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	<title>pace Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Papa sollecita atti di perdono per colmare il bisogno di pace</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sat, 18 Apr 2026 03:40:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; Durante la messa celebrata a Douala il Papa ha richiamato l’attenzione sul bisogno universale di pace. “C’è una umanità affamata di pace”, ha affermato nell’omelia, evocando il brano del Vangelo in cui Gesù moltiplica i pani. Riferendosi a quel passo, il Pontefice ha spiegato che esso insegna [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Immagine generata con intelligenza artificiale (scopo illustrativo). &#8211; Durante la messa celebrata a Douala il Papa ha richiamato l’attenzione sul bisogno universale di pace. “C’è una umanità affamata di pace”, ha affermato nell’omelia, evocando il brano del Vangelo in cui Gesù moltiplica i pani.</p>
<p>Riferendosi a quel passo, il Pontefice ha spiegato che esso insegna “non solo come Dio nutre l’umanità con il pane della vita, ma come noi possiamo portare questo cibo a tutti gli uomini e le donne che hanno fame di pace, di libertà, di giustizia come noi. Ogni gesto di solidarietà e perdono, ogni iniziativa di bene è un boccone di pane per l&#8217;umanità bisognosa di cura”, ha sottolineato Leone XIV.</p>
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		<title>Il Papa denuncia la distruzione globale causata dai tiranni</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 17 Apr 2026 17:40:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel corso della sua tappa nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, il pontefice ha lanciato un durissimo monito contro chi alimenta i conflitti armati e strumentalizza la fede. «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire», [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/04/17/il-papa-denuncia-la-distruzione-globale-causata-dai-tiranni/">Il Papa denuncia la distruzione globale causata dai tiranni</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel corso della sua tappa nella Cattedrale di San Giuseppe a Bamenda, nel nord-ovest del Camerun, il pontefice ha lanciato un durissimo monito contro chi alimenta i conflitti armati e strumentalizza la fede. «I signori della guerra fingono di non sapere che basta un attimo a distruggere, ma spesso non basta una vita a ricostruire», ha affermato, ribadendo: «Guai a chi piega le religioni e il nome stesso di Dio ai propri obiettivi militari, economici e politici, trascinando ciò che è santo in ciò che vi è di più sporco e tenebroso».</p>
<p>Bamenda è una delle due regioni anglofone colpite da un’aspra rivendicazione indipendentista, iniziata alla fine del 2016 e ancora in corso. Negli ultimi anni il Camerun ha registrato tensioni e violenze diffuse dal nord al sud del Paese.</p>
<p>Rivolgendo uno sguardo più ampio, il Pontefice ha sottolineato il contrasto tra la forza di pochi tiranni e il sostegno reciproco fra i popoli: «Il mondo è devastato da una manciata di tiranni eppure è tenuto insieme da una moltitudine di fratelli e sorelle solidali».</p>
<p>Le parole del Papa arrivano in un momento di aperto scambio di critiche con il presidente degli Stati Uniti. Nei giorni scorsi Donald Trump aveva definito il pontefice «debole e pessimo in politica estera», contestando le sue prese di posizione sulla guerra in Medio Oriente. A tali rilievi il tycoon ha risposto: «Ho il diritto di non essere d&#8217;accordo con il Papa. Non ho nulla da obiettare al fatto che possa dire ciò che vuole, ma io posso essere in disaccordo». Secondo Trump non serve un incontro per ricucire le divergenze: «È molto importante che il Papa capisca che l&#8217;Iran ha ucciso 42 mila persone totalmente disarmate, erano manifestanti, l&#8217;Iran non può avere un&#8217;arma nucleare. Ogni Paese, compresa l&#8217;Italia dove lui vive, sarebbe in pericolo».</p>
<p>Il pontefice si trova al terzo giorno di visita in Camerun. Dopo la cerimonia a Bamenda, è atteso a Douala per incontrare autorità locali e celebrare la Messa al Japoma Stadium davanti a circa 600.000 fedeli.</p>
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		<title>Marcia Perugia-Assisi, un cammino verso l’unità e la pace condivisa</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/10/13/marcia-perugia-assisi-un-cammino-verso-lunita-e-la-pace-condivisa/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 13 Oct 2025 11:31:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Migliaia di persone di ogni età e provenienza hanno percorso i 24 chilometri che separano i Giardini del Frontone di Perugia dalla Rocca di Assisi, partecipando alla “Marcia della Pace” con l’obiettivo comune di promuovere la convivenza e il riconoscimento dei diritti umani. Tra i partecipanti, famiglie, studenti e rappresentanti di movimenti, gruppi e associazioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Migliaia di persone di ogni età e provenienza hanno percorso i 24 chilometri che separano i Giardini del Frontone di Perugia dalla Rocca di Assisi, partecipando alla “Marcia della Pace” con l’obiettivo comune di promuovere la convivenza e il riconoscimento dei diritti umani. Tra i partecipanti, famiglie, studenti e rappresentanti di movimenti, gruppi e associazioni hanno sfilato per ore sotto le bandiere tricolori indossate dalle autorità locali, a testimonianza del coinvolgimento di Comuni, Province e Regioni.</p>
<p>Al centro del messaggio collettivo c’è stata la difesa della dignità umana, anche nei territori segnati dai conflitti. “Non possono esserci diritti senza pace, né può esserci pace senza diritti”, hanno scandito i manifestanti, richiamando l’importanza della verità e della giustizia condivisa come presupposti per ogni accordo tra Stati e per la partecipazione attiva dei cittadini – la vera “polis” di cui parla l’impegno per i diritti.</p>
<p>Un coro di voci si è levato dai bambini delle scuole italiane, che hanno manifestato “a nome dei bambini uccisi dalle bombe e dalla fame”. Tra i volti internazionali presenti, Snizhana Shaluhin della Comunità evangelica di Kherson (Ucraina), Manicah Malith (Sud Sudan) e Lam Magok (Libia), Maher Canawati, sindaco di Betlemme, e il giornalista palestinese Safwat Kahlout, intervenuto lo scorso agosto al Festival dell’Informazione di Avezzano, hanno portato storie e appelli dei loro territori.</p>
<p>La prima tappa della giornata è stata la Messa celebrata nella Basilica di Santa Maria degli Angeli, durante la quale mons. Giovanni Ricchiuti, presidente di Pax Christi Italia, mons. Ivan Maffei, arcivescovo di Perugia, padre Alex Zanotelli e don Luigi Ciotti hanno rivolto preghiere e riflessioni sul valore della pace. Molti hanno sostato alla Porziuncola, custodendo nel cuore il richiamo a costruire relazioni basate sulla solidarietà.</p>
<p>A chiusura dell’evento, Flavio Lotti, presidente della Fondazione PerugiAssisi per la cultura della Pace, ha ribadito l’urgenza di mantenere viva l’attenzione sul tema. Tornati a casa, i partecipanti sono chiamati a “dare corpo” alla pace nelle azioni quotidiane. Tra di essi, il “PUNTO PACE MARSICA”, presente con un pullman di quaranta persone, intende proseguire l’impegno sul territorio per trasformare le parole in fatti concreti.</p>
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		<title>Papa implora: &#8220;Bloccare l’orrore della guerra prima del punto di non ritorno&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:39:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Papa Leone ha rivolto un forte appello per la pace subito dopo i raid statunitensi sui siti nucleari iraniani, scegliendo il momento dell’Angelus per esprimere le sue preoccupazioni. Dal sagrato di San Pietro, il Pontefice ha richiamato tutti alla ragione e alla responsabilità, ammonendo che le armi non devono soffocare il grido d’umanità. “Oggi più [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Papa Leone ha rivolto un forte appello per la pace subito dopo i raid statunitensi sui siti nucleari iraniani, scegliendo il momento dell’Angelus per esprimere le sue preoccupazioni. Dal sagrato di San Pietro, il Pontefice ha richiamato tutti alla ragione e alla responsabilità, ammonendo che le armi non devono soffocare il grido d’umanità.</p>
<p>“Oggi più che mai l&#8217;umanità grida e invoca la pace: è un grido che chiede responsabilità e ragione e non dev&#8217;essere soffocato dal fragore delle armi e da parole retoriche che incitano al conflitto. Fermare la tragedia della guerra prima che essa diventi una voragine irreparabile”</p>
<p>ha pregato, sottolineando come il conflitto moltiplichi i problemi anziché risolverli e produca ferite profonde che richiedono generazioni per rimarginarsi.</p>
<p>Al termine della preghiera mariana, Papa Leone XIV ha insistito sul ruolo imprescindibile della diplomazia:</p>
<p>“La diplomazia faccia tacere armi, le nazioni traccino il loro futuro con la pace, non con conflitti sanguinosi”</p>
<p>ha aggiunto, ricordando che non esistono “conflitti lontani” quando è in gioco la dignità umana.</p>
<p>“Non esistono conflitti lontani quando la dignità umana è in gioco. Nessuna vittoria armata potrà compensare il dolore delle madri, la paura dei bimbi, il futuro rubato”</p>
<p>ha poi evidenziato, ribadendo l’inutilità delle soluzioni militari.</p>
<p>In chiusura il Pontefice ha invitato fedeli e cittadini a unirsi alla processione eucaristica serale:</p>
<p>“Carissimi, &#8211; ha concluso, &#8211; stasera faremo la Processione Eucaristica. Celebreremo insieme la Santa Messa e poi ci metteremo in cammino, portando il Santissimo Sacramento attraverso le vie della nostra città. Canteremo, pregheremo e infine ci raccoglieremo davanti alla Basilica di Santa Maria Maggiore per implorare la Benedizione del Signore sulle nostre casa, sulle nostre famiglie e su tutta l&#8217;umanità. Sia questa Celebrazione un segno luminoso del nostro impegno ad essere ogni giorno, partendo dall&#8217;Altare e dal Tabernacolo, portatori di comunione e di pace gli uni per gli altri, nella condivisione e nella carità”.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/papa-implora-bloccare-lorrore-della-guerra-prima-del-punto-di-non-ritorno/">Papa implora: &#8220;Bloccare l’orrore della guerra prima del punto di non ritorno&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Von der Leyen: ora tocca all’Iran impegnarsi per la via diplomatica</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:13:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha affidato ai social un appello diretto affinché Teheran non sviluppi mai un ordigno nucleare: “L’Iran non deve assolutamente entrare in possesso della bomba.” Von der Leyen sottolinea come, in un momento in cui le tensioni in Medio Oriente hanno raggiunto un livello critico, garantire la [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/von-der-leyen-ora-tocca-alliran-impegnarsi-per-la-via-diplomatica/">Von der Leyen: ora tocca all’Iran impegnarsi per la via diplomatica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, ha affidato ai social un appello diretto affinché Teheran non sviluppi mai un ordigno nucleare: “L’Iran non deve assolutamente entrare in possesso della bomba.” Von der Leyen sottolinea come, in un momento in cui le tensioni in Medio Oriente hanno raggiunto un livello critico, garantire la stabilità rappresenti un’esigenza primaria. Fondamentale è anche, a suo avviso, il rispetto delle norme internazionali.  </p>
<p>Rivolgendosi direttamente al regime iraniano, la numero uno di Bruxelles ha aggiunto: “È giunto il momento che l’Iran si impegni in una soluzione diplomatica credibile. Il tavolo dei negoziati è l’unico luogo in cui porre fine a questa crisi.”</p>
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		<title>Teheran accusa Usa e Israele: “Hanno affossato il negoziato con Gb e Ue”</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Jun 2025 09:09:15 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, è intervenuto via X per respingere le richieste di riprendere i negoziati con l’Occidente avanzate dal leader laburista britannico Keir Starmer e dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. Araghchi ha rimarcato che, contrariamente a quanto affermato, l’Iran non ha mai abbandonato il tavolo delle trattative, bensì sono altri [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il ministro degli Esteri di Teheran, Abbas Araghchi, è intervenuto via X per respingere le richieste di riprendere i negoziati con l’Occidente avanzate dal leader laburista britannico Keir Starmer e dall’Alta rappresentante Ue Kaja Kallas. Araghchi ha rimarcato che, contrariamente a quanto affermato, l’Iran non ha mai abbandonato il tavolo delle trattative, bensì sono altri a “farlo saltare per aria”. </p>
<p>“La settimana scorsa stavamo negoziando con gli Usa e Israele ha deciso di sabotare la diplomazia. In questi giorni avevamo avviato colloqui con il gruppo E3 e l’Ue e gli Stati Uniti hanno deciso di sabotare la diplomazia. Ora i britannici e l’Alta rappresentante dell’Ue chiedono all’Iran di tornare al tavolo del negoziato: ma come può l’Iran tornare a un tavolo che non ha mai abbandonato, al di là del fatto che altri lo hanno fatto saltare per aria?”</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/23/teheran-accusa-usa-e-israele-hanno-affossato-il-negoziato-con-gb-e-ue/">Teheran accusa Usa e Israele: “Hanno affossato il negoziato con Gb e Ue”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Né giustizia né pace: l&#8217;inganno della forza e la fragilità della Repubblica</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jun 2025 14:56:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La guerra è un massacro fra gente che non si conosce, a beneficio di gente che si conosce ma non si massacra.&#8221;— Paul Valéry Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ci sono assenze che gridano. E ci sono verità che, sebbene sotto gli occhi di tutti, diventano invisibili per comodità o paura. [&#8230;]</p>
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<p><em>&#8220;La guerra è un massacro fra gente che non si conosce, a beneficio di gente che si conosce ma non si massacra.&#8221;</em><br>— Paul Valéry</p>
</blockquote>



<p>Ci sono silenzi che fanno più rumore delle bombe. Ci sono assenze che gridano. E ci sono verità che, sebbene sotto gli occhi di tutti, diventano invisibili per comodità o paura. Oggi, tra le ceneri di Gaza e le ipocrisie delle capitali occidentali, siamo immersi in una di queste verità scomode: Israele sta affamando un intero popolo. Non è un&#8217;accusa leggera, e non dovrebbe mai essere pronunciata con leggerezza. Ma i fatti — quelli crudi, documentati, innegabili — parlano per sé. Ospedali rasi al suolo, ambulanze bersagliate, aiuti umanitari bloccati ai confini o colpiti durante la distribuzione. E adesso, la fame: calcolata, pianificata, utilizzata come arma.</p>



<p>Gaza è diventata una prigione a cielo aperto, senza acqua, senza medicine, senza pane. Una popolazione stremata, in gran parte composta da bambini, viene lasciata morire con lentezza chirurgica, nel silenzio complice di chi dovrebbe proteggere il diritto internazionale. Si può parlare di autodifesa quando il bersaglio è il latte in polvere? Si può ancora invocare la sicurezza quando si impedisce a un popolo l&#8217;accesso al cibo?</p>



<p>Israele, il cui nome significa &#8220;colui che lotta con Dio&#8221;, sembra essersi attribuito il diritto di portare questa lotta oltre ogni limite umano e divino. Ma la vera lotta con Dio non è nella vendetta, bensì nella giustizia. È nella compassione. È nel limite. Chi combatte contro il volto umano del nemico, chi disumanizza e punisce collettivamente, non sta lottando con Dio: sta perdendo la propria anima.</p>



<p>Ma se è vero che il Medio Oriente è la cartina di tornasole dell&#8217;etica internazionale, è altrettanto vero che anche a casa nostra la barbarie assume forme sempre più sottili. In Italia, recentemente, abbiamo assistito a un fenomeno allarmante: le minacce rivolte ai figli di leader politici. Che si tratti di Giorgia Meloni o Matteo Salvini, non è la persona politica a essere colpita, ma i suoi affetti più indifesi. È un gesto infame, codardo, che non può essere giustificato né dalla rabbia né dalla disperazione. È l&#8217;espressione più bassa e disumana del dissenso, quella che trasforma la protesta in persecuzione.</p>



<p>I figli sono sacri. Sempre. Che siano figli di potenti o di poveri, che abbiano una madre di destra o un padre di sinistra, sono esseri umani con il diritto di vivere lontano dall&#8217;odio degli adulti. Quando iniziamo a tollerare — o peggio, a giustificare — le minacce ai bambini in nome di una battaglia politica, abbiamo già perso. La violenza verbale è solo il primo passo verso una violenza più grande, e più irreparabile.</p>



<p>E poi, come ogni anno, arriva il 2 giugno. Si festeggia la Repubblica, si sventolano bandiere, si fanno discorsi solenni. Eppure, a ben guardare, la parola &#8220;Repubblica&#8221; è forse il termine più teorico di tutti. Nella realtà quotidiana dell&#8217;Italia, esistono i Comuni, i campanili, le famiglie, i clan, le parrocchie, i bar di paese, le amicizie d&#8217;infanzia. L&#8217;Italia è un Paese costruito più su legami orizzontali che verticali. La Repubblica è un&#8217;astrazione, spesso tradita proprio da chi dovrebbe rappresentarla.</p>



<p>C&#8217;è chi obbedisce alla Costituzione, e chi la piega alla convenienza. C&#8217;è chi parla di Stato, ma lavora solo per il proprio tornaconto. C&#8217;è chi indossa la fascia tricolore e poi ignora gli ultimi, i fragili, i senza voce. C&#8217;è chi grida &#8220;onore alla patria&#8221; e poi svende il lavoro, svilisce la scuola, taglia la sanità.</p>



<p>La verità è che l&#8217;Italia non è mai stata davvero una Repubblica nel senso profondo del termine: una <em>res publica</em>, una &#8220;cosa di tutti&#8221;. È sempre stata una somma di individui, di egoismi e resistenze, di slanci nobili e piccoli tradimenti quotidiani. Ma proprio in questa frammentazione può nascondersi una speranza: se la Repubblica è fragile, è proprio perché deve essere ogni giorno rifondata. Non da un&#8217;istituzione, ma da ogni persona che sceglie l&#8217;onestà, la solidarietà, la verità, anche quando costa.</p>



<p>E protestare davvero, oggi, significa anche alzare la voce contro tutti i regimi autoritari e antidemocratici del mondo. Contro la Russia, che imprigiona dissidenti e manda a morire i giovani in guerre insensate. Contro la Cina, dove milioni vivono sotto sorveglianza e repressione, e chi parla viene fatto sparire. Contro l&#8217;Iran, dove una ragazza senza velo può diventare un martire, e dove il carcere è destino per chi canta, scrive, ama o sogna. E contro tutti quei luoghi — anche meno noti — dove l&#8217;essere umano è ridotto a ingranaggio, dove vale la legge dell&#8217;uomo lupo per l&#8217;uomo, <em>homo homini lupus</em>, e non quella della dignità.</p>



<p>La guerra in Medio Oriente, la violenza nelle nostre piazze, l&#8217;illusione di una Repubblica unita, la viltà dei totalitarismi: tutto ci richiama a una stessa scelta morale. O difendiamo ovunque la libertà e la vita umana, o diventiamo complici del silenzio.</p>



<p>La festa della Repubblica dovrebbe essere l&#8217;occasione per guardarsi allo specchio e domandarsi: stiamo costruendo un Paese giusto o solo un palcoscenico per maschere stanche? Stiamo difendendo davvero i diritti di tutti o solo i privilegi di pochi?</p>



<p>Fino a quando un popolo verrà affamato senza che l&#8217;Italia dica &#8220;basta&#8221;, fino a quando i figli verranno minacciati per vendetta ideologica, fino a quando la Repubblica sarà solo una cerimonia e non una responsabilità, fino a quando taceremo davanti alla prigione e alla tortura degli innocenti&#8230; non ci sarà nulla da festeggiare.</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>I leader europei tornano a Kiev: il sostegno all&#8217;Ucraina, ma Meloni resta fuori</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/11/i-leader-europei-tornano-a-kiev-il-sostegno-allucraina-ma-meloni-resta-fuori/</link>
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		<pubDate>Sun, 11 May 2025 15:36:07 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/11/i-leader-europei-tornano-a-kiev-il-sostegno-allucraina-ma-meloni-resta-fuori/">I leader europei tornano a Kiev: il sostegno all&#8217;Ucraina, ma Meloni resta fuori</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p><em>La pace non è mai una questione di parole, ma di azioni.&#8221;</em> – Mahatma Gandhi</p>



<p>Nel giugno del 2022, un&#8217;immagine simbolica ha catturato l&#8217;attenzione del mondo: i leader di Italia, Germania e Francia – Mario Draghi, Olaf Scholz e Emmanuel Macron – in carrozza nel cuore della notte, mentre arrivavano a Kiev per esprimere un forte sostegno all&#8217;Ucraina invasa dalla Russia. Quella foto divenne emblematica della solidarietà europea nei confronti del popolo ucraino e della sua resistenza contro l&#8217;aggressore russo.</p>



<p>Oggi, a distanza di quasi un anno, la scena si è ripetuta, ma con un&#8217;importante differenza: Giorgia Meloni, presidente del Consiglio italiano, non era presente. Macron, Scholz e il nuovo primo ministro britannico, Keir Starmer, sono tornati a Kiev, ancora una volta per ribadire il sostegno delle rispettive nazioni alla causa ucraina. Ma la grande assente di questa volta è proprio la Meloni, leader di un paese che ha dichiarato il suo sostegno all&#8217;Ucraina, ma che, stranamente, non appare tra i protagonisti di questo nuovo capitolo.</p>



<p>Le motivazioni dietro l&#8217;assenza di Meloni sono oggetto di speculazione. Una delle ipotesi più accreditate riguarda una scelta politica, forse un tentativo di evitare tensioni con l&#8217;alleato transatlantico, Donald Trump. Il magnate statunitense ha più volte espresso critiche sulla posizione occidentale riguardo al conflitto ucraino, suggerendo che la guerra in Ucraina non sia nell&#8217;interesse degli Stati Uniti. Meloni, che ha mostrato in passato un&#8217;attenzione particolare per il legame con l&#8217;America e per il rapporto con i movimenti di destra internazionali, potrebbe aver preferito non farsi coinvolgere troppo in un&#8217;iniziativa che rischiava di irritare Trump e i suoi sostenitori.</p>



<p>Un&#8217;altra ipotesi potrebbe essere legata a una questione di strategia interna. Meloni potrebbe aver scelto di non partecipare per evitare di rimanere troppo legata a Macron e Scholz, due leader con i quali le differenze politiche non sono mai state facili da conciliare. La premier italiana, pur avendo espresso il sostegno del governo italiano all&#8217;Ucraina, potrebbe temere che un&#8217;ulteriore vicinanza a certe dinamiche europee possa danneggiare la sua immagine, soprattutto in un contesto di crescente disillusione verso le istituzioni europee da parte di una parte dell&#8217;elettorato italiano.</p>



<p>Inoltre, c&#8217;è chi suggerisce che l&#8217;assenza di Meloni potrebbe essere legata a preoccupazioni politiche più ampie riguardanti l&#8217;opinione pubblica interna. Sebbene l&#8217;Italia abbia continuato a esprimere sostegno a Kiev, la gestione della crisi ucraina da parte del governo Meloni non è stata esente da critiche, soprattutto da chi, in Italia, spinge per una linea più cauta e per evitare un coinvolgimento diretto in un conflitto che continua a mietere vittime.</p>



<p>Tuttavia, a questa assenza si aggiunge una critica alla sua indecisione. Il ruolo dell&#8217;Italia nella geopolitica europea, e in particolare nel sostegno all&#8217;Ucraina, appare ormai marginale rispetto agli altri grandi attori europei. La scelta di Meloni di non essere presente a Kiev, nonostante le dichiarazioni di solidarietà del suo governo, lascia pensare a una certa riluttanza nel prendere una posizione chiara e forte. In un contesto internazionale dove il sostegno a Kiev è diventato uno dei temi cruciali per l&#8217;unità europea, l&#8217;Italia rischia di perdere l&#8217;opportunità di giocare un ruolo di primo piano e di essere vista come un attore secondario, incapace di dare una direzione decisiva.</p>



<p>L&#8217;assenza di Meloni dalle foto simboliche del vertice non sembra compromettere il sostegno italiano all&#8217;Ucraina, ma solleva indubbiamente interrogativi sulla posizione del governo italiano e sul delicato equilibrio tra le alleanze europee e le pressioni interne e internazionali. In un momento così delicato, la scelta di Meloni di non essere presente potrebbe riflettere una strategia diplomatica ben ponderata, che cerca di conciliare le diverse voci in gioco, ma anche un certo pragmatismo politico volto a proteggere la stabilità interna del suo governo. Eppure, questa indecisione potrebbe anche significare una perdita di credibilità per l&#8217;Italia, relegandola a un ruolo marginale nella scena internazionale.</p>



<p>In conclusione, mentre la Francia, la Germania e il Regno Unito ribadiscono la loro solidarietà all&#8217;Ucraina, l&#8217;Italia sembra mantenere una posizione di supporto, ma con riserve, che continueranno a destare attenzione. Meloni, infatti, non è solo un&#8217;assenza nelle foto, ma un&#8217;assenza che ci parla di un equilibrio da trovare tra politica interna, diplomazia internazionale e le sfide future per l&#8217;Italia in un mondo sempre più diviso. Ci vorrebbe uno statista, non una politica abile solo in strategie che, per quanto efficaci nel breve termine, rischiano di avere il fiato corto e di compromettere il futuro di un&#8217;intera nazione.</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>



<p></p>
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		<title>Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/</link>
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		<pubDate>Sat, 10 May 2025 16:41:03 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza.&#8221; – Napoleone Bonaparte Il 9 maggio 2025, in occasione del Giorno della Vittoria, Vladimir Putin ha celebrato la resistenza della Russia con una parata che ha visto la partecipazione di migliaia di soldati e armamenti, ma quest&#8217;anno con una particolare enfasi sulla guerra [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/">Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p>&#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza.&#8221; – Napoleone Bonaparte</p>



<p>Il 9 maggio 2025, in occasione del Giorno della Vittoria, Vladimir Putin ha celebrato la resistenza della Russia con una parata che ha visto la partecipazione di migliaia di soldati e armamenti, ma quest&#8217;anno con una particolare enfasi sulla guerra in Ucraina, ormai alla sua quarta annata. Al fianco di Putin, il presidente cinese Xi Jinping, simbolo di una alleanza strategica sempre più consolidata tra Mosca e Pechino, ha assistito a un evento che ha avuto un forte significato politico, non solo commemorativo.</p>



<p>Nel suo discorso, Putin ha rivendicato con forza il diritto della Russia a difendersi contro quella che considera una minaccia diretta della NATO. &#8220;Non possiamo permettere che la nostra sicurezza venga compromessa dalle manovre occidentali&#8221;, ha affermato, lanciando accuse di aggressione all&#8217;Occidente e riaffermando che la Russia non avrebbe mai ceduto su queste linee rosse. Le parole del leader russo sono state seguite da una risposta di grande fermezza, che riflette un sentimento di vittimismo da parte di Mosca, ormai convinta che l&#8217;espansione della NATO rappresenti una dichiarazione di guerra silenziosa.</p>



<p>La continuità del conflitto in Ucraina ha portato a una serie di sanzioni economiche imposte dalle nazioni occidentali, ma la Russia ha reagito con una determinazione che ha sorpreso molti analisti. Mentre la guerra si protrae senza una fine visibile all&#8217;orizzonte, l&#8217;economia russa è stata gradualmente diversificata, mentre Mosca ha rafforzato le proprie alleanze, non solo con la Cina, ma anche con paesi come l&#8217;Iran, che stanno giocando un ruolo sempre più importante nel contrastare l&#8217;influenza occidentale nella regione. A ciò si aggiunge la crescente cooperazione con paesi africani e asiatici che, nonostante le critiche, continuano a guardare a Putin come a una figura di resistenza contro l&#8217;ordine mondiale imposto da Washington e dalle sue alleanze.</p>



<p>Nel frattempo, lo scenario globale è tutt&#8217;altro che sereno. Al di fuori dei confini ucraini, altri focolai di guerra continuano a imperversare, ognuno con le proprie complesse cause storiche e geopolitiche. La situazione di Gaza è sempre più esplosiva, con violenze che si intensificano a intervalli regolari. I bombardamenti israeliani su Gaza e le incursioni di Hamas all&#8217;interno dei territori israeliani si alternano a periodi di fragile cessate il fuoco che durano poco, alimentando un ciclo di odio che non trova soluzione. La comunità internazionale appare divisa, incapace di mettere in atto una strategia concreta per fermare l&#8217;escalation. Gli Stati Uniti e i paesi europei, che sostengono Israele, sono sempre più criticati, mentre i paesi arabi si fanno sentire con forza contro quella che considerano un&#8217;occupazione illegale dei territori palestinesi.</p>



<p>In Asia, la tensione tra India e Pakistan rimane altissima. Le due potenze nucleari si trovano ad affrontare un conflitto che sembra destinato a non finire mai, con scaramucce regolari lungo la Linea di Controllo nel Kashmir, ma anche con attacchi a obiettivi strategici che potrebbero, in un momento di alta escalation, condurre alla guerra totale. Entrambi i paesi sono impegnati in una corsa agli armamenti nucleari, aumentando il rischio di un conflitto diretto, anche per via di incidenti o di manovre mal interpretate. Il timore di una guerra nucleare che coinvolga due delle potenze militari più potenti del continente asiatico è una realtà che terrorizza la comunità internazionale, anche se la diplomazia è riuscita fino ad ora a mantenere una fragile stabilità.</p>



<p><strong>Siria</strong>: La situazione in Siria è in continua evoluzione. Nonostante la ripresa del controllo da parte di Bashar al-Assad su gran parte del territorio, grazie al sostegno di Russia e Iran, il paese è ancora segnato da una frammentazione regionale significativa. Le forze kurde, che sono alleate degli Stati Uniti, continuano a mantenere il controllo nel nord-est del paese, in particolare nella regione di Rojava. L&#8217;intervento turco nel nord della Siria per contrastare la presenza kurda e i raid israeliani contro obiettivi iraniani continuano a destabilizzare la regione. Le aree sotto il controllo dei gruppi di opposizione, come quella di Idlib, sono costantemente sotto attacco da parte delle forze governative e dei loro alleati. La Siria continua a essere un campo di battaglia geopolitico, con interessi contrastanti di attori internazionali, inclusi gli Stati Uniti, la Turchia e l&#8217;Iran. Il conflitto siriano si è trasformato in un lungo stallo che non sembra avere una soluzione politica a breve termine.</p>



<p>Oltre a questi focolai di guerra, la scena internazionale è complicata dalla crescente influenza della Cina, che sta giocando un ruolo cruciale nell&#8217;Asia e nel Pacifico, nonché nelle relazioni con l&#8217;Africa e l&#8217;America Latina. La Cina, con il suo progetto della Nuova Via della Seta, sta espandendo la propria influenza economica e militare, rafforzando i legami con la Russia e aumentando il proprio peso geopolitico. La NATO, seppur in difficoltà, non può ignorare l&#8217;emergente potenza asiatica, e le preoccupazioni per un possibile allineamento tra Mosca e Pechino rappresentano una delle principali sfide per l&#8217;Occidente nei prossimi decenni.</p>



<p>In questo contesto globale segnato da conflitti e alleanze contrapposte, la voce del Papa si fa sempre più forte. In occasione del 10 maggio 2025, il Pontefice ha rinnovato il suo appello per la pace e la diplomazia, sottolineando che la guerra, qualunque essa sia, porta solo distruzione e morte. &#8220;La pace è l&#8217;unica via per un futuro di speranza&#8221;, ha detto il Papa, avvertendo che la comunità internazionale deve prendere coscienza dei pericoli derivanti da un&#8217;ulteriore escalation, soprattutto in un mondo dove le armi nucleari rimangono una minaccia incombente.</p>



<p>Tuttavia, nonostante gli appelli alla pace, la realtà è ben diversa. Le potenze globali, divise tra l&#8217;Occidente e il blocco russo-cinese, sembrano essere più concentrate a proteggere i propri interessi strategici che a cercare un compromesso. Putin, dal canto suo, continua a vedere l&#8217;espansione della NATO come una minaccia diretta alla sua sicurezza nazionale. Le ragioni che spingono Mosca a mantenere la sua aggressiva posizione in Ucraina sono legate non solo a questioni territoriali, ma anche a un senso profondo di accerchiamento geopolitico. La Russia percepisce ogni passo della NATO verso est come un atto di ostilità e si sente obbligata a reagire con forza.</p>



<p>Nel frattempo, la guerra in Ucraina non è solo una battaglia per il controllo di un territorio conteso, ma anche un simbolo di una più ampia lotta di potere tra le grandi potenze mondiali. La NATO, con la sua continua espansione, è vista da Mosca come una sfida all&#8217;equilibrio mondiale stabilito dopo la fine della Guerra Fredda. Putin, ormai deciso a non cedere, sembra pronto a portare avanti il conflitto con tutte le sue forze, anche se questo significa andare incontro a un isolamento sempre maggiore.</p>



<p>La citazione di Napoleone, &#8220;Le guerre si vincono prima con la testa, poi con la forza&#8221;, appare ancora una volta come una lezione che molti nel mondo dovrebbero prendere seriamente. Non è solo con la forza bruta che si vincono i conflitti, ma con la capacità di dialogare, di negoziare e di trovare soluzioni diplomatiche. Ma con le potenze globali che si allontanano sempre più dalla pace, il rischio di escalation e la possibilità di una guerra mondiale sembrano crescere ogni giorno. In un mondo sempre più polarizzato, la necessità di soluzioni pacifiche e diplomatiche è più urgente che mai.&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/05/10/putin-la-russia-e-la-nato-le-ragioni-di-un-accerchiamento-globale-e-le-guerre-in-corso/">Putin, la Russia e la NATO: le ragioni di un accerchiamento globale e le guerre in corso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 29 Jan 2025 18:41:56 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in Ucraina e in Medio Oriente, soluzioni che non si sono viste finora, ma lo scenario internazionale presenta elementi di novità che possono diventare occasioni, come la fragile tregua tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza e l’elezione di Trump, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/01/29/la-ricerca-della-pace-in-un-mondo-da-ricomporre/">La ricerca della pace in un mondo da ricomporre</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p>Il 2025, può essere l’anno decisivo per cercare soluzioni ai problemi aperti dalla guerra in <strong>Ucraina</strong> e in <strong>Medio Oriente</strong>, soluzioni che non si sono viste finora, ma lo scenario internazionale presenta elementi di novità che possono diventare occasioni, come la fragile tregua tra Israele e Hamas nella striscia di Gaza e l’elezione di <strong>Trump</strong>, per la seconda volta, alla presidenza degli Stati Uniti.</p>



<p>La politica, che sopravvive alle guerre anche se può esserne responsabile, sa quando è il momento di agire, perché è solo la politica che costruisce il risultato di ogni trattativa ed è, proprio per questa ragione, che il 2025 può essere l’anno in cui la diplomazia riuscirà a risolvere le grandi crisi in Europa e Medio Oriente.</p>



<p>A guidare il fronte europeo che finora ha sostenuto l’<strong>Ucraina</strong>, che combatte per evitare di venire schiacciata dalla <strong>Russia</strong>, come è negli obiettivi di <strong>Putin</strong>, deve essere la convinzione che il nuovo Presidente americano, impegnato a rendere l’America più grande, non può permettersi accordi al ribasso.</p>



<p>Il ruolo di <strong>Donald Trump</strong> riserverà qualche sorpresa, com’è nella natura dell’uomo, ma sono in molti, a ragion veduta, a sostenere che Trump non vorrà mai apparire come un perdente nei confronti del suo rivale russo. Solo partendo da questo presupposto si potrà lavorare, senza arretrare, pensando ad un accordo per chiudere con le ostilità e far entrare l’<strong>Ucraina</strong> nella UE, in tempi rapidi e assicurare così una tranquilla convivenza futura.</p>



<p>Sarà interessante vedere Trump all’opera, perché al tycoon serviranno strumenti più sottili e sofisticati di quelli utilizzati nel primo mandato, o delle promesse fatte in campagna elettorale; sarà interessante vederlo alla prova, una volta spenti i fuochi d’artificio della sua elezione alla Casa Bianca per un secondo mandato.</p>



<p>Intanto l’<strong>Europa</strong> ha la possibilità di tornare ad avere un ruolo importante nello scacchiere medio-orientale, partecipando alla ricostruzione di quanto la guerra nella <strong>striscia di Gaza</strong> e la caduta del regime di Bashar al Assad in <strong>Siria</strong>, con il suo spaventoso bilancio di vittime, sta rendendo &nbsp;più urgente.</p>



<p>Anche in questo caso, sarà la politica chiamata a decidere, approfittando degli spazi che si sono aperti, in tempi che si spera brevi, e in grado di riempire un vuoto insidioso. La missione di <strong>Francia</strong> e <strong>Germania</strong> a Damasco fa capire la portata della sfida, perché solo la diplomazia può scongiurare derive autoritarie e restituire la <strong>Siria </strong>ai siriani.</p>



<p>La decapitazione parziale di <strong>Hamas </strong>e di <strong>Hezbollah</strong>, ha aperto nuovi scenari che richiedono una presa di coscienza da parte di <strong>Israele</strong>, sulla impraticabilità di prolungare all’infinito la situazione attuale, sulla necessità di risolvere una volta per tutte la questione palestinese.</p>



<p>La tregua raggiunta a fatica e la restituzione dei prigionieri da ambo le parti sono indicative di una svolta che la comunità internazionale ha il dovere di facilitare.</p>



<p>Il 2025 è l’anno per farlo, anche perché il tempo stringe e la politica, sempre più spesso, non riesce a trovare la migliore soluzione ai problemi che sorgono, perché indebolita dai tentativi di ridimensionare, se non addirittura minacciare, i valori della democrazia, come le derive autoritarie di più di un Paese dimostrano chiaramente.</p>



<p>Se sono messi in discussione, gli sforzi della diplomazia perdono di credibilità e la possibilità di riparare ai danni, che le guerre producono, svanisce nel nulla.&nbsp;&nbsp;&nbsp;</p>



<p class="has-text-align-right"><strong>Angela Casilli&nbsp;</strong></p>
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