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	<title>Parthenope Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Parthenope, il film di Paolo Sorrentino, un capolavoro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Oct 2024 14:59:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
		<category><![CDATA[film]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.&#160; Oscar Wilde Per fortuna che c&#8217;è Sorrentino&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/10/27/parthenope-il-film-di-paolo-sorrentino-un-capolavoro/">Parthenope, il film di Paolo Sorrentino, un capolavoro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[
<p class="wp-block-paragraph"><em>Il guardare una cosa è ben diverso dal vederla. Non si vede una cosa finché non se ne vede la bellezza.&nbsp;</em></p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong><em>Oscar Wilde</em></strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">Per fortuna che c&#8217;è <strong>Sorrentino</strong> ad animare le acque stagnanti del cinema di adesso, che si dibatte comatoso fra bioptic e remake senza nerbo e decisamente risaputi e noiosi.</p>



<p class="wp-block-paragraph">In questo suo ultimo film l&#8217;autore napoletano firma un altro grande racconto antinarrativo che procede per suggestioni e momenti di abbagliante poesia. E si affida alla grazia della &#8216;absolute beginner&#8217; <strong>Celeste Dalla Porta</strong> e al solito grandissimo <strong>Gary Oldman</strong>. <strong>Parthenope</strong>&nbsp;&#8220;Bella e indimenticabile&#8221; come una città dove è &#8220;impossibile essere felici&#8221;. Come un film dove puoi sentire l&#8217;odore del mare ma anche quello degli amori morti, attraversare gli anni, tra una fuga e un ritorno, senza tradire te stesso, toccare con mano le meraviglie e gli orrori e lasciarti abbracciare, cingere, accarezzare, da loro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">È un bellissimo film sulla bellezza, <strong><em>Parthenope</em></strong>. E sul desiderio, sul dolore. E sul mistero. Quello che, inevitabilmente, siamo. E quello che ci portiamo dentro e nemmeno noi sappiamo decifrare. Un grande racconto antinarrativo che parte dal 1950 e arriva fino ai giorni nostri lasciando però la Storia sullo sfondo, in attesa, e procede invece per suggestioni, per idee, per momenti di straziante, abbagliante poesia,insomma per immagini come il cinema dovrebbe fare.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Celeste Della Porta</strong> ha un viso d&#8217;angelo e un corpo da top model. Nel greve e imperdonabile gergo maschile, la si definirebbe una &#8220;gnocca&#8221;, l&#8217;occhio della cinepresa la esplora ed esalta al limite della molestia, come sicuramente obietteranno le femministe più severe. <strong>Parthenope</strong> è un manifesto estetico estremo, senza compromessi con le convenzioni che secondo gli standard dovrebbero cavalcare il gusto corrente del pubblico. È il lusso che può permettersi un autore che vanta uno status internazionale più fulgido di qualsiasi nostro regista vivente. È <strong>Napoli</strong> con la sua filiale esclusiva, <strong>Capri</strong>. Ma non come la <strong>Roma</strong> de <em>La grande bellezza</em>: in forma di sterminata metafora, quasi l&#8217;avatar fantasy dell&#8217;autobiografico&#8221; È stata la mano di Dio&#8221;.&nbsp;</p>



<p class="wp-block-paragraph">Se in finale compare una <strong>Parthenope</strong> invecchiata e &#8220;risolta&#8221;, l&#8217;intero film è proustianamente all&#8217;ombra delle fanciulle in fiore. E i personaggi, gli eventi che incontra, che scandiscono il ritratto contraddittorio di una città con la sua miseria e nobiltà, sono come le figurine del presepe napoletano: non quelle ordinarie bensì gli &#8220;ospiti&#8221; extra, che variano di anno in anno secondo l&#8217;attualità. C&#8217;è la statuina del Grande Scrittore in sbronza perpetua, Gary Oldman che impersona John Cheever, autore-culto della ragazza sirena. C&#8217;è il mitico Comandante Lauro, quello che ti passava la scarpa numero due se votavi bene. C&#8217;è il Boss camorrista che porta la Bella all&#8217;umiliante spettacolo del coito pubblico tra i rampolli di due &#8220;famiglie&#8221; in fusione. C&#8217;è il Vescovo Beppe Lanzetta che masturba <em>Parhenope</em> nuda sotto gli ori di San Gennaro: &#8220;Né provocatorio né trasgressivo&#8221;, secondo il regista. <strong>Isabella Ferrari</strong> insegna recitazione, ma un velo fitto nasconde gli sfregi da<em> lifting</em>.</p>



<p class="wp-block-paragraph"><strong>Parthenope</strong> cresce divisa tra due amori inscindibili, Sandrino (<strong>Dario Alta</strong>) e Raimondo (<strong>Daniele Rienzo</strong>), suo fratello. Ma c&#8217;è un tabù insuperabile tra Raimondo e il suo oggetto del desiderio: finirà suicida. La statuina più irresistibile è <strong>Luisa Ranieri</strong>, addobbata come Sofia Loren, con i boccoli (finti) di Sofia Loren e gli occhiali di Sofia Loren. &#8220;Non è la Loren&#8221;, assicura <strong>Sorrentino</strong>. Che le mette in bocca un&#8217;invettiva fuori copione: &#8220;Il problema siete voi napoletani. Siete depressi e non lo sapete. Siete poveri, vigliacchi, piagnucoloni, arretrati, e sempre pronti a dare la colpa a qualcun altro. Io me ne torno al Nord: Io mi sono salvata, ma voi no: siete morti&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ma <strong>Parthenope</strong> non è solo un magnifico involucro, studia antropologia con profitto. E sceglierà nella vita l&#8217;insegnamento, circondata dal solo affetto dei propri studenti. Il suo prof. di gioventù, <strong>Silvio Orlando</strong>, incarna il perno forte, disincantato, della cultura e del pensiero napoletano. Le spiega che l&#8217;antropologia, nella sua essenza, è &#8220;vedere&#8221;, e che vedere è difficilissimo, &#8220;perché è l&#8217;ultima cosa che si impara&#8221;. Solo quando è certo che la sua allieva abbia imparato a &#8220;vedere&#8221;, la introduce presso il suo amatissimo figlio, un freak gigante, mostruoso e gentile &#8220;fatto di acqua e di sale, come il mare&#8221;. E lei dice: &#8220;È bellissimo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Ed io all&#8217;uscita ho mormorato a me stesso: &#8220;il cinema è davvero bellissimo perché non solo ti mostra, ma ti fa vedere&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph"></p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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