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	<title>LNGS Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Ambiente. Abruzzo, INFN: Via 2300 tonnellate sostanze pericolose</title>
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		<pubDate>Tue, 05 May 2020 12:51:28 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si avvia l&#8217;iter per la rimozione delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nella montagna per gli esperimenti Borexino e Lvd. Ad annunciarlo Augusto De Sanctis, referente della Mobilitazione per l&#8217;acqua del Gran Sasso che fa sapere come proprio ieri i Laboratori nazionale di fisica nucleare (Lngs) abbiano depositato in Regione i documenti per richiedere [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si avvia l&#8217;iter per la rimozione delle 2.300 tonnellate di sostanze pericolose stoccate nella montagna per gli esperimenti Borexino e Lvd. Ad annunciarlo Augusto De Sanctis, referente della Mobilitazione per l&#8217;acqua del Gran Sasso che fa sapere come proprio ieri i Laboratori nazionale di fisica nucleare (Lngs) abbiano depositato in Regione i documenti per richiedere la Via (Valutazione di incidenza ambientale) per l&#8217;allontanamento delle 1.040 tonnellate di acqua ragia e Borexino e le 1250 tonnellate di trimitilbenzene. Un annuncio cui segue la soddisfazione &#8220;dopo anni di lotte e denunce che avevano dimostrato &#8211; sottolinea De Sanctis &#8211; l&#8217;irregolarita&#8217; del deposito delle sostanze nella montagna in quanto il Testo unico dell&#8217;ambiente e le leggi previgenti da decenni avevano introdotto l&#8217;esplicito divieto di stoccaggio di materiali pericolosi vicino ai punti di approvvigionamento idro-potabile disponendo l&#8217;allontanamento delle sostanze eventualmente presenti&#8221;. &#8220;Il rischio derivante da eventuali incidenti nei due esperimenti per uno degli acquiferi piu&#8217; importanti d&#8217;Europa, che disseta 700 mila persone nelle province di Teramo, L&#8217;Aquila e Pescara, e&#8217; elevatissimo &#8211; prosegue -, come ormai ammesso anche dalle prefetture nel Piano di emergenza esterno dei Laboratori, redatto dopo anni di omissioni nonostante i laboratori, proprio per la presenza di queste sostanze, fossero classificati ufficialmente come impianto a Rischio di Incidente Rilevante secondo la direttiva Seveso&#8221;.</p>
<p>E un incidente nel 2002 c&#8217;e&#8217; stato, ricorda, proprio con il Borexino, che porto&#8217; alla dispersione di decine di litri di trimetilbenzene in acqua, con conseguente sequestro parziale dei laboratori da parte della Magistratura teramana. &#8220;Una nuova inchiesta della Procura di Teramo ha accertato &#8211; prosegue -, la sussistenza ancora oggi di gravi rischi&#8221;. Di qui l&#8217;impegno a valutare la documentazione e la richiesta alla Regione di procedere rapidamente perche&#8217; i lavori partano entro settembre 2020 e concludersi entro dicembre. &#8220;Manifestazioni, sit-in, esposti, incontri di associazioni e cittadini stanno dando i primi frutti&#8221;, conclude De Sanctis.</p>
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		<title>Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Oct 2017 19:21:52 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cuore]]></category>
		<category><![CDATA[il gigante freddo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si è inaugurato&#160;oggi ai Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Si è inaugurato</strong>&nbsp;oggi ai <strong>Laboratori Nazionali del Gran Sasso (LNGS) dell’INFN l’esperimento CUORE</strong> (Cryogenic Underground Observatory for Rare Events), il più grande rivelatore criogenico mai costruito, concepito per studiare le proprietà dei neutrini. Nei primi due mesi di presa dati, l’esperimento ha funzionato con una precisione straordinaria, soddisfacendo pienamente le aspettative dei fisici che lo hanno realizzato.</p>
<p>Grazie alla notevole precisione raggiunta in questa prima fase, CUORE è già riuscito a restringere significativamente la regione in cui cercare il rarissimo fenomeno del <strong>doppio decadimento beta senza emissione di neutrini</strong>, principale obiettivo scientifico dell’esperimento. Rivelare questo processo consentirebbe, non solo di <strong>determinare la massa dei neutrini, ma anche di dimostrare la loro eventuale natura di particelle di Majorana, fornendo una possibile spiegazione alla prevalenza della materia sull’antimateria nell’universo</strong>.</p>
<p>“Questa è solo l’anteprima di ciò che uno strumento di queste dimensioni è in grado di fare” commenta <strong>Oliviero Cremonesi</strong>, ricercatore INFN e responsabile scientifico dell’esperimento CUORE. “Abbiamo grandi aspettative per il futuro. Nei prossimi cinque anni, infatti, CUORE registrerà una quantità di dati 100 volte superiore a quelli acquisiti in questo primo periodo di presa dati” conclude Cremonesi.</p>
<p>“CUORE ha rappresentato un’incredibile sfida tecnologica il cui successo apre la strada a sviluppi impensati fino a pochi anni fa” dichiara <strong>Carlo Bucci</strong>, responsabile nazionale INFN e coordinatore tecnico dell’esperimento CUORE. “Grazie alle sue eccezionali caratteristiche è anche uno dei luoghi più freddi di tutto l’universo.”</p>
<p>Il<strong> rivelatore di CUORE è un gigante di 741 chili realizzato con una tecnologia basata su cristalli cubici ultrafreddi di tellurite progettati per funzionare a temperature bassissime: 10 millesimi di grado sopra lo zero assoluto (–273,15 °C)</strong>. La sua struttura è formata da 19 torri costituite ciascuna da 52 cristalli di tellurite purificata da qualunque contaminante. La più ardita sfida tecnologica affrontata dall’esperimento è stata la realizzazione del criostato in grado di mantenere a pochi millesimi di grado sopra lo zero assoluto le 19 torri sospese al suo interno. L’esperimento lavora in condizioni ambientali di estrema purezza, in particolare di bassissima radioattività. Il criostato è, infatti, schermato dalla pioggia di particelle che provengono dal cosmo sia dai 1400 metri di roccia del massiccio del Gran Sasso sia da uno speciale scudo protettivo realizzato grazie alla fusione di lingotti di piombo recuperati da una nave romana affondata oltre 2000 anni fa, al largo delle coste della Sardegna. Anche gli altri componenti del rivelatore, come ad esempio i supporti in rame che sostengono le torri, sono stati preparati in condizioni di bassissima radioattività e sono stati assemblati evitando qualsiasi contatto con l’aria per impedire contaminazioni provenienti dall’ambiente.</p>
<p>CUORE è un esperimento di altissima precisione che impiega una tecnologia unica al mondo e la sua costruzione ha richiesto oltre dieci anni di lavoro. Prima di completare CUORE i ricercatori hanno costruito un prototipo chiamato Cuore-0, composto da un’unica torre in funzione dal 2013 al 2015 i cui primi risultati sono stati annunciati nell’aprile 2015.</p>
<p>“Progettare e costruire CUORE è stata un’avventura straordinaria e vederlo in funzione è una grandissima soddisfazione” sottolinea Ettore Fiorini, fisico dell’INFN che per primo ha proposto l’esperimento nel 1998. “L’idea di utilizzare rivelatori termici per la fisica del neutrino ha richiesto decenni di lavoro e lo sviluppo di tecnologie che oggi vengono applicate anche in settori molto distanti dalla fisica delle particelle elementari.”</p>
<p>L’esperimento è una collaborazione internazionale formata da oltre 150 scienziati provenienti da venticinque istituzioni prevalentemente italiane e americane. Per l’Italia partecipa l’INFN con le sezioni di Bologna, Genova, Milano Bicocca, Padova e Roma1 oltre ai Laboratori Nazionali di Frascati, Gran Sasso e Legnaro. A queste si aggiungono le Università di Bologna, Genova, Milano Bicocca e Sapienza di Roma<strong>.</strong></p>
<p><strong>Il neutrino di Majorana e il mistero dell’asimmetria tra materia e antimateria</strong></p>
<p>Il doppio decadimento beta è un processo nel quale, all’interno di un nucleo, due neutroni si trasformano in due protoni, emettendo due elettroni e due antineutrini. Nel doppio decadimento beta senza emissione di neutrini non vi è invece emissione di neutrini grazie al fatto che uno degli antineutrini si è trasformato, all’interno del nucleo, in neutrino. Le particelle dotate di carica elettrica non possono subire questa trasformazione in quanto implicherebbe la violazione di uno dei principi base che descrivono il comportamento delle particelle elementari. In effetti, il Modello Standard delle interazioni fondamentali prevede che ciò valga anche per i neutrini, malgrado tali particelle non siano elettricamente cariche. Ma i neutrini potrebbero essere particelle davvero speciali. Se, come ipotizzato negli anni ’30 del secolo scorso, dal fisico italiano Ettore Majorana i neutrini e gli antineutrini fossero due manifestazioni della stessa particella, come le due facce di una stessa moneta, la transizione tra materia e antimateria risulterebbe possibile. Questo fenomeno, seppur estremamente raro, potrebbe esser stato frequente nell’universo primordiale, immediatamente dopo il Big Bang e aver determinato la prevalenza della materia sull’antimateria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/23/inaugurato-cuore-il-gigante-freddo-che-studia-neutrini/">Inaugurato CUORE: il gigante freddo che studia neutrini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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