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	<title>ostativi Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 28 Aug 2012 13:34:07 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Urla a bassa voce, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga  a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che  di fatto  ci riguardano [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/28/urla-a-bassa-voce-dal-buio-del-41-bis-e-finepenamai/">Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Urla a bassa voce</em>, con le sue voci dal buio, è un libro importante e necessario. Ci costringe ad aprire gli occhi di fronte a una realtà che non ci piace. Ci obbliga  a conoscere ciò che non vorremmo sapere, realtà che vorremmo tenere distanti dalla nostra vita e che  di fatto  ci riguardano così Don Luigi Ciotti nella prefazione al libro.</p>
<p>Si tratta di una raccolta di interventi di 36 ergastolani ostativi, quasi tutti passati per il 41 bis, sparsi un po in tutte le carceri italiane, nei circuiti AS1. Per loro, dopo le leggi emergenziali in vigore a partire dagli anni &#8217;90, e per via del meccanismo che ne deriva, scatta quello che viene chiamato &#8220;ergastolo ostativo&#8221;,  perché non sono collaboratori di giustizia: la loro situazione, insomma &#8220;osta&#8221; a che , anche dopo lunghi anni di carcere ( e cè chi ne ha trascorsi in carcere trenta), possano ottenere benefici normalmente previsti dalla legge. In pratica dal carcere non escono né usciranno mai.</p>
<p>In questo libro parlano della loro condizione, di quello che pensano, di quello che chiedono. Parole che aprono uno squarcio su un mondo complesso e contraddittorio e pongono un interrogativo: è giusto, qualsiasi cosa sia stata commessa ( e qualcuno comunque qui si dichiara innocente) essere &#8220;condannati&#8221; per sempre?  Perché, almeno in teoria, per chiunque è ammessa &#8220;la redenzione&#8221; e per loro no?  E non è questo in contrasto evidente con il principio, contenuto nella nostra Costituzione, del fine rieducativo della pena? Si tratta delle stesse persone che  hanno provocatoriamente chiesto a Napolitano di tramutare la loro condanna in pena di morte perché, dicono, &#8220;di morte viva si tratta.</p>
<p>Il libro, a distanza di vent&#8217;anni dall&#8217;inasprimento delle leggi introdotte per combattere la criminalità organizzata, pone una questione di diritto e di diritti, e apre a molti interrogativi sul senso della pena. Una questione forse da non accantonare, pur in un momento di tante polemiche a proposito di 41 bis e dintorni, o forse proprio per questo. E un tema di cui si parla grazie ad organizzazioni che si occupano di diritti umani, della condizione dei carcerati, allinterno del mondo carcerario, ma che trova una grande chiusura nella società.</p>
<p>E a questa nostra società tutta che si rivolge Don Luigi Ciotti quando nella prefazione dice: Le ragioni ( sacrosante e legittime) di chi dal delitto è stato ferito nella vita e negli affetti non possono essere negate, così come non può essere dimenticato che ci è chiesto di muoverci nella direzione di una giustizia che sappia riparare, essendo impossibilitata a risarcire davvero, perché alla perdita di un bene supremo qual è la vita non cè rimedio possibile. Impedire alla giustizia di diventare vendetta è la vera sfida a cui siamo chiamati. Impedire che la giustizia chiuda chi ha sbagliato nel suo errore ( e gli neghi la possibilità del cambiamento) è laltra faccia della stessa medaglia. () Giudicare insensato il carcere senza fine non è, del resto, asserzione ideologica o radicalismo astratto, ma semplice constatazione. Tenere una persona imprigionata significa, letteralmente, tenerla in cattività. Non cè positività, non cè il buono possibile nelluomo in catene; cè la sua mortificazione e semmai una spinta a essere peggiore. () <em>Urla a bassa voce</em> ci ricorda che siamo tutti chiamati in causa, nella società e davanti alle nostre coscienze.</p>
<p>Don Luigi Ciotti è firmatario dellappello contro lergastolo, iniziativa di Carmelo Musumeci, che dal carcere di Spoleto, due anni fa, aveva lanciato lidea da cui è poi nato Urla a bassa voce.</p>
<p>Fra gli aderenti alla campagna contro lergastolo, anche Umberto Veronesi che, sostenitore dellorigine ambientale del male, afferma che lergastolo equivale alla morte cerebrale, mentre oggi sappiamo che il nostro cervello può rinnovarsi, premessa che può avere forti implicazioni sul piano della giustizia.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/08/28/urla-a-bassa-voce-dal-buio-del-41-bis-e-finepenamai/">Urla a bassa voce, dal buio del 41 bis e finepenamai</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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