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	<title>lettere Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Coronavirus. &#8220;Stare chiusi in casa non è vivere&#8221;, ecco lettere zona rossa</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 Apr 2020 13:33:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Non mi mancano le feste. Non mi mancano le serate con tante persone. Non mi mancano le uscite. Ho una fobia sociale, quindi non mi manca tutto questo. Pero&#8217; mi manca vivere. Stare chiusi in casa non e&#8217; vivere. Sono una studentessa ma e&#8217; davvero difficile riuscire a seguire le lezioni online, e&#8217; difficile studiare, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Non mi mancano le feste. Non mi mancano le serate con tante persone. Non mi mancano le uscite. Ho una fobia sociale, quindi non mi manca tutto questo. Pero&#8217; mi manca vivere. Stare chiusi in casa non e&#8217; vivere. Sono una studentessa ma e&#8217; davvero difficile riuscire a seguire le lezioni online, e&#8217; difficile studiare, costantemente oppressa dalle mura, cosi&#8217; oppressa che sto avendo il doppio degli attacchi di panico. Piu&#8217; ansia. Mi e&#8217; tornata l&#8217;anoressia che stavo combattendo anche grazie al mio ragazzo, che ora ovviamente non posso vedere. Mi manca essere libera di uscire, anche da sola, e vedere il mare, camminare, evadere da casa, dalla famiglia. Non ce la faccio piu'&#8221;. Questa una delle tante testimonianze raccolte dall&#8217;esperienza social di &#8216;Lettere dalla zona rossa&#8217;, una pagina nata a fine marzo dall&#8217;idea di un&#8217;aspirante psicologa di condividere pensieri, emozioni, esperienze e riflessioni degli italiani durante l&#8217;emergenza sanitaria Covid-19. L&#8217;emergenza, difatti, assume sempre piu&#8217; sfumature che coinvolgono la sfera psicologica delle persone, che sperimentano tante e variegate emozioni date &#8220;dai cambiamenti di vita, la perdita del lavoro&#8221;, della routine, &#8220;il distanziamento sociale. Ogni storia- scrive Lettere dalla zona rossa- merita di essere ascoltata e raccontata&#8221;. Qualcuno affida le proprie sensazioni a dei versi in poesia: &#8220;Tanto inutile. Tanto amata. Tanto disoccupata. Tanto responsabile. È cosi&#8217; che mi sento. Piena e vuota contemporaneamente&#8221;. E un&#8217;altra voce porta con se&#8217; il malessere che puo&#8217; provocare questa fase di lockdown: &#8220;Sono in ansia ma rassegnata, ma poi spero&#8230; un continuo ossimoro. Sapere che dentro di me qualcosa si sta distruggendo ma non posso fare nulla, non sapere quanto tempo rimane, sprecare il tempo rinchiusi e non accanto a chi si ama. Sono passata da odiare la vita ad esservi attaccata talmente da avere paura di sprecare il tempo&#8221;.</p>
<p>Ad emergere dalle lettere anonime online, c&#8217;e&#8217; l&#8217;estrema difficolta&#8217; di fronteggiare lo studio, la transizione al digitale, la distanza dal compagno che frantuma i rapporti e la crescente ansia di pianificare: &#8220;Pensavo fosse il periodo giusto nel momento giusto, rimettermi in carreggiata con lo studio, godermi un po&#8217; di meritato riposo dopo l&#8217;ultimo viggio, riposarmi e dedicare del tempo a me stessa. Le mie convinzioni si sono frantumate un secondo dopo l&#8217;altro- confida qualcuna- Ho perso la casa non potendo piu&#8217; permetterci l&#8217;affitto da fuorisede, poi ho perso anche il mio ragazzo che mi ha lasciata da un giorno all&#8217;altro, distrutto da questa lontananza e apatia. Ho sempre cercato di pianificare tutto, vivere con un obiettivo, ma in questo momento la pianificazione riflette la mia ansia dell&#8217;ignoto, pianifico anche le ore per andare in bagno per non cadere nel vuoto dell&#8217;incertezza&#8221;. Seguono altri versi e riflessioni che esprimono tutta la difficolta&#8217; del rimanere chiusi tra le mura di casa per un tempo cosi&#8217; lungo. &#8220;Buio. Silenzio. È cio&#8217; che sento, e&#8217; cio&#8217; che provo. Queste mura, questa gente, una trappola per me&#8221;. E le fa eco un altro italiano che scrive: &#8220;Crollo, mi rialzo, fingo di star bene e poi crollo, mi rialzo, fingo di star bene e poi&#8230;Vuoto, buio, solitudine, tristezza&#8221;. Ci sono momenti, racconta qualcuno, &#8220;in cui mi ritrovo accovacciata sul letto in preda all&#8217;ansia, nel tentativo di calmarmi. Non e&#8217; sempre cosi&#8217;, anzi, questi giorni mi hanno aiutata molto a rallentare il ritmo sfrenato delle mie giornate e a riprendere fiato, ma a volte i brutti pensieri arrivano. Ed e&#8217; difficile mandarli via, sapendo che non si puo&#8217; contare sull&#8217;abbraccio delle persone care. Cerco di riprendere fiato pensando che passera&#8217;, l&#8217;ansia passera&#8217;&#8221;.</p>
<p>Grida di dolore e sofferenza si susseguono sulla pagina Facebook e Instagram del progetto, che tra gli stati d&#8217;animo piu&#8217; variegati e altalenanti riesce a far emergere lo spettro dei disturbi legati all&#8217;ansia, degli attacchi di panico come, anche, i disturbi dell&#8217;alimentazione. &#8220;Ho 22 anni e soffro di ansia e attacchi di panico da due anni. Sono una persona davvero emotiva. Passare dall&#8217;aver raggiunto un minimo di indipendenza che mi aiutava comunque a esprimermi ad essere rinchiusa in casa mi fa impazzire. Sono aumentate le ansie che stavo imparando a gestire, le paure, i pensieri. Tra lezioni online, esami da dare non si sa come e il tenere comunque in alto le aspettative dei propri genitori- scrive una studentessa- Urla in casa di qualsiasi tipo, si parla sempre degli stessi argomenti. Mi sento triste e spesso demotivata, ho paura se penso a quando usciro&#8217; di nuovo di casa, ho paura di vedere come il mio corpo e mente reagiranno a quello che ci circonda. Ho paura. E se non dovessi riuscire a gestire tutto questo- si domanda- come potro&#8217; tornare a vivere? L&#8217;ho gia&#8217; dovuto affrontare lo scorso anno, non riuscivo ad uscire di casa senza sentirmi male. Ho paura- continua- spero che tutto questo finisca presto&#8221;. A perdersi in quarantena c&#8217;e&#8217; anche una buona dose di femminilita&#8217;, che le utenti sul web non mancano di sottolineare: &#8220;Vi vedo, siete li&#8217;. Su quella mensola dove vi ho lasciate l&#8217;ultima volta. Siete li&#8217;, che mi guardate e per un attimo posso anche sentirvi implorare di essere calzate. Siete li&#8217;, che mi ricordate il battito del tacco su quel parquet consumato da prove su prove, ogni giorno, negli ultimi tre anni- scrive qualcuna- Siete li&#8217; e io non ho piu&#8217; il coraggio di indossarvi per ritornare a ballare. Le quattro mura che mi circondano sono troppo piccole per farlo- conclude- Scarpette, siete li&#8217;, su quella mensola e mi mancate!&#8221;. </p>
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