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	<title>nichilismo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Il  pensiero come necessità. Severino, Messinese e l&#8217;illusione della filosofia contemporanea</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 22 May 2025 15:28:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La filosofia è la nostalgia dell&#8217;essere.&#8221;— Emanuele Severino In un&#8217;epoca in cui la parola &#8220;filosofia&#8221; viene inflazionata fino a diventare sinonimo di opinione personale, marketing culturale o militanza politica, tornare a Emanuele Severino è un atto radicale. Non una commemorazione, non un culto intellettuale, ma un ritorno al pensiero nel senso più rigoroso del termine: [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/22/il-pensiero-come-necessita-severino-messinese-e-lillusione-della-filosofia-contemporanea/">Il  pensiero come necessità. Severino, Messinese e l&#8217;illusione della filosofia contemporanea</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La filosofia è la nostalgia dell&#8217;essere.&#8221;<br>— Emanuele Severino</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">In un&#8217;epoca in cui la parola &#8220;filosofia&#8221; viene inflazionata fino a diventare sinonimo di opinione personale, marketing culturale o militanza politica, tornare a Emanuele Severino è un atto radicale. Non una commemorazione, non un culto intellettuale, ma un ritorno al pensiero nel senso più rigoroso del termine: pensare l&#8217;essere, ciò che è, ciò che non può non essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo ritorno è il cuore del nuovo libro di Leonardo Messinese, ordinario di Metafisica alla Pontificia Università Lateranense, che da decenni si confronta con Severino con uno sguardo doppio: quello del filosofo che ha fatto della metafisica la sua vocazione, e quello del credente consapevole che un solo Maestro è definitivo. È proprio questa doppia fedeltà — alla ragione e alla rivelazione — che rende la sua voce unica nel panorama italiano. Il suo non è un commento reverente, ma un dialogo critico che non elude mai la vertigine.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il pensiero di Severino è forse il più potente tentativo del nostro tempo di distruggere il nichilismo alla radice, affermando che l&#8217;essere è eterno e che il divenire è un&#8217;illusione. L&#8217;essere non nasce, non muore, non diventa: è. Ogni cosa che è, è necessariamente. Una tesi che, se presa sul serio, scardina duemilacinquecento anni di filosofia occidentale — da Platone a Heidegger — e infrange anche il cuore della tradizione cristiana, fondata sull&#8217;idea della creazione e della redenzione. È qui che Messinese entra in campo: non per respingere Severino, ma per confrontarlo con la verità teologica, in un corpo a corpo che non cede alla compiacenza.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Eppure, mentre Severino e Messinese si muovono sul crinale estremo del pensiero, i filosofi contemporanei si aggirano nel giardino della cronaca, discutendo se l&#8217;identitarismo sia di destra o di sinistra, se il concetto di &#8220;woke&#8221; sia compatibile con l&#8217;universalismo, se la giustizia sociale debba passare prima dalla razza o dal genere. Temi legittimi, senza dubbio. Ma secondari. Anzi: derivati.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un caso esemplare è Susan Neiman. Nel suo libro <em>La sinistra non è woke</em>, Neiman tenta una difesa illuminista della sinistra, sostenendo che l&#8217;identitarismo radicale e il vittimismo perpetuo minano i fondamenti morali del progressismo. È un testo lucido, scritto con onestà e intelligenza. Eppure, resta bloccato nel campo dell&#8217;etica e della politica culturale. La sua idea di &#8220;ragione&#8221; è figlia dell&#8217;Illuminismo, cioè di una modernità già compromessa con il nichilismo secondo Severino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Neiman critica la deriva woke perché rinuncia all&#8217;universalismo, ma non si chiede cosa fondi l&#8217;universalismo stesso. Non problematizza l&#8217;essere, ma soltanto i modi del suo racconto. In tal senso, resta una pensatrice dell&#8217;epoca, non del fondamento. Il suo è un pensiero reattivo, che lotta contro i sintomi ma ignora la malattia. È filosofia morale, ma non metafisica. E oggi abbiamo bisogno dell&#8217;una solo se è fondata sull&#8217;altra.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Questo limite è sintomatico anche di un più ampio orizzonte culturale: quello statunitense. Gli Stati Uniti non hanno mai espresso un grande filosofo in senso pieno, perché la loro struttura mentale non è filosofica, ma pragmatica, volontaristica, operativa. È la mentalità dei padri pellegrini della <em>Mayflower</em>, che sbarcano non per interrogarsi sull&#8217;essere, ma per costruire una città sulla collina, armati di Bibbia e fucile. È la cultura del self-made man, del pensiero come strumento, non come fine. Una cultura da cowboy di frontiera, che ammira il pensiero solo se produce effetti. E la filosofia — quella vera — non produce, non serve: semplicemente, è.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo scenario, dominato da &#8220;filosofi pubblici&#8221; che spesso sono poco più che opinionisti intellettualmente addestrati, leggere Severino — e ancora più leggere Severino con Messinese — significa ricordare che la filosofia non è intrattenimento né commento. È, per dirla con Platone, <em>epistéme</em>: sapere necessario. E oggi quasi nessuno ha il coraggio di praticarlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La degenerazione contemporanea consiste nel sostituire la domanda &#8220;che cos&#8217;è?&#8221; con &#8220;che cosa ne pensi?&#8221;. Il pensiero diventa opinione, la verità diventa consenso, la realtà diventa percezione. In questo orizzonte, Severino è uno scandalo: afferma che l&#8217;essere è, e basta. Non si costruisce, non si narra, non si negozia. Si impone.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Messinese ha saputo raccogliere questa eredità senza farsi schiacciare. Il suo lavoro non è esegetico, ma creativo. Non è un&#8217;agiografia, ma una presa di posizione. Dimostra che si può essere filosofi senza essere zerbinotti del dibattito culturale, che si può interrogare Severino senza rinnegarlo, che si può pensare Dio senza svuotare l&#8217;essere.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il suo libro è un atto di pensiero in un tempo che ha smesso di pensare. Non cerca consensi né visibilità. Cerca verità. E proprio per questo andrebbe letto da chi ancora crede che la filosofia non sia solo mestiere, ma destino.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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