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	<title>matrimoni gay Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Matrimoni gay: il Texas sfida la Corte Suprema</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Jun 2015 11:02:01 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[corte suprema]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Venerdì scorso la storica sentenza della Corte Suprema americana ha liberalizzato completamente i matrimoni gay in tutto il territorio degli Stati Uniti. Ma a pochi giorni da quella che è stata accolta con giubilo dal movimento per i diritti civili degli omosessuali come una decisione epocale, iniziano già le prime polemiche, con gli Stati più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Venerdì scorso la storica sentenza della Corte Suprema americana ha <strong>liberalizzato completamente i matrimoni gay in tutto il territorio degli Stati Uniti.</strong> Ma a pochi giorni da quella che è stata accolta con giubilo dal movimento per i diritti civili degli omosessuali come una decisione epocale, iniziano già le prime polemiche, con gli Stati più conservatori che cercano delle scappatoie per non doversi obbligatoriamente conformare alla decisione della Corte Suprema. In particolare il ministro della giustizia del Texas, <strong>Ken Paxton</strong>, ha lanciato il guanto di sfida al massimo organo giudiziario degli Stati Uniti, dichiarando e stabilendo che i funzionari comunali potranno continuare ad imporre il rifiuto, davanti alla richiesta di celebrazione di matrimonio avanzata da una coppia omosessuale.</p>
<p>Una decisione che il responsabile della giustizia ha preso in seguito alle centinaia di richieste di istruzioni pervenutogli dai funzionari pubblici, ignari sul da farsi, dopo la storica decisione dei nove giudici supremi, che di fatto ha <strong>eliminato qualsiasi distinzione tra matrimoni, basata sul sesso dei coniugi</strong>.  &#8220;<em>Gli addetti (alle nozze) delle contee e i loro impiegati conservano le loro libertà religiose e quindi possono rifiutarsi per motivi religiosi  di concedere una licenza di matrimonio a persone dello stesso sesso&#8221;</em>, ha scritto Paxton, aggiungendo che <em>&#8220;i giudici di pace così come i giudici allo stesso modo conservano le loro libertà religiose e possono sostenere che il governo non può obbligarli a celebrare cerimonie tra persone dello stesso sesso se queste sono contrarie alla loro religione&#8221;.</em></p>
<p>In realtà, se di fronte ad una richiesta di matrimonio omosessuale, dovessero opporre l’obiezione di coscienza, i funzionari texani, rischierebbero di essere denunciati, ma già da oggi, il ministro Paxton ha garantito che, qualora l’eventualità dovesse concretizzarsi, il governo dello Stato della stella solitaria, fornirebbe loro <strong>piena assistenza legale</strong> per affrontare le accuse.  “<em>Numerosi avvocati sono pronti ad assistere i loro diritti religiosi gratis ed io personalmente farò tutto quanto in mio potere per difenderli&#8221;</em>. Secondo Paxton, il diritto all’obiezione di coscienza in oggetto, sarebbe espressione della libertà assicurata a tutti i cittadini americani dal <strong>primo emendamento alla Costituzione</strong>, che sancisce la <strong>libertà di manifestazione della propria religione</strong>.</p>
<p style="text-align: right">Luca Marrelli</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Matrimoni gay, la politica in coro: ‘Unioni Civili non rinviabili’</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 25 May 2015 10:18:04 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Politica]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni gay]]></category>
		<category><![CDATA[referendum irlanda]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il risultato del Referendum in un Paese ultracattolico come l’Irlanda, che, con il 62% dei Sì, ha dato il via libera ai matrimoni gay, come spunto di riflessione per l’Italia e per la nostra politica, troppo spesso restia di fronte alla necessità di allargare il raggio dei diritti civili ed aprire anche alle unioni di [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il risultato del Referendum in un Paese ultracattolico come l’<strong>Irlanda</strong>, che, con il 62% dei Sì, ha dato il via libera ai <strong>matrimoni gay</strong>, come spunto di riflessione per l’Italia e per la nostra politica, troppo spesso restia di fronte alla necessità di allargare il raggio dei diritti civili ed aprire anche alle unioni di tipo diverso, rispetto al matrimonio tradizionale. E il cammino fatto dall’Irlanda, che nello spazio di 22 anni è passata dalla depenalizzazione dell’omosessualità (1993), all’introduzione delle unioni Civili (2010), per arrivare infine alla legalizzazione dei matrimoni gay, è un esempio per tutti gli Stati ancora chiusi sul tema. È stato l’arcivescovo di Dublino,  <strong>Diarmuid Martin</strong>, il primo a parlare di <em>“tempo di cambiamento e di fare autocritica”.</em> Un messaggio che può essere recepito anche dalla politica del nostro Paese.</p>
<p>Secondo il Primo Ministro <strong>Matteo Renzi</strong>: <em>“Le unioni civili ormai non sono più rinviabili”</em>. Dello stesso avviso anche la Presidente della Camera Laura Boldrini, che appreso del risultato del referendum ha twittato: <em>“È tempo che l’Italia abbia una legge sulle unioni civili. Essere europei significa riconoscere i diritti”</em>.  Stesso entusiasmo anche per il leader di Sel e storico sostenitore del movimento LGBT Nichi Vendola, che parla di <em>“fatto straordinario” </em>e di <em>“lezione di civiltà ricevuta dalla cattolicissima Irlanda”</em>. Per il momento però, sul testo base redatto in Commissione Giustizia, le resistenze sono molto aspre, con gli oltre <strong>quattromila emendamenti presentati</strong>, tremila dei quali dai parlamentari di Area Popolare.</p>
<p>Il Ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha parlato dello stato della stato della riforma: <em>&#8220;Stiamo lavorando in Parlamento a una proposta di legge che riconoscendo le unioni civili tra persone dello stesso sesso riconosca i diritti di tutti, il Pd non si tira indietro rispetto a questa battaglia di civiltà. Lo faremo subito dopo le elezioni. Siamo a buon punto, sono già stati presentati gli emendamenti, c&#8217;è la volontà di arrivare fino in fondo&#8221;. </em>Governo e Partito Democratico sembrano avere la ferma intenzione di arrivare all’approvazione del testo, affinché possa diventare legge, a dispetto della spaccatura che inevitabilmente si creerà all’interno di una maggioranza così disomogenea intorno a questo tema. Secondo Marcucci, primo firmatario della Legge, ci <em>sarà &#8220;un&#8217;ampia maggioranza su questo tema e si arriverà all&#8217;approvazione finale in prima lettura entro l&#8217;estate&#8221;</em>. Tuttavia Angelino Alfano, ministro dell’Interno ed esponente di punta del Nuovo Centro Destra, fissa i confini oltre i quali il suo partito sicuramente non si spingerà: <em>“La nostra posizione è chiara, sì alle unioni civili, sì al riconoscimento dei diritti delle persone con un rafforzamento patrimoniale di questi diritti, no alla equiparazione al matrimonio, no alla reversibilità della pensione, no alle adozioni dei figli&#8221; </em></p>
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		<title>In Irlanda si fa la storia, primo referendum sui matrimoni gay</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2015 12:18:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
		<category><![CDATA[diritti civili]]></category>
		<category><![CDATA[irlanda]]></category>
		<category><![CDATA[matrimoni gay]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Oggi è una giornata storica per l’Irlanda e più in generale per i diritti civili. Per la prima volta nella storia infatti, uno Stato deciderà, tramite referendum popolare, se autorizzare o meno il matrimonio tra persone omosessuali. Mai, prima di oggi, un governo aveva lasciato decidere autonomamente ai propri cittadini una tale questione. Le urne [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Oggi è una giornata storica per l’Irlanda e più in generale per i diritti civili. <strong>Per la prima volta nella storia infatti, uno Stato deciderà, tramite referendum popolare, se autorizzare o meno il matrimonio tra persone omosessuali</strong>. Mai, prima di oggi, un governo aveva lasciato decidere autonomamente ai propri cittadini una tale questione.</p>
<p>Le urne sono aperte da questa mattina alle 7 e lo saranno per tutta la giornata, fino alle 22. Sono <strong>3,2 milioni gli irlandesi chiamati a votare</strong>. Gli elettori dovranno esprimere il loro parere <strong>su un emendamento al testo costituzionale irlandese</strong>, che in pratica liberalizzerebbe il matrimonio tra due persone, <strong>senza fare alcuna distinzione di genere.</strong></p>
<p>Il Primo Ministro <strong>Enda Kenny</strong>, cattolico, ha dichiarato di essere decisamente favorevole all’approvazione del matrimonio omosessuale ed ha esortato tutti i suoi connazionali a votare seguendo le sue indicazioni. <em>&#8220;Non c&#8217;è nulla da temere a votare per amore e eguaglianza&#8221;</em>, ha detto Kenny nell’ultima conferenza tenuta prima del referendum.</p>
<p>Per quanto riguarda le previsioni, queste sono <strong>decisamente favorevoli alla vittoria del Sì</strong>, che secondo gli esperti dovrebbe avere la meglio in maniera piuttosto ampia. Tuttavia, alcuni scettici ricordano come, nel 1995, il referendum sulla liberalizzazione del divorzio, si risolse con uno scarto di 0,6 punti tra Sì e No, nonostante le previsioni della vigilia parlassero di un’amplissima maggioranza in favore dell’introduzione del divorzio. Indipendentemente da quello che sarà l’esito della consultazione popolare però, quella di oggi rimarrà comunque <strong>una data storica per l’Irlanda</strong>, Paese a tradizione fortemente conservatrice e cattolica, che <strong>soltanto nel 1993 ha depenalizzato l’omosessualità</strong>, dopo 17 anni di durissima battaglia legale.</p>
<p>Oltre al referendum sulla liberalizzazione del matrimonio senza distinzione di genere, oggi gli irlandesi saranno chiamati ad esprimersi anche sulla proposta di abbassamento dell’età minima di eleggibilità del Presidente della Repubblica a 21 anni, rispetto ai 35 necessari attualmente.</p>
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