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	<title>made in italy Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>DOC Pharma celebra 30 anni e rilancia il ruolo del farmaco equivalente</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/26/farmaci-equivalenti-e-sostenibilita-del-ssn-doc-pharma-celebra-30-anni-del-farmaco-generic/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 May 2026 17:43:31 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[doc pharma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>DOC Pharma celebra 30 anni: dall’impegno sui farmaci equivalenti alla strategia per rafforzare filiera e sostenibilità del SSN.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/26/farmaci-equivalenti-e-sostenibilita-del-ssn-doc-pharma-celebra-30-anni-del-farmaco-generic/">DOC Pharma celebra 30 anni e rilancia il ruolo del farmaco equivalente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;</p>
<p>DOC Pharma ha celebrato a Roma i 30 anni dalla propria fondazione ripercorrendo il ruolo assunto dal farmaco equivalente nel sistema sanitario nazionale e delineando le strategie per il futuro. L’incontro ha posto al centro il tema dell’accesso alle cure, la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale e la valorizzazione di una filiera produttiva italiana ed europea.</p>
<p>Fondata nel 1996, l’azienda si è sviluppata parallelamente all’ingresso dei farmaci equivalenti in Italia; secondo la ricostruzione presentata durante l’evento, in trent’anni i generici hanno contribuito a estendere l’accesso ai farmaci e a contenere la spesa sanitaria, consentendo di liberare risorse per innovazione e assistenza.</p>
<p>La filiera produttiva è stata descritta come fortemente radicata in Italia e in Europa: il 70% delle forniture proviene da 48 siti produttivi italiani, il 28% da 61 siti europei e il 2% da 11 siti extra-europei. Questo modello è stato indicato come elemento chiave per garantire qualità, sicurezza degli approvvigionamenti e continuità terapeutica sul territorio nazionale.</p>
<p>Sul piano economico, nel 2025 DOC Pharma ha registrato un fatturato di 350 milioni di euro. L’azienda è stata collocata come seconda per fatturato nel mercato dei farmaci equivalenti in Italia e quinta nel canale retail nazionale. Il portafoglio prodotti resta composto per il 70% da farmaci equivalenti e per il 30% da prodotti branded e OTC.</p>
<p>Negli ultimi anni l’impresa ha cambiato denominazione, da DOC Generici a DOC Pharma, segnalando un ampliamento dell’ambito di attività senza abbandonare il farmaco equivalente come nucleo della propria identità. L’orientamento dichiarato è quello di consolidare la posizione come piattaforma farmaceutica italiana, estendendo competenze e presenza in nuove aree terapeutiche.</p>
<p>“In questi trent’anni il farmaco equivalente ha dimostrato di essere una leva fondamentale per la sostenibilità del Servizio Sanitario Nazionale” – sottolinea Riccardo Zagaria, CEO DOC Pharma – “Non parliamo soltanto di un tema di prezzo, ma della possibilità concreta di garantire a più cittadini l’accesso a farmaci di qualità, sicuri ed efficaci, liberando al tempo stesso risorse per l’innovazione e per la presa in carico dei nuovi bisogni di salute. DOC Pharma ha contribuito a far crescere nel Paese una cultura sul farmaco equivalente fondata su fiducia, responsabilità e qualità, fino a rappresentare oggi un modello d’eccellenza del ‘Made in Italy’ farmaceutico. Oggi il tema della filiera è altrettanto centrale: poter contare su una rete produttiva fortemente radicata in Italia ed Europa significa rafforzare qualità, continuità terapeutica e sicurezza degli approvvigionamenti. Il passaggio da DOC Generici a DOC Pharma racconta proprio questa evoluzione: il farmaco equivalente resta il cuore della nostra identità, ma quella stessa cultura dell’accesso ci guida oggi verso un perimetro più ampio, con l’obiettivo di continuare a generare valore per i pazienti, i professionisti sanitari e l’intero sistema salute”.</p>
<p>I rappresentanti aziendali hanno collegato la crescita e la trasformazione dell’impresa alle sfide demografiche e cliniche contemporanee, come l’invecchiamento della popolazione e la diffusione delle patologie croniche, sottolineando il ruolo dei farmaci equivalenti nella garanzia della continuità terapeutica in un contesto di risorse finite.</p>
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		<title>Tappa abruzzese per l&#8217;Amerigo Vespucci: Ortona accoglie la nave scuola della Marina Militare</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/03/24/tappa-abruzzese-per-lamerigo-vespucci-ortona-accoglie-la-nave-scuola-della-marina-militare/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Mar 2025 17:58:11 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Ortona si appresta a ospitare la prestigiosa nave scuola Amerigo Vespucci dal 4 al 6 aprile, rappresentando la quarta tappa del suo tour nel Mediterraneo. Dopo un imponente giro del mondo, durante il quale ha toccato 35 porti e percorso oltre 46.000 miglia, il veliero ritorna in Italia portando con sé il Villaggio IN Italia, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ortona si appresta a ospitare la prestigiosa nave scuola Amerigo Vespucci dal 4 al 6 aprile, rappresentando la quarta tappa del suo tour nel Mediterraneo. Dopo un imponente giro del mondo, durante il quale ha toccato 35 porti e percorso oltre 46.000 miglia, il veliero ritorna in Italia portando con sé il Villaggio IN Italia, un&#8217;iniziativa del ministro della Difesa Guido Crosetto. Questo progetto, che coinvolge 12 ministeri, mira a celebrare e promuovere le eccellenze del Made in Italy in ambiti quali cultura, storia, innovazione, gastronomia, scienza, ricerca, tecnologia e industria.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Durante la sua circumnavigazione globale, l&#8217;Amerigo Vespucci ha attirato oltre 400.000 visitatori, diffondendo il valore dell&#8217;italianità nei cinque continenti. A Ortona, le visite alla nave e al Villaggio saranno possibili il 4 e 5 aprile, previa prenotazione attraverso il sito ufficiale <a href="http://www.tourvespucci.it">www.tourvespucci.it</a>. Le prenotazioni saranno annunciate sui canali social del Tour Vespucci, con la possibilità per ogni utente di prenotare fino a quattro ingressi. Al termine della procedura online, sarà rilasciato un QR code, necessario per accedere all&#8217;evento nella fascia oraria prenotata.</p>
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		<title>Xylella: addio a 6 bottiglie olio made in Made in Italy su 10</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/20/xylella-addio-a-6-bottiglie-olio-made-in-made-in-italy-su-10/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 20 May 2019 15:12:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono aumentate del 7,5% le importazioni di olio extravergine di oliva in Italia provenienti per quasi ¾ dalla Spagna. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del sopraluogo aereo effettuato dal presidente Nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e dal ministro delle Politiche Agricole, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/20/xylella-addio-a-6-bottiglie-olio-made-in-made-in-italy-su-10/">Xylella: addio a 6 bottiglie olio made in Made in Italy su 10</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono aumentate del 7,5% le importazioni di olio extravergine di oliva in Italia provenienti per quasi ¾ dalla Spagna. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti divulgata in occasione del sopraluogo aereo effettuato dal presidente Nazionale di Coldiretti Ettore Prandini e dal ministro delle Politiche Agricole, Forestali e del Turismo Gian Marco Centinaio in elicottero nell&#8217;area infetta da Xylella, per verificare dall&#8217;alto la strage di ulivi che ha cambiato il volto e il paesaggio del Salento. Nel 2019 si dice addio a 6 bottiglie di extravergine Made in Italy su 10 sugli scaffali dei supermercati per effetto del crollo del 57% della produzione che scende ad appena 185 milioni di chili, secondo l&#8217;analisi della Coldiretti. Per la prima volta nella storia la produzione nazionale e&#8217; inferiore a quella di Grecia e Marocco, si avvicina a quella della Turchia mentre la Spagna allunga la distanza con ben 1,6 miliardi di chili e raggiunge un quantitativo quasi 9 volte superiore. Senza interventi strutturali l&#8217;Italia rischia di perdere per sempre la possibilita&#8217; di consumare extravergine nazionale con effetti disastrosi sull&#8217;economia, il lavoro, la salute e sul paesaggio. &#8220;In questo scenario per rimanere competitivi e non essere condannati all&#8217;irrilevanza in un settore fondamentale per il Made in Italy deve partire al piu&#8217; presto il Piano olivicolo nazionale per rilanciare il settore con una strategia nazionale e investimenti adeguati, anche per realizzare nuovi impianti, cosi&#8217; come e&#8217; stato fatto da altri Paesi nostri concorrenti&#8221;, cosi&#8217; il presidente della Coldiretti Ettore Prandini sottolineando &#8220;l&#8217;importanza degli interventi contenuti nel decreto emergenze proposto dal ministro dell&#8217;agricoltura Centinaio dopo i ritardi accumulati da anni&#8221;.</p>
<p>Si tratta di &#8220;un&#8217;esigenza per recuperare il pesante deficit italiano potenziando &#8211; afferma Prandini &#8211; una filiera che coinvolge oltre 400 mila aziende agricole specializzate in Italia e che puo&#8217; contare sul maggior numero di olio extravergine a denominazione in Europa (43 Dop e 4 Igp) con un patrimonio di 250 milioni di piante e 533 varieta&#8217; di olive, il piu&#8217; vasto tesoro di biodiversita&#8217; del mondo&#8221;. In questa situazione aumenta il rischio di frodi e sofisticazioni a danno del vero Made in Italy che colpiscono i produttori agricoli e i consumatori. Il consiglio di Coldiretti per non cadere nelle trappole del mercato e scegliere Made in Italy e&#8217; quello di diffidare dei prezzi troppo bassi, guardare con piu&#8217; attenzione le etichette e acquistare extravergini a denominazione di origine Dop, quelli in cui e&#8217; esplicitamente indicato che sono stati ottenuti al 100 per 100 da olive italiane o di acquistare direttamente dai produttori olivicoli, nei frantoi o nei mercati di Campagna Amica dove e&#8217; possibile assaggiare l&#8217;olio Evo prima di comprarlo e riconoscerne le caratteristiche positive. &#8220;Nel contratto che abbiamo presentato ai candidati all&#8217;Europarlamento nelle prossime elezioni insieme al sostegno finanziario alla Politica agricola (Pac) abbiamo posto la questione dell&#8217;etichettatura di origine che deve essere obbligatoria e ben visibile nelle confezioni &#8211; ha affermato Prandini &#8211; E&#8217; arrivata una sentenza storica del Consiglio di Stato, il cui pronunciamento e&#8217; stato sollecitato proprio dalla Coldiretti, che invita l&#8217;Amministrazione a rendere noti i nomi ed i marchi delle aziende che importano prodotti agricoli dall&#8217;estero per poi confezionarli come italiani. E negli accordi commerciali dell&#8217;Unione Europea &#8211; conclude Prandini &#8211; dobbiamo garantire che i prodotti importati in Europa rispettino quelle garanzie di sostenibilita&#8217; e salubrita&#8217; che sono richieste ai prodotti fatti nell&#8217;Ue ma abbiamo anche chiesto di arginare iniziative come quella dell&#8217;etichetta a semaforo inglese che mettono il bollino rosso sull&#8217;extravergine e quello verde su bevande gassate di cui non si conosce neanche la ricetta&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/05/20/xylella-addio-a-6-bottiglie-olio-made-in-made-in-italy-su-10/">Xylella: addio a 6 bottiglie olio made in Made in Italy su 10</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cibo: dopo i piatti global ritornano i piatti della nonna</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/03/18/cibo-dopo-i-piatti-global-ritornano-i-piatti-della-nonna/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Mar 2019 18:19:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo anni di piatti global, fusion, molecolari e futuristi si assiste ad uno storico ritorno dei piatti della nonna che seguono le stagioni, rispettano il clima e l&#8217;ambiente, non sprecano, recuperano prodotti antichi, aiutano il presidio del territorio e valorizzano il Made in Italy. Un cambiamento al centro della giornata nazionale della cucina contadina nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/18/cibo-dopo-i-piatti-global-ritornano-i-piatti-della-nonna/">Cibo: dopo i piatti global ritornano i piatti della nonna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Dopo anni di piatti global, fusion, molecolari e futuristi si assiste ad uno storico ritorno dei piatti della nonna che seguono le stagioni, rispettano il clima e l&#8217;ambiente, non sprecano, recuperano prodotti antichi, aiutano il presidio del territorio e valorizzano il Made in Italy. Un cambiamento al centro della giornata nazionale della cucina contadina nel primo giorno di primavera che si svolge a Roma il prossimo Venerdi 22 marzo dalle ore 9,30 al Centro Congressi Rospigliosi in via XXIV Maggio 43 a Roma, nell&#8217;ambito dell&#8217;Assemblea nazionale di Terranostra, l&#8217;Associazione Agrituristica di Campagna Amica. Sara&#8217; presentato lo studio Coldiretti/Censis sulla svolta epocale in atto in cucina, a casa e nei ristoranti, dove si assiste ad una crescente domanda di semplicita&#8217; e trasparenza. n&#8217;alternativa anche al dilagare della cucina etnica, con gli agrichef, i cuochi contadini, che utilizzano i prodotti della propria azienda agricola, che si metteranno al lavoro per &#8220;sfidarsi&#8221; con ricette eroiche, green, che riciclano, salvano i prodotti dall&#8217;estinzione, utilizzano erbe spontanee e prodotti rari custoditi da generazioni nelle campagne delle diverse regioni italiane.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/03/18/cibo-dopo-i-piatti-global-ritornano-i-piatti-della-nonna/">Cibo: dopo i piatti global ritornano i piatti della nonna</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cibo: la mappa sulle delizie italiane preferite all&#8217;estero</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 04 May 2018 18:53:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[cibo italiano]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La fama del cibo italiano nel mondo e&#8217; nota, ma pochi sanno che il Portogallo ama particolarmente il cioccolato Made in Italy, la Cina i gelati, la Russia le bevande, gli Usa l&#8217;olio, l&#8217;Austria i cereali e la Spagna il pesce. A mappare le destinazioni delle delizie del Belpaese nel globo, piu&#8217; tecnicamente i mercati [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/04/cibo-la-mappa-sulle-delizie-italiane-preferite-allestero/">Cibo: la mappa sulle delizie italiane preferite all&#8217;estero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La fama del cibo italiano nel mondo e&#8217; nota, ma pochi sanno che il Portogallo ama particolarmente il cioccolato Made in Italy, la Cina i gelati, la Russia le bevande, gli Usa l&#8217;olio, l&#8217;Austria i cereali e la Spagna il pesce. A mappare le destinazioni delle delizie del Belpaese nel globo, piu&#8217; tecnicamente i mercati di sbocco del nostro export per il settore e i prodotti preferiti a seconda delle nazioni, e&#8217; la ricerca &#8220;L&#8217;agroalimentare italiano nel mondo&#8221;, realizzata dalla Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi con Promos, azienda speciale della Camera di commercio per le Attivita&#8217; Internazionali. Stando allo studio Germania, Francia, Stati Uniti, Regno Unito e Spagna concentrano la meta&#8217; delle esportazioni agroalimentari dell&#8217;Italia nel mondo, che valgono 40,2 miliardi di euro all&#8217;anno e crescono del 5,5%. Tutte le principali destinazioni sono in crescita, in particolare la Spagna con 1,6 miliardi (+13,3%) che supera quest&#8217;anno la Svizzera. Prima la Germania (+2,5%) seguita da Francia (+8,1%), Stati Uniti (+4,9%) e Regno Unito (+2,7%). In forte crescita la Russia 17esima (+23,8%) e la Cina 20esima (+14,8%). Ma i prodotti alimentari &#8220;Made in Italy&#8221; raggiungono anche Canada (11esimo), Giappone (12esimo), Australia (16esima).</p>
<p>Se la Germania e la Francia sono i primi acquirenti per quasi tutti i prodotti, gli Stati Uniti eccellono per vini, acque minerali e oli, la Spagna per pesce fresco, le Filippine e la Grecia per alimenti per animali. L&#8217;Austria e&#8217; al secondo posto per cereali e riso, il Regno Unito per frutta e ortaggi lavorati e conservati. In forte crescita la Russia per bevande (+46%), alimenti per animali (+51%), il Portogallo per cioccolato, caffe&#8217; e spezie (+57%), la Turchia per granaglie (+63%), l&#8217;Algeria per oli (+128%), Hong Kong per carni (+30%), l&#8217;Albania per pesci lavorati e conservati (+33%), Giappone e Cina per gelati (rispettivamente: +57%, +46,1%). Numeri che emergono da elaborazioni della Camera di commercio di Milano Monza Brianza Lodi su dati Istat per gli anni 2016 e 2015. I prodotti &#8220;Made in Italy&#8221; piu&#8217; esportati sono cioccolato, te&#8217;, caffe&#8217;, spezie e piatti pronti con 6,7 miliardi di euro (+8,6%), seguiti dai vini con sei miliardi circa (+6,4%), vengono poi pane, pasta e farinacei con 3,7 miliardi (+4,2%) ma anche prodotti non lavorati da colture permanenti (tra cui uva, agrumi) con 3,5 miliardi (+4,2%), frutta e ortaggi lavorati e conservati con 3,4 miliardi (+0,9%). Gli aumenti piu&#8217; consistenti si registrano per pane e prodotti di pasticceria con 714 milioni (+10,8%), prodotti lattiero-caseari che superano i 3,2 miliardi (+10,4%), acque minerali con 983 milioni (+9,7%), prodotti per l&#8217;alimentazione degli animali con 681 milioni (+9,3%).</p>
<p>Classificando le citta&#8217; maggiormente esportatrici di agroalimentare italiano la prima e&#8217; Verona con 3 miliardi di euro circa, seguono Cuneo con 2,8 miliardi e Parma con 1,7 miliardi. Milano e&#8217; quarta con 1,5 miliardi, il 4% del totale, +6,5%. Bolzano e&#8217; quinta, Salerno sesta e Modena settima. Tra le prime venti posizioni la maggiore crescita ad Alessandria (+28,3%), Mantova (+17,5%) e Ravenna (+12,6%). I numeri mostrano inoltre che la Lombardia, con 6,4 miliardi di export, rappresenta circa un sesto del totale italiano. Oltre a Milano, quarta in Italia, tra le prime 20 ci sono anche Bergamo 12esima e Mantova 14esima (era 18esima lo scorso anno). A crescere di piu&#8217; sono Lodi (+34,1%), Monza e Brianza (+19,1%), Mantova (+17,5%) e Cremona (+15,2%). Como leader italiana in pesci, crostacei lavorati e conservati (32,1%, +10,8%) con Brescia decima e Milano 19esima, Lodi prima per prodotti lattiero-caseari dove rappresenta il 9% del totale nazionale, +40,6% con Mantova treza, Cremona sesta, Brescia settima, Bergamo nona e Milano 15esima. Pavia eccelle invece per granaglie, amidi e prodotti amidacei (16% nazionale), Milano e&#8217; seconda per prodotti da forno e terza per cioccolata, caffe&#8217; e spezie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/04/cibo-la-mappa-sulle-delizie-italiane-preferite-allestero/">Cibo: la mappa sulle delizie italiane preferite all&#8217;estero</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ue, Coldiretti: &#8220;Occasione persa per etichetta  made in Italy&#8221;</title>
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		<pubDate>Mon, 16 Apr 2018 20:14:35 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Consumatori]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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		<category><![CDATA[etichetta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La Commissione Europea ha perso l&#8217;occasione per combattere il fake a tavola con una etichetta trasparente che indichi obbligatoriamente l&#8217;origine degli ingredienti impiegati in tutti gli alimenti come chiede la stragrande maggioranza dei cittadini europei e l&#8217;82% degli italiani, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole. E&#8217; quanto afferma la Coldiretti in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Commissione Europea ha perso l&#8217;occasione per combattere il fake a tavola con una etichetta trasparente che indichi obbligatoriamente l&#8217;origine degli ingredienti impiegati in tutti gli alimenti come chiede la stragrande maggioranza dei cittadini europei e l&#8217;82% degli italiani, secondo la consultazione on line del Ministero delle Politiche Agricole. E&#8217; quanto afferma la Coldiretti in riferimento al regolamento esecutivo approvato dal Comitato tecnico in riferimento al regolamento (UE) n. 1169/2011, che entrera&#8217; in vigore nell&#8217;aprile 2020. Pronunciandosi a favore dell&#8217;etichettatura di origine rimessa, di fatto, all&#8217;arbitraria decisione degli operatori alimentari, ancora una volta la Commissione &#8211; denuncia la Coldiretti &#8211; ha scelto un compromesso al ribasso che favorisce gli inganni e impedisce scelte di acquisto consapevoli per i consumatori europei. In sostanza, la scelta volontaria di etichettatura lascia spazio a margini di incertezza interpretativa costituendo l&#8217;occasione per promuovere molteplici contenziosi e ridurre le aspettative di trasparenza dei consumatori. Grazie all&#8217;azione di Coldiretti l&#8217;Italia si e&#8217; dotata di una legislazione nazionale di avanguardia che sara&#8217; peraltro rafforzata a partire dal 9 maggio dal nuovo decreto legislativo sulle sanzioni che prevede multe da 2 mila a 16 mila euro in caso di mancata indicazione dell&#8217;origine. Le norme italiane, che prevedono l&#8217;obbligo di indicare l&#8217;origine in etichetta dei derivati del latte, del grano nella pasta, riso e nei derivati pomodoro, si aggiungono a quelle europee dove &#8211; continua la Coldiretti &#8211; il percorso di trasparenza e&#8217; iniziato dalla carne bovina dopo l&#8217;emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 e&#8217; d&#8217;obbligo indicare varieta&#8217;, qualita&#8217; e provenienza nell&#8217;ortofrutta fresca, al primo gennaio 2004 c&#8217;e&#8217; il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l&#8217;obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele e&#8217; stato raccolto. Un percorso scelto anche da Francia, Portogallo, Grecia, Finlandia, Lituania e Romania e per ultimo anche dalla Spagna che, come l&#8217;Italia, hanno adottato norme nazionali per garantire la trasparenza dell&#8217;informazione in etichetta. Nei due anni che mancano all&#8217;entrata in vigore del nuovo regolamento comunitario la Coldiretti si impegna a dare battaglia con l&#8217;avvio di una mobilitazione popolare nei confronti dell&#8217;Unione Europea per fermare il cibo falso e proteggere la salute, tutelare l&#8217;economia, bloccare le speculazioni e difendere l&#8217;agricoltura italiana. La raccolta di firme e&#8217; stata avviata da Coldiretti e Fondazione Campagna Amica in ogni farmers&#8217; market d&#8217;Italia e on line sui siti www.coldiretti.it e www.campagnamica.it ma sono previste anche iniziative lungo tutta la Penisola.</p>
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		<title>Russia: con sanzioni Italia perde 3 mld/anno di export</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/02/russia-con-sanzioni-italia-perde-3-mld-anno-di-export/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 02 Apr 2018 18:19:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le esportazioni Made in Italy in Russia sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l&#8217;anno precedente all&#8217;introduzione delle sanzioni&#8221;. E&#8217; quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla possibile ripresa del dialogo con l&#8217;invito di Donald Trump a Vladimir Putin per un summit Usa-Russia alla Casa [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Le esportazioni Made in Italy in Russia sono state di poco inferiori a 8 miliardi nel 2017, circa 3 miliardi in meno del 2013, l&#8217;anno precedente all&#8217;introduzione delle sanzioni&#8221;. E&#8217; quanto afferma la Coldiretti in riferimento alla possibile ripresa del dialogo con l&#8217;invito di Donald Trump a Vladimir Putin per un summit Usa-Russia alla Casa Bianca. A seguito delle sanzioni decise dall&#8217;Occidente nei confronti della Russia per la guerra in Ucraina, il leader del Cremlino ha deciso &#8211; ricorda la Coldiretti &#8211; l&#8217;embargo totale per una importante lista di prodotti agroalimentari con il divieto all&#8217;ingresso di frutta e verdura, formaggi, carne e salumi ma anche pesce, provenienti da UE, Usa, Canada, Norvegia ed Australia con decreto n. 778 del 7 agosto 2014, piu&#8217; volte rinnovato. &#8220;Il risultato- precisa l&#8217;associazione agricola- e&#8217; stato che per questi prodotti agroalimentari le spedizioni italiane in Russia sono state completamente azzerate&#8221;. Un blocco &#8220;dannoso per l&#8217;Italia&#8221; anche perche&#8217; al divieto di accesso a questi prodotti &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; si sono aggiunte le tensioni commerciali &#8220;che hanno ostacolato di fatto le esportazioni anche per i prodotti non colpiti direttamente, dalla moda alle automobili fino all&#8217;arredamento&#8221;. Alle perdite dirette subite dalle mancate esportazioni italiane in Russia &#8211; continua la Coldiretti &#8211; si sommano poi &#8220;quelle indirette dovute al danno di immagine e di mercato provocato dalla diffusione sul mercato russo di prodotti di imitazione&#8221; che non hanno nulla a che fare con il Made in Italy. &#8220;Ora la ripresa del dialogo e&#8217; importante- conclude l&#8217;associazione agricola- per sostenere l&#8217;inversione di tendenza negli scambi commerciali che ha portato nel primo bimestre del 2018 ad un aumento del 6,6% delle esportazioni italiane nel Paese di Putin&#8221;.</p>
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		<title>Pasta Abruzzo, con etichetta più valore al Made in Italy</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/03/29/pasta-abruzzo-con-etichetta-piu-valore-al-made-in-italy/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Mar 2018 17:42:50 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Quello del 2018 sarà il primo raccolto di grano abruzzese usato per una pasta veramente made in Italy. A dirlo è Coldiretti Abruzzo, che ricorda che sono già in commercio le confezioni di pasta secca prodotte in Italia che, per legge, devono vedere obbligatoriamente indicati in etichetta il nome del Paese nel quale il grano [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Quello del 2018 sarà il primo raccolto di grano abruzzese usato per una pasta veramente made in Italy. A dirlo è Coldiretti Abruzzo, che ricorda che sono già in commercio le confezioni di pasta secca prodotte in Italia che, per legge, devono vedere obbligatoriamente indicati in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura. “Una vittoria applaudita dal 96% dei consumatori che, attraverso diverse consultazioni pubbliche, hanno più volte richiesto in passato che in etichetta venisse scritta in modo chiaro e leggibile l’origine degli alimenti e che spinge ora molti pastifici a rivolgersi alla produzione nazionale – dice Coldiretti Abruzzo – anche l’Abruzzo beneficerà direttamente della norma entrata in vigore a febbraio. A beneficiarne saranno circa 20mila cerealicoltori abruzzesi che coltivano grano su una superficie di circa 87 mila ettari di cui circa 34mila a grano duro per una produzione di 1.400.000 quintali di frumento e un valore di circa 35milioni di euro”.</p>
<p>“L’auspicio ora – aggiunge Coldiretti Abruzzo – è che il grano abruzzese venga valorizzato nella filiera del grano duro italiano e retribuito adeguatamente come meritano i cerealicoltori italiani che continuano a scommettere su un settore storico ed importantissimo per tradizione ed economia che altrimenti andrebbe a scomparire”.</p>
<p>Coldiretti Abruzzo ricorda inoltre che l’obbligo di indicare in etichetta l’origine è una battaglia storica della Coldiretti che con la raccolta di un milione di firme alla legge di iniziativa popolare ha portato all’approvazione della legge n.204 del 3 agosto 2004. L’Italia sotto il pressing della Coldiretti ha fatto scattare il 19 aprile 2017 l’obbligo di indicare il Paese di mungitura per latte e derivati dopo che il 7 giugno 2005 era entrato già in vigore per il latte fresco e il 17 ottobre 2005 l’obbligo di etichetta per il pollo Made in Italy mentre a partire dal 1° gennaio 2008 l’obbligo di etichettatura di origine per la passata di pomodoro. A livello comunitario – continua la Coldiretti – il percorso di trasparenza è iniziato dalla carne bovina dopo l’emergenza mucca pazza nel 2002, mentre dal 2003 è d’obbligo indicare varietà, qualità e provenienza nell’ortofrutta fresca. Dal primo gennaio 2004 c’è il codice di identificazione per le uova e, a partire dal primo agosto 2004, l’obbligo di indicare in etichetta il Paese di origine in cui il miele è stato raccolto. Da aprile è in vigore l’etichettatura d’origine per latte e derivati. Dopo pasta, riso e pomodoro resta però ancora da etichettare con l’indicazione dell’origine 1/4 della spesa alimentare degli italiani dai salumi ai succhi di frutta, dalle confetture al pane, fino alla carne di coniglio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/29/pasta-abruzzo-con-etichetta-piu-valore-al-made-in-italy/">Pasta Abruzzo, con etichetta più valore al Made in Italy</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Foreste Abruzzo, con Testo Unico importanti prospettive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 17 Mar 2018 20:57:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[Foreste abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[made in italy]]></category>
		<category><![CDATA[prospettive lavoro]]></category>
		<category><![CDATA[Testo Unico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Fino a trentacinquemila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere da una migliore gestione dei boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti-Federforeste nel commentare positivamente l’approvazione del Testo Unico Forestale da [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/17/foreste-abruzzo-con-testo-unico-importanti-prospettive/">Foreste Abruzzo, con Testo Unico importanti prospettive</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Fino a trentacinquemila nuovi posti di lavoro potrebbero nascere da una migliore gestione dei boschi che oggi coprono una superficie record di 10,9 milioni di ettari praticamente raddoppiata rispetto all’Unità d’Italia quando era pari ad appena 5,6 milioni di ettari. È quanto emerge da un’analisi Coldiretti-Federforeste nel commentare positivamente l’approvazione del Testo Unico Forestale da parte del Consiglio dei Ministri che potrebbe avere ricadute importanti anche per l’Abruzzo in cui la superficie boschiva ricopre il 41% della superficie regionale – pari a 400mila ettari &#8211; con un potenziale indotto che potrebbe avere importanti e positive prospettive sull’economia di tutta la regione.</p>
<p>“Il nostro Paese non è mai stato così ricco di boschi, ma a differenza del passato si tratta di aree senza alcun controllo e del tutto impenetrabili ai necessari interventi di manutenzione e difesa mettendo a rischio la vita delle popolazioni locali, per degrado, valanghe o incendi – dice Coldiretti Abruzzo – è un fatto, purtroppo, che in Italia nel 2017 sono andati a fuoco ben 141mila ettari di boschi (con un drammatico balzo del 316% rispetto alla media dei nove anni precedenti, secondo una analisi Coldiretti su dati dell’European Forest Fire Information System della Commissione Ue) e che l’Abruzzo purtroppo non ha fatto eccezione. Basta pensare alla scorsa estate, caratterizzata da una serie di interminabili roghi che hanno seriamente compromesso la biodiversità del nostro patrimonio o alle pericolose valanghe che hanno caratterizzato l’inverno in via di conclusione”</p>
<p>“Con la nuova legislazione – spiegano Coldiretti e Federforeste – si va a riconoscere che solo i boschi gestiti sostenibilmente assolvono al meglio a funzioni importanti per la società, come la prevenzione dagli incendi, dalle frane e da alluvioni o l&#8217;assorbimento del carbonio, facilitando le attività ricreative e il benessere psicofisico in generale. La nuova norma adotta inoltre strumenti adeguati per regolamentare la gestione del patrimonio forestale (i piani forestali territoriali, di indirizzo, e aziendali) compatibilmente con la conservazione della natura e facilitando la gestione di boschi abbandonati dai proprietari”. Con ricadute positive, rimarca Coldiretti Abruzzo, anche per la nostra regione.</p>
<p>Ma il Testo Unico consentirà anche al settore – spiega Coldiretti &#8211; di affrontare quella situazione anomala che vede oggi l’Italia importare l’80% del legno da altri paesi, con gli arrivi che nel 2017 hanno raggiunto la quantità di 11,8 miliardi di chili, mentre ogni anno in Italia si utilizza appena il 25% della nuova superficie boschiva. Ciò vuol dire che per 100 nuovi alberi che nascono se ne tagliano appena 25 mentre in Europa si preleva, in media, il 60% della nuova biomassa e in Paesi come l’Austria si supera il 90%. Vi sono dunque ampi margini di prelievo per ridurre la dipendenza dall’estero senza intaccare il patrimonio nazionale e rimediare a un paradosso che vede oggi l’industria italiana del legno leader in Europa, ma con legna che arriva da altri Paesi vicini come Austria, Francia, Svizzera e Germania.</p>
<p>“I boschi italiani se valorizzati attivamente con pratiche di gestione sostenibile, possono rappresentare un fondamentale strumento di investimento nella crescita dell’indotto produttivo ad esso collegato, garantendo così lo sviluppo socio-economico delle aree marginali, rurali e di montagna”, ha affermato il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo nel sottolineare che “dopo l’entrata in vigore dei decreti attuativi del Testo Unico ci saranno tutte le condizioni per trasformare i rischi in grandi opportunità per la ripresa di un Paese che ha fatto della sostenibilità ambientale un valore aggiunto del Made in Italy”. “Opportunità che l’Abruzzo deve saper cogliere – sottolinea Coldiretti Abruzzo – contrastando nello stesso tempo l’abbandono delle zone montane e valorizzando la sorveglianza, la manutenzione e la gestione di questo particolare territorio svolte dagli imprenditori agricoli”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/03/17/foreste-abruzzo-con-testo-unico-importanti-prospettive/">Foreste Abruzzo, con Testo Unico importanti prospettive</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Made in Italy: scatta in Abruzzo obbligo etichetta per pasta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Feb 2018 17:24:16 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[etichetta pasta]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’etichetta di origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/02/13/made-in-italy-scatta-in-abruzzo-obbligo-etichetta-per-pasta/">Made in Italy: scatta in Abruzzo obbligo etichetta per pasta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’etichetta di origine obbligatoria che permette di conoscere l’origine del grano impiegato nella pasta e del riso mette fine all’inganno dei prodotti importati, spacciati per nazionali, in una situazione in cui un pacco di pasta su tre è fatto con grano straniero, come pure un pacco di riso su quattro senza che questo fosse fino ad ora indicato in etichetta. E’ quanto afferma la Coldiretti Abruzzo in occasione dell’entrata in vigore dei due decreti interministeriali sull’indicazione dell’origine obbligatoria del riso e del grano per la pasta in etichetta dopo 180 giorni dalla pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale che cade esattamente il 13 febbraio per il riso e il 14 febbraio per la pasta.</p>
<p>Una scelta applaudita dal 96% dei consumatori che &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; chiede venga scritta sull’etichetta in modo chiaro e leggibile l’origine di tutti gli alimenti e confermata in Italia anche dal Tar del Lazio che ha precisato come sia “prevalente l’interesse pubblico ad informare i consumatori considerato anche l’esito delle consultazioni pubbliche circa l’importanza attribuita dai consumatori italiani alla conoscenza del Paese di origine e/o del luogo di provenienza dell’alimento e dell’ingrediente primario.</p>
<p>L’assenza dell’indicazione chiara dell’origine &#8211; precisa la Coldiretti &#8211; non consente di conoscere un elemento di scelta determinante per le caratteristiche qualitative, ma impedisce anche ai consumatori di sostenere le realtà produttive nazionale e con esse il lavoro e l’economia del territorio. Escono finalmente dall’anonimato e saranno riconoscibili nelle etichette della pasta 4,3 miliardi di chili di grano duro italiano che insieme ai 1,5 miliardi di chili di riso garantiscono all’Italia il primato in Europa.</p>
<p>Secondo quanto previsto dal decreto le confezioni di pasta secca prodotte in Italia – spiega la Coldiretti – dovranno d’ora in poi avere obbligatoriamente indicato in etichetta il nome del Paese nel quale il grano viene coltivato e quello di molitura; se proviene o è stato molito in più paesi possono essere utilizzate, a seconda dei casi, le seguenti diciture: paesi UE, paesi NON UE, paesi UE E NON UE. Inoltre, se il grano duro è coltivato almeno per il 50% in un solo Paese, come ad esempio l’Italia, si potrà usare la dicitura: “Italia e altri Paesi UE e/o non UE”. Si tratta del risultato della guerra del grano lanciata da Coldiretti con decine di migliaia di agricoltori scesi in piazza per difendere dal rischio di abbandono della coltivazione piu’ diffusa in Italia realizzata spesso in aree marginali senza reali alternative.</p>
<p>Coldiretti comunica poi, sulla scorta di un sondaggio nazionale Coldiretti/Ixè, che per quasi 6 italiani su 10 (58%) la pasta è il vero simbolo del Made in Italy nel mondo, seguita dall’olio extravergine d’oliva (19%) e dal vino (18%). La passione degli Italiani per la pasta è confermata – spiega Coldiretti – dal fatto che sono i maggiori consumatori con 23,5 a testa davanti a Tunisia (16 kg), Venezuela (12 kg), Grecia (11,2 kg), Svizzera (9,2), Usa e Argentina (8,8 kg), tallonati da Iran e Cile (8,5 kg) e Russia (7,8 kg). Non è un caso – precisa la Coldiretti &#8211; che l’80% degli italiani mangia pasta o pane almeno una volta al giorno.<br />
Sul piano qualitativo la tendenza è verso pasta con grani 100% italiani e con un’immagine di forte legame ai territori di origine. Una tendenza che ha portato – sottolinea la Coldiretti – al prepotente ritorno dei grani nazionali antichi come il Senatore Cappelli e alla rapida proliferazione di marchi e linee che garantiscono l’origine nazionale del grano impiegato, da Ghigi a Valle del grano, da Jolly Sgambaro a Granoro, da Armando a Felicetti, da Alce Nero a Rummo, fino a “Voiello”, che fa capo al Gruppo Barilla, senza dimenticare molte linee della grande distribuzione. Una opportunità resa possibile da un milione e 350mila ettari di coltivazioni di grano duro con un raccolto che – precisa la Coldiretti &#8211; quest’anno sfiorerà i 4 miliardi e 300 milioni di chili concentrato nell’Italia meridionale, soprattutto in Puglia e Sicilia che da sole rappresentano circa il 40% del totale nazionale ma anche in Abruzzo che, con 20mila aziende produttrici di cereali e 87mila ettari dedicati (di cui 34.500 coltivati a grano duro) vanta una produzione di circa 1.400.000 quintali di solo grano duro per un valore di circa 35 milioni di euro.</p>
<p>Nel mondo – evidenzia la Coldiretti – l’Italia conserva il primato sulla produzione di pasta con 3,2 milioni di tonnellate all’anno davanti a Usa, Turchia, Brasile e Russia. Ma è proprio sui mercati mondiali che si avvertono i primi campanelli di allarme visto che, in controtendenza rispetto all’andamento del Made in Italy all’estero che ha superato la storica cifra di 41 miliardi di euro, si riducono invece le esportazioni italiane di pasta che nel 2017 hanno fatto segnare un preoccupante calo in valore del 4% secondo le proiezioni Coldiretti su dati Istat.</p>
<p>Si tratta – sottolinea la Coldiretti &#8211; degli effetti della rapida moltiplicazione di impianti di produzione all’estero, dagli Stati Uniti al Messico, dalla Francia alla Russia, dalla Grecia alla Turchia, dalla Germania alla Svezia.</p>
<p>Il settore infatti – aggiunge la Coldiretti – sta affrontando i pesanti effetti della delocalizzazione che dopo aver colpito la coltivazione del grano sta adesso interessando la trasformazione industriale con pesanti conseguenze economiche ed occupazionali. L’etichetta di origine puo’ quindi rappresentare – conclude la Coldiretti &#8211; una svolta per invertire la tendenza e valorizzare il Made in Italy dai campi alla trasformazione industriale.</p>
<p>“Finalmente sarà possibile sapere se nella pasta che si sta acquistando è presente o meno grano canadese trattato in preraccolta con il glifosate, proibito sul grano italiano, o se il riso viene dai campi della Birmania sequestrati alla minoranza Rohingya, contro la quale è in atto una pulizia etnica”, ha affermato in occasione del Pasta day promosso oggi da Coldiretti il presidente nazionale Roberto Moncalvo nel sottolineare “l’importanza di sostenere con la trasparenza scelte di acquisto piu’ consapevoli da parte dei consumatori”.</p>
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