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	<title>papa wojtyla Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Cultura. San Pietro della Ienca, il 18 giugno ripartono le attività culturali estive</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2023 05:43:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al via, domenica 18 giugno, l’intenso programma di attività culturali estive a San Pietro della Ienca, ameno Borgo alle falde del Gran Sasso amato da Papa Wojtyla, la cui chiesetta è stata dichiarata Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II, il primo santuario del papa santo polacco, nel corso dell’anno continua meta di visitatori e [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Al via, <strong>domenica 18 giugno</strong>, l’intenso programma di attività culturali estive a <strong>San Pietro della Ienca</strong>, ameno Borgo alle falde del Gran Sasso amato da <strong>Papa Wojtyla</strong>, la cui chiesetta è stata dichiarata Santuario dedicato a <strong>San Giovanni Paolo II</strong>, il primo santuario del papa santo polacco, nel corso dell’anno continua meta di visitatori e pellegrini da ogni parte del mondo. Prima di entrare nel dettaglio delle iniziative previste nell’imminente stagione, qualche cenno sull’antico suggestivo borgo che, insieme alla magnificenza delle più alte cime dell’Appennino, costituisce l’impareggiabile contesto al Santuario.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>San Pietro della Ienca</strong> è un piccolo incantevole borgo situato su uno dei tanti colli che arrancano sul costone occidentale della catena del <strong>Gran Sasso d’Italia</strong>. Da un lato, in basso, il borgo di basse casette in pietra guarda la <strong>Valle del Vasto</strong> dove scorrono le acque del <strong>Raiale</strong>, dall’altro svettano Pizzo Cefalone, Monte Portella e, più indietro, Monte Corvo, Pizzo Intermesoli, Corno Piccolo e <strong>Corno Grande</strong>, con i suoi 2912 metri la vetta più alta dell’Appennino. Insomma, davvero un bel vedere, un tempio della natura che aiuta ad elevare lo spirito. Un luogo dove <strong>San Franco</strong>, monaco di queste parti vissuto nel primo secolo dopo il Mille, lasciato il monastero benedettino di San Giovanni Battista in Lucoli, scelse qui il suo eremo, a mezza costa, laddove sgorgano le acque che ora portano il suo nome e che alimentano il ruscello lungo la valle verde di olmi, abeti, faggi, carpini e ontani che scende al piano, verso <strong>Paganica</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il villaggio di <strong>San Pietro della Ienca</strong> sta intorno all’omonima chiesetta medioevale. Il suo nome compare per la prima volta nella Bolla che <strong>papa Alessandro III,</strong> il 24 settembre 1178, indirizzava al <strong>Vescovo di Forcona</strong>, nell’elencare le località sottoposte alla giurisdizione episcopale della diocesi vestina. Quando nel 1254 venne fondata <strong>L’Aquila</strong>, i villaggi di Guasto, Genca, San Pietro, Assergi, Camarda e Filetto furono tra i castelli fondatori della nuova città fortificata, appartenenti al Quarto di Santa Maria Paganica. Il nome del villaggio è chiaramente riferito a San Pietro Apostolo, come&nbsp; lo stemma stesso del borgo &#8211; due chiavi incrociate &#8211; richiama l’insegna vaticana, con evidente riferimento al primo vicario di Cristo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 1269, in un documento di tassazione di Ponzio di Villanova, l’abitato di San Pietro viene indicato con il toponimo “<em>S. Petrus de Fonte</em>” e tassato per 4 once, il doppio di <strong>Camarda</strong>, a segnalare l’intensa e florida attività armentaria del borgo favorita dagli estesi pascoli montani. E’ nel successivo documento di tassazione, emesso da <strong>Carlo II d’Angiò</strong> nel 1294, dopo l’incoronazione di <strong>papa Celestino V</strong>, avvenuta il 29 agosto, quando il re era ancora all’Aquila, che finalmente compare la denominazione di <strong>San Pietro della Ienca</strong>. Annota, tra l’altro, <strong>Anton Ludovico Antinori</strong> nei sui monumentali Annali di Storia Aquilana, che il villaggio, a seguito del graduale inurbamento degli abitanti nella nuova città, attratti dalle fiorenti attività artigianali e commerciali, era divenuto completamente disabitato. Nel 1568, infatti, venne dalla Chiesa ceduto in enfiteusi perpetua alla comunità (universitas) di <strong>Camarda</strong> a fronte d’un compenso annuo di 40 ducati, versati come atto di liberalità al monastero aquilano di Santa Caterina.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il villaggio rurale di <strong>San Pietro della Ienca</strong>, è rimasto nei secoli successivi residenza estiva dei contadini e pastori di <strong>Camarda</strong>, impegnati nel lavoro dei campi o sui pascoli circostanti, anche se negli anni più recenti si erano avviati graduali restauri al patrimonio architettonico per iniziativa dei proprietari. Fin quando il 29 dicembre 1995 a <strong>San Pietro della Ienca</strong>, nell’austera chiesetta, in una delle sue numerosissime e segrete escursioni sul Gran Sasso – ne sono state contate oltre un centinaio –, <strong>Giovanni Paolo II</strong> non vi sostò raccolto in preghiera. Poi ancora altre volte. Da quel momento quel luogo sacro è diventato assai caro agli aquilani e man mano caro a tanti appassionati della montagna e ai visitatori che lo raggiungono da ogni angolo d’Italia e spesso dall’estero, quasi in pellegrinaggio, già da quando papa Wojtyla era ancora in vita. E’ diventato un luogo dell’affetto e della devozione verso <strong>Giovanni Paolo II</strong>, soprattutto dal 2 aprile 2005, giorno in cui il più carismatico dei pontefici transitò in cielo. Poi dal 1° maggio 2011, quando con una commovente cerimonia papa <strong>Benedetto XVI</strong> lo dichiarò Beato, primo passo verso la sua santificazione. Appena 17 giorni dopo &#8211; data non casuale, perché giorno della nascita di <strong>Karol Jozef Wojtyla</strong> (Wadowice, 18 maggio 1920 -, la chiesa di <strong>San Pietro della Ienca</strong> è diventata il primo Santuario dedicato al <strong>Beato Giovanni Paolo II</strong>, con decreto dell’allora Arcivescovo dell’Aquila, <strong>Mons. Giuseppe Molinari</strong>.&nbsp;Ancor più il Santuario è diventato richiamo di visitatori e pellegrini dopo la canonizzazione di <strong>Giovanni Paolo II</strong>, avvenuta il 27 aprile 2014, con la dichiarazione di santità pronunciata in San Pietro da <strong>papa Francesco</strong>, alla presenza anche del papa emerito Benedetto XVI.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Orbene, abbiamo voluto richiamare queste tappe fondamentali per il Borgo e per la chiesa-Santuario, sulla cui valorizzazione ha operato e opera con assoluta dedizione l’<strong>Associazione San Pietro della Ienca</strong>, fondata e presieduta dall’infaticabile <strong>Pasquale Corriere </strong>-il più longevo amministratore civico del Comune dell’Aquila -, il quale ha il riconosciuto merito d’aver apprestato ogni sforzo per promuovere la bellezza e la spiritualità di <strong>San Pietro della Ienca</strong>, come per tessere le relazioni con le Istituzioni e le pubbliche amministrazioni al fine di dotare il luogo dei necessari servizi per visitatori e pellegrini, nel rispetto dei vincoli architettonici e ambientali a presidio dello splendido borgo. C’è da dire che l’attenzione del Vaticano verso la chiesetta-Santuario è stata sempre molto alta, attraverso una figura significativa, quale quella di <strong>Stanisław Dziwisz</strong>, dapprima Segretario di Papa Wojtyla, poi Cardinale Arcivescovo di Cracovia, fino all’attualità, e di altri importanti presuli italiani e stranieri.&nbsp;Ma è pure assai alta l’attenzione che l’Arcidiocesi dell’Aquila vi ha riservato e vi riserva, dapprima con l’Arcivescovo <strong>Giuseppe Molinari</strong> ed ora con il Cardinale Arcivescovo <strong>Giuseppe Petrocchi</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">C’è ora da aggiungere che l’<strong>Associazione “San Pietro della Ienca” </strong>da oltre 20 anni promuove ed organizza un apprezzabile ventaglio di iniziative culturali e artistiche con lo scopo di valorizzare il Borgo e di consentire al crescente afflusso di visitatori d’apprezzare nel corso della stagione estiva un interessante programma di eventi che ben si confanno alla singolarità e alla spiritualità del luogo, siano essi letterari, musicali, artistici. Com’anche nella cura della Memoria. Di queste interessanti attività, programmate dal 18 giugno al 22 ottobre 2023, si vuole qui di seguito fare cenno.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L’intenso programma prenderà il via <strong>domenica 18 giugno</strong>, con <strong>IL GIARDINO LETTERARIO</strong>, X Edizione, rassegna culturale di incontri con scrittori, storici, giornalisti, studiosi, teologi, artisti. L’evento inaugurale sarà aperto con la presentazione del volume “<em>Il mondo che va</em>” di <strong>Goffredo Palmerini</strong> (One Group Edizioni, L’Aquila, 2022). Davvero un onore, per chi scrive, un privilegio aprire la X edizione del Giardino Letterario. Gli altri ospiti della Rassegna 2023 saranno: 25 giugno<strong> Francesco Fagnani</strong>, scrittore e storico; 2 luglio<strong> Susanna Tamaro</strong>, scrittrice e regista; 9 luglio<strong> Rodolfo De Laurentis</strong>, saggista e politico; 16 luglio <strong>Gianfranco Giustizieri</strong>, scrittore e critico letterario; 22 luglio <strong>Cardinale Angelo Comastri</strong>, Vicario Generale Emerito di Sua Santità per la Città del Vaticano, che terrà la testimonianza <em>“Giovanni Paolo II, il Papa che ha cambiato la storia nel cuore del mond</em>o”; 30 luglio <strong>Patrizia Cotticelli</strong>, scrittrice, consulente familiare e coniugale; 13 agosto <strong>Giovanni Di Luca</strong>, teologo e scrittore;&nbsp; 20 agosto <strong>Michele Antonelli</strong>, consulente internazionale e scrittore; 27 agosto <strong>Gianluigi Mariano Miglioli</strong>, Generale di Corpo d’Armata della GdF e scrittore; 3 settembre <strong>Teatro dei 99</strong> e <strong>Gli Amici della Transumanza</strong> con il testo di <strong>Franco Marulli</strong> <em>“La notte delle stelle”.</em></p>



<p class="wp-block-paragraph">Nelle precedenti edizioni della Rassegna culturale sono stati ospiti, tra gli altri, le scrittrici Susanna Tamaro, Donatella Di Pietrantonio e Mariolina Venezia, i giornalisti Gianni Letta, Fabio Zavattaro, Saverio Gaeta, Antonio Preziosi e Osvaldo Bevilacqua, i prelati Cardinale Giuseppe Petrocchi, il Vescovo Antonio Staglianò, Mons. Pawel Ptasznik, il fotografo Arturo Mari, il Generale dei Carabinieri Roberto Riccardi e il Vice Comandante dei Carabinieri Forestali Generale De Laurentis, l’alpinista Lino Zani, il naturalista Franco Tassi, Enzo Iacchetti, Daniele Fazio, i genitori di Marco Vannini, Valerio e Marina, con l’avvocato Celestino Gnazi. Dal 2019, nella giornata inaugurale della rassegna culturale “Il Giardino Letterario”, viene conferito il Riconoscimento omonimo a chi ha dedicato un lavoro letterario descrivendo il borgo di <strong>San Pietro della Ienca</strong> e il territorio del <strong>Gran Sasso d’Italia</strong>. Il riconoscimento consiste in un’opera artistica. Nelle edizioni 2019, 2020 e 2021 è stata realizzata dalla pittrice <strong>Mirella Di Raffaele</strong>. Per l’edizione 2022 l’opera pittorica è stata realizzata dalla pittrice <strong>Noemi Del Grande</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’intera giornata del 6 agosto 2023 sarà celebrata la <strong>XXII Festa dedicata a San Giovanni Paolo II</strong> durante la quale verrà conferito il <strong>XXII PREMIO INTERNAZIONALE “LA STELE DELLA IENCA”</strong>. Un evento realizzato in collaborazione con il Comune dell’Aquila. La prima edizione della Festa risale al 2001. Negli anni si è ampiamente data dimostrazione di come i rilevanti valori storici, culturali, artistici ed ambientali di<strong> San Pietro della Ienca</strong> costituiscano uno straordinario patrimonio di civiltà e bellezza, capace di attrarre fasce assai cospicue di turisti e visitatori. Analogamente si è dimostrata valida l’idea che della chiesa e dell’adiacente piccolo borgo pastorale di San Pietro della Ienca facesse annualmente la sede giusta per celebrare una festa in onore di <strong>San Giovanni Paolo II</strong>, il papa che tanto ha amato il <strong>Gran Sasso</strong> ed i suoi luoghi più suggestivi. Peraltro una ricerca dell’Associazione San Pietro della Ienca è riuscita a documentare la prima presenza di un giovane <strong>Mons. Karol Wojtyla</strong> sul Gran Sasso, a Fonte Cerreto base della Funivia per Campo Imperatore, attraverso una foto del 1962. “<em>L’intreccio tra ambiente, storia e arte</em> – annota l’Associazione – <em>fa di San Pietro della Ienca uno straordinario regno del fantastico, nel quale appare naturale immaginare qualcosa che, attivando proficue sinergie economico-culturali e pubblico-privato, abbia a dar luogo ad un’esperienza di alto profilo nel campo dei servizi pregiati al turismo.</em>”</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il <strong>Premio Internazionale “La Stele della Ienca”</strong>, nelle passate edizioni, è stato attribuito a: <strong>Luigi Accattoli</strong>, vaticanista del Corriere della Sera (2001), <strong>Walter Mazzitti</strong>, presidente del Parco Nazionale del Gran Sasso e Monti della Laga (2002), agli <strong>Alpinisti Abruzzesi</strong> scalatori del Cho Oyu dell&#8217;Himalaya (2003), a <strong>Stanislaw Dziwisz</strong>, Cardinale Arcivescovo di Cracovia, già Segretario di S.S. Giovanni Paolo II (2005), ad <strong>Osvaldo Bevilacqua</strong>, giornalista RAI (2006), al <strong>Club Alpino Italiano</strong> &#8211; Sezione dell&#8217;Aquila (2007), al <strong>Corpo Forestale dello Stato</strong> (2008), alla <strong>Protezione Civile</strong> della Regione Sardegna (2009), al <strong>Corpo Nazionale dei Vigili del Fuoco</strong> (2010). L’edizione 2011, anno della Beatificazione, vide conferire il Premio “La Stele della Ienca” al <strong>Beato Giovanni Paolo II</strong>, in memoria ed in ricordo della Sua intensa attività pastorale in ogni luogo del mondo e per il Suo forte legame con l’Abruzzo, con L’Aquila e con il territorio del Gran Sasso d’Italia. Nel 2012 il premio è stato conferito alla <strong>Croce Rossa Italiana</strong> per l’impegno umanitario costante nel mondo e per l’enorme aiuto apportato alla popolazione abruzzese durante l’emergenza del terremoto 2009. Per l’anno 2013 l’Associazione decise di conferire il Premio al <strong>prof.</strong> <strong>Antonino Zichichi</strong>, in considerazione della straordinaria attività scientifica e culturale svolta dallo scienziato in ambito internazionale, del suo legame con L’Aquila e con il Laboratorio Nazionale del Gran Sasso, nonché per il rapporto di amicizia che lo legava a Papa Giovanni Paolo II.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nel 2014 il Premio fu conferito all’<strong>Arma dei Carabinieri </strong>in occasione del secondo Centenario della fondazione. Nel 2015 la scelta del conferimento del Premio riguardò la “<strong>Comunità civile e religiosa della Città di Assisi</strong>”. Riconosciuto il grande legame che Papa Giovanni Paolo II ebbe sempre con i giovani, creando per loro gli straordinari appuntamenti delle Giornate Mondiali della Gioventù, e considerata la particolarità dello svolgimento dell’edizione 2016 proprio nella natia terra di Polonia, dove tra l’altro svolgeva il proprio ministero episcopale nella città di Cracovia il Card. Stanislaw Dziwisz, l’Associazione il 7 agosto 2016 conferì il Premio Internazionale “La Stele della Ienca” ai Giovani che avevano partecipato alla GMG di Cracovia, dedicato in particolare a <strong>Susanna Rufi</strong>, la giovane deceduta di meningite a Vienna durante il rientro in Italia dalla Polonia. Nel 2017 il Premio è stato conferito alla <strong>Fondazione Giovanni Falcone</strong>, ricorrendo il 25° anniversario dell’assassinio dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino e di tutte le vittime della mafia. Nel 2018 il Premio è stato conferito al <strong>Corpo della Gendarmeria dello Stato della Città del Vaticano</strong>. Nel 2019, in occasione della triste ricorrenza del decennale del terremoto dell’Aquila, 6 aprile 2009, il Premio è stato conferito ai <strong>Familiari delle 309 Vittime</strong>. Nel 2020, anno Centenario della nascita di Karol Wojtyla, il Premio è stato conferito alla <strong>Casa Natale di Giovanni Paolo II</strong>, oggi Museo di Wadowice (Polonia) a Lui dedicato. Il Premio 2021 è stato conferito ai <strong>Medici, Infermieri e Personale Sanitario</strong> impegnati nell’emergenza Covid. Nel 2022 il Premio internazionale “La Stele della Ienca” è stato conferito al <strong>9° Reggimento Alpini</strong> <strong>“L’Aquila”</strong> in occasione del 150° Anniversario del Corpo degli Alpini.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il 6 agosto 2023 il<strong> Premio Internazionale “La Stele della Ienca” </strong>sarà conferito alla<strong> John Paul II Foundation</strong>. La Fondazione Giovanni Paolo II è stata istituita con decreto papale il 16 ottobre 1981. È un’organizzazione ecclesiastica, senza scopo di lucro, che mira a sostenere e attuare iniziative di natura educativa, scientifica, culturale, religiosa e caritativa legate al pontificato del Santo Padre Giovanni Paolo II. La sede ufficiale della Fondazione è situata in Vaticano. Gli obiettivi principali della Fondazione sono: conservazione e sviluppo del patrimonio spirituale di Giovanni Paolo II e della cultura cristiana; assistenza scolastica e borse di studio ai giovani provenienti dai paesi delle ex repubbliche dell’Unione Sovietica e dell’Europa orientale (non appartenenti all’Unione europea) che studiano presso l’Università Cattolica di Lublino e la Pontificia Università di Giovanni Paolo II a Cracovia; documentazione e studio del pontificato e diffusione dell’insegnamento di Giovanni Paolo II; prendersi cura dei pellegrini a Roma, in particolare dalla Polonia e dall’Europa dell’Est; Le attività della Fondazione comprendono, tra l’altro, borse di studio per giovani provenienti dai paesi delle ex repubbliche dell’Unione Sovietica e dell’Europa orientale non appartenenti all’Unione europea. Nel pomeriggio del <strong>6 agosto</strong>, dopo la cerimonia di conferimento del Premio “La Stele della Ienca”, ci sarà un grande concerto diretto dal <strong>M° Marco Frisina</strong>, con la collaborazione del <strong>M° Carmine Gaudieri</strong> e del <strong>M° Vittorio Lucchese</strong>, rispettivamente direttori dell’Orchestra da Camera Aquilanae del Coro polifonico “L’Aquila in Canto”.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Nell’ambito delle Arti Figurative si colloca il<strong> IX CONCORSO DI PITTURA ESTEMPORANEA</strong>, in programma il 30 luglio 2023 a <strong>San Pietro della Ienca</strong>, in collaborazione con il Comune dell’Aquila. Il Concorso. Il tema del concorso artistico è “<strong><em>Tra Fede e Natura</em></strong>”, considerato che si svolge negli angoli nel borgo, dunque <em>en</em> <em>plein air,</em> a diretto contatto con un ambiente naturale permeato di spiritualità, per la venerazione che moltissimi visitatori portano verso il Santo Papa Giovanni Paolo II. Il 23 agosto, nell’ambito delle manifestazioni della <strong>Perdonanza</strong>, il primo Giubileo della Cristianità istituito nel 1294 da <strong>Papa Celestino V</strong> all’atto della sua incoronazione, sarà rinnovata l’annuale <strong>MARCIA DEL PERDONO E DELLA PACE.</strong> &nbsp;E’ un percorso di 21 chilometri che parte dal borgo di <strong>San Pietro della Ienca</strong> per giungere davanti la <strong>Basilica di Collemaggio</strong>. La manifestazione è realizzata in collaborazione con il Comune dell’Aquila, con il Club Alpino Italiano sezione dell’Aquila e con numerose Associazioni locali dei centri toccati lungo il tragitto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La stagione 2023 delle manifestazioni organizzate dall’Associazione San Pietro della Ienca si concluderà il 22 ottobre con l’evento <strong>CONTRIBUTO STUDI “SAN GIOVANNI PAOLO II</strong>” a favore di un giovane studente. “C’è un proverbio polacco che dice: &#8220;<em>Kto z kim przestaje, takim sie staje</em>&#8220;. Vuol dire: <em>Se vivi con i giovani, dovrai diventare anche tu giovane</em>. Così ritorno ringiovanito. E saluto ancora una volta tutti voi, specialmente quelli che sono più indietro, in ombra, e non vedono niente. Ma se non hanno potuto vedere, certamente hanno potuto sentire questo &#8220;chiasso&#8221;. Questo &#8220;chiasso&#8221; ha colpito Roma e Roma non lo dimenticherà mai!” (XV Giornata Mondiale della Gioventù, veglia di Preghiera presieduta dal Santo Padre Giovanni Paolo II. Tor Vergata, sabato 19 agosto 2000). In occasione della <strong>ricorrenza liturgica di San Giovanni Paolo II</strong>, il Papa dei Giovani, per il decimo anno verrà conferito un contributo studi a favore di un giovane bisognoso di aiuto, studente o studentessa. Concludendo, si segnala che nel Borgo di <strong>San Pietro della Ienca</strong> è aperto un piccolo <strong>Museo/Centro di documentazione</strong> <strong><em>“La Casa per Karol</em></strong>”. L’Associazione ha realizzato un primo nucleo del Centro di documentazione dove sono esposte varie opere artistiche dedicate al Santo Padre, una libreria di testi letterari scritti da e per Giovanni Paolo II ed alcuni oggetti a Lui appartenuti, tra cui un soprabito, dono del <strong>Cardinale Stanislaw Dziwisz</strong>, Arcivescovo emerito di Cracovia e già Segretario di Papa Giovanni Paolo II. Concludendo, a <strong>San Pietro della Ienca</strong> si respira salubrità e spiritualità, si contempla la bellezza del Creato, si vive in serenità e armonia il tempo che ciascuno vuole dedicare a se stesso nell’intimità della meditazione, si cura la salute del corpo e dello spirito nelle ascensioni dei monti della catena del Gran Sasso d’Italia, si gode la meraviglia della natura nelle escursioni dentro la frescura dei boschi circostanti, infine si apprezzano gli stimoli culturali delle numerose iniziative letterarie, artistiche e musicali che l’Associazione San Pietro della Ienca mette gratuitamente a disposizione dei visitatori del Borgo. <em>Enjoy!</em></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph"><strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
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		<title>Nel Centenario della nascita di Papa Wojtyla un libro ricorda la visita in Polonia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 28 Aug 2020 14:55:53 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[I giorni che sconvolsero l’Europa dell’Est]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Nell’anno centenario della nascita di Karol Wojtyla &#8211; San Giovanni Paolo II, esce in questi giorni il volume “I giorni che sconvolsero l’Europa dell’Est &#8211; Il primo viaggio di Wojtyla in Polonia” di Mario Narducci. Il fecondo poeta e scrittore aquilano, già vaticanista del quotidiano “il Popolo”, in questo interessante volume ricorda, attraverso i suoi [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nell’anno centenario della nascita di Karol Wojtyla &#8211; San Giovanni Paolo II, esce in questi giorni il volume <strong>“I giorni che sconvolsero l’Europa dell’Est &#8211; </strong><strong>Il primo viaggio di Wojtyla in Polonia</strong><strong>”</strong> di <strong>Mario Narducci</strong>. Il fecondo poeta e scrittore aquilano, già vaticanista del quotidiano “<strong>il Popolo</strong>”, in questo interessante volume ricorda, attraverso i suoi reportage a seguito del pontefice, lo storico viaggio apostolico in Polonia di Giovanni Paolo II, nel giugno 1979. Narducci, che aveva già seguito gli ultimi anni di <strong>Paolo VI</strong>, è stato poi testimone diretto per un decennio delle visite apostoliche di <strong>Papa Wojtyla</strong> in tutto il mondo.</p>
<p><strong> </strong><strong>Domenica prossima</strong><strong> 30 agosto 2020,</strong> <strong>alle</strong> <strong>ore 17.30,</strong> <strong>Mario Narducci</strong> presenterà in anteprima il suo libro nell’ultimo appuntamento della Rassegna “<strong>Il Giardino Letterario</strong>”, organizzata dall’Associazione culturale “San Pietro della Ienca”, laddove è situato il primo Santuario dedicato a <strong>San Giovanni Paolo II</strong>, nel luogo dove il Papa polacco andò più volte a rinfrancarsi e a raccogliersi in meditazione, all’ombra del <strong>Gran Sasso</strong>, montagna che egli molto amava, forse perché gli ricordava i Monti Tatra.</p>
<p>All’evento interverranno <strong>Pasquale Corriere</strong>, presidente dell’Associazione culturale “San Pietro della Jenca”,<strong> Liliana Biondi</strong>, già docente all’Università dell’Aquila, <strong>Stefano Pallotta</strong>, presidente dell’Ordine dei giornalisti d’Abruzzo,<strong> Goffredo Palmerini</strong>, scrittore e giornalista, <strong>Angelo De Nicola</strong>, giornalista e scrittore, <strong>Luca Bergamotto</strong>, direttore dell’emittente televisiva LaqTV, <strong>Franco Narducci,</strong> attore e regista.</p>
<p>“L’incontro con lo scrittore Mario Narducci – scrive l’<strong>Associazione San Pietro della Jenca </strong>in una nota &#8211; chiuderà, con successo, la VII rassegna culturale “Il Giardino Letterario” che ha avuto l’obiettivo primario di contribuire a promuovere le attività culturali e sostenere la conoscenza turistica del territorio del Gran Sasso e della Città dell’Aquila. Intento dell’Associazione Culturale è proprio quello di promuovere, attraverso la cultura con ospiti di rilevanza nazionale, un turismo integrato e di qualità, favorendo ed esaltando la conoscenza delle specifiche peculiarità del territorio costituito dalla meravigliosa bellezza della montagna unitamente ai valori dei centri storici del territorio aquilano.”</p>
<p>Non casuale la data della presentazione, programmata proprio in coincidenza con la ricorrenza del <strong>40° anniversario</strong> della <strong>visita apostolica di Papa Giovanni Paolo II a L’Aquila, il 30 agosto 1980</strong>, quando il Santo Padre celebrò la Santa Messa all’esterno della <strong>Basilica di Santa Maria di Collemaggio</strong>, dopo aver visitato la <strong>Basilica di San Bernardino</strong>, il <strong>traforo del Gran Sasso</strong> e il <strong>Santuario di Roio</strong>.</p>
<p>Il volume “I giorni che sconvolsero l’Europa dell’Est” di <strong>Mario Narducci</strong>, pubblicato da IAED Edizioni, riporta molte immagini e in Appendice tutti i discorsi e le omelie pronunciate da <strong>Giovanni Paolo II</strong> in quella storica visita apostolica <strong>dal 2 al 10 giugno 1979</strong>. Reca inoltre la Presentazione di <strong>Stefano Pallotta</strong> e la Prefazione di chi scrive. Si riporta qui integralmente per dare meglio un cenno sull’opera di Mario Narducci, davvero molto interessante.</p>
<p style="text-align: right;"><strong>Goffredo Palmerini</strong></p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/08/28/nel-centenario-della-nascita-di-papa-wojtyla-un-libro-ricorda-la-visita-in-polonia/">Nel Centenario della nascita di Papa Wojtyla un libro ricorda la visita in Polonia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>25 anni fa Papa Wojtyla tornava sul &#8220;suo&#8221; Gran Sasso</title>
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		<pubDate>Mon, 28 May 2018 18:56:16 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/28/25-anni-fa-papa-wojtyla-tornava-sul-suo-gran-sasso/">25 anni fa Papa Wojtyla tornava sul &#8220;suo&#8221; Gran Sasso</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il 20 giugno di 25 anni fa Giovanni Paolo II tornava sul Gran Sasso d’Italia, la montagna che più amava, forse perché gli ricordava i Monti Tatra, in Polonia, e gli anni della sua giovinezza. Sulle balze delle cime più alte dell’Appennino Papa Wojtyla era stato, più o meno in segreto, oltre un centinaio di volte, a camminare in solitudine o a sciare, guardato discretamente a distanza da qualche collaboratore vaticano, da due o tre dirigenti del Centro Turistico Gran Sasso d’Italia, da alcuni funzionari della Polizia di Stato. Tutti rigorosi osservanti della consegna del silenzio sulle fugaci visite del Santo Padre al Gran Sasso d’Italia. Ma quella domenica del 20 giugno 1993, diversamente, fu per una visita ufficiale e “pastorale”, alla quale fece da sfondo il coro delle vette della catena del Gran Sasso: al centro il Corno Grande (2.912 metri), a sinistra i Pizzi Cefalone, Malecoste, Intermesoli e il Monte Corvo, a destra il Brancastello, il Prena e il Monte Camicia. Il Papa, erto sul palco allestito a Campo Imperatore tra la stazione d’arrivo della funivia e l’albergo, dopo aver benedetto la chiesetta della Madonna della Neve, riaperta dopo i lavori di restauro realizzati dagli Alpini della Sezione Abruzzi dell’ANA, recitò le preghiere dell’Angelus e rivolse parole che sono rimaste scolpite nel cuore degli aquilani e degli appassionati della montagna. Che evento stupefacente! Un inno allo spirito e alla natura le parole del Papa, nell’austera bellezza e maestosità delle montagne alle sue spalle e, di fronte a Lui, la meraviglia delle digradanti discese verso la verdeggiante conca aquilana, racchiusa tra i contrafforti della catena montuosa del Velino Sirente e, in fondo sulla sinistra, la vista imponente della Maiella.</p>
<p>“Carissimi Fratelli e Sorelle! E’ un incontro particolare questo di oggi, nel quale ci è data l’opportunità di recitare l’Angelus nella suggestiva cornice del Gran Sasso, accanto a questa Cappella che ho appena benedetta, semplice e graziosa, incastonata com’è nel maestoso paesaggio a me ben noto e caro. Qui il silenzio della montagna e il candore delle nevi ci parlano di Dio, e ci additano la via della contemplazione, non solo come strada maestra per fare esperienza del Mistero, ma anche quale condizione per umanizzare la nostra vita e i reciproci rapporti. Si sente oggi un gran bisogno di allentare i ritmi talvolta ossessivi delle nostre giornate. Il contatto con la natura, con la sua bellezza e la sua pace, ci ritempra e ci ristora. Ma mentre l’occhio spazia sulle meraviglie del cosmo, è necessario rientrare in noi stessi, nella profondità del cuore, in quel centro della nostra persona, in cui siamo a tu per tu con la nostra coscienza. Lì Dio ci parla, e il dialogo con Lui restituisce senso alla nostra vita.</p>
<p>Per questo, carissimi Alpini, che vedo numerosi a quest’appuntamento, ho molto apprezzato la vostra iniziativa di ristrutturare questa Cappella, la quale vuole essere, per quanti qui giungono o sostano mentre salgono la montagna, richiamo al soprannaturale, segno della presenza di Dio, invito alla preghiera. Così è per voi, cari amici, che vi siete qui radunati, preoccupandovi di assicurare al vostro incontro festoso il respiro ossigenante della preghiera. Esso, del resto, si amalgama bene con la vostra storia e la vostra cultura, oserei dire con la vostra “spiritualità”. Voi siete infatti, come “plasmati” dalla montagna, dalle sue bellezze e dalle sue asprezze, dai suoi misteri e dal suo fascino. La montagna apre i suoi segreti solo a chi ha il coraggio di sfidarla. Chiede sacrificio e allenamento. Obbliga a lasciare la sicurezza delle valli, ma offre a chi ha il coraggio dell’ascesa gli spettacoli stupendi delle cime. Essa è pertanto una realtà fortemente evocativa del cammino dello spirito, chiamato ad elevarsi dalla terra al cielo, fino all’incontro con Dio. Voi, cari Alpini, siete esperti di questo suo misterioso linguaggio. Ascoltandolo, il vostro stesso servizio alla Patria si fa, con tutta naturalezza, servizio alla solidarietà e alla pace. Lasciate dunque che, alla ben nota simpatia che il Corpo suscita nell’opinione pubblica, io aggiunga oggi anche l’espressione del mio apprezzamento e della mia amicizia.</p>
<p>Da queste montagne il mio pensiero va a tutta la terra di Abruzzo, e in particolare alla diocesi dell’Aquila, che ebbi modo di visitare nel 1980. Rivolgo il mio saluto affettuoso al Vescovo, il caro Monsignor Peressin, che ha celebrato per voi l’Eucaristia. Saluto anche gli altri Vescovi di questa provincia ecclesiastica, vicini a L’Aquila, poi saluto di cuore i Presbiteri, i Religiosi e le Religiose e tutta la Comunità aquilana. So dell’impegno che state ponendo, con esemplare entusiasmo, soprattutto nella pastorale familiare. È una scelta che merita un vivo incoraggiamento, in questo tempo difficile in cui sulla famiglia si accaniscono forze corrosive che ne minacciano l’unità e la serenità. È necessario dunque che, nella società civile come nella Chiesa, per il sostegno a questa fondamentale istituzione siano investite le migliori energie. Le famiglie cristiane siano davvero lievito nella società, vivendo la loro vocazione di “chiese domestiche”, ispirate profondamente dal Vangelo, ricche di preghiera, di tenerezza, di testimonianza. Carissimi Fratelli e Sorelle! Affidiamoci a Maria, che in questa Cappella è onorata col titolo suggestivo di “Madonna della Neve”, non solo appropriato per la stupenda cornice della natura circostante, ma anche fortemente evocativo del suo mistero di donna del candore: la “tota pulchra”, l’Immacolata. Ella ci insegni la via della fedeltà a Cristo. Ci ottenga coraggio e fiducia. Benedica questa terra, e in modo speciale le sue famiglie e i suoi giovani”. &nbsp;</p>
<p>Quell’anno, come ben racconta e documenta il giornalista e scrittore Giustino Parisse nel suo libro “Giovanni Paolo II e l’Abruzzo” (Graphitype Edizioni, 2005), ben tre volte Papa Wojtyla venne sul Gran Sasso. La prima era stata in un martedì di febbraio 1993 (il 16 o il 23) quando, reduce da una settimana di visite pastorali in alcuni Paesi africani – Benin, Uganda e Sudan –, si concesse alcune ore di libertà per una sciata a Campo Imperatore, sulla pista che poi verrà chiamata “pista del Papa”. Lo accompagnavano il suo segretario don Stanislao Dziwisz – che poi diventerà Cardinale e arcivescovo di Cracovia –, il medico Renato Buzzonetti e gli uomini della scorta. Del Centro Turistico erano presenti il presidente, Alfonso Scimia, il direttore Berardino Scimia, il direttore degli impianti Dino Pignatelli, il maestro di sci Bruno Faccia ed Enzo Volpe alla guida del gatto delle nevi.</p>
<p>Racconta Giustino Parisse: “[…] Il Santo Padre scia per ore, si ferma solo per consumare un pasto frugale. Bruno Faccia ha portato da Assergi dove abita, salame, prosciutto e formaggio di produzione locale e anche un po’ di vino. Il Papa apprezza pur senza esagerare e poi riprende a sciare. […]”. La seconda volta, quell’anno, era stata il 13 aprile 1993. Sempre una visita privata e discreta per concedersi qualche ora di serenità e di sci, in una mattinata tormentata dal nevischio e dal vento, sulla pista della Scindarella. A metà giornata, in una pausa per una colazione accanto alla casetta dei pastori, con gli addetti del Centro Turistico in rispettoso silenzio, “[…] il presidente del Centro Turistico, Alfonso Scimia, – scrive ancora Parisse – quello che appariva il meno “bloccato” dalla presenza del Santo Padre prese il coraggio a quattro mani e si rivolse a Karol Wojtyla dicendo: «Santità, i nostri alpini hanno quasi terminato di restaurare la Chiesetta della Madonna della Neve, vorremmo che fosse Lei a inaugurarla». Il Pontefice guardò Alfonso Scimia e dopo un attimo di pausa disse: “Vedremo”. Una risposta che al presidente del Centro Turistico sembrò un sì senza tentennamenti.”</p>
<p>Prende così avvio il 16 aprile la procedura d’invito ufficiale in Vaticano, con una lettera riservata del presidente Scimia, nella quale si chiede al Papa di benedire e inaugurare, il 20 giugno 1993, la restaurata chiesetta Madonna della Neve e l’autorizzazione a denominare la pista dove il Pontefice ha sciato “Pista Giovanni Paolo II”. Alla richiesta dà riscontro il 10 maggio l’arcivescovo dell’Aquila Mario Peressin con una lettera nella quale viene data per certa la visita del Pontefice domenica 20 giugno. L’ufficializzazione della visita pastorale del Papa giunge dalla Santa Sede con una lettera della Segretaria di Stato vaticana, datata 1 giugno 1993, diretta al presidente del Centro Turistico, Alfonso Scimia. Il sogno si avvera e il 20 giugno 1993 diventerà un’altra giornata memorabile nel cuore degli aquilani! Saranno così tre le visite ufficiali di papa Wojtyla a L’Aquila e dintorni: il 30 agosto 1980 nella città capoluogo, in occasione del sesto Centenario della nascita di San Bernardino da Siena, il 9 Agosto 1986 a Rocca di Mezzo e ai Piani di Pezza, dove erano in raduno 13 mila scout dell’Agesci, infine la visita del 20 giugno 1993 per inaugurare la restaurata chiesetta della Madonna della Neve a Campo Imperatore, ma in Abruzzo Giovanni Paolo II, in visita ufficiale era stato altre tre volte: nel 1993 a San Salvo, nel 1985 ad Avezzano e altri luoghi della Marsica, il 24 marzo, e il 30 giugno ad Atri, Teramo e al Santuario di San Gabriele.</p>
<p>Tuttavia sono oltre un centinaio le visite private e riservatissime di Giovanni Paolo II sul Gran Sasso, dal 16 ottobre 1978, data della sua elezione al Soglio di Pietro in poi. Perfino prima ne è riscontrata una, nel 1962, come documenta una foto che ritrae Karol Wojtyla a Fonte Cerreto, base della funivia del Gran Sasso. Foto rinvenuta dall’appassionata ricerca di Pasquale Corriere, presidente dell’Associazione culturale “San Pietro della Jenca” cui si deve la valorizzazione della chiesetta alle falde del Gran Sasso dove papa Wojtyla si recava in raccoglimento, diventata nel 2011 il primo Santuario dedicato a San Giovanni Paolo II. Il grazioso borgo di San Pietro della Jenca, che nel 1254 fu uno dei Castelli fondatori dell’Aquila, divenne nei secoli successivi villaggio rurale per la residenza estiva di contadini e pastori di Camarda impegnati nel lavoro dei campi d’altura o sui pascoli circostanti. Fin quando il 29 dicembre 1995 a San Pietro della Jenca, in una delle sue numerosissime e segrete escursioni sul Gran Sasso, Giovanni Paolo II non vi sostò, raccolto in preghiera nella bella chiesetta medioevale. Poi ancora altre volte. Da quel momento quel luogo sacro è diventato molto caro agli aquilani, man mano caro a tanti appassionati della montagna e ai visitatori che lo raggiungono da ogni angolo d’Italia e talvolta dall’estero. Quasi in pellegrinaggio, già da quando papa Wojtyla era ancora in vita. Ma sopra tutto è diventato un luogo dell’affetto e della devozione verso il papa sentito dai fedeli “Santo subito” dal 2 aprile 2005, giorno in cui il più carismatico dei pontefici trapassò in Cielo. Il primo maggio 2011, infatti, con Roma piena di pellegrini da tutto il mondo, in una commovente cerimonia Benedetto XVI dichiarò “beato” Giovanni Paolo II, primo passo verso la sua santificazione. Appena 17 giorni dopo, data non casuale perché giorno della nascita di Karol Jozef Wojtyla (Wadowice, 18 Maggio 1920), la chiesetta di San Pietro della Jenca divenne il primo Santuario dedicato al Beato Giovanni Paolo II, come decretato dall’allora arcivescovo dell’Aquila, Mons. Giuseppe Molinari.</p>
<p>In una lettera del 18 maggio 2011, per l’inaugurazione del Santuario, il Cardinale Stanislao Dziwisz, Arcivescovo metropolita di Cracovia, che di papa Wojtyla fu segretario, tra l’altro scrisse: “[…] vorrei salutare cordialmente le Autorità ecclesiastiche e civili dell’Aquila e tutti i presenti, radunati nella chiesa di San Pietro della Jenca, nel giorno della solenne dedicazione del Santuario al Beato Giovanni Paolo II. Insieme con voi ringrazio Dio onnipotente per il giorno della nascita di Karol Giuseppe Wojtyla, il secondo figlio di Karol ed Emilia Wojtyla. Ringrazio il Signore della vita per il giorno 18 Maggio 1920, il quale negli impenetrabili disegni di Dio fu il giorno della sua nascita per Dio, per la Chiesa e per tutta l’umanità. Desidero pure esprimere la mia personale gratitudine al signor Pasquale Corriere, presidente dell’Associazione Culturale San Pietro della Jenca, per la cura incessante di questa piccola chiesetta, nella quale Giovanni Paolo II pregò il 29 Dicembre 1995. Lo ringrazio cordialmente, e voi tutti, per i commoventi segni di grande amore al Santo Padre Giovanni Paolo II. Auguro che questo giorno della solenne dedicazione della chiesa di San Pietro della Jenca come Santuario di Beato Giovanni Paolo II sia per voi il momento della gioia che viene dal fatto di aver conosciuto il Santo dei nostri tempi, il quale c’insegnava come amare Dio ed il prossimo”. Il porporato era tornato ancora una volta nel borgo di San Pietro della Jenca insieme al Cardinale Kazimierz Nycz, Arcivescovo di Varsavia, qualche giorno prima dell’erezione della chiesetta a Santuario, avvenuta con una solenne celebrazione dell’Arcivescovo dell’Aquila. E quello stesso anno, il 7 agosto, il Cardinale Dziwisz donò la Reliquia del Beato Giovanni Paolo II custodita nel Santuario.</p>
<p>Ormai da anni, e particolarmente dopo la canonizzazione di San Giovanni Paolo II, il 27 aprile 2014 da Papa Francesco, singoli pellegrini e gruppi organizzati fanno sempre più di San Pietro della Jenca una delle tappe “wojtyliane”. La testimonianza di questo flusso crescente di devozione è testimoniata nei voluminosi registri che raccolgono i nomi dei visitatori, le richieste di grazie e le emozioni provate il quel luogo suggestivo, nel quale si avverte la presenza spirituale d’un Papa santo particolarmente amato dai fedeli. E in effetti in questo luogo ormai tutto parla di Karol Wojtyla. Lungo il percorso che conduce a San Pietro della Jenca si susseguono indicazioni stradali “Santuario S. Giovanni Paolo II”, fino a quel piccolo sentiero che conduce alla Chiesetta, suggestiva nella singolarità del luogo, suggestivo ed invitante al raccoglimento. Il 18 maggio 2005, peraltro, una delle cime della catena del Gran Sasso che si erge proprio di fronte al borgo di San Pietro della Jenca, detta del Gendarme sulle Malecoste, venne intitolata al papa polacco. Sulla Cima Giovanni Paolo II è ora issata una grande croce che guarda il borgo e la valle. E’ lì a testimoniare l’attaccamento del grande Papa Santo verso il Gran Sasso, dove con assoluta discrezione innumerevoli volte Egli venne a camminare o a sciare, e il suo amore per le montagne d’Abruzzo.</p>
<p style="text-align: right;">Goffredo Palmerini</p>
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		<title>In Sinagoga prove per un dialogo continuo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:56:44 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1805" title="image001" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg" alt="" width="176" height="176" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg 176w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/image00115-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></a>Se quello di Wojtila fu definito “l’incontro dei gesti”, questo di Benedetto XVI, è stato certamente “l’incontro delle parole”, in cui, da ambo le parti, cristiani ed ebrei hanno ribadito elementi comuni e comune vocazione alla vicinanza spirituale, oltre ad un ricco patrimonio culturale ampiamente condiviso. <span id="more-1804"></span>Il risultato della visita del Papa  in sinagoga, il 17 scorso,  è, secondo il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, &#8220;decisamente positivo&#8221; e tale da consolidare il dialogo, già iniziato, fra cristiani ed ebrei, dopo un lungo, lunghissimo periodo di sospetti e difficili rapporti e nonostante sia Israele (per bocca del rabbino David Rosen, responsabile dell&#8217;American Jewish Committee), sia alcune fazioni di ebrei romani, non vedessero ancora segni di vera apertura e distensione da parte del Vaticano. Invece Benedetto XVI, nel suo lungo discorso in Sinagoga, ha sottolineando la continuità tra la sua volontà di amicizia e di dialogo rispetto a quella perseguita da papa Wojtyla ed affermato: “cristiani ed ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l&#8217;uno all&#8217;altro. Spetta a noi  lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell&#8217;amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che c’invitano a collaborare per il bene dell&#8217;umanità”. Dal canto suo il Rabbino Capo Di Segni, dopo aver ricordato che sia ebrei che cristiani danno &#8220;un significato sacro alla Bibbia, pur nelle differenti letture&#8221;, ha sottolineato che &#8220;la responsabilità va alla protezione di tutto il creato, ma la santità della vita, la dignità dell&#8217;uomo, la sua libertà, la sua esigenza di giustizia e di etica sono i beni primari da tutelare. Sono gli imperativi biblici che condividiamo, insieme con quello della misericordia: vivere la propria religione con onestà e umiltà, come potente strumento di crescita e di promozione umana, senza aggressività, senza strumentalizzazione politica, senza farne strumento d’odio, d’esclusione e di morte&#8221;. Lo stesso Rabbino Capo, davanti a Papa Benedetto XVI, ha poi rimarcato che: &#8220;malgrado una storia drammatica, i problemi aperti e le incomprensioni, sono le visioni condivise e gli obbiettivi comuni che devono essere messi in primo piano”. L&#8217;immagine di rispetto e d’amicizia che ha pervaso l’incontro deve essere un esempio per tutti: esempio di amicizia e fratellanza che mai dovranno essere esclusivi o in opposizione nei confronti di altri; in particolare di tutti coloro che si riconoscono nell&#8217;eredità spirituale di Abramo: Ebrei, Cristiani, Musulmani, che  sono chiamati senza esclusioni a questa responsabilità di pace. Circa la questione Pio XII, ne ha parlato il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, dichiarando che: “il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah duole ancora come un atto mancato: forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana per i nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz”. Lo stesso a poi aggiunto, in una intervista a fine giornata, “Non abbiamo intenzione di entrare nella vicenda della beatificazione di Pio XII, non è affare del mondo ebraico. Ma se si vuole portarlo sugli altari per descriverlo alla storia quale non è, questo non lo possiamo accettare. Il predecessore di Pacelli, Pio XI ebbe il coraggio di combattere il nazismo e nel 1937 scrisse un documento in tedesco per contrastare quell’ideologia pagana che minacciava la Chiesa. Poi si attivò per condannare i provvedimenti sulla razza ariana e quando morì stava per realizzare un’enciclica in difesa degli ebrei.<br />
Pio XII non fece nulla per proseguire nella sua opera”. Tuttavia, ha aggiunto, “in attesa di un giudizio condiviso con l’apertura degli archivi storici in Vaticano va riconosciuto che “numerosi religiosi si adoperarono, a rischio della loro vita, per salvare dalla morte certa migliaia di ebrei, senza chiedere nulla in cambio”. In definitiva una domenica piena di commozione, di ricordi e fatto di pari dignità, che apre le porte, come a scritto Pierluigi Battista sul Corriere, ad un cammino comune il quale possa essere il viatico per un dialogo aperto fra religioni. Dopo l’incontro del 17 e nel solco del Concilio Vaticano II, i “silenzi” non saranno più ammessi. Il Giorno della Memoria della Shoah, il 27 gennaio, si avvicina e la vicinanza dei cristiani  alle storie (con annesse tragedie) di un Popolo che ha fatto l’Unità d’Italia 150 anni fa, dimenticato poi dalla cultura, dalla politica, dalla religione, dovrà essere sempre più chiara ed evidente e tale da costituire l’inizio di una comunione e fratellanza fra Ebrei, Cristiani e Mussulmani, da cui, di fatto, dipende il futuro della Terra. Infine una nota d’orgoglio per noi aquilani. Ha suonato alla fine dell’incontro e per 15 minuti, il nostro concittadino Prino Anselmi, clarinettista di soli 12 anni, giunto a Roma pochi mesi fa, con la mamma Svetlana Pekarskaya pianista e la sorellina Ottilia, due anni più giovane di lui, dopo la distruzione della loro casa quel maledetto 6 aprile, giorno in cui rimasero sotto le macerie per diverse ore, prima di essere miracolosamente salvati.<br />
Fisico esile e volontà di ferro, Primo aveva già partecipato, nel 2008, al concerto dedicato al Giorno della Memoria con l&#8217;Officina Musicale di L&#8217;Aquila e qualche mese fa, nel mese di giugno, ha vinto l&#8217;audizione per la Junior Orchestra dell&#8217;Accademia di Santa Cecilia in Roma, esibendosi poi in duo con la sorella, con tale vigore e sensibilità che “Il Messaggero” li ha definiti “I due fratellini prodigio dell&#8217;Aquila”. Per l’incontro in Suinagoga ha suonato brani di musica “klezmer” (Zemer Atzuv, Rikud im a Rav, Y&#8217;did nefesh, Tfila mibait aba, Ierushalaim shel zahav e Naase shalom), accompagnato dal violoncellista Tomas Rizzo.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p style="text-align: right;">Riproduzione Riservata.</p>
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