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	<title>palestina Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Giovanni Gaggia porta a Milano &#8216;Com&#8217;è il cielo in Palestina?&#8217;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/invito-giovanni-gaggia-com-e-il-cielo-in-palestina-spazio-mu-ro-1-31-maggio-2026/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 14 May 2026 15:09:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Mostra di Giovanni Gaggia alla Collezione MU.RO (1–31 maggio): arazzi ricamati con testi dalla Striscia di Gaza, libro e incontro pubblico il 19 maggio.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2026/05/14/invito-giovanni-gaggia-com-e-il-cielo-in-palestina-spazio-mu-ro-1-31-maggio-2026/">Giovanni Gaggia porta a Milano &#8216;Com&#8217;è il cielo in Palestina?&#8217;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><em>Immagine generata con intelligenza artificiale a scopo illustrativo.</em></p>
<p>La Collezione MU.RO presenta a Milano la personale di Giovanni Gaggia &#8220;Com&#8217;è il cielo in Palestina?&#8221;, in programma dal 1 al 31 maggio 2026 presso lo Spazio MU.RO di Viale Campania 33. La mostra, curata da Pietro Gaglianò, Luca Molinari, Francesco Perozzi, Susanna Ravelli, Giulia Ronchi e Marcella Russo, sarà accompagnata da un incontro aperto al pubblico con l&#8217;artista e i curatori martedì 19 maggio alle ore 18.30. In anteprima rispetto all&#8217;uscita in volume, il 17 maggio l&#8217;artista presenterà il libro omonimo al Salone Internazionale del Libro di Torino.</p>
<p>Il progetto nasce nell&#8217;autunno del 2023 come pratica collettiva e di testimonianza civile: a partire da una frase ricamata in arabo da donne della comunità di Pergola — &#8220;Com&#8217;è il cielo in Palestina?&#8221; — sono arrivate risposte dalla Striscia di Gaza dal marzo 2024 che hanno dato origine a nuovi arazzi realizzati da comunità in diverse città italiane. Il lavoro, concepito come pratica aperta, ha attraversato Milano, Cremona, Jesi, Catania e Nuoro e si è intrecciato con iniziative internazionali tra cui la Global Sumud Flotilla.</p>
<p>Le opere in mostra — arazzi, coperte e bandiere ricamate che mantengono le frasi nella lingua originale — dialogheranno con l&#8217;architettura dello Spazio MU.RO. I tessuti raccolgono narrazioni di dolore, privazione e assedio, ma anche elementi di speranza; l&#8217;artista definisce la propria scelta con la formula &#8220;Io non ci sto&#8221;. In mostra il progetto è presentato come archivio dell&#8217;oggi e come gesto collettivo volto a mettere in relazione memoria storica, parola scritta e opera visiva.</p>
<p>Il volume &#8220;Com&#8217;è il cielo in Palestina?&#8221; è un saggio d&#8217;artista di 200 pagine pubblicato da Mar dei Sargassi Edizioni, in uscita il 27 maggio 2026. Il libro intreccia i materiali raccolti da Gaggia dal 2023 a oggi — racconti, descrizioni e le storie di chi ha ricamato e fotografato — e viene presentato in anteprima al Salone del Libro di Torino il 17 maggio con Maria Elena Delia e Susanna Ravelli.</p>
<p>Tra le tappe del progetto, cento bandiere palestinesi ricamate sono state imbarcate sulla Global Sumud Flotilla; sull&#8217;ammiraglia è stata portata anche una frase di Vittorio Arrigoni ricamata dall&#8217;artista per il quindicennale della sua morte. Il lavoro si è sviluppato grazie a una rete di realtà associative e culturali tra cui Aea Odv, Ballon Project, Casa Sponge, Caritas Diocesana di Catania, CRAC Cremona, Collettivo Palestina Animada, Centro Itard Lombardia, It&#8217;s Hard Noise, Mar dei Sargassi Edizioni, MOON, Nazra Palestine Short Film Festival, Novella Guerra, Fermento Urbano, Ex Voto (Napoli), Comune di Pesaro, Comune di Jesi e Visual Container.</p>
<p>La Collezione MU.RO, nata dall&#8217;incontro tra Elisabetta Roncati e Andrea Musto, ospita il progetto nello spazio milanese di Viale Campania 33, concepito come luogo di collezionismo, ricerca e sperimentazione. La mostra è visitabile dal martedì al sabato, 10:00-18:00; il 19 maggio l&#8217;orario è esteso fino alle 21:00. L&#8217;ingresso è libero e gratuito.</p>
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		<title>Gaza, altri 72 studenti palestinesi accolti in Italia: attivati nuovi corridoi universitari</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2026/05/11/gaza-altri-72-studenti-palestinesi-accolti-in-italia-attivati-nuovi-corridoi-universitari/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 11 May 2026 19:47:03 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Prosegue l’impegno umanitario italiano a sostegno dei giovani palestinesi della Striscia di Gaza. Sono 72 gli studenti universitari usciti oggi dal territorio palestinese grazie al programma dei “corridoi universitari” promosso dal Ministero degli Esteri italiano per consentire ai ragazzi di proseguire gli studi in sicurezza presso atenei italiani. Il gruppo ha attraversato il valico israeliano [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph">Prosegue l’impegno umanitario italiano a sostegno dei giovani palestinesi della Striscia di Gaza. Sono 72 gli studenti universitari usciti oggi dal territorio palestinese grazie al programma dei “corridoi universitari” promosso dal Ministero degli Esteri italiano per consentire ai ragazzi di proseguire gli studi in sicurezza presso atenei italiani.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il gruppo ha attraversato il valico israeliano di Kerem Shalom per poi dirigersi verso la Giordania, con arrivo previsto ad Amman prima del trasferimento in Italia. Dei 72 studenti evacuati, 70 raggiungeranno università italiane mentre due saranno accolti nella Repubblica di San Marino.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il ministro degli Esteri Antonio Tajani ha sottolineato il valore dell’iniziativa, definendola “una concreta opportunità di futuro e formazione per giovani palestinesi colpiti dalla crisi nella Striscia di Gaza”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Gli studenti saranno distribuiti in 21 università italiane, tra cui La Sapienza e Tor Vergata di Roma, l’Università di Bologna, la Bocconi di Milano, gli atenei di Palermo, Napoli Federico II, Parma, Trieste, Pavia, Camerino, Sassari e Cagliari.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con questa nuova operazione salgono a 229 i giovani palestinesi evacuati da Gaza dall’autunno 2025 grazie all’impegno diplomatico e umanitario italiano. Le operazioni sono coordinate dalla Farnesina insieme alle ambasciate italiane a Tel Aviv e Amman, al Consolato Generale a Gerusalemme e alle autorità israeliane e giordane.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’iniziativa rientra nel progetto “IUPALS – Italian Universities for Palestinian Students”, promosso dalla Conferenza dei Rettori delle Università Italiane in collaborazione con il Ministero degli Esteri e il Ministero dell’Università e della Ricerca.</p>



<p class="wp-block-paragraph">I corridoi universitari fanno parte del più ampio programma umanitario “Food for Gaza”, attraverso cui l’Italia sostiene la popolazione civile palestinese con aiuti alimentari, assistenza sanitaria e percorsi educativi.</p>
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		<title>&#8220;Si può fare&#8221;: Il pellegrinaggio di Zuppi riapre il turismo in Terrasanta</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2024/06/16/si-puo-fare-il-pellegrinaggio-di-zuppi-riapre-il-turismo-in-terrasanta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 16 Jun 2024 15:22:13 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Le strade di Betlemme sono pressochè deserte, poco traffico e negozi chiusi. E&#8217; sabato ed è la vigilia di una festa araba che si vive nel digiuno. Ma il motivo è anche e soprattutto un altro. &#8220;Because no tourists, a big problem. Eight months, no life&#8221;. E&#8217; perché non ci sono turisti, spiega il taxista, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/16/si-puo-fare-il-pellegrinaggio-di-zuppi-riapre-il-turismo-in-terrasanta/">&#8220;Si può fare&#8221;: Il pellegrinaggio di Zuppi riapre il turismo in Terrasanta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Le strade di Betlemme sono pressochè deserte, poco traffico e negozi chiusi. E&#8217; sabato ed è la vigilia di una festa araba che si vive nel digiuno. Ma il motivo è anche e soprattutto un altro. &#8220;Because no tourists, a big problem. Eight months, no life&#8221;. E&#8217; perché non ci sono turisti, spiega il taxista, ed è un grosso problema: da otto mesi non c&#8217;è vita. Perfino all&#8217;ospedale pediatrico di Betlemme &#8220;mancano&#8221; i visitatori (ne vedeva passare 3.000 all&#8217;anno), e quindi quando arrivano i pellegrini del nord Italia guidati dal Cardinale Matteo Zuppi, arcivescovo di Bologna e presidente della Cei, sono accolti come una rarità di questi tempi difficili. &#8220;You made it- Ce l&#8217;avete fatta&#8221;, è il benvenuto. Un viaggio in Terra Santa ai tempi della guerra sembrava difficile in Italia, ma ancora di più in Israele e in Palestina.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Anche per questo il pellegrinaggio ideato a Bologna è stato molto speciale. &#8220;Dal 7 ottobre la Terra santa ha sofferto la mancanza dei pellegrini che per la popolazione locale sono il sostegno più importante non solo a livello economico ma anche spirituale, fanno sentire vicinanza e interessamento della Chiesa verso la Chiesa madre di Gerusalemme&#8221;, spiega frate Nicholas Marques, francescano della Custodia di Terra santa. Il suo ruolo è quello di accompagnare spiritualmente i pellegrini. Ecco allora che il viaggio di Zuppi e dei 160 italiani riapre porte che sembravano chiusissime. &#8220;Due mesi fa la domanda era: ma si può fare? I dubbi erano: ma dove andate? Perché proprio adesso?&#8221;, e soprattutto: &#8220;Non è sicuro&#8221;. Invece si è messa in moto una macchina complessa &#8220;e lo abbiamo fatto: essere stati qui è la dimostrazione che si può fare e si deve continuare&#8221;, afferma Andrea Babbi, presidente della Petroniana Viaggi di Bologna e vicepresidente nazionale della Fiavet. E&#8217; diventato un pellegrinaggio apripista e ora non fa sperare solo chi in Israele e Palestina è senza lavoro da mesi, ma anche le agenzie di viaggio italiane. Dice ad esempio Nader Touma, che in questi giorni ha guidato gli italiani: &#8220;Siamo a casa da otto mesi, senza lavoro, e quasi non ci credevamo all&#8217;idea di vedere arrivare un gruppo abbastanza grande, è stata una sorpresa che ci ha dato una speranza&#8221;. Non solo. &#8220;Il giro che abbiamo fatto e le visite, gli incontri con la gente locale hanno potuto mostrare ai pellegrini la sofferenza del popolo, anche questo è un aiuto.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Mettiamo tutto nelle mani del Signore, ma ora speriamo di poter tornare a lavorare&#8221;. Babbi rimarca: per il turismo italiano, questo pellegrinaggio è stato importantissimo. &#8220;Come Fiavet abbiamo aiutato e assistito tutte le agenzie che dopo il 7 ottobre si sono trovate a zero&#8221; e ora si può avere &#8220;coraggio, in Israele come in Italia si è toccato con mano che è possibile&#8221; riprendere i viaggi nonostante tutto. Mettere in piedi il pellegrinaggio, aggiunge Babbi, è stato &#8220;più bello che difficile, c&#8217;è voluto un mese e mezzo e tanta pazienza, non c&#8217;erano i voli né le condizioni assicurative, abbiamo dovuto creare tutto assieme ai partner con tanta collaborazione della filiera del turismo e tanto entusiasmo qua&#8221;.<br></p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono &#8220;segnali di speranza per tutti, di vicinanza e solidarietà, ma anche di ripartenza, senza questa ripartenza la pace sarà più lontana&#8221;. Era &#8220;proprio questo il momento in cui venire&#8221;, ha detto Zuppi salutando i pellegrini alla ripartenza. In ogni incontro che hanno avuto, per prima cosa, sono stati sempre ringraziati per il coraggio nell&#8217;intraprendere questa avventura. E anche per essere riusciti ad essere in tanti. Come ha detto un alto prelato al vederli riempire una chiesa a Gerusalemme: &#8220;Sono contento di vedere un gruppo così numeroso perché da mesi non vedevamo nessuno. Di solito, poi, quando vengono i preti si portano dietro alcuni parrocchiani, al seguito di un vescovo sono di più, ma vedo che un Cardinale ne muove più di 100… Spero che dopo di voi vengano tutti gli altri cardinali italiani e penso che il vostro viaggio avrà un effetto rendendo più numerosi i pellegrinaggi qui&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">E&#8217; diventato un pellegrinaggio apripista e ora non fa sperare solo chi in Israele e Palestina è senza lavoro da mesi, ma anche le agenzie di viaggio italiane. Dice ad esempio Nader Touma, che in questi giorni ha guidato gli italiani: &#8220;Siamo a casa da otto mesi, senza lavoro, e quasi non ci credevamo all&#8217;idea di vedere arrivare un gruppo abbastanza grande, è stata una sorpresa che ci ha dato una speranza&#8221;. Non solo. &#8220;Il giro che abbiamo fatto e le visite, gli incontri con la gente locale hanno potuto mostrare ai pellegrini la sofferenza del popolo, anche questo è un aiuto. Mettiamo tutto nelle mani del Signore, ma ora speriamo di poter tornare a lavorare&#8221;. Babbi rimarca: per il turismo italiano, questo pellegrinaggio è stato importantissimo. &#8220;Come Fiavet abbiamo aiutato e assistito tutte le agenzie che dopo il 7 ottobre si sono trovate a zero&#8221; e ora si può avere &#8220;coraggio, in Israele come in Italia si è toccato con mano che è possibile&#8221; riprendere i viaggi nonostante tutto. Mettere in piedi il pellegrinaggio, aggiunge Babbi, è stato &#8220;più bello che difficile, c&#8217;è voluto un mese e mezzo e tanta pazienza, non c&#8217;erano i voli né le condizioni assicurative, abbiamo dovuto creare tutto assieme ai partner con tanta collaborazione della filiera del turismo e tanto entusiasmo qua&#8221;. Sono &#8220;segnali di speranza per tutti, di vicinanza e solidarietà, ma anche di ripartenza, senza questa ripartenza la pace sarà più lontana&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Era &#8220;proprio questo il momento in cui venire&#8221;, ha detto Zuppi salutando i pellegrini alla ripartenza. In ogni incontro che hanno avuto, per prima cosa, sono stati sempre ringraziati per il coraggio nell&#8217;intraprendere questa avventura. E anche per essere riusciti ad essere in tanti. Come ha detto un alto prelato al vederli riempire una chiesa a Gerusalemme: &#8220;Sono contento di vedere un gruppo così numeroso perché da mesi non vedevamo nessuno. Di solito, poi, quando vengono i preti si portano dietro alcuni parrocchiani, al seguito di un vescovo sono di più, ma vedo che un Cardinale ne muove più di 100… Spero che dopo di voi vengano tutti gli altri cardinali italiani e penso che il vostro viaggio avrà un effetto rendendo più numerosi i pellegrinaggi qui&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/06/16/si-puo-fare-il-pellegrinaggio-di-zuppi-riapre-il-turismo-in-terrasanta/">&#8220;Si può fare&#8221;: Il pellegrinaggio di Zuppi riapre il turismo in Terrasanta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>MO. Gaza, USA bloccano risoluzione Onu per cessate il fuoco</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2023/12/08/mo-gaza-usa-bloccano-risoluzione-onu-per-cessate-il-fuoco/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Dec 2023 07:04:57 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Gli Stati Uniti hanno bloccato l&#8217;approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu di una risoluzione che chiedeva &#8220;un cessate il fuoco umanitario immediato&#8221; nella Striscia di Gaza. Al Palazzo di vetro di New York in favore del testo si sono espressi 13 Stati membri su 15 dell&#8217;organismo. Washington ha bloccato la proposta, avanzata dagli [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/12/08/mo-gaza-usa-bloccano-risoluzione-onu-per-cessate-il-fuoco/">MO. Gaza, USA bloccano risoluzione Onu per cessate il fuoco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Gli Stati Uniti hanno bloccato l&#8217;approvazione da parte del Consiglio di sicurezza dell&#8217;Onu di una risoluzione che chiedeva &#8220;un cessate il fuoco umanitario immediato&#8221; nella Striscia di Gaza. Al Palazzo di vetro di New York in favore del testo si sono espressi 13 Stati membri su 15 dell&#8217;organismo. Washington ha bloccato la proposta, avanzata dagli Emirati Arabi Uniti, esercitando il proprio diritto di veto. La Gran Bretagna, un altro Paese membro permanente del Consiglio che può impedire l&#8217;approvazione delle risoluzioni, si è astenuta. In oltre due mesi di raid e incursioni dell&#8217;esercito di Israele, seguiti agli assalti dei commando di Hamas del 7 ottobre, a Gaza sono state uccise oltre 16mila persone.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2023/12/08/mo-gaza-usa-bloccano-risoluzione-onu-per-cessate-il-fuoco/">MO. Gaza, USA bloccano risoluzione Onu per cessate il fuoco</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>MO. Voci dalla Palestina: &#8220;Voto in Israele non cambia nulla&#8221;</title>
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		<pubDate>Tue, 09 Apr 2019 20:52:59 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si parte con un kibbutz, poche tende e qualche strumento per lavorare la terra. Poi arrivano il filo spinato e le telecamere. Appena l&#8217;insediamento cresce, ecco l&#8217;esercito: e&#8217; il segnale che si puo&#8217; iniziare a costruire. Il panorama che circonda la tomba di &#8216;Erode il grande&#8217; a Betlemme, Cisgiordania, e&#8217; desolante. Le colline, un tempo pascoli verdi per i pastori palestinesi, sono ormai invase dagli insediamenti dei coloni israeliani. Sull&#8217;ultimo spazio libero, gia&#8217; iniziano a spuntare le prime case. Siamo sulla strada per Hebron, piena &#8216;area C&#8217;, territorio palestinese controllato dall&#8217;esercito di Tel Aviv. I check point e le &#8216;watch tower&#8217;, le torrette utilizzate dai militari israeliani, sono ovunque. Ad ogni incrocio, decine di telecamere. &#8220;Ufficialmente questo territorio dovrebbe essere palestinese- mi spiega Ayoub, la mia guida- Ma quando i coloni si insediano ed arriva l&#8217;esercito, Israele ne prende il controllo. Ormai l&#8217;area A, quella sotto il pieno controllo palestinese, resiste solo all&#8217;interno delle citta&#8217;&#8221;. E&#8217; sabato, Shabbat, e la strada scorre libera. Nel panorama, le case palestinesi sono immediatamente riconoscibili: &#8220;Hanno i bidoni per conservare l&#8217;acqua sui tetti. Succede spesso che il nostro governo non paghi regolarmente e gli israeliani stacchino l&#8217;acqua corrente. Comunque meglio che a Gaza, dove l&#8217;elettricita&#8217; viene fornita per 4 ore al giorno&#8221;. Gli chiedo se pensa se la situazione, con le elezioni in Israele, possa cambiare. Scuote la testa prima di invitarmi a non buttare la sigaretta fuori dal finestrino: &#8220;C&#8217;e&#8217; un check point qui davanti ed ogni scusa e&#8217; buona per darci fastidio. Non cambiera&#8217; nulla: vogliono solo renderci la vita impossibile per spingerci ad andarcene&#8221;.</p>
<p>Per la Cisgiordania o, come la chiamano i suoi abitanti, la &#8216;West Bank&#8217;, le tensioni sono pane quotidiano. Ma le elezioni in Israele vogliono dire guerra. Ayoud mi indica una torre di guardia sporca di fuliggine e vernice, segno di scontri recenti: &#8220;Da li&#8217;, la settimana scorsa, hanno sparato ad un ragazzo di 19 anni&#8221;. Perche&#8217;? &#8220;Non lo sappiamo, le telecamere le controllano loro, fanno sapere solo quello che vogliono&#8221;. Percorriamo 800 metri, un&#8217;altra torretta, altri segni di scontri: &#8220;I cecchini li&#8217; sopra tengono sotto tiro l&#8217;ingresso di quella scuola&#8221;, dice indicando il compound costruito dalle Nazioni Unite. Mi spiega che le forze israeliane temono che gli studenti possano lanciare i sassi contro le auto dei coloni, cosi&#8217; ogni assembramento nel piazzale antistante la scuola e&#8217; proibito. &#8220;La settimana scorsa, dopo i raid su Gaza, gli studenti hanno provato a protestare ma sono stati immediatamente dispersi da un forte lancio di fumogeni&#8221;. Provo a controbattere, dicendo che la verita&#8217; non sta mai da una sola parte, che anche gli israeliani contano vittime: &#8220;Certo, ma la sproporzione di forze e&#8217; troppa. Un palestinese attacca quando e&#8217; disperato, quando gli hanno arrestato il padre, ucciso un fratello o portato via la casa. Gli israeliani lo sanno che non possono fermare un uomo che ha deciso di morire, per questo hanno cosi&#8217; tanta paura&#8221;. Penso ai casi di &#8216;cronaca&#8217;, a quel padre che, dopo l&#8217;omicidio del figlio, ha caricato un check point uccidendo 5 soldati prima di essere &#8216;neutralizzato&#8217;. O a quel ragazzo, stanco dei soprusi, che si e&#8217; ribellato ai controlli uccidendo tre militari prima di dileguarsi nel nulla: &#8220;Lo hanno cercato per un mese, mobilitando piu&#8217; di 4mila soldati e battendo strada per strada tutta la West Bank. Alla fine l&#8217;hanno trovato e trasportato in una prigione in Israele&#8221;.</p>
<p>Svoltiamo a destra, un cartello rosso con scritte bianche in arabo ed ebraico avverte che quella zona e&#8217; vietata ai cittadini israeliani. &#8216;Benvenuti a Hebron&#8217;, l&#8217;unico luogo della West Bank dove i coloni ebrei si sono insediati nel cuore della citta&#8217;, rivendicando il diritto di trasformare la moschea, sede delle tombe di Abramo e Isacco, in una Sinagoga. Hebron e&#8217; un calderone pronto a esplodere in ogni momento: &#8220;Se succede qualcosa, succede qui&#8221; dicono i residenti. Nel 1994 un colono statunitense, travestitosi da militare, apri&#8217; il fuoco sui fedeli musulmani durante la preghiera, facendo 60 morti prima di essere linciato dalla folla. Nelle proteste che seguirono, l&#8217;esercito israeliano uccise altri 30 palestinesi. Oggi si contano 400 coloni israeliani protetti da una guarnigione di circa 3mila militari, la moschea e&#8217; stata divisa a meta&#8217; per creare una sinagoga e i fedeli musulmani possono accedere alla loro parte solo dopo aver presentato i documenti ai militari di Tel Aviv. Un uomo in abiti civili e con un walkie talkie in mano ci indica dove parcheggiare. &#8220;È un poliziotto palestinese. Non possono portare l&#8217;uniforme ne&#8217; armi- dice l&#8217;autista- Gli israeliani non lo permettono&#8221;. Scendiamo dalla macchina, vediamo delle piccole finestre con gli scuri verdi e delle scale a pioli di legno poggiate davanti. &#8220;I coloni si sono insediati dall&#8217;altra parte della strada e hanno murato gli ingressi di queste case. Gli abitanti, adesso, devono entrare dalle finestre&#8221;. Arriviamo nella citta&#8217; vecchia di Hebron. I portoni gialli dei negozi di quello che era uno dei mercati piu&#8217; importanti della Palestina sono quasi tutti chiusi. &#8220;Circa il 90 per cento dei commercianti si e&#8217; trasferito nella citta&#8217; nuova&#8221;, spiega Ayoub. Sopra di noi una rete metallica piena di bottiglie di plastica e sacchi neri. &#8220;I coloni abitano qui sopra. Per spingerci ad andarcene, buttano i loro rifiuti sulle nostre teste. Questa rete e&#8217; la nostra unica difesa&#8221;.</p>
<p>Welcome&#8217; e&#8217; la parola che sentiamo piu&#8217; spesso mentre camminiamo per queste strade ormai dimenticate dai turisti. Ci fermiamo a bere un caffe&#8217; in uno dei pochi negozi aperti, proprio davanti alla moschea, a due metri dal posto di guardia israeliano. Gli occhi dei militari ci scrutano attenti. Il proprietario versa da bere, ride, racconta storie di quando era ragazzo e ci da&#8217; un consiglio: &#8220;Pensate a vostra madre e smettete di fumare, quella si che e&#8217; una cosa pericolosa&#8221;. Ride. Abdulraouf Al-Mohtaseb, questo il suo nome, e&#8217; un simbolo della resistenza di Hebron. Piu&#8217; volte gli israeliani hanno provato a comprare la sua casa, &#8220;arrivando a offrirgli 100 milioni di dollari&#8221;, scrive il portale online &#8216;Aljazeera&#8217; in un servizio a lui dedicato. &#8220;Ma lui si e&#8217; sempre rifiutato, a qualsiasi prezzo&#8221;, spiega Ayoub. &#8220;Quella e&#8217; la sua casa e non se ne andra&#8217;. Noi siamo felici perche&#8217;, nonostante tutto, viviamo sulla nostra terra ed un giorno il mondo celebrera&#8217; il nostro coraggio. Gli israeliani invece hanno paura, girano armati perche&#8217; sanno di non essere a casa loro. E&#8217; questa la nostra vittoria&#8221;.</p>
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		<title>Gaza, tre bambini fatti a pezzi da Israele</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 29 Oct 2018 16:19:26 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La notizia che tra Israele e Gaza, con la mediazione dell’Egitto, fosse stato raggiunto il cessate il fuoco non ha quasi fatto in tempo ad essere stampata che un’azione mostruosa commessa da Israele potrebbe averla resa nulla. La tregua firmata ieri dalla Jihad, decisione che ha creato qualche perplessità in quanto l’accordo è stato firmato [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La notizia che tra Israele e Gaza, con la mediazione dell’Egitto, fosse stato raggiunto il cessate il fuoco non ha quasi fatto in tempo ad essere stampata che un’azione mostruosa commessa da Israele potrebbe averla resa nulla.</p>
<p>La tregua firmata ieri dalla Jihad, decisione che ha creato qualche perplessità in quanto l’accordo è stato firmato da un movimento politico e non dai rappresentanti dell’autorità che governa Gaza, oggi forse si può considerare rotta. I rappresentanti della Jihad, infatti, avevano pubblicamente affermato che “<em>il cessate il fuoco verrà rispettato finché Israele lo rispetterà</em>” e Israele questa sera, prima ancora che arrivasse la notte non lo ha rispettato, uccidendo tre bambini.</p>
<p>Tre bambini di circa 12 anni che avevano tentato un’avventura folle. Una cosa di quelle che se fosse riuscita li avrebbe fatti sentire degli eroi partigiani degni di essere ricordati e onorati, il giorno in cui Gaza sarà finalmente libera, magari da un grande regista che avrebbe dedicato loro un film, un po’ come Tarkovskji con il pluripremiato “L’infanzia di Ivan”. &nbsp;Il paragone non è azzardato perché una serie di circostanze sono simili. Ivan era un bambino di 12 anni nell’Europa tormentata dalla Seconda guerra mondiale e aveva perso i genitori per mano del nazismo.</p>
<p>Khaled, Abdul e Mohammed, i tre bambini che hanno tentato l’avventura mortale, non sappiamo ancora se fossero anch’essi orfani come Ivan, ma sappiamo, per triste esperienza, che sicuramente nelle loro case erano appese foto di fratelli o genitori o altri parenti martiri.&nbsp;<strong>Perché non c’è famiglia a Gaza che non abbia almeno un martire e spesso molti di più.</strong></p>
<p>Ivan decise di combattere contro gli invasori nazisti e Khaled, Abdul e Mohammed decidono di mostrare che saranno capaci di rompere l’assedio imposto dagli invasori della loro terra.</p>
<p>I tre ragazzini vivevano nella stessa area, Wadi al Salqa, un luogo dove la mancanza di depuratori e le acque reflue rendono l’aria irrespirabile. Dove avranno concepito la loro idea di rompere l’assedio? Magari tornando insieme da scuola, oppure seduti sulla sabbia di fronte a quel mare che Israele blocca col suo assedio! Quali discorsi avranno dato loro il coraggio di affrontare un nemico tanto forte pensando di non essere scoperti? Come Ivan, che non accetta di essere protetto ma vuole stare in prima linea ritenendo che solo i vigliacchi si fanno indietro, anche loro hanno voluto affrontare il nemico mostrando che&nbsp;<strong>se l’assedio non lo rompe il Diritto internazionale, sempre accondiscendente verso Israele, lo avrebbero rotto loro</strong>, piccoli, avventurosi e determinati. Ma come Ivan sarebbero stati fermati dal nemico.</p>
<p>Loro però non hanno trovato davanti a sé un nemico che li avrebbe arrestati, giudicati – sebbene sommariamente – e poi condannati a morte con la crudeltà di cui la guerra in generale e il nazismo in particolare erano capaci.</p>
<p>No, Khaled, Abdul e Mohammed non hanno avuto davanti a sé soldati che li hanno catturati e portati davanti a un tribunale,&nbsp;<strong>Israele in questo ha superato di gran lunga le aberrazioni naziste</strong>. Israele purtroppo, come ammettono con dolore anche i pochi israeliani sinceramente democratici, non rispetta in nessun modo i diritti dei palestinesi, li&nbsp;<strong>fucila come e quando vuole senza che nessuna sanzione delle Nazioni unite fermi i suoi crimini.</strong>&nbsp;<strong>Israele si pone al di sopra di ogni norma del Diritto internazionale e somministra, quando vuole, la pena di morte ai palestinesi di ogni età senza arresto, senza istruttoria, senza processo, ponendosi fuori da ogni fondamento democratico, anche solo formale, col plauso del 90% dei suoi cittadini ebrei.</strong></p>
<p>I tre piccoli amici di Wadi al Salqa, intercettati mentre cercavano di rompere l’assedio illegale mantenuto grazie alle complicità internazionali, non sono stati fermati, restituiti ai propri genitori in quanto minori o magari arrestati, no, l’aviazione israeliana si è occupata del caso centrandoli e uccidendoli.&nbsp;<strong>PENA DI MORTE SENZA PROCESSO</strong>. I loro corpi sono stati smembrati dalle bombe e le ambulanze della Mezzaluna Rossa non sono state fatte passare per soccorrerli.&nbsp;<strong>Vietato soccorrere i feriti, se questi sono palestinesi!</strong>&nbsp;Solo più tardi, quando Israele ha deciso che poteva disfarsi di quei piccoli corpi smembrati, li ha consegnati alla Mezzaluna Rossa.</p>
<p>Tre vite fatte a pezzi perché sognavano di poter raggiungere la libertà che i loro padri e fratelli non avevano raggiunto.&nbsp;<strong>Se su quei pezzi ci si mettesse la faccia dei nostri figli o dei nostri fratelli sarebbe più facile capire cosa significa il diritto all’odio per chi quel figlio o quel fratello lo ha perso e, insieme, il dovere collettivo all’odio verso</strong>&nbsp;l<strong>’ingiustizia&nbsp;</strong>mai sanzionata che perpetua questi crimini.</p>
<p>I media mainstream parleranno di quest’ennesimo crimine? E se sì “come” ne parleranno? Probabilmente mettendo l’accento sul fatto che i bambini volevano creare una breccia nel muro che li assedia e quindi sono colpevoli della loro stessa fine. Lo diranno con più o meno garbo, ma questo sarà il loro dire perché su una cosa Israele è stato veramente fantastico, nel far dimenticare i suoi torti e le sue colpe primarie, per cui si toglierà l’accento dalla disumanità e dall’illegalità dell’assedio e si darà la colpa ai bambini che volevano creare un varco o, meglio ancora, ai loro genitori, colpevoli di non averli tenuti in casa. In questo modo non si percepirà a pieno la gravità del pluriomicidio, né tantomeno quella dell’assedio e quindi non si sentirà quell’odio contro l’ingiustizia che è l’unico antidoto al suo perpetuarsi impunemente.</p>
<p>Non vale soltanto per i crimini commessi da Israele contro i palestinesi, è un discorso che riguarda l’universo, ma&nbsp;<strong>Israele è il paradigma dell’ingiustizia tollerata e legalizzata</strong>&nbsp;e basta guardare con lenti oneste la sua storia su terra Palestinese per rendersene conto. Questi ultimi tre bambini che sognavano di dare un esempio per conquistare la libertà saranno probabilmente gettati dai media nel calderone dei “terroristi” lasciando che il mostro prosegua nelle sue stragi indisturbato.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Patrizia Cecconi-Pressenza</strong></p>
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		<title>Palestina: 51 anni di occupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 05 Jun 2018 20:36:17 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Cade oggi il 51° anniversario dell’Occupazione dei territori arabi e palestinesi da parte delle forze armate israeliane. Era infatti il 5 giugno del 1967, quando Israele lanciò un’aggressione deliberata contro i vicini del Medio Oriente occupando il 22% della Palestina storica sopravvissuta alla creazione di Israele nel 1948, insieme a territori arabi appartenenti all’Egitto, alla [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="justify">Cade oggi il 51° anniversario dell’Occupazione dei territori arabi e palestinesi da parte delle forze armate israeliane. Era infatti il 5 giugno del 1967, quando Israele lanciò un’aggressione deliberata contro i vicini del Medio Oriente occupando il 22% della Palestina storica sopravvissuta alla creazione di Israele nel 1948, insieme a territori arabi appartenenti all’Egitto, alla Siria, alla Giordania e al Libano. Da allora, la Cisgiordania – compresa Gerusalemme Est – e la Striscia di Gaza sono ancora occupate.</p>
<p align="justify">Abbiamo da poco commemorato i 70 anni dalla Nakba, la catastrofe che ha visto la nascita dello Stato di Israele senza quella dello Stato palestinese, con il massacro della popolazione civile palestinese per mano delle milizie sioniste, la distruzione di 531 villaggi, e la fuga in massa di 800 mila palestinesi costretti a rifugiarsi altrove in Cisgiordania, a Gaza, e nei Paesi arabi confinanti: Giordania, Siria, Libano e Iraq. Oggi ricordiamo il dramma di un’Occupazione che ha comportato un nuovo esodo, insieme al furto di terra, di acqua e di risorse naturali. Un’Occupazione che continua sebbene sia stata ripetutamente condannata da numerose risoluzioni delle Nazioni Unite, come la 242 e la 338; e che colpisce il popolo palestinese non solo attraverso la politica degli insediamenti – illegale secondo il diritto internazionale come recentemente riaffermato dalla risoluzione ONU 2334, ma anche attraverso le peggiori forme di repressione e ingiustizia, quali le uccisioni a sangue freddo, gli arresti indiscriminati e la confisca di terre. Un’Occupazione, insomma, che priva il popolo palestinese dei suoi diritti e delle sue libertà fondamentali, castigandolo quotidianamente per il solo fatto di esistere.</p>
<p align="justify">La coincidenza, quest’anno, dell’anniversario della Nakba palestinese con lo spostamento dell’ambasciata USA a Gerusalemme, quando tutti sanno che Gerusalemme Est rappresenta la capitale dello Stato di Palestina, è stata un ulteriore schiaffo al diritto internazionale e alla soluzione dei due Stati. Così come è stato uno schiaffo all’umanità intera il massacro compiuto in questi giorni dalle forze di occupazione a Gaza, dove hanno preso di mira manifestazioni pacifiche che invocavano il sacrosanto diritto al ritorno sancito dalla risoluzione ONU 194,</p>
<p align="justify">uccidendo brutalmente 119 palestinesi, tra cui donne, bambini e soccorritori come la giovane volontaria Razan Al-Najjar; mentre ne venivano feriti circa 13.000, di cui 300 in modo grave.</p>
<p align="justify"><a name="_GoBack"></a>Alla luce di questi ultimi eventi, l’anniversario del 5 giugno ci dice come sia sempre più urgente che la comunità internazionale si adoperi seriamente per mettere fine all’occupazione israeliana e per far rispettare le risoluzioni delle Nazioni Unite, che indicano come unica strada percorribile quella della nascita di uno Stato palestinese sui territori occupati nel 1967, con Gerusalemme Est capitale.</p>
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		<title>Da Gerusalemme a Gaza… la grande marcia continua</title>
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		<pubDate>Sat, 05 May 2018 14:38:05 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>In una Gerusalemme dal cielo grigiastro e l’aria irrespirabile che sembrava la risposta della natura ai sorrisi soddisfatti di Netaniahu per essere riuscito – con la complicità dell’Italia – a utilizzare lo sport per riaffermare il potere della bugia e della forza sul Diritto internazionale, si è aperta la più grande gara ciclistica del 2018 [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>In una Gerusalemme dal cielo grigiastro e l’aria irrespirabile che sembrava la risposta della natura ai sorrisi soddisfatti di Netaniahu per essere riuscito – con la complicità dell’Italia – a utilizzare lo sport per riaffermare il potere della bugia e della forza sul Diritto internazionale, si è aperta la più grande gara ciclistica del 2018 consacrando, a livello mediatico, la pretesa israeliana di annessione di Gerusalemme e di farne capitale del suo Stato.</p>
<p>Sotto i pedali del “giro d’Italia”, e in nome di una bugia superbamente confezionata, strumentalizzando la figura del grande Gino Bartali, il crimine dell’occupazione militare israeliana si è volatilizzato, trasformandosi in omaggio allo Stato occupante.</p>
<p>Inutilmente da Ramallah i ciclisti palestinesi, quelli non ancora gambizzati dall’esercito israeliano, hanno cercato di richiamare l’attenzione mediatica organizzando un loro giro ciclistico fino al muro di Qalandia, laddove il check point israeliano impedisce loro di raggiungere Gerusalemme “in quanto palestinesi”. Solo un giornale italiano, che si sappia, ha riportato la notizia di questo Giro palestinese che grazie ai social e all’agenzia di stampa NenaNewsAgency non è passata del tutto insservata.</p>
<p>Intanto, mentre si ignorava il Diritto internazionale coprendone con la facciata sportiva la sua continua violazione, a qualche decina di chilometri, in un’aria più irrespirabile ancora di quella di Gerusalemme, ma non per fenomeno naturale, si preparava, lungo i confini assediati di Gaza, il 6° venerdì della grande marcia per il diritto al ritorno.</p>
<p>Anche questo venerdì ha visto la cretività dei partecipanti alla marcia in antagonismo alla violenza degli assedianti. Sono stati usati i racchettoni da mare per respingere i tear-gas, di cui Israele ha fatto larghissimo uso intossicando qualche centinaio di partecipanti compresi quelli distanti centinaia di metri dal border. Con le tradizionali fionde sono stati abbattuti due sofisticatissimi droni. E ancora grande uso di aquiloni e,soprattutto, la capacità di dimostrare che i partecipanti alla marcia non hanno paura di un nemico tanto forte e tanto armato, e che seguiteranno a pretendere l’applicazione dei diritti sanciti dall’ONU.</p>
<p>Questo venerdì non ci sono stati morti, sebbene tra i circa 1100 feriti diversi di loro siano stati colpiti al collo o nella parte alta del corpo ma, seppure ce ne fossero stati, ormai sappiamo che a loro non si sarebbe dato il giusto valore nei grandi media, così come non se ne è dato, per contro, alle terribili affermazioni razziste, di incitamento alla violenza e all’omicidio che periodicamente vengono lanciate, non solo dall’uomo della strada, ma da rappresentanti del governo o del parlamento israeliano quali Liberman, Bennett o Ayelet Shaked, mentre è sotto gli occhi di tutti la grande rilevanza data alle affermazioni di Abu Mazen in quanto in esse si è colto dell’antisemitismo. Basterebbe leggerlo, il discorso di Abu Mazen, per capire quanto improvvida sia stata la sua dichiarazione visto l’uso che sarebbe stato fatto delle sue parole sebbene riferite a situazioni storicamente e socialmente concrete. Ma come sempre il presidente Abu Mazen, invece di rispondere a chi stava strumentalizzando le sue parole, cioè i media di tutto il mondo su veline israeliane, ha preferito scusarsi per aver offeso involontariamente “gli ebrei”, regalando un’altra palla a chi gioca sull’antisemitismo per annettersi illegalmente l’intera Palestina.</p>
<p>Mentre scriviamo, il giro d’Italia seguita le sue tappe asiatiche da Haifa a Tel Aviv, da Ber’sheva a Eilat, pedalando su strade che fino al 1948 erano città e villaggi palestinesi. Di questo non si cura l’Italia che ha accettato l’imbroglio sulla figura di Bartali per accreditare il più fuorilegge degli Stati considerati democratici e dare il suo contributo a un’operazione che grazie a Trump dimostra a tutto il mondo quanto la forza e il denaro vincano sul diritto. La RCS Media Group, cioè gli organizzatori italiani del Giro, hanno anche ringraziato Israele per “questa bellissima occasione”, cioè l’occasione di usare lo sport a favore dell’illegalità. E questa non è una dichiarazione di parte, ma la sintesi dello studio di un’amplissima documentazione storica alla quale anche storici israeliani hanno dato il loro sostanziale contributo.</p>
<p>Israele, il 14 maggio di 70 anni fa, nasceva cacciando o uccidendo un altissimo numero di palestinesi e distruggendo 432 villaggi impadronendosi di tutto il possibile. L’Onu cercava formalmente di porre minimamente rimedio alla “catastrofe” con una serie di Risoluzioni successive all’autoproclamazione della nascita di questo Stato che però, per Israele, sono sempre state state solo pezzi di carta e quest’anno, grazie anche a Trump, farà o tenterà di fare il colpo grosso: il riconoscimento di Gerusalemme come sua capitale cancellando agli occhi del mondo l’illegalità e l’illegittimità della sua occupazione.</p>
<p>Ma Israele sa che una gran parte di palestinesi, sia musulmani che cristiani, non accettranno mai quest’annessione, né la perdita dei loro diritti e, a un’ottantina di chilometri da qui, circa 20-30.000 persone seguitano a dirglielo nella forma più intelligente e coraggiosa che abbiano saputo inventare i palestinesi: la grande marcia sotto un’unica bandiera, mettendo da parte le divisioni dei vertici. Una marcia di popolo, basata sulla non-violenza e avendo come tattica l’uso dell’ironia e delle azioni simboliche, come quella di strappare qualche metro di rete per mostrare che anche l’assedio più sofisticato e più crudele ha i suoi punti deboli. Hanno pagato caro per questo, ma né i 50 morti, né i 6000 feriti li hanno fatti arrendere.</p>
<p>I media però non raccontano queste manifestazioni né in modo adeguato, né in modo corretto, anche perché non sono sul campo, perdendo così una grande occasione: quella di capire e far capire che non si tratta di marce rituali, ma di una strategia che forse riuscirà a dare una svolta a questo conflitto quasi centenario grazie alla creazione di un unico fronte resistenziale.</p>
<p>Forse la Grande marcia non riuscirà a raggiungere il suo scopo, forse i nemici diretti e indiretti sono troppo potenti e numerosi, ma questo lo vedremo nei prossimi mesi. Intanto i comitati organizzatori si preparano per il prossimo venerdì, cercando di mandare il loro messaggio oltre l’assedio che strangola Gaza da 11 anni.</p>
<p>La marcia continua e il Giro d’Italia rientrerà nei confini dopo aver reso i suoi servigi a Netanyahu il quale, proprio oggi, per legge della Knesset, assumerà su di sé il diritto di dichiarare guerra senza doverlo concordare almeno con l’esecutivo. Questo è un altro passo che allontana sempre di più Israele dai pilastri della democrazia, ma che – senza vergogna – tutti i suoi sostenitori seguiteranno a chiamare Stato democratico.</p>
<p style="text-align: right;">Patrizia Cecconi-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/05/da-gerusalemme-a-gaza-la-grande-marcia-continua/">Da Gerusalemme a Gaza… la grande marcia continua</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>L&#8217;Aquila: ciclo di iniziative “La Palestina. Le parole, i luoghi, i fatti”</title>
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		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 17:21:39 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Si svolgerà domani Lunedi 23 Aprile, alle ore 17.00 presso l’Aula 3A del Dipartimento di Scienze Umane all&#8217;Aquila,, il primo incontro del ciclo di iniziative “La Palestina. Le parole, i luoghi, i fatti”. Il primo incontro sarà incentrato sul “vocabolario” della questione palestinese, per comprendere significato storico, culturale e identitario della lunga e irrisolta vicenda [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/laquila-primo-incontro-del-ciclo-la-palestina-le-parole-i-luoghi-i-fatti/">L&#8217;Aquila: ciclo di iniziative “La Palestina. Le parole, i luoghi, i fatti”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si svolgerà domani Lunedi 23 Aprile, alle ore 17.00 presso l’Aula 3A del Dipartimento di Scienze Umane all&#8217;Aquila,, il primo incontro del ciclo di iniziative “La Palestina. Le parole, i luoghi, i fatti”. Il primo incontro sarà incentrato sul “vocabolario” della questione palestinese, per comprendere significato storico, culturale e identitario della lunga e irrisolta vicenda palestinese.</p>
<p>Interverranno all’iniziativa la dott.ssa Romana Rubeo, traduttrice e redattrice del “The Palestine Chronicle”, Iyas Ashkar, del circolo di Brescia dell’associazione di Amicizia Italia-Palestina e già protagonista della puntata di Radici (Raitre) sulla Palestina ed il Prof. Alessandro Vaccarelli, docente universitario dell’Università degli Studi dell’Aquila.</p>
<p>L’iniziativa è nata da una collaborazione tra Unione degli Universitari dell’Aquila, Abruzzo C.I. Crocevia e l’associazione Territori.</p>
<p>La partecipazione attiva all’intero ciclo di seminari può essere riconosciuta come attività formativa e/o di tirocinio per gli studenti di Scienze della Formazione e del Servizio Sociale, di Progettazione e Gestione dei Servizi Sociali ed Educativi, di Scienze della Formazione Primaria, di Lettere e di Studi Letterali e Culturali, secondo le diverse modalità decise dai rispettivi Consigli di Area didattica.</p>
<p>La partecipazione è aperta a tutti.</p>
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		<title>Gaza: nuovi martiri, ma la marcia non si ferma</title>
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		<pubDate>Fri, 20 Apr 2018 21:53:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Su Gaza City i droni ronzano in continuazione e volano bassi fin dall’alba. Notizie telefoniche c’informano che volano bassi in tutta la Striscia. Non è un buon segno. Oggi è il quarto venerdì della grande marcia del ritorno e i palestinesi hanno promesso molte sorprese per questa quarta giornata, forse i droni sono particolarmente attivi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/20/gaza-nuovi-martiri-ma-la-marcia-non-si-ferma/">Gaza: nuovi martiri, ma la marcia non si ferma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Su Gaza City i droni ronzano in continuazione e volano bassi fin dall’alba. Notizie telefoniche c’informano che volano bassi in tutta la Striscia. Non è un buon segno. Oggi è il quarto venerdì della grande marcia del ritorno e i palestinesi hanno promesso molte sorprese per questa quarta giornata, forse i droni sono particolarmente attivi per questo.</p>
<p>In realtà le sorprese degli organizzatori della marcia attingono tutte alla creatività tipica della sfera della nonviolenza. Ma mentre scriviamo Israele ha già fatto il primo martire. Un colpo di precisione ha fatto saltare parte della scatola cranica a un giovane manifestante. Un colpo da killer professionista. Così Ahmed Nabil Akel, un ragazzo di 24 anni, ha smesso di vivere intorno alle 12,30, ora locale, e da giovane scanzonato e sempre pronto al sorriso, come ci viene descritto, si è trasformato nel primo martire del 4° giorno. Dire il primo martire, lo ricordiamo, è diverso dal dire la prima vittima, perché un uomo assassinato è una vittima, ma se questo viene assassinato mentre manifesta per i diritti della sua collettività diventa un martire. Questo ci ricordano sempre i palestinesi e vogliamo riportare il loro pensiero perché spiega bene quel che in occidente sembra difficile capire.</p>
<p>Mentre scriviamo la marcia continua, anche se il giovane Ahmed è stato assassinato e parecchi altri manifestanti sono stati feriti, e intanto, minuto per minuto scopriamo le sorprese preparate dagli organizzatori. Sono sorprese che ricordano quel vecchio sogno che tanti anni fa faceva scrivere sui muri delle università italiane. “l’immaginazione al potere”. Sarebbe stato bello, ma non andò così. E anche qui, mentre vediamo aquiloni colorati, o una pseudo mongolfiera piena di messaggi d’amore che cerca di scavalcare i confini per portare quei messaggi a un detenuto chiuso in galera da una ventina d’anni, o un divertito e divertente servizio di “contro lancio gaz” o i volantini palestinesi che ricalcano ironicamente quelli israeliani invitando i soldati a tornare a casa e a non credere ai loro governanti ed altre trovate simili che ricordano la creatività del movimento italiano del “77, i proiettili e tear gas fanno il loro lavoro ma non fermano le migliaia di persone che con carretti e automobili, moto e furgoncini, vanno a unirsi al “popolo delle tende” che staziona fisso lungo il confine e che ha attrezzato le cinque aree delle manifestazioni con servizi di piccolo ristoro, librerie e luoghi per conferenze e spettacoli che andranno avanti fino al 15 maggio, giorno della Naqba, in cui la grande marcia si concluderà.</p>
<p>Intanto i droni si moltiplicano e seguitano a volare bassi e i proiettili lungo la zona della marcia seguitano a cadere come risposta a una manifestazione pacifica cui partecipano migliaia di famiglie. Quanti feriti ci saranno oggi? colpiti opportunamente dai proiettili per restare invalidi, o intossicati dai gas micidiali che Israele può usare liberamente? Il bilancio lo farà stasera il Ministero della Salute.</p>
<p>Noi sappiamo che le istituzioni internazionali hanno una grande responsabilità, quella di non costringere Israele a rispettare il Diritto internazionale e il Diritto umanitario, unica possibilità per arrivare alla fine dei massacri e fermare l’incremento dell’odio che assedio e occupazione portano con sé.</p>
<p>A tal proposito è di ieri la notizia che il Parlamento europeo ha votato una risoluzione che risulta incredibile fino all’assurdo per chi conosce la situazione dall’interno. Di fatto il Parlamento Europeo ha condannato non Israele, bensì i palestinesi che marciano per chiedere il rispetto dei loro diritti. Lo ha fatto attribuendo al partito al potere nella Striscia di Gaza, cioè Hamas, la colpa di essere l’ispiratore della manifestazione, senza dimenticare, ovviamente, di attribuirgli l’epiteto di terrorista secondo i canoni fedeli alla narrativa israeliana, quella che si serve del potere evocativo di alcune parole dopo avergli costruito intorno un ricco corollario. Vedasi, ad esempio, “sicurezza per Israele”, locuzione capace di giustificare ogni crimine israeliano, o Hamas, nome di un’organizzazione politica cui è subliminalmente connesso l’aggettivo di terrorista anche quando lo si ritiene ispiratore e organizzatore di una grande iniziativa basata sulla nonviolenza.</p>
<p>Ma il Parlamento europeo, nel gioco cerchiobottista che confonde ulteriormente la realtà, dopo aver condannato Hamas e con esso i i palestinesi rei di chiedere il rispetto del Diritto internazionale, ha anche dato uno schiaffetto sulle mani a Israele perché alla richiesta palestinese di rispettare le Risoluzioni Onu ha risposto in modo un po’ troppo duro, causando in sole tre manifestazioni, 32 martiri e quasi 3000 feriti. Se Israele si fosse contenuto nel numero di uccisi e feriti, cosa che forse ora farà, non ci sarebbe stato motivo di rimprovero! Non è gratificante né tanto meno rassicurante vedere che uno degli organi fondamentali del Diritto internazionale si flette in tal modo annichilendo l’essenza stessa del Diritto.</p>
<p>Ma i palestinesi di Gaza non si sconvolgono per questo, e qui sta il significato forte di questa grande marcia. Loro ormai hanno deciso, e lo ripetono spesso, che non hanno più niente da perdere, che è meglio morire in piedi che vivere in ginocchio. Che chi muore in questa impresa passa il testimone a chi resta, ed è questo Israele non riesce a capire e crede ancora di spezzare la resistenza seguitando a violare il diritto universale.</p>
<p>Israele non ha capito che i martiri sono “testimoni” e non tolgono forza alla resistenza ma ne aggiungono. Tanto il governo che il parlamento israeliani pare non abbiano capito che nonostante l’enorme e continuo uso della forza per tacitare il Diritto, questo Stato e i suoi rappresentanti potranno solo restare impuniti per i crimini commessi, ma dovranno vivere nell’incubo di un’ipotetica vendetta.</p>
<p>In ogni casa palestinese c’è la foto di un martire. Un martire per cui non c’è stata giustizia. Questa è la condanna a cui Israele non può sottrarsi e che prima o poi si troverà a dover affrontare.</p>
<p style="text-align: right;">Patrizia Cecconi-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/20/gaza-nuovi-martiri-ma-la-marcia-non-si-ferma/">Gaza: nuovi martiri, ma la marcia non si ferma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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