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	<title>mondo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>La morale a targhe alterne: cronache dall&#8217;impero della percezione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 May 2025 05:05:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.&#8221; — Pier Paolo Pasolini Il mondo occidentale non è più diviso tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti. È diviso tra chi racconta i fatti e chi li piega, li lucida, li trucca fino a renderli accettabili al proprio pubblico di riferimento. Tra [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Io so. Ma non ho le prove. Non ho nemmeno indizi.&#8221;</em> — Pier Paolo Pasolini</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il mondo occidentale non è più diviso tra destra e sinistra, tra conservatori e progressisti. È diviso tra chi racconta i fatti e chi li piega, li lucida, li trucca fino a renderli accettabili al proprio pubblico di riferimento. Tra chi indaga e chi si schiera. Tra chi dubita e chi predica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Prendiamo Donald Trump. Attacca gli studenti stranieri ad Harvard: scelta miope, ottusa, degna di critica. Ma da qui a titolare &#8220;Gli studenti in fuga dagli Stati Uniti&#8221;, ce ne corre. E il dato? 700 studenti in più hanno presentato domanda alle università britanniche. Si passa da 5.980 a 6.680: +12%. Ma in numeri assoluti, si tratta di una briciola nel sistema dell&#8217;istruzione globale. Eppure, ecco il dramma servito: fuga, crollo, segnale irreversibile. Quando si vuole creare una narrazione, ogni variazione diventa tsunami. Non conta cosa accade, conta come lo racconti.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Poi c&#8217;è Macron, e la scena — immortalata — dello &#8220;schiaffetto&#8221; di Brigitte al volto del marito sullo scalino dell&#8217;aereo presidenziale. Lui sobbalza, lei tira dritto, poi il gelo. L&#8217;Eliseo prima smentisce. Poi, sopraffatto dalla realtà, cambia versione: &#8220;una scena giocosa, intima&#8221;. Intima? Se le parti fossero invertite, ci sarebbe già un dibattito globale sulla violenza simbolica. Ma è Macron, non Trump. È Brigitte, non Melania. Quindi tutto passa, tutto si sfuma.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine, le piazze. Quelle dove, tra caschi e bastoni verdi, si attaccano i cordoni di polizia. Scene documentate. Eppure il focus mediatico è tutto sul consigliere municipale colpito da una manganellata. La violenza c&#8217;è, certo. Ma dov&#8217;era la lente quando gli agenti venivano aggrediti? Anche loro sono cittadini, anche loro — come ricordava Pasolini — figli del popolo, del proletariato, mica figli di papà. &#8220;Io simpatizzo coi poliziotti&#8221;, scriveva dopo Valle Giulia, &#8220;perché sono figli di poveri. Voi invece siete la nuova borghesia travestita da rivoluzione.&#8221; Lo disse, lo crocifissero. Ma oggi suona più attuale che mai.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I media raccontano tutto con la delicatezza di chi sa da che parte stare. Ma è davvero informazione, o è teatro? E chi paga il biglietto?</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il giornalismo — quello vero — dovrebbe avere il coraggio di scomporre le immagini, non abbellirle. Di scavare sotto i dati, non acchiapparli al volo per infilarli dentro la linea editoriale. Di dire ciò che è, anche quando non conviene.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo c&#8217;erano giornalisti così. Si chiamavano Montanelli, Biagi, Enzo Bettiza, Giulietto Chiesa, Oriana Fallaci. Erano diversi tra loro, anche in contrasto. Ma avevano una cosa in comune: il coraggio di vedere. Di andare contro. Di non piacere a tutti. Oggi figure così non se ne vedono in giro. Al loro posto, narratori che inseguono algoritmi e sponsor, più preoccupati del consenso che della verità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E allora, ricordate il monito del saggio professore di Parthenope:<br><strong>&#8220;Si è uomini quando si smette di guardare e si comincia a vedere.&#8221;</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Guardare è passivo. Vedere è scelta.<br>È azione. È responsabilità.<br>Ed è anche, oggi più che mai, l&#8217;unico antidoto al racconto addomesticato del mondo.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>G7, il Papa: &#8220;Il mondo ha carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/06/14/g7-il-papa-il-mondo-ha-carenze-strutturali-che-non-si-risolvono-con-rattoppi/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 14 Jun 2024 16:25:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/14/g7-il-papa-il-mondo-ha-carenze-strutturali-che-non-si-risolvono-con-rattoppi/">G7, il Papa: &#8220;Il mondo ha carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">La &#8220;sana politica&#8221; è fondamentale &#8220;per guardare con speranza e fiducia al nostro avvenire. Come già detto altrove, la società mondiale ha grave carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi o soluzioni veloci, veramente occasionali. Dobbiamo andare al principio&#8221;. Lo dice Papa Francesco, intervenendo al G7 di Borgo Egnazia alla sessione dedicata all&#8217;intelligenza artificiale. &#8220;In tal modo, un&#8217;economia integrata in un progetto politico, sociale, culturale e popolare che tenda al bene comune può aprire la strada a opportunità differenti che non implicano di fermare la creatività umana dell&#8217;intelligenza artificiale e il suo sogno di progresso, ma piuttosto di incanalare tale energia in un mondo normale&#8221;, incalza il Pontefice, che conclude: &#8220;Questo è proprio il caso dell&#8217;intelligenza artificiale. Aspetta a ognuno farne buon uso e aspetta alla politica creare le condizioni perché un tale buon uso sia possibile e fruttuoso&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/14/g7-il-papa-il-mondo-ha-carenze-strutturali-che-non-si-risolvono-con-rattoppi/">G7, il Papa: &#8220;Il mondo ha carenze strutturali che non si risolvono con rattoppi&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Lavoro. Nel mondo ogni anno 3 mln morti bianche, in Italia 3 al giorno</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/02/28/lavoro-nel-mondo-ogni-anno-3-mln-morti-bianche-in-italia-3-al-giorno/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 28 Feb 2024 16:35:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Quasi 3 milioni di persone ogni anno muoiono nel mondo a causa di incidenti o malattie legate al lavoro. Un numero emerso dalle stime pubblicate dall&#8217;Ilo &#8211; Organizzazione Internazionale del Lavoro, l&#8217;Agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale e presentate nel report A Call for Safer and Healthier Working [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/02/28/lavoro-nel-mondo-ogni-anno-3-mln-morti-bianche-in-italia-3-al-giorno/">Lavoro. Nel mondo ogni anno 3 mln morti bianche, in Italia 3 al giorno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Quasi 3 milioni di persone ogni anno muoiono nel mondo a causa di incidenti o malattie legate al lavoro. Un numero emerso dalle stime pubblicate dall&#8217;Ilo &#8211; Organizzazione Internazionale del Lavoro, l&#8217;Agenzia specializzata delle Nazioni Unite sui temi del lavoro e della politica sociale e presentate nel report A Call for Safer and Healthier Working Environments. Un dato in aumento di oltre il 5% rispetto al 2015 che sottolinea l&#8217;importanza delle sfide persistenti nel garantire la salute e la sicurezza dei lavoratori a livello globale. Secondo i dati, maggior parte di questi decessi è stata causata da malattie correlate al lavoro (2,6 milioni), mentre gli incidenti sul lavoro rappresentano ulteriori 330.000 morti. Secondo l&#8217;analisi, le malattie del sistema circolatorio, i tumori maligni e le malattie respiratorie figurano tra le prime tre cause di morte legate al lavoro. Insieme, queste tre categorie contribuiscono a più di tre quarti della mortalità totale legata al lavoro. La situazione in Italia non è migliore. Secondo i dati Inail, nel 2023 si sono registrati 1.041 incidenti mortali. Una media di quasi 3 decessi al giorno. Se da un lato sono diminuiti gli incidenti mortali avvenuti nel tragitto casa-lavoro (scesi da 300 a 242), dall&#8217;altro aumentano quelli durante il lavoro saliti da 790 a 799 casi. L&#8217;analisi territoriale mostra, invece, cali nel Nord-Ovest (da 301 a 270 casi), nel Nord-Est (da 245 a 233) e al Centro (da 225 a 193). Gli incrementi riguardano il Sud (da 235 a 255) e le Isole (da 84 a 90). Dati che arrivano a pochi giorni dal Richmond HSE forum che si terrà a Rimini dal 3 al 5 marzo. La figura dell&#8217;HSE manager è sempre più fondamentale all&#8217;interno delle aziende.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo compito è quello di supportare l&#8217;azienda nella gestione operativa e nell&#8217;attuazione delle misure di prevenzione e protezione dai rischi per i lavoratori, per l&#8217;ambiente e per il patrimonio aziendale. Un ruolo che deve guidare l&#8217;azienda tra i vari adempimenti aiutandola ad essere regola in modo da non incappare nei rischi e nelle sanzioni previste dalla normativa, ma soprattutto aiutandola a raggiungere l&#8217;auspicato obiettivo di &#8220;quota zero&#8221; rispetto agli incidenti mortali. L&#8217;obiettivo dell&#8217;evento organizzato da Richmond Italia è creare un focus specifico su una tematica attuale come la sicurezza dei lavoratori. HSE e Safety Manager saranno protagonisti di sessioni, confronti, scambi di idee. Potranno conoscere nuovi colleghi e selezionare le offerte di fornitori specializzati nell&#8217;area della protezione dalle minacce per la salute e la sicurezza della popolazione e dell&#8217;ambiente. &#8220;In questi giorni abbiamo seguito tutti la tragica vicenda del cantiere Esselunga a Firenze. Le notizie del telegiornale ci ricordano il carattere endemico della questione sicurezza &#8211; spiega Claudio Honegger, amministratore unico di Richmond Italia (richmonditalia.it)- Non sono solo Stato e Governo a doversi far carico della questione, dovrebbe esserci una compliance da parte di tutti i soggetti coinvolti, e quindi tutti noi, nel verificare che poi le norme vengano effettivamente applicate. Come organizzatori, abbiamo un punto di vista privilegiato, e in questi anni ci siamo fatti un&#8217;idea precisa. La vera sfida di chi si occupa di salute e sicurezza oggi è una sfida educativa. Si tratta di far capire alle persone che indossare i dispositivi di protezione individuale e adottare comportamenti sicuri può davvero salvare la vita&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E poi, aggiunge, c&#8217;è il tema dell&#8217;educazione alla legalità. I nostri eventi si configurano come occasioni per confrontarsi su queste sfide e sostenersi reciprocamente nella costruzione di una cultura della sicurezza condivisa&#8221;. Il report globale presentato dall&#8217;ILO mostra una chiara superiorità di uomini morti a causa del lavoro, sono 51,4 su 100.000 rispetto a 17,2 donne su 100.000. La zona con la più alta percentuale di decessi è la regione dell&#8217;Asia e del Pacifico dove si registra il 63% del totale globale a causa delle dimensioni della forza lavoro nella regione. I settori più a rischio sono l&#8217;agricoltura, l&#8217;edilizia, la silvicoltura, la pesca e l&#8217;industria manifatturiera che comprendono 200.000 infortuni mortali all&#8217;anno, pari al 63% del totale. Ancor più nel dettaglio si evince che un terzo degli infortuni mortali sul lavoro avviene tra i lavoratori agricoli. Quali sono i 10 principali fattori di rischio e il numero di morti causati? Per prima cosa l&#8217;esposizione a lunghi orari di lavoro (744.924 morti), poi il contatto con materiale particolato, gas e vapori (450.381 morti), seguono gli infortuni sul lavoro (363.283 morti), l&#8217;esposizione all&#8217;amianto (209.481 morti), l&#8217;esposizione alla silice (42.258 morti), l&#8217;esposizione ad agenti che causano asma (29.641 morti), esposizione alle radiazioni solari ultraviolette (17.936 morti), esposizione agli scarichi dei motori (14.728 morti), esposizione all&#8217;arsenico (7.589) e infine esposizione al nichel (7.301).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/02/28/lavoro-nel-mondo-ogni-anno-3-mln-morti-bianche-in-italia-3-al-giorno/">Lavoro. Nel mondo ogni anno 3 mln morti bianche, in Italia 3 al giorno</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Clima. Con aumento 2 gradi entro 2050 rischio perdere 56% vigne mondo</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/12/11/clima-con-aumento-2-gradi-entro-2050-rischio-perdere-56-vigne-mondo/</link>
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		<pubDate>Mon, 11 Dec 2023 19:51:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Un aumento di due gradi della temperatura del pianeta entro il 2050 significa perdere il 56% della superficie viticola mondiale. Lo scenario sarà ancora più catastrofico nel 2100, con un aumento della temperatura di quattro gradi&#8221;. Lo spiega Giulio Moriondo, ricercatore in campo vitivinicolo, intervenuto al Forte di Bard durante il convegno &#8220;Ecosistemi montani nel [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/12/11/clima-con-aumento-2-gradi-entro-2050-rischio-perdere-56-vigne-mondo/">Clima. Con aumento 2 gradi entro 2050 rischio perdere 56% vigne mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Un aumento di due gradi della temperatura del pianeta entro il 2050 significa perdere il 56% della superficie viticola mondiale. Lo scenario sarà ancora più catastrofico nel 2100, con un aumento della temperatura di quattro gradi&#8221;. Lo spiega Giulio Moriondo, ricercatore in campo vitivinicolo, intervenuto al Forte di Bard durante il convegno &#8220;Ecosistemi montani nel 2050&#8221;. Oggi &#8220;si produce già il vino in Scandinavia- prosegue Moriondo-. In Svezia e in Danimarca ci sono 150 ettari di vigna e si tratta di vigne molto resistenti alle malattie più comuni&#8221;. Tutto ciò implica delle conseguenze sul mercato e sulla concorrenza &#8220;con ripercussioni evidenti sull&#8217;economia&#8221;, aggiunge. In Valle d&#8217;Aosta -dove quest&#8217;anno si è registrato un aumento del 10% della produzione di vino, dato in controtendenza rispetto al Centro e al Sud Italia dove le perdite raggiungono anche il 30%-40%- lo scenario appare meno catastrofico: &#8220;Attualmente la regione ha una superficie coltivata a vite di circa 450 ettari. A fine Ottocento pare fossero tra i 3 e i 4mila ettari quindi abbiamo perso il 90% della superficie&#8221;, spiega il ricercatore. Che aggiunge: &#8220;Non credo che si prospetteranno ulteriori perdite. Le superfici stanno un po&#8217; aumentando ma è certo che anche in Valle d&#8217;Aosta, come nel resto del mondo, la viticoltura dovrà affrontare nel migliore dei modi eventi meteorologici e catastrofici sempre più frequenti e preoccuparsi di rispettare prima di tutto il suolo, arricchirlo nella sua sostanza organica che combattono l&#8217;aridità&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Per Moriondo, anche &#8220;mantenere i terrazzamenti è assolutamente importante, anche dove il terreno è incolto&#8221;. Quanto al vino, &#8220;già adesso ma soprattutto in futuro sarà sempre più alcolico: negli anni Cinquanta si facevano vini da 10-11 gradi, adesso si raggiungono tranquillamente 13-14 gradi e anche di più. Questo è accompagnato anche a una diminuzione dell&#8217;acidità. Uve più zuccherine fanno vini più alcolici ma anche meno acidi&#8221;. Oltre a questo, &#8220;la maturazione fenolica potrebbe rimanere indietro e potremmo avere anche vini più verdi e, se le temperature superano i 35 gradi alcuni aromi potrebbero venire a mancare&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/12/11/clima-con-aumento-2-gradi-entro-2050-rischio-perdere-56-vigne-mondo/">Clima. Con aumento 2 gradi entro 2050 rischio perdere 56% vigne mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Chernobyl, 35 anni fa il disastro nucleare che sconvolse il mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 26 Apr 2021 16:32:05 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono trascorsi 35 anni dal disastro nucleare piu&#8217; grave della storia. Nella notte del 26 aprile 1986, precisamente alle 01:23:40, durante un test di sicurezza mal concepito e peggio condotto, esplodeva il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl. Tra le cause del disastro, oltre una serie incredibile di errori nella gestione del test [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono trascorsi 35 anni dal disastro nucleare piu&#8217; grave della storia. Nella notte del 26 aprile 1986, precisamente alle 01:23:40, durante un test di sicurezza mal concepito e peggio condotto, esplodeva il reattore numero quattro della centrale nucleare di Chernobyl. Tra le cause del disastro, oltre una serie incredibile di errori nella gestione del test e alla scarsa preparazione dei tecnici di turno quella notte, alcuni difetti progettuali del reattore sovietico RBMK che equipaggiava la centrale cosi&#8217; come molti altri impianti nell&#8217;Urss. La prima esplosione, causata dal vapore prodotto dall&#8217;incauta, a dir poco, manovra sulle barre di contenimento in grafite, scaglio&#8217; in aria la piastra superiore del nocciolo, fatta di acciaio e cemento e pesante circa mille tonnellate, lasciando il reattore scoperto. La seconda esplosione avvenne a causa della reazione tra la grafite in fiamme delle barre di contenimento e l&#8217;idrogeno gassoso. L&#8217;incendio che ne segui&#8217;, e il tentativo di spegnerlo con migliaia di litri di acqua e migliaia di tonnellate di boro e altri composti, causarono la dispersione di polveri e nubi radioattive che resero inabitabile un&#8217;area da 3.100 chilometri quadrati (la &#8216;zona di esclusione&#8217;), contaminandone gravemente una da oltre 7.000 kmq. Livelli anomali e potenzialmente pericolosi di radiazioni furono rilevati nei Paesi scandinavi e dell&#8217;Europa orientale, fino in Italia, facendo scoprire l&#8217;incidente che l&#8217;Urss cercava di non divulgare. Il nocciolo, rimasto scoperto e in fusione, se fosse venuto a contatto con le falde acquifere avrebbe potuto causare una disastrosa esplosione termonucleare. Se si fosse verificata avrebbe investito Kiev e Minsk, causando centinaia di migliaia di vittime e rendendo inabitabili per secoli enormi aree di Ucraina e Bielorussia.</p>
<p>In seguito all&#8217;incidente e&#8217; stato valutato un rilascio di radiazioni pari a 400 volte quelle di Hiroshima. 66 le morti accertate, migliaia i casi di tumore, 4mila i &#8216;liquidatori&#8217; chiamati a cercare di contenere l&#8217;emissione di radiazioni dal reattore distrutto deceduti, tra le centinaia di migliaia convocati. Questi i numeri del disastro. Ad oggi solo vegetazione e animali occupano la &#8216;zona di esclusione&#8217; che delimita i 30 km racchiusi attorno alla centrale dell&#8217;ex citta&#8217; sovietica. Inizialmente l&#8217;Urss tento&#8217; di occultare l&#8217;incidente nucleare, minimizzando quanto avvenuto. I vigili del fuoco, i militari e tutto il personale intervenuto sul luogo del disastro non avevano equipaggiamenti e protezioni sufficienti a proteggerli dall&#8217;elevatissimo livello di radiazioni. Soltanto due giorni dopo dall&#8217;esplosione del reattore l&#8217;Unione Sovietica ordino&#8217; l&#8217;evacuazione di centinaia di migliaia di persone che abitavano l&#8217;area maggiormente colpita. Il reattore numero 4 venne coperto da un &#8216;sarcofago&#8217; in cemento, che nel corso degli anni subi&#8217; una grave usura che lo mise a rischio di crollo, circostanza che avrebbe causato un nuovo disastroso rilascio di radiazioni. Nel 2016 ne e&#8217; stato completato uno nuovo grazie a fondi da Ue e Usa, oltre che del governo ucraino. La &#8216;zona di esclusione&#8217; appare oggi come una grande riserva naturale oggetto di forme di &#8216;turismo dei disastri&#8217;, ma del tutto inabitabile. Intanto, incendi nell&#8217;erba e nella foresta all&#8217;interno della zona contaminata, causano il rilascio di ulteriore pulviscolo radioattivo nell&#8217;atmosfera. Non sara&#8217; mai possibile calcolare con esattezza il numero di casi di tumore e decessi causati nella varie aree dal rilascio di radiazioni.</p>
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		<title>Ingv: acque sotterranee Appennino segnalano terremoti, da altra parte mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 21 Oct 2020 18:34:44 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
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		<category><![CDATA[falda acqua]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti. La &#8220;caccia&#8221; al precursore sismico continua, stavolta con un elemento in piu&#8217;. Come gia&#8217; documentato negli ultimi anni in numerosi studi, esiste [&#8230;]</p>
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]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Un nuovo studio, frutto della collaborazione tra Sapienza, Ingv e Cnr, ha rilevato alcune variazioni del livello delle acque di falda in Italia centrale, riconducibili a terremoti lontani, avvenuti persino in altri continenti. La &#8220;caccia&#8221; al precursore sismico continua, stavolta con un elemento in piu&#8217;. Come gia&#8217; documentato negli ultimi anni in numerosi studi, esiste una associazione tra lo scatenarsi dei terremoti e le variazioni nella circolazione delle acque sotterranee. Quello che ancora non e&#8217; adeguatamente noto e&#8217; come tale fenomeno riguardi anche i telesismi, terremoti lontani, avvenuti in altri continenti, i cui effetti sono avvertiti a migliaia di chilometri dall&#8217;epicentro. A far luce sulla inaspettata relazione tra sismicita&#8217; e falde acquifere e&#8217; un nuovo studio, frutto della collaborazione tra il Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza, l&#8217;Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia e il Consiglio Nazionale delle Ricerche. I risultati, pubblicati sulla rivista &#8216;Scientific Reports&#8217;, rappresentano un ulteriore passo verso una possibile futura identificazione di precursori sismici nelle acque.</p>
<p>I ricercatori hanno monitorato per cinque anni il livello di una falda acquifera a Popoli, in Abruzzo, dove hanno osservato, oltre ai segni lasciati da eventi sismici avvenuti nelle immediate vicinanze, un comportamento anomalo delle acque, il cui motore scatenante era dall&#8217;altra parte della Terra: sono state identificate 18 forti oscillazioni come risposta &#8220;impulsiva&#8221; delle acque sotterranee ai terremoti di magnitudo superiore a 6.5 avvenuti in tutto il mondo, anche a oltre 18.000 chilometri di distanza dal sito di osservazione. &#8220;Dall&#8217;indagine idrogeologica e sismica e&#8217; emerso che le onde sismiche responsabili delle perturbazioni sono le onde di Rayleigh che viaggiano sulla superficie terrestre, raggiungendo enormi distanze &#8211; spiega Carlo Doglioni della Sapienza e presidente Ingv. Ora che abbiamo individuato le perturbazioni causate dai terremoti lontani abbiamo uno strumento in piu&#8217; per distinguerle dai segnali precursori indotti dai sismi vicini&#8221;. Lo studio inoltre attesta una correlazione tra la distanza del terremoto e la sua magnitudo con l&#8217;entita&#8217; dell&#8217;oscillazione della falda freatica: una evidenza che conferma l&#8217;importanza di questi fattori nel controllo del comportamento delle acque sotterranee in un determinato sito, e non solo. &#8220;La natura degli acquiferi- spiega Marco Petitta del Dipartimento di Scienze della Terra della Sapienza- gioca un ruolo sicuramente fondamentale nella risposta delle acque all&#8217;attivita&#8217; sismica. Contrariamente a quanto avviene per gli acquiferi porosi, gli acquiferi carbonatici intensamente fratturati, come quello da noi monitorato in Abruzzo, si rivelano molto piu&#8217; sensibili agli eventi deformativi. Proprio questo aspetto diventa essenziale nell&#8217;identificare un sito idrosensibile alla sismicita&#8217;&#8221;. Il fenomeno, recentemente evidenziato anche da uno studio simile condotto in Cina, rimane ancora materia di approfondimento del team di ricerca. Intanto i risultati dello studio aprono nuove vie sui criteri di cui tener conto nella scelta del sito che si intende monitorare e rappresentano una guida nel campo dei monitoraggi idrogeologici applicati ai fini sismici.</p>
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		<title>World Dream Day: idee per migliorare il mondo</title>
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		<pubDate>Fri, 25 Sep 2020 09:44:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Migliorare il mondo, un sogno alla volta. Oggi si festeggia l&#8217;ottava edizione del World Dream Day, giornata globale nata nel 2012 con lo scopo di incoraggiare le persone a mettere in moto le proprie idee e trasformare i sogni in realta&#8217;. Ogni 25 settembre si celebra il sognatore che e&#8217; in ognuno di noi e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliorare il mondo, un sogno alla volta. Oggi si festeggia l&#8217;ottava edizione del World Dream Day, giornata globale nata nel 2012 con lo scopo di incoraggiare le persone a mettere in moto le proprie idee e trasformare i sogni in realta&#8217;. Ogni 25 settembre si celebra il sognatore che e&#8217; in ognuno di noi e l&#8217;importanza del raggiungere gli obiettivi, senza arrendersi davanti alle difficolta&#8217;. Attraverso eventi online e iniziative gratuite, il World Dream Day aiuta il singolo, cosi&#8217; come famiglie, imprese e comunita&#8217;, a sollevarsi e puntare a nuove possibilita&#8217;, prendendo coscienza di cio&#8217; che si desidera. Perche&#8217; niente puo&#8217; muovere il mondo e noi stessi come il potere dei sogni. Tutti possono partecipare attivamente al World Dream Day condividendo le proprie aspirazioni sui social, utilizzando gli hashtag #worlddreamday #DreamItForward e #GiornataMondialedeiSogni. Tutte le info sul sito www.worlddreamday.org.</p>
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		<title>Montessori. Oggi 150 anni dalla nascita, 65mila scuole nel mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Aug 2020 14:17:36 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Studentessa brillante, tra le prime donne laureate in medicina in Italia, paladina dei diritti femminili, innovatrice della didattica con un metodo tutt&#8217;ora considerato attuale ed efficace. Oggi il mondo ricorda Maria Tecla Artemisia Montessori, nata a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870. Si stima che nel mondo vi siano circa 65mila scuole e istituti montessoriani. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Studentessa brillante, tra le prime donne laureate in medicina in Italia, paladina dei diritti femminili, innovatrice della didattica con un metodo tutt&#8217;ora considerato attuale ed efficace. Oggi il mondo ricorda Maria Tecla Artemisia Montessori, nata a Chiaravalle (Ancona) il 31 agosto 1870. Si stima che nel mondo vi siano circa 65mila scuole e istituti montessoriani. Il metodo riscuote, infatti, un grande successo negli Stati Uniti dove si contano oltre 4.500 istituti. Numerosi sono anche in Germania, 1.100, e nel Regno Unito, 800. In Olanda un terzo delle scuole pubbliche e&#8217; di stampo montessoriano. Sono meno di 200 invece nel nostro Paese. Maria Montessori si distingue gia&#8217; durante gli studi superiori alla Regia Scuola Tecnica Michelangelo Buonarroti di Roma. Appena diplomata, entra in conflitto con il padre che vorrebbe per lei studi umanistici e una carriera da insegnante. Maria sceglie invece la facolta&#8217; di Scienze dalla quale, dopo i primi due anni, si trasferisce in quella di Medicina. Si laurea nel 1896 e nello stesso anno partecipa al Congresso internazionale delle donne a Berlino, nel corso del quale lancia un appello sulla disparita&#8217; di salario tra lavoratrici e lavoratori nelle fabbriche.</p>
<p>Nel 1898, dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano nasce il figlio Mario, che verra&#8217; affidato a un&#8217;altra famiglia e con il quale Maria Montessori instaurera&#8217; un rapporto solo diversi anni dopo. Mario diventera&#8217; suo assistente. Dopo 9 anni (1907) apre la prima Casa dei Bambini nel quartiere San Lorenzo di Roma, dedicata ai figli degli operai. Qui, la giovane neuropsichiatra, getta le basi di un metodo che rivoluzionera&#8217; l&#8217;approccio educativo e didattico. Alla base c&#8217;e&#8217; la convinzione che i piccoli studenti abbiano bisogno di agire in liberta&#8217;, per conquistare autonomia, ma in un perimetro di regole e con disciplina. Montessori non dimentica ovviamente gli adulti: hanno il ruolo di mediare, affiancano il bambino mentre esplora la realta&#8217; e selezionano per lui i materiali con i quali compiere questa esplorazione. Le sue idee e i suoi metodi si diffondono rapidamente. Nel 1909 esce il libro &#8216;Il metodo della pedagogia scientifica&#8217;, che verra&#8217; tradotto in molte lingue, tanto che dal 1913 la Montessori inizia a viaggiare negli Stati Uniti, in Argentina, e in tutta Europa per dei soggiorni di insegnamento. L&#8217;Opera nazionale Montessori nasce nel 1924 e cinque anni dopo l&#8217;Associazione Montessori Internazionale. Dal 1924 al 1934 il &#8216;metodo Montessori&#8217; viene introdotto da Mussolini in tutte le scuole italiane. La pedagogista nel 1939 arriva in India, insieme al figlio Mario (nato dalla relazione con il collega Giuseppe Montesano), per diffondere anche qui il suo metodo. Tornera&#8217; in Italia solo nel 1946. Ben presto si trasferisce in Olanda, dove morira&#8217; nel 1952.</p>
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		<title>Diritti: 378 guerre nel mondo, spesa record per le armi</title>
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		<pubDate>Mon, 10 Dec 2018 20:45:29 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le guerre nel mondo sono in drammatico aumento: 378 i conflitti totali nel 2017, di cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensita&#8217;. Lo scorso anno si e&#8217; registrato anche il record di spesa per gli armamenti dalla Seconda guerra mondiale. A lanciare l&#8217;allarme e&#8217; il sesto rapporto annuale sui conflitti dimenticati &#8216;Il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le guerre nel mondo sono in drammatico aumento: 378 i conflitti totali nel 2017, di cui 186 crisi violente e 20 guerre ad alta intensita&#8217;. Lo scorso anno si e&#8217; registrato anche il record di spesa per gli armamenti dalla Seconda guerra mondiale. A lanciare l&#8217;allarme e&#8217; il sesto rapporto annuale sui conflitti dimenticati &#8216;Il peso delle armi&#8217;, presentato a Roma da Caritas italiana, e realizzato in collaborazione con il Miur. Ventisette gli autori coinvolti, assieme a sette enti di ricerca e organizzazioni, 45 scuole medie inferiori, e 25 gruppi Scout Agescu. La presentazione coincide con il 70esimo anniversario della Dichiarazione universale dei diritti dell&#8217;uomo, &#8220;il cui rispetto e&#8217; la premessa fondamentale per lo sviluppo e la pace&#8221;, come sottolinea don Francesco Soddu, direttore di Caritas Italiana, introducendo lo studio. L&#8217;analisi conferma che sono in aumento produzione e vendita di tutti i tipi di arma, dalle leggere all&#8217;atomica. Un fenomeno che, secondo gli esperti, dipende dal fatto che gli Stati sono ormai convinti che, per vincere le guerre, servano arsenali sempre piu&#8217; ricchi e potenti. Allarmante il fatto che tra i sei Paesi massimi esportatori, cinque siano i membri permanenti del Consiglio di sicurezza Onu. Una contraddizione, come evidenzia Paolo Beccegato, vicedirettore Caritas italiana, dal momento che &#8220;il Consiglio fu concepito per farsi protettore della pace e dei diritti umani fondamentali nel mondo&#8221;.</p>
<p>In testa, gli Stati Uniti col 34,0%, seguiti da Russia (22,0%), Francia (6,7%), Germania (5,8%), Cina (5,7%) e Regno Unito (4,8%). Poi Israele e Spagna con entrambi il 2,9%, quindi l&#8217;Italia col 2,5%. Tra i principali importatori invece Arabia Saudita, Emirati Arabi, Australia, Iraq e Pakistan. Paesi che contribuiscono ad alimentare i conflitti in Yemen, Nord Africa e Medio Oriente. Il report conferma poi con forza un binomio gia&#8217; noto agli studiosi: la poverta&#8217; e&#8217; piu&#8217; diffusa nei Paesi in cui si combatte, cosi&#8217; come viceversa, laddove sono piu&#8217; drammatici recessione, diseguaglianze e scarso accesso a fonti di reddito risulta altamente piu&#8217; probabile scivolare nei conflitti. Per contrastare la poverta&#8217;, osserva ancora Beccegato, diventa allora &#8220;fondamentale ragionare sulle dinamiche alla base della guerra e incoraggiare buone politiche, oltre che fornire aiuti&#8221;. Infine, il report si concentra sull&#8217;impatto dei cambiamenti climatici su guerre e migrazioni &#8211; l&#8217;Onu stima in 250 milioni i migranti e in oltre 70 milioni i rifugiati e gli sfollati. Tutti gli indicatori del rapporto Caritas su scala globale legati al degrado ambientale, ai disastri e alla scarsita&#8217; di accesso alle fonti naturali contribuiscono a spiegare altre dinamiche di guerra, e in particolare in aree come il Sahel, il Golfo del Bengala e parte dell&#8217;America Latina. Infine, lo studio si conclude con delle proposte che di fatto rilanciano l&#8217;applicazione dell&#8217;Agenda di sviluppo Onu 2015-2030, che, conclude Beccegato, &#8220;oggi piu&#8217; che mai servirebbe per creare un mondo diverso&#8221;.</p>
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		<title>Minori: nel mondo ancora 123 mln bambini fuori da istruzione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Sep 2017 06:44:42 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo l&#8217;Unicef, negli ultimi 10 anni la percentuale di bambini e giovani tra i 6 e i 15 anni che non vanno a scuola e&#8217; appena diminuita: oggi l&#8217;11,5 % dei bambini in eta&#8217; scolare- pari a 123 milioni- non frequenta la scuola, nel 2007 erano il 12,8%- ovvero 135 milioni. I bambini che vivono nei paesi piu&#8217; poveri del mondo e nelle zone di conflitto sono colpiti in maniera sproporzionata. Dei 123 milioni di bambini che non frequentano le scuole, il 40% vive nei paesi meno sviluppati e il 20% in zone di conflitto. Le guerre continuano a minacciare- e a invertire- i progressi fatti nel settore dell&#8217;istruzione. I conflitti in Iraq e Siria si sono tradotti in altri 3,4 milioni di bambini che non seguono percorsi scolastici, portando il numero dei bambini fuori dalle scuole in Medio Oriente e in Nord Africa ai livelli del 2007 con circa 16 milioni di bambini. A livello globale, il 75% dei bambini in eta&#8217; da scuola primaria e secondaria inferiore che non frequentano la scuola si trova in Africa sub sahariana e Asia del Sud- dove ci sono alti livelli di poverta&#8217;, rapido aumento della popolazione e ricorrenti emergenze. Alcuni progressi pero&#8217; sono stati fatti. L&#8217;Etiopia e la Nigeria, che sono tra i paesi piu&#8217; poveri del mondo, negli ultimi 10 anni hanno fatto i piu&#8217; grandi progressi nel tasso di iscrizione a scuola dei bambini in eta&#8217; da scuola primaria con un aumento, rispettivamente, di oltre il 15% e di circa il 19%. Secondo l&#8217;Unicef, i diffusi livelli di poverta&#8217;, i conflitti protratti nel tempo e le emergenze umanitarie complesse hanno causato l&#8217;arresto di questo tasso, che necessita di maggiori investimenti per rispondere alle cause che tengono i bambini vulnerabili fuori dalle scuole. &#8220;Gli investimenti mirati a far crescere il numero di scuole e insegnanti per far fronte alla crescita della popolazione non sono sufficienti. Questo approccio tradizionale non riportera&#8217; i bambini piu&#8217; vulnerabili a scuola- e non li aiutera&#8217; a sviluppare il proprio pieno potenziale- se continueranno ad essere intrappolati in poverta&#8217;, deprivazione e insicurezza- ha dichiarato Jo Bourne, Responsabile Unicef per l&#8217;Istruzione- I governi e la comunita&#8217; globale devono focalizzare i loro investimenti sull&#8217;eliminazione di fattori che in primo luogo non consentono ai bambini di andare a scuola, dovrebbero inoltre rendere le scuole sicure e migliorare insegnamento e apprendimento&#8221;. La mancanza di fondi per l&#8217;istruzione nelle emergenze sta colpendo l&#8217;accesso alle scuole dei bambini che vivono in situazioni di conflitto. In media, meno del 2,7% degli appelli umanitari a livello globale sono dedicati all&#8217;istruzione. Nei primi 6 mesi del 2017, l&#8217;Unicef ha ricevuto soltanto il 12% dei fondi richiesti per garantire istruzione ai bambini che vivono in situazioni di crisi. Sono necessari piu&#8217; fondi per rispondere al numero crescente e alla complessita&#8217; delle crisi e per dare ai bambini la stabilita&#8217; e le opportunita&#8217; di cui hanno bisogno. &#8220;Imparare garantisce ai bambini colpiti dalle emergenze un aiuto nel breve periodo, e nel lungo periodo rappresenta un investimento cruciale per lo sviluppo delle loro societa&#8217;. Ma gli investimenti nell&#8217;istruzione non rispondono alla realta&#8217; di un mondo instabile. Per rispondervi, e&#8217; necessario che ci siano fondi per l&#8217;istruzione nelle emergenze maggiori e meglio pianificati&#8221; ha concluso Bourne.</p>
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