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	<title>Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Salute. Epatocarcinoma, nel Lazio non c&#8217;è uniforme disponibilità di opzioni diagnostiche e terapeutiche</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/12/21/salute-epatocarcinoma-nel-lazio-non-ce-uniforme-disponibilita-di-opzioni-diagnostiche-e-terapeutiche/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 21 Dec 2023 17:52:19 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[carcinoma]]></category>
		<category><![CDATA[epatocarcinoma]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8216;L&#8217;epatocarcinoma nel Lazio. Focus sulle diverse realtà territoriali&#8217;. È il titolo dell&#8217;evento formativo svoltosi lo scorso 16 dicembre presso il Centro Congressi Park Hotel Villa Potenziani a Rieti. Realizzato con il patrocinio della Asl Rieti e dell&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Rieti, l&#8217;incontro ha avuto l&#8217;obiettivo di uniformare e standardizzare [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8216;L&#8217;epatocarcinoma nel Lazio. Focus sulle diverse realtà territoriali&#8217;. È il titolo dell&#8217;evento formativo svoltosi lo scorso 16 dicembre presso il Centro Congressi Park Hotel Villa Potenziani <strong>a Rieti</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Realizzato con il patrocinio della Asl Rieti e dell&#8217;Ordine dei Medici Chirurghi e degli Odontoiatri della provincia di Rieti, l&#8217;incontro ha avuto l&#8217;obiettivo di uniformare e standardizzare il management delle principali patologie con cui, quotidianamente, si confronta sia l&#8217;ospedale che il territorio, purtroppo caratterizzato da una non uniforme distribuzione delle risorse e dalla non uniforme disponibilità da parte dei Centri laziali di tutte le opzioni diagnostiche e terapeutiche.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Risulta dunque <strong>fondamentale individuare le criticità </strong>delle varie realtà per poter elaborare una strategia che favorisca anche la formazione di una Rete Territoriale per la gestione dell&#8217;epatocarcinoma, il più frequente tumore primitivo del fegato, tra le prime cinque cause di mortalità per neoplasie.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Dall&#8217;incontro è emerso che raramente l&#8217;epatocarcinoma insorge nel contesto di un fegato sano, rappresentando invece spesso una complicanza delle malattie epatiche croniche quali la cirrosi epatica, di diversa eziologia: infezioni croniche da HBV, HCV, abuso etilico, malattie metaboliche e autoimmunità.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il riconoscimento precoce dei pazienti a rischio è cruciale per la implementazione di programmi di sorveglianza. <strong>La diagnosi può essere posta sia in modo non invasivo </strong>mediante imaging con contrasto (CT/RM), sia tramite biopsia epatica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Responsabile scientifico del corso il professor <strong>Adriano De Santis</strong>, professore associato di Gastroenterologia presso l&#8217;Università La Sapienza di Roma e dirigente medico presso l&#8217;Unità Complessa di Gastroenterologia del Policlinico Umberto I. &#8220;Questo convegno- ha spiegato- rappresenta la seconda edizione di una esperienza che avevamo realizzato lo scorso anno a Ferentino, in provincia di Frosinone, con l&#8217;idea di<strong> facilitare il percorso di diagnosi e cura </strong>dei pazienti affetti da epatocarcinoma, una patologia complessa in quanto si tratta di un tumore che nasce su una patologia ancora più complessa, che è la cirrosi epatica&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La gestione di questo tumore- ha proseguito De Santis- necessita della <strong>collaborazione tra diversi specialisti </strong>e spesso, soprattutto negli ospedali periferici, c&#8217;è mancanza non solo di figure professionali ma anche di tecnologia che consenta a tutti i pazienti di avere le stesse chance ci cura e, dunque, di guarigione&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;L&#8217;<strong>obiettivo</strong> di questa seconda edizione- ha affermato- soprattutto alla luce dell&#8217;arrivo dell&#8217;Università La Sapienza di Roma nella sanità reatina con un <strong>corso di laurea in medicina e chirurgia</strong>, che ha portato alla collaborazione con l&#8217;<strong>unità di gastroenterologia di Rieti</strong> ed all&#8217;arrivo del radiologo universitario che ha modificato drasticamente l&#8217;impatto della radiologia nel percorso di diagnosi e cura non solo dell&#8217;epatocarcinoma ma di numerose altre patologie nella città di Rieti, è impedire la migrazione dei pazienti verso altre realtà per lo svolgimento di un esame radiologico&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">&#8220;Lo scopo finale dell&#8217;iniziativa- ha poi sottolineato- è quello di facilitare il percorso di diagnosi e cura del paziente cirrotico che ha fatto, o farà, l&#8217;epatocarcinoma. E questo necessita della collaborazione della medicina di base, che per tanti motivi ha ancora difficoltà a entrare in contatto diretto con gli specialisti di riferimento anche in realtà piccole come quella di Rieti. Vi è inoltre la necessità di<strong> mettere a disposizione della popolazione reatina </strong>quelle tecniche di cura che non possono essere presenti in tutti gli ospedali ma che devono invece esserlo negli ospedali cosiddetti &#8216;Hub&#8217;. Mi riferisco alle tecniche di radiologia interventistica e, soprattutto, alla chirurgia resettiva, una delle tecniche di terapia dell&#8217;epatocarcinoma che può essere eseguita in maniera sicura solo nei grandi nosocomi. L&#8217;approccio terapeutico deve poi essere associato anche alla possibilità di offrire al paziente un trapianto di fegato, come avviene nell&#8217;Unità Trapiantologica dell&#8217;Università degli Studi La Sapienza di Roma&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Vito Cantisani,</strong> professore associato di Radiologia, Teleradiodiagnostica, all&#8217;ospedale San Camillo De Lellis, Rieti. Sapienza Università di Roma, ha tenuto a ribadire che &#8220;un evento come questo rientra nell&#8217;ambito delle <strong>necessarie iniziative che porteranno l&#8217;Università La Sapienza a integrarsi sempre di più con il territorio </strong>e con l&#8217;ospedale. Per ottimizzare la cura al paziente è infatti sempre più necessaria l&#8217;integrazione tra territorio, ospedale e Università e la creazione di un lavoro sinergico che parte dalla diagnosi e arriva alla terapia&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Al corso ha preso parte anche il responsabile Uosd Gastroenterologia, ospedale San Camillo De Lellis, Rieti, <strong>Maurizio Giovannone.</strong> &#8220;Nell&#8217;ambito della gastroenterologia- ha sottolineato- negli ultimi due anni siamo riusciti a realizzare un ambulatorio di epatologia, in considerazione del fatto che, storicamente, un ambulatorio di gastroenterologia si interessava esclusivamente del tubo digerente. Riusciamo a seguire i pazienti, a fare esami strumentali come l&#8217;ecografia e, nei casi dell&#8217;epatocarcinoma, li gestiamo attraverso la radiologia e li inviamo poi a un Centro di riferimento di secondo livello dell&#8217;Università La Sapienza partecipando in videocollegamento ad un board multidisciplinare che si riunisce settimanalmente presso il Policlinico Umberto 1 di Roma&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Spazio poi al ruolo del chirurgo nel trattamento dell&#8217;epatocarcinoma, tema su cui si è soffermato <strong>Fabio Melandro</strong>, professore associato di Chirurgia Generale, Uoc Chirurgia Epato-biliare e trapianti d&#8217;organo, PU Umberto 1°, Sapienza Università di Roma. &#8220;Il mio compito- ha informato- è quello di offrire una<strong> doppia opzione terapeutica: </strong>da una parte la resezione nei pazienti con fegato compensato e con una patologia monofocale o bifocale, dall&#8217;altra il trapianto nei pazienti che hanno indicazione a essere sottoposti a questa procedura, all&#8217;interno di criteri morfo volumetrici&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">A prendere la parola anche il dirigente medico, DAI Scienze radiologiche, oncologiche ed anatomopatologiche, PU Umberto 1° di Roma, <strong>Pierleone Lucatelli.</strong> &#8220;Tra gli obiettivi di questo meeting multidisciplinare sull&#8217;epatocarcinoma- ha commentato- c&#8217;era anche quello di presentare al <strong>territorio di Rieti il ruolo della chirurgia interventistica oncologica,</strong> grazie alla quale siamo parte integrante del trattamento di questi malati molto fragili. Lavorando insieme, nel prossimo futuro potremo facilitare l&#8217;accesso alle cure a questa tipologia di pazienti, grazie anche alla collaborazione tra ospedale e Università&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Infine le parole della dottoressa <strong>Marcella Milano</strong>, medico di famiglia di Rieti. &#8220;Nel corso del mio intervento- ha evidenziato- ho sottolineato le difficoltà che attualmente abbiamo noi medici di famiglia nella gestione dei pazienti che accedono ai nostri ambulatori per un problema semplice: abbiamo una situazione di<strong> burnout legata alla burocrazia</strong> che sottrae tempo alla nostra professione di clinici&#8221;.</p>
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