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	<title>libertà Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Abruzzo: vergogna d’Italia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/04/26/abruzzo-vergogna-ditalia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 26 Apr 2025 11:00:07 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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		<category><![CDATA[La vergogna di L'Aquila]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il sonno della ragione genera mostri.&#8221;– Francisco Goya &#8220;Quando un popolo elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima: è complice.&#8221;– George Orwell In un&#8217;Italia che si sbriciola pezzo dopo pezzo sotto il peso della sua corruzione e della sua vigliaccheria, l&#8217;Abruzzo è la ferita più aperta, il simbolo più crudo di un Paese [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[
<p><em>&#8220;Il sonno della ragione genera mostri.&#8221;</em><br>– Francisco Goya</p>



<p><em>&#8220;Quando un popolo elegge corrotti, impostori, ladri e traditori, non è vittima: è complice.&#8221;</em><br>– George Orwell</p>



<p>In un&#8217;Italia che si sbriciola pezzo dopo pezzo sotto il peso della sua corruzione e della sua vigliaccheria, l&#8217;Abruzzo è la ferita più aperta, il simbolo più crudo di un Paese allo sfascio.</p>



<p>Una Regione e dei Comuni incapaci di costruire futuro, concentrati solo sulla propria sopravvivenza politica, capaci di trasformare tragedie in banchetti elettorali, emergenze in mangiatoie.<br><strong>La vergogna di L&#8217;Aquila, la rovina di Pescara, il collasso di Teramo e Chieti</strong> non sono eccezioni: sono la norma di un sistema criminale che si autoalimenta.</p>



<p><strong>L&#8217;Aquila: 16 anni di menzogne e macerie</strong></p>



<p>Sedici anni dopo il terremoto del 6 aprile 2009, L&#8217;Aquila è ancora una città fantasma.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>27 miliardi di euro</strong>: soldi pubblici stanziati per la ricostruzione.</li>



<li>Solo il <strong>60%</strong> realmente impiegato in opere concluse.</li>



<li>Interi quartieri ricostruiti male, con materiali scadenti, ora già soggetti a nuovi cedimenti strutturali.</li>



<li>Migliaia di aquilani mai rientrati, costretti a vivere nei Progetti C.A.S.E. che cadono a pezzi.</li>
</ul>



<p>La &#8220;ricostruzione modello&#8221; sbandierata da sindaci e governatori non è mai esistita: era solo fumo negli occhi, utile a coprire spartizioni di appalti e clientele.<br>Oggi, L&#8217;Aquila è un cantiere infinito e sterile: monumento vivente all&#8217;ipocrisia nazionale.</p>



<p><strong>Regione Abruzzo: laboratorio del fallimento italiano</strong></p>



<p>Mentre la popolazione invecchia e fugge (-10% in dieci anni), la Regione affoga nei propri scandali.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>58%</strong> dei fondi europei utilizzati: il resto perso per incapacità o rapinato da progettazioni farlocche.</li>



<li><strong>Sanità al collasso</strong>: reparti chiusi, liste d&#8217;attesa interminabili (400 giorni per una risonanza), medici allo stremo.</li>



<li><strong>Mobilità passiva sanitaria</strong>: record nazionale, 1 abruzzese su 6 costretto a curarsi altrove.</li>
</ul>



<p>E intanto?<br>Si spendono <strong>5 milioni di euro</strong> in &#8220;piani neve&#8221; per spazzaneve mai visti, <strong>3,5 milioni</strong> in consulenze esterne assegnate senza gare.</p>



<p><strong>Sanità, trasporti, infrastrutture</strong>: ogni settore è avvelenato da sprechi, nomine clientelari, favoritismi vergognosi.</p>



<p><strong>Capoluoghi morenti: il declino di Pescara, Teramo e Chieti</strong></p>



<h3 class="wp-block-heading">Pescara</h3>



<p>Una volta vanto dell&#8217;Abruzzo, oggi città soffocata da traffico caotico, palazzoni vuoti, mare impraticabile, smog sopra i limiti europei per <strong>oltre 90 giorni l&#8217;anno</strong>.<br>Infrastrutture obsolete, centro storico desertificato, quartieri popolari abbandonati.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Teramo</h3>



<p>Centro storico spettrale, negozi chiusi a raffica, università in declino.<br>Dal terremoto 2016, la ricostruzione è rimasta solo sulla carta. La fuga dei giovani ha raggiunto livelli da esodo:<br><strong>-12% di iscrizioni universitarie in 5 anni</strong>.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Chieti</h3>



<p>Città che crolla fisicamente e moralmente.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Disoccupazione giovanile</strong> al <strong>36%</strong>.</li>



<li>Quartieri fantasma.</li>



<li>Strade che sembrano bombardate.<br>Il tutto sotto amministrazioni paralizzate da incompetenza e micro-scandali locali.</li>
</ul>



<p><strong>Uno specchio d&#8217;Italia: complicità e vigliaccheria</strong></p>



<p>Non basta puntare il dito contro politici e amministratori.<br>L&#8217;Abruzzo è la fotografia di un&#8217;Italia intera che applaude il furbo, che vende il voto per una promessa da nulla, che tace per paura o convenienza.</p>



<p>Siamo complici.</p>



<p><strong>Ogni casa ancora distrutta è anche nostra responsabilità.<br>Ogni ospedale chiuso, ogni giovane emigrato, ogni strada sfondata sono macchie indelebili sulla nostra coscienza.</strong></p>



<p>Come diceva Thomas Jefferson:<br><em>&#8220;Il prezzo della libertà è l&#8217;eterna vigilanza.&#8221;</em></p>



<p>Ma noi abbiamo dormito.<br>E nel nostro sonno sono nati mostri.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Guantanamera, per la libertà e la giustizia sociale una canzone</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 12 Jun 2017 14:47:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Guantanamera è una canzone popolare cubana, forse la più famosa. Il significato della parola Guantanamera è donna di Guantanamo, città alla punta sud-est dell’isola di Cuba. Il ritornello – Guantanamera, guajira guantanamera – può essere tradotto con “contadina di Guantanamo”. La parola Guantanamo purtroppo noi la conosciamo per altri motivi che non sono legati alla [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/06/12/guantanamera-per-la-liberta-e-la-giustizia-sociale-una-canzone/">Guantanamera, per la libertà e la giustizia sociale una canzone</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p lang="cs-CZ"><span lang="cs-CZ">Guantanamera </span><span lang="it-IT">è una canzone popolare cubana, forse la più famosa. Il significato della parola Guantanamera è donna di Guantanamo, città alla punta sud-est dell’isola di Cuba. Il ritornello – </span><span lang="cs-CZ">Guantanamera, guajira guantanamera </span><span lang="it-IT">– può essere tradotto con “contadina di Guantanamo”.</span></p>
<p><span lang="it-IT">La parola Guantanamo purtroppo noi la conosciamo per altri motivi che non sono legati alla canzone. Nel 1898 gli Stati Uniti entraroro in guerra contro la Spagna e occuparono Cuba che era una colonia spagnola. Si formò un governo indipendente cubano (in realtà un protettorato degli Stati Uniti) e nel 1903 un territorio di circa 120 chilometri quadrati nella baia di Guantanamo fu concesso con un </span>contratto di locazione perpetua con completa giurisdizione e controllo in favore del governo statunitense. <span lang="it-IT">Oggi Guantanamo è tristemente famosa per la presenza della base navale americana ma soprattutto per la prigione ritenuta da molte organizzazioni per i diritti umani un vero campo di concentramento. In seguito al rapporto di Amnesty International il presidente Obama nel 2010 si prese l’impegno di chiudere Guantanamo, cosa che non si è realizzata.</span></p>
<p lang="cs-CZ">La melodia risale agli anni 30 ma secondo alcuni studiosi ha origini più antiche. Del testo invece ci sono numerose versioni e la più conosciuta è quella cantata da Pete Seeger, che negli anni 60, nel periodo della rivoluzione di Castro e Che Guevara, ha reso famosa la canzone in tutto il mondo. La prima strofa è tratta dalla raccolta “Versos sencillos” del poeta cubano José Martí pubblicati nel 1891 durante gli anni della guerra di indipendenza di Cuba dall’occupazione spagnola. Anche per questo è considerata una canzone patriottica, un inno alla indipendenza, all’amore, alla libertà e alla giustizia sociale.</p>
<p>Una semplice canzone che per molti di noi è uno spensierato canto d’amore tipico della cultura latino americana ha invece una lunga storia carica di significati e riferimenti.<br />
Un uomo semplice prima di morire vuole esprimere quello che per lui è più importante: una sofferenza profonda per la schiavitù degli uomini. Ma non serba rancore… coltiva la rosa bianca tutto l’anno, sia per l’amico che per l’impostore.</p>
<p>Una versione molto bella di Guantanamera è quella della fondazione Playing for Change: <iframe src="https://www.youtube.com/embed/blUSVALW_Z4" width="560" height="315" frameborder="0" allowfullscreen="allowfullscreen"></iframe></p>
<p lang="cs-CZ">Sono un uomo sincero<br />
Di dove cresce la palma<br />
E prima di morire voglio<br />
Far uscire i versi dalla mia anima.</p>
<p lang="cs-CZ">Il mio verso è di un verde chiaro<br />
E di un color rosso acceso,<br />
Il mio verso è un cervo ferito,<br />
Che sul monte cerca riparo.</p>
<p lang="cs-CZ">Coltivo la rosa bianca<br />
In giugno come in gennaio<br />
Per l’amico sincero<br />
Che mi dà la sua mano franca.</p>
<p lang="cs-CZ">E per il crudele che mi strappa<br />
Il cuore con cui vivo<br />
Non coltivo né cardi né ortiche:<br />
Coltivo la rosa bianca.</p>
<p lang="cs-CZ">Io conosco un dispiacere profondo<br />
Tra le pene senza nome:<br />
La schiavitù degli uomini<br />
È la grande pena del mondo.</p>
<p lang="cs-CZ">Con i poveri della terra<br />
Voglio dividere la mia sorte,<br />
Il ruscello della montagna<br />
Mi piace più del mare.</p>
<p lang="cs-CZ" style="text-align: right;">Gerardo Femina.Pressenza</p>
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		<title>Gilbert Baker, l’uomo della bandiera arcobaleno è morto</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/04/01/gilbert-baker-luomo-della-bandiera-arcobaleno-e-morto/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 01 Apr 2017 17:31:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gilbert Baker, l’artista americano inventore della bandiera arcobaleno è morto nella sua San Francisco all’età di 65 anni. A dare la notizia della scomparsa dell’artista statunitense il San Francisco Chronicle. Stando al quotidiano, Gilbert Baker sarebbe morto serenamente nel sonno.  Di Baker la nota bandiera divenuta simbolo della comunità gay e Lgbt. Creata nel 1978 in occasione [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/04/01/gilbert-baker-luomo-della-bandiera-arcobaleno-e-morto/">Gilbert Baker, l’uomo della bandiera arcobaleno è morto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gilbert Baker, l’artista americano inventore della bandiera arcobaleno è morto</strong> nella sua San Francisco all’età di 65 anni. A dare la notizia della scomparsa dell’artista statunitense il San Francisco Chronicle. Stando al quotidiano, Gilbert Baker sarebbe morto serenamente nel sonno.  Di Baker la nota bandiera divenuta simbolo della comunità gay e Lgbt. Creata nel 1978 in occasione della giornata degli omosessuali, divenuta poi Gay Pride, la bandiera aveva in origine otto colori. Bande colorate ridotte poi a sei dallo stesso artista.</p>
<h3>Un simbolo di libertà</h3>
<p>Dal 2015 la Bandiera arcobaleno è inserita nel catalogo del <a href="https://www.moma.org/">Museum of Modern Art di New York</a> nella sezione design con la motivazione di una “potente pietra miliare”. Ogni colore rappresenta la diversità della comunità LGBT.  Da quel lontano 25 giugno 1978, giorno della sua prima apparizione, la Bandiera Arcobaleno è diventata un simbolo mondiale di diritti e libertà.</p>
<p>&nbsp;</p>
<h3 style="text-align: left;">Il significato dei colori    <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="wp-image-98165 alignright" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-300x221.jpg" alt="" width="410" height="302" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-300x221.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-120x88.jpg 120w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-768x565.jpg 768w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-468x344.jpg 468w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-400x294.jpg 400w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace-150x110.jpg 150w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2017/04/bandiera-pace.jpg 870w" sizes="(max-width: 410px) 100vw, 410px" /></a></h3>
<p>Hot Pink: la sessualità</p>
<p>Rosso: la vita</p>
<p>Arancione: la guarigione</p>
<p>Giallo: la luce del sole</p>
<p>Verde: la natura</p>
<p>Turchese: magic / arte</p>
<p>Blu: la serenità / armonia</p>
<p>Viola: lo spirito</p>
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		<title>L’ONU sollecita liberazione di Milagro Sala</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 17:23:29 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha deciso che “la detenzione della signora Milagro Sala è arbitraria” e ha quindi chiesto “al Governo argentino di rilasciarla immediatamente”. Il Gruppo ha stabilito che era stata messa in atto una rete di “accuse a catena” e di processi indiziali per sostenere la sua [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/31/lonu-sollecita-liberazione-di-milagro-sala/">L’ONU sollecita liberazione di Milagro Sala</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Il Gruppo di Lavoro delle Nazioni Unite sulla Detenzione Arbitraria ha deciso che “la detenzione della signora Milagro Sala è arbitraria” e ha quindi chiesto “al Governo argentino di rilasciarla immediatamente”.</strong></p>
<p>Il Gruppo ha stabilito che era stata messa in atto una rete di “accuse a catena” e di processi indiziali per sostenere la sua detenzione a tempo indeterminato. Il gruppo ha concluso che in questo caso è stata violata l’indipendenza della magistratura.</p>
<p>Inoltre, analizzando le ragioni giuridiche per cui Milagro Sala è privata della libertà, il Gruppo ha concluso che non vi sono motivi legali per giustificare la sua detenzione. Non è dimostrato esistere il rischio di fuga o di intralcio alle indagini per giustificare la sua detenzione.</p>
<p>Il Gruppo ritiene che lo Stato abbia impedito l’esercizio del diritto di difesa di Milagro Sala per mancanza di precisione e chiarezza dei fatti contestati contro di lei e per non averla informata adeguatamente sui crimini di cui è accusata. Ha anche rilevato che, per la sua condizione di Deputata del Mercosur, Milagro Sala godeva di diritti parlamentari che impedivano il suo arresto.</p>
<p>Il Gruppo ha rilevato che la detenzione di Milagro Sala “è risultata dal fatto che lei aveva esercitato i propri diritti umani”, ha chiesto che sia immediatamente rilasciata, che si indaghi sulla violazione dei suoi diritti e che lo Stato dica come intende far in modo che fatti simili non si ripetano. Il governo argentino è tenuto ad attuare le misure definite dal Gruppo di Lavoro.</p>
<p>La decisione del Gruppo fa seguito a una denuncia di Amnesty International, CELS e ANDHES nel febbraio di quest’anno, dopo l’arresto di Milagro Sala nella provincia di Jujuy. La procedura comprendeva successive memorie da parte di quelle organizzazioni e dello stato argentino.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/31/lonu-sollecita-liberazione-di-milagro-sala/">L’ONU sollecita liberazione di Milagro Sala</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Turchia, ora a rischio è la libertà d’espressione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/07/21/turchia-ora-a-rischio-e-la-liberta-despressione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Jul 2016 08:50:22 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[turchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Amnesty International ha espresso il timore che il massiccio giro di vite ordinato dalle autorità turche dopo il fallito colpo di stato si estenda fino a censurare gli organi d’informazione e i giornalisti, soprattutto coloro che esprimono critiche rispetto alle politiche del governo. “Stiamo assistendo a una repressione di proporzioni eccezionali. Mentre è comprensibile e [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/21/turchia-ora-a-rischio-e-la-liberta-despressione/">Turchia, ora a rischio è la libertà d’espressione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Amnesty International</strong> ha espresso il timore che il massiccio giro di vite ordinato dalle autorità turche dopo il fallito colpo di stato si estenda fino a censurare gli organi d’informazione e i giornalisti, soprattutto coloro che esprimono critiche rispetto alle politiche del governo.</p>
<p>“Stiamo assistendo a una repressione di proporzioni eccezionali. Mentre è comprensibile e legittimo che il governo voglia porre sotto inchiesta e punire i responsabili del sanguinoso tentativo di colpo di stato, è doveroso che le autorità rispettino lo stato di diritto e proteggano la libertà d’espressione” ha dichiarato <strong>Andrew Gardner</strong>, ricercatore di Amnesty International sulla Turchia.</p>
<p>“La popolazione si sta ancora riprendendo dai tragici avvenimenti del fine settimana ed è fondamentale che la libertà di stampa e la circolazione senza ostacoli delle informazioni siano protette, anziché soppresse” ha sottolineato Gardner.</p>
<p>Amnesty International ha appreso che, nei giorni successivi al fallito colpo di stato, le autorità hanno arbitrariamente bloccato oltre 20 siti web d’informazione. Il 19 luglio il governo ha revocato la licenza a 25 organi di stampa. Inoltre, a 34 giornalisti è stato ritirato l’accredito stampa ed è stato emesso un mandato d’arresto per una giornalista che aveva seguito gli sviluppi del tentato colpo di stato.</p>
<p>Amnesty International chiede alle autorità turche di rispettare i diritti umani e di non restringere arbitrariamente la libertà d’espressione.</p>
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		<title>Global Media Forum 2016: Media, Libertà, Valori</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Jun 2016 10:00:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Giornalismo]]></category>
		<category><![CDATA[Global Media Forum 2016]]></category>
		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il 13 giugno comincerà la nona edizione del Global Media Forum, organizzato da Deutsche Welle a Bonn, in Germania, con il titolo “Media, Libertà, Valori”. Per tre giorni la conferenza attirerà più di 2000 esperti nell’ambito del giornalismo, dei digital media, della politica, della cultura, degli affari, dello sviluppo, accademici e rappresentanti della società civile [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 13 giugno comincerà la nona edizione del <strong>Global Media Forum</strong>, organizzato da <strong>Deutsche Welle a Bonn</strong>, in Germania, con il titolo <strong>“Media, Libertà, Valori”</strong>. Per tre giorni la conferenza attirerà più di 2000 esperti nell’ambito del giornalismo, dei digital media, della politica, della cultura, degli affari, dello sviluppo, accademici e rappresentanti della società civile di tutto il mondo. Anche Pressenza, in qualità di partner del Forum, organizzerà un workshop su “Industria militare ed etica: come rafforzare l’etica nel business ad alto reddito”.</p>
<p>“Dietro la promessa di diffondere la pace e la libertà, i potenti, nel vasto apparato della democrazia, agiscono per i propri interessi economici – con un costo elevato per quelli che stanno dalla parte sbagliata della barricata”. Nella descrizione del Forum rispetto al ruolo dei media si dice: “In un’atmosfera di intimidazione, autocensura e propaganda, informazione e disinformazione si confondono. La libera diffusione di verità selettive catalizza la polarizzazione e così facendo dà inerzia alla radicalizzazione, minando così i valori sociali e minacciando il fondamento stesso della libertà”. Il Forum vuole soddisfare la necessità di una discussione obiettiva e quindi pone le seguenti domande:</p>
<p>“I valori trasmessi dai media coincidono con quelli tradizionali di società aperte e democratiche? La nostra etica è compatibile con i nostri interessi geostrategici? I valori democratici sono universali per tutto il genere umano o abbiamo bisogno di ripensare al modo in cui percepiamo, viviamo e diffondiamo il nostro modo di vivere?”.</p>
<p>Oltre ai molti partecipanti interessanti che in diverse parti del mondo lottano per queste questioni,  saranno presenti anche importanti politici tedeschi come Gesine Schwan, ex candidata alla presidenza e Claudia Roth dei Verdi, oltre ad artisti politicamente attivi nei loro luoghi di origine come Ahmed Aeham, pianista siriano, o l’egiziano Ammar Abo Bakr.</p>
<p>Pressenza considera i temi del Forum perfetti per discutere la contraddizione tra il commercio delle armi e i valori proclamati dai paesi occidentali.</p>
<p>Nel nostro workshop sosteniamo che: “… Non c’è alcuna visione politica su come risolvere i conflitti tranne tirare più bombe e collaborare con i dittatori. Molte di queste azioni contraddicono i valori occidentali, approfondendo la mancanza di credibilità: mentre si cerca di porre fine alla guerra in Siria, i paesi occidentali restano i principali fornitori di armi che procurano a ognuna delle parti strumenti mortali”. Ci chiediamo: “I nostri proclamati valori di libertà, democrazia, pace e diritti civili sono in pericolo, oppure costituiscono solo un’illusione per acquietare l’opinione pubblica? Chi nella nostra società sta sostenendo i nostri valori? Come possiamo ricostruire e rafforzare i nostri valori? I media stanno coprendo sufficientemente questa discussione etica o – essi stessi vittime delle tensioni economiche – stanno più reagendo che agendo?”.</p>
<p>Siamo molto felici di aver trovato quattro illustri esperti per il nostro workshop: Jürgen Grässlin, un tedesco esperto di commercio delle armi e attivista, diventato famoso per aver citato in giudizio il principale costruttore di mitragliatrici della Germania, Heckler&amp;Kock, che ha esportato le proprie armi in zone del Messico dove si violavano i diritti umani. Ora è egli stesso sotto accusa per aver pubblicato questa informazione. David Andersson è redattore di Pressenza a New York e ci può parlare del mercato delle armi negli USA. Baher Kamal, egiziano esperto del Medio Oriente, ci racconterà dell’impatto delle armi occidentali in questa regione. Infine Dana Feminová, da lungo tempo attivista di “Mondo Senza Guerre e Senza Violenza” in Repubblica Ceca, ci offrirà la sua esperienza nelle campagne contro la base radar americana e il Dragon Ride dell’esercito americano dell’anno scorso e parlerà della difficoltà a ottenere copertura da parte dei media rispetto a queste importantissime questioni.</p>
<p style="text-align: right"><strong>Bonn, Germania </strong>&#8211; Pressenza IPA</p>
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		<title>Non si educa alla libertà con metodi che portano all’obbedienza</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91327/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 22 Mar 2016 11:19:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[comunicazione]]></category>
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		<category><![CDATA[libertà]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La paura di sbagliare ci fa sentire impotenti? Quanto il nostro senso di inadeguatezza ci blocca e ci frena? Quanto di ciò che facciamo è spinto dal desiderio di approvazione? Spesso non riusciamo ad essere in connessione con i nostri reali desideri perché sopraffatti da pregiudizi e doveri… Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La paura di sbagliare ci fa sentire impotenti? Quanto il nostro senso di inadeguatezza ci blocca e ci frena? Quanto di ciò che facciamo è spinto dal desiderio di approvazione?</p>
<p>Spesso non riusciamo ad essere in connessione con i nostri reali desideri perché sopraffatti da pregiudizi e doveri…</p>
<p>Stiamo attraversando un periodo di grandi trasformazioni a tutti i livelli. Pensare ancora che questo sia il mondo migliore che possiamo aspettarci significa non accorgersi che la crisi ambientale ed economico-finanziaria che stiamo vivendo è solo il riflesso di una <strong>crisi umana</strong> senza precedenti. Essa sta mettendo a rischio la sopravvivenza del pianeta terra e di quanti lo abitano. L’analisi quindi di ciò che è stato fatto fino ad ora, soprattutto in campo educativo, è doverosa visti i risultati che ha prodotto.</p>
<p>I nostri attuali modelli educativi tendono a classificare e a giudicare ogni cosa che facciamo. A scuola ciò che produciamo viene valutato secondo una scala numerica. A casa l’educazione viene spesso ancora impartita con ordini, sgridate, divieti e castighi. I premi spettano ai “più bravi” e le punizioni ai “monelli”. Impariamo che dobbiamo guadagnarci l’amore e la stima degli altri, la loro fiducia. Impariamo ad essere dipendenti, docili e obbedienti.</p>
<p>E’ necessario dunque essere consapevoli che una relazione basata sulla <strong>paura</strong> diventa direttiva e coercitiva, produce nell’individuo frustrazione e insoddisfazione che può sfociare, per chi si ribella, in violenza e dipendenze di vario genere. In un contesto di questo tipo siamo cresciuti senza dare troppa importanza a quello che accade dentro di noi. Per questo tendiamo a scollegarci dalla nostra interiorità che non corrisponde a ciò che viene richiesto dal mondo esterno. <strong>Disimpariamo a comunicare con il cuore</strong> e usiamo atteggiamenti e parole che alienano dalla vita. Ci domandiamo se quello che pensiamo sia giusto o sbagliato e viviamo un dualismo che ci divide nel profondo del nostro essere. Così restiamo fermi nelle nostre paure e insicurezze in balia di ciò che gli altri hanno già deciso per noi.</p>
<p>Non siamo più in grado di esprimerci ed ascoltarci in modo empatico per non strumentalizzare le persone, come suggerisce <strong>Marshall Rosenberg</strong> ideatore della Comunicazione Nonviolenta (fondatore dei Servizi Educativi del CNVC – The Centre for Nonviolent Comunication), che riprende il termine “nonviolenza” nel modo in cui lo usava Gandhi.</p>
<p>“La CNV si basa su abilità di linguaggio e di comunicazione che rafforzano la nostra capacità di rimanere umani… Il suo scopo è quello di farci ricordare ciò che già sappiamo” M. Rosemberg</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/comunicazione-nonviolenta.jpeg"><img decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49864" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/comunicazione-nonviolenta.jpeg" alt="comunicazione-nonviolenta" width="500" height="345" /></a></p>
<p>Da troppo tempo esiste una concezione piramidale nell’ordinamento delle cose che ha determinato un sistema asimmetrico nelle relazioni tra le persone. Ciò ha creato le basi della subordinazione e della gerarchia: un modello che ha origini molto lontane nella storia e nella cultura. Siamo ancora abituati a pensare che sia naturale che ci sia qualcuno che comanda e altri che obbediscono, anche se è trascorso un po’ di tempo dalla Costituzione della Repubblica Italiana (1947) nella quale è chiaramente indicato come costruire una società in cui la persona sia capace di esercitare la propria libertà.</p>
<p>Lo dice con molta forza il magistrato <strong>Gherardo Colombo</strong> quando scrive “<em>Una cosa è certa: non si può educare alla libertà usando metodi che portano all’obbedienza</em>” nel libro “Imparare la libertà” scritto con l’insegnante Elena Passerini.</p>
<p>Oggi, dopo circa settant’anni dalla delibera di quella Assemblea Costituente, è più che mai necessario ed urgente superare questi vecchi concetti affinché tutti possano godere di pari dignità sociale che va oltre le distinzioni di sesso, razza, lingua, religione, opinione politica e di condizioni personali e sociali come sancito nell’articolo 3 della Costituzione.</p>
<p>Eppure ci sono state e ci sono ancora persone che credono e lavorano per cambiare la situazione partendo dall’individuo. Parlo di pionieri che hanno avuto grande seguito come <strong>Maria Montessori</strong> e <strong>Rudolf Steiner</strong>, per citarne alcuni fra i più conosciuti. Penso a “maestri” d’eccezione come ad esempio <strong>Mario Lodi</strong>, <strong>Don Milani</strong> e<strong>Gianfranco Zavalloni</strong>, ma anche di altre persone che con discrezione e costanza cercano ogni giorno di portare il loro contributo al cambiamento: genitori, insegnanti, educatori, pedagogisti che per primi hanno il compito di formare le nuove generazioni ma anche economisti, registi, scrittori…</p>
<p>Un educatore ancora poco conosciuto in Italia è certamente <strong>Arno Stern</strong> creatore del <strong>Closlieu</strong> (originale laboratorio espressivo di pittura).</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/stern.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49858" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/stern.jpg" alt="stern" width="500" height="312" /></a></p>
<p>La sua pedagogia rivoluzionaria inizia a trovare qualche consenso in più oggi quando, ormai più che novantenne, può mettere a nostra disposizione oltre settant’anni di esperienza in campo educativo. Egli lavora ancora instancabilmente per salvare i bambini dall’omologazione che li sta opprimendo. Ancora conduce stage di formazione e conferenze in tutto il mondo parlando di <em>Educazione Creatrice</em>. La sua pedagogia oppone al condizionamento e alla dipendenza un percorso verso l’autonomia dell’individuo e l’affermazione delle sue peculiari potenzialità. Per seguire questa pratica educativa e quindi per realizzare qualcosa di nuovo bisogna partire dal nostro immaginario. É necessario attingere a qualcosa di noi che è stato a lungo soffocato, domato, represso. C’è bisogno di un’ecologia dell’infanzia come propone Andrè Stern (figlio di Arno Stern): un modo di accompagnare i bambini fin dal concepimento a scoprire la loro vera natura (h<strong>www.ecologiedelenfance.com</strong>). Dobbiamo ridare spazio a quelle attività espressive (teatro, musica, pittura, danza) che favoriscono un maggior coinvolgimento dei sensi.</p>
<p><a href="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/pittura-cerchio-atelier.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="aligncenter size-full wp-image-49859" src="http://www.eticamente.net/wp-content/uploads/2016/03/pittura-cerchio-atelier.jpg" alt="pittura-cerchio-atelier" width="500" height="402" /></a></p>
<p>Cosa accade dunque in un gruppo di persone quando, durante lo svolgimento di un’attività come la pittura nel Closlieu, viene sospeso il giudizio? Nel Gioco del Dipingere (ideato da Arno Stern) <strong>la pittura diviene mezzo educativo e formativo della persona</strong>. I rapporti, sganciati dal condizionamento e dalla competizione permettono all’individuo di realizzarsi in mezzo agli altri e non contro gli altri. Il Praticien (Servente del Gioco del Dipingere) riporta l’attenzione sull’esperienza e sull’importanza del processo creativo, sulla cura e sull’impegno nel fare. Il prodotto finale non viene classificato, screditato o lodato ma semplicemente accolto. Si recupera così il piacere di fare per se stessi e non per compiacere gli altri. Ritorna l’entusiasmo: l’impulso che guida ogni nostro apprendimento. Non ci sono quindi programmi prestabiliti da seguire, obbiettivi da raggiungere. Si risponde solo alla primordiale necessità di esprimere una traccia che sgorga dalle profondità della nostra memoria organica (la memoria delle sensazioni registrate nell’utero materno).</p>
<p><strong>Mettere dei vincoli, fare degli esercizi di copiatura con modelli a cui fare riferimento equivale a negare l’individualità.</strong></p>
<p>La figura del Praticien può davvero diventare fonte d’ispirazione per quanti desiderano cambiare prospettiva. La sua attitudine principale è di avere immensa fiducia nelle capacità innate del bambino: un essere che la natura ha dotato di tutto quanto gli serve per vivere.</p>
<p>Questi temi verranno affrontati in un seminario dal titolo <strong>“Libertà di espressione, libertà nella relazione” il prossimo 9 aprile presso l’Associazione “Il Cerchio” Atelier d’Espressione</strong>. Nella giornata si alterneranno laboratori pratici ed esperienziali, presentazioni e confronto. Un modo per ripartire da noi iniziando questo lavoro di destrutturazione che rimetterà in luce le nostre migliori qualità…e oggi essere persone felici ed entusiaste è ciò che dobbiamo alle nuove generazioni.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/22/91327/">Non si educa alla libertà con metodi che portano all’obbedienza</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Diritti in pericolo, assalto globale alle libertà</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/02/25/diritti-in-pericolo-assalto-globale-alle-liberta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 25 Feb 2016 09:57:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Molti  governi  hanno  sfacciatamente  violato  il  diritto  internazionale  e  stanno  volutamente  indebolendo  le istituzioni che dovrebbero proteggere i diritti delle persone. Salil Shetty, segretario del movimento globale,  mette in guardia: “Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono”. In occasione del lancio del [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/25/diritti-in-pericolo-assalto-globale-alle-liberta/">Diritti in pericolo, assalto globale alle libertà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Molti  governi  hanno  sfacciatamente  violato  il  diritto  internazionale  e  stanno  volutamente  indebolendo  le istituzioni che dovrebbero proteggere i diritti delle persone.</p>
<p>Salil Shetty, segretario del movimento globale,  mette in guardia: “Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono”.</p>
<p>In occasione del lancio del suo Rapporto 2015-2016 (pubblicato in Italia da Infinito Edizioni), Amnesty International  ha  ammonito  che  la  protezione  internazionale  dei  diritti  umani  rischia  di  essere  compromessa a  causa  di  interessi  egoistici  nazionali  di  corto  respiro  e  dell’adozione  di  misure  draconiane  di  sicurezza,  che  hanno  dato  vita  a  un  assalto  complessivo  ai  diritti  e  alle  libertà  fondamentali.</p>
<p>I  diritti  sono  in  pericolo,  considerati  con  profondo  disprezzo  da  molti  governi  del  mondo, ha  dichiarato Salil Shetty, segretario generale di Amnesty International.</p>
<p>Milioni di persone stanno patendo enormi sofferenze nelle mani degli stati e dei gruppi armati, mentre i  governi non  si  vergognano  di  descrivere la  protezione  dei  diritti  umani  come  una  minaccia  alla sicurezza, alla legge e all’ordine e ai ‘valori nazionali’ – ha aggiunto Shetty.</p>
<p><strong>Una  minaccia globale ai diritti umani</strong></p>
<p>Secondo Amnesty  International, un’insidiosa  e  strisciante  tendenza  sta  mettendo  in  pericolo  i  diritti umani:  i  governi  attaccano  di  proposito  le  istituzioni  che  hanno  creato  per  proteggere  i  diritti  di  tutti,  riducono i finanziamenti a esse destinati o le ignorano.</p>
<p>Non sono solo i nostri diritti a essere minacciati, lo sono anche le leggi e il sistema che li proteggono.  Oltre 70 anni di duro lavoro e di progresso umano sono a rischio – ha sottolineato Shetty.</p>
<p>Gli  organismi  sui  diritti  umani  delle  Nazioni  Unite,  il  Tribunale  penale  internazionale  e  meccanismi  regionali  come  il  Consiglio  d’Europa  e  il  sistema  interamericano  dei  diritti umani  sono  minacciati  da governi che cercano di sfuggire ai controlli sulla situazione interna dei loro paesi.</p>
<p><strong>Diritti minacciati a livello nazionale</strong></p>
<p>Nel  2015  molti  governi  hanno  violato  in  modo  sfacciato  il  diritto  internazionale  nel loro  contesto interno: oltre 122 stati  hanno  praticato  maltrattamenti  o  torture  e 30 paesi,  se  non  di  più, hanno  rimandato  illegalmente  rifugiati  verso  paesi  in  cui sarebbero stati  in  pericolo.  In  almeno  19 paesi, governi o gruppi armati hanno commesso crimini di guerra o altre violazioni delle “leggi di guerra”.</p>
<p>Amnesty  International  mette  in  guardia  anche  da  una  preoccupante abitudine dei  governi,  che  attaccano  e  prendono  sempre  più  di  mira  attivisti,  avvocati  e  altre  persone  che  difendono  i  diritti  umani.</p>
<p>Invece  di  riconoscere  il  ruolo  cruciale  che  queste  persone  hanno  nella  società,  molti  governi  sono  intenti a ridurre al silenzio le critiche e zittire i loro cittadini in violazione delle stesse leggi nazionali  – ha lamentato Shetty.</p>
<p>In  parte,  spiega  Amnesty  International,  si  tratta  della  reazione  di  molti  governi  alle  minacce  alla  sicurezza cresciute nel 2015. La  malconcepita  reazione  di  molti  governi  alle  minacce  alla  sicurezza  nazionale  si  è  tradotta  in  un  attacco alla società civile, al diritto alla riservatezza e a quello alla libertà di parola. Siamo di fronte al  palese tentativo di rendere i diritti umani parole sporche, di contrapporli alla sicurezza nazionale, alla legge  e  all’ordine,  ai  ‘valori  nazionali’.  Per  far  questo,  i  governi  hanno  persino  violato  le  loro  stesse leggi – ha proseguito Shetty.</p>
<p><strong>Un disperato bisogno di rinvigorire le Nazioni Unite</strong></p>
<p>Nel  2015,  le  Nazioni  Unite  e  i  loro  uffici  che  si  occupano  di  protezione  dei  diritti  umani  e  dei  rifugiati hanno sofferto gravemente a causa dell’ostilità e del rifiuto di cooperare da parte dei governi.</p>
<p>Le  Nazioni  Unite  erano  state  istituite  per  ‘salvare  le  future  generazioni dal  flagello  della  guerra’ e  ‘riaffermare  la  fiducia  nei  diritti  umani  fondamentali’,  ma  sono  più che  mai in  difficoltà  di  fronte  alle  enormi sfide attuali – ha commentato Shetty.</p>
<p>Molti  governi  hanno  ostinatamente  bloccato  le  iniziative  delle  Nazioni  Unite  per  impedire  atrocità  di  massa  o chiamare i  responsabili  a  rispondere  delle  loro  azioni,  respingendo  o  screditando  le raccomandazioni per migliorare la situazione dei diritti umani a livello nazionale. Il conflitto della Siria è uno degli orribili esempi delle catastrofiche conseguenze, per i diritti umani, del sistematico fallimento delle Nazioni Unite nel tener fede al loro ruolo vitale nel rafforzamento dei diritti umani e del diritto internazionale e nel chiamare a rispondere i responsabili delle violazioni.</p>
<p>Il prossimo segretario generale, che verrà eletto durante il 2016 ed entrerà in carica nel gennaio 2017, erediterà un’organizzazione che ha raggiunto molti risultati, ma che ha disperato bisogno di un nuovo vigore. Amnesty International chiede agli stati membri e al Consiglio di sicurezza di mostrare coraggio nel pensare a nuove riforme, a partire proprio dal modo in cui sarà eletto il nuovo segretario generale.</p>
<p>Gli   stati   membri   delle   Nazioni   Unite   hanno   quest’anno  la   storica   opportunità di  rinvigorire l’organizzazione, sostenendo un forte candidato al ruolo di segretario generale, che abbia la volontà, la forza personale e la visione necessarie per respingere i tentativi degli stati di minacciare i diritti umani a livello nazionale e internazionale – ha sottolineato Shetty.</p>
<p>Da  questo  punto  di  vista,  secondo  Amnesty  International,  il  meccanismo  di  elezione  dovrà  essere equo e trasparente e assicurare che le opinioni dei candidati sulle più grandi sfide ai diritti umani che le Nazioni Unite si trovano ad affrontare siano conosciute e comprese.</p>
<p><strong>Un appello ad agire</strong></p>
<p>Oggi  il  mondo  sta  affrontando  molteplici  sfide,  create  o prolungate  nel  tempo  da  governi  che  si perdono  in  giochi  politici a  spese  delle  vite  umane.  Milioni  di  rifugiati  soffrono  a  causa  della  proliferazione   dei   conflitti   e   i   gruppi   armati   attaccano   deliberatamente   le   popolazioni   civili   e commettono altri gravi abusi – ha dichiarato Shetty.</p>
<p>I leader mondiali hanno il potere di impedire che queste crisi finiscano ulteriormente fuori controllo. I governi devono porre fine al loro assalto ai nostri diritti e rafforzare le difese che il mondo si è dato per  proteggerli.  I  diritti  umani  sono  una  necessità,  non  un  optional.  Le  sfide  per  l’umanità  non  sono  mai state così grandi – ha concluso Shetty.</p>
<p><strong>Ulteriori informazioni</strong></p>
<p>Nel 2015 Amnesty International ha documentato gravi violazioni dei diritti economici, sociali, politici e civili in molti paesi. Ecco un elenco, affatto esaustivo, di esempi di attacchi a livello nazionale ai diritti umani e alle istituzioni che dovrebbero proteggerli:</p>
<p><strong>Angola:</strong>  uso  delle  leggi  sulla  diffamazione  e  sulla  sicurezza  per  intimidire,  arrestare  e  imprigionare persone che avevano espresso pacificamente le loro opinioni; mancato rispetto delle raccomandazioni delle Nazioni Unite sulla situazione dei diritti umani.</p>
<p><strong>Arabia  Saudita</strong>:  brutale  repressione  contro  chi  aveva osato  chiedere  riforme  o  criticare  le  autorità;  crimini  di  guerra  nella  campagna  di  bombardamenti  in  Yemen;  ostacolo  all’istituzione  di  una commissione  d’inchiesta  delle  Nazioni  Unite  sui  crimini  commessi  da  tutte  le  parti  coinvolte  nel conflitto dello Yemen.</p>
<p><strong>Burundi</strong>:  sistematiche  uccisioni  e  uso  massiccio  di  altre  tattiche  violente  da  parte  delle  forze  di  sicurezza; tentativo di sopprimere la comunità dei diritti umani.</p>
<p><strong>Cina</strong>: aumento della repressione contro i difensori dei diritti umani; adozione di leggi indiscriminate in nome della sicurezza nazionale.</p>
<p><strong>Egitto</strong>:  migliaia  di  arresti,  anche  nei  confronti  di  chi  aveva  espresso  critiche  in  modo  pacifico, nell’ambito della repressione in nome della sicurezza nazionale; prolungata detenzione di centinaia di persone, senza accusa né processo; centinaia di condanne a morte.</p>
<p><strong>Gambia</strong>:  torture,  sparizioni  forzate,  criminalizzazione  delle  persone  Lgbti; totale rifiuto  di  cooperare con  le  Nazioni  Unite  e  con  gli  organismi  regionali  per  i  diritti  umani  su  questioni  come  la  libertà d’espressione, le sparizioni forzate e la pena di morte.</p>
<p><strong>Israele</strong>: mantenimento  del  blocco militare  nei  confronti  di  Gaza e conseguente  punizione  collettiva  ai danni  di  1,8  milioni  di  abitanti;  mancato  rispetto,  così  come  da  parte  della Palestina,  della  richiesta delle Nazioni Unite di condurre  serie indagini sui crimini di guerra commessi nel conflitto di Gaza del 2014.</p>
<p><strong>Kenya</strong>:  esecuzioni  extragiudiziali,  sparizioni  forzate  e  discriminazione  contro  i  rifugiati  nel  contesto delle  operazioni  anti-terrorismo;  tentativo  di  indebolire  il  Tribunale  penale  internazionale  e  la  sua capacità di perseguire la giustizia.</p>
<p><strong>Messico:</strong>  grave  situazione  dei  diritti  umani, tra  cui  27.000  sparizioni;  dura  reazione  alle  critiche  delle Nazioni  Unite  sul  massiccio  uso  della  tortura,  quasi completamente  impunito  nonostante  l’aumento delle denunce.</p>
<p><strong>Pakistan</strong>:  risposta  gravemente  lesiva  dei  diritti  umani  all’orribile massacro  della  scuola  di  Peshawar della fine del 2014; uso incessante della pena di morte; sorveglianza e chiusura degli uffici delle Ong internazionali considerate “contro gli interessi” del paese.</p>
<p><strong>Regno Unito</strong>: continuo uso della sorveglianza di massa in nome della lotta al terrorismo; passi indietro costituiti dal proposito di evitare lo scrutinio della Corte europea dei diritti umani.</p>
<p><strong>Russia</strong>:  uso  repressivo  di  leggi  sulla  sicurezza  nazionale  e  contro  l’estremismo  dai  contenuti  vaghi; azione  coordinata  per  ridurre  al  silenzio  la  società  civile;  vergognoso  rifiuto  di  riconoscere  le  vittime civili degli attacchi in Siria e mosse spietate per fermare l’azione del Consiglio di sicurezza sulla Siria.</p>
<p><strong>Siria</strong>: uccisione di migliaia di civili in attacchi diretti e indiscriminati contro i civili mediante barili-bomba e  altri  armamenti, nonché  con l’uso  della  tortura  in  carcere;  lunghi  assedi  contro  le  aree  civili,  blocco degli aiuti internazionali alle popolazioni alla fame.</p>
<p><strong>Slovacchia</strong>:  diffusa  discriminazione contro  i  rom,  nonostante  anni  di campagne da  parte  di  gruppi nazionali  ed  europei,  che  alla  fine  hanno  spinto  la  Commissione  europea  ad  avviare  una  procedura d’infrazione contro il paese.</p>
<p><strong>Stati  Uniti  d’America</strong>:  centro  di  detenzione  di  Guantánamo,  esempio  delle  gravi  conseguenze  della “guerra  al  terrore” , ancora aperto;  assenza  di  procedimenti giudiziari  nei  confronti  degli  autori  di  torture e sparizioni forzate.</p>
<p><strong>Thailandia:</strong> arresto di persone che avevano espresso critiche in modo pacifico,  tra cui attori, utenti di Facebook  e  autori  di  graffiti;  rifiuto  da  parte  del  governo  militare  delle  richieste  internazionali  di  non limitare i diritti umani e non ridurre al silenzio il dissenso in nome della sicurezza.</p>
<p><strong>Ungheria</strong>:  chiusura  dei  confini  di  fronte a  migliaia  di  rifugiati  in  condizioni  disperate;  ostacolo  al  tentativi regionali di aiutarli.</p>
<p><strong>Venezuela</strong>:  perdurante  assenza  di  giustizia  per gravi  violazioni dei  diritti  umani  e  costanti  attacchi  contro  i  difensori  dei  diritti  umani;  denuncia  della  Convenzione  americana  dei  diritti  umani  dopo il precedente  ritiro  dalla  giurisdizione  della  Corte  interamericana  dei  diritti  umani,  che  ha  significato negare la giustizia alle vittime delle violazioni dei diritti umani.</p>
<p>Il Rapporto 2015 – 2016 si può scaricare al link:  <a href="http://rapportoannuale.amnesty.it/">http://rapportoannuale.amnesty.it/</a></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/25/diritti-in-pericolo-assalto-globale-alle-liberta/">Diritti in pericolo, assalto globale alle libertà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Week end di orgoglio gay: gay pride in tutto il mondo/video</title>
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		<pubDate>Mon, 01 Jul 2013 13:53:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>E’ stato un fine settimana di orgoglio gay, quello appena trascorso. Infatti in numerose città d’Italia ma anche del mondo, da Bologna fino alla Grande Mela, cittadini e cittadine sono scesi in strada armati di colori e canzoni per ricordare che non esistono differenze di genere e che l’uguaglianza passa anche attraverso il riconoscimento della [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/07/01/week-end-di-orgoglio-gay-gay-pride-in-tutto-il-mondovideo/">Week end di orgoglio gay: gay pride in tutto il mondo/video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E’ stato un fine settimana di orgoglio gay, quello appena trascorso. Infatti in numerose città d’Italia ma anche del mondo, da Bologna fino alla Grande Mela, cittadini e cittadine sono scesi in strada armati di colori e canzoni per ricordare che non esistono differenze di genere e che l’uguaglianza passa anche attraverso il riconoscimento della libertà sessuale.</p>
<p>La parata dell’orgoglio omosessuale e transgender, ha sfilato sabato in molte città d’Italia da Milano a Bologna,  Palermo, Catania, Cagliari e Napoli.</p>
<p>A Milano il corteo del mondo LGBT quest’anno ha assunto un significato particolare, oltre alla libertà sessuale era dedicato anche  alla scomparsa dell’astrofisica Margherita Hack e all’ecologia, tanto che si è scelto di far sfilare un solo carro per evitare eccessive emissioni e si è chiesto ai partecipanti di recarsi sul luogo della manifestazione in bici o altri mezzi ecosostenibili.</p>
<p>In tutte le città coinvolte hanno partecipato e preso parte i sindaci. Merola a Bologna, De Magistris nella città partenopea, il governatore della Regione Rosario Crocetta e Nichi Vendola a Palermo e Giuliano Pisapia a Milano.</p>
<p>Domenica è stato il giorno di festa per il mondo LGBT a Newyork, alla 44esima edizione del suo gay pride, dopo la decisione della corte suprema statunitense di dichiarare legittimi i matrimoni tra coppie delle stesso sesso. Festa alla Grande Mela per tutto il mondo transessuale, omosessuale, ma anche etero che riconosce la parità tra sessi.</p>
<p>Guarda anche il video con le sfilate del gay pride <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Fine_settimana_di_orgoglio_gay/1588">qui</a>.</p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
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		<title>Louvre: imbrattato storico quadro &#8216;La libertà&#8221; di Delacroix</title>
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		<pubDate>Fri, 08 Feb 2013 10:23:35 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; stato imbrattato con un evidenziatore lo storico quadro &#8216;La liberta&#8217;, uno dei simboli della Francia, custodito nella nuova sede del Louvre inaugurata il 4 dicembre a Lens, nel nord del Paese. Il dipinto con la &#8216;Marianne&#8217; che guida la rivolta, e&#8217; stato preso di mira da una visitatrice di 28 anni, poco prima della chiusura del museo ieri sera. La donna e&#8217; posta in stato di fermo. La direzione del Louvre afferma che &#8216;a prima vista la scritta e&#8217; superficiale e dovrebbe essere pulita facilmente&#8217;. &#8216;La liberta&#8217; che guida il popolo, del 1830, è uno dei capolavori che hanno traslocato nella nuova sede decentrata del Louvre.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/02/08/louvre-imbrattato-storico-quadro-la-liberta-di-delacroix/">Louvre: imbrattato storico quadro &#8216;La libertà&#8221; di Delacroix</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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