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	<title>mali Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Mali: tornano a casa 2mila rifugiati Tuareg</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/05/10/mali-tornano-a-casa-2mila-rifugiati-tuareg/</link>
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		<pubDate>Fri, 10 May 2019 14:42:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E&#8217; accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Circa duemila rifugiati tuareg che dal 2013 vivevano nei campi profughi in Mauritania hanno fatto ritorno al loro villaggio natale. E&#8217; accaduto in Mali, preda negli ultimi sette anni di profonda insicurezza determinata dai frequenti attacchi delle milizie armate islamiste o afferenti a gruppi etnici. Obiettivo degli assalti sono infatti molto spesso anche i civili.<br />
Ma il ritorno di una certa stabilita&#8217; determinata dalla firma di un accordo di pace, mista alla voglia di riprendere una vita normale, ha spinto 1.883 persone &#8211; di cui 988 donne &#8211; a tornare volontariamente nel villaggio di Koigouma, nella regione centrate di Timbuctu. Lo hanno raccontato diversi intervistati ai media locali, spiegando che &#8220;per noi, tradizionalmente pastori e allevatori, la vita nei campi profughi risultava particolarmente dura&#8221;.<br />
A sostenere le pratiche legali e a dare assistenza umanitaria a queste famiglie, le amministrazioni locali in collaborazione con le Agenzie delle Nazioni Unite. Tra queste, l&#8217;Alto commissariato per i rifugiati (Unhcr), l&#8217;Unicef, il World food programme nonche&#8217; la Missione per la stabilizzazione del Mali (Minusma).<br />
Rappresentanti delle istituzioni e delle organizzazioni Onu hanno quindi presenziato in settimana al rientro di queste persone. Tra questi, il governatore di Kidal, Koina Ag Ahmadou, il quale ha ribadito l&#8217;impegno del governo a proteggere e accompagnare il rientro dei profughi. Mohamed Ag Aboubacrine, leader della locale comunita&#8217; tuareg, ha invece festeggiato il rientro dichiarando che &#8220;contribuira&#8217; senza dubbio al rafforzamento della pace, della coesione sociale e della riconciliazione nazionale, tutti elementi indispensabili a uno sviluppo durevole&#8221;. Per Ricardo Maia, dirigente Minusma, l&#8217;unico modo di contrastare l&#8217;insicurezza &#8220;e&#8217; favorire il ritorno a casa degli sfollati&#8221;.<br />
Forte preoccupazione e&#8217; stata tuttavia espressa per l&#8217;assenza di cibo, acqua potabile e servizi essenziali nel villaggio, come presidi sanitari e scuole. Molte poi le case che risultano ancora danneggiate.<br />
Per il momento, le autorita&#8217; hanno distribuito beni e prodotti di prima necessita&#8217;, grazie alle forniture rese disponibili dalle organizzazioni Onu, tra cui 10 tonnellate di miglio, zanzariere, kit per purificare l&#8217;acqua, e prodotti per l&#8217;igiene personale.</p>
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		<title>Algeria: blitz finale contro terroristi, nuovo massacro</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/20/algeria-blitz-finale-contro-terroristi-nuovo-massacro/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 20 Jan 2013 09:28:58 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Blitz finale in Algeria: altri 23 morti tra ostaggi e terroristi nell&#8217;attacco, durato 72 ore. Sedici prigionieri trovati vivi. Ora il Pentagono spinge per un intervento Usa in Mali, ma la Casa Bianca frena. Il bilancio delle vittime, si legge in un comunicato del ministero dell&#8217;Interno, diffuso dall&#8217;Aps, deve essere comunque ritenuto ancora provvisorio. Secondo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Blitz finale in Algeria: altri 23 morti tra ostaggi e terroristi nell&#8217;attacco, durato 72 ore. Sedici prigionieri trovati vivi. Ora il Pentagono spinge per un intervento Usa in Mali, ma la Casa Bianca frena.</p>
<p>Il bilancio delle vittime, si legge in un comunicato del ministero dell&#8217;Interno, diffuso dall&#8217;Aps, deve essere comunque ritenuto ancora provvisorio. Secondo il ministero, quindi, l&#8217;intervento dei militari ha consentito la liberazione di 685 lavoratori algerini e 107 stranieri.</p>
<p>Oggi il giuramento di Obama. A Gerusalemme l&#8217;assemblea plenaria del Congresso ebraico mondiale. Elezioni regionali in Bassa Sassonia.</p>
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		<title>Mali: Italia pronta a supporto logistico, forse anche droni</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/17/mali-italia-pronta-a-supporto-logistico-forse-anche-droni/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Jan 2013 08:14:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La situazione in Mali sarà al centro del Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri dell&#8217;Ue in programma oggi a Bruxelles. Italia pronta al supporto logistico, forse anche con l&#8217;impiego di droni. L&#8217;operazione militare avviata dalla Francia con un altro gruppo di Paesi &#8220;è in linea con la risoluzione 2085 del 20 dicembre scorso del Consiglio di [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>La situazione in Mali sarà al centro del Consiglio straordinario dei ministri degli Esteri dell&#8217;Ue in programma oggi a Bruxelles. Italia pronta al supporto logistico, forse anche con l&#8217;impiego di droni. L&#8217;operazione militare avviata dalla Francia con un altro gruppo di Paesi &#8220;è in linea con la risoluzione 2085 del 20 dicembre scorso del Consiglio di Sicurezza&#8221; Onu dopo la richiesta di aiuto del presidente maliano Traore, ha spiegato Terzi.</p>
<p>In questo contesto il governo italiano intende muoversi su tre linee: sul piano politico &#8220;ribadire con chiarezza il pieno sostegno italiano all&#8217;intervento nel ambito della risoluzione&#8221; Onu e parallelamente a &#8220;quanto si sta facendo a livello Ue&#8221; fornire &#8220;un supporto logistico all&#8217;operazione&#8221; di cui &#8220;abbiamo già parlato con Monti ed il ministro Di Paola&#8221;, ha ribadito Terzi.</p>
<p>Vendetta di Al Qaida in Algeria contro la guerra in Mali, dove sono stati rapiti 41 occidentali. Oggi a Bruxelles il segretario generale dell&#8217;Unione del Maghreb arabo.</p>
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		<title>Mali: evitare a ogni costo vittime civili</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/15/mali-evitare-a-ogni-costo-vittime-civili/</link>
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		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 15:05:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Le forze che prendono parte agli attacchi armati devono a ogni costo evitare bombardamenti indiscriminati e fare il massimo per evitare vittime civili”: così Paule Rigaud, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa, ha aperto l’appello che l’organizzazione in difesa dei diritti umani ha lanciato agli schieramenti in campo e alla comunità internazionale. Un appello rilanciato [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Le forze che prendono parte agli attacchi armati devono a ogni costo evitare bombardamenti indiscriminati e fare il massimo per evitare vittime civili”: così Paule Rigaud, vicedirettrice di Amnesty International per l’Africa, ha aperto l’appello che l’organizzazione in difesa dei diritti umani ha lanciato agli schieramenti in campo e alla comunità internazionale. Un appello rilanciato anche da Save the Children, tramite il suo direttore Tom Mc Cormack,  con particolare riferimento alle condizioni dei bambini e delle donne coinvolti, loro malgrado, nel conflitto che sta infiammando il Mali in questi giorni.</p>
<p>Il conflitto nel grande stato africano è iniziato ad aprile dello scorso anno, quando alcuni gruppi armati di ribelli islamisti hanno tentato il colpo di stato e preso il controllo delle regioni settentrionali del paese in opposizione al governo centrale laico di Bamako: riuniti sotto la sigla del <i>Movement for the liberation of Azawad</i>, i gruppi islamisti, probabilmente legati ad Al Qaeda, hanno proclamato la secessione della regione di Azawad, situata all’estremità nord del paese, imponendovi l’applicazione della legge coranica.</p>
<p>Nell’incapacità di gestire la situazione sfociata in vera e propria guerra civile, il governo del Mali ha richiesto l’intervento della comunità internazionale per combattere i ribelli: un aiuto arrivato a gennaio con l’invio di truppe francesi nell’ambito dell’operazione “Serval”, mentre nel frattempo le Nazioni Unite hanno autorizzato l’intervento di una coalizione a guida africana che utilizzi tutte le misure necessarie per riconquistare il nord del paese per impedire che il fondamentalismo islamico dilaghi anche nelle regioni meridionali.</p>
<p>Come sempre avviene nelle guerre civili, però, a farne le spese è la popolazione civile. Negli ultimi giorni, in concomitanza con l’intensificarsi del conflitto, almeno sei civili sono morti nei combattimenti per controllare la città di Konna, un numero imprecisato di persone è rimasto coinvolto  nel bombardamento degli aerei francesi nelle zone di Gao e Kidal e molti altri sono stati travolti dalla conquista della città di Diabaly, 400 chilometri a nord della capitale Bamako, da parte dei gruppi di terroristi islamici.</p>
<p>A questo triste bilancio va aggiunto poi il dramma dei bambini soldato, spesso utilizzati nelle milizie degli insorti, le gravissime violazioni  ed abusi dei diritti umani perpetrate nei confronti della popolazione inerme in virtù dell’applicazione letterale della Shariah nei territori sotto il comando islamico – si parla di amputazioni, lapidazioni e frustate come sanzioni per chi non rispetta il diritto islamico o vi si oppone – e , infine, il problema dei profughi, in maggioranza donne e bambini, già messi duramente alla prova da condizioni di povertà estrema e dalla severa siccità che ha colpito le regioni del nord, costretti a fuggire dalle loro case per mettersi in salvo. Profughi che vanno ad ingrossare le fila dei disperati che si riversano nella capitale, dove manca qualsiasi struttura di accoglienza adeguata.</p>
<p>Su questi temi Amnesty International e Save the children hanno indirizzato il loro appello alla comunità internazionale con la precisa responsabilità di fare di tutto affinché si risparmino inutili sofferenze ai civili. Amnesty  ha chiesto di favorire l’immediato dispiegamento di osservatori sui diritti umani, che monitorino con particolare attenzione l’uso dei bambini soldato, i diritti dei  bambini e delle donne e la protezione della popolazione civili. Agli eserciti coinvolti si chiede inoltre di dare il maggiore preavviso possibile alla popolazione civile in vista degli attacchi e, da parte dei ai gruppi armati, di non piazzare obiettivi militari nei pressi di quelli civili, nonché di garantire l’incolumità degli ostaggi. Save the Children invece ha sollevato la questione dei profughi. Dallo scoppio della guerra l’anno scorso, già 350 mila persone  sono state costrette a lasciare le proprie abitazioni a cui si aggiungono massicciamente gli ultimi arrivati: un’emergenza nell’emergenza che rischia di provocare l’ennesima crisi umanitaria di fronte alla quale, si spera, la comunità internazionale non rimarrà ferma a guardare.</p>
<p style="text-align: right;">Giulia Lo Giudice</p>
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		<title>Mali: jihadisti minacciano, &#8216;colpiremo la Francia&#8217;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/15/mali-jihadisti-minacciano-colpiremo-la-francia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 15 Jan 2013 08:21:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La Francia ha attaccato l&#8217;islam. Colpiremo il cuore della Francia&#8221;, lo ha detto un responsabile del gruppo armato Mujao nel nord del Mali, Abou Dardar. Per il cuore della Francia, ha poi aggiunto l&#8217;estremista, &#8221;intendiamo qualsiasi luogo, come Bamako, l&#8217;Africa e l&#8217;Europa&#8221;. Oltre 60 jihadisti sono stati uccisi ieri nella citta&#8217; di Gao, nel corso [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;La Francia ha attaccato l&#8217;islam. Colpiremo il cuore della Francia&#8221;, lo ha detto un responsabile del gruppo armato Mujao nel nord del Mali, Abou Dardar. Per il cuore della Francia, ha poi aggiunto l&#8217;estremista, &#8221;intendiamo qualsiasi luogo, come Bamako, l&#8217;Africa e l&#8217;Europa&#8221;.</p>
<p>Oltre 60 jihadisti sono stati uccisi ieri nella citta&#8217; di Gao, nel corso di bombardamenti intensi dell&#8217;aviazione francese.</p>
<p>L&#8217;azione della Francia ha ricevuto il sostegno esplicito di diversi governi europei e occidentali, oltre che africani. La Gran Bretagna fornisce supporto logistico, gli Stati Uniti, come ha detto Barack Obama, daranno &#8220;un supporto tecnico limitato&#8221; alle forze francesi impegnate militarmente nel Mali. E anche la Nato ha accolto favorevolmente l&#8217;intervento militare francese nel Paese e ha chiarito di non aver ricevuto alcuna richiesta di aiuto da parte di Parigi.</p>
<p>La durata dell&#8217;intervento francese in Mali &#8220;è questione di settimane&#8221;, ha detto il ministro degli Esteri francese Laurent Fabius, spiegando che il suo Paese &#8220;doveva intervenire urgentemente, altrimenti non vi sarebbe più stato il Mali, ma uno stato terrorista&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/01/15/mali-jihadisti-minacciano-colpiremo-la-francia/">Mali: jihadisti minacciano, &#8216;colpiremo la Francia&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Rischio terrorismo in Mali e nell’Africa sub-sahariana (con prospettive economica allettanti)</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/06/30/rischio-terrorismo-in-mali-e-nellafrica-sub-sahariana-con-prospettive-economica-allettanti/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Jun 2012 09:18:47 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[africa]]></category>
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		<category><![CDATA[sahariana]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un articolo del 14 giugno, il Washingston Post scrive che la Casa Bianca ha intenzione di espandere le basi dei servizi segreti in tutto il continente africano, al fine di combattere il terrorismo nella regione. E&#8217; da mesi che gli Stati Uniti hanno cominciato a militarizzare la loro presenza in Africa e i loro [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/30/rischio-terrorismo-in-mali-e-nellafrica-sub-sahariana-con-prospettive-economica-allettanti/">Rischio terrorismo in Mali e nell’Africa sub-sahariana (con prospettive economica allettanti)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>In un articolo del 14 giugno, il Washingston Post scrive che la Casa Bianca ha intenzione di espandere le basi dei servizi segreti in tutto il continente africano, al fine di combattere il terrorismo nella regione.</p>
<p>E&#8217; da mesi che gli Stati Uniti hanno cominciato a militarizzare la loro presenza in Africa e i loro piani hanno incluso l&#8217;impiego di diversi aerei spia,  dotati di meccanismi di sorveglianza ad alta tecnologia.</p>
<p>Ora, gli americani,  sarebbero pronti ad estendere la propria influenza <strong>&#8220;</strong><strong>dal Sahara fino all&#8217;equatore</strong>&#8220;, allargando un progetto che risale al 2007 e rientra nella decennale guerra che la Casa Bianca sta combattendo contro Al-Qaeda e che, a parte qualche successo, non sta certo vincendo.</p>
<p>E’ certo ormai che sia Al-Qaeda che altre organizzazioni terroristiche,  hanno trovato in Africa un territorio e un ambiente ideale per radicarsi e progettare nuovi attacchi contro l&#8217;Occidente ed è per questo che gli USA intendono aprire nuove basi di intelligence in tutto il continente.</p>
<p>Ultimamente la penetrazione delle cellule terroristiche di matrice islamica è avvenuta soprattutto nell&#8217;Africa sub-sahariana, interessando un paese come la Nigeria, alle prese con la crescente influenza della setta terroristica islamica dei Boko Haram, responsabile di una terribile ondata di attentati contro i cristiani nel Nord del Paese.</p>
<p>Come se non bastasse anche la rivolta di estremisti islamici legati ad Al Qaeda e tuareg nel Nord del Mali ha preoccupato non poco la <strong>Casa Bianca</strong>, costretta a dirottare diverse unità dei servizi proprio nel Continente Nero.</p>
<p>Inoltre, altri 100 agenti sono attualmente dispiegati in Uganda per dare la caccia all&#8217;ormai famoso Joseph Kony, leader del gruppo terroristico dell&#8217;Esercito di Resistenza del Signore.</p>
<p>Anche il neopresidente Hollande, subito dopo le sue elezioni, si è detto molto preoccupato per le infiltrazioni terroristiche in Nigeria e Mali e, secondo il suo punto di vista, spetterebbe alla Cedeao (comunità economica degli Stati d&#8217;Africa occidentale), che  è al tempo stesso strumento giuridico ed eventualmente militare, scongiurare tale minaccia.</p>
<p>Hollande ha anche dichiarato che la Francia è pronta ad appoggiare una risoluzione della Cedeao al consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu, un modo implicito per ribadire il suo accordo a un sostegno logistico di Parigi.</p>
<p>Da parte sua, il presidente nigeriano Issouffou ha confermato, a metà giugno,  le informazioni sulla presenza di terroristi &#8221;jihadisti afghani, pakistani, in ogni caso stranieri&#8221; che sono venuti ad addestrare i terroristi nel nord del Mali.</p>
<p>Ed ha commentato che: &#8221;La situazione è preoccupante. Si tratta di una minaccia non solo per la regione ma per il mondo che chiede una &#8221;risposta internazionale&#8221;.</p>
<p>La situazione in Mali si aggrava in modo crescente, soprattutto nel settentrione del Paese, un peggioramento che, sotto alcuni punti di vista, poteva essere scontato a causa della presenza di milizie terroriste.</p>
<p>Il terrorismo, infatti, sta prendendo ogni forma di sovranità e rappresentano una seria preoccupazione per la stabilità della regione.</p>
<p>Fonti giornalistiche locali, ci dicono che è stato creato un Consiglio transitorio dello Stato dell’Azawad, un organo istituito dopo la mancata alleanza con gli islamisti di Ansar al Din.</p>
<p>Bilal Ag Cherif ne è il presidente, mentre Mohamed Ag Najim è incaricato di questioni militari oltre allo stesso dipartimento della Difesa.</p>
<p>Certamente questo nuovo organo non ha avuto nessun riconoscimento da parte dell’attuale governo centrale di Bamako e si tratta poco più di una formazione transitoria a carattere locale, infatti, nessuna istituzione internazionale lo ha preso in considerazione.</p>
<p>Il neonato Consiglio Transitorio non ha poteri formali legittimamente attribuiti, si tratta di qualcosa che potrebbe anche contrastare il centralismo di Bamako.</p>
<p>Ciò, ovviamente, non sarà una faccenda semplice, anche perché le strutture del potere maliano gode di numerosi rapporti internazionali e del sostegno delle Nazioni Unite.</p>
<p>Intanto i  militari maliani non hanno ancora iniziato un’offensiva verso il Nord e  non lo vogliono fare, almeno fino a quando l’ONU e l’Unione Africana non abbiano espresso il loro parere.</p>
<p>Va anche detto che, secondo molti osservatori, proprio in questa area calda, oggi alle prese con conflitti sociali, carestie ed angustie di ogni genere, nei prossimi anni vi sarà un ricco mercato economico. Anzi: il più ricco del mondo.</p>
<p>Considerato dalla Banca Mondiale l’unico continente a veder aumentare la crescita del PIl entro la fine del 2012, l’Africa sembra infatti incamminarsi verso un futuro di progresso e investimenti.</p>
<p>La parte sub sahariana, inoltre, con una classe media di 60 milioni di persone ed è la regione a poter vantare il record di 6 dei Paesi a sviluppo più rapido degli ultimi 10 anni.</p>
<p>Cifre in grado di competere con l’Asia che, nel frattempo, ha rallentato, in parte, la sua crescita vertiginosa.</p>
<p>Nessuna meraviglia, pertanto, se la capitale del Gabon, Libreville, ha ospitato, a febbraio e per tre giorni, leader mondiali e investitori internazionali all’interno del New York Forum Africa,  organizzato da Richard Attias.</p>
<p>Tra qualche anno si tratterà di circa 2 miliardi di nuovi consumatori, ovvero del più grande mercato al mondo.</p>
<p>Un maggior numero di consumatori significa anche miglioramento delle entrate a disposizione cosa che attrarrà compagnie e investitori. In più l’Africa dispone di energia e materie prime, che fanno gola, da sempre, a tanti.</p>
<p>Il Paese che nel primo trimestre di quest&#8217;anno ha superato tutti gli altri in termini di crescita. è il Ghana (+ 23% su base annua).</p>
<p>Non si tratta solo dell&#8217;avvio della produzione di petrolio: in aumento sono tutti i settori di attività, dalla produzione agricola (cacao). a quella mineraria (oro),  al settore dei servizi con particolare riguardo alla gestione di procedure informatiche e call center er multinazionali straniere.</p>
<p>Come rileva un recente studio di Mc Kinsey che aggrega i dati economici dei diverso Paesi del Continente,  il motore dello sviluppo africano, non è rappresentato soltanto dallo sfruttamento delle risorse petrolifere e minerarie ma da fattori diversi.</p>
<p>Innanzitutto il fenomeno dell&#8217;urbanizzazione: oggi città come Kinshasa,  Lagos, il Cairo hanno più di 10 milioni di abitanti.</p>
<p>Cambiano quindi i consumi: crescono l&#8217;edilizia,  i servizi sanitari,  le reti urbane,  il commercio e il credito. Entro il 2020 McKinsey prevede che il valore aggregato dei consumi,  in Africa, raggiunga i 1.380 miliardi di dollari.</p>
<p>E tutto questo sulla base di uno scenario ‘prudente&#8217; che prevede un aumento anno medio pari al 4%.</p>
<p>Un ‘altro capitolo fondamentale è l&#8217;agricoltura. L&#8217;Africa oggi ospita il 60% delle terre coltivabili non sfruttate del Pianeta.</p>
<p>Per questo diversi Paesi africani sono oggi impegnati in programmi estremamente impegnativi di numerosi Paesi,  di transizione dall&#8217;agricoltura di autossussistenza alla produzione di prodotti di largo consumo per i mercati urbani (e l&#8217;esportazione) che richiedono infatti un cambiamento radicale: nuove coltivazioni. strade rurali,  impianti di lavorazione e trasformazione di prodotti. Sono  altrettante opportunità di business per le nostre imprese. in un&#8217;ottica di sviluppo sostenibile.</p>
<p>Ciò che mancava in passato era il poter contare su governi più stabili e, naturalmente, USA, Francia e altri governi occidentali, operano perché le cose vadano in un’altra direzione.</p>
<p>L’auspicio, naturalmente, è che l’Africa ce la faccia da sola, costruendo un suo itinerario ed una sua classe dirigente.</p>
<p>Il continente può già contare su una jeunesse dorèe cresciuta ed educata nelle migliori università del mondo.</p>
<p>Ma allo stesso tempo l’Africa necessita di sviluppare un proprio sistema universitario, in modo da allargare le possibilità a una fascia più ampia di giovani e dare modo alla classe media di crescere davvero.</p>
<p>Contro la fame, il terrorismo e, soprattutto, le avide ingerenze.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/30/rischio-terrorismo-in-mali-e-nellafrica-sub-sahariana-con-prospettive-economica-allettanti/">Rischio terrorismo in Mali e nell’Africa sub-sahariana (con prospettive economica allettanti)</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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