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	<title>mani bioniche Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sanità: mani bioniche come vere grazie alla ricerca italiana</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Feb 2019 19:37:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[Centro Protesi INAIL]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il completo recupero delle sensazioni della mano dopo l&#8217;amputazione grazie a un arto bionico capace di comunicare col cervello, di inviare e ricevere impulsi. È oggi possibile grazie ai progressi della ricerca italiana, in particolare da due studi che sono stati presentati all&#8217;Accademia dei Lincei di Roma, durante un convegno al quale ha preso parte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/02/21/sanita-mani-bioniche-come-vere-grazie-alla-ricerca-italiana/">Sanità: mani bioniche come vere grazie alla ricerca italiana</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il completo recupero delle sensazioni della mano dopo l&#8217;amputazione grazie a un arto bionico capace di comunicare col cervello, di inviare e ricevere impulsi. È oggi possibile grazie ai progressi della ricerca italiana, in particolare da due studi che sono stati presentati all&#8217;Accademia dei Lincei di Roma, durante un convegno al quale ha preso parte anche il ministro della Sanita&#8217;, Giulia Grillo, assieme ai protagonisti delle innovazioni e ai pazienti che hanno partecipato alle sperimentazioni. Il primo, condotto dalla Scuola Superiore di Sant&#8217;Anna di Pisa con l&#8217;Istituto di Bio Robotica e della Fondazione Policlinico Universitario Gemelli Irccs, Universita&#8217; Cattolica, si serve di una mano bionica di nuova generazione e permette di percepire l&#8217;ambiente esterno attraverso un feedback sensoriale e tattile. Il secondo e&#8217; un lavoro coordinato dagli ingegneri dell&#8217;Universita&#8217; Campus Bio-Medico di Roma, in collaborazione col Centro Protesi Inail, e permette di usare le protesi in maniera piu&#8217; naturale, restituendo la capacita&#8217; di sentire se si sta perdendo il contatto con un oggetto afferrato e di calibrare la forza di presa delle dita robotiche. Entrambe le ricerche sono state pubblicate sulla rivista &#8220;Science Robotics&#8221;, a coronamento di dieci anni di esperienza scientifica sulla mano robotica e del primato dell&#8217;Italia in questo campo.</p>
<p>Nel nostro studio- spiega il professor Silvestro Micera della Scuola Superiore di Sant&#8217;Anna &#8211; abbiamo dimostrato che la sostituzione sensoriale basata sulla &#8216;stimolazione intraneurale&#8217; e&#8217; in grado di fornire un feedback propriocettivo in tempo reale e in combinazione con un feedback tattile sensoriale. Il cervello riesce facilmente a combinare le informazioni in maniera efficace ed i pazienti riescono ad utilizzarle in tempo reale con ottime prestazioni&#8221;. Con la stimolazione intraneurale il normale flusso di informazioni che giungono dall&#8217;esterno viene ripristinato tramite impulsi elettrici inviati da elettrodi inseriti direttamente nei nervi dell&#8217;arto superiore amputato; il paziente dopo un apposito training impara progressivamente a tradurre questi impulsi in sensazioni di natura tattile e/o propriocettiva. Questo approccio ha permesso a due soggetti amputati di riguadagnare un&#8217;elevata &#8216;acuita&#8217; propriocettiva&#8217;, con risultati paragonabili a quelli ottenuti in soggetti sani. La simultanea presenza di un feedback propriocettivo e di uno tattile ha consentito ad entrambi gli amputati di discriminare le dimensioni e la forma di quattro oggetti con un importante livello di accuratezza (75,5%). &#8220;Questo importante risultato segue di poco il nostro recente studio pubblicato su Annals of Neurology dove abbiamo dimostrato nei pazienti coinvolti che e&#8217; possibile utilizzare a lungo termine (molti mesi) questo tipo di tecnologia esplorandone anche la valenza clinica. Inoltre, nei pazienti con dolore da &#8216;arto fantasma&#8217; (dolore percepito nella mano amputata) la mano robotica sensorizzata ha determinato un sensibile miglioramento della sintomatologia&#8221;, spiega il professor Paolo Maria Rossini, direttore dell&#8217;Area Neuroscenze del Gemelli e responsabile clinico degli studi.</p>
<p>&#8220;L&#8217;obiettivo che ci siamo posti per questa sperimentazione &#8211; sottolinea Loredana Zollo, professore associato di Bioingegneria e responsabile ingegneristica del progetto del Campus Bio-medico- e&#8217; stato quello di sviluppare e rendere fruibile in 36 mesi un sistema protesico che avesse una capacita&#8217; di controllo sensori-motorio basato sulla comunicazione bidirezionale con il sistema nervoso e la sensibilita&#8217; tattile, tale da consentire il riapprendimento delle abilita&#8217; manuali fini e la manipolazione degli oggetti, nonche&#8217; la possibilita&#8217; di restituire il senso del tatto al paziente attraverso le interfacce neurali impiantate nei suoi nervi. Il risultato finale ci sembra positivo e schiude nuovi scenari nelle prospettive di impianto di arti bionici, probabilmente anche attraverso nuove tecnologie non invasive, per tanti pazienti del Centro Protesi INAIL come Clara&#8221;. &#8220;Per raggiungere gli obiettivi del progetto Sensibilia &#8211; precisa Rinaldo Sacchetti, direttore tecnico e ricerca del Centro Protesi INAIL &#8211; sono stati approfonditi gli avanzamenti scientifici, tecnologici e clinici sui sistemi protesici per l&#8217;arto superiore, concentrandosi sullo sviluppo di soluzioni avanzate di interfacciamento e controllo avanzate per rendere tali sistemi piu&#8217; accessibili e migliorare le prestazioni nelle attivita&#8217; della vita quotidiana. La piu&#8217; importante novita&#8217; del nuovo studio sta nell&#8217;essere riusciti a sviluppare tre sottosistemi paralleli di controllo della mano protesica, di sensorizzazione tattile e di interfacciamento verso il sistema nervoso periferico, consentendo cosi&#8217; di ottenere una maggiore destrezza nell&#8217;utilizzo della protesi. Dal punto di vista tecnologico, e&#8217; stata necessaria un&#8217;intensa attivita&#8217; di miniaturizzazione dei componenti protesici e di sviluppo di algoritmi in grado di decodificare il segnale elettromiografico espresso dalla giovane donna e di tradurlo in feedback e movimento&#8221;. Questi studi aprono alla realizzazione di arti bionici in grado di dare al paziente informazioni che giungono dal mondo esterno e contemporaneamente di reagire in risposta agli stimoli ricevuti (protesi bidirezionali), e in grado di trasmettere sensazioni piu&#8217; ricche e comparabili a quelle percepite da un arto in carne ed ossa. I risultati ottenuti complessivamente depongono a favore di un futuro utilizzo in ambito clinico delle protesi bidirezionali.</p>
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