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	<title>partecipazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>E&#8217; importante riformare la Costituzione per avere la crescita?</title>
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		<pubDate>Wed, 05 Oct 2016 19:12:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la riforma della Costituzione sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sulle ragioni per cui la<strong> riforma della Costituzione</strong> sarebbe ormai diventata una questione di vita o di morte, se ne sono sentite di tutti i colori. Da chi la vuole per risparmiare sui costi della politica, a chi la pretende per essere al passo coi tempi. Come se concetti come democrazia, sovranità parlamentare, partecipazione, potessero essere variabili dipendenti dai contesti che mutano.</p>
<p align="JUSTIFY">L’innovazione tecnologica ci ha abituato a rottamare stili di vita, modi di lavorare e di comunicare, ma certi principi hanno valore assoluto: non invecchiano col tempo che passa, né sono messi fuori moda dall’incalzare di nuovi ritmi, nuove tecnologie e nuovi interessi economici. La democrazia non ha come obiettivo la fretta, ma scelte meditate e partecipate finalizzate ad ottenere leggi giuste. Leggi, cioè, varate, nel rispetto della volontà popolare a favore di equità, libertà, sostenibilità, dignità per tutti, come sancito dalla Costituzione. Per questo <strong>i nostri padri costituenti avevano progettato un assetto istituzionale che intendeva avvicinare i livelli decisionali ai cittadini</strong> tramite gli enti locali, che affermava la sovranità del Parlamento sul governo, che prevedeva oculatezza attraverso un doppio passaggio legislativo.</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>La riforma di oggi</strong> va in direzione opposta: <strong>vuole espropriare le Region</strong>i rispetto a temi cruciali come la salvaguardia dei territori e dei beni comuni, vuole ridurre il potere elettivo del popolo impedendogli di eleggere il Senato, vuole azzoppare il Parlamento riservando la piena potestà legislativa alla sola Camera dei deputati, vuole trasformare l’unica Camera pienamente legiferante in un leggificio al servizio del governo, vuole ridurre i momenti di confronto fra governo e Parlamento mantenendo in vita un Senato che fra i propri compiti non ha più quello di accordare la fiducia al governo. In una parola è una riforma che non solo punta ad accentrare le decisioni a livello nazionale ma anche a spostare l’asse del potere dal Parlamento al governo, impedendo sempre di più al popolo di esprimere la propria rappresentanza. E lo dimostra non solo la decisione di non farci più eleggere il Senato, ma di accompagnare la riforma costituzionale con una legge elettorale che garantisce la maggioranza parlamentare al partito che in rapporto agli altri ottiene più voti, non importa quanti. Il che, considerato l’astensionismo crescente che si va affermando nel paese, ci condurrà a maggioranze parlamentari che rappresentano solo una parte molto esigua dell’elettorato.</p>
<p align="JUSTIFY">Che<strong> la riforma in atto rappresenti un picconamento della democrazia</strong> è fuori di dubbio. Ma secondo molti si tratterebbe di un male da accettare in nome di due grandi obiettivi: stabilità di governo e leggi veloci. Il tutto come precondizione per raggiungere quello che oggi è ritenuto il massimo bene. Per chi non l’avesse capito stiamo parlando della crescita, la medicina miracolosa che secondo l’accordo unanime di imprenditori, politici e sindacati sarebbe capace di curarci da ogni male. Che si tratti di debito pubblico, di pensioni, di disoccupazione, di degrado ambientale, di povertà, la ricetta è sempre la stessa: crescita. Ce lo ripetono all’unisono settanta volte al giorno. Ma sulla miracolosità della ricetta esistono molti dubbi, non solo per i risultati non garantiti sul piano sociale, ma soprattutto per i sicuri effetti indesiderati sul piano ambientale. E tuttavia, anche ammesso e non concesso che la ricetta sia corretta, una domanda continua a rimanere nell’aria:<strong> perché per avere la crescita è così importante riformare la Costituzione?</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Il nesso non verrà mai afferrato finché non si mette a fuoco che nella testa dei politici non esiste altro soggetto economico se non le imprese private. Un tempo il ventaglio dei soggetti economici comprendeva anche la comunità, nelle sue varie articolazioni (Stato, Regioni, Comuni), che poteva, anzi doveva intervenire per creare ricchezza al servizio dei cittadini nella sue componenti più nobili: la difesa dei beni comuni, la garanzia dei servizi alla persona, il soddisfacimento dei bisogni fondamentali. Ma il vento neoliberista ha fatto piazza pulita di ogni idea di comunità imprenditrice di se stessa convincendoci che solo le imprese orientate al mercato sono autorizzate ad avviare attività produttive. Oggi, però, non è facile trovarne di disposte ad investire in Italia perché nel tempo della globalizzazione le imprese hanno acquisito il privilegio di poter sfarfallare da un paese all’altro alla ricerca di quello che offre le condizioni più vantaggiose. Ecco perché lo sport nazionale di ogni governo è diventato la riforma di tutto ciò che non piace alle imprese per invogliarle ad investire nel proprio paese.</p>
<p align="JUSTIFY">Sulle riforme da introdurre per attirare gli investimenti, i governi non hanno molto da inventare, ha già scritto tutto <strong>Il World Economic Forum</strong>, l’associazione delle multinazionali che tutti gli anni, a gennaio, organizza l’incontro di Davos per dettare l’agenda politica dell’anno che verrà. Nei suoi rapporti sono elencate le condizioni che piacciono alle imprese: non solo un basso regime fiscale, bassi oneri sociali, alta flessibilità del lavoro, ma anche un assetto istituzionale sicuro e veloce. Che tradotto significa governi stabili capaci di garantire continuità politica e parlamenti veloci capaci di produrre in fretta leggi favorevoli agli affari. Del resto già nel 2013, la banca internazionale JP Morgan aveva messo nero su bianco il percorso di riforme per l’Italia: «I sistemi politici dell’Europa meridionale soffrono di esecutivi deboli, strutture statali centrali deboli rispetto alle Regioni, protezione costituzionale dei diritti dei lavoratori, sistemi di costruzione del consenso che favoriscono il clientelismo politico, diritto di protestare se intervengono cambiamenti non graditi. (…) Il test più importante sarà per l’Italia dove il nuovo governo dovrà dimostrare di sapersi Impegnare per una riforma politica significativa».</p>
<p align="JUSTIFY"><strong>JP Morgan</strong> è la sesta banca del mondo per valori amministrati, qualcosa come 2.500 miliardi di dollari. Lavora per l’1% del pianeta, quelli che da soli controllano il 50% della ricchezza mondiale. Amministra le loro ricchezze affinché ne abbiano sempre di più. E pur di servirli non si fa neanche scrupolo ad elaborare truffe che mandano in rovina i risparmiatori più sprovveduti. Dal 2012 al 2015 JP Morgan ha collezionato multe, per comportamenti illeciti, pari a 30 miliardi di dollari. Ma il suo amministratore delegato, Jamie Dimon guadagna sempre di più. Nel 2015 ha ottenuto compensi per 27 milioni di dollari, permettendogli l’ingresso trionfale nell’olimpo dei miliardari. Per queste imprese e questi personaggi stiamo rinunciando alla nostra democrazia, ma è davvero ciò che ci conviene?*</p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Francesco Gesualdi-Pressenza</p>
<p>*I contenuti di questo articolo sono espressi anche sotto forma di dossier infografico reperibile al link<a href="http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf">http://www.cnms.it/attachments/article/176/Riforma_costituzionale_articolo.pdf</a></p>
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		<title>L&#8217;Aquila: Pelini, al via Referendum</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2016 18:25:08 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;assessore alla Partecipazione  del Comune dell&#8217;Aquila, Fabio Pelini in una nota scrive: &#8220;L’approvazione, nel corso del Consiglio comunale di ieri, della proposta deliberativa a mia firma, contenente alcune modifiche al Regolamento degli Istituti di partecipazione, consente di rendere efficace uno degli istituti del Regolamento stesso, quale quello referendario&#8221;. Pelini prosegue: &#8220;Le polemiche degli ultimi mesi non [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;<strong>assessore alla Partecipazione  del Comune dell&#8217;Aquila, Fabio Pelini in una nota scrive: </strong>&#8220;L’approvazione, nel corso del Consiglio comunale di ieri, della proposta deliberativa a mia firma, contenente alcune modifiche al Regolamento degli Istituti di partecipazione, consente di rendere efficace uno degli istituti del Regolamento stesso, quale quello referendario&#8221;.</p>
<p><strong>Pelini prosegue</strong>: &#8220;Le polemiche degli ultimi mesi non avevano dunque ragion d’essere, in quanto il problema non risiedeva in un vizio formale del Regolamento, né tantomeno dello Statuto, ma era semplicemente interno alla composizione del <strong>Comitato dei Garanti</strong>. Con l’atto deliberativo abbiamo dunque sgombrato il campo da polemiche pretestuose. Quello del referendum è un istituto utilizzabile fin da oggi. D’altra l’impegno dell’Amministrazione comunale nell’ambito della <strong>Partecipazione è sotto gli occhi di tutti</strong>. Dal Bilancio partecipativo, che stiamo portando avanti in queste settimane e che utilizziamo per il terzo anno consecutivo, all’istituzione dello<strong> Urban Center</strong>, che eleggerà la prossima settimana il Comitato scientifico, dalla Consulta giovanile, che ha coinvolto nell’elaborazione dello Statuto tutte le realtà giovanili del territorio, ai Consigli territoriali di partecipazione. Nonostante limiti e difficoltà, dunque, lo sforzo messo in campo è massimo per cambiare il paradigma della governance amministrativa, mettendo al centro l’ascolto costante dei cittadini, a partire da progetti per interventi strutturali della mobilità o relativi alla pianificazione&#8221;.</p>
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		<title>Siria: Senato vota sì alla presenza a missione Onu</title>
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		<pubDate>Thu, 14 Jun 2012 14:50:31 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato con 260 si&#8217; e un solo voto d&#8217;astensione il decreto sulla partecipazione dell&#8217;Italia alla missione degli osservatori Onu in Siria. La copertura, pari a circa 800mila euro, viene reperita dai fondi 2012 per la missione in Libano. Il decreto passa ora alla Camera. E intanto un convoglio di osservatori delle Nazioni [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il Senato ha approvato con 260 si&#8217; e un solo voto d&#8217;astensione il decreto sulla partecipazione dell&#8217;Italia alla missione degli osservatori Onu in Siria. La copertura, pari a circa 800mila euro, viene reperita dai fondi 2012 per la missione in Libano. Il decreto passa ora alla Camera. E intanto un convoglio di osservatori delle Nazioni Unite e&#8217; arrivato nella citta&#8217; siriana di Haffe, sotto bombardamenti per otto giorni secondo attivisti locali. Lo ha detto una portavoce dell&#8217;Onu.</p>
<p><strong>TONINI, OK A INVIO &#8211;</strong>  &#8220;L&#8217;invio di osservatori italiani in Siria rappresenta un piccolo tassello all&#8217;interno di un mosaico molto complesso, che probabilmente richiederà ben altro per essere all&#8217;altezza di questa grave crisi al limite della catastrofe umanitaria e nel pieno di una ormai conclamata guerra civile&#8221;. Lo ha detto il senatore Giorgio Tonini, annunciando il voto favorevole del Partito Democratico sul decreto che prevede l&#8217;invio di osservatori italiani in Siria nell&#8217;ambito della missione Onu. &#8220;La comunità internazionale si trova dinanzi al dilemma dell&#8217;opportunità o meno dell&#8217;uso della forza &#8211; sottolinea Tonini &#8211; ma questa deve restare l&#8217;extrema ratio. L&#8217;unica via di soluzione che va perseguita è quella della costruzione di un fronte compatto che faccia una pressione unitaria e convergente sul regime di Assad per &#8216;tagliargli le unghie&#8217; ed aprire una via diplomatica che al momento sembra purtroppo preclusa. Ritengo che la strada per gestire questa difficile situazione non possa che essere quella di un&#8217;azione pressante sulla Russia per convincerla che trovare un compromesso tra gli interessi dell&#8217;Occidente e il blocco mediorientale, che porti a una evoluzione positiva di questa crisi, sia anche nel suo interesse&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/14/siria-senato-vota-si-alla-presenza-a-missione-onu/">Siria: Senato vota sì alla presenza a missione Onu</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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