certo il precario &#8220;inseguimento&#8221; delle contaminazioni. Sicuramente in questa fase va allargato lo spettro di parametri misurati ma, come abbiamo detto, le sostanze possono essere centinaia in una condizione come quella del Gran Sasso, senza dover richiamare il fatto che a settembre scorso il laboratorio del Ruzzo non rilevò il diclorometano, al contrario di altri due laboratori (ARTA e INFN).</p>
<p>Infine abbiamo chiesto di partecipare al tavolo tecnico regionale con possibilità di prendere la parola.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p style="text-align: right;">Forum Abruzzese dei Movimenti per l&#8217;Acqua</p>
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