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	<title>medici senza frontiere Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sudan. Medici di Msf: &#8220;Spari ed emergenza ospedali anche in Darfur&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Apr 2023 20:04:55 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">Mancanza di sicurezza e nuovi scontri a fuoco ostacolano in modo grave il diritto alle cure sia nella capitale Khartoum che nella regione del Darfur, nell&#8217;ovest del Sudan: lo riferiscono operatori dell&#8217;ong Medici senza frontiere (Msf), nonostante l&#8217;annuncio di un&#8217;intesa su un cessate il fuoco tra le fazioni militari in lotta.<br>Secondo Mohammed Gibreel Adam, coordinatore dell&#8217;organizzazione presso l&#8217;Ospedale meridionale nella città di El Fasher, nel nord del Darfur, &#8220;l&#8217;accesso ai servizi sanitari continua a essere interrotto&#8221;.<br>Il responsabile sottolinea: &#8220;Non c&#8217;è acqua, non c&#8217;è elettricità e manca la benzina; tante persone si affollano nelle corsie ma si riesce a fornire assistenza solo per i casi più gravi&#8221;. Secondo Gibreel Adam, uno dei problemi è la mancanza di garanzie di sicurezza, che impedisce gli spostamenti, i soccorsi e i trasferimenti d&#8217;emergenza dei pazienti.<br>Nella testimonianza, diffusa da Msf anche con un filmato, si vedono persone su barelle ferite da quelli che appaiono colpi di arma da fuoco.<br>L&#8217;emergenza riguarda anche altre aree del Darfur, in particolare il capoluogo meridionale El Geneina. Organizzazioni locali dei medici hanno riferito che due giorni di scontri in città hanno provocato oltre 70 morti.<br>El Geneina è uno degli epicentri del conflitto tra l&#8217;esercito guidato dal generale Abdel Fattah Al-Burhan e i paramilitari delle Forze di intervento rapido di Mohamed Hamdan Dagalo detto Hemeti, il &#8220;piccolo Maometto&#8221;.<br>Di una situazione ad alto rischio riferisce anche Ghazali Babiker, responsabile di Msf a Khartoum. &#8220;Ci sono stati scontri e bombardamenti anche presso un nostro magazzino e per questo abbiamo dovuto sospendere la consegna agli ospedali di alcune donazioni che avevamo ricevute&#8221; sottolinea il dottore. Secondo Babiker, uno dei poli di assistenza che continua a funzionare in città è l&#8217;Ospedale turco. &#8220;Si trova nel quadrante centro-meridionale&#8221; spiega il dottore. &#8220;Resta aperto ed Msf continua a supportarlo con le donazioni di farmaci nonostante conservi una capacità di assistenza minima&#8221;.<br>Oggi l&#8217;esercito di Al-Burhan ha accusato le Forze di intervento rapido di Hemeti di aver aperto il fuoco su un aereo turco fermo sulla pista dell&#8217;aeroporto di Wadi Seyidna, alle porte di Khartoum. Secondo il ministero degli Esteri di Ankara, il C-130 è stato raggiunto da alcune raffiche e ora ha bisogno di riparazioni. Gli spari non avrebbero però causato feriti.</p>
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		<title>Forum Terzo Settore: “Rafforzare l&#8217;economia sociale  è  la strada per un&#8217;Europa dei cittadini&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 27 Mar 2019 16:19:48 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Un’Europa più vicina ai cittadini che faccia dell’inclusione sociale e della sostenibilità il metro delle sue politiche. Il terzo settore e l’economia sociale possono dare un contributo importante anche per uscire dalla logica dell’emergenza per affrontare il fenomeno delle migrazioni: è questo il messaggio che esce dall’assemblea nazionale del Forum del Terzo Settore tenuta oggi a Roma.</p>
<p>Al centro del confronto il futuro dell’Europa, il suo sviluppo inclusivo e sostenibile, il governo strutturale e di lungo periodo della questione migratoria e il contributo del Terzo settore a queste sfide.</p>
<p>Si tratta di temi che né la Ue né i cittadini possono eludere, è stato fatto notare nel convegno, anche in vista dell’appuntamento per la formazione del prossimo Parlamento Europeo, il 26 maggio. Da qui la volontà del Forum di richiamare l’attenzione su strategie fondamentali per la costruzione dell’ “Europa” quali: la promozione dell’economia sociale, la convergenza delle strategie nazionali verso la realizzazione degli obiettivi di sviluppo sostenibile dell’Agenda 2030 che l’Italia ha sottoscritto, il rafforzamento del Pilastro Sociale Europeo.</p>
<p>Le azioni previste dal Pilastro Sociale, volte a rafforzare le opportunità di accesso al mercato del lavoro, la qualità delle condizioni di lavoro e dei redditi e l’ accesso per tutti a una protezione sociale adeguata e sostenibile possono e devono trovare nell’apporto dell’economia sociale nelle sue diverse componenti un acceleratore di innovazione, un moltiplicatore di opportunità e risorse, il fattore ricostituente della coesione sociale.</p>
<p>Quanto al tema migrazioni il Forum Terzo Settore ha promosso, insieme a Caritas, Cini, Unicef, Medici Senza Frontiere, Amnesty International, Oxfam e Forum Sad una Carta nazionale per l’approccio integrato ai fenomeni migratori: “Oltre l’emergenza: un modello per il governo dei fenomeni migratori”, per dare una risposta di sistema ai fenomeni migratori, che tuteli la dignità delle persone e che valorizzi il contributo specifico dei diversi attori del settore. Il dibattito ha inoltre evidenziato come l’Italia da sola non possa farcela. Serve l’Europa.</p>
<p>“Servono quindi politiche europee per la gestione dei flussi migratori – sintetizza la portavoce nazionale del Forum del Terzo Settore Claudia Fiaschi – , che affrontino con un approccio integrato emergenze umanitarie, sistemi di prima e seconda accoglienza e nello stesso tempo anche politiche di cooperazione allo sviluppo per la stabilizzazione e lo sviluppo dei paesi di origine”.</p>
<p>Piattaforma Europa e piattaforma migrazioni, condivise all’interno di reti quali Concord e SEE (Social Economy Europe) a livello internazionale, andranno ad integrare l’Agenda Aperta del Forum Nazionale del Terzo Settore.</p>
<p>Durante i lavori il Forum ha salutato Paolo Dieci, scomparso nell’incidente aereo della Ethiopian Airlines dello scorso 10 marzo, che sarebbe stato un relatore all’assemblea. “Purtroppo Paolo non è più con noi. Paolo era un amico e compagno di strada del Forum, un riferimento per tanti per aver maturato nei decenni un impegno, una grande esperienza e una conoscenza sul campo dei problemi della cooperazione, del rapporto Nord-Sud. La morte di Paolo Dieci lascia un grande vuoto nel mondo della cooperazione e della solidarietà internazionale.” Con queste parole lo ha ricordato il Direttore del Forum Nazionale Maurizio Mumolo.</p>
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		<title>Libia, migranti a Zuwara in condizioni disumane</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/05/10/libia-migranti-a-zuwara-in-condizioni-disumane/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 10 May 2018 18:22:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Medici Senza Frontiere (Msf) è molto preoccupata per la sorte di circa 800 migranti e rifugiati trattenuti in un centro di detenzione estremamente sovraffollato nella città portuale di Zuwara, a circa 100 chilometri a ovest di Tripoli. Alcuni uomini, donne e bambini sono detenuti in condizioni disumane da più di cinque mesi, senza accesso adeguato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Medici Senza Frontiere (Msf) è molto preoccupata per la sorte di circa 800 migranti e rifugiati trattenuti in un centro di detenzione estremamente sovraffollato nella città portuale di Zuwara, a circa 100 chilometri a ovest di Tripoli. Alcuni uomini, donne e bambini sono detenuti in condizioni disumane da più di cinque mesi, senza accesso adeguato a cibo e acqua.</p>
<p>“La situazione è critica”, dichiara Karline Kleijer, responsabile per le emergenze di Msf. “Invitiamo con forza tutte le agenzie internazionali presenti in Libia, i rappresentanti dei paesi di origine e le autorità libiche a fare tutto il possibile per trovare una soluzione per queste persone entro i prossimi giorni”.</p>
<p>Martedì scorso l’Agenzia delle Nazioni Unite per i rifugiati (Unhcr) ha trasferito via aerea 88 persone bisognose di protezione internazionale da Zuwara ad un altro centro di detenzione a Tripoli, dove saranno identificati i casi più vulnerabili potenzialmente soggetti ad un’evacuazione dalla Libia. Le autorità libiche hanno invece trasferito alcune persone in altri centri di detenzione nel tentativo di ridurre l’eccessivo sovraffollamento mentre l’Organizzazione Internazionale per le Migrazioni (Iom) ha avviato il processo di “ritorno volontario umanitario” per alcuni detenuti. Tuttavia, centinaia di persone restano ancora all’interno del centro senza una soluzione in vista.</p>
<p>Ogni giorno che passa la situazione peggiora sempre di più con un numero crescente di rifugiati e migranti detenuti arbitrariamente. Dal 18 aprile scorso, giorno in cui è iniziato l’intervento dell’equipe di emergenza di Msf, altre 500 persone sono state portate in una struttura già sovraffollata. Al momento, nel centro di detenzione di Zuwara c’è il quadruplo delle persone che potrebbe contenere il suo spazio, talmente ristretto che è quasi impossibile per le persone sdraiarsi a terra.</p>
<p>Un gran numero di rifugiati, migranti e richiedenti asilo a Zuwara hanno già sopportato allarmanti livelli di violenza e sfruttamento in Libia e durante gli strazianti viaggi dai loro paesi d’origine. Alcune delle persone portate al centro di detenzione erano malnutrite all’arrivo perché tenute prigioniere da reti di trafficanti nell’area. “Msf chiede nuovamente la fine della detenzione arbitraria di rifugiati, richiedenti asilo e migranti in Libia”, afferma Kleijer.</p>
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		<title>Siria: MSF chiede aiuti per i rifugiati bloccati nel deserto al confine giordano</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/07/01/94718/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 01 Jul 2016 09:15:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Circa 60.000 persone bloccate in condizioni terribili presso il confine nord-orientale della Giordania con la Siria hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti e di protezione internazionale. Questo l’appello che l’organizzazione medico-umanitaria, Medici Senza Frontiere (MSF) ha lanciato oggiAggiungi un appuntamento per oggi in una conferenza stampa ad Amman. A seguito di un attacco suicida contro [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Circa 60.000 persone bloccate in condizioni terribili presso il confine nord-orientale della Giordania con la Siria hanno bisogno di aiuti umanitari urgenti e di protezione internazionale. Questo l’appello che l’organizzazione medico-umanitaria, <strong>Medici Senza Frontiere (MSF)</strong> ha lanciato <strong>oggiAggiungi</strong> un appuntamento per oggi in una conferenza stampa ad Amman.</p>
<p>A seguito di un attacco suicida contro una vicina postazione militare, avvenuto lo scorso 21 giugno, in cui sette soldati giordani sono stati uccisi e altri 14 feriti, le persone che vivono in campo informale nella zona conosciuta come <strong>“Berm”</strong>, sono da quel giorno senza cibo o assistenza medica. Hanno ricevuto solamente acqua ma in quantità estremamente limitate.</p>
<p>“Queste persone – oltre il 50 per cento delle quali sono bambini – hanno un disperato bisogno di cibo, acqua e cure mediche. Non si può aspettare oltre” dichiara Benoit De Gryse, responsabile delle operazioni di MSF.</p>
<p>“L’assistenza da sola non basta. Alle persone in fuga dalla guerra dovrebbero essere offerti protezione internazionale e un luogo sicuro dove vivere. Né la Siria né il confine sono luoghi sicuri oggiAggiungi un appuntamento per oggi”, prosegue De Gryse. “Questa è una responsabilità collettiva e un massiccio fallimento della comunità internazionale. Non è solo una responsabilità della Giordania. Ci sono molti paesi sia all’interno sia all’esterno della regione che dovrebbero farsi avanti per offrire un luogo sicuro ai rifugiati”.</p>
<p>Prima della sospensione forzata delle attività a seguito dell’attacco, MSF gestiva una clinica mobile per le persone intrappolate nel Berm, che da quando aveva cominciato a operare, il 16 maggio, aveva fornito trattamenti medici a un totale di 3.501 persone. Le principali patologie riscontrate dalle équipe di MSF sono state malattie della pelle, diarrea e malnutrizione.</p>
<p>Dei 1.300 bambini sotto i cinque anni di età esaminati per la malnutrizione, 204 erano affetti da malnutrizione moderata e 10 da malnutrizione grave. Inoltre, il 24,7 per cento dei bambini visitati da MSF ha sofferto di diarrea acuta. Le équipe hanno inoltre assistito 450 donne incinte e fatto nascere un bambino.</p>
<p>“Le condizioni prima della sospensione degli aiuti erano estremamente dure, e molti dei pazienti trattati dalle nostre équipe ci hanno detto di essersi trasferiti in questa zona molto inospitale a causa degli alti livelli di violenza e insicurezza che stavano vivendo”, aggiunge De Gryse.</p>
<p>“L’idea che ci siano zone sicure in Siria dove le persone possono tornare è una sciocchezza. Questa non è un’opzione percorribile. Così come non lo è farli restare al Berm, visto che la zona non è sicura per nessuno, figuriamoci per migliaia di donne e bambini. Gli Stati che hanno la capacità di farlo non dovrebbero voltare le spalle ma offrire subito asilo ai rifugiati”, conclude De Gryse.</p>
<p><strong>Testimonianze da Berm</strong></p>
<p>“Ogni giorno in Siria un nuovo aeroplano sganciava una bomba su di noi. Siamo fuggiti [in un’altra parte del Paese]; poi le bombe ci hanno raggiunto anche lì, quindi siamo finiti qui, dove le condizioni sono pessime, c’è carenza di acqua. A volte non ci danno l’acqua e il suo sapore è cattivo. Non è vita questa. Tutti i bambini del campo hanno la diarrea a causa dell’acqua o del cibo. Le maggiori quantità di cibo vengono razziate da una tribù locale. Quando c’è carenza di cibo a volte non ne riceviamo per una settimana intera. Ci sono anche topi enormi e scorpioni. Abbiamo chiesto alle agenzie delle trappole per topi, ma non ce le hanno date; i topi distruggono tutto e i miei figli sono pieni di morsi di topo. Non riesco nemmeno a comprare dei vestiti per i miei figli” – 50 anni donna, 27 maggio 2016</p>
<p>“Le condizioni qui sono terribili – non possiamo tornare a Dara perché avvengono stupri, molestie sessuali e sequestri. I gruppi presenti al Berm sono in lotta. Di notte si sentono colpi di arma da fuoco, troppe persone hanno armi qui”- 38 anni donna, 27 Maggio 2016</p>
<p>“Ho molta paura per mia figlia. Non la lascio andare da sola a prendere il cibo [durante la distribuzione da parte del PAM] perché ho paura che venga assalita dagli uomini. La mia famiglia e anche le altre hanno molti problemi. Soffro di una cardiopatia e di asma e sto finendo le medicine. C’è un uomo che ci sta importunando, chiedendo soldi. Ha alcuni uomini con sé e terrorizza la gente” – 40 anni donna, 30 maggio 2016</p>
<p>“Il cibo non è igienico a causa dei topi. Le tende lasciano entrare la polvere. All’inizio si stava meglio perché non c’erano molte persone e l’acqua e il cibo erano disponibili. Ora invece siamo in troppi. Quando bevo l’acqua ho male allo stomaco e poi la diarrea. Ha il sapore del cloro. Vorremmo andare via ma abbiamo paura; non vogliamo essere riportati a Dara, non avremmo i soldi per fuggire di nuovo” – 30 anni donna, 2 giugno 2016</p>
<p>“Uno dei miei fratelli in Siria è stato ucciso da una bomba, e mio padre è morto perché era malato e non è stato curato. Ora mia madre ha una emorragia cerebrale, non può camminare e ha perso un rene in un incidente stradale. Non può bere l’acqua che danno qui, ha bisogno di acqua sterile” – 26 anni donna, 2 giu 2016</p>
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		<title>UE: dichiarazione di Medici Senza Frontiere a conclusione del vertice del Consiglio Europeo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/06/30/94673/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 30 Jun 2016 09:05:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;inasprimento delle misure di contrasto alle migrazioni, culminate nel recente accordo con la Turchia e con l&#8217;approvazione del Partnership Framework, oltre ad aumentare la sofferenza delle persone, sta mettendo in seria discussione il concetto di rifugiato e di protezione internazionale. “Con il via libera al “Partnership Framework” proposto dalla Commissione, il Consiglio Europeo ha reso [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/06/30/94673/">UE: dichiarazione di Medici Senza Frontiere a conclusione del vertice del Consiglio Europeo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><span lang="IT" xml:lang="IT">L&#8217;inasprimento delle misure di contrasto alle migrazioni</span></strong><span lang="IT" xml:lang="IT">, culminate nel recente accordo con la Turchia e con l&#8217;approvazione del Partnership Framework, oltre ad aumentare la sofferenza delle persone, sta mettendo in seria discussione il concetto di rifugiato e di protezione internazionale.</span></p>
<p><span lang="IT" xml:lang="IT">“Con il via libera al <strong>“Partnership Framework”</strong> proposto dalla Commissione, il Consiglio Europeo ha reso l’accordo UE-Turchia un modello di risposta alla gestione dei flussi migratori e di rifugiati verso l’Europa, ignorando le tragiche conseguenze umanitarie che questo puó avere- in particolare in Grecia- e l’attacco al diritto d’asilo che esso rappresenta” </span><span lang="IT" xml:lang="IT">dichiara Aurelie Ponthieu, responsabile advocacy per la Migrazione di MSF.</span></p>
<p><span lang="IT" xml:lang="IT">“Pur riconoscendo le sfide della crisi legata ai grandi movimenti di massa a livello globale, il Consiglio sta reagendo con una risposta di contenimento delle persone in fuga da regioni di guerra e conflitto. Invece di estendere la protezione e l’assistenza a coloro che ne hanno piú bisogno, gli stati europei girano lo sguardo dall&#8217;altra parte, mettendo a rischio il diritto di fuga e di asilo. L’attenzione posta dall’Unione Europea sulla deterrenza e l’esternalizzazione dei controlli di frontiera non impedirà alle persone di raggiungere l’Europa, ma aumenterà invece le reti di trafficanti, mettendo ancora piú a rischio la vita di chi fugge. Un nuovo approccio é necessario: il solo modo per far fronte alla crisi creata dalle stesse politiche europee, é garantire vie legali e sicure per raggiungere l’Europa, favorendo l’accesso al diritto di asilo e alle misure di ricongiungimento familiare, e nel contempo migliorando le condizioni di accoglienza in Grecia e in Italia.”</span></p>
<div>Più di 60 milioni di persone nel mondo fuggono da guerre, violenze o povertà. Non sono criminali ma uomini, donne e bambini che hanno bisogno di cure mediche, sostegno psicologico e protezione. Chiediamo ai governi e alla comunità internazionale un cambio di passo per affrontare il tema delle popolazioni in movimento come un’urgente questione umanitaria, non più come un problema di sicurezza.</div>
<div></div>
<div>Chiediamo l’istituzione di canali legali e sicuri che consentano ai richiedenti asilo di raggiungere l’Europa senza essere costretti a pagare i trafficanti per la pericolosa traversata del Mediterraneo. Intanto, per fermare le morti in mare, serve un meccanismo intergovernativo di ricerca e soccorso in mare dotato di mezzi di soccorso dedicati. Subito!</div>
<div></div>
<div>L’Europa deve abbandonare la logica della fortezza da difendere. Chiediamo di superare i muri e il filo spinato, interrompere le deportazioni previste negli accordi con i Paesi d’origine, cessare gli abusi delle forze di polizia, offrire un’accoglienza dignitosa a chi fugge e assistere le persone più vulnerabili.</div>
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		<title>Siria, attacchi aerei distruggono l’ospedale di Al Quds ad Aleppo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Apr 2016 09:48:10 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel bombardamento dell’ospedale di Al Quds ad Aleppo, supportato da Medici Senza Frontiere (MSF), sono morte 14 persone, tra cui almeno due medici. Secondo quanto riferito dallo staff sul posto, l’ospedale è stato distrutto ieri notte da almeno un attacco aereo che ha colpito direttamente l’edificio, riducendolo in macerie. Ulteriori attacchi aerei hanno colpito diverse aree vicine [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel bombardamento dell’ospedale di <strong>Al Quds ad Aleppo</strong>, supportato da<span class="apple-converted-space"> </span><strong>Medici Senza Frontiere (MSF),</strong><span class="apple-converted-space"> </span>sono morte 14 persone, tra cui almeno due medici. Secondo quanto riferito dallo staff sul posto, l’ospedale è stato distrutto ieri notte da almeno un attacco aereo che ha colpito direttamente l’edificio, riducendolo in macerie. Ulteriori attacchi aerei hanno colpito diverse aree vicine all’ospedale.</p>
<p>“MSF condanna nel modo più assoluto questo vergognoso attacco, che colpisce un’altra struttura sanitaria in Siria”<span class="apple-converted-space"> </span>ha dichiarato<span class="apple-converted-space"> </span>Muskilda Zancada, capomissione di MSF in Siria.<span class="apple-converted-space"> </span>“Questo devastante attacco ha distrutto un ospedale vitale per Aleppo, che era anche il principale centro pediatrico dell’area.<span class="apple-converted-space"> </span>Dov’è l’indignazione di chi ha il potere e il dovere di fermare questo massacro?”</p>
<p>La situazione nella città di Aleppo, da tempo sulla linea del fronte del brutale conflitto siriano, era critica anche prima di questo attacco. Circa 250.000 persone si trovano ancora nella città, che ha visto un drammatico aumento di bombardamenti, attacchi e vittime nelle ultime settimane.<span class="apple-converted-space"> </span>C’è solo una strada ancora aperta per entrare e uscire dalle aree non controllate dal governo. Se anche questa venisse interrotta, la città sarebbe sotto assedio.<span class="apple-converted-space"> </span>Nell’ultima settimana, diverse altre strutture mediche sono state attaccate e distrutte ad Aleppo e cinque soccorritori della Difesa Civile Siriana sono stati uccisi.</p>
<p>MSF dona forniture mediche all’ospedale di Al Quds dal 2012 e ha costruito una stretta collaborazione professionale con il suo staff medico:<span class="apple-converted-space"> </span>“A rafforzare questa tragedia si aggiunge la dedizione e l’impegno dello staff di Al Quds, che lavorava in condizioni inimmaginabili, senza mai vacillare, dall’inizio di questo sanguinoso conflitto”<span class="apple-converted-space"> </span>continua<span class="apple-converted-space"> </span>Zancada di MSF.</p>
<p>L’ospedale, dotato di 34 posti letto, forniva servizi di pronto soccorso, cure ostetriche, terapia intensiva, aveva una sala operatoria, un ambulatorio e un reparto di degenza. Vi lavoravano a tempo pieno 8 medici e 28 infermieri. Era il principale centro pediatrico della zona.</p>
<p>MSF gestisce sei strutture mediche nel nord della Siria e supporta oltre 150 centri sanitari e ospedali in tutto il paese, di cui molti in aree assediate. Diversi ospedali nel nord e nel sud della Siria sono stati bombardati dall’inizio del 2016, tra cui 7 supportati da MSF. Sono morte almeno 42 persone, di cui almeno 16 tra il personale medico.</p>
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		<title>&#8216;Fuori Campo&#8217; la nuova ricerca di Medici senza Frontiere</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 Apr 2016 10:53:40 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Almeno 10.000 richiedenti asilo e rifugiati in Italia vivono al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni di precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche, in decine di siti informali sorti spontaneamente lungo la penisola. Lo denuncia il nuovo rapporto di MSF “Fuori campo. Richiedenti asilo e [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<div>Almeno 10.000 richiedenti asilo e rifugiati in Italia vivono al di fuori del sistema di accoglienza, in condizioni di precarietà e marginalità, senza alcuna assistenza istituzionale e con scarso accesso alle cure mediche, in decine di siti informali sorti spontaneamente lungo la penisola. Lo denuncia il <strong>nuovo rapporto di MSF “Fuori campo. Richiedenti asilo e rifugiati in Italia: insediamenti informali e marginalità sociale”</strong>.</div>
<div></div>
<div>Il rapporto è frutto di una ricerca condotta nel corso del 2015 e mostra le condizioni inaccettabili in cui migliaia di persone, in massima parte <strong>richiedenti o titolari di protezione internazionale, quindi regolarmente presenti nel nostro paese</strong>, sono costrette a vivere per mesi o addirittura anni a causa dei limiti del sistema di accoglienza e delle politiche di integrazione sociale. Tra loro, richiedenti asilo appena arrivati a cui viene negata l’assistenza prevista dalla legge per mancanza di posti nei centri di accoglienza; persone in transito verso altri paesi europei; rifugiati che vivono in Italia da anni ma che non sono riusciti a completare il percorso di inserimento sociale.</div>
<div></div>
<div>“Per quasi un anno abbiamo visitato edifici occupati, baraccopoli, casolari, parchi e stazioni ferroviarie, in aree rurali ma anche in centri cittadini, e abbiamo documentato una realtà disarmante, pressoché ignorata dalle istituzioni” dichiara<strong>Giuseppe De Mola, ricercatore di MSF</strong>. “Migliaia di uomini, donne, bambini, persone vulnerabili che sono fuggite da situazioni drammatiche e avrebbero ogni diritto a ricevere assistenza, vivono in condizioni deplorevoli, con barriere spesso insormontabili che compromettono l’accesso a cure essenziali.”</div>
<div></div>
<div>
<div>Le condizioni umanitarie all’interno degli insediamenti informali sono drammatiche. Nella metà dei siti mancano acqua potabile ed elettricità e l’accesso ai servizi sanitari è carente o inesistente: i migranti in attesa di essere ammessi alla procedura di asilo non sono coperti da alcuna assistenza sanitaria pubblica e tra i rifugiati che vivono in Italia da più anni, 1 su 3 non è iscritto al Servizio Sanitario Nazionale e 2 su 3 non hanno accesso regolare al medico di famiglia o al pediatra.</div>
<div></div>
<div>Si va dall’ex villaggio olimpico di <strong>Torino</strong>, che ospita più di 1000 rifugiati, alla più piccola casa “Don Gallo” nel centro di<strong> Padova</strong>, dove l’unica doccia è un tubo di gomma in giardino; dalle stazioni ferroviarie del Sud e Nord Italia dove afghani e pakistani attendono per mesi di accedere alla procedura di asilo, ai siti permanenti di eritrei a <strong>Roma</strong>; dalla fabbrica dismessa “Ex-Set” di <strong>Bari</strong>, dove rifugiati africani vivono dal 2014 in condizioni indegne, alla pista di <strong>Borgo Mezzanone a Foggia</strong>, sito informale a ridosso di un centro governativo di prima accoglienza. <strong>Una rete di marginalità causata anche dall’inadeguatezza di un sistema di accoglienza che alla cronica carenza di posti continua ad abbinare modalità di gestione emergenziali</strong>, tanto che su 100.000 posti attualmente disponibili, più del 70% si trova all’interno di strutture straordinarie.</div>
<div></div>
<div>“Siamo di fronte a una popolazione invisibile, ignorata o tollerata dalle istituzioni, che invece di fornire soluzioni intervengono solo attraverso sgomberi forzati che non tengono in alcun conto la vulnerabilità di queste persone” afferma <strong>Loris De Filippi, presidente di MSF. </strong>“Diecimila migranti sono un numero esiguo rispetto agli arrivi degli ultimi due anni. Ma in assenza di interventi immediati e strutturali, buona parte delle 100.000 persone presenti ora nei centri di accoglienza e di quanti arriveranno nei prossimi mesi potrebbe presto condividere questa sorte di marginalità, inaccettabile in un paese come l’Italia. Né aiuterà ciò che sta accadendo negli hotspot, dove migliaia di migranti vengono esclusi arbitrariamente dalla procedura di asilo e abbandonati a se stessi.”</div>
<div></div>
<div>MSF, che da 15 anni lavora in Italia per offrire assistenza ai migranti forzati, pur riconoscendo gli sforzi fatti dal nostro Paese per recuperare inadempienze e ritardi cronici, chiede alle autorità di <strong>incrementare la capienza del sistema di accoglienza</strong>, superando l’attuale approccio emergenziale; di garantire a migranti, richiedenti asilo e rifugiati negli insediamenti informali <strong>condizioni di vita dignitose e i diritti basilari della persona, tra cui il diritto alla salute; di vincolare l’iscrizione al Servizio Sanitario Nazionale con l’assegnazione del medico di famiglia soltanto al luogo di effettiva dimora.</strong></div>
<div></div>
<div>In questi mesi le équipe di MSF hanno offerto assistenza medica e psicologica a Gorizia, al centro Baobab di Roma, sugli scogli di Ventimiglia. MSF intende ora avviare un <strong>Osservatorio nazionale permanente su richiedenti asilo e rifugiati al di fuori del sistema di accoglienza, denunciando le situazioni più critiche in termini di bisogni umanitari e di barriere nell’accesso alle cure mediche</strong>, in collaborazione con quanti hanno collaborato alla realizzazione di questo rapporto: enti, associazioni e gli altri attori della società civile impegnati nella tutela dei migranti forzati, inclusi i gruppi territoriali di volontari di MSF.</div>
<div></div>
<div>
<div><strong>LE STORIE</strong></div>
<div>L’Ex SET di Bari è una fabbrica dismessa, un grosso capannone dove vivono fino a 200 rifugiati in una ventina di tende sovraffollate. D’inverno è freddissimo. D’estate è un forno. Piccioni e topi infestano la struttura. Nsia, 32 anni, è il barbiere dell’Ex SET. Possiede forbici e rasoi, un flacone di alcol come dopobarba, un plaid come mantellina. È arrivato in Italia nel 2008. “Quando sono scappato dalla Libia, ho passato 9 giorni in mare. Durante il viaggio 11 persone sono morte. Questo posto è meglio di niente. È un posto sicuro dove rientrare. Mi sento solo ma non posso tornare nel mio Paese. C’è la guerra. C’è la fame”.</div>
</div>
<div><strong>Leggi le storie su <a href="http://www.msf.it/fuoricampo" target="_blank">www.msf.it/fuoricampo</a></strong></div>
</div>
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		<title>Siria: civili sotto attacco</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 19 Feb 2016 11:05:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nella guerra in Siria i civili sono sotto un attacco incessante, 1,9 milioni di persone vivono sotto assedio, le frontiere sono chiuse ai rifugiati e dilagano i bombardamenti contro strutture mediche e aree densamente abitate. È l’allarme lanciato oggi da MSF, con un appello specifico agli stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<div>Nella guerra in Siria i civili sono sotto un attacco incessante, <strong>1,9 milioni di persone vivono sotto assedio, le frontiere sono chiuse ai rifugiati e dilagano i bombardamenti contro strutture mediche e aree densamente abitate</strong>. È l’allarme lanciato oggi da MSF, con un appello specifico agli stati membri del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, in particolare Francia, Russia, Regno Unito e Stati Uniti, che sono parte attiva del conflitto: devono rispettare le risoluzioni da loro stessi approvate per fermare il massacro e garantire che i loro alleati assicurino la dovuta protezione ai civili ed evitino i combattimenti in aree civili.</div>
<div></div>
<div>In un rapporto diffuso oggi, <strong>MSF presenta l’impatto del conflitto contro i civili attraverso i dati raccolti in 70 fra gli ospedali e strutture sanitarie supportate dall’organizzazione in Siria nordoccidentale, occidentale e centrale</strong>. Nel complesso, sono 154.647 i feriti e 7.009 le vittime di guerra documentate in quelle strutture nel solo 2015, di cui il <strong>30-40% sono donne e bambini</strong>.</div>
<div></div>
<div>I dati medici documentati da MSF dimostrano che in questo brutale conflitto i civili e le aree civili continuano a essere devastate, con attacchi mirati o indiscriminati.</div>
<div></div>
<div>“I dati che abbiamo raccolto sono sconcertanti, ma sono solo una fotografia parziale di un bilancio molto più grave” ha detto la <strong>dott.ssa Joanne Liu, presidente internazionale di MSF</strong>. “Le persone morte o ferite al di fuori delle strutture supportate da MSF non rientrano nel conto. La situazione complessiva è verosimilmente molto, molto peggiore.”</div>
<div></div>
<div>Il rapporto denuncia che <strong>63 ospedali e strutture sanitarie supportate da MSF sono state attaccate o bombardate in 94 diverse occasioni nel solo 2015</strong>. 12 strutture sono state distrutte e 23 membri dello staff sono rimasti uccisi.</div>
<div></div>
<div>“I membri permanenti del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, quattro dei quali sono attivamente coinvolti nella guerra in Siria, devono rispondere del loro fallimento nell’adempiere alle loro più banali responsabilità verso i civili” ha detto la dott.ssa Joanne Liu. “Le stesse risoluzioni del Consiglio proibiscono gli attacchi contro i civili, gli attacchi contro le strutture sanitarie, le tattiche di assedio che costringono le comunità alla fame, eppure è esattamente così che questa guerra viene condotta con la loro partecipazione.”</div>
<div></div>
<div><strong>Nella regione di Damasco sono sotto assedio più di 70 comunità e quartieri, per una popolazione stimata di 1.450.000 persone</strong>. Forniture mediche ed evacuazioni mediche non vengono quasi mai autorizzate in queste aree, dove le strutture supportate da MSF hanno trattato<strong> 93.162 pazienti feriti</strong> nel solo 2015.</div>
<div></div>
<div><strong>L’assedio di Madaya ha costretto la popolazione alla fame causando la morte di 49 persone</strong> tra dicembre e gennaio. Si stima che quasi mezzo milione di persone vivano sotto assedio in altre aree della Siria, tra cui i governatorati di Homs e Deir ez-Zor. MSF ha chiesto ripetutamente di poter evacuare i pazienti gravemente malati dalle aree assediate e di consentire l’accesso di adeguati e regolari aiuti umanitari in queste aree.</div>
<div></div>
<div><strong>Nel 2016 sono già state bombardate almeno 17 strutture sanitarie in Siria, di cui sei supportate da MSF</strong>. Il 15 febbraio l’ospedale supportato da MSF a Ma’arat Al-Numan, nella provincia di Idlib, è stato distrutto da attacchi multipli che hanno ucciso 25 persone tra cui nove membri dello staff. Era un ospedale pienamente funzionante con 30 posti letto che ogni mese si prendeva cura di migliaia di persone.</div>
<div></div>
<div>
<div>“Il bombardamento dell’ospedale di Ma’arat Al-Numan è una eclatante violazione delle leggi della guerra, ma è solo la punta dell’iceberg nel panorama degli attacchi contro le strutture sanitarie in Siria” continua la dott.ssa Liu. “<strong>Ora diciamo forte e chiaro: il medico del tuo nemico non è il tuo nemico</strong>.”</div>
<div></div>
<div><strong>MSF chiede agli stati coinvolti nella guerra in Siria di attivare un’investigazione indipendente</strong> per chiarire i fatti del bombardamento dell’ospedale, attraverso la Commissione d’Inchiesta Umanitaria Internazionale (IHFFC) o qualunque altro meccanismo indipendente disponibile.</div>
<div></div>
<div>Nel distretto settentrionale di Azaz, solo a febbraio, circa 45.000 persone sono fuggite verso la frontiera con la Turchia, dove vivevano già circa 55.000 persone precedentemente sfollate. <strong>Le linee del fronte del conflitto si stanno avvicinando rapidamente e attualmente si trovano a soli 8 chilometri dai campi sfollati</strong>. I gruppi armati nell’area devono evitare operazioni militari nei pressi di persone intrappolate o sfollate e le operazioni militari in quest’area, come in ogni parte del paese, devono <strong>garantire la protezione dei civili ed evitare di colpire strutture sanitarie</strong>.</div>
<div></div>
<div>“Le persone non sanno dove fuggire”, prosegue la dott.ssa Joanne Liu. “Siamo grati che i paesi confinanti con la Siria, come la Turchia, abbiano accolto così tanti rifugiati, e speriamo che continuino a portare avanti questo impegno umanitario ora che la situazione nel distretto Azaz sta peggiorando. Allo stesso tempo, tutti i paesi devono tenere fede ai loro impegni e ai trattati di protezione dei rifugiati che hanno sottoscritto. In particolare, quelli coinvolti nelle coalizioni militarmente attive in Siria devono compiere maggiori sforzi per <strong>garantire un passaggio sicuro e un’accoglienza dignitosa alle persone in fuga per la loro vita</strong>. Devono supportare i paesi confinanti con la Siria affinché possano ospitare il maggior numero di siriani, ma non devono condannare queste persone a morte sigillando i propri confini.”</div>
<div></div>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/19/siria-civili-sotto-attacco/">Siria: civili sotto attacco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Siria: sette morti e otto dispersi nell’ospedale bombardato</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/02/16/90160/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 16 Feb 2016 09:26:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Almeno sette persone sono state uccise e almeno altre otto mancano ancora all’appello e si presume siano morte, dopo che un ospedale supportato da Medici Senza Frontiere (MSF) nella provincia di Idlib, in Siria settentrionale, è stato distrutto da un attacco questa mattina. L’ospedale di Ma’arat Al Numan è stato colpito da quattro missili in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/16/90160/">Siria: sette morti e otto dispersi nell’ospedale bombardato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Almeno sette persone sono state uccise e almeno altre otto mancano ancora all’appello e si presume siano morte,</strong> dopo che un ospedale supportato da <strong>Medici Senza Frontiere (MSF)</strong> nella provincia di Idlib, in Siria settentrionale, è stato distrutto da un attacco questa mattina.</p>
<p><strong>L’ospedale di Ma’arat Al Numan è stato colpito da quattro missili in due attacchi</strong> a pochi minuti di distanza l’uno dall’altro, secondo la testimonianza dello staff dell’ospedale. <strong>Tra le vittime ci sono cinque pazienti, un familiare e un guardiano dell’ospedale, mentre otto membri dello staff mancano all’appello</strong> <strong>e si presume siano rimasti uccisi</strong>. Anche di altri pazienti non si hanno notizie ma al momento non se ne conosce il numero. Nell’area sono state colpite anche altre 15 case e strutture situate in zone densamente popolate, tra cui sembra esserci un altro ospedale non supportato da MSF.</p>
<p><em> </em>“La distruzione dell’ospedale supportato da MSF sembra essere un attacco deliberato contro una struttura sanitaria” denuncia <strong>Massimiliano Rebaudengo, capomissione di MSF.</strong> “La distruzione dell’ospedale lascia una popolazione locale di circa 40.000 persone senza alcun accesso all’assistenza medica in una zona in pieno conflitto.”</p>
<p>L’ospedale di Ma’arat Al Numan, da 30 posti letto, aveva due sale operatorie, un ambulatorio e un pronto soccorso e vi lavoravano 54 persone. <strong>L’ambulatorio visitava circa 1.500 persone al mese</strong>, al <strong>pronto soccorso erano registrati una media di 1.100 ingressi al mese</strong>, mentre nelle sale operatorie erano effettuate circa <strong>140 operazioni al mese</strong>, principalmente di chirurgia ortopedica e generale.</p>
<p>MSF supportava l’ospedale dal settembre 2015, coprendo tutte le esigenze della struttura, compresa la fornitura di materiale sanitario e i costi di gestione.</p>
<p>Nel dicembre 2015, si era reso necessario il trasferimento dell’ospedale dalla posizione che occupava in precedenza a quella attuale a causa di tre attacchi subiti. MSF aveva sostenuto il rifacimento della struttura.</p>
<p><strong>Sempre stamattina si sono intensificati i combattimenti anche nel distretto di Azaz, </strong>a circa 100 km di distanza da Ma’arat Al Numan, con attacchi contro altri ospedali non supportati da MSF. Un ospedale materno infantile (non supportato da MSF) bombardato nella città di Azaz sta organizzando il trasferimento della sua sala operatoria pediatrica presso <strong>l’ospedale di Al Salamah di MSF</strong>, che <strong>ha già ricevuto 10 feriti di guerra.</strong></p>
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		<title>Yemen: a Taiz almeno 10 bambini uccisi e tre feriti</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 Jan 2016 09:34:10 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[bambini]]></category>
		<category><![CDATA[medici senza frontiere]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>“Martedì 19 gennaio siamo arrivati nella zona di Al Hurair, nel quartiere di Al Houban a Taiz, dopo aver ricevuto una chiamata da un nostro contatto della zona: un attacco aereo aveva colpito alcuni bambini e un insegnante ed era necessario il nostro supporto per soccorrere i feriti. Ci siamo precipitati verso l’area, vicino alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Martedì 19 gennaio siamo arrivati nella zona di Al Hurair, nel quartiere di Al Houban a Taiz, dopo aver ricevuto una chiamata da un nostro contatto della zona: un attacco aereo aveva colpito alcuni bambini e un insegnante ed era necessario il nostro supporto per soccorrere i feriti.</p>
<p>Ci siamo precipitati verso l’area, vicino alla linea del fronte che circonda la città di Taiz, per portare assistenza alle persone colpite. Secondo le madri di due bambine ferite e alcuni passanti, 10 bambini e un insegnante sono morti e 3 sono rimasti feriti nell’attacco, probabilmente diretto a un carro armato poco distante.</p>
<p>Una madre mi ha raccontato i bambini stavano tornando da scuola quando sono passati vicino a un carro armato e hanno sentito il fischio di una bomba che si stava avvicinando. C’è stata una grande esplosione e i bambini sono stati sollevati in aria. Sua figlia Aisha non ricorda altro.</p>
<p>L’area è una linea del fronte pericolosa dove avvengono scontri pesanti e continui. Quando siamo arrivati, era una landa desolata senza costruzioni. Si vedeva solo un carro armato in fiamme, alcuni quaderni distrutti a terra e fogli dappertutto. Gli abitanti della zona hanno detto che i bambini feriti erano stati trasportati nell’ospedale di Al Rufai.</p>
<p>Sulla strada per l’ospedale abbiamo incontrato due famiglie su una moto con due bambine ferite che erano state dimesse dall’ospedale e tornavano verso casa. Le ragazze erano ancora coperte di sangue, avevano ferite da schegge per l’esplosione, stavano soffrendo e una di loro era in un visibile stato di shock. Abbiamo parlato con la famiglia e scoperto che i bambini non erano stati vaccinati contro il tetano, pertanto abbiamo deciso di indirizzarli verso l’ospedale di MSF per madri e bambini a Taiz.</p>
<p>Le bambine hanno trascorso una notte in osservazione nel nostro ospedale e oggi abbiamo deciso di trasferirle nel Gulf Hospital che ha un buon servizio di chirurgia. Aisha (13 anni) ha una frattura al piede e necessita di un intervento chirurgico per interrompere l’emorragia alla gamba sinistra, mentre Ashjan (7 anni) ha un grande corpo estraneo nel ginocchio che sembra essere entrato attraverso la parte posteriore alta della coscia e necessita di una rimozione chirurgica. Entrambe le madri sono molto preoccupate per lo stato delle loro bambine. Un altro triste esempio di come i civili siano intrappolati nel bel mezzo di questa guerra indiscriminata”.</p>
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