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	<title>mediterraneo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Italian Turtle Day 2025: nove tartarughe marine tornano in libertà, l&#8217;Italia si mobilita per salvare il Mediterraneo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/06/15/italian-turtle-day-2025-nove-tartarughe-marine-tornano-in-liberta-litalia-si-mobilita-per-salvare-il-mediterraneo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 15 Jun 2026 15:47:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nove tartarughe marine sono tornate a nuotare nelle acque del Mediterraneo grazie all&#8217;Italian Turtle Day, l&#8217;iniziativa nazionale promossa da Plastic Free Onlus in occasione del World Sea Turtle Day, celebrato il 16 giugno. Da Genova a Lampedusa, passando per Viareggio, Pescara, Castro e Stintino, la liberazione simultanea di nove esemplari di Caretta caretta ha rappresentato [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Nove tartarughe marine sono tornate a nuotare nelle acque del Mediterraneo grazie all&#8217;Italian Turtle Day, l&#8217;iniziativa nazionale promossa da Plastic Free Onlus in occasione del World Sea Turtle Day, celebrato il 16 giugno. Da Genova a Lampedusa, passando per Viareggio, Pescara, Castro e Stintino, la liberazione simultanea di nove esemplari di Caretta caretta ha rappresentato un importante messaggio di tutela ambientale, protezione della biodiversità marina e sensibilizzazione contro l&#8217;inquinamento.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;evento ha coinvolto centri di recupero, Capitanerie di Porto, aree marine protette, parchi nazionali, istituzioni locali, associazioni ambientaliste, volontari e centinaia di cittadini uniti da un obiettivo comune: difendere il mare e le specie che lo abitano.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Le minacce che mettono a rischio le tartarughe marine</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Ogni tartaruga liberata racconta una storia di sopravvivenza. Molti degli esemplari recuperati erano rimasti vittime dell&#8217;inquinamento da plastica, dell&#8217;ingestione di rifiuti galleggianti, di lenze e ami da pesca, di catture accidentali nelle reti o di collisioni con imbarcazioni.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le tartarughe marine, presenti sulla Terra da oltre 280 milioni di anni, oggi affrontano minacce sempre più gravi causate dalle attività umane. La crescente presenza di plastica nei mari, la pesca intensiva, la perdita degli habitat naturali e il traffico nautico rappresentano alcune delle principali cause di ferimento e mortalità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Secondo gli esperti, la salvaguardia delle Caretta caretta è fondamentale per mantenere l&#8217;equilibrio degli ecosistemi marini. Questi animali svolgono infatti un ruolo essenziale nella catena alimentare e nel mantenimento della salute degli habitat costieri e marini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Plastic Free: &#8220;Ogni tartaruga salvata è una vittoria per il mare&#8221;</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Per Plastic Free Onlus, che ha scelto la tartaruga marina come simbolo della propria attività, l&#8217;Italian Turtle Day è stato molto più di una semplice liberazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La liberazione di nove tartarughe in contemporanea in tutta Italia è stata una grande emozione, ma soprattutto un richiamo alla responsabilità collettiva&#8221;, ha dichiarato Rosapia Reale, vicepresidente dell&#8217;associazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Le tartarughe marine hanno superato milioni di anni di evoluzione, ma oggi sono minacciate dalla plastica, dalla pesca intensiva, dal traffico nautico e da comportamenti quotidiani che spesso vengono sottovalutati. Ogni esemplare che torna in mare rappresenta una vittoria, ma anche un invito a ridurre le cause che continuano a portare questi animali nei centri di recupero&#8221;, ha aggiunto.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Pescara protagonista con il ritorno in mare di Lacey</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Tra le liberazioni più significative della giornata c&#8217;è stata quella di Lacey, la tartaruga marina restituita al mare a Pescara dopo un lungo percorso di cura e riabilitazione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;operazione è stata resa possibile grazie al lavoro del Centro di Recupero e Riabilitazione Tartarughe Marine &#8220;Luigi Cagnolaro&#8221; del Centro Studi Cetacei, in collaborazione con la Capitaneria di Porto, il pescaturismo &#8220;Nonno Remo&#8221;, Assonautica Pescara-Chieti e Plastic Free, coordinata a livello regionale da Luca Di Carlantonio.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il rilascio ha attirato l&#8217;attenzione di cittadini e volontari, trasformandosi in un&#8217;importante occasione di educazione ambientale e sensibilizzazione.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Educazione ambientale e prevenzione al centro dell&#8217;iniziativa</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Durante tutta la giornata, biologi, veterinari e operatori dei centri di recupero hanno raccontato ai partecipanti le storie degli animali salvati e il complesso lavoro necessario per curarli e prepararli al ritorno in natura.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Plastic Free, infatti, il recupero degli esemplari feriti rappresenta solo una parte dell&#8217;impegno necessario.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Il lavoro dei centri di recupero è fondamentale, ma non basta. È indispensabile investire nella sensibilizzazione per spiegare cosa accade a una tartaruga che ingerisce plastica o resta intrappolata in una rete. Ogni gesto conta: ridurre la plastica monouso, non abbandonare rifiuti, evitare il rilascio di palloncini e rispettare l&#8217;ambiente marino sono azioni concrete che possono fare la differenza&#8221;, ha sottolineato Rosapia Reale.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Mediterraneo sotto pressione: migliaia di tartarughe muoiono ogni anno</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Gli operatori del settore ricordano che ogni anno decine di migliaia di tartarughe marine perdono la vita nel Mediterraneo a causa delle attività antropiche. I centri di recupero riescono a salvarne soltanto una parte, rendendo ancora più importante la prevenzione.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italian Turtle Day ha voluto proprio unire due aspetti fondamentali: il soccorso diretto degli animali in difficoltà e la promozione di una cultura della sostenibilità capace di ridurre l&#8217;impatto umano sugli ecosistemi marini.</p>



<h2 class="wp-block-heading">Oltre 300 tartarughe salvate da Plastic Free</h2>



<p class="wp-block-paragraph">Dal 2019 Plastic Free Onlus ha contribuito al salvataggio di oltre 300 tartarughe marine e ha accompagnato alla nascita quasi 11mila piccoli esemplari lungo le coste italiane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Numeri che testimoniano un impegno crescente nella difesa della biodiversità e nella lotta contro l&#8217;inquinamento da plastica, una delle principali emergenze ambientali che minacciano il Mediterraneo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;Italian Turtle Day si conferma così un appuntamento simbolico ma concreto, capace di trasformare il ritorno in mare di nove tartarughe in un messaggio nazionale di responsabilità, tutela del mare e protezione delle future generazioni.</p>
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		<title>Neonata morta a Lampedusa, Save the Children chiede canali sicuri e soccorso strutturato</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/16/save-the-children-neonata-morta-a-lampedusa-ennesima-tragedia-appello-per-canali-regolari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 16 May 2026 17:07:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[soccorso in mare]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Una neonata di circa un mese è morta a Lampedusa. Save the Children chiede canali regolari e un sistema strutturato di soccorso in mare.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/16/save-the-children-neonata-morta-a-lampedusa-ennesima-tragedia-appello-per-canali-regolari/">Neonata morta a Lampedusa, Save the Children chiede canali sicuri e soccorso strutturato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>Una neonata di circa un mese è morta dopo lo sbarco a Lampedusa insieme alla madre, alla sorellina e ad altre 52 persone. L&#8217;episodio, avvenuto nella notte, è stato segnalato da Save the Children, che definisce la vicenda un&#8217;ulteriore tragedia legata alle rotte migratorie nel Mediterraneo.</p>
<p>L&#8217;organizzazione ha chiesto l&#8217;attivazione di un sistema coordinato e strutturato di ricerca e soccorso in mare e l&#8217;apertura di canali regolari e sicuri per l&#8217;accesso all&#8217;Europa, sottolineando come l&#8217;assenza di vie legali spinga le persone a intraprendere rotte sempre più pericolose. &#8220;Non è inevitabile: è una scelta. Quando muore una neonata, non è una fatalità, è il fallimento di politiche che continuano a mettere i confini davanti alla vita. Il diritto a vivere e a cercare protezione non può essere negoziabile. Il rispetto del diritto internazionale deve essere pieno e sostanziale, mettendo il Superiore Interesse del Minore al primo posto&#8221; ha dichiarato Giorgia D&#8217;Errico, Direttrice Relazioni Istituzionali di Save the Children.</p>
<p>Secondo i dati richiamati dall&#8217;organizzazione, dal 2014 sono oltre 34.800 le persone morte o disperse nel Mediterraneo nel tentativo di raggiungere l&#8217;Europa. Solo nel 2026 le vittime sarebbero già più di 1.200, di cui oltre 800 nel Mediterraneo centrale; tra loro figurano anche numerosi bambini, con oltre 100 minori segnati ogni anno negli ultimi tre anni.</p>
<p>Il team di Save the Children presente sull&#8217;isola è operativo per rispondere alle necessità dei sopravvissuti, tra cui 20 minori non accompagnati. L&#8217;organizzazione insiste inoltre sull&#8217;importanza di garantire che tutte le imbarcazioni impegnate nei salvataggi, comprese quelle delle ong e i mercantili, non vengano ostacolate.</p>
<p>La richiesta avanzata è dunque di mettere al centro la protezione delle persone e dei minori e di predisporre canali regolari e un dispositivo di soccorso in mare in grado di ridurre il numero di tragedie lungo le rotte migratorie.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/16/save-the-children-neonata-morta-a-lampedusa-ennesima-tragedia-appello-per-canali-regolari/">Neonata morta a Lampedusa, Save the Children chiede canali sicuri e soccorso strutturato</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Bresh annuncia il singolo “DA DIO”: in radio dal 22 maggio e quattro date sold out a Genova</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/13/bresh-nuovo-singolo-da-dio-il-15-maggio-in-radio-dal-22-date-mare-nostrum-a-genova-sold-ou/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 13 May 2026 10:27:06 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[bresh]]></category>
		<category><![CDATA[concerti sold out]]></category>
		<category><![CDATA[da dio]]></category>
		<category><![CDATA[genova]]></category>
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		<category><![CDATA[porto antico]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Bresh pubblica il singolo “DA DIO” il 15 maggio, in radio dal 22: quattro date sold out a Genova e un concerto a Roma il 10 luglio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/13/bresh-nuovo-singolo-da-dio-il-15-maggio-in-radio-dal-22-date-mare-nostrum-a-genova-sold-ou/">Bresh annuncia il singolo “DA DIO”: in radio dal 22 maggio e quattro date sold out a Genova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>Bresh pubblica venerdì 15 maggio il nuovo singolo intitolato “DA DIO”, prodotto da Shune. Il brano entrerà in rotazione radiofonica a partire dal 22 maggio e, secondo il comunicato stampa diffuso dall’ufficio stampa, esplora il tema della resa al caso, quando la vita sorprende una volta rinunciato a voler controllare tutto. Nel testo compare la frase: &#8220;E allora vita fai come vuoi, non ho più in mano le redini.&#8221; </p>
<p>Il lancio del singolo segue una serie di appuntamenti live in Europa e si inserisce in un periodo di grande visibilità per l’artista, che nel 2025 ha pubblicato l’album Mediterraneo, certificato doppio platino. L’album, composto da 16 brani e prodotto da Shune, è disponibile in digitale, CD, LP (rosso e bianco) e in doppio LP (blu e trasparente). Le fotografie delle cover sono firmate da Sam Gregg, mentre l’artwork porta le firme di Marco Giacobbe e Matteo Bonato.</p>
<p>Per l’estate 2026 Bresh è protagonista di quattro concerti della rassegna Mare Nostrum al Porto Antico di Genova, tutti segnati come sold out: 1, 3, 4 e 5 luglio 2026. Dopo gli appuntamenti genovesi è in programma un&#8217;unica data a Roma, il 10 luglio, all’Auditorium Parco della Musica; i biglietti sono indicati in prevendita su Ticketmaster, Ticketone e Vivaticket. RTL 102.5 è segnalata come radio partner della rassegna Mare Nostrum.</p>
<p>La carriera di Bresh, nome d’arte di Andrea Brasi, viene descritta nel comunicato come costellata di successi: 29 certificazioni platino e 12 oro. Originario della scena ligure nota come Drilliguria, l’artista ha esordito con il mixtape Cambiamenti nel 2012 e ha pubblicato nel 2020 il primo album ufficiale Che Io Mi Aiuti. Tra i singoli citati nel comunicato figurano &#8220;Angelina Jolie&#8221; (4× platino), &#8220;Oro Blu&#8221; (doppio platino), &#8220;Guasto d’amore&#8221; (5× platino), &#8220;Altamente mia&#8221; (doppio platino) e &#8220;Parafulmini&#8221; (3× platino). Nel 2024 ha preso parte al Festival di Sanremo in più occasioni e nel dicembre dello stesso anno è stata annunciata la sua partecipazione al 75° Festival di Sanremo con il brano &#8220;La tana del granchio&#8221; (certificato platino).</p>
<p>Il nuovo singolo arriva dopo il successo dell’album Mediterraneo, uscito a giugno 2025 e debutto al #1 nella classifica FIMI/NIQ, e dopo il primo tour nei palasport iniziato a fine ottobre dello stesso anno, con diverse date sold out e una scenografia caratterizzata da un relitto appoggiato sul palco. L’uscita di “DA DIO” sarà dunque il prossimo passo nella programmazione dell’artista, che prosegue con gli appuntamenti estivi e la data romana di luglio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/13/bresh-nuovo-singolo-da-dio-il-15-maggio-in-radio-dal-22-date-mare-nostrum-a-genova-sold-ou/">Bresh annuncia il singolo “DA DIO”: in radio dal 22 maggio e quattro date sold out a Genova</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>DroneFireSentinel AI protegge la Sardegna e il Mediterraneo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/07/02/dronefiresentinel-ai-protegge-la-sardegna-e-il-mediterraneo/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 02 Jul 2025 14:59:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[DFS AI – Drone Fire Sentinel AI]]></category>
		<category><![CDATA[DroneFireSentinel AI]]></category>
		<category><![CDATA[mediterraneo]]></category>
		<category><![CDATA[sardegna]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>In un angolo di mondo dove il profumo della macchia mediterranea si mescola al vento che viene dal mare, nasce una rivoluzione silenziosa destinata a cambiare per sempre il modo in cui affrontiamo le emergenze. Si chiama DFS AI – Drone Fire Sentinel AI, ed è un sistema aereo intelligente capace di vegliare sul territorio, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/07/02/dronefiresentinel-ai-protegge-la-sardegna-e-il-mediterraneo/">DroneFireSentinel AI protegge la Sardegna e il Mediterraneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">In un angolo di mondo dove il profumo della macchia mediterranea si mescola al vento che viene dal mare, nasce una rivoluzione silenziosa destinata a cambiare per sempre il modo in cui affrontiamo le emergenze. Si chiama <strong>DFS AI – Drone Fire Sentinel AI</strong>, ed è un sistema aereo intelligente capace di vegliare sul territorio, anticipare i pericoli e coordinare i soccorsi come nessuno aveva mai fatto prima.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è il solito drone. Non è una telecamera che vola. DFS AI è una sentinella che pensa, decide e agisce. Una tecnologia che unisce occhi, cervello e cuore in un unico strumento. Decolla in autonomia, sorvola vasti territori grazie a un sistema di volo intelligente, pattuglia in modo predittivo utilizzando algoritmi di intelligenza artificiale a bordo e trasmette in tempo reale immagini, mappe termiche, percorsi e allerte a una centrale operativa ad alta capacità situata a Sassari. Tutto questo senza dipendere da una rete elettrica o da infrastrutture complesse: le sue basi sono autonome, alimentate da fonti rinnovabili, capaci di ospitare e far ripartire i droni anche in condizioni critiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">DFS AI nasce per proteggere la Sardegna dagli incendi, ma il suo potenziale va ben oltre. Grazie a un&#8217;intelligenza distribuita e a una rete integrata, può adattarsi a ogni tipo di emergenza ambientale o umanitaria. In caso di persone disperse nei boschi, DFS AI può rilevarle con precisione grazie ai suoi sensori termici e visivi. Può identificare sentieri sicuri per i soccorritori, inviare segnali di emergenza captati in mare aperto, suggerire in tempo reale i percorsi di evacuazione o di intervento. Questo sistema non osserva, agisce. E lo fa con tempi di risposta ridottissimi, anche in assenza di rete cellulare o infrastrutture di comunicazione tradizionali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il segreto sta in una struttura modulare e adattabile, già declinata in diverse versioni operative. <strong>DFS-SAR AI</strong> è il modulo dedicato alla ricerca e soccorso, in grado di operare in montagna, foresta, in mare o in contesti urbani post-sisma. <strong>DFS-V AI</strong> si occupa della sorveglianza di vulcani attivi e aree geologicamente instabili. Altre versioni sono già in sviluppo per affrontare emergenze industriali, monitoraggio di infrastrutture critiche e supporto nelle missioni umanitarie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma ciò che rende DFS AI una rivoluzione nel panorama delle tecnologie di emergenza è la sua <strong>capacità di comunicare e cooperare</strong>. Il sistema sviluppato da Nexim integra un modulo di comunicazione proprietario che utilizza <strong>reti mobili, canali LORA e satelliti in orbita bassa (LEO)</strong>. Questo consente a DFS AI di rimanere operativo anche in aree isolate, senza copertura cellulare o durante black-out estesi. Il drone non ha bisogno di inviare i suoi dati a server lontani: l&#8217;<strong>intelligenza è a bordo</strong>, e prende decisioni in tempo reale. Non aspetta istruzioni: le genera.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tutti i dati raccolti confluiscono in una centrale di elaborazione ad alta capacità situata a Sassari, dove algoritmi predittivi e mappe digitali in tempo reale creano scenari d&#8217;intervento ottimizzati. Una risorsa a disposizione di enti pubblici, protezione civile, forze dell&#8217;ordine, squadre di pronto intervento e amministrazioni locali. Il sistema è pensato per <strong>integrarsi con ciò che esiste già</strong>, senza dover reinventare i processi ma potenziandoli, velocizzandoli, rendendoli più sicuri ed efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La vera forza di DFS AI è la semplicità d&#8217;uso: basta una connessione, un tablet o uno smartphone, e ogni operatore può accedere in tempo reale a una mappa dinamica che mostra fiamme, persone, veicoli, percorsi, ostacoli, temperature e pericoli. Tutto in un&#8217;unica interfaccia intuitiva. In pochi secondi, DFS AI fornisce una panoramica completa della situazione e suggerisce le azioni più efficaci.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questa è tecnologia di frontiera, certo. Ma è anche profondamente umana. Perché nasce da chi conosce la fatica dei territori impervi, da chi ha visto il fuoco mangiare la vegetazione, da chi ha vissuto la paura di non sapere da dove iniziare. Nexim, azienda nata in Sardegna e oggi presente anche negli Stati Uniti, ha portato nel mondo le sue competenze nel settore delle telecomunicazioni, delle reti mission-critical e della sicurezza. Ora vuole restituire, con umiltà e determinazione, ciò che ha imparato. E lo fa nel modo più utile possibile: offrendo un alleato tecnologico concreto, accessibile, immediatamente operativo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">DFS AI non ha bisogno di grandi infrastrutture, di centri di comando futuristici, di costi proibitivi. Può essere operativo in ogni regione d&#8217;Italia e del Mediterraneo entro poche settimane. Può essere installato in collaborazione con le forze dell&#8217;ordine, con i vigili del fuoco, con le protezioni civili, con i comuni, con le regioni. Tutti insieme, perché DFS AI è stato pensato per <strong>unire le forze</strong>, non per sostituirle.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un sistema che previene, non solo rileva. Che agisce prima, non dopo. Che comunica in ogni condizione, anche quando tutto il resto tace. In un mondo che cambia, in cui i rischi ambientali si moltiplicano e il tempo diventa il vero nemico, DFS AI è un alleato che non dorme mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro non è più una promessa lontana. Con DFS AI, è già decollato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/07/02/dronefiresentinel-ai-protegge-la-sardegna-e-il-mediterraneo/">DroneFireSentinel AI protegge la Sardegna e il Mediterraneo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Incendi. Mediterraneo brucia, decine di morti da Grecia ad Algeria</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/07/26/incendi-mediterraneo-brucia-decine-di-morti-da-grecia-ad-algeria/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Jul 2023 17:27:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Temperature ancora oltre i 40 gradi e già oltre 40 morti: queste le prospettive e i bilanci delle vittime legate all&#8217;aumento delle temperature estive e all&#8217;emergenza incendi nell&#8217;area del Mediterraneo, dal Sud Italia alla Grecia fino al Nord Africa, con l&#8217;Algeria Paese più colpito in assoluto. Secondo i servizi di previsione meteorologica di Atene, nella [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Temperature ancora oltre i 40 gradi e già oltre 40 morti: queste le prospettive e i bilanci delle vittime legate all&#8217;aumento delle temperature estive e all&#8217;emergenza incendi nell&#8217;area del Mediterraneo, dal Sud Italia alla Grecia fino al Nord Africa, con l&#8217;Algeria Paese più colpito in assoluto. Secondo i servizi di previsione meteorologica di Atene, nella penisola ellenica l&#8217;ondata di caldo continuerà nei prossimi giorni. Previste temperature di 44 gradi in più regioni, mentre sono previsti nuovi voli per l&#8217;evacuazione di abitanti e turisti da Rodi e dall&#8217;Eubea. In questa seconda isola ieri un Canadair dell&#8217;aviazione militare si è schiantato durante le operazioni di soccorso, provocando la morte dei due piloti a bordo. Già diverse le agenzie turistiche, come Jet 2 e Tui, che hanno cancellato le partenze per Rodi per i prossimi giorni. A livello nazionale, oggi il ministero della Protezione civile ha riferito che una situazione di &#8220;rischio estremo&#8221; per via degli incendi riguarda sei regioni su 13. E l&#8217;emergenza non colpisce solo la Grecia. Roghi, vittime e migliaia di persone costrette a lasciare le proprie case anche in Sud Italia, dalla Puglia alla Calabria alla Sicilia. Il bilancio più grave in termini di perdite di vite umane riguarda però l&#8217;Algeria. Almeno 34 le vittime, tra le quali dieci militari, intrappolati dalle fiamme mentre cercavano di favorire il trasferimento in sicurezza di abitanti dalla provincia costiera di Bejaia, a est della capitale Algeri. Secondo il governo locale, da domenica è stato spento circa l&#8217;80 per cento dei roghi. La mobilitazione dei pompieri resta però ingente, con circa 8mila vigili del fuoco al lavoro con il supporto di centinaia di mezzi e aerei. Sempre in Nord Africa, incendi segnalati in Tunisia, dove almeno 300 persone sono state trasferite dal villaggio costiero di Melloula. Secondo uno studio pubblicato questo mese dagli accademici del gruppo di studio World Weather Attribution, i recenti aumenti delle temperature in Sud Europa, Nord Africa, Cina e Nord America sono dovuti anche a cambiamenti climatici legati a fattori antropici.</p>
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		<title>Agroalimentare. Antichi semi italiani e del Mediterraneo Patrimonio dell&#8217;Umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 May 2023 21:50:00 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Dopo la Dieta mediterranea patrimonio Unesco e la cucina italiana candidata a diventarlo nel 2023, Avasim-MAmaseeds, l&#8217;Alleanza per la valorizzazione delle antiche sementi italiane e del Mediterraneo, rilancia la sua proposta di tutela del Made in Italy dei semi, riaccendendo i riflettori sull&#8217;attuale lacuna di tutela normativa di questo settore di importanza cruciale per l&#8217;Italia. [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/05/11/agroalimentare-antichi-semi-italiani-e-del-mediterraneo-patrimonio-dellumanita/">Agroalimentare. Antichi semi italiani e del Mediterraneo Patrimonio dell&#8217;Umanità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Dopo la Dieta mediterranea patrimonio Unesco e la cucina italiana candidata a diventarlo nel 2023, Avasim-MAmaseeds, l&#8217;Alleanza per la valorizzazione delle antiche sementi italiane e del Mediterraneo, rilancia la sua proposta di tutela del Made in Italy dei semi, riaccendendo i riflettori sull&#8217;attuale lacuna di tutela normativa di questo settore di importanza cruciale per l&#8217;Italia. Avasim, consorzio fondato da Slow Flow srl, è da anni impegnata in azioni divulgative e attive a favore delle antiche sementi italiane, accogliendo e aggregando tutti gli attori delle filiere agroalimentari che, a diverso titolo, proteggono e diffondono gli antichi semi a partire dai grani antichi; svolgendo attività di ricerca, promozione e diffusione della conoscenza, delle caratteristiche, delle proprietà e dei benefici, nonché dei metodi e dei sistemi produttivi per creare filiere sostenibili, tutte aggregate sotto il simbolo del soffione oro M&#8217;ama.Seeds. Avasim è anche partner del Parco dell&#8217;Anima, un&#8217;oasi di biodiversità e rigenerazione e di One sky academy (Osa), con cui collabora, per promuovere la costituzione di un corso di Laurea in agricoltura, arte, design e altri studi per la salute del Pianeta. Nella convinzione che l&#8217;heritage seeds economy abbia il potenziale, a oggi in larga parte ancora inespresso, Avasim, attraverso un comitato tecnico-scientifico multidisciplinare, formato da docenti universitari e professionisti di varie discipline, tra cui il diritto, sta da tempo studiando e promuovendo una proposta di legge con l&#8217;obiettivo di riconoscere e qualificare la natura originaria ed autoctona delle antiche sementi, &#8211; quello che Avasim ha denominato il Made in Italy dei semi &#8211; proteggerle da fenomeni di italianità fittizia e, in quanto patrimonio della collettività, dalla possibilità di brevettazione. Una norma che protegga e indirizzi non solo il processo di trasformazione enogastronomico in atto in Italia, ma ciò che vi è alla base: i semi autoctoni italiani, cioè non solo coltivati in Italia, ma portatori certi della cultura e tradizione italiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La proposta legislativa è volta ad ottenere un quadro normativo d&#8217;insieme, che permetta (oltre che di qualificare l&#8217;originarietà del seme antico e proteggerlo) l&#8217;ingresso dei semi antichi all&#8217;interno del Patrimonio culturale nazionale nell&#8217;accezione di beni culturali, fondamentali della tradizione agroalimentare italiana. In quest&#8217;ottica, una possibilità è data dalla recente riforma dell&#8217;articolo 9 della Costituzione: &#8220;Si tratta in definitiva di un caso tipico, in cui un importante segmento del patrimonio nazionale colturale e culturale chiede immediato riconoscimento e protezione da parte del legislatore, anche in attuazione della recente modifica dell&#8217;art. 9 della Costituzione, nel quale, alla tradizionale tutela del paesaggio e del patrimonio storico e artistico della Nazione, si aggiunge la tutela dell&#8217;ambiente, della biodiversità e degli ecosistemi anche nell&#8217;interesse delle future generazioni&#8221; affermano gli avvocati Alessia Montani e Fabrizio Luciani, fondatori di Avasim. Tutti questi temi saranno discussi nel convegno che Avasim promuove in collaborazione con l&#8217;Accademia dei Georgofili, la più antica e prestigiosa Accademia che si occupa di agricoltura, ambiente, alimenti, oggi dalle 10 alle 17 al Consorzio universitario mediterraneo-Cumo di Noto (Siracusa). Attorno al tema &#8216;Grani antichi e altre sementi italiane, un patrimonio da tutelare e valorizzare&#8217; si riuniranno i rappresentanti di importanti istituzioni, docenti universitari, professionisti del diritto, scienziati, imprenditori e ricercatori provenienti dall&#8217;Italia e dall&#8217;Area del Mediterraneo. Tra le presenze istituzionali interverranno il presidente dell&#8217;Accademia dei Georgofili, Massimo Vicenzini; il direttore dell&#8217;Ente Gestore Sito Unesco e Amministratore delegato Cumo, Paolo Patanè; il Direttore generale dell&#8217;assessorato all&#8217;Agricoltura della Regione Siciliana, Dario Cartabellotta.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Tra gli esponenti del mondo accademico e scientifico, tra gli altri, saranno presenti: il prof. Albino Maggio, del Dipartimento di Agraria &#8211; Università degli Studi di Napoli Federico II; Nunzio D&#8217;Agostino e Luigi Frusciante, Dipartimento di Agraria &#8211; Università degli Studi di Napoli Federico II; Dario Giambalvo, Gaetano Amato, Rosolino Ingraffia, Antonella Lo Porto e Alfonso S. Frenda, Dipartimento di Scienze Agrarie, Alimentari e Forestali, Università degli Studi di Palermo; Salvatore Luciano Cosentino, Umberto Anastasi, Giorgio Testa, Paolo Caruso, Dipartimento di Agricoltura, Alimentazione e Ambiente, Università degli Studi di Catania. Il convegno nasce con l&#8217;obiettivo di studiare e formulare proposte concrete finalizzate all&#8217;attuazione di piani e politiche sui temi oggetto di studio. Su questa scia, viene costituito per un tavolo tecnico-osservatorio permanente, per la ricerca e per proposte di legge e monitoraggio dello sviluppo del settore dei semi antichi e della relativa filiera agroalimentare. Durante il Convegno sarà presentata anche la piattaforma MAMA:SEEDS, https://www.mama-seeds.com/ che ambisce a diventare il punto riferimento degli antichi semi in Italia a che a sostegno degli agricoltori &#8220;eroici&#8221; e dei prodotti 100% made in Italy, a partire dai semi.</p>
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		<title>Mare. Ue, allarme Mediterraneo: &#8220;Solo il 12% non è inquinato&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 25 Jun 2020 18:01:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I mari europei non sono in buono stato: lo evidenzia un report dell&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente (Aea), con dati che mostrano ad esempio che, anche se l&#8217;ecosistema del Mediterraneo e&#8217; tra i piu&#8217; ricchi al mondo, con 17mila specie, solo il 6,1% dei suoi stock ittici e&#8217; pescato in modo sostenibile e solo il 12,7% [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/25/mare-ue-allarme-mediterraneo-solo-il-12-non-e-inquinato/">Mare. Ue, allarme Mediterraneo: &#8220;Solo il 12% non è inquinato&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I mari europei non sono in buono stato: lo evidenzia un report dell&#8217;Agenzia europea per l&#8217;ambiente (Aea), con dati che mostrano ad esempio che, anche se l&#8217;ecosistema del Mediterraneo e&#8217; tra i piu&#8217; ricchi al mondo, con 17mila specie, solo il 6,1% dei suoi stock ittici e&#8217; pescato in modo sostenibile e solo il 12,7% della sua area non riscontra problemi di inquinamento. Numeri che non lasciano presagire nulla di buono, a tal punto che secondo l&#8217;Aea e&#8217; difficile che gli Stati possano raggiungere l&#8217;obiettivo di &#8220;buono stato ambientale&#8221; di tutte le acque entro il 2020, come indicato dalla direttiva quadro Ue.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/25/mare-ue-allarme-mediterraneo-solo-il-12-non-e-inquinato/">Mare. Ue, allarme Mediterraneo: &#8220;Solo il 12% non è inquinato&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</title>
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		<pubDate>Tue, 16 Jun 2020 14:02:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l&#8217;80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 chilogrammi al giorno (dati del Report &#8220;Stop the flood of plastic&#8221;). L&#8217;Europa e&#8217; il [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/">Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;emergenza plastica affligge tutte le acque del pianeta, ma il Mediterraneo ha una differenza fondamentale: essendo un mare chiuso, le correnti fanno tornare sulle coste l&#8217;80% dei rifiuti di plastica. Risultato: per ogni chilometro di litorale, se ne accumulano oltre 5 chilogrammi al giorno (dati del Report &#8220;Stop the flood of plastic&#8221;). L&#8217;Europa e&#8217; il secondo produttore mondiale di plastica. Segno che, in molti casi, non viene smaltita in modo corretto o efficace e&#8217; che ogni anno 570 mila tonnellate di plastica finiscono nelle acque del Mar Mediterraneo: l&#8217;equivalente di 4,7 miliardi di posate di plastica monouso ogni giorno (ossia 3.600 al secondo). Le attivita&#8217; costiere sono responsabili della meta&#8217; della plastica che si riversa nel Mar Mediterraneo, mentre il 30% arriva da terra trasportato dai fiumi. La percentuale rimanente dell&#8217;inquinamento da plastica deriva da attivita&#8217; marine.</p>
<p><strong>UN PROBLEMA CHE METTE A RISCHIO I NOSTRI OCEANI.</strong> Dalla Fossa delle Marianne, all&#8217;Everest, ai ghiacciai dei poli, frammenti piu&#8217; o meno grandi di plastica sono stati trovati praticamente ovunque, anche nel plancton, nei crostacei, nei molluschi, nei pesci, nei mammiferi marini. Plastiche e microplastiche rappresentano dal 70% al 90% dei rifiuti in mare in funzione della regione oceanica. Secondo le stime piu&#8217; recenti oggi negli oceani del Pianeta sono presenti oltre 150 milioni di tonnellate di plastica: ogni anno ne riversiamo oltre 8 milioni di tonnellate. Secondo l&#8217;UNEP, il 15% dei rifiuti in mare galleggia in superficie, un altro 15% rimane nella colonna d&#8217;acqua sottostante e il restante 70% si deposita sui fondali. Senza un rapido ed efficace cambio di paradigma entro 2050 ci sara&#8217;, in peso, piu&#8217; plastica che pesce. Nel 2018, l&#8217;UNEP (Programma Ambiente delle Nazioni Unite) ha inserito il problema della plastica negli oceani tra le 6 emergenze ambientali piu&#8217; gravi (insieme ad altre come i cambiamenti climatici, l&#8217;acidificazione degli oceani e la perdita di biodiversita&#8217;).</p>
<p><strong>IL DRAMMA DELLE TARTARUGHE MARINE.</strong> Le tartarughe marine sono certamente tra le specie maggiormente soggette a intrappolamento e ingestione di plastica. Nel Mediterraneo possiamo ritrovare 3 delle 7 specie di tartarughe marine presenti nel mondo, la tartaruga verde Chelonia mydas, la tartaruga liuto Dermochelys coriacea e la tartaruga comune Caretta caretta, quest&#8217;ultima e&#8217; la piu&#8217; comune e l&#8217;unica che nidifica lungo le nostre coste. I principali pericoli per la sopravvivenza delle specie di tartarughe marine presenti nel mar Mediterraneo risultano essere legati all&#8217;attivita&#8217; antropica: pesca, turismo intensivo, contaminazione e intrappolamento nei rifiuti. L&#8217;esistenza di questi animali fatta eccezione per la nascita e la deposizione delle uova, si svolge completamente in mare aperto: una tartaruga marina passa il 96% del proprio tempo sott&#8217;acqua e in acqua si nutre. Considerando che ogni minuto l&#8217;equivalente di un camion pieno di rifiuti in plastica finisce nei mari del Pianeta, possiamo dire con certezza che la trappola della plastica e&#8217; molto insidiosa per le tartarughe. Uno studio ha rilevato che l&#8217;80% delle tartarughe Caretta caretta del Mediterraneo ha ingerito rifiuti di plastica. Fino ad oggi si pensava che l&#8217;attrazione delle tartarughe per la plastica, in particolare per i sacchetti, fosse dovuta alla loro somiglianza alle meduse, preda preferita di molte specie. Tuttavia, sono state trovate tartarughe intrappolate o che avevano ingerito altri oggetti che non assomigliano affatto a meduse&#8230; il che sottendeva altre ragioni. Una ricerca recentissima pubblicata su Current Biology (3) propone una teoria diversa: a ingannare le tartarughe sarebbe l&#8217;odore della plastica. Questo perche&#8217; i rifiuti plastici alla deriva nell&#8217;oceano possono essere ricoperti da un microfilm di batteri, alghe e piccoli invertebrati, che producono un odore apparentemente gradito dalle tartarughe. Questo potrebbe attirarle in una trappola olfattiva, con conseguenze a volte fatali.</p>
<p>Per quelle tartarughe che non si lasciano ingannare, il problema e&#8217; un altro ancora: anche le meduse ingeriscono plastica. Nella Pelagia noctiluca, la medusa piu&#8217; abbondante nel mar Mediterraneo, e&#8217; stata trovata plastica. Le meduse costituiscono un target &#8216;inaspettato&#8217; della plastica in mare e la loro contaminazione, con frammenti della grandezza superiore a un centimetro, pone ulteriori preoccupazioni per la dieta delle tartarughe. L&#8217;ingestione di plastica e&#8217; associata sia a danni fisici, come blocco intestinale, riduzione delle riserve energetiche e della fame, sia alla potenziale tossicita&#8217; dovuta a sostanze persistenti, bioaccumulabili e tossiche presenti nella plastica stessa (ftalati e ritardanti di fiamma) o adsorbite sulla superficie stessa della plastica. E se non bastasse quella in mare, la presenza di plastica sulle spiagge puo&#8217; compromettere le nidificazioni: la sabbia in cui la tartaruga depone le uova, in presenza di frammenti di questo tipo non mantiene la stessa umidita&#8217; e modifica la temperatura, con ripercussioni sullo sviluppo e la schiusa.</p>
<p><strong>LA PLASTICA E L&#8217;EMERGENZA COVID</strong>. L&#8217;emergenza sanitaria legata al COVID-19 mette tutti davanti ad una nuova assunzione di responsabilita&#8217;: e&#8217; fondamentale evitare di disperdere in natura mascherine, guanti monouso o altri dispositivi dopo che li abbiamo usati. I dispositivi di protezione individuale e altri strumenti sanitari (come mascherine, guanti, salviettine e monodose di disinfettante), infatti, sono prodotti o confezionati con la plastica. Secondo le stime del Politecnico di Torino, l&#8217;ltalia avra&#8217; bisogno di 1 miliardo di mascherine e mezzo miliardo di guanti al mese e, secondo una stima del WWF, se solo l&#8217;1% delle mascherine venisse smaltito in modo errato e disperso in natura, cio&#8217; comporterebbe l&#8217;inquinamento ambientale di ben 10 milioni di mascherine e conseguenti 40 tonnellate di plastica al mese.</p>
<p>Sempre per motivi igienico-sanitari e&#8217; aumentato il consumo di plastica per gli imballaggi degli alimenti nella grande distribuzione e nei supermercati. Sono numerose le organizzazioni ambientaliste che sul web proprio in questi giorni stanno denunciando da Hong Kong alla Francia, da Israele all&#8217;India, passando per la Tailandia (solo nel mese di aprile i rifiuti di plastica a Bangkok sono aumentati del 62% (5) ), l&#8217;aumento di rifiuti di plastica generati dal Covid-19 che hanno gia&#8217; raggiunto il mare. Secondo l&#8217;organizzazione non profit Francese Mer Propre che si dedica alla pulizia delle spiagge nel paese, il numero di mascherine raccolte lungo la costa e&#8217; in continua crescita: la sola Francia ne ha ordinate 2 miliardi e una quantita&#8217; rilevante di queste rischia di finire sul fondo del mare se non si interviene subito per sensibilizzare i cittadini. Poiche&#8217; questi oggetti possono sopravvivere in mare piu&#8217; 450 anni, se non la spazzatura da Covid (cosi&#8217; e&#8217; stata recentemente ribattezzata) rimarra&#8217; in eredita&#8217; al pianeta per molte generazioni.</p>
<p><strong>COME AFFRONTARE IL PROBLEMA.</strong> Per risolvere un problema complesso, occorrono soluzioni complesse che coinvolgano tutti gli attori: la ricerca, la partecipazione dell&#8217;industria (soprattutto quella turistica), la consapevolezza e coinvolgimento dei cittadini e una forte volonta&#8217; politica a livello nazionale e sovranazionale. Il WWF, con la campagna &#8220;No Plastic in Nature&#8221; lavora per realizzare un&#8217;economia circolare per la plastica basata sulla riduzione dei consumi, sul riutilizzo, sulla ricerca di prodotti alternativi a minor impatto, sul miglioramento della gestione dei rifiuti, sull&#8217;incremento del riciclo e sull&#8217;ampliamento del mercato delle materie seconde. A livello globale, il WWF sta spingendo per un trattato globale legalmente vincolante per tutti i paesi del mondo per contrastare l&#8217;inquinamento marino da plastica. Stiamo anche promuovendo e sostenendo l&#8217;adozione di misure piu&#8217; severe contro l&#8217;inquinamento da plastica nel Mediterraneo attraverso la Convenzione di Barcellona, le politiche nazionali e dell&#8217;UE &#8211; come il divieto di alcuni oggetti monouso e obiettivi vincolanti per migliorare la raccolta dei rifiuti. La societa&#8217; deve ripensare radicalmente il proprio rapporto con la plastica, riducendo l&#8217;uso di plastica monouso non necessaria.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/06/16/rifiuti-nel-mediterraneo-si-accumulano-5-kg-di-plastica-ogni-km/">Rifiuti: nel Mediterraneo si accumulano 5 kg di plastica ogni Km</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Mare: per 84% oceani gravemente a rischio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 19:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Oggi si comincia a essere sempre piu&#8217; coscienti che il 50% dell&#8217;ossigeno che respiriamo e&#8217; dato dal mare, una quantita&#8217; enorme di cibo, proteine, l&#8217;energia, e tutta una serie di elementi necessari alla vita dell&#8217;individuo. Il mare e&#8217; il 72% del pianeta, il pianeta e&#8217; mare&#8221;. Cosi&#8217; la consigliera di amministrazione dell&#8217;Istituto nazionale di Oceanografia [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Oggi si comincia a essere sempre piu&#8217; coscienti che il 50% dell&#8217;ossigeno che respiriamo e&#8217; dato dal mare, una quantita&#8217; enorme di cibo, proteine, l&#8217;energia, e tutta una serie di elementi necessari alla vita dell&#8217;individuo. Il mare e&#8217; il 72% del pianeta, il pianeta e&#8217; mare&#8221;. Cosi&#8217; la consigliera di amministrazione dell&#8217;Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste, Maria Cristina Pedicchio, durante la presentazione del sondaggio realizzato con l&#8217;Swg &#8220;Italiani e la tutela del mare e dell&#8217;ambiente&#8221;, presentato nel primo pomeriggio in Regione Friuli Venezia Giulia in occasione della Giornata mondiale degli Oceani 2020. I dati raccolti mostrano come l&#8217;84% degli intervistati e&#8217; convinto che il mare sia gia&#8217; gravemente a rischio, e che il pericolo maggiore (81%) sia dovuto a &#8220;plastiche, microplastiche e altri rifiuti&#8221; (81%), seguite da &#8220;inquinanti chimici&#8221; (78%), &#8220;cambiamenti climatici&#8221; (60%), mentre molto meno considerati sono l&#8217;estrazione di minerali dai fondali (36%), la presenza delle specie aliene (31%) o il rumore provocato dall&#8217;uomo (25%). In sintesi emerge una profonda considerazione verso il mare, ma una superficiale conoscenza dei suoi problemi. &#8220;E&#8217; un po&#8217; un paradosso che noi conosciamo di piu&#8217; la superficie di Marte che il fondo del mare&#8221;, prosegue Pedicchio, evidenziando come ora vi sono nuovo strumenti, robot sottomarini che permettono di capire di piu&#8217;. Conoscenze che si svilupperanno di certo nella decade 2020-30 dedicata dalle Nazioni Unite alla tutela e alla sostenibilita&#8217; degli oceani, spiega la professoressa, rilevando un forte movimento istituzionale e di opinione. &#8220;I cittadini devono essere coinvolti- prosegue-, devono collaborare con le istituzioni e con la comunita&#8217; scientifica per individuare le priorita&#8217;, a insistere perche&#8217; poi ci siano finanziamenti adeguati anche per la ricerca e le attivita&#8217; legate al mare&#8221;. Proprio l&#8217;aspetto di conoscenza istituzionale e&#8217; quello che lascia piu&#8217; perplessi i ricercatori. Il 48% degli intervistati crede che sul mare costiero dovrebbe decidere un organismo sovranazionale (per il 29%, ogni nazione per conto proprio), cosi&#8217; come sul mare &#8220;al largo&#8221; (71%). Il 66% e&#8217; favorevole a una Agenzia europea del Mare, e il 52% a un ministero del Mare. Pero&#8217; interrogati sulla Direttiva comunitaria della Strategia marina e la missione della Commissione europea &#8220;Salute di oceani, mari acque costiere e interne&#8221;, non le hanno mai sentite nominare rispettivamente l&#8217;85 e l&#8217;88% del campione. &#8220;Dal mare ci aspettiamo un numero veramente importante di nuovi lavori, i cosiddetti &#8216;lavori blu&#8217;- conclude Pedicchio-, pensiamo ai nuovi trasporti, la decarbonizzazione, tutti i settori che influenzano il mare Mediterraneo&#8221;. </p>
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		<title>Migranti. Papa: &#8220;Mediterraneo non resti cimitero, subito soluzioni&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 09 Jan 2020 19:41:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;È con dolore che si continua a constatare come il Mare Mediterraneo rimanga un grande cimitero. È sempre piu&#8217; urgente, dunque, che tutti gli Stati si facciano carico della responsabilita&#8217; di trovare soluzioni durature&#8221;. È la parte del discorso del Papa al Corpo diplomatico dedicata alla questione delle migrazioni, sempre presente anche nei sei discorsi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/01/09/migranti-papa-mediterraneo-non-resi-cimitero-subito-soluzioni/">Migranti. Papa: &#8220;Mediterraneo non resti cimitero, subito soluzioni&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;È con dolore che si continua a constatare come il Mare Mediterraneo rimanga un grande cimitero. È sempre piu&#8217; urgente, dunque, che tutti gli Stati si facciano carico della responsabilita&#8217; di trovare soluzioni durature&#8221;. È la parte del discorso del Papa al Corpo diplomatico dedicata alla questione delle migrazioni, sempre presente anche nei sei discorsi precedenti. &#8220;Occorre rilevare che nel mondo vi sono diverse migliaia di persone, con legittime richieste di asilo e bisogni umanitari e di protezione verificabili, che non vengono adeguatamente identificati&#8221;, la denuncia di Francesco, che ha assicurato che da parte sua &#8220;la Santa Sede guarda con grande speranza agli sforzi compiuti da numerosi Paesi per condividere il peso del reinsediamento e fornire agli sfollati, in particolare a causa di emergenze umanitarie, un posto sicuro in cui vivere, un&#8217;educazione, nonche&#8217; la possibilita&#8217; di lavorare e di ricongiungersi con le proprie famiglie&#8221;. Tra le crisi umanitarie in atto, il Papa ha citato quella dello Yemen, &#8220;che vive una delle piu&#8217; gravi crisi umanitarie della storia recente, in un clima di generale indifferenza della comunita&#8217; internazionale&#8221;, e della Libia, &#8220;che da molti anni attraversa una situazione conflittuale, aggravata dalle incursioni di gruppi estremisti e da un ulteriore acuirsi di violenza nel corso degli ultimi giorni&#8221;. Tale contesto, ha avvertito Bergoglio, &#8220;e&#8217; fertile terreno per la piaga dello sfruttamento e del traffico di essere umani, alimentato da persone senza scrupoli che sfruttano la poverta&#8217; e la sofferenza di quanti fuggono da situazioni di conflitto o di poverta&#8217; estrema. Tra questi- ha denunciato ancora il Pontefice- molti finiscono preda di vere e proprie mafie che li detengono in condizioni disumane e degradanti e ne fanno oggetto di torture, violenze sessuali, estorsioni&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/01/09/migranti-papa-mediterraneo-non-resi-cimitero-subito-soluzioni/">Migranti. Papa: &#8220;Mediterraneo non resti cimitero, subito soluzioni&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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