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	<title>Ingv-Cnr Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 18:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/21/ingv-acque-sotterranee-appennino-segnalano-terremoti-da-altra-parte-mondo/">Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti. La &#8220;caccia&#8221; al precursore sismico continua, stavolta con un elemento in piu&#8217;. Come gia&#8217; documentato negli ultimi anni in numerosi studi, esiste una associazione tra lo scatenarsi dei terremoti e le variazioni nella circolazione delle acque sotterranee. Quello che ancora non e&#8217; adeguatamente noto e&#8217; come tale fenomeno riguardi anche i telesismi, terremoti lontani, avvenuti in altri continenti, i cui effetti sono avvertiti a migliaia di chilometri dall&#8217;epicentro. A far luce sulla inaspettata relazione tra sismicita&#8217; e falde acquifere e&#8217; un nuovo studio, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, l&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati, pubblicati sulla rivista &#8216;Scientific Reports&#8217;, rappresentano un ulteriore passo verso una possibile futura identificazione di precursori sismici nelle acque.</p>
<p>I ricercatori hanno monitorato per cinque anni il livello di una falda acquifera a Popoli, in Abruzzo, dove hanno osservato, oltre ai segni lasciati da eventi sismici avvenuti nelle immediate vicinanze, un comportamento anomalo delle acque, il cui motore scatenante era dall&#8217;altra parte della Terra: sono state identificate 18 forti oscillazioni come risposta &#8220;impulsiva&#8221; delle acque sotterranee ai terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18.000 chilometri di distanza dal sito di osservazione. &#8220;Dall&#8217;indagine idrogeologica e sismica e&#8217; emerso che le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze &#8211; spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv. Ora che abbiamo individuato le perturbazioni causate dai terremoti lontani abbiamo uno strumento in piu&#8217; per distinguerle dai segnali precursori indotti dai sismi vicini&#8221;. Lo studio inoltre attesta una correlazione tra la distanza del terremoto e la sua magnitudo con l&#8217;entita&#8217; dell&#8217;oscillazione della falda freatica: una evidenza che conferma l&#8217;importanza di questi fattori nel controllo del comportamento delle acque sotterranee in un determinato sito, e non solo. &#8220;La natura degli acquiferi- spiega Marco Petitta del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza- gioca un ruolo sicuramente fondamentale nella risposta delle acque all&#8217;attivita&#8217; sismica. Contrariamente a quanto avviene per gli acquiferi porosi, gli acquiferi carbonatici intensamente fratturati, come quello da noi monitorato in Abruzzo, si rivelano molto piu&#8217; sensibili agli eventi deformativi. Proprio questo aspetto diventa essenziale nell&#8217;identificare un sito idrosensibile alla sismicita&#8217;&#8221;. Il fenomeno, recentemente evidenziato anche da uno studio simile condotto in Cina, rimane ancora materia di approfondimento del team di ricerca. Intanto i risultati dello studio aprono nuove vie sui criteri di cui tener conto nella scelta del sito che si intende monitorare e rappresentano una guida nel campo dei monitoraggi idrogeologici applicati ai fini sismici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/21/ingv-acque-sotterranee-appennino-segnalano-terremoti-da-altra-parte-mondo/">Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoto: Ingv-Cnr: &#8220;Quanto durerà? Ce lo dice la crosta terrestre&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/12/13/terremoto-ingv-cnr-quanto-durera-ce-lo-dice-la-crosta-terrestre/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Dec 2017 15:28:21 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[crosta terrestre]]></category>
		<category><![CDATA[Ingv-Cnr]]></category>
		<category><![CDATA[Ricercatori]]></category>
		<category><![CDATA[sequenza sismica]]></category>
		<category><![CDATA[terremoto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quanto durera&#8217; il terremoto? È una delle domande a cui i ricercatori spesso si trovano a dover far fronte all&#8217;inizio di ogni sequenza sismica. Una nuova analisi di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/12/13/terremoto-ingv-cnr-quanto-durera-ce-lo-dice-la-crosta-terrestre/">Terremoto: Ingv-Cnr: &#8220;Quanto durerà? Ce lo dice la crosta terrestre&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Quanto durera&#8217; il terremoto? È una delle domande a cui i ricercatori spesso si trovano a dover far fronte all&#8217;inizio di ogni sequenza sismica. Una nuova analisi di repliche (aftershock) dei terremoti ha permesso di dimostrare che gli ambienti estensionali hanno periodi piu&#8217; lunghi e numero di repliche maggiori rispetto agli ambienti compressivi. Lo studio, &#8216;Longer aftershocks duration in extensional tectonic settings&#8217;, condotto da un team di ricercatori dell&#8217;Istituto nazionale di geofisica e vulcanologia (Ingv), dell&#8217;Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell&#8217;ambiente del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Irea), e Sapienza Universita&#8217; di Roma, e&#8217; stato pubblicato su Scientific Reports. &#8220;La ricerca&#8221;, spiega Carlo Doglioni, presidente dell&#8217;Ingv e professore della Sapienza Universita&#8217; di Roma, &#8220;dimostra che nelle zone dove la terra si dilata le sequenze sismiche, nonostante abbiano magnitudo mediamente piu&#8217; basse rispetto agli ambienti compressivi, durano piu&#8217; a lungo, poiche&#8217; il volume crostale si muove a favore della forza di gravita&#8217;. Le sequenze quindi terminano solamente quando il volume collassato trova un suo nuovo equilibrio gravitazionale&#8221;. Viceversa, negli ambienti compressivi, il volume si deve muovere contro la forza di gravita&#8217; e quindi l&#8217;energia in grado di continuare a sollevare il tetto delle faglie si esaurisce piu&#8217; rapidamente.</p>
<p>&#8220;Da un&#8217;analisi comparativa di dieci sequenze sismiche&#8221;, afferma Pietro Tizzani, ricercatore Irea- Cnr, &#8220;di cui cinque inserite in un contesto tettonico estensionale e cinque in uno compressivo, e&#8217; stato possibile dimostrare che, a prescindere dalla magnitudo dell&#8217;evento sismico considerato, i terremoti estensionali durano di piu&#8217; rispetto a quelli che si sviluppano in un ambiente compressivo&#8221;. Lo studio spiega perche&#8217; i terremoti dell&#8217;Appennino, che sono in buona parte di tipo estensionale, sono seguiti da un corteo di repliche cosi&#8217; imponente e persistente nel tempo. Ad esempio, sono passati 15 mesi dall&#8217;inizio della sequenza sismica di Amatrice-Norcia e vi sono state circa 80.000 repliche. Questa chiave di lettura della sismicita&#8217; puo&#8217; avere significative applicazioni nella gestione dell&#8217;emergenza post-evento, poiche&#8217; in funzione del tipo di ambiente tettonico si puo&#8217; avere gia&#8217; una stima approssimativa della durata degli aftershock. Inoltre, conferma che l&#8217;energia accumulata nei secoli che precedono la rottura cosismica e&#8217; diversa a seconda dell&#8217;ambiente tettonico, cioe&#8217; principalmente gravitazionale per quelli estensionali ed elastica per quelli compressivi. &#8220;La comprensione dei diversi meccanismi e relative fenomenologie associate ai vari ambienti geodinamici&#8221;, conclude Carlo Doglioni, presidente dell&#8217;Ingv e professore della Sapienza Universita&#8217; di Roma, &#8220;puo&#8217; portare a una piu&#8217; approfondita e utile classificazione dei terremoti, passo indispensabile per arrivare a comprenderne natura ed evoluzione temporale&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/12/13/terremoto-ingv-cnr-quanto-durera-ce-lo-dice-la-crosta-terrestre/">Terremoto: Ingv-Cnr: &#8220;Quanto durerà? Ce lo dice la crosta terrestre&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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