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	<title>medicina Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>La medicina senz&#8217;anima: tra protocolli ciechi, business della salute e abbandono del senso del curare</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Apr 2025 08:21:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La medicina è la scienza dell&#8217;incertezza e l&#8217;arte della probabilità.&#8221;— William Osler Un cambiamento silenzioso ma devastante ha investito la medicina moderna: da arte della cura è diventata tecnica della gestione, da scienza del vivere bene è scivolata nella mera amministrazione di protocolli.Il medico, che un tempo era artigiano sapiente, compagno nella malattia, si è [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/04/28/la-medicina-senzanima-tra-protocolli-ciechi-business-della-salute-e-abbandono-del-senso-del-curare/">La medicina senz&#8217;anima: tra protocolli ciechi, business della salute e abbandono del senso del curare</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La medicina è la scienza dell&#8217;incertezza e l&#8217;arte della probabilità.&#8221;</em><br>— <strong>William Osler</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Un cambiamento silenzioso ma devastante ha investito la medicina moderna: da arte della cura è diventata tecnica della gestione, da scienza del vivere bene è scivolata nella mera amministrazione di protocolli.<br>Il medico, che un tempo era <strong>artigiano sapiente</strong>, compagno nella malattia, si è ridotto a un <strong>mero esecutore di ordini standardizzati</strong>.<br>Un burocrate della salute, prigioniero di <strong>linee guida, algoritmi terapeutici e interessi economici</strong> sempre più evidenti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La salute non è più un <strong>valore umano fondamentale</strong>, ma un <strong>business da alimentare incessantemente</strong>.<br>Non si cura più per guarire: si cura per mantenere il paziente in uno stato di <strong>perpetuo bisogno</strong>.<br>La perfezione fisica, la salute totale, l&#8217;assenza di difetti non sono più viste come ideali etici o filosofici da perseguire, ma come <strong>obiettivi di mercato</strong>: ogni nuova terapia, ogni nuova tecnologia diagnostica, ogni nuovo protocollo diventa un&#8217;occasione per fatturare.<br><strong>La malattia è redditizia; la salute stabile e duratura, al contrario, non lo è.</strong></p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;immaginario collettivo e il medico ridotto a tecnico</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa deriva è visibile anche nella cultura popolare: <strong>cinema e serie tv</strong> hanno abbandonato ogni residuo di umanesimo medico.<br>Oggi il medico è il <strong>tecnico infallibile</strong>, il <strong>meccanico del corpo</strong>, il &#8220;problem solver&#8221; iper-specializzato.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In <em>Dr. House</em> il medico è <strong>cinico e distaccato</strong>, incapace di empatia;<br>in <em>The Good Doctor</em> il protagonista è un <strong>genio tecnico</strong> che legge il corpo come uno schema da correggere, senza reale dialogo umano;<br>in <em>Grey&#8217;s Anatomy</em> o <em>New Amsterdam</em> il paziente è solo <strong>pretesto narrativo</strong>, non centro del gesto medico.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non si racconta più il <strong>pensiero medico</strong>, la lenta costruzione della relazione terapeutica, il dubbio, la paura condivisa, la fragilità dell&#8217;essere umano.<br>Si raccontano solo <strong>successi tecnologici</strong>, <strong>corse contro il tempo</strong>, <strong>soluzioni meccaniche</strong> a problemi complessi.<br>La medicina è ridotta a <strong>spettacolo tecnico</strong>.</p>



<h2 class="wp-block-heading">L&#8217;inganno del &#8220;Trionfo della medicina&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Questa stessa mentalità acritica domina opere come <strong>&#8220;Il trionfo della medicina&#8221;</strong>, film che celebra la tecnologia sanitaria senza mai interrogarsi sul suo prezzo umano.<br>Non vi è traccia di riflessione epistemica, non vi è spazio per la domanda fondamentale:</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;A cosa serve la medicina? Qual è la sua funzione autentica?&#8221;</em></p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Il film esalta la <strong>velocità delle innovazioni</strong>, la <strong>potenza delle macchine</strong>, la <strong>moltiplicazione dei protocolli</strong>, ma tace sulla <strong>riduzione dell&#8217;uomo a oggetto riparabile</strong>, sulla <strong>perdita di senso</strong> che accompagna la medicalizzazione illimitata della vita.</p>



<h2 class="wp-block-heading">La pandemia come occasione mancata</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Nemmeno la tragedia planetaria del <strong>Covid-19</strong> ha provocato un risveglio del pensiero medico.<br>La pandemia è stata gestita con logiche esclusivamente <strong>tecniche</strong>: curve epidemiologiche, tamponi, lockdown, vaccini — ma <strong>nessuna seria riflessione</strong> pubblica su cosa significhi davvero <strong>curare</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nessuno ha posto la domanda su <strong>come il medico debba accompagnare</strong> l&#8217;uomo nella paura, nella solitudine, nella malattia, nella morte.<br>La medicina ha reagito da <strong>apparato tecnico</strong>, non da arte umana.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Non ha pensato.<br>Non ha dubitato.<br>Non si è interrogata.</strong></p>



<h1 class="wp-block-heading">Contro la medicina senz&#8217;anima</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Oggi la medicina ha <strong>tradito se stessa</strong>.<br>Non è più arte della cura, ma <strong>tecnica della gestione</strong>.<br>Non è più scienza dell&#8217;uomo, ma <strong>business del corpo</strong>.<br>Non è più ricerca di senso, ma <strong>esercizio cieco di potere tecnologico</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il medico è diventato <strong>tecnico</strong>, il paziente <strong>consumatore</strong>, la malattia <strong>mercato</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In nome della precisione abbiamo <strong>sacrificato il dubbio</strong>.<br>In nome della velocità abbiamo <strong>sacrificato l&#8217;ascolto</strong>.<br>In nome dell&#8217;efficienza abbiamo <strong>sacrificato la compassione</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La pandemia ha mostrato il vuoto di questa medicina automatizzata: <strong>numeri, statistiche, protocolli</strong> — ma nessuna vera riflessione su cosa significhi <strong>vivere e morire</strong> da esseri umani.</p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Chiediamo una medicina che sappia pensare.<br>Una medicina che sappia ascoltare.<br>Una medicina che sappia dubitare.<br>Una medicina che torni ad essere umana.</strong></p>
</blockquote>



<h1 class="wp-block-heading">Conclusione</h1>



<p class="wp-block-paragraph">Senza una <strong>riscoperta della sua anima</strong>, la medicina sarà condannata a essere solo un <strong>apparato tecnico, efficiente e disumano</strong>.<br>Ma il corpo <strong>non è una macchina</strong>.<br>L&#8217;uomo <strong>non è un oggetto</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Curare è un atto di pensiero, di ascolto e di amore.</strong><br>Solo chi saprà <strong>riscoprire l&#8217;arte antica del curare</strong> potrà veramente, ancora una volta, salvare <strong>non solo vite, ma umanità</strong>.</p>



<h1 class="wp-block-heading">Il canto amaro del medico perduto</h1>



<p class="wp-block-paragraph"><em>(Poesia di Italo Nostromo)</em></p>



<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><strong>Io medico perso nella tecnica</strong><br><strong>Senza cuore non ho né passione né cure</strong><br>Cammino tra macchine fredde, numeri sterili,<br>Compilo cartelle, prescrivo, dimentico volti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le mani che un tempo sapevano ascoltare<br>ora sono strumenti ciechi, dita metalliche.<br>Ho smarrito il respiro dei malati,<br>il tremore, la preghiera, la disperata attesa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Vesto il camice come corazza,<br>mi protegge dal dolore che non voglio più vedere.<br>Ma la mia anima geme nei corridoi vuoti,<br>cerca il senso che ho venduto al mercato della velocità.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Io medico, io fantasma, io assente,</strong><br><strong>imploro il ritorno dell&#8217;antica arte:</strong><br><strong>un gesto che curi, una parola che guarisca,</strong><br><strong>una presenza che sappia ancora salvare.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>E i padri mi guardano disperati<br>poiché ho disperso il loro respiro.</strong></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
</blockquote>
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		<title>Dieta mediterranea, Costa: &#8220;Medicina per vivere più a lungo&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 13 Jun 2024 08:48:00 +0000</pubDate>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;educazione alla corretta alimentazione e all&#8217;attività fisica dovrebbe essere insegnata sin dalla prima infanzia, con un&#8217;ora dedicata specificamente ai corretti stili di vita nelle scuole elementari&#8221; Lo ha detto Andrea Costa, consigliere del ministro della Salute Orazio Schillaci nel corso dell&#8217;evento presentato da Fondazione Istituto Danone alla Camera dei Deputati durante il quale è stato lanciato il volume &#8216;Proteine nella dieta mediterranea&#8217; edito da Gribaudo. E ha aggiunto che: &#8220;Il modello della dieta mediterranea, che previene varie malattie, serve anche a salvare il nostro servizio sanitario nazionale, perché si possano vivere più anni in buona salute. È necessario cambiare il paradigma e investire di più in prevenzione, come oggi non accade&#8221;. &#8220;La Dieta Mediterranea è una medicina potentissima e consente di vivere meglio e più a lungo, anche, se purtroppo, non è così diffusa in Italia, secondo i dati dell&#8217;Istituto superiore di sanità. Per questo ci dobbiamo impegnare molto e dobbiamo contare anche sulla rete dei medici di famiglia e delle farmacie, in modo tale che i messaggi positivi sulla dieta mediterranea arrivino a tutti. Ci sono dati in crescita anche per l&#8217;obesità ed è dunque fondamentale fare formazione&#8221;, ha concluso Costa.</p>
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		<title>Salute. Nobel medicina a Karikò e Weissman per vaccino anti-Covid</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/10/02/salute-nobel-medicina-a-kariko-e-weissman-per-vaccino-anti-covid/</link>
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		<pubDate>Mon, 02 Oct 2023 13:53:49 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La scienziata biochimica ungherese Katalin Karikò e il medico americano Drew Weissman, che hanno messo a punto il metodo dell&#8217;Rna usato per i vaccini contro il Covid-19, sono i vincitori del Nobel per la medicina. L&#8217;annuncio è giunto oggi da Oslo, in Norvegia. Domani verranno nominati i vincitori per la Fisica, mercoledì per la Chimica. [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La scienziata biochimica ungherese Katalin Karikò e il medico americano Drew Weissman, che hanno messo a punto il metodo dell&#8217;Rna usato per i vaccini contro il Covid-19, sono i vincitori del Nobel per la medicina. L&#8217;annuncio è giunto oggi da Oslo, in Norvegia. Domani verranno nominati i vincitori per la Fisica, mercoledì per la Chimica. Giovedì toccherà alla Letteratura, venerdì alla Pace e lunedì 9 ottobre all&#8217;Economia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/10/02/salute-nobel-medicina-a-kariko-e-weissman-per-vaccino-anti-covid/">Salute. Nobel medicina a Karikò e Weissman per vaccino anti-Covid</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute. Dolore cronico, ne soffrono 13 milioni di italiani e 150 milioni europei</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 05 Aug 2023 09:33:16 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il dolore è quello che il corpo umano usa per dire che qualcosa non va. Tutti, prima o poi, provano dolore. Nell&#8217;infanzia il &#8216;farsi male&#8217; insegna anche quali sono i limiti del nostro corpo, fin dove ci possiamo spingere e cosa succede se lo danneggiamo. Crescendo, il dolore può giungere senza che noi riusciamo a [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/08/05/salute-dolore-cronico-ne-soffrono-13-milioni-di-italiani-e-150-milioni-europei/">Salute. Dolore cronico, ne soffrono 13 milioni di italiani e 150 milioni europei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Il dolore è quello che il corpo umano usa per dire che qualcosa non va. Tutti, prima o poi, provano dolore. Nell&#8217;infanzia il &#8216;farsi male&#8217; insegna anche quali sono i limiti del nostro corpo, fin dove ci possiamo spingere e cosa succede se lo danneggiamo. Crescendo, il dolore può giungere senza che noi riusciamo a capire il perché. &#8220;Ci sono dolori che hanno perduto la memoria e non ricordano perché sono dolori&#8221;, diceva lo scrittore italoargentino Antonio Porchia. Ci sono dolori che da semplici &#8216;segnale di pericolo&#8217; diventano cronici, persistenti, andando a ledere la qualità della vita. Ed è in questo contesto che in Italia esistono i centri per la terapia del dolore, dove si analizza il dolore, cercando di capire l&#8217;origine e come porvi rimedio: &#8220;Se dobbiamo definire cosa si intende per terapia del dolore, è la disciplina della medicina che si occupa della diagnosi e trattamento del paziente affetto da sintomatologia dolorosa acuta/cronica benigna/maligna&#8221;, spiega la dottoressa Milena Racagni (ASST Santi Paolo Carlo, Presidio San Carlo Milano; Terapia Intensiva Neurochirurgica, Terapia del Dolore), che tratterà il tema anche in occasione del 62esimo Congresso Nazionale della SNO (Scienze Neurologiche Ospedaliere), in programma a Firenze dal 27 al 30 settembre.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La terapia del dolore si rivolge a popolazione mista sia giovane sia anziana- prosegue- e trova una collazione particolare nell&#8217;ambito del cosiddetto &#8216;dolore nuropatico&#8217;, ovvero dolore derivante da anomala sollecitazione del sistema nervoso sia centrale che periferico. ll dolore cronico è oggi una patologia a cui si riserva poca attenzione in ambito sanitario e sociale, benché ne soffrano circa 13 milioni di italiani e 150 milioni di cittadini europei. La popolazione italiana presenta una prevalenza di dolore cronico del 21,7%. Esiste inoltre una importante disparità tra le regioni, sia per l&#8217;accesso alle cure sia come uso dei trattamenti. È fondamentale che il sintomo del dolore venga approcciato correttamente sia dal punto di vista della diagnosi che della terapia, in quanto premessa fondamentale per contenerne la cronicizzazione. Negli ultimi anni si sono sviluppati diversi Centri specializzati per la Terapia del Dolore ai quali si accede tramite richiesta del medico di medicina generale o di altro specialista, con la dicitura &#8216;Prima visita Terapia del Dolore'&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma come si può riconoscere il dolore? È possibile imparare a conviverci? Chi prova dolore a volte non riesce a identificarne la causa, con una serie di conseguenze nella propria quotidianità. Senza dimenticare che l&#8217;invecchiamento del corpo può portare con sé una serie di dolori che vanno a impattare sulla qualità della vita. &#8220;Per il paziente è molto faticoso passare da un&#8217;idea di dolore acuto, di cui ha fatto solitamente esperienza nella vita, a una di dolore cronico- spiega la dottoressa Racagni- Questo pone un primo ostacolo alla possibilità di aderire a piani terapeutici molto lunghi o addirittura che durano tutta la vita. Ricordiamo che la definizione di dolore cronico è un dolore persistente, continuo o ricorrente, che dura da più di 3 mesi. Diversamente dal dolore acuto, che è provocato da una specifica malattia o lesione, il dolore cronico diventa esso stesso malattia se non viene correttamente gestito. La terapia prevede un approccio multidimensionale e deve essere guidata dagli specialisti, evitando il &#8216;self-management&#8217; che spesso porta a ritardi nella corretta diagnosi ed inficia sui risultati terapeutici. È quindi importante che i pazienti affetti da Dolore Cronico si affidino alle cure dei medici terapisti del dolore, che hanno a disposizione un&#8217;ampia gamma di farmaci come i FANS, neuro modulatori ed oppioidi. Questi ultimi giocano un ruolo importante nel trattamento del dolore severo sia oncologico che benigno, anche se i pazienti sono spesso reticenti ad utilizzarli&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La possibilità di fare psicoeducazione e fare paragoni con altre terapie permette ai pazienti di cominciare a contemplare la possibilità che il dolore sia cronico, ma trattabile, e quindi che ci si possa convivere mantenendo una buona qualità di vita. &#8220;La ricerca scientifica, inoltre, compie perennemente passi in avanti- spiega ancora l&#8217;esperta- per aiutarci a capire meglio il dolore e come porvi rimedio. Per esempio, all&#8217;interno dei tessuti ci sono dei recettori nervosi periferici che se stimolati ripetutamente da una noxa innescano meccanismi di tipo infiammatorio che abbassano la soglia di risposta dei recettori stessi, provocando delle scariche spontanee e aumentando in modo anomalo la risposta agli stimoli. Questo meccanismo è detto &#8216;sensibilizzazione periferica&#8217; e si manifesta clinicamente come iperalgesia, ovvero aumentata risposta agli stimoli dolorosi, e allodinia, sensazione dolorosa evocata da uno stimolo che in condizioni normali non provoca dolore. Questo processo può portare modificazioni irreversibili a carico del sistema nervoso che si traduce in persistenza cronica del dolore (neuropatico) anche quando venga meno lo stimolo nocicettivo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tecniche di neuromodulazione sono le procedure interventistiche che vanno ad interferire, per mezzo di campi elettromagnetici, con i meccanismi responsabili della genesi, dell&#8217;insorgenza e del mantenimento del dolore neuropatico. Esempi sono: Percutaneous Electrical Nerve Stimulation (PENS) o Radiofrequenze Pulsate (PRF). Durante la seduta di neuromodulazione viene utilizzata una sonda speciale ad ago, introdotta attraverso sistemi di neuroimaging radiologico a livello dei rami nervosi sensitivi interessati. Successivamente viene trasportata attraverso l&#8217;apice della sonda, una determinata quantità di energia, causando un blocco antalgico della branca sensitiva. Con un quadro di invecchiamento della popolazione sempre maggiore, in Italia diventa sempre più necessario tenere conto della qualità della vita. Qualità della vita che è posta al centro anche dinanzi gli avvenimenti dell&#8217;era moderna, che comportano stress, ansia, sedentarietà, ecc., componenti che possono facilitare una crescita di elementi avversi tra cui il dolore. &#8220;Lo stress e l&#8217;isolamento sociale che hanno caratterizzato in particolare il periodo della pandemia Covid hanno sicuramente giocato un ruolo determinante sulla modalità di approccio al dolore- fa sapere la dottoressa Racagni- L&#8217;impossibilità e la difficoltà all&#8217;accesso alle cure, oltre al vissuto personale sono da considerarsi fra le possibili concause della malattia dolore. Parallelamente, grazie ai progressi della medicina e al miglioramento dei supporti sociali, l&#8217;età media della popolazione si è notevolmente elevata; questo comporta una aumentata richiesta da parte di soggetti anziani e grandi anziani, che pertanto richiedono nella realizzazione del percorso di presa in carico (cura) il coinvolgimento della famiglia e/o dei caregiver&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è in questi casi sufficiente la &#8220;classica prescrizione terapeutica- sottolinea l&#8217;esperta- ma il processo va ampliato cercando di creare empatia e collaborazione con le figure che ruotano attorno al paziente stesso, unica garanzia di successo del progetto terapeutico. Quindi, all&#8217;intero del concetto di terapia del dolore, &#8216;curare&#8217; acquista il suo significato più vero di &#8216;prendersi cura della persona&#8217; nell&#8217;ambito di una umanizzazione delle cure&#8221;. Nei centri di Terapia del dolore sono varie le patologie che possono essere trattate. Esempi di dolore trattato sono le patologie a carico del rachide, esiti di interventi correttivi sulla colonna vertebrale, nevralgie, dolore neuropatico, dolore neoplastico cronico, dolori in osteoporosi, sindrome fibromialgia, gli esiti di interventi chirurgici, esiti di terapie radianti e esiti di trauma e patologie del connettivo. &#8220;La terapia del dolore si avvale sia di trattamenti farmacologici che trattamenti invasivi. È una disciplina che privilegia il lavoro in team con specialisti diversificati in funzione della diagnosi, ad esempio fisiatra, fisioterapista, neuroradiologo, reumatologo, ortopedico, neurochirurgo ecc. Questo- prosegue anxora Racagni- permette di creare un team coordinato da un medico specializzato in terapia del dolore, ovvero l&#8217;anestesista&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell&#8217;ambito della presa in carico del paziente si deve tenere conto anche dell&#8217;impatto biopsicosociale del dolore; in questa ottica è &#8220;fondamentale&#8221; la collaborazione stretta con la figura dello psicologo clinico. &#8220;A Milano è nata RED, la rete dei centri di Terapia del dolore, che riunisce tutte le strutture metropolitane che si occupano di sindromi dolorose- spiega la dottoressa Racagni- Una prima risposta alle esigenze di cura e intervento sul dolore dovrebbe venire dai medici di medicina generale. Pazienti che necessitano di approfondimenti più specialistici devono, invece, essere indirizzati verso i centri di cura del dolore specializzati, organizzati a Milano nella rete assistenziale – RED. Tale rete rappresenta un riferimento per il medico di medicina generale- conclude l&#8217;esperta- e ha l&#8217;obiettivo di rendere più accessibile la cura del dolore al paziente adulto e pediatrico&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/08/05/salute-dolore-cronico-ne-soffrono-13-milioni-di-italiani-e-150-milioni-europei/">Salute. Dolore cronico, ne soffrono 13 milioni di italiani e 150 milioni europei</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute mentale: lo stigma ritarda la diagnosi. L’appello degli specialisti: “Serve intervenire subito”</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2022/10/19/salute-mentale-lo-stigma-ritarda-la-diagnosi-lappello-degli-specialisti-serve-intervenire-subito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 19 Oct 2022 09:35:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cura]]></category>
		<category><![CDATA[diagnosi]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila]]></category>
		<category><![CDATA[improntalaquila notizie]]></category>
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		<category><![CDATA[salute mentale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Emilia Romagna spende per la salute mentale il 3.6% del Fondo sanitario regionale, pari a 285 milioni di euro, mentre la spesa media nazionale è del 2,9%. Ma le conseguenze del persistere dello stigma, con stili di vita sbagliati e ritardo nell’accesso alle cure, incidono sulla durata della vita dei pazienti con disturbi psichici, che [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/10/19/salute-mentale-lo-stigma-ritarda-la-diagnosi-lappello-degli-specialisti-serve-intervenire-subito/">Salute mentale: lo stigma ritarda la diagnosi. L’appello degli specialisti: “Serve intervenire subito”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">L’Emilia Romagna spende per la salute mentale il 3.6% del Fondo sanitario regionale, pari a 285 milioni di euro, mentre la spesa media nazionale è del 2,9%. Ma le conseguenze del <strong>persistere dello stigma, con stili di vita sbagliati e ritardo nell’accesso alle cure, incidono sulla durata della vita dei pazienti con disturbi psichici</strong>, che hanno una <strong>mortalità per infarto e tumore 2,6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale</strong>. Questi dati sono emersi dalla ricerca progettata dal Professor Domenico Berardi della Clinica Psichiatrica dell’Università di Bologna, realizzata in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, l’Università di Bologna e del sistema informativo regionale. La ricerca, iniziata nel 2008 e terminata nel 2018, ha coinvolto 200mila pazienti e ha evidenziato un’emergenza: i <strong>pazienti con disturbi psichiatrici hanno un’attesa di vita decisamente inferiore rispetto alla popolazione generale e si ammalano in particolare di patologie tumorali che sono addirittura correlate con i diversi quadri dei disturbi psichiatrici che gli specialisti trattano</strong>. L’utilizzo del sistema informativo ha consentito di ricavare il tasso di mortalità dei pazienti psichiatrici. Nelle altre regioni probabilmente non andrà meglio e <strong>tale preoccupante analisi mette in discussione il concetto di equità e universalità, principi fondanti del servizio sanitario nazionale</strong>. Se n’è parlato nell’evento “<a href="https://mailchef.4dem.it/ttn.php?p=f4d09037582eb5fe75af0a5994e32d14/7etx/6rq6/rs/sw/1bjp/rs/rs/rs//https%3A%2F%2Fwww.motoresanita.it%2Feventi%2Fsalute-mentale-come-superare-lo-stigma-in-sanita%2F" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>SALUTE MENTALE: COME SUPERARE LO STIGMA IN SANITÀ</strong></a>” organizzato da <a href="https://mailchef.4dem.it/ttn.php?p=e0cdf14062f0bdaa95eb1f9dc09e1d04/7etx/6rq6/rs/sw/1bjp/rs/rs/rs//https%3A%2F%2Fwww.motoresanita.it%2F" target="_blank" rel="noreferrer noopener"><strong>Motore Sanità</strong></a> con gli esperti del settore, i rappresentanti dei cittadini e le istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro è allarmante. D<strong>a inizio 2021 al 31 agosto di quest’anno si contano 413 suicidi e 348 tentativi, secondo</strong> l’osservatorio suicidi della&nbsp;<strong>Fondazione Brf</strong> &#8211; Istituto per la ricerca in psichiatria e neuroscienze, pubblicati alla vigilia della giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà psichiatriche gravi dopo la pandemia Covid, come la depressione, l’autolesionismo, le psicosi, i disturbi alimentari, negli adolescenti italiani sono incrementati del 30% e il 41% risulta a rischio di sviluppare problematiche psicologiche. Un adolescente su 4 soffre di depressione, il 16% ha disturbi alimentari, ha ideazioni suicidarie e va incontro ad autolesionismo. Le donne hanno più possibilità di sviluppare conseguenze psichiatriche perché a loro viene chiesto di svolgere più funzioni, genitoriali, famigliari, lavorative. Infine, l’isolamento sociale, l’ansia, la solitudine, la paura prolungata e la conflittualità famigliare alla lunga possono cronicizzarsi e svilupparsi in forme più severe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Le patologie psichiatriche comportano notoriamente esiti di sofferenza, di non o di difficile integrazione sociale, ma anche un peggioramento della salute in generale e addirittura una riduzione importante dell’aspettativa di vita, mediamente è di 10 anni minore rispetto alla popolazione generale</em> – ha spiegato <strong>Domenico Berardi</strong>, Cattedra di Psichiatria dell’Università di Bologna -. <em>Questo studio permette di analizzare la mortalità in tutti i tipi di patologie psichiatriche, che è raro in letteratura internazionale. <strong>Lo studio ha evidenziato che ci sono stati 6mila decessi in più rispetto a quelli che avrebbero dovuto esserci</strong>”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il professor Berardi esiste una ampia variabilità di questo valore che è rapportabile alle condizioni sociali<em>. “Ci sono delle province della Regione dove ci sono aree di deprivazione, come per esempio la zona del Po, dove la mortalità è più alta, mentre in zone in cui i servizi di salute mentale sono più ricchi il tasso di mortalità è minore, in particolare a Bologna dove la convergenza tra l’Università e il servizio di salute mentale porta ad una forza maggiore del sistema</em>. <em>Insomma, <strong>ci troviamo davanti a delle emergenze nuove che riguardano i giovani con disturbi di personalità e i disturbi depressivi, dove il tasso di mortalità è elevato</strong>. <strong>Stiamo cercando di dialogare con gli oncologi e con le direzioni sanitarie per capire meglio quali sono i percorsi da intraprendere e quali sono le popolazioni più a rischio rispetto all’esecuzione degli screening, alla compliance terapeutica per evirare questo eccesso di mortalità</strong></em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<em>Questa ricerca ci parla non solo dei bisogni dei pazienti ma anche dei bisogni dell’<strong>innovazione tecnologica all’interno dei nostri servizi che è necessaria per aprire quei ponti che sempre di più servono per realizzare una salute mentale che non sia solo di settore ma sia centrata sulla presa in carico della persona</strong>. Per realizzare questo, il dipartimento di salute mentale ha bisogno di andare avanti, di dotarsi di migliori tecnologie, e a tale proposito la Regione Emilia Romagna si è dotata negli ultimi tre anni di una cartella clinica informatizzata, che consente l’integrazione tra le diverse unità operative del dipartimento di salute mentale, e ha inoltre la cartella unica Cure che permette un miglioramento della comunicazione interna tra salute mentale adulta, servizi per le dipendente patologiche e neuropsichiatria infantile. Pertanto, <strong>la circolazione dei dati, l’informazione, la comunicazione assumono un valore decisamente strategico per il superamento dello stigma per l’affermazione della salute mentale dei nostri assistiti</strong></em>” ha spiegato<strong> Michele</strong> <strong>Sanza</strong>, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Forlì Cesena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo stigma è intervenuto <strong>Enrico Zanalda</strong>, Copresidente Società di Psichiatria: “<em>Lo stigma è una grave problema e <strong>lo stigma in salute mentale determina un ritardo nella diagnosi e presa in carico delle patologie fisiche e psichiche dei nostri pazienti</strong>. La morbilità fisica e la mortalità sono maggiori nelle persone che soffrono di patologia mentale. I nostri pazienti a causa dello stigma hanno un’attesa di vita inferiore alla popolazione di controllo. <strong>Gli </strong>stessi<strong> operatori sanitari sono meno solerti nel trattare pazienti con sintomi psichici poiché non li ritengono molto&nbsp;attendibili e ne sottovalutano la differenza</strong>. <strong>Questo atteggiamento di diffidenza ed evitamento degli operatori della sanità&nbsp;è direttamente proporzionale alla gravità della sintomatologia psichica&nbsp;del paziente</strong></em>. <em>Dobbiamo riuscire a cambiare la comunicazione e il modo di chiedere le cose di cui c’è bisogno quando si parla di salute mentale”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong><em>Su queste tematiche</em></strong> – ha sottolineato <strong>Alessandro Stecco</strong>, Presidente IV Commissione Sanità Regione Piemonte <em>&#8211; <strong>è importante fare ricerche sempre rigorose e sensibilizzare le persone e le istituzioni per superare lo stigma sociale</strong>. <strong>La sofferenza psicologica è una componente umana frutto di tanti fattori, anche di ordine sociale ed economico e questo, sicuramente, nei prossimi mesi si accentuerà</strong>. Le istituzioni, come la stessa Regione Piemonte, si sanno impegnando per misurare il problema, il fabbisogno e per capire quali possono essere le soluzioni da mettere a terra al di là delle decisioni prese dal governo per dare supporto alla popolazione a livello territoriale. È importante calibrare e modulare bene la programmazione di queto tema nei prossimi anni</em>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’Emilia Romagna spende per la salute mentale il 3.6% del Fondo sanitario regionale, pari a 285 milioni di euro, mentre la spesa media nazionale è del 2,9%. Ma le conseguenze del <strong>persistere dello stigma, con stili di vita sbagliati e ritardo nell’accesso alle cure, incidono sulla durata della vita dei pazienti con disturbi psichici</strong>, che hanno una <strong>mortalità per infarto e tumore 2,6 volte maggiore rispetto alla popolazione generale</strong>. Questi dati sono emersi dalla ricerca progettata dal Professor Domenico Berardi della Clinica Psichiatrica dell’Università di Bologna, realizzata in collaborazione con la Regione Emilia-Romagna, l’Università di Bologna e del sistema informativo regionale. La ricerca, iniziata nel 2008 e terminata nel 2018, ha coinvolto 200mila pazienti e ha evidenziato un’emergenza: i <strong>pazienti con disturbi psichiatrici hanno un’attesa di vita decisamente inferiore rispetto alla popolazione generale e si ammalano in particolare di patologie tumorali che sono addirittura correlate con i diversi quadri dei disturbi psichiatrici che gli specialisti trattano</strong>. L’utilizzo del sistema informativo ha consentito di ricavare il tasso di mortalità dei pazienti psichiatrici. Nelle altre regioni probabilmente non andrà meglio e <strong>tale preoccupante analisi mette in discussione il concetto di equità e universalità, principi fondanti del servizio sanitario nazionale</strong>. Se n’è parlato nell’evento “<a href="https://www.motoresanita.it/eventi/salute-mentale-come-superare-lo-stigma-in-sanita/"><strong>SALUTE MENTALE: COME SUPERARE LO STIGMA IN SANITÀ</strong></a>” organizzato da <a href="https://www.motoresanita.it/"><strong>Motore Sanità</strong></a> con gli esperti del settore, i rappresentanti dei cittadini e le istituzioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il quadro è allarmante. D<strong>a inizio 2021 al 31 agosto di quest’anno si contano 413 suicidi e 348 tentativi, secondo</strong> l’osservatorio suicidi della&nbsp;<strong>Fondazione Brf</strong> &#8211; Istituto per la ricerca in psichiatria e neuroscienze, pubblicati alla vigilia della giornata mondiale per la prevenzione del suicidio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le difficoltà psichiatriche gravi dopo la pandemia Covid, come la depressione, l’autolesionismo, le psicosi, i disturbi alimentari, negli adolescenti italiani sono incrementati del 30% e il 41% risulta a rischio di sviluppare problematiche psicologiche. Un adolescente su 4 soffre di depressione, il 16% ha disturbi alimentari, ha ideazioni suicidarie e va incontro ad autolesionismo. Le donne hanno più possibilità di sviluppare conseguenze psichiatriche perché a loro viene chiesto di svolgere più funzioni, genitoriali, famigliari, lavorative. Infine, l’isolamento sociale, l’ansia, la solitudine, la paura prolungata e la conflittualità famigliare alla lunga possono cronicizzarsi e svilupparsi in forme più severe.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Le patologie psichiatriche comportano notoriamente esiti di sofferenza, di non o di difficile integrazione sociale, ma anche un peggioramento della salute in generale e addirittura una riduzione importante dell’aspettativa di vita, mediamente è di 10 anni minore rispetto alla popolazione generale – ha spiegato Domenico Berardi, Cattedra di Psichiatria dell’Università di Bologna -. Questo studio permette di analizzare la mortalità in tutti i tipi di patologie psichiatriche, che è raro in letteratura internazionale. Lo studio ha evidenziato che ci sono stati 6mila decessi in più rispetto a quelli che avrebbero dovuto esserci”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo il professor Berardi esiste una ampia variabilità di questo valore che è rapportabile alle condizioni sociali. “Ci sono delle province della Regione dove ci sono aree di deprivazione, come per esempio la zona del Po, dove la mortalità è più alta, mentre in zone in cui i servizi di salute mentale sono più ricchi il tasso di mortalità è minore, in particolare a Bologna dove la convergenza tra l’Università e il servizio di salute mentale porta ad una forza maggiore del sistema. Insomma, <strong>ci troviamo davanti a delle emergenze nuove che riguardano i giovani con disturbi di personalità e i disturbi depressivi, dove il tasso di mortalità è elevato</strong>. <strong>Stiamo cercando di dialogare con gli oncologi e con le direzioni sanitarie per capire meglio quali sono i percorsi da intraprendere e quali sono le popolazioni più a rischio rispetto all’esecuzione degli screening, alla compliance terapeutica per evirare questo eccesso di mortalità</strong>”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“Questa ricerca ci parla non solo dei bisogni dei pazienti ma anche dei bisogni dell’<strong>innovazione tecnologica all’interno dei nostri servizi che è necessaria per aprire quei ponti che sempre di più servono per realizzare una salute mentale che non sia solo di settore ma sia centrata sulla presa in carico della persona</strong>. Per realizzare questo, il dipartimento di salute mentale ha bisogno di andare avanti, di dotarsi di migliori tecnologie, e a tale proposito la Regione Emilia Romagna si è dotata negli ultimi tre anni di una cartella clinica informatizzata, che consente l’integrazione tra le diverse unità operative del dipartimento di salute mentale, e ha inoltre la cartella unica Cure che permette un miglioramento della comunicazione interna tra salute mentale adulta, servizi per le dipendente patologiche e neuropsichiatria infantile. Pertanto, <strong>la circolazione dei dati, l’informazione, la comunicazione assumono un valore decisamente strategico per il superamento dello stigma per l’affermazione della salute mentale dei nostri assistiti</strong>” ha spiegato<strong> Michele</strong> <strong>Sanza</strong>, Direttore Dipartimento Salute Mentale e Dipendenze Patologiche Forlì Cesena.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sullo stigma è intervenuto <strong>Enrico Zanalda</strong>, Copresidente Società di Psichiatria: “Lo stigma è una grave problema e <strong>lo stigma in salute mentale determina un ritardo nella diagnosi e presa in carico delle patologie fisiche e psichiche dei nostri pazienti</strong>. La morbilità fisica e la mortalità sono maggiori nelle persone che soffrono di patologia mentale. I nostri pazienti a causa dello stigma hanno un’attesa di vita inferiore alla popolazione di controllo. <strong>Gli </strong>stessi<strong> operatori sanitari sono meno solerti nel trattare pazienti con sintomi psichici poiché non li ritengono molto attendibili e ne sottovalutano la differenza</strong>. <strong>Questo atteggiamento di diffidenza ed evitamento degli operatori della sanità è direttamente proporzionale alla gravità della sintomatologia psichica del paziente</strong>. Dobbiamo riuscire a cambiare la comunicazione e il modo di chiedere le cose di cui c’è bisogno quando si parla di salute mentale”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">“<strong>Su queste tematiche</strong> – ha sottolineato <strong>Alessandro Stecco</strong>, Presidente IV Commissione Sanità Regione Piemonte &#8211; <strong>è importante fare ricerche sempre rigorose e sensibilizzare le persone e le istituzioni per superare lo stigma sociale</strong>. <strong>La sofferenza psicologica è una componente umana frutto di tanti fattori, anche di ordine sociale ed economico e questo, sicuramente, nei prossimi mesi si accentuerà</strong>. Le istituzioni, come la stessa Regione Piemonte, si sanno impegnando per misurare il problema, il fabbisogno e per capire quali possono essere le soluzioni da mettere a terra al di là delle decisioni prese dal governo per dare supporto alla popolazione a livello territoriale. È importante calibrare e modulare bene la programmazione di queto tema nei prossimi anni”.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Maurizio Cancian</strong>, Presidente SIMG-Società Italiana di Medicina Generale e delle Cure Primarie del Veneto ha evidenziato il <strong>ruolo della medicina di famiglia e delle cure primarie nel campo della salute mentale</strong>. “Il 25-35% della popolazione generale soffre di disturbi psichici, un bisogno assistenziale che trova risposta prevalentemente dalla medicina di famiglia e cure primarie, mentre solo l’1-2% della popolazione accede a servizi specialistici – ha spiegato Cancian -. Sono trascorsi più di 20 anni da quando la SIMG ha avviato iniziative di riorganizzazione e formazione volte a favorire la migliore integrazione tra medici di medicina generale e Dipartimenti di salute mentale, promosse e coordinate da Giuseppe Leggeri, valoroso medico di medicina generale prematuramente scomparso. Solo in poche regioni questa sollecitazione è stata raccolta e almeno parzialmente portata a sistema, mentre le crisi finanziarie, la pandemia e ora la guerra in Europa hanno moltiplicato i bisogni della popolazione”. Secondo il presidente Cancian,  “ora più che mai è necessaria una profonda riorganizzazione della medicina generale che liberi tempo per i medici e grazie a risorse aggiuntive promuova modelli di integrazione tra medicina di famiglia e servizi di psichiatria funzionali a una più efficace presa in carico delle persone con disturbi psichici, tali modelli dovrebbero essere incentrati su 3 punti principali: individuare e formare operatori sanitari con funzione di collegamento tra i gruppi di medici di medicina generale e i servizi di salute mentale; adozione di un modello per livelli di assistenza, come promosso dalle linee guida Nice, e localmente già attivo in alcune regioni italiane; programmi di formazione intensiva a livello di Gruppi di medici di medicina generale, condotti da medici di medicina generale esperti e formatori, inclusi incontri con discussione dei casi e dei percorsi di cura”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2022/10/19/salute-mentale-lo-stigma-ritarda-la-diagnosi-lappello-degli-specialisti-serve-intervenire-subito/">Salute mentale: lo stigma ritarda la diagnosi. L’appello degli specialisti: “Serve intervenire subito”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Salute. Tumore alla mammella, individuati meccanismi che portano alla metastatizzazione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2020/09/17/salute-tumore-alla-mammella-individuati-meccanismi-che-portano-alla-metastatizzazione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 17 Sep 2020 16:59:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cancro]]></category>
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		<category><![CDATA[medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[tumore mammella]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il tumore della mammella e&#8217; la forma di cancro piu&#8217; diffuso fra le donne. L&#8217;insorgenza delle metastasi rappresenta lo stadio piu&#8217; avanzato di questa patologia e la sua principale causa di morte. La comprensione dei meccanismi che portano alla metastatizzazione e&#8217; pertanto fondamentale per sviluppare terapie piu&#8217; efficaci e personalizzate. Il nostro organismo e&#8217; dotato [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/17/salute-tumore-alla-mammella-individuati-meccanismi-che-portano-alla-metastatizzazione/">Salute. Tumore alla mammella, individuati meccanismi che portano alla metastatizzazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il tumore della mammella e&#8217; la forma di cancro piu&#8217; diffuso fra le donne. L&#8217;insorgenza delle metastasi rappresenta lo stadio piu&#8217; avanzato di questa patologia e la sua principale causa di morte. La comprensione dei meccanismi che portano alla metastatizzazione e&#8217; pertanto fondamentale per sviluppare terapie piu&#8217; efficaci e personalizzate. Il nostro organismo e&#8217; dotato di meccanismi di difesa in grado di ostacolare la proliferazione e la diffusione delle cellule tumorali. Tuttavia i tumori piu&#8217; aggressivi eludono tali meccanismi, rilasciando dei mediatori che modificano i tessuti sani circostanti e creano cosi&#8217; un microambiente favorevole alla crescita tumorale e alle metastasi. Cosi&#8217; in una nota congiunta Ifom, Airc e Universita&#8217; di Trieste. &#8220;Di fatto i tumori e le loro metastasi non sono costituiti solo da cellule cancerose, ma somigliano a complessi organi alterati all&#8217;interno dei quali vengono reclutati anche diversi tipi di cellule non tumorali a loro volta perturbati dalle cellule maligne- spiega Giannino Del Sal, docente di Biologia applicata al dipartimento di Scienze della Vita dell&#8217;Universita&#8217; di Trieste, responsabile del programma &#8216;Segnalazione, microambiente tumorale e metabolismo cellulare&#8217; dell&#8217;Ifom- Queste cellule insieme a una struttura extracellulare di sostegno (la matrice extracellulare), forniscono supporto alle cellule tumorali creando il microambiente tumorale&#8221;. L&#8217;insieme di questi elementi costituisce pertanto una sorta di ecosistema aberrante che aumenta l&#8217;espansione del tumore e la sua propagazione nell&#8217;organismo, tuttavia i meccanismi molecolari che lo regolano risultano ancora poco chiari. &#8220;Se riuscissimo a comprendere le regole di questo intricato ecosistema- precisa Del Sal, da agosto 2020, Capo Gruppo del Laboratorio di &#8216;Cancer Cell Signalling&#8217; all&#8217;ICGEB di Trieste- sarebbe piu&#8217; semplice individuare bersagli terapeutici mirati&#8221;. Come puo&#8217; la comunicazione tra le cellule tumorali e il proprio ecosistema conferire loro la capacita&#8217; di acquisire caratteristiche metastatiche? Su questo interrogativo si e&#8217; concentrato, grazie al sostegno di Fondazione AIRC, il gruppo di ricerca diretto da Giannino Del Sal. Avvalendosi di un approccio tecnologico all&#8217;avanguardia, che unisce spettrometria di massa, microscopia elettronica e in super risoluzione, i ricercatori dell&#8217;Universita&#8217; di Trieste sono riusciti a svelare un meccanismo cruciale nel processo di metastatizzazione che e&#8217; riconducibile alla trascrizione di miR-30d, un microRNA oncogeno attivo durante la mutazione di p53. I risultati dello studio, pubblicati recentemente sull&#8217;autorevole rivista scientifica Nature Communications, ha evidenziato come le cellule tumorali che presentano l&#8217;oncoproteina p53 mutata subiscano alterazioni della struttura e della funzione dell&#8217;apparato di Golgi, l&#8217;organulo cellulare che funziona da stazione di maturazione, smistamento e rilascio di proteine verso l&#8217;esterno della cellula. &#8220;Le alterazioni strutturali delle cellule maligno- illustra Del Sal- causano localmente il rilascio incontrollato di mediatori che influenzano le caratteristiche fisiche del tessuto tumorale creando una matrice piu&#8217; rigida, e al contempo richiamano cellule normali all&#8217;interno del tessuto tumorale influenzandole a favore del tumore&#8221;. La comunicazione cosi&#8217; instaurata fa si che le cellule dei vasi sanguigni siano attivate in modo da incrementare l&#8217;apporto di ossigeno e nutrienti all&#8217;interno del tumore, richiamando cellule dello stroma che rimodellano la matrice extracellulare e stimolano le cellule tumorali a invadere i tessuti circostanti. &#8220;Abbiamo utilizzato metodi all&#8217;avanguardia e sofisticate tecniche di microscopia, grazie all&#8217;esperienza dell&#8217;unita&#8217; di microscopia elettronica di Ifom- spiega Valeria Capaci, prima autrice della ricerca- che ci hanno permesso di osservare che l&#8217;apparato di Golgi delle cellule tumorali si riorganizza, favorendo un incremento della secrezione&#8221;. &#8220;Inoltre- prosegue la ricercatrice- il rilascio di fattori che viene stimolato da p53 mutata esercita la propria influenza sia sul tumore primario sia in sedi secondarie, potenziando l&#8217;insorgenza di metastasi&#8221;. Sulla base di queste scoperte, Il gruppo guidato da Giannino Del Sal si prefigge di identificare i meccanismi molecolari con cui le cellule del tumore e il microambiente cooperano. &#8220;Una migliore comprensione di questi processi- conclude Del Sal- e&#8217; fondamentale per sviluppare terapie piu&#8217; mirate sia per controllare la crescita del tumore sia per interferire con la diffusione delle cellule tumorali metastatiche nell&#8217;organismo. Siamo grati a Fondazione AIRC per aver capito l&#8217;importanza di questa ricerca e averla sostenuta&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/09/17/salute-tumore-alla-mammella-individuati-meccanismi-che-portano-alla-metastatizzazione/">Salute. Tumore alla mammella, individuati meccanismi che portano alla metastatizzazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità. Alzheimer, senza farmaci non c&#8217;è che la prevenzione</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2019 20:51:27 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel segno della prevenzione e della solidarieta&#8217;, si inaugura domani al Teatro Verdi di Montecatini Terme la 10 edizione del Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (1-2 marzo) curato per la parte scientifica dall&#8217;Unita&#8217; di Medicina dell&#8217;Invecchiamento dell&#8217;Universita&#8217; di Firenze con il tradizionale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sponsor unico. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel segno della prevenzione e della solidarieta&#8217;, si inaugura domani al Teatro Verdi di Montecatini Terme la 10 edizione del Congresso nazionale sui Centri Diurni Alzheimer (1-2 marzo) curato per la parte scientifica dall&#8217;Unita&#8217; di Medicina dell&#8217;Invecchiamento dell&#8217;Universita&#8217; di Firenze con il tradizionale sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Pistoia e Pescia, sponsor unico. Tra i relatori molti dei massimi specialisti italiani: ricercatori, clinici, farmacologi, psicologi e operatori vari, ovvero scienziati e terapeuti di corpo e mente che nel loro lavoro affrontano sotto varie angolature il dramma demenze (1,2 milioni di casi in Italia, 87mila in Toscana, 7mila a Pistoia). Con il sindaco di Montecatini Giuseppe Bellandi che ha mandato un messaggio di benvenuto, il programma e&#8217; stato presentato oggi alla stampa dal presidente della Fondazione Luca Iozzelli insieme ai co-presidenti del congresso, professor Giulio Masotti e dottor Carlo Biagini, oltre al coordinatore scientifico dottor Enrico Mossello. &#8220;La Fondazione- ha detto Iozzelli- e&#8217; orgogliosa di questa prestigiosa iniziativa. Ci crediamo almeno per tre motivi: perche&#8217; e&#8217; un fiore all&#8217;occhiello della nostra citta&#8217;; perche&#8217; da&#8217; risposte a una terribile malattia; perche&#8217; serve anche a formare gli studenti delle lauree sanitarie del Polo universitario di Pistoia e delle altre sedi dell&#8217;ateneo fiorentino&#8221;. L&#8217;accento del congresso sulla prevenzione e&#8217; necessariamente obbligato, ha spiegato Masotti, presidente emerito della Societa&#8217; italiana di Geriatria e Gerontologia: &#8220;Siamo infatti ancora in attesa di un eventuale farmaco miracoloso. Dunque, non potendo curare, non resta che prevenire, come peraltro raccomanda l&#8217;Organizzazione Mondiale della Sanita&#8217;. Prevenzione significa semplicemente stile di vita sano: no fumo e alcol, alimentazione controllata, attivita&#8217; fisica e intellettuale, vita sociale&#8221;.</p>
<p>&#8220;Niente di complicato se si comincia da giovani- aggiunge Biagini, direttore Soc di Geriatria, Pistoia, Azienda Usl Toscana Centro- Ma anche da anziani non e&#8217; difficile soprattutto se c&#8217;e&#8217; chi aiuta: familiari, badanti o assistenti vari. Va combattuta la solitudine che aumenta il rischio di malattie e predispone alla demenza. Occorre togliere i nostri vecchi davanti alla tv. Vanno spinti a uscire, a muoversi, leggere, trovare gli amici, socializzare&#8221;. C&#8217;e&#8217; da dire, aggiunge Mossello (Universita&#8217; di Firenze), che una forma di prevenzione e&#8217; anche la diagnosi precoce, decisiva per frenare subito la malattia: &#8220;Purtroppo in Italia- spiega- nel 50% dei casi la diagnosi arriva anche molto tardi. Ne ha dato appena conto l&#8217;International Journal of Geriatric Psychiatry pubblicando una ricerca su 1500 caregivers di 5 paesi (oltre all&#8217;Italia, Olanda, Scozia, Finlandia e Cechia). Varie le colpe: professionisti, sistema sanitario, ritrosia del malato, disinformazione degli stessi caregivers. Problemi seri da risolvere&#8221;. Iozzelli e Masotti hanno poi insistito sulla solidarieta&#8217; verso i malati. &#8220;Lo Stato e&#8217; assente- dicono- dunque tocca a noi, perche&#8217; non si puo&#8217; ignorare il problema. Centri Diurni e Residenze Assistite sono luoghi di sofferenza noti a familiari e addetti, ma del tutto dimenticati al di fuori. Occorre percio&#8217; che anche il mondo dell&#8217;associazionismo si mobiliti, va creata una rete di volontari, di giovani, di artisti, di musicisti, di narratori, di ministri del culto che li vivacizzino stimolando attenzione, memoria, movimento e donando un po&#8217; di serenita&#8217; a queste povere persone&#8221;.</p>
<p>L&#8217;apertura del congresso e&#8217; affidata a tre autorevoli psichiatri. Il milanese Leo Nahon per spiegare perche&#8217; i giovani odiano i vecchi, soprattutto i dementi, mentre il presidente dell&#8217;Associazione Italiana di Psicogeriatria Marco Trabucchi esaminera&#8217; il rapporto diretto tra poverta&#8217; e demenza, e Diego De Leo, reduce da eccellenti esperienze internazionali, descrivera&#8217; i risvolti umani di tanti terribili fatti di cronaca: la disperazione che spinge a uccidere il coniuge malato, tragedie che hanno convinto di recente il presidente della Repubblica Sergio Mattarella a concedere due grazie con aperto consenso della pubblica opinione. L&#8217;intervento scientifico piu&#8217; atteso e&#8217; quello della geriatra Patrizia Mecocci, docente all&#8217;universita&#8217; di Perugia e attiva ricercatrice con importanti esperienze internazionali. La sua relazione al vetriolo e&#8217; destinata a riaprire il dibattito sulla reale validita&#8217; dell&#8217;attuale mainstream della ricerca (la proteina Beta Amiloide) che malgrado i risultati deludenti assorbe ancora gran parte dei finanziamenti a discapito di studi piu&#8217; promettenti. Secondo Mecocci la causa delle demenze non sta infatti in un organo specifico, bensi&#8217; nella somma dei processi infiammatori nel corso dell&#8217;invecchiamento. In proposito, sostiene, stanno emergendo con interesse anche studi sulle infezioni ai denti. Nel programma di sabato anche il bilancio di alcune innovative attivita&#8217; sperimentali: l&#8217;architetto vivaista pistoiese Andrea Mati sul valore terapeutico dei giardini Alzheimer, e la psicologa Elena Poli sulla preziosa esperienza a Firenze dell&#8217;Atelier Alzheimer. L&#8217;epidemiologo Giuseppe Salamina, coordinatore del progetto europeo Consenso (Community Nurse Supporting Elderly iN a changing Society), fara&#8217; inoltre il punto sul futuro &#8216;infermiere di famiglia&#8217;, mentre la geriatra pistoiese Claudia Cantini dira&#8217; della prassi inquietante dei farmaci impropri prescritti a troppi malati. Come intermezzo, il comico Paolo Hendel e lo scrittore Marco Vicari presentano il loro libro La giovinezza e&#8217; sopravvalutata (Rizzoli, € 18), scritto con la consulenza scientifica della geriatra Maria Chiara Cavallini.</p>
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		<title>Salute. Al via (H)-Open day su salute mentale</title>
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		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 07:50:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna torna a parlare di salute mentale lanciando la quarta edizione dell'(H)-Open day dedicato alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra martedi&#8217; 10 ottobre. Le strutture aderenti al progetto su tutto il territorio nazionale, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Onda, Osservatorio Nazionale sulla salute della donna torna a parlare di salute mentale lanciando la quarta edizione dell'(H)-Open day dedicato alle donne che soffrono di disturbi psichici, neurologici e del comportamento, in occasione della Giornata Mondiale della salute mentale che si celebra martedi&#8217; 10 ottobre. Le strutture aderenti al progetto su tutto il territorio nazionale, durante la settimana dal 10 al 17 ottobre, apriranno le porte alla popolazione femminile con consulenze, colloqui, conferenze e info point dedicati alla salute mentale. L&#8217;obiettivo e&#8217; parlarne negli ambienti familiari ma anche in contesti sociali piu&#8217; ampi per far si che le donne chiedano aiuto, si avvicinino alle cure e venga superato lo stigma che ancora affligge chi soffre di patologie psichiche. &#8220;L'(H)-Open Day sulla salute mentale, giunto alla sua quarta edizione, ha l&#8217;obbiettivo di migliorare l&#8217;accesso alle cure di disturbi psichici femminili piu&#8217; frequenti- spiega Francesca Merzagora, Presidente di Onda- La depressione, ad esempio, e&#8217; uno dei principali problemi che affliggono la popolazione femminile e che ancora oggi viene troppo spesso trascurato. Nel corso delle passate edizioni, grazie all&#8217;impegno degli ospedali del network Bollini Rosa che hanno aderito al progetto, e&#8217; stato possibile attivare servizi gratuiti ed esami (solo nel 2016 sono stati oltre 800!) che hanno contribuito a migliorare l&#8217;accesso alle cure&#8221;. &#8220;La Giornata Mondiale sulla salute mentale e&#8217; dedicata quest&#8217;anno in particolare alle problematiche psichiche che si riscontrano in ambito lavorativo- afferma Claudio Mencacci, Direttore Dipartimento Neuroscienze e Salute mentale Asst Fatebenefratelli-Sacco- Il lavoro costituisce il perno centrale della vita delle persone attive consentendo il mantenimento della autostima e della dignita&#8217;. L&#8217;inserimento lavorativo delle persone con disturbi mentali e il loro accoglimento, sono elementi chiave dei percorsi di riabilitazione e guarigione&#8221;. I servizi offerti sono consultabili sul sito www.bollinirosa.it dove e&#8217; possibile visualizzare l&#8217;elenco dei centri aderenti con indicazioni su date, orari e modalita&#8217; di prenotazione. L'(H)Open day salute mentale gode del Patrocinio della Societa&#8217; Italiana di Psichiatria (Sip) e della Societa&#8217; Italiana di Neuropsicofarmacologia (Sinpf) ed e&#8217; reso possibile anche grazie al contributo incondizionato di Aon, Janssen e Lundbeck. Per maggiori informazioni visitare il sito <a href="http://www.bollinirosa.it">www.bollinirosa.it</a> o inviare una e-mail a eventi@bollinirosa.it, conclude Onda.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/salute-al-via-h-open-day-su-salute-mentale/">Salute. Al via (H)-Open day su salute mentale</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Allerta chikungunya, gli esperti &#8220;Nella fase acuta evitare cortisone e steroidi&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/07/allerta-chikungunya-gli-esperti-nella-fase-acuta-evitare-cortisone-e-steroidi/</link>
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		<pubDate>Sat, 07 Oct 2017 14:12:10 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Da mesi e&#8217; ormai allerta chikungunya, la malattia virale trasmessa all&#8217;uomo dalla puntura di un particolare tipo di zanzara tigre. Se ne e&#8217; discusso molto a partire dai casi di contagio verificatisi in Italia, eppure sul tema chikungunya ci sono ancora molti dubbi, in particolare sulle modalita&#8217; di trasmissione e sui sintomi della malattia. Proprio per fare chiarezza, stamattina nella sala Teatro Santo Spirito del chiostro del Commendatore di Roma, si e&#8217; svolto un incontro informativo, voluto dall&#8217;Omceo Roma, dove alcuni esperti hanno deciso di incontrare i medici romani per fornire tutte le informazioni sulla malattia, spiegare come conoscerla, come prevenirla, ma soprattutto come curarla. Preparare i medici ad agire congiuntamente contro la malattia fin dai primi sintomi, al fine di limitarne i danni: e&#8217; questo lo scopo dell&#8217;incontro organizzato da Ernesto Cappellano, consigliere dell&#8217;Ordine dei medici di Roma. Primo a intervenire tra i relatori e&#8217; stato proprio <strong>Giuseppe Lavra</strong>, presidente dell&#8217;Omceo Roma, seguito da <strong>Giovanni Rezza</strong>, direttore del dipartimento Malattie infettive, parassitarie immunomediate dell&#8217;Iss ed <strong>Emanuele Micastri, </strong>dell&#8217;Inmi Spallanzani di Roma. Rezza ci ha tenuto a chiarire l&#8217;origine della malattia: <em>&#8220;La chikungunya e&#8217; un virus della famiglia degli Alphavirus, e viene trasmessa all&#8217;uomo tramite la puntura di una zanzara femmina del genere &#8216;aedes&#8217;, come aedes aegypti, che vive in luoghi a clima tropicale, ed aedes albopictus, che preferisce un clima temperato. E&#8217; arrivata in Italia dalla Georgia, negli Usa, nascosta nelle ruote dei tir. Il virus, comunque, e&#8217; originario dell&#8217;Africa centrale e non sappiamo ancora se si origini anche in Asia o se venga importato di volta in volta con il cambio delle stagioni&#8221;</em>. Ma quali sono i fattori che hanno contribuito alla diffusione del virus chikungunya? Il dottor Rezza ha chiarito che &#8220;la globalizzazione e&#8217; sicuramente una delle cause che ne ha favorito la diffusione. L&#8217;uomo si sposta continuamente e con noi lo fanno anche i vettori della malattia, cioe&#8217; le zanzare. Negli ultimi anni il virus si e&#8217; diffuso in altre zone del mondo, come il sud dell&#8217;America, ecco perche&#8217; sono aumentati i casi di contagio&#8221;. Riguardo ai sintomi della malattia e&#8217; invece intervenuto il dottor Emanuele Micastri, dell&#8217;Inmi Spallanzani di Roma, che ha spiegato: &#8220;<em>La sintomatologia che caratterizza questa malattia e&#8217; costituita da febbre e forti dolori articolari, e in qualche caso un rash cutaneo. Il quadro clinico e&#8217; molto sono simile a quello dell&#8217;artrite reumatoide, tanto che lo specialista di riferimento in questa fase acuta della malattia e&#8217; il reumatologo e non l&#8217;infettivologo</em>&#8220;. <em>Per quello che riguarda le linee guida di terapia</em>&#8211; ha continuato Micastri &#8211; <em>nella fase acuta e&#8217; bene evitare di somministrare cortisone e steroidi. La letalita&#8217; e&#8217; davvero bassa e legata quasi sempre ad una prescrizione inappropriata dei farmaci, o alla comorbilita&#8217;, ma ritengo che per tutti noi medici sia importante saper trattare la malattia, perche&#8217; spesso dopo la fase acuta ha causato artriti persistenti</em>&#8220;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/07/allerta-chikungunya-gli-esperti-nella-fase-acuta-evitare-cortisone-e-steroidi/">Allerta chikungunya, gli esperti &#8220;Nella fase acuta evitare cortisone e steroidi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Sanità: Cannabis per curare malattie gastro-remautologiche</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/06/sanita-cannabis-per-curare-malattie-gastro-remautologiche/</link>
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		<pubDate>Fri, 06 Oct 2017 09:04:52 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Il 28 settembre scorso, le commissioni riunite di Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati hanno concluso l&#8217;esame degli emendamenti al Testo Unificato riguardante le &#8220;Disposizioni in materia di coltivazione e somministrazione di cannabis ad uso medico&#8221;. Con l&#8217;Atto, si e&#8217; voluto assicurare una qualita&#8217; standardizzata della cannabis, per uso terapeutico; definire chiare indicazioni [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/06/sanita-cannabis-per-curare-malattie-gastro-remautologiche/">Sanità: Cannabis per curare malattie gastro-remautologiche</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;Il 28 settembre scorso, le commissioni riunite di Giustizia e Affari sociali della Camera dei Deputati hanno concluso l&#8217;esame degli emendamenti al Testo Unificato riguardante le <strong>&#8220;Disposizioni in materia di coltivazione e somministrazione di cannabis ad uso medico&#8221;.</strong> Con l&#8217;Atto, si e&#8217; voluto assicurare una qualita&#8217; standardizzata della cannabis, per uso terapeutico; definire chiare indicazioni terapeutiche della cannabis prescrivibili dalla classe medica, aprire a nuovi studi e ricerche scientifiche; garantire l&#8217;equita&#8217; nell&#8217;accesso di pazienti a trattamenti con cannabis ad uso terapeutico. Di pari passo con i riconoscimenti giuridici che comunque non lasciano spazi alla legalizzazione della cannabis per uso ludico e personale, le indagini scientifiche confermano l&#8217;efficacia del sistema endocannabinoide, presente in quasi tutto il nostro corpo in particolare nel sistema immunitario, grazie ai recettori CB-1 e CB-2 del Tetrahydrocannabinolo (Thc). &#8220;Degli oltre 60 componenti contenuti in natura nella pianta di Cannabis sativa, il Thc e&#8217; il principale ingrediente con proprieta&#8217; psicotrope insieme al cannabidiolo Cbd, non psicoattivo- sostiene la dr.ssa Laura Bazzichi, reumatologa dell&#8217;A.O.U. di Pisa, al 4° Congresso Nazionale della Societa&#8217; Italiana di Gastro Reumatologia Sigr- Oltre 25 anni di studi sperimentali dimostrano l&#8217;influenza immuno-modulante dei cannabinoidi sul sistema immunitario, nelle attivita&#8217; dei linfociti T e B, come delle cellule NK, della microglia e dei macrofagi. Modelli in vitro e in vivo indicano che i cannabinoidi modulano la produzione e la funzione delle sostanze infiammatorie (citochine) in fase acuta con un aumento del livello di quelle anti-infiammatorie. A cio&#8217; corrisponde un miglioramento di alcuni sintomi delle malattie autoimmuni che interessano il 3% della popolazione mondiale&#8221;.<br />
Per quanto riguarda il meccanismo d&#8217;azione, &#8220;studi preclinici nelle malattie infiammatorie croniche intestinali condotti su modelli animali sembrano suggerire un ruolo omeostatico dei componenti del sistema endocannabinoide (Ecs) nell&#8217;intestino- interviene con cautela il professor Vincenzo Bruzzese, Past President della Societa&#8217; Italiana di Gastro Reumatologia- Di conseguenza, si ritiene che la valorizzazione del segnale endocannabinoide sia una risposta ai disturbi infiammatori e miri a ripristinare l&#8217;equilibrio del tessuto o dell&#8217;organo offeso&#8221;. Negli ultimi anni, la ricerca scientifica ha indagato i possibili usi medici di alcuni componenti della cannabis soprattutto riguardo la terapia del dolore, per coadiuvare il trattamento di alcune patologie, diminuire i disturbi infiammatori o ridurre fastidiosi sintomi correlati a varie malattie (do­lore, nausea, etc.). Ad esempio, in un trial del 2014 controllato con placebo, i ricercatori hanno trattato 21 pazienti malati di Crohn con cannabis o placebo. Ad 11 di questi e&#8217; stata somministrata cannabis. Tra gli 11 pazienti, 5 hanno manifestato piena remissione entro la fine del processo mentre 10 su 11 hanno mostrato miglioramenti dei sintomi, rispetto a soli 4 su 10 del gruppo di controllo con placebo. In realta&#8217;, la prevalenza di studi osservazionali con dimensioni del campione estremamente piccole, la durata breve dello studio, l&#8217;eterogeneita&#8217; delle condizioni reumatiche e dei prodotti somministrati consentono solo conclusioni limitate, ad oggi. Vanno ancora stabiliti i cannabinoidi specifici, nonche&#8217; appropriate condizioni mediche, dose ottimale e modalita&#8217; di somministrazione, per massimizzare gli effetti benefici evitando eventuali effetti nocivi del cannabinoide.<br />
La comunita&#8217; scientifica e&#8217; comunque d&#8217;accordo nell&#8217;affermare che &#8220;la vasta espressione di CB2 sulle cellule immunitarie fa intuire un legame con l&#8217;autoimmunita&#8217;. Prove sperimentali in vitro ed in vivo hanno stabilito l&#8217;efficacia della Cannabis terapeutica in malattie quali artrite reumatoide, diabete tipo 1 e sclerosi sistemica, fibromialgia, lupus eritematoso sistemico, dimostrando una correlazione tra attivita&#8217; di malattia e cannabinoidi. Considerando la cronicita&#8217; delle malattie autoimmuni, il significato di trovare un trattamento farmacologico che abbia effetti avversi relativamente bassi e&#8217; di primaria importanza- prosegue la dottoressa Bazzichi- Va detto ovviamente che la sostanza reperi­bile attraverso il mercato illegale e&#8217; ben altra cosa rispetto a quella impiegata per uso medico. La sua pericolosita&#8217; riguarda sia la qualita&#8217; della sostanza che la quantita&#8217; di principio attivo in essa contenuto, che puo&#8217; essere presente in concentrazioni variabili&#8221;. Infine, &#8220;gli eventi avversi dei cannabinoidi sono da considerarsi relativamente modesti ma e&#8217; comunque necessario accertarsi dei benefici clinici insieme al profilo di sicurezza e alle interazioni farmacologiche. A fronte di un&#8217;insufficiente e condizionata informazione sull&#8217;uso medicinale della cannabis- conclude la dottoressa Bazzichi- i medici si trovano oggi indotti a prescrivere il trattamento con cannabinoidi nei casi piu&#8217; studiati come la sclerosi multipla, malattie infiammatorie croniche intestinali e fibromialgia. Contrariamente alla comprovata efficacia sul dolore e la rigidita&#8217; nelle suddette malattie, la valutazione nell&#8217;artrite reumatoide rappresenta ancora una promessa terapeutica&#8221;</p>
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