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	<title>islam Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Convegno “Donne e Islam: aspetti giuridici, culturali e religiosi”</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/03/07/90803/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 07 Mar 2016 10:58:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Martedì 8 marzo 2016, ore 14.30 Aula Magna, Palazzo di Giustizia di Milano – Via Carlo Freguglia, 1 Saluti : Avv. Laura Cossar, Tesoriera dell’Ordine degli Avvocati di Milano Avv. Elisabetta Silva, Presidente Associazione Donne Giuriste Italia – Sezione di Milano Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano Presentazione e coordinamento: Avv. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/07/90803/">Convegno “Donne e Islam: aspetti giuridici, culturali e religiosi”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Martedì 8 marzo 2016, ore 14.30</strong></p>
<p><strong>Aula Magna, Palazzo di Giustizia di Milano – Via Carlo Freguglia, 1</strong></p>
<p>Saluti :</p>
<ul>
<li>Avv. Laura Cossar, Tesoriera dell’Ordine degli Avvocati di Milano</li>
<li>Avv. Elisabetta Silva, Presidente Associazione Donne Giuriste Italia – Sezione di Milano</li>
<li>Pierfrancesco Majorino, Assessore alle Politiche Sociali del Comune di Milano</li>
</ul>
<p>Presentazione e coordinamento: Avv. Simonetta D’Amico, Avv. Paola Ponte, Avv. Elisabetta Silva.</p>
<p><strong>Interventi:</strong></p>
<p><strong>La shari’a come strumento di emancipazione femminile? Il caso pakistano</strong>. Elisa Giunchi, Professore associato di Storia dell’Asia e Docente di Storia e istituzioni dei paesi islamici presso il Dipartimento di studi internazionali, giuridici e storico-politici della Facoltà di Scienze Politiche dell’Università degli Studi di Milano</p>
<p><strong>Il ruolo della donna alla luce della riforma del diritto di famiglia in Marocco</strong>. Amal Ennazi, Vice Presidente Associazione PAM ITALIA.</p>
<p><strong>Islam e libertà delle donne nei suoi aspetti fisiologici e patologici.</strong> Sumaya Abdel Qader, Dottoressa in biologia, in lingue e culture straniere e in sociologia – scrittrice e blogger appartenente al Direttivo CAIM (Coordinamento associazioni islamiche di Milano).</p>
<p><strong>Profili giuridici del ruolo della donna nell’Islam.</strong> Reas Syed, Avvocato e giornalista, autore del blog del Corriere della Sera “La Città Nuova”, appartenente al Direttivo CAIM.</p>
<p><strong>Buone prassi, interventi sociali e giudiziari – l’esperienza di Milano e della Lombardia.</strong> Silvia Belloni, Consigliera dell’Ordine degli Avvocati di Milano e Fabio Roia, Giudice Presidente di Sezione – Tribunale di Milano.</p>
<p><strong>I reati commessi per motivi culturali dagli immigrati.</strong> Fabio Basile, Professore Ordinario di Diritto Penale ed istituzioni dei paesi islamici presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università degli Studi di Milano.</p>
<p><strong>COORDINAMENTO SCIENTIFICO:</strong> Avv. Simonetta D’Amico, Avv. Paola Ponte, Avv. Elisabetta Silva, Avv. Francesca Cunteri</p>
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		<title>Dibattito sull’Islam: Abdula, amareggiati per l&#8217;assenza della politica regionale</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jan 2016 03:16:49 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
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		<category><![CDATA[Pierpaolo Pietrucci]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il presidente dell&#8217; Associazione culturale Macedone dell&#8217;Aquila, Abdula Salihi si ritiene amareggiato per l&#8217;assenza della politica regionale nel primo incontro regionale sull&#8217;Islam e in una nota scrive: &#8220;Il 28 Gennaio 2016, nell&#8217;incontro sulla battaglia culturale alla lotta al terrorismo e alla paura con imperativo del conoscerci tra culture e religione diverse, ha suscitato un notevole scalpore [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/30/89608/">Dibattito sull’Islam: Abdula, amareggiati per l&#8217;assenza della politica regionale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>
<div>
<div>
<div>Il presidente dell&#8217; <strong>Associazione culturale Macedone dell&#8217;Aquila, Abdula Salihi</strong> si ritiene amareggiato per l&#8217;assenza della politica regionale nel primo <strong>incontro regionale sull&#8217;Islam</strong> e in una nota scrive:</div>
<p>&#8220;Il 28 Gennaio 2016, nell&#8217;incontro sulla battaglia culturale alla lotta al terrorismo e alla paura con imperativo del conoscerci tra culture e religione diverse, ha suscitato un <strong>notevole scalpore nel mondo islamico l&#8217;assenza della Regione Abruzzo</strong>, nella persona del<strong> Consigliere Pietrucci Pierpaolo</strong>. Sappiamo bene che i problemi da risolvere in <strong>Abruzzo</strong> sono tanti &#8211; chiosa il presidente Abdula &#8211;  ma la comunità Macedone  ci teneva particolarmente alla sua presenza poichè lo riteneva un interlocutore necessario per una<strong> discussione seria sul fronte dell&#8217;integrazione nella nostra Regione</strong>&#8221; .</p>
</div>
</div>
<div></div>
<div>&#8220;Poiché l‟immigrazione è fenomeno ormai strutturato e radicato, di famiglie più che di singoli, richiede &#8211; afferma <strong>Abdula Salihi</strong> &#8211; un‟attenzione sistematica  e pianificata della Regione per  politiche sociali e dell‟integrazione, a cominciare da quella scolastica. La capacità di comprendere e monitorare il fenomeno della presenza immigrata permette di definire politiche sociali evolutive e di favorire processi di coesione sociale attraverso la multiculturalità&#8221;.</div>
<div></div>
<p>&#8220;La<strong> comunità macedone-albanese</strong> &#8211; <strong>prosegue Abdula</strong>  &#8211; ha investito in Pietrucci contribuendo fattivamente alla sua elezione. Dopo le tante promesse in campagna elettorale,  il <strong>Consigliere Pietrucci Pierpaolo</strong> si  disinteressa dei problemi della nostra comunità e questo ci rammarica tanto, conoscendo lo sforzo profuso da parte di tutti  i nostri associati per dare spazio ad un Giovane che voleva cambiare la Regione &#8220;, conclude il presidente Abdula.</p>
</div>
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		<title>Dibattito sull&#8217;Islam: in esclusiva il video messaggio per L&#8217;Aquila di Cècile Kyenge/VIDEO</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89577/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2016 12:36:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; stato il video messaggio per L&#8217;Aquila di Cècile Kyenge, la prima donna di colore eletta ministro dell&#8217;integrazione in un Governo della Repubblica Italiana, ad aprire il dibattito &#8216;Nessuna Guerra è Santa&#8217;, promosso dalle associazioni nazionali e regionali di stranieri e ideato da Gamal Bouchaib, consigliere straniero al Comune dell&#8217;Aquila. Media Partner dell&#8217;evento L&#8217;Impronta e tiKotv. “Carissimi amici sono [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89577/">Dibattito sull&#8217;Islam: in esclusiva il video messaggio per L&#8217;Aquila di Cècile Kyenge/VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato il <strong><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Nessuna_Guerra__Santa_il_messaggio_di_Ccile_Kyenge/2831">video</a> messaggio per L&#8217;Aquila</strong> <strong>di <em>Cècile Kyenge,</em></strong><em> la prima donna di colore eletta ministro dell&#8217;integrazione in un Governo della Repubblica Italiana,</em><strong><em> </em></strong>ad aprire il dibattito <strong>&#8216;Nessuna Guerra è Santa&#8217;</strong>, promosso dalle associazioni nazionali e regionali di stranieri e ideato da Gamal Bouchaib, consigliere straniero al Comune dell&#8217;Aquila. Media Partner dell&#8217;evento <strong>L&#8217;Impronta e tiKotv.</strong></p>
<p><em>“Carissimi amici sono passati 7 anni dal terremoto che ha ucciso persone, distrutto edifici, destabilizzato </em><br />
<em>l&#8217;equilibrio psico-sociale. Il lento lavoro di ricostruzione non riguarda solo le case e le strade, ma riguarda anche in </em><br />
<em>modo profondo le relazioni umane, le identità di un luogo, la memoria e il futuro.</em> &#8221; Queste le parole <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Nessuna_Guerra__Santa_il_messaggio_di_Ccile_Kyenge/2831">(link video) </a>di Cècile Kyenge. <em>&#8220;Bisogna riflettere sull&#8217;idea di città e cittadinanza che vogliamo &#8211; ha continuato la <strong>Kyenge </strong>&#8211; I muri imprigionano chi sta nel suo interno. L&#8217;ospitalità serve per difendersi dalle insidie, bisogna trasformare il potenziale amico in amico.In tempi difficili ritessere le relazioni umane ci salverà”.</em></p>
<p>Posti in piedi all&#8217;auditorium del Parco del Castello, dove oltre alle autorità locali come il Prefetto dell&#8217;Aquila,<br />
<strong>Francesco Alecci</strong> e il sindaco dell&#8217;Aquila <strong>Massimo Cialente</strong>, sono intervenuti la presidente nazionale dell&#8217;<strong>Associazione Donne Immigrate, <em>Latifa Belkacem</em></strong>, consigliera straniera al Comune di Pescara, il presidente della <strong>Comunità Islamica in Italia, <em>Reshat Ibishi</em></strong>, il presidente dell&#8217;<strong>Associazione Culturale Marsicana &#8216;Al fatah&#8217; <em>Samiri Alhaj</em></strong> e poi gli<strong> Imam</strong> di diverse comunità musulmane <strong><em>Mustafa Baztami</em></strong>, guida spirituale della comunità teramana, <strong><em>Mustafa Benoura</em></strong> in rappresentanza delle provincie di Chieti e Pescara e <em><strong>Salihi Abderrahaman</strong></em> riferimento spirituale per gli oltre <em>22.000 stranieri di religione musulmana residenti in provincia dell&#8217;Aquila</em>.</p>
<p>Un dibattito sentito e coinvolgente sui temi dell&#8217;accoglienza, dell&#8217;integrazione e del terrorismo troppo spesso attribuito impropriamente ad organizzazioni terroristiche di matrice islamica, in un clima sociale e politico sempre più controverso. <em>&#8220;L&#8217;industria mediatica lavora contro di noi in un clima di odio e diffidenza verso di noi</em> &#8211; ha detto l&#8217;<strong>Imam della Comunità Islamica di Teramo Mustafa Bazdami</strong> &#8211; <em>Noi siamo contro la violenza e condanniamo duramente ogni forma di terrorismo. Nel Giorno della Memoria, nessuno ha mai ricordato che tra gli eroi dell&#8217;opposizione alla dominazione nazista e alla deportazione degli ebrei, c&#8217;è stato un Imam della grande Moschea di Parigi che all&#8217;epoca fece nascondere numerose famiglie di ebrei in fuga che rischiavano di essere deportati dai nazisti nei campi di concentramento. Oggi sono migliaia i musulmani che ogni giorno muoiono a causa di conflitti e guerre decise altrove&#8221;</em></p>
<p>Nel corso del dibattito è stata ricordata <strong>Valeria Solesin</strong>, la giovane donna italiana uccisa durante l&#8217;attacco terroristico al teatro Bataclan di Parigi. Autorità e cittadini hanno acceso simbolicamente una candela per dire no al terrorismo e ricordare non solo le vittime di Parigi ma anche quelle che muoiono ogni giorno e che non occupano lo stesso posto nella cronaca mediatica internazionale.</p>
<p><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Nessuna_Guerra__Santa_il_messaggio_di_Ccile_Kyenge/2831">VIDEO MESSAGGIO per L&#8217;Aquila di Cécile Kyenge</a></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/01/29/89577/">Dibattito sull&#8217;Islam: in esclusiva il video messaggio per L&#8217;Aquila di Cècile Kyenge/VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<item>
		<title>Succo di frutta durante Ramadan, condanna per 4 giovani</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/07/15/succo-di-frutta-durante-ramadan-condanna-per-4-giovani/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 15 Jul 2015 09:15:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[islam]]></category>
		<category><![CDATA[marocco]]></category>
		<category><![CDATA[ramadan]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Condannati a quattro mesi di carcere, sebbene con sospensione della pena, per aver bevuto un succo di frutta in pubblico durante il periodo del Ramadan. Questa l’incredibile sanzione comminata a quattro giovani marocchini da un giudice di Rabat, nel nord est del Paese Maghrebino. &#8220;Un verdetto coraggioso, anche se avremmo preferito che fossero assolti&#8221;, ha [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/15/succo-di-frutta-durante-ramadan-condanna-per-4-giovani/">Succo di frutta durante Ramadan, condanna per 4 giovani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Condannati a quattro mesi di carcere, sebbene con sospensione della pena, per <strong>aver bevuto un succo di frutta in pubblico durante il periodo del Ramadan</strong>. Questa l’incredibile sanzione comminata a quattro giovani marocchini da un giudice di <strong>Rabat</strong>, nel nord est del Paese Maghrebino.</p>
<p><em>&#8220;Un verdetto coraggioso, anche se avremmo preferito che fossero assolti&#8221;,</em> ha commentato<strong> Omar Arbib</strong> dell&#8217;Associazione marocchina per i diritti umani. Già perché per quanto la condanna comminata ai quattro giovani possa apparire inconcepibile e finanche grottesca per i nostri canoni occidentali di giudizio, la pena edittale prevista per i casi di violazione del Ramadan è di<strong> sei mesi di carcere</strong>. Durante il mese sacro dei musulmani, ai fedeli è vietato mangiare, bere, fumare e avere rapporti sessuali durante le ore giornaliere. <strong>Il Ramadan si concluderà nella giornata di domani.</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/07/15/succo-di-frutta-durante-ramadan-condanna-per-4-giovani/">Succo di frutta durante Ramadan, condanna per 4 giovani</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Attentato a Lione, in Francia torna incubo terrorismo islamico</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/06/26/attentato-a-lione-in-francia-torna-incubo-terrorismo-islamico/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 26 Jun 2015 12:30:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[islam]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’incubo del terrorismo islamico torna a scuotere la Francia. Questa mattina, a Lione, un attentato terroristico, apparentemente di matrice jihadista, ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre due. Oggetto dell’attacco terroristico è stato il complesso industriale dell’Isere, alle porte della città rodana, sede dell’impianto di gas industriale Air Products. Secondo [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/26/attentato-a-lione-in-francia-torna-incubo-terrorismo-islamico/">Attentato a Lione, in Francia torna incubo terrorismo islamico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’incubo del terrorismo islamico torna a scuotere la Francia. Questa mattina, a <strong>Lione</strong>, un attentato terroristico, apparentemente di matrice jihadista, ha provocato la morte di una persona e il ferimento di altre due. Oggetto dell’attacco terroristico è stato il c<strong>omplesso industriale dell’Isere</strong>, alle porte della città rodana, sede dell’impianto di gas industriale<em> Air Products</em>. Secondo quanto ricostruito dalle prime testimonianze raccolte, un uomo in auto si sarebbe introdotto e schiantato contro le bombole del gas, provocando un’esplosione. All’interno dell’edificio è stato successivamente ritrovato <strong>un corpo decapitato</strong>, con la testa distante decine di metri, infilzata in una ringhiera e ricoperta di numerose <strong>iscrizioni in arabo</strong>.</p>
<p>Dell’attentato potrebbe essere responsabile un uomo intorno alla trentina, già noto alle forze dell’ordine, che hanno provveduto al fermo e lo stanno sottoponendo ad un interrogatorio. <em>&#8220;Il sospetto si chiama Yassine Sali&#8221;</em>, senza precedenti penali ma già noto agli investigatori per estremismo, ha spiegato il ministro dell&#8217;Interno francese, <strong>Bernard Cazeneuve</strong>. Non è ancora stato appurato se il terrorista abbia avuto dei complici nell’operazione oppure abbia agito da solo, ma secondo le testimonianze l&#8217;aggressore si sarebbe qualificato come un uomo dell&#8217;<strong>Isis</strong>, mostrando drappi islamisti.</p>
<p>Il presidente francese,<strong> Francois Hollande</strong>, ha confermato che l&#8217;attentato è classificabile come terroristico e che l&#8217;uomo arrestato è stato identificato. Hollande ha comunque convocato per le 15 all&#8217;Eliseo <strong>il Consiglio di Difesa.</strong> <em>&#8220;Non abbiamo dubbi che volessero far saltare l&#8217;intero complesso industriale&#8221;</em>, ha detto il presidente francese incontrando la stampa poco prima di lasciare Bruxelles per tornare a Parigi.<em> &#8220;Non bisogna cedere alla paura&#8221;</em>, ha detto Hollande, <em>&#8220;l&#8217;emotività non può essere la sola risposta&#8221;</em>. Oltre alla natura terroristica dell’attacco, il titolare dell’Eliseo ha anche confermato tutti i dettagli emersi dalle indagini, dalla possibile presenza di un complice, alla decapitazione di matrice islamica. Come misura precauzionale, nel frattempo, è stata rafforzata la protezione a tutti i siti <em>Seveso</em>, a rischio per la presenza al loro interno di sostanze pericolose, che possono potenzialmente diventare oggetto di ulteriori attentati.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/06/26/attentato-a-lione-in-francia-torna-incubo-terrorismo-islamico/">Attentato a Lione, in Francia torna incubo terrorismo islamico</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Siria: muore giovane italiano. Combatteva contro Assad/video</title>
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		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 11:06:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Due notizia giungono dal Medio- Oriente con esiti diversi. Da un lato la liberazione del fotografo arrestato ieri in Turchia Daniele Stefanini, dall’altra la morte di un giovane genovese di 23 anni Giuliano Delnevo che combatteva tra le truppe dei ribelli contro Assad. Giuliano Delnevo, genovese, si era unito alla guerriglia sunnita, dopo la conversione [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Due notizia giungono dal Medio- Oriente con esiti diversi. Da un lato la liberazione del fotografo arrestato ieri in Turchia Daniele Stefanini, dall’altra la morte di un giovane genovese di 23 anni Giuliano Delnevo che combatteva tra le truppe dei ribelli contro Assad.</p>
<p>Giuliano Delnevo, genovese, si era unito alla guerriglia sunnita, dopo la conversione del giovane all&#8217;Islam. Secondo la notizia, riportata sull&#8217;edizione di oggi de <em>Il Giornale,</em><i> </i>l&#8217;identità del giovane era stata confermata dal passaporto italiano trovato nelle sue tasche.</p>
<p>Quattro anni fa Giuliano aveva assunto il nome di Ibrahim, nel momento della sua trasformazione religiosa. Era cambiato anche esteriormente, prima negli abiti e poi facendosi crescere la barba tradizionale degli islamici più ortodossi.</p>
<p>“Penso di averlo visto sei-sette mesi fa per l&#8217;ultima volta: mi aveva parlato di una sua missione umanitaria in Turchia. ma a nessuno aveva mai parlato di pensare di andare a combattere&#8221; : racconta un membro della comunità islamica genovese.</p>
<p>Tra le foto postate di recente sulla sua pagina Facebook la foto di Yusuf al-Azzam, il fondamentalista al quale si ispirò Osama bin Laden e al quale al Qaeda ha intitolato alcuni suoi gruppi militanti.</p>
<p>Guarda il video sulla morte del ribelle italiano in Siria <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Muore_giovane_italiano_in_Siria_Combatteva_con_i_ribelli/1515">qui</a></p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
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		<title>Caos e rabbia in Tunisia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 07 Feb 2013 12:53:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In Tunisia esplode la rabbia dei cittadini contro il governo di Jebal e il partito Ennahda, accusati di essere la testa di ponte dell’integralismo islamico, dopo l’uccisione, avvenuta ieri, di Chokri Belaid, avvocato di 49 anni, leader dell&#8217;opposizione e aperto critico del partito di maggioranza. I dimostranti hanno invaso Avenue Bourghiba, nel centro della capitale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY">In Tunisia esplode la rabbia dei cittadini contro il governo di Jebal e il partito Ennahda, accusati di essere la testa di ponte dell’integralismo islamico, dopo l’uccisione, avvenuta ieri, di Chokri Belaid, avvocato di 49 anni, leader dell&#8217;opposizione e aperto critico del partito di maggioranza.</p>
<p align="JUSTIFY">I dimostranti hanno invaso Avenue Bourghiba, nel centro della capitale e un poliziotto è morto mentre cercava di fermare il saccheggio di alcuni negozi nel quartiere di Bab el-Jazira.</p>
<p align="JUSTIFY">Una folla straripante si è riversata per le strade di Sidi Bouzid, dove nel dicembre del 2010 l’ambulante disoccupato Mohamed Bouazizi si diede fuoco, dando inizio alle proteste del mondo arabo.</p>
<p align="JUSTIFY">Per stasera sono state convocate <strong>manifestazioni</strong> nelle città di <strong>Tunisi </strong>e di <strong>Sousse (</strong>capoluogo del governatorato omonimo e terza città del paese per popolazione)<strong>, attraverso appelli fatti circolare da a</strong>ttivisti per i diritti umani nei vari <strong>social network.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">A due anni dalla Rivoluzione dei Gelsomini, la Tunisia è ancora nel caos più assoluto, tanto che il premier Hamadi Jebali, ha deciso di sciogliere il governo e di nominarne uno di tecnici, in attesa di nuove elezioni, con scelta che ha incassato l’ok di Ettakatol, che, insieme ad Ennahda e Congresso per la Repubblica, faceva parte della maggioranza.</p>
<p align="JUSTIFY">Belaid è stato ucciso appena uscito di casa, mentre si stava per recare al lavoro, freddato da due colpi, uno alla testa e l&#8217;altro al collo e non appena avvertito, il presidente della Tunisia l Moncef Marzouki, che si trovava a Strasburgo in visita ufficiale, ha deciso di tornare immediatamente in patria.</p>
<p align="JUSTIFY">Commentando la vicende su Panorama, Franco Rizzi, segretario generale di Unimed, l’unione della Università del Mediterraneo, e fondatore di MedarabNews , oltre che autore di Mediterraneo in rivolta<i><b> </b></i>, ha detto che, a parole, i nuovi leader tunisini, dal primo ministro al presidente, hanno fatto dichiarazioni democratiche per quanto riguarda le riforme economiche e i diritti civili e umani. Ma le loro parole sono state finora disattese dai fatti. I musulmani parlano di democrazia, ma non hanno<b> </b>interiorizzato la democrazia e, quindi, alle parole non fanno seguire pratiche politiche democratiche.</p>
<p align="JUSTIFY">Quello che sta accadendo in Tunisia lo vediamo anche in Egitto. Gli islamici non sono preparati a governare, non sanno farlo. Al Cairo (e non solo) appena arrivati al potere hanno occupato tutte le cariche possibili e tutte le istituzioni e questo ha scatenato la rabbia della piazza. Non si può governare in questo modo, con il 40% della popolazione contro. La rivoluzione scoppiata due anni fa, la cosiddetta <i>Primavera araba</i>, è stata un terremoto che ha lasciato uno sciame di assestamento, perché il processo di democratizzazione di Paesi come la Tunisia e l&#8217;Egitto non è un cammino di breve periodo, bensì un percorso lungo.</p>
<p align="JUSTIFY">La rivoluzione non è ancora terminata ed esiste tuttora una profonda<b> </b>mobilitazione della società civile che non ha ancora smesso di battersi per i diritti umani e civili, mentre, a fronte di tutto questo, i musulmani stanno dimostrando di non essere in grado di governare in modo democratico.</p>
<p align="JUSTIFY">Chokri Belaid aveva criticato la dirigenza di Ennhada perché questa si era opposta all’arresto di miliziani islamisti ritenuti responsabili di un omicidio, nei giorni scorsi, di un militante della opposizione.</p>
<p align="JUSTIFY">La speranza che anche nei paesi a maggioranza islamica possano davvero nascere democrazie autentiche nelle quali religione, libertà, rispetto dei diritti civili, possano convivere, sembrano svanire dopo l’uccisione di Belaid ed i giovani che due inverni or sono manifestavano in piazza per rivendicare il loro diritto ad un futuro simile a quello dei loro coetanei occidentali, sono costretti alla semiclandestinità da governi nei quali l’islamismo intollerante s’è sostituito al satrapismo corrotto e clientelare dei predecessori cacciati a furor di popolo.</p>
<p align="JUSTIFY">E questo, è onesto ammetterlo, sulla base di un inequivocabile mandato popolare manifestatosi attraverso elezioni democratiche. Il punto è questo: giunti legittimamente al potere sull’onda del verdetto delle urne, gli integralisti islamici hanno immediatamente tentato di &#8220;blindare&#8221; questa loro posizione mettendo in atto un’attività legislativa tendente ad alterare a loro favore il bilanciamento dei poteri che è alla base di ogni democrazia autentica. Evidente l’obiettivo: creare tutte le condizioni (legislative e giurisdizionali) per rendere difficile, se non impossibile, che dalle urne potesse un giorno uscire un responso a loro sfavorevole, o che potesse dispiegarsi un’opposizione autentica, libera, efficace.</p>
<p align="JUSTIFY">La spiegazione della svolta drammatica impressa dall’assassinio dei leader laico Belaid forse si spiega proprio con questo timore: recentissimi sondaggi (meno di una settimana fa) avevano segnato per la prima volta il sorpasso, nelle intenzioni di voto dei tunisini, dell’opposizione laica di &#8220;Nidaa Tounes&#8221;, il partito di Belaid, nei confronti del movimento islamico Ennahda, sino ad allora saldamente in testa.</p>
<p align="JUSTIFY">Un vantaggio striminzito, lo 0,1 per cento, ma significativo perché segnava simbolicamente il consolidamento di un trend che, in tre mesi, aveva portato il partito di Belaid a guadagnare quasi cinque punti percentuali, a fronte di una flessione marcata dei consensi attribuiti a Ennahda.</p>
<p align="JUSTIFY">Oggi sappiamo che la “Primavera araba” non fu spontanea ma indotta dall’estero per rovesciare due alleati per decenni ritenuti fondamentali.</p>
<p align="JUSTIFY">Una storia incredibile – che la dice lunga sulle tecniche usate per governare il mondo e sulla dabbenaggine dei media – e ancora in corso.</p>
<p align="JUSTIFY">Scrive su Il Giornale un vero esperto di quell’area del mondo che è Marcello Foa, che due leader laici e moderati, il tunisino Ben Ali e l’egiziano Mubarak, sono stati sostituiti da regimi religiosi oltranzisti legati ai Fratelli Musulmani.</p>
<p align="JUSTIFY">Gli stessi che governano, tramite Hamas, l’Autorità Palestinese e la cui filosofia è graditissima ai regimi, anch’essi sunniti e integralisti, di Arabia Saudita ed Emirati Arabi. Dopo Tunisia ed Egitto è caduta la Libia,  ora preda di bande oltranziste. E non è difficile prevedere la fine di Assad in Siria, per mano, ovviamente, dall’ala siriana dei Fratelli Musulmani.</p>
<p align="JUSTIFY">E, a ben vedere, tutto questo con la benedizione degli USA, con il baratto tacito che l’Occidente non si intrometta nelle vicende interne (ad esempio sui diritti umani e sulla Sharia) e in cambio si ottenga il rispetto degli accordi strategici che interessano agli Stati Uniti.</p>
<p align="JUSTIFY">I dittatori sono stati spodestati, in Marocco un giovane re illuminato ha indetto libere elezioni, ma solo il tempo potrà dirci se i popoli nordafricani hanno migliorato davvero la qualità della propria vita.</p>
<p align="JUSTIFY">Per ora, come sottolinea Lucio Scialo, l’emigrazione dei nordafricani verso le nostre coste è aumentata vertiginosamente e a vincere le elezioni sono stati ovunque i partiti a vocazione islamica.</p>
<p align="JUSTIFY">Il recente intervento francese il Mali, probabilmente programmato da tempo, fa anche capire che la Francia non ha mai lasciato l’Africa e che Parigi percepisce le sue ex colonie come stati satelliti e quindi non può permettersi neppure uno sia spazzato via da un regime di matrice integralista islamica.</p>
<p align="JUSTIFY">E mentre con Algeria e Marocco, le due principali ex colonie, il rapporto è più controverso per motivi storici e perché sono Paesi che hanno una loro autonomia economica e culturale, altre nazioni dipendono in tutto e per tutto dalla Francia. Fra queste, oltre al Mali, Niger, Burkina Faso, Ciad, Repubblica centrafricana, Gabon, Camerun, Congo Brazzaville, c’è proprio la Tunisia.</p>
<p align="JUSTIFY">Francois Burgat, all&#8217;inizio del suo libro recentemente tradotto in italiano, <i>II fondamentalismo islamico (Algeria, Tunisia, Marocco, Libia), ci</i> dice che &#8220;comprendere la spinta islamica significa senza dubbio essere capaci, in primis, di calcolare i possibili effetti, non potendo evitarle, delle trappole insite in tutti i tipi del percorso orientalista. Il relativo inventario, da Edward Saìd a Bernard Lewis e da Hasan Hanafi a Fu&#8217;âd Zakariyâ, si è considerevolmente arricchito nel corso dell&#8217;ultimo decennio, anche se le sue imprevedibili varietà continuano a dar filo da torcere. Comprendere l&#8217;islamismo implicherebbe soprattutto, nell&#8217;intreccio dei discorsi e delle rappresentazioni, essere capaci, in mancanza di una soddisfacente dissociazione tra <i>&#8216;io</i> e l<i>&#8216;altro,</i> di rimanere consapevoli dei limiti di un tentativo di oggettivazione.</p>
<p align="JUSTIFY">tutti dobbiamo essere consapevoli, anzitutto, di una &#8220;costante&#8221; della storia dell&#8217;Islàm: la sua lunga e travagliata storia (quattordici secoli e tanti califfati, sultanati, emirati e repubbliche!) testimonia che, tra i musulmani, ci furono sempre dei gruppi di contestazione politica, spesso violenta, che hanno addirittura frantumato l&#8217;unità primordiale dell&#8217;Islàm dei &#8220;califfi ben guidati&#8221; (furono quattro, ma tre furono uccisi!): Khârigiti, Shî&#8217;iti, Qarmatî, Fâtimidi, Drusi, ecc., si sono opposti ai poteri &#8220;centrali&#8221; a nome di un Islàm intransigente. Se le maggioranze sunnite sono sempre riuscite a trovare le soluzioni di compromesso, con grande realismo umano e religioso, tra gli imperativi dell&#8217;ideale islamico e la complessità delle realtà Economiche, culturali e politiche, ci sono state sempre delle minoranze esigenti e contestatrici a nome di un Islàm rigido che sarebbe più fedele al Corano, alla sunna e alla legge o <i>Sharî’a.</i> E proprio in questa tradizione di rivendicazione che si collocano le varie espressioni odierne dell&#8217;integralismo islamico.<br />
Quando la stampa o la televisione, in Occidente, trattano dell&#8217; integralismo islamico, si parla ben presto dei Fratelli Musulmani in Egitto, della Rivoluzione di Khumaynî nell&#8217;Iran, del suo fidato alleato libanese, il Hizb Allâh, del Fronte Islamico di Salvezza in Algeria e del Hamas palestinese, ed a questi partiti o correnti vengono paragonati gruppi simili in Siria, in Giordania, in Libia, in Sudan, in Tunisia e in Marocco, ma tutti hanno una storia specifica e la loro importanza relativa dipende direttamente dal contesto nazionale dove sono cresciuti, senza che si possa parlare di una &#8220;internazionale organizzata dell&#8217; integralismo islamico&#8221;, nonostante le pretese dei recenti Congressi di Turabi a Khartoum su iniziativa del governo sudanese. Però, stampa e televisione non parlano mai dell&#8217;integralismo wahhâbita dell&#8217;Arabia Saudita o delle sue forme più o meno vicine degli Stati del Golfo, integralismo che propone e impone il suo modello di rigorismo<br />
islamico (le donne non possono guidare le macchine ed ogni anno centinaia di condanne alla pena capitale sono attuate!) sia ai pellegrini che soggiornano alla Mecca ogni anno sia a tutti i musulmani che collaborano con la Lega del mondo islamico che ha sede alla Mecca ed è controllata dal governo saudita.<br />
Nel Marocco, società molto tradizionalista, dove il Re Hassan è &#8220;emiro dei credenti&#8221; e garante dell&#8217;Islàm nazionale, un integralismo pacifico ma critico si è espresso tramite l&#8217;impertinente lettera di &#8216;Abd as-Salâm Yâsîn al sovrano &#8220;dimentico degli obblighi dell&#8217; Islàm&#8221;, ed investe socialmente e politicamente una società che rimane pluralista.</p>
<p align="JUSTIFY">L&#8217;Algeria, sfortunatamente, a causa del duplice trauma della lunga presenza francese e dell&#8217;autoritarismo socialista di Bumediene, ha visto dopo il 1988 la vittoria delle opposizioni il cui portavoce era e rimane tuttora quel Fronte Islamico di Salvezza, messo fuori legge nel 1992 e diviso ormai in tanti gruppi, quasi tutti impegnati nella lotta armata contro lo Stato, in mano ai militari volentieri &#8220;eradicatori&#8221;: nonostante la vittoria del presidente Zeroual alle elezioni del novembre scorso, la società civile algerina rimane nell&#8217;aspettativa, pur soffrendo ogni giorno di una guerra civile che ha fatto, finora, più di 50.000 vittime. Il Movimento della Tendenza Islamica di Rashîd Ghannûshi, in Tunisia, diventato il partito della Nahda, ha praticato la contestazione, ha conosciuto la repressione, ha accettato l&#8217;ipotesi legalista ed ha perso il verdetto delle urne, ma alcuni gruppi radicali criticano le &#8220;false speranze&#8221; del regime e sognano un <i>jihâd</i> islamico.</p>
<p align="JUSTIFY">Come ricorda Paolo Branca nel suo libro io <i>La strategia della moschea (l&#8217;Islàm radicale tra miti e realtà),</i> &#8220;i movimenti islamici radicali non costituiscono un blocco monolitico e compatto, ma presentano caratteristiche diverse e articolazioni sulle quali la storia e gli orientamenti dei singoli Paesi hanno un peso determinante e intrattengono con le istituzioni rapporti di natura variabile&#8221;.</p>
<p align="JUSTIFY">E sebbene vi siano molti dotti e intellettuali di fede islamica che hanno una visione dello stato e dei diritti molto aperta e laica, vi sono anche un gran numero (per ora vincente) di integralisti che intendono rendere gloria a Dio costringendo tutti a rispettare la sua volontà, e cioè la sua legge positiva divina, dimenticando che sovente le sue disposizioni giuridiche sono semplicemente il frutto di elaborazioni scolastiche, del tutto umane.</p>
<p align="JUSTIFY">A settembre scorso, dopo la diffusione del film su Maometto, “L&#8217;innocenza dei musulmani”, le forze di sicurezza di Tunisi furono costrette a fare irruzione nella moschea al Fath di Tunisi, sotto assedio da ore per prendere lo sceicco salafita Abou Iyadh, che si era scagliato contro il ministro degli Interni, Ali Laarayedh, chiedendogli di dimettersi, “come sarebbe accaduto in qualsiasi altro Paese civile”, per quanto accaduto all&#8217;ambasciata americana, oggetto di attacco da parte di decine di manifestanti e con disordini che avevano costretto centinaia di statunitensi ad abbandonare la capitale. Un anno fa, il 21 febbraio 2012, a Jendouba, Sud Ovest di Tunisi, fu necessario l&#8217;intervento di oltre 100 agenti per interrompere le violenze di un gruppo di barbus (cioè di militanti salafiti) che, armati di coltelli e molotov, rivendicano il diritto delle loro donne a indossare il <em>niqab</em>; chiedevano scuole separate in base al sesso; invocavano la <em>Shari&#8217;a</em> e accusavano Ennahda di non sostenere abbastanza la riforma dello Stato in senso confessionale, auspicando l&#8217;avvento di un califfato islamico che dal Nord Africa all&#8217;Asia centrale riportasse la grande nazione araba ai dettami del Corano.</p>
<p align="JUSTIFY">Il 26 luglio, all’indomani della <strong>festa della Repubblica della Tunisia, il </strong>giornalista liberale Salem Ben Ammar, amico e collega del più noto Jalel Brick,<strong> </strong><strong>pubblicò sul giornale on-line TunisieNews</strong><strong> </strong><strong>una lettera tanto veemente quanto coraggiosa</strong> contro i salafiti, che insieme ai Fratelli musulmani sono gli integralisti islamici che tengono in scacco il Paese e scrisse, fra l’altro: “che più che una festa della Repubblica, quello del 25 luglio è stato un<i> </i><em>funerale della Repubblica, in quanto sacrilegio in terra di Allah</em><i>.</i></p>
<p align="JUSTIFY">Il problema attuale della Primavera Araba di chiama salafismo, in gran parte e antioccodentale e sostenuto dall’Arabia Saudita, con la vittoria di Ennahda (al-Nahda) nella laica Tunisiam che ha anticipato di alcuni mesi il trionfo della Fratellanza al Cairo e con essa il massiccio ritorno all’islam nella vita quotidiana nei due Paesi.</p>
<p align="JUSTIFY">In un articolo pubblicato su Limes (volume 1/12, “<i>Protocollo Iran</i>“),<b> </b>Bernard Selwan el Khoury, vicedirettore dell’Osservatorio Geopolitico Medio Orientale (Ogmo) e responsabile di Cosmo (<i>Center for Oriental Strategic Monitoring</i>), descrive i salafiti così: “Il salafita è un musulmano sunnita, praticante, ortodosso, che vive come vivevano i suoi antenati nei primi secoli dell’islam. Ciò si ripercuote anche sul suo modo di pensare, parlare e vestire. Il salafita è riconoscibile per la sua lunga tunica bianca che indossa, il tradizionale abito arabo, e la barba incolta. “Salafita” non è sinonimo di “jihadista”. Tutti i jihadisti sono salafiti, ma non tutti i salafiti diventano jihadisti. In un’ipotetica scala della radicalizzazione, che parte dalla tappa del “ritorno all’islam” e culmina con il jihadismo, la fase del salafismo è la penultima, prima dell’azione armata. Volendo azzardare un paragone con il contesto politico italiano degli anni di piombo, i salafiti sono gli intellettuali e i mujahiddin (jihadisti) i terroristi.<b> </b>Un jihadista è un salafita passato all’azione. Tutti i casi documentati, senza eccezione, di mujahiddin lo attestano. E’ per questo che spesso i salafiti vengono considerati una minaccia. Di fatto lo possono diventare, ma finché il salafita non sconfina nel proselitismo jihadista non è perseguibile. Salafita è tutto ciò che va in senso contrario alla modernità. Politicamente, il salafita non riconosce il sistema democratico occidentale. L’unica forma di potere ammessa è quella applicata nelle prime società islamiche, vale a dire la Shura, il consiglio dei saggi. La legge non può essere decisa dall’uomo, ma soltanto da Dio. Da qui la scelta di sostituire la shari’a, la legge islamica, alla costituzione”.</p>
<p align="JUSTIFY">Auspicando un ritorno alle origini, un salafita non vede di buon occhio le dottrine islamiche più assertive di una lettura non strettamente letterale del Corano; in particolare la dottrina sufi e, in Tunisia, già pochi mesi dopo la Rivolta dei Gelsomini, si sono distinti per aver attaccato un corteo a sostegno della causa palestinese e per aver imposto il divieto alle donne di mettersi in bikini , scoraggiando, inoltre, i flussi turistici verso il Paese, già ai minimi storici.</p>
<p align="JUSTIFY">In conclusione, il male non è l’islam, ma l’uso strumentale che certi musulmani fanno della sensibilità dei propri correligionari, visto come è facile  <strong>manipolare</strong><b> </b>la suscettibilità delle fasce medio-basse della popolazione e poi <strong>brandirle come un’arma</strong> contro il mondo occidentale o contro ogni tipo di opposizione.</p>
<p>Dopo l’inizio della Primavera Araba, gli integralisti salafiti hanno bruciato e saccheggiato più di 40 mausolei sufi in Tunisia in soli 8 mesi, senza contare quelli distrutti nel centro di Tripoli, in Libia, e a Timbuctu, in Mali.</p>
<p>Alla base di tanta violenza c’è una costante contro i musulmani sufi che rappresenta il cuore della dimensione interiore e contemplativa dell’islam autentico e quindi r per i salafiti, che vogliono diventare il cuore puritano dell’islam, il nemico peggiore.</p>
<p>Il sufismo ha rappresentato in questi ultimi secoli in Egitto, Libia, Algeria, Tunisia e Marocco un punto di riferimento costante di educazione, di esempio virtuoso, di solidarietà e di sostegno all’integrazione armoniosa tra spiritualità e responsabilità civile. L’ha sempre fatto, anche sotto i regimi. La Primavera araba è nata da problemi sociali, non religiosi, i giovani volevano lavoro e pane ma poi la loro rivolta è stata strumentalizzata da un’ideologia puritana.</p>
<p>Ma adesso, i musulmani sufi, come anche i cristiani, non sono più rispettati, con fanatici che continuamente pretendono di attaccare sia il cuore autentico della spiritualità islamica sia qualsiasi pluralismo religioso.</p>
<p>Fanno eccezione Paesi come il Marocco e Turchia , con, nel primo, un re che sta arginando i tentativi di intransigenza estremista e nel secondo una diffusa convinzione laica nella pratica governativa.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Film anti-Islam: Usa evacuano due ambasciate, 50 arresti in Libia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/09/17/film-anti-islam-usa-evacuano-due-ambasciate-50-arresti-in-libia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 05:04:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continuano le manifestazioni islamiste contro gli Usa. Circa cinquanta persone sono state arrestate dalle autorità libiche con l&#8217;accusa di essere coinvolte nell&#8217;assalto al consolato statunitense a Bengasi, dove ha trovato la morte anche l&#8217;ambasciatore americano Christopher Stevens e altri tre funzionari. Intanto gli Usa hanno evacuato due ambasciate, Sudan e Tunisia. L&#8217;ambasciatore americano all&#8217;Onu, Susan Rice [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/17/film-anti-islam-usa-evacuano-due-ambasciate-50-arresti-in-libia/">Film anti-Islam: Usa evacuano due ambasciate, 50 arresti in Libia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continuano le manifestazioni islamiste contro gli Usa. Circa cinquanta persone sono state arrestate dalle autorità libiche con l&#8217;accusa di essere coinvolte nell&#8217;assalto al consolato statunitense a Bengasi, dove ha trovato la morte anche l&#8217;ambasciatore americano Christopher Stevens e altri tre funzionari.</p>
<p>Intanto gli Usa hanno evacuato due ambasciate, Sudan e Tunisia. L&#8217;ambasciatore americano all&#8217;Onu, Susan Rice ha commentato le proteste innescate dalla pellicola contro Maometti affermando che le manifestazioni sono iniziate &#8220;spontaneamente non come una risposta premeditata&#8221; a un video &#8220;molto offensivo&#8221; sull&#8217;Islam. Poi &#8220;alcuni estremisti, equipaggiati con armi più pesanti, ne hanno assunto il controllo&#8221; ed è probabile che le loro proteste continueranno. In un&#8217;intervista ad Abc, la Rice sottolinea inoltre che coloro che stanno causando le violenze sono una &#8220;piccola minoranza&#8221; e saranno sconfitti. &#8220;Perderanno&#8221;, dice, mentre avanza la democrazia.</p>
<p>Arresti anche in Europa, la polizia belga ha fermato 230 persone ad Antwerp, nel nord del Paese, durante gli scontri di sabato con manifestanti islamici che protestavano contro la diffusione della pellicola considerata blasfema. Alcuni dimostranti hanno bruciato bandiere americane. Un poliziotto è rimasto lievemente ferito. Tra gli arrestati c&#8217;è il leader del gruppo Sharia4Belgium.</p>
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		<title>Islam: Viminale, aumentare vigilanza obiettivi Usa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 15 Sep 2012 11:36:02 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[egitto]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Aumentare le attività di controllo del territorio e la vigilanza sugli obiettivi sensibili di Usa, Gran Bretagna, Germania. E&#8217; quanto prevede una circolare inviata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza a tutti i prefetti e questori alla luce degli incidenti avvenuti in Libia e in diversi paesi del mondo arabo. La circolare fa seguito al Comitato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Aumentare le attività di controllo del territorio e la vigilanza sugli obiettivi sensibili di Usa, Gran Bretagna, Germania. E&#8217; quanto prevede una circolare inviata dal Dipartimento della Pubblica Sicurezza a tutti i prefetti e questori alla luce degli incidenti avvenuti in Libia e in diversi paesi del mondo arabo.</p>
<p>La circolare fa seguito al Comitato per l&#8217;ordine e la sicurezza pubblica tenutosi giovedì scorso al ministero dell&#8217;Interno, in cui si è discusso anche della situazione di Napoli e dei problemi per l&#8217;ordine pubblico connessi alla crisi economica. Nel documento diramato a questure e prefetture, però, vengono recepite soltanto le indicazioni relative alla situazione internazionale, degenerata negli ultimi due giorni a causa delle proteste per il film anti-islam.</p>
<p>L&#8217;invito a questori e prefetti è dunque quello di intensificare l&#8217;attività di prevenzione generale, di controllo del territorio e le misure di vigilanza e sicurezza a protezione degli obiettivi ritenuti sensibili, con particolare riferimento a quelli statunitensi, britannici e tedeschi, presi di mira dagli estremisti nelle ultime 48 ore. Massima attenzione deve inoltre esser posta non solo nei controlli alle sedi diplomatiche ma anche agli interessi socio-economici, religiosi e culturali dei tre paesi.</p>
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