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	<title>pianeta Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Milioni di persone nel mondo unite per Earth Hour 2024</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 24 Mar 2024 19:07:30 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Earth Hour 2024]]></category>
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<p class="wp-block-paragraph">Ieri, 23 marzo, alle 20:30 ora locale, milioni di persone in tutto il mondo si sono riunite per il diciottesimo anno di Earth Hour, l&#8217;Ora della Terra, a sostegno e celebrazione del nostro pianeta. Circa un milione e mezzo di ore sono state donate al nostro pianeta dai cittadini in oltre 180 Paesi e territori, rendendola l&#8217;ora più importante per la Terra fino ad oggi. L&#8217;Ora della Terra di quest&#8217;anno è stata un faro di positività, speranza e ispirazione in un mondo sempre più diviso, poiché è riuscita a riunire quante più persone possibili in un movimento a favore della lotta alla crisi climatica e la tutela del Pianeta e della nostra salute. Per coinvolgere milioni di persone in tutto il mondo, la mobilitazione globale del WWF ha invitato tutti a trovare i modi più divertenti per donare un&#8217;ora per la Terra. A questo proposito, il WWF Italia ha lanciato una sfida sui propri canali social, proponendo una serie di azioni di un&#8217;ora. In questa edizione, nel mondo è stato registrato un totale incredibile di circa un milione e mezzo di ore dedicate alla Terra, che ha superato le 410.000 ore dello scorso anno. Dalla Spagna alla Bolivia, dal Giappone alla Svezia, dalla Cambogia alla Germania, centinaia di eventi e celebrazioni dell&#8217;Ora della Terra hanno unito le persone di tutto il mondo, invitandole ad agire per proteggere natura e clima e salvare il proprio futuro. Fra i monumenti più iconici, sono state spente le luci per un&#8217;ora all&#8217;Opera di Sydney, alla Torre di Tokyo, nel punto di riferimento cinese di Ordos City, e nello Stadio Nazionale di Pechino, nel grattacielo Taipei 101. Sessanta minuti a luci spente anche per la Torre di Namsan Seoul, l&#8217;India Gate, il London Eye, la Porta di Brandeburgo, la Torre Eiffel, il Castelo de São Jorge, l&#8217;Empire State Building, le Cascate del Niagara, il Cristo Redentore, il Ponte Maputo Katembe e il Radisson Blu Mozambique.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Con il messaggio &#8216;+Azioni -CO2: Diamo Un Futuro Al Nostro Futuro!&#8217; il WWF Italia ha invitato cittadini, comunità e aziende a spegnere le luci e regalare un&#8217;ora per la Terra, sulla scia della sfida lanciata all&#8217;inizio di questa settimana, dedicando 60 minuti ad un&#8217;azione positiva per il futuro del nostro fragile Pianeta. L&#8217;evento centrale italiano si è svolto a Roma, ore 20.30 con lo spegnimento delle luci del Colosseo, del Vaticano, del Quirinale, Palazzo Madama, Palazzo Montecitorio e Palazzo Chigi. Tante e sono state le iniziative organizzate sul territorio dai volontari WWF con oltre 40 attività locali e circa 200 comuni che hanno aderito all&#8217;iniziativa spegnendo luoghi simbolo, piazze e monumenti in tutta Italia. Padova ha spento il portico di Palazzo Moroni, Piazza dei Signori, Piazza dei Frutti, Piazza delle Erbe, Palazzo Capitanio e via 8 Febbraio; a Firenze sono state spente le luci di Ponte Vecchio e Torre di Arnolfo, Piazzale Michelangelo, Basilica di Santa Croce, Abbazia di San Miniato e il Duomo, a Trento luci spente negli spazi espositivi del Muse; a Venezia in Piazza San Marco; Ledro ha partecipato con il suo splendido Museo delle Palafitte; Torino ha spento le luci della Mole Antonelliana e dei ponti monumentali sul fiume Po; è stato spento aanche il Tempio di Segesta che fa parte de Parco Archeologico di Segesta, mentre la città Bari ha spento i candelabri posti sul Lungomare Nazario Sauro, Bologna le luci del Palazzo del Podestà e della Fontana del Nettuno, Napoli Palazzo San Giacomo. Earth Hour 2024 ha ricevuto i Patrocini del Senato della Repubblica e della Camera dei deputati, dell&#8217;ANCI, della Presidenza del Consiglio dei ministri e del Ministero dell&#8217;Ambiente e della Sicurezza Energetica. All&#8217;evento è stata, inoltre, conferita la Medaglia del Presidente della Repubblica.</p>



<p class="wp-block-paragraph">António Guterres, Segretario generale delle Nazioni Unite, che ha partecipato all&#8217;Ora della Terra ha dichiarato: &#8220;Durante l&#8217;Ora della Terra, milioni di persone in tutto il mondo spengono le luci per far luce sulla difficile situazione del nostro pianeta. La necessità è urgente. Il nostro clima sta crollando. L&#8217;anno scorso è stato il più caldo di sempre. Earth Hour è uno spettacolo globale di solidarietà per intraprendere una strada diversa. Dimostra il potere che ognuno di noi ha nella lotta per il nostro futuro&#8221;. Kirsten Schuijt, Direttrice Generale del WWF Internazionale, aggiunge: &#8220;Mentre l&#8217;Ora della Terra volge al termine, riflettiamo sull&#8217;incredibile impatto di milioni di persone che si sono unite per difendere la salute del nostro pianeta. Insieme, abbiamo acceso un faro di speranza, illuminando il percorso verso un futuro sostenibile. Il milione e mezzo di ore concesse alla Terra mostra come l&#8217;ambientalismo possa essere accessibile, divertente e significativo. Ma il nostro viaggio non finisce qui. Continueremo ad amplificare le nostre voci, a coinvolgere nuovi alleati e ad assumere il ruolo di amministratori della nostra casa condivisa. Perché nella nostra azione collettiva risiede il potere di plasmare un domani in cui la biodiversità potrà prosperare, per le future generazioni&#8221;.</p>
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		<title>Ricerca. Titano &#8216;fugge&#8217; da Saturno e così riscrive teoria maree</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 19:26:54 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[Scienza e medicina]]></category>
		<category><![CDATA[cielo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Titano potrebbe costringere gli astronomi ad &#8216;archiviare&#8217; la teoria delle maree. Si&#8217; perche&#8217; la piu&#8217; grande luna di Saturno si allontana dal suo pianeta cento volte piu&#8217; rapidamente&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Titano potrebbe costringere gli astronomi ad &#8216;archiviare&#8217; la teoria delle maree. Si&#8217; perche&#8217; la piu&#8217; grande luna di Saturno si allontana dal suo pianeta cento volte piu&#8217; rapidamente di quanto si era creduto fino ad oggi, circa 11 centimetri ogni anno. E questo mette in discussione tutte le ipotesi fatte finora sulla nascita ed evoluzione del sistema di Saturno, ma anche le teorie scientifiche usate da 50 anni per studiare l&#8217;orbita delle lune. La scoperta, basata sull&#8217;analisi dei dati inviati dalla sonda Cassini e pubblicata sulla rivista &#8216;Nature Astronomy&#8217;, e&#8217; stata realizzata da un team internazionale di ricercatori di cui fanno parte anche quattro scienziati dell&#8217;Alma Mater di Bologna, coordinato da Valery Lainey del Jet propulsion laboratory della Nasa.<br />
Oggi Titano si trova a 1,2 milioni di chilometri di distanza da Saturno. Il gigante gassoso pero&#8217; ruota sul proprio asse molto piu&#8217; velocemente di quanto il satellite non faccia nel ruotare attorno al pianeta. Questo provoca un disallineamento che genera una spinta gravitazionale da Saturno verso Titano, allontanandolo. Una cosa simile accade alla nostra Luna, che si sta distanziando dalla Terra di quattro centimetri ogni anno e quindi, in un futuro lontano, apparira&#8217; nel cielo piu&#8217; piccola di come la vediamo oggi. E proprio come l&#8217;attrazione gravitazionale della Luna produce le maree sulla Terra, cosi&#8217; anche Titano provoca maree su Saturno. Negli ultimi 50 anni il calcolo della migrazione orbitale delle lune si e&#8217; basato sulla teoria classica delle maree, in base alla quale i satelliti piu&#8217; esterni si dovrebbero allontanare piu&#8217; lentamente rispetto a quelli piu&#8217; vicini al pianeta. I dati di Cassini dicono pero&#8217; il contrario e cioe&#8217; che Titano si allontana da Saturno appunto cento volte piu&#8217; velocemente del previsto.<br />
Ma come hanno fatto i ricercatori a calcolare la velocita&#8217; di migrazione di Titano? Il risultato e&#8217; stato ottenuto in due modi.<br />
Da un lato sono state usate osservazioni con telescopi terrestri e immagini fotografiche scattate dalla sonda Cassini per ricostruire le orbite di tutte le principali lune di Saturno.<br />
Dall&#8217;altro sono stati utilizzati i segnali radio trasmessi da Cassini nel corso della sua missione. &#8220;Tra il 2006 e il 2016- spiega Luis Gomez Casajus, ricercatore dell&#8217;Universita&#8217; di Bologna e co-autore dello studio- Cassini ha realizzato dieci sorvoli ravvicinati di Titano. Analizzando il segnale radio inviato dalla sonda durante questi passaggi siamo riusciti a misurare molto accuratamente l&#8217;espansione orbitale della luna&#8221;.<br />
Partendo quindi da &#8220;due tipologie di dati differenti siamo cosi&#8217; riusciti ad ottenere risultati concordanti, che confermano quanto predetto dalla teoria di Jim Fuller sulla velocita&#8217; di migrazione piu&#8217; rapida di Titano&#8221;, aggiunge Paolo Tortora, anche lui ricercatore dell&#8217;Alma Mater. I risultati del nuovo studio possono essere spiegati infatti dalla teoria del cosiddetto &#8216;resonance locking&#8217;, ideata quattro anni fa da Fuller, ricercatore del California institute of technology e co-autore della ricerca. Questa ipotesi sostiene la presenza di particolari risonanze tra le oscillazioni del pianeta e il moto orbitale dei satelliti. Proprio queste risonanze possono catturare le lune durante l&#8217;evoluzione del pianeta e farle poi migrare piu&#8217; velocemente rispetto a quanto avviene con il meccanismo classico delle maree. La scoperta su Titano e&#8217; dunque una conferma di questa nuova teoria e, tra l&#8217;altro, permette di stabilire che il sistema delle lune di Saturno si e&#8217; espanso piu&#8217; rapidamente di quanto si era pensato fino ad oggi.<br />
Si sa infatti che Saturno si e&#8217; formato 4,6 miliardi di anni fa, mentre e&#8217; meno chiaro quando sia nato il suo sistema di lune. Uno dei metodi utilizzati per capirlo e&#8217; appunto calcolare la velocita&#8217; con cui una luna si allontana dal pianeta e risalire cosi&#8217; al momento della sua formazione. Grazie a questa conferma, inoltre, la teoria del &#8216;resonance locking&#8217; potrebbe ora essere applicata per studiare l&#8217;evoluzione di altri sistemi planetari, ad esempio quello di Giove, ma anche di sistemi planetari extrasolari e sistemi di stelle binarie.<br />
La sonda Cassini ha trascorso piu&#8217; di 13 anni in orbita attorno a Saturno per studiarne le caratteristiche, i suoi famosi anelli e le sue numerose lune, concludendo poi la missione nel 2017 con uno spettacolare tuffo nell&#8217;atmosfera del gigante gassoso. &#8220;Continueremo ad analizzare i dati raccolti da Cassini ancora per molto tempo e sono sicuro che molte altre scoperte sorprendenti ci attendono&#8221;, conferma il ricercatore Marco Zannoni. &#8220;Il preziosissimo archivio di dati della missione rappresenta una miniera d&#8217;oro per i ricercatori italiani coinvolti in questo progetto, ai fini della comprensione dei sistemi planetari complessi come quelli di Saturno e di Giove&#8221;, aggiunge Angelo Olivieri, responsabile scientifico del progetto Cassini-Huygens all&#8217;Agenzia Spaziale Italiana. Ad oggi sono state scoperte piu&#8217; di 80 lune che orbitano attorno a Saturno. Di queste Titano e&#8217; la piu&#8217; grande, con dimensioni maggiori anche della nostra Luna e persino del pianeta Mercurio. Titano e&#8217; tra l&#8217;altro anche l&#8217;unico satellite del Sistema Solare che possiede un&#8217;atmosfera, composta in prevalenza da azoto. Sulla sua superficie sono presenti laghi di metano liquido, alimentati da fiumi e pioggia, e nel sottosuolo e&#8217; presente un oceano di acqua liquida, che potrebbe ospitare condizioni adatte alla vita.</p>
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		<title>Mare: per 84% oceani gravemente a rischio</title>
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		<pubDate>Mon, 08 Jun 2020 19:01:34 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Oggi si comincia a essere sempre piu&#8217; coscienti che il 50% dell&#8217;ossigeno che respiriamo e&#8217; dato dal mare, una quantita&#8217; enorme di cibo, proteine, l&#8217;energia, e tutta una serie di elementi necessari alla vita dell&#8217;individuo. Il mare e&#8217; il 72% del pianeta, il pianeta e&#8217; mare&#8221;. Cosi&#8217; la consigliera di amministrazione dell&#8217;Istituto nazionale di Oceanografia e geofisica sperimentale (Ogs) di Trieste, Maria Cristina Pedicchio, durante la presentazione del sondaggio realizzato con l&#8217;Swg &#8220;Italiani e la tutela del mare e dell&#8217;ambiente&#8221;, presentato nel primo pomeriggio in Regione Friuli Venezia Giulia in occasione della Giornata mondiale degli Oceani 2020. I dati raccolti mostrano come l&#8217;84% degli intervistati e&#8217; convinto che il mare sia gia&#8217; gravemente a rischio, e che il pericolo maggiore (81%) sia dovuto a &#8220;plastiche, microplastiche e altri rifiuti&#8221; (81%), seguite da &#8220;inquinanti chimici&#8221; (78%), &#8220;cambiamenti climatici&#8221; (60%), mentre molto meno considerati sono l&#8217;estrazione di minerali dai fondali (36%), la presenza delle specie aliene (31%) o il rumore provocato dall&#8217;uomo (25%). In sintesi emerge una profonda considerazione verso il mare, ma una superficiale conoscenza dei suoi problemi. &#8220;E&#8217; un po&#8217; un paradosso che noi conosciamo di piu&#8217; la superficie di Marte che il fondo del mare&#8221;, prosegue Pedicchio, evidenziando come ora vi sono nuovo strumenti, robot sottomarini che permettono di capire di piu&#8217;. Conoscenze che si svilupperanno di certo nella decade 2020-30 dedicata dalle Nazioni Unite alla tutela e alla sostenibilita&#8217; degli oceani, spiega la professoressa, rilevando un forte movimento istituzionale e di opinione. &#8220;I cittadini devono essere coinvolti- prosegue-, devono collaborare con le istituzioni e con la comunita&#8217; scientifica per individuare le priorita&#8217;, a insistere perche&#8217; poi ci siano finanziamenti adeguati anche per la ricerca e le attivita&#8217; legate al mare&#8221;. Proprio l&#8217;aspetto di conoscenza istituzionale e&#8217; quello che lascia piu&#8217; perplessi i ricercatori. Il 48% degli intervistati crede che sul mare costiero dovrebbe decidere un organismo sovranazionale (per il 29%, ogni nazione per conto proprio), cosi&#8217; come sul mare &#8220;al largo&#8221; (71%). Il 66% e&#8217; favorevole a una Agenzia europea del Mare, e il 52% a un ministero del Mare. Pero&#8217; interrogati sulla Direttiva comunitaria della Strategia marina e la missione della Commissione europea &#8220;Salute di oceani, mari acque costiere e interne&#8221;, non le hanno mai sentite nominare rispettivamente l&#8217;85 e l&#8217;88% del campione. &#8220;Dal mare ci aspettiamo un numero veramente importante di nuovi lavori, i cosiddetti &#8216;lavori blu&#8217;- conclude Pedicchio-, pensiamo ai nuovi trasporti, la decarbonizzazione, tutti i settori che influenzano il mare Mediterraneo&#8221;. </p>
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		<title>Earth Day. Geologi: &#8220;Ancora troppi ritardi nel settore ambientale&#8221;</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/04/22/earth-day-geologi-ancora-troppi-ritardi-nel-settore-ambientale/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Apr 2019 18:35:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CNG]]></category>
		<category><![CDATA[Earth Day. Geologi]]></category>
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		<category><![CDATA[settore ambientale]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il consumo di suolo in Italia e&#8217; aumentato del 180% dagli anni 50 ad oggi, ma il nostro Paese attende da tanti anni una legge per il suo&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/22/earth-day-geologi-ancora-troppi-ritardi-nel-settore-ambientale/">Earth Day. Geologi: &#8220;Ancora troppi ritardi nel settore ambientale&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;Il consumo di suolo in Italia e&#8217; aumentato del 180% dagli anni 50 ad oggi, ma il nostro Paese attende da tanti anni una legge per il suo contenimento. E la situazione non e&#8217; rosea neanche a livello mondiale dove piu&#8217; del 75% del suolo del pianeta e&#8217; estremamente degradato ed entro il 2050 potrebbe coinvolgere addirittura il 95% della superficie&#8221;. Questo il commento di Domenico Angelone, tesoriere del Consiglio nazionale dei geologi, in occasione della 49esima edizione della Giornata Mondiale della Terra alla quale il Cng aderisce ogni anno. &#8220;Non soltanto suolo degradato, ma dobbiamo fare i conti anche con l&#8217;allarme deforestazione: ogni anno perdiamo 13 milioni di ettari di foresta e se non cominciamo a fare qualcosa nel concreto, entro il 2050 scompariranno oltre 230 milioni di ettari di foresta&#8221; denuncia Angelone. Quest&#8217;anno la manifestazione, che ha preso il via nel 1969 dopo il disastro ambientale causato dalla fuoriuscita di petrolio dal pozzo della Union Oi al largo di Santa Barbara, in California, e&#8217; dedicata alla protezione delle specie animali minacciate di estinzione. Per il Tesoriere del CNG: &#8220;Stiamo vivendo una situazione particolarmente delicata dal punto di vista ambientale, a cominciare dal fatto che siamo ancora troppo legati ai combustibili fossili e ancora troppo poco alle fonti di energia rinnovabile. Dovremmo ridurre drasticamente- continua- le emissioni di CO2 per salvaguardare il nostro ecosistema e sfruttare le energie alternative, come per esempio la geotermia quale fonte energetica rinnovabile ed ecosostenibile e grazie ad essa si potrebbe soddisfare il 50% dei nostri consumi energetici&#8221;. Un gap italiano nel salvaguardare l&#8217;ambiente che e&#8217; evidente anche a livello europeo. &#8220;Che il nostro Paese sia in ritardo dal punto di vista ambientale- spiega il geologo molisano- lo dimostrano anche le 17 procedure di infrazione dell&#8217;Unione europea a carico dell&#8217;Italia per sospetta violazione delle norme ambientali, la maggior parte delle quali legate alle discariche abusive, alla gestione dei rifiuti e al mancato trattamento delle acque reflue urbane&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/04/22/earth-day-geologi-ancora-troppi-ritardi-nel-settore-ambientale/">Earth Day. Geologi: &#8220;Ancora troppi ritardi nel settore ambientale&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Clima: il 2018 è quarto anno più caldo del pianeta</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 23 Sep 2018 12:03:45 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/23/clima-il-2018-e-quarto-anno-piu-caldo-del-pianeta/">Clima: il 2018 è quarto anno più caldo del pianeta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;ultima bolla di calore di settembre segna un 2018 che si classifica fino ad ora al quarto posto tra gli anni piu&#8217; bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della Terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,76 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti relativa ai primi otto mesi dell&#8217;anno, sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva i dati dal 1880. &#8220;Si tratta- spiega Coldiretti- della conferma del cambiamento climatico, con gli ultimi quattro anni (2015- 2018) che nel periodo considerato si classificano tutti tra i quattro piu&#8217; caldi da quando e&#8217; iniziata la rilevazione. In Europa la temperatura e&#8217; stata la piu&#8217; alta mai rilevata da oltre un secolo con valori di 1,83 gradi sopra la media ma anche in Italia e&#8217; stato raggiunto il record dal 1800 con la colonnina di mercurio che e&#8217; stata di 1,49 gradi sopra la media, come riferisce Isac Cnr&#8221;. Peraltro, continua Coldiretti, &#8220;nella classifica degli anni interi piu&#8217; caldi nella Penisola ci sono nell&#8217;ordine il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001, poi il 1994, il 2009, il 2011 e il 2000. Una evidente tendenza al surriscaldamento che ha cambiato nel tempo la distribuzione delle coltivazioni e le loro caratteristiche con l&#8217;ulivo, tipicamente mediterraneo, che in Italia si e&#8217; spostato a ridosso delle Alpi mentre in Sicilia ed in Calabria sono arrivate le piante di banane, avocado e di altri frutti esotici Made in Italy, mai viste prima lungo la Penisola. E il vino italiano, con il caldo- spiega la Coldiretti- e&#8217; aumentato di un grado negli ultimi 30 anni ma si e&#8217; verificato nel tempo un anticipo della vendemmia anche di un mese rispetto al tradizionale mese di settembre, smentendo quindi il proverbio &#8216;ad agosto riempi la cucina e a settembre la cantina&#8217;, ma anche quanto scritto in molti testi scolastici che andrebbero ora rivisti&#8221;. &#8220;Il riscaldamento provoca anche- precisa la Coldiretti- il cambiamento delle condizioni ambientali tradizionali per la stagionatura dei salumi, per l&#8217;affinamento dei formaggi o l&#8217;invecchiamento dei vini. Una situazione che, di fatto, mette a rischio il patrimonio di prodotti tipici Made in Italy che devono le proprie specifiche caratteristiche essenzialmente o esclusivamente all&#8217;ambiente geografico comprensivo dei fattori umani e proprio alla combinazione di fattori naturali e umani&#8221;. Dice il presidente della Coldiretti Roberto Moncalvo: &#8220;L&#8217;agricoltura e&#8217; l&#8217;attivita&#8217; economica che piu&#8217; di tutte le altre vive quotidianamente le conseguenze dei cambiamenti climatici ma e&#8217; anche il settore piu&#8217; impegnato per contrastarli. I cambiamenti climatici- conclude Moncalvo- impongono una nuova sfida per le imprese agricole che devono interpretare le novita&#8217; segnalate dalla meteorologia e gli effetti sui cicli delle colture, sulla gestione delle acque e sulla sicurezza del territorio&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/23/clima-il-2018-e-quarto-anno-piu-caldo-del-pianeta/">Clima: il 2018 è quarto anno più caldo del pianeta</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Caldo: quarto anno più bollente, SOS da Giappone a Grecia</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/07/24/caldo-quarto-anno-piu-bollente-sos-da-giappone-a-grecia/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 24 Jul 2018 15:52:47 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Il 2018 si classifica fino ad ora al quarto posto tra gli anni piu&#8217; bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/07/24/caldo-quarto-anno-piu-bollente-sos-da-giappone-a-grecia/">Caldo: quarto anno più bollente, SOS da Giappone a Grecia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;Il 2018 si classifica fino ad ora al quarto posto tra gli anni piu&#8217; bollenti del pianeta facendo registrare una temperatura media sulla superficie della terra e degli oceani, addirittura superiore di 0,77 gradi rispetto alla media del ventesimo secolo. È quanto emerge dalle elaborazioni Coldiretti relativa al primo semestre dell&#8217;anno sulla base della banca dati Noaa, il National Climatic Data Centre che rileva i dati dal 1880. Cinque continenti su sei hanno fatto registrare nel primo semestre del 2018 una temperatura che si classifica tra le dieci piu elevate da quando sono iniziate le rilevazioni continentali. Ondate anomale di calore si estendono dalla Scandinavia con incendi e numerosi decessi di persone anziane alla Grecia dove divampano gli incendi che hanno provocato una vera strage fino al Giappone dove si contano decine di vittime per l&#8217;afa che si e&#8217; abbattuta dalla scorsa settimana. Le anomalie sono evidenti anche in Italia dove il primo semestre 2018 e&#8217; stato il terzo piu&#8217; caldo dal 1800 secondo Isac Cnr che ha rilevato una temperatura superiore di 1,40 gradi rispetto alla media storica.&nbsp;</p>
<p>&nbsp;E&#8217; evidente anche in Italia la tendenza al surriscaldamento dopo che il 2017 si era classificato al sesto posto tra gli anni piu&#8217; caldi da 218 anni con una temperatura che era risultata di 1,16 gradi superiore alla media del periodo di riferimento. Peraltro nella classifica degli anni interi piu&#8217; caldi ci sono nell&#8217;ordine il 2015, il 2014, il 2003, il 2016, il 2007, il 2017, il 2012, il 2001, poi il 1994, il 2009, il 2011 e il 2000. Ma il 2018 e&#8217; stato segnato in Italia anche da intense precipitazioni con nubifragi, trombe d&#8217;aria, bombe d&#8217;acqua e grandinate che hanno colpito a macchia di leopardo la Penisola durante il semestre. L&#8217;estate e&#8217; infatti iniziata con la caduta del 124% di pioggia in piu&#8217; a giugno dopo che la primavera ha fatto segnare una anomalia del +21% rispetto alla media storica, secondo elaborazioni Coldiretti su dati Isac Cnr. Sono gli effetti dei cambiamenti climatici in atto che si manifestano con la piu&#8217; elevata frequenza di eventi estremi con sfasamenti stagionali, precipitazioni brevi ed intense ed il rapido passaggio dal sole al maltempo. Uno sconvolgimento che impatta duramente sull&#8217;attivita&#8217; agricola. Dall&#8217;inizio dell&#8217;anno sono oltre mezzo miliardo i danni provocati dal maltempo all&#8217;agricoltura con coltivazioni distrutte, alberi abbattuti e aziende allagate, ma anche corsi d&#8217;acqua esondati, frane e smottamenti che fanno salire ad oltre mezzo miliardo il conto dei danni provocato all&#8217;agricoltura italiana dall&#8217;inizio dell&#8217;anno, conclude la Coldiretti.</p>
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		<title>Giornata mondiale della Terra, i geologi: degrado del suolo provocato dall’attività antropica</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/giornata-mondiale-della-terra-i-geologi-degrado-del-suolo-provocato-dallattivita-antropica/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 22 Apr 2018 17:32:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’allarme è già stato lanciato: il 75 per cento del suolo sul pianeta è fortemente degradato ed entro il 2050 la percentuale potrebbe raggiungere il 95 per cento&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/giornata-mondiale-della-terra-i-geologi-degrado-del-suolo-provocato-dallattivita-antropica/">Giornata mondiale della Terra, i geologi: degrado del suolo provocato dall’attività antropica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L’allarme è già stato lanciato: il 75 per cento del suolo sul pianeta è fortemente degradato ed entro il 2050 la percentuale potrebbe raggiungere il 95 per cento costringendo 4 miliardi di persone a vivere in terre prive d’acqua. I dati emergono dal primo rapporto mondiale sul degrado del suolo condotto da Ipbes, la “piattaforma intergovernativa scientifico-politica sulla biodiversità e i servizi ecosistemici” avviata nel 2012 dall’Unep, il programma delle Nazioni Unite per l’ambiente. Un fenomeno preoccupante di cui dobbiamo tener conto anche (e non soltanto) nel giorno in cui si celebra la Giornata mondiale della Terra (Earth day) istituita il 22 aprile 1970 proprio per evidenziare l’importanza delle risorse naturali alla base della sopravvivenza sul pianeta.</p>
<p>“Le cause sono ovviamente tutte da ricercare nell’attività antropica dove l’uomo crea e distrugge allo stesso tempo” dichiara Francesco Peduto, Presidente del Consiglio Nazionale dei Geologi. “Ormai le criticità riguardano ampie fasce della superficie terrestre, caratterizzata da una gestione non sostenibile che, in alcuni casi, ha raggiunto dei punti di non ritorno. Non a caso, l’obiettivo 15 dell’Agenda 2030 dell’Onu è quello di proteggere, ripristinare e favorire un uso sostenibile dell’ecosistema terrestre” conclude il Presidente CNG.</p>
<p>Ad aumentare significativamente il ritmo di erosione del suolo è la deforestazione che è responsabile del rilascio di gran parte delle emissioni di gas a effetto serra nell&#8217;atmosfera. La distruzione delle foreste da parte dell’uomo avrebbe molteplici conseguenze negative: innanzitutto una drastica riduzione di assorbimento di anidride carbonica; repentini e continui cambiamenti climatici; una perdita della biodiversità ed estinzione di numerose specie vegetali e animali oltre che un considerevole aumento dei rischi idrogeologici.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/04/22/giornata-mondiale-della-terra-i-geologi-degrado-del-suolo-provocato-dallattivita-antropica/">Giornata mondiale della Terra, i geologi: degrado del suolo provocato dall’attività antropica</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Ambiente, Wwf: 2017 anno terribile per pianeta, ecco 7 segnali lanciati da terra</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/11/15/ambiente-wwf-2017-anno-terribile-per-pianeta-ecco-7-segnali-lanciati-da-terra/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 14 Nov 2017 22:02:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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		<category><![CDATA[ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[CO2]]></category>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/11/15/ambiente-wwf-2017-anno-terribile-per-pianeta-ecco-7-segnali-lanciati-da-terra/">Ambiente, Wwf: 2017 anno terribile per pianeta, ecco 7 segnali lanciati da terra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2017 abbiamo visto un brutto film e a raccontarcelo e&#8217; stato il nostro Pianeta. Abbiamo assistito ad un Anno horribilis a giudicare dalle immagini che ci ha mostrato: uragani e alluvioni, riduzione delle banchise polari e dei ghiacciai, moria di barriere coralline per i fenomeni di sbiancamento, si sono succeduti in tante parti del mondo e con un&#8217;intensificazione dei fenomeni accelerata, presenza pervasiva delle plastiche nei mari e negli oceani, continuo degrado di ambienti naturali straordinariamente importanti, come le foreste, perdita continua di specie viventi, segnali sempre piu&#8217; evidenti di una sesta &#8220;estinzione di massa&#8221; dovuta all&#8217;intervento umano, siccita&#8217;, con ondate di calore che hanno innescato piu&#8217; facilmente anche incendi persino in regioni remote come Siberia e Groenlandia. Non ultimo, l&#8217;incremento delle ondate di flussi migratori dai paesi piu&#8217; poveri, a dimostrazione del forte legame tra crisi degli habitat e crisi umanitaria. Per rispondere all&#8217;Sos del Pianeta il Wwf ha lanciato oggi la sua iniziativa &#8220;Planet is Calling&#8221; come prima fase della sua Campagna di Natale &#8220;Wwf is Calling&#8221;. Questa mattina la sede Wwf di Roma si e&#8217; &#8216;vestita&#8217;del messaggio per il Pianeta con uno striscione che restera&#8217; visibile fino a fine anno e inaugurato con alcuni degli Ambassador dell&#8217;Associazione: Michelle Carpente, Elena Di Cioccio e Alessandro Tersigni. Il Wwf ha anche realizzato l&#8217;Album 2017, sette segnali, lanciati in diverse parti del Pianeta, che mostrano l&#8217;impressionante effetto del crescente cambiamento climatico e di altre nostre azioni insostenibili. Il lancio della Campagna e&#8217; avvenuto anche in coincidenza dell&#8217;inaugurazione a Roma, presso il Museo Maxxi, del progetto d&#8217;arte contemporanea Light di uno dei piu&#8217; importanti artisti e fotografi al mondo, Michel Comte. Si tratta di una raccolta di lavori che esplora l&#8217;impatto ambientale del riscaldamento globale sui ghiacciai del pianeta. Il Wwf ha deciso di sposare questo progetto anche in prosecuzione del percorso di partnership avviato col Maxxi per diffondere la cultura e la sensibilizzazione in difesa dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Nel corso della sua Campagna il Wwf realizzera&#8217; una serie di attivita&#8217; di sensibilizzazione sul tema climate-change e accompagnera&#8217; la tappa di Light presso la Triennale di Milano. Per il Wwf l&#8217;urgenza e&#8217; quella di invertire subito questa tendenza: i sistemi complessi si stanno avvicinando a situazioni critiche che noi stessi potremo non essere in grado piu&#8217; di invertire. Ecco perche&#8217; il fattore tempo e&#8217; cosi&#8217; importante. Il momento per agire e&#8217; ora, e non possiamo solo aspettare che governi e autorita&#8217; si attivino per tempo, possiamo essere tutti ora attori del cambiamento. Nelle prossime settimane il Wwf proseguira&#8217; la sua Campagna Wwf is Calling raccontando le storie dei tanti &#8220;Eroi di Natura&#8221; che stanno cambiando, con grandi e piccole azioni quotidiane, il senso di questa corsa verso la perdita di specie e habitat attraverso soluzioni per combattere il cambiamento climatico e per adattare le proprie comunita&#8217; ai fenomeni gia&#8217; in atto.</p>
<p>La visione di insieme dei momenti piu&#8217; significativi va oltre la sequenza temporale: l&#8217;accelerazione evidente denuncia il fatto che per molti processi di persistente degrado dei sistemi naturali siamo ormai molto vicini al sorpasso di punti critici, oltre i quali la nostra capacita&#8217; di azione per sovvertire la situazione puo&#8217; essere quasi nulla. La successione degli uragani nell&#8217;area atlantica e soprattutto della loro forza e intensita&#8217; ha lasciato colpiti molti studiosi; la visione di tre uragani insieme, Katia, Irma e Jose&#8217;, fotografati dai satelliti, ha sorpreso tutti. Una fotografia satellitare cosi&#8217; e&#8217; apparsa una significativa preoccupante novita&#8217;. Globalmente nella stagione si sono scatenati ben 16 uragani, continua il Wwf Italia.</p>
<p>Inoltre, per diversi ecosistemi forestali che costituiscono una fonte indispensabile di ossigeno e di sequestro di CO2, in condizioni di forti ondate di calore e prolungati periodi di siccita&#8217;, non sono piu&#8217; &#8220;sequestratori&#8221; di anidride carbonica (biossido di carbonio) ma diventano emettitori di CO2. Il cambiamento climatico del quale si sta discutendo in questi giorni nel nuovo summit a Bonn (la 23° conferenza delle Parti, COP, della Convenzione Onu sui cambiamenti climatici) e&#8217; un facilitatore di questi processi. Quest&#8217;anno si e&#8217; rafforzata la concentrazione di anidride carbonica nella composizione chimica dell&#8217;atmosfera che ha sorpassato le 400 ppm (parti per milione di volume) gia&#8217; nel 2016. Una concentrazione simile non e&#8217; presente nell&#8217;atmosfera da almeno 800.000 anni (dati accertati dalle bolle d&#8217;aria presenti nei carotaggi dei ghiacci di questo lungo periodo) e, secondo i dati paleoclimatologi indiretti, le 400 ppm sono state raggiunte 3-5 milioni di anni fa durante la meta&#8217; del Pliocene; in quel periodo i ghiacciai della Groenlandia e dell&#8217;Antartide si erano fusi o ritirati, il livello dei mari era superiore di 10-20 metri rispetto al livello attuale e la temperatura era di 3-4°C superiore a quella attuale. &#8220;E&#8217; necessaria una grande pressione pubblica sui governi e sulle autorita&#8217; politiche, e il Wwf si batte per realizzare concretamente l&#8217;Accordo di Parigi sul clima e l&#8217;Agenda 2030 con i suoi 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile, documenti sottoscritti da tutti i paesi del mondo in sede Nazioni Unite, nonche&#8217; un grande Patto internazionale sull&#8217;ambiente, come indicato dal Presidente francese Macron alle Nazioni Unite, che metta insieme l&#8217;impegno di tutti per salvaguardare i sistemi naturali di tutto il mondo che costituiscono la base fondamentale del nostro sviluppo e del nostro benessere- ha dichiarato Donatella Bianchi, Presidente del Wwf Italia- Al fianco di questa opera di pressione tutti possiamo fare qualcosa ogni giorno, con azioni concrete, per ridurre il nostro impatto sulla natura. E gia&#8217; oggi sono tanti gli esempi di soluzioni adottate da comunita&#8217; in tante parti del mondo che stanno facendo la differenza. Grazie al Wwf puoi fare parte di chi si preoccupa del nostro futuro, di quello dei nostri figli, figlie e nipoti e delle generazioni che verranno. E della natura che garantisce il nostro futuro&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/11/15/ambiente-wwf-2017-anno-terribile-per-pianeta-ecco-7-segnali-lanciati-da-terra/">Ambiente, Wwf: 2017 anno terribile per pianeta, ecco 7 segnali lanciati da terra</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Atmosfera aliena esopianeta HD 189733b strappata via dalla sua stella</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2012/06/28/atmosfera-aliena-esopianeta-hd-189733b-strappata-via-dalla-sua-stella/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Jun 2012 14:45:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[costellazione]]></category>
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		<category><![CDATA[volpe]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli astronomi Nasa ed Esa del Telescopio Spaziale Hubble hanno osservato per la prima volta le drammatiche trasformazioni in atto nell’atmosfera superiore del lontano pianeta alieno HD189733b, distante&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><span style="font-size: small;">Gli astronomi Nasa ed Esa del Telescopio Spaziale Hubble hanno osservato</span><span style="font-size: small;"> per la prima volta le drammatiche trasformazioni in atto nell’atmosfera superiore del lontano pianeta alieno </span><span style="color: #1f497d;"><span style="font-size: small;">HD189733b</span></span><span style="font-size: small;">, distante circa 60 anni luce dalla Terra, nella costellazione della Volpe. L’esopianeta pare investito, secondo le analisi più accreditate nello studio “</span><span style="color: #1f497d;"><span style="font-size: small;">Temporal variations in the evaporating atmosphere of the exoplanet HD189733b</span></span><span style="font-size: small;">” in pubblicazione sulla prestigiosa rivista scientifica “Astronomy and Astrophysics”, da potenti e violenti Megaflares X, prodotti dalla sua stella, in grado di strappare via i gas atmosferici esoplanetari in evaporazione. Un bombardamento micidiale e incessante, osservato nel biennio 2010-11. Il fenomeno è la dimostrazione lapalissiana di come muoiono i mondi là fuori. </span><span style="font-size: small;">Le osservazioni sono coerenti con la fisica dei cambiamenti climatici in atto sui pianeti extraterrestri al di fuori del nostro Sistema Solare. </span><span style="font-size: small;">Ma crediamo anche nel nostro, come preconizza il film “Segnali dal futuro” (Knowing, Usa 2009) diretto da Alex Proyas ed interpretato da Nicolas Cage, l’astrofisico John Koestler alle prese con la scoperta più incredibile di sempre: la fine della vita sulla Terra a causa dei colossali megaflares X solari in grado di annientare ogni forma di vita sulla Terra, fino a decine di chilometri di profondità, prosciugando gli oceani e facendo evaporare l’atmosfera terrestre. Nella realtà l’astrofisico Alain Lecavelier des Etangs (CNRS-UPMC, Francia) e il suo team hanno utilizzato il Telescopio Spaziale Hubble per osservare direttamente l’evaporazione dei gas atmosferici alieni dall’esopianeta HD189733b, agli inizi del 2010 ed alla fine del 2011, quando quel lontano mondo era in transito sulla sua stella. HD189733b è un “Giove caldo” che <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/06/Nubi-blu-sul-pianeta-Terra.jpg"><img decoding="async" class="alignright size-medium wp-image-41397" title="Nubi blu sul pianeta Terra" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/06/Nubi-blu-sul-pianeta-Terra-300x94.jpg" alt="" width="300" height="94" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/06/Nubi-blu-sul-pianeta-Terra-300x94.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/06/Nubi-blu-sul-pianeta-Terra-1024x321.jpg 1024w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/06/Nubi-blu-sul-pianeta-Terra.jpg 1200w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>orbita attorno all’astro madre HD189733A. </span><span style="font-size: small;">Il team internazionale di astronomi, autori della scoperta, è composto dagli scienziati: </span><span style="color: #1f497d;"><span style="font-size: small;">A. Lecavelier des Etangs (Institut d’astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France), V. Bourrier (Institut d&#8217;astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France), P. J. Wheatley (Department of Physics, University of Warwick, UK), H. Dupuy (Institut d’astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France), D. Ehrenreich (Institut de Planétologie et d’Astrophysique de Grenoble, UJF/CNRS, Grenoble, France), A. Vidal-Madjar (Institut d’astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France), G. Hébrard (Institut d’astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France), G. E. Ballester (Lunar and Planetary Laboratory, University of Arizona, USA), J.-M. Désert (Harvard-Smithsonian Center for Astrophysics, USA), R. Ferlet (Institut d’astrophysique de Paris, CNRS, UPMC, France) and D. K. Sing (Astrophysics Group, School of Physics, University of Exeter, UK)</span></span><span style="font-size: small;">. </span><span style="font-size: small;">I pianeti giganti gassosi così definiti, sono molto vicini alle rispettive stelle madri. </span><span style="font-size: small;">HD 189733b è molto vicino al suo Sole. </span><span style="font-size: small;">Orbita infatti ad appena un trentesimo della distanza tra il nostro luminare e la Terra: ciò significa che lassù le temperature superano i 1000 gradi Celsius e che un anno corre via in appena 53 ore. </span><span style="font-size: small;">Ha una massa del 10% superiore a quella di Giove. </span><span style="font-size: small;">Neppure su Mercurio fa così caldo! Eppure è il pianeta roccioso più vicino al Sole. Ma è anche dieci volte più lontano di quanto lo sia HD189733b. Scoperto il 5 ottobre 2005 (</span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://en.wikipedia.org/wiki/HD_189733_b"><span style="font-size: xx-small;">http://en.wikipedia.org/wiki/HD_189733_b</span></a></span></span><span style="font-size: small;">) la sua atmosfera è composta prevalentemente da idrogeno. </span><span style="font-size: small;">La sua stella è meno massiva del nostro Sole, qualcosa come il 20% in meno con tre quarti appena del suo diametro e 800 gradi Celsius più fredda del nostro luminare. Il sistema stellare è doppio. </span><span style="font-size: small;">L’astro HD189733B (da non confondere con il pianeta HD 189733b) è molto distante dalla stella principale HD189733A. Un Sole più piccolo i cui effetti sul pianeta in questione sembrano irrilevanti. Il metodo dei transiti esoplanetari utilizzato dagli astrofisici in questo genere di osservazioni, è valido solo per lo studio di una piccola frazione dei mondi alieni finora scoperti (</span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://planetquest.jpl.nasa.gov/"><span style="font-size: xx-small;">http://planetquest.jpl.nasa.gov/</span></a></span></span><span style="font-size: small;">), in quanto devono essere soddisfatte, dal nostro punto di vista, alcune condizioni come la perfetta geometria orbitale esoplanetaria e della stella madre. </span><span style="font-size: small;">Certamente la metodologia, laddove applicabile, è ancora oggi una delle più potenti e utili per l’osservazione delle caratteristiche di questi lontani mondi extraterrestri. </span><span style="font-size: small;">L’analisi spettrale, resa possibile dal Telescopio Spaziale Hubble grazie allo strumento “Imaging Spectrograph”, consente agli scienziati di studiare direttamente la luce aliena di questi corpi celesti, alle differenti lunghezze d’onda. I differenti colori che attraversano gli sconfinati abissi dello spaziotempo giungono fino ai nostri occhi, latori di informazioni preziosissime. </span><span style="font-size: small;">Come le impronte digitali di ciascuno di noi, così le impronte spettrali di questi esopianeti caratterizzano le proprietà e le abbondanze dei gas atmosferici alieni. </span><span style="font-size: small;">In questo particolare studio, gli scienziati sono riusciti ad osservare per la prima volta in gran dettaglio l’idrogeno in evaporazione dall’atmosfera di HD189733b ed a distinguere lo spettro della luce stellare dalla firma chimica dei gas esoplanetari. Un fenomeno che su scale così piccole era molto difficile da rilevare direttamente. Le osservazioni confermano le ricerche effettuate dal medesimo team nel 2004 su un altro sistema solare alieno, quando sotto indagine era stata l’evaporazione atmosferica dall’esopianeta HD209458b (Osiris). </span><span style="font-size: small;">A quanto pare i cieli di HD189733b sono di un colore blu elettrico molto simile a quello delle nubi stratosferiche terrestri che si osservano da qualche tempo. Ma le similitudini finiscono qui. Il pianeta alieno è del tutto inospitale alla vita comunemente intesa, anche perché le forti radiazioni ultraviolette e X che spazzano la sua atmosfera, annichilerebbero qualsiasi cosa. Tuttavia, questo lontano mondo è un eccellente candidato per lo studio degli effetti climatici indotti dalle stelle sui loro pianeti. </span><span style="font-size: small;">E dal momento che il Global Warming è un fenomeno naturale (ed umano) che non interessa soltanto la Terra ma anche gli altri pianeti del Sistema Solare, capite benissimo l’importanza di queste osservazioni. Come giustamente fa notare Lecavelier “solo dal secondo set di dati sono venute fuori le sorprese sull’atmosfera di questo lontano mondo alieno”. Le misure del 2011 mostrano i drammatici cambiamenti climatici in atto, segno della consistente perdita di massa dell’esopianeta HD 189733b, a ritmi parossistici, di mille tonnellate al secondo. “Non avevamo ancora ottenuto la conferma diretta dell’evaporazione dell’atmosfera da un altro pianeta extraterrestre – rivela Lecavelier – certamente avevamo osservato le condizioni fisiche varie volte ma nessuno finora era riuscito a scoprire la tragedia che si sta consumando lassù” quasi in presa diretta. </span><span style="font-size: small;">Nonostante l’estrema <a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/06/Segnali-dal-futuro.jpg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-41396" title="Segnali dal futuro" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2012/06/Segnali-dal-futuro-300x187.jpg" alt="" width="300" height="187" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/06/Segnali-dal-futuro-300x187.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2012/06/Segnali-dal-futuro.jpg 680w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>temperatura dell’esopianeta, l’atmosfera non è sufficientemente rovente da giustificare il tasso di evaporazione osservato nel 2011. </span><span style="font-size: small;">Gli scienziati pensano che il motore del colossale “aspirapolvere” cosmico, sia di natura termonucleare: sarebbero i potenti raggi ultravioletti e X stellari prodotti da HD 189733A, venti volte più intensi di quelli emessi dal nostro Sole, a spogliare quel lontano mondo della sua atmosfera. </span><span style="font-size: small;">Un’agonia senza fine? Stiamo parlando di un gigante gassoso e non di un pianeta roccioso. Lassù la dose radioattiva X è tre milioni di volte più intesa di quella assorbita dalla Terra. </span><span style="font-size: small;">Letale per qualsiasi forma di vita e più che sufficiente per alimentare il fenomeno e per giustificare le osservazioni simultanee della stella HD 189733A effettuate dal satellite Swift. Che, a differenza dell’HST, può osservare i raggi X emessi dall’astro. Poche ore prima che l’HST “cristallizzasse” la tragedia in atto sull’esopianeta, per la seconda volta, il telescopio Swift registrava un potente flash radioattivo proveniente dalla superficie dell’astro brillante di luce X con un’intensità quattro volte superiore al normale. Il satellite Swift è una missione internazionale congiunta tra Nasa, Gran Bretagna ed Agenzia Spaziale Italiana (ASI). L’obiettivo primario è il rilevamento e lo studio dei raggi gamma, X e ultravioletti stellari grazie a speciali telescopi. </span><span style="font-size: small;">Anche nella banda ottica l’impiego dell’Osservatorio Swift nelle osservazioni astronomiche si sta rivelando fondamentale. </span><span style="font-size: small;">“Le emissioni X sono una piccola parte dell’energia totale emessa dalle stelle – spiega Peter Wheatley dell’Università di Warwick (UK), uno dei co-autori dello studio – ma quello osservato è stato il più potente flare X mai emesso dalla stella HD 189733A, e mai scoperto prima, nonostante la mole d’informazioni acquisite; e sembra certo che l’impatto di questo flare X sul pianeta abbia alimentato l’evaporazione della sua atmosfera così come visto poche ore dopo dal Telescopio Spaziale Hubble”. </span><span style="font-size: small;">I raggi X sono talmente energetici da arroventare i gas presenti negli strati superiori dell’atmosfera aliena, portandoli a temperature di decine di migliaia di gradi Celsius, cioè alla “velocità di fuga” necessaria per vincere le forze gravitazionali del gigante gassoso e così disperdersi nello spazio. </span><span style="font-size: small;">Un fenomeno analogo, ma grazie a Dio finora molto meno inteso e catastrofico, avviene regolarmente e naturalmente (non c’entrano gli Extraterrestri!) anche nella ionosfera della Terra, quando viene colpita dai flares del nostro Sole che si limitano a disturbare le comunicazioni satellitari e ad abbellire il fenomeno delle aurore. Ma i flares X osservati a 60 anni luce di distanza, segnerebbero per sempre il destino della Terra e di ogni forma di vita presente, come visto nel film “Segnali dal futuro”. </span><span style="font-size: small;">Ovviamente i drammatici cambiamenti climatici in atto su HD 189733b, possono essere spiegati diversamente. </span><span style="font-size: small;">Forse siamo in presenza di un normale “ciclo” solare alieno, simile ai processi che interessano ogni 11 anni il nostro Sole e che lassù sarebbero semplicemente più potenti e concentrati. Forse in un biennio. Ulteriori analisi cercheranno di chiarirlo grazie all’uso del Telescopio Spaziale XMM-Newton. La rilevanza di queste ricerche è sotto gli occhi tutti, per capire il futuro della vita sulla Terra e non soltanto per studiare i mondi alieni di taglia gioviana. Le recenti scoperte delle “super-Terre” accendono l’immaginazione non solo degli autori di fantascienza ma anche degli scienziati. Forse non sono altro che i resti (il nucleo roccioso) di pianeti giganti come HD189733b, spogliati della loro atmosfera completamente evaporata! Allora le super-Terre, la numerosa classe di esopianeti rocciosi più simili alla Terra per composizione chimico-fisica e non molto più grandi, potrebbero essere mondi disabitati e/o morti, secondo quello che noi intendiamo per “vita”. Forse anche quelli in orbita nella “zona verde” che rende possibile la presenza di acqua allo stato liquido, cioè gli esopianeti candidati alla presenza di vita aliena. </span><span style="font-size: small;">Mondi extraterrestri come Kepler-10b e CoRoT-7b, classificati come super-Terre, sono troppo vicini alla loro stella per mantenere l’acqua allo stato liquido. </span><span style="font-size: small;">Ma potrebbero essere benissimo ciò che resta di pianeti gassosi come HD 189733b. Ecco come muoiono i mondi alieni. Segnali dal passato per il futuro della Terra?</span></p>
<p style="text-align: right;" align="JUSTIFY">Nicola Facciolini</p>
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		<title>Monti Hallelujah di Avatar in Cina</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jan 2010 14:06:41 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>La realtà comincia e finisce in “Avatar”? Lavorare contemporaneamente sul mondo reale e su quello virtuale, è possibile? Se in Cina una montagna è stata rinominata in onore&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/Avatar-James-Cameron-10.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-2167" title="Avatar-James-Cameron-10" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/Avatar-James-Cameron-10-200x300.jpg" alt="" width="200" height="300" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/Avatar-James-Cameron-10-200x300.jpg 200w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/Avatar-James-Cameron-10.jpg 400w" sizes="(max-width: 200px) 100vw, 200px" /></a>La realtà comincia e finisce in “Avatar”? Lavorare contemporaneamente sul mondo reale e su quello virtuale, è possibile? Se in Cina una montagna è stata rinominata in onore di “Avatar” (Usa, 2009), il film di fantascienza scritto, diretto e prodotto da James Cameron che dopo aver affondato il suo “Titanic” punta decisamente in alto, ben oltre i due miliardi di dollari, ben oltre i Golden Globes, allora qualcosa di particolarmente significativo sta accadendo nel mondo. <span id="more-2166"></span>Il &#8220;Southern Sky Column&#8221; a Zhangjiajie, nella provincia cinese dello Hunan, sarà ora noto come &#8220;Avatar Hallelujah Mountain&#8221;. Sul pianeta Pandora si chiamano proprio Hallelujah Mountains e sono sospese nella zona di “equilibrio gravitazionale” tra il gigante Polifemo e la luna abitata di Pandora, tra la vegetazione rigogliosa e bioluminescente, le cascate scintillanti, gli animali strani (ed assurdi) che le popolano, sfrecciandole attorno magari cavalcate dai nativi Na’vi. Il mondo “reale” della Terra ha ispirato Cameron: non solo, dunque, la cattiveria umana ma soprattutto la geografia. Si tratta della Southern Sky Column, una delle torri di roccia alte 1000 metri che popolano il parco della foresta nazionale di Zhangjiajie, nella provincia cinese dello Hunan. Nell’ideare la scenografia di Avatar, il regista James Cameron si è affidato ai suggerimenti di un fotografo che ha passato buona parte del 2008 a fare scatti a Zhangjiajie. Il governo e i responsabili del parco ora vogliono “cavalcare” l’onda gigante del successo stratosferico di Avatar per promuovere il turismo naturale in Cina. “Se non potete recarvi personalmente su Pandora, potete sempre fare un giro nella nostra spettacolare foresta” – recita lo slogan pubblicitario cinese. Come già detto nel precedente contributo, anche alla luce delle ultime decisioni politiche del presidente degli Stati Uniti che pare voglia ridimensionare l’impegno della Nasa nello spazio cosmico (magari per stimolare le imprese private a fare meglio!), corriamo il rischio che la realtà ci sfugga davvero di mano. Intanto il messaggio antropologico ed ecologista del film sta già facendo parlare di sé in tutto il mondo. &#8220;I Nàvi di Avatar piangono perché la loro foresta viene distrutta. E&#8217; esattamente quello che accade anche a noi e a molti altri popoli indigeni&#8221; – così un Penan del Sarawak (regione malese del Borneo) ha espresso il concetto a “Survival International”, l’organizzazione che aiuta i popoli indigeni di tutto il pianeta Terra. E se ci convincono assai poco le possibilità espressive della pellicola (meglio il 3D con gli occhialini di Neytiri), almeno la speranza educativa di una rinascita della sensibilità e della coscienza verso i Nativi in tutto il mondo, magari proprio grazie a quella tecnologia paradossalmente criticata in Avatar, dobbiamo concederla. Libri, tecnologia, videogiochi, proiezioni speciali in 3D tutto l’anno, pupazzi e dispositivi portatili virtuali di Avatar, hanno messo in moto una rivoluzione commerciale e sociologica inarrestabile, per certi versi preoccupante. Il mago degli effetti speciali di Avatar, Joe Letteri (di nonni italiani), dal 2007 Direttore della Weta Digital (“Il Signore degli Anelli”, di Peter Jackson), uno dei maggiori responsabili dello straordinario risultato ottenuto dal film di James Cameron e delle meraviglie della sua Pandora, spiega che l’avvento delle tecnologie digitali nell’intrattenimento cinematografico, ha già cambiato la percezione del mondo “reale”. In attesa della valanga di Premi Oscar, grazie ad Avatar, la tecnologia stereoscopica (magari senza occhialini) potrebbe rivoluzionare anche la scienza e la filosofia. Dare vita a mondi e linguaggi fino a pochi mesi fa inimmaginabili, non può non avere effetti sulla vita dell’uomo e sulla sua percezione del “reale” e del “non reale”. Dunque, nulla sarà più come prima, ferme restando le nostre critiche sia alle concezioni del regista, relativamente alla sua “archeologia dell’impossibile”, sia al “credo” di alcuni attori di Hollywood (anche in Avatar) che hanno aderito alla setta Scientology. Ma ecco i “miracoli” di Avatar.</p>
<p>“Abbiamo dovuto fare in modo che il regista potesse lavorare contemporaneamente sul mondo reale e su quello virtuale, trattando però quest&#8217;ultimo come se fosse reale anch&#8217;esso” – spiega Joe Letteri ai giornalisti nella sua conferenza stampa al “Bologna Future Film Festival 2010”.</p>
<p>“Questo è stato possibile grazie all&#8217;uso di una particolare macchina da presa, una &#8220;virtual camera&#8221;, che permetteva di vedere gli attori in carne e ossa e gli elementi in computer grafica in contemporanea. Il campo è più che mai aperto a tantissime alternative, non si può dire a priori quale sarà l&#8217;evoluzione di questa tecnologia, molto dipenderà dalle intenzioni del regista”. Usare la stereoscopia in maniera realistica, a differenza di quanto fatto in precedenza, in cui le scene 3d venivano aggiunte al girato in una fase successiva, è il cuore della rivoluzione digitale voluta da Cameron. E già disponibile per uso domestico, come videogioco. “Molti produttori stanno già lavorando ad alcuni modelli di televisore con stereoscopia, ma io credo che il vero godimento dell&#8217;esperienza in 3d si abbia sul grande schermo, in cui è il mondo che viene verso di te, e non sei tu a dover entrare dentro di esso. Tanti registi stanno già prendendo in considerazione questa tecnologia, spinti dal desiderio di aumentare l&#8217;esperienza visiva offerta dalla propria pellicola”.</p>
<p>La tecnologia del “motion capture” vista in Avatar, potrà sostituire del tutto gli attori reali, magari essere utilizzata per far rivivere artisti ormai scomparsi. “In verità è già stato utilizzato a questo scopo, anche in Avatar molti degli attori non erano in carne e ossa: ad esempio molti dei soldati nella battaglia finale, o i protagonisti di alcune scene stunt. Sarà anche possibile far rivivere attori scomparsi, ma questa è una problematica legata a diversi pro e contro, sarà il regista a doversi chiedere se sia una scelta giusta”. Nella Weta lavorano anche molti italiani, tra cui figli di famosi registi. “A questo film hanno lavorato più di mille persone, esperti delle più svariate discipline, ma sempre di grande talento, che hanno contribuito tutti insieme con le proprie idee. Ovviamente guidati da Cameron, che ha sì delle idee molto precise ma è sempre stato aperto e collaborativo. Siamo tutti artigiani e scienziati insieme”. In Avatar è stato inventato un mondo “quasi” vero, anche se non proprio come il nostro: mancano i “difetti” naturali della Terra. Queste tecnologie potranno simulare qualsiasi cosa, ad esempio uno sbarco su Marte, ma con evidenti limiti etici. “La possibilità c&#8217;è, ma non riesco a pensare che un governo possa decidere di spendere una fortuna su un&#8217;idea come questa!”. E’ più che evidente lo stupefacente lavoro svolto dal comparto degli effetti speciali per rendere possibile il visionario universo immaginato da Cameron. “La volontà del regista era quella di eliminare il confine tra reale e virtuale, e cuore di questo processo è stato il &#8220;performance capture&#8221;, coadiuvato dall&#8217;uso della virtual camera. Per catturare al meglio la mimica facciale degli attori e ogni emozione che i protagonisti dovevano fare trasparire – spiega Letteri – è stato utilizzato una sorta di &#8220;casco&#8221; incaricato di registrare ogni più piccolo movimento del volto degli interpreti, in modo da poterlo successivamente ricreare sull&#8217;avatar corrispondente”. Attraverso alcuni esaustivi filmati, Letteri ha guidato i giornalisti all&#8217;interno delle fasi di elaborazione della scena: dapprima gli attori in carne e ossa, equipaggiati di casco e tuta per il motion capture, vengono filmati all&#8217;interno di uno scenario che rappresenta grossolanamente l&#8217;ambiente scenico, in modo che lo sfondo possa essere preso a riferimento per la successiva elaborazione in computer grafica. Nel caso, ad esempio, di una scena girata nella giungla, Zoe Saldana e Sam Worthington interagiscono con un numero di piante che, seppur limitato, è funzionale alla determinazione dell&#8217;ambiente. Per comprendere i mezzi tecnici a disposizione di Cameron, i giornalisti hanno potuto visionare le immagini elaborate in tempo reale dalla virtual camera: il regista si trova in questo caso ad avere a che fare già con un&#8217;immagine computerizzata, sebbene di risoluzione nettamente inferiore al risultato finale, ma che permette, ciak dopo ciak, di avere un significativo assaggio della resa a schermo della scena. “Una volta che la performance è stata approvata dal regista, la mano passa poi al reparto effetti speciali, che aumenta il livello di dettaglio dei personaggi per poi affiancarli al girato delle loro controparti reali, al fine di verificare l&#8217;accuratezza dei movimenti facciali degli avatar”. Tutti noi possiamo divertirci a creare con questo software la nostra immagine virtuale di Na’vi. Se il procedimento può sembrare laborioso, è ancora più difficile immaginare lo sforzo impiegato per realizzare il complesso scenario di Pandora. In primis la giungla davvero irreale: molte delle piante sono state disegnate dallo stesso Cameron, fase a cui ha fatto seguito un&#8217;effettiva osservazione della realtà come modello di riferimento. “A Cameron abbiamo proposto di volta in volta diverse alternative – fa notare Letteri – e la sua risposta era sempre: voglio tutto! Questo può dare un&#8217;idea della varietà di un mondo in cui in ogni inquadratura facevano bella mostra di sé migliaia di piante, molte delle quali animate da una bioluminescenza che Cameron ha voluto a tutti i costi inserire, impressionato dalla propria caccia al tesoro sottomarina”. Certo, mancano le foglie umidicce delle nostre foreste terrestri, ma che volete farci? Doveva essere tutto perfetto, ossia irreale. Non meno avventuroso è stato trovare un riferimento reale alle montagne volanti Halleluja. Per quanto riguarda i veicoli, anch&#8217;essi hanno in alcuni casi avuto bisogno di una controparte reale: il Samson utilizzato come velivolo è stato ad esempio parzialmente ricostruito, nonostante nella maggior parte dei casi i filmati del modello fisico hanno dovuto subire un&#8217;integrazione digitale, specie per quanto riguarda l&#8217;illuminazione. Un altro obiettivo tecnico che Letteri confessa essersi posto con particolare entusiasmo è stato quello di ricreare un&#8217;acqua il più realistica possibile: a differenza, infatti, delle precedenti pellicole, in cui si riprendeva semplicemente &#8220;vera acqua&#8221;, qui non è stato possibile lavorare in questo modo in virtù dell&#8217;impiego della tecnologia stereoscopica. Una particolare attenzione è stata riposta nel comportamento dei vestiti bagnati e nella velocità dello scorrimento del volume d&#8217;acqua. “La mole di dati da interpolare era impressionante: per animare una scena di pochi secondi, in cui alte onde si infrangono con una scogliera, è stata necessaria una settimana di rendering”. Il mondo di Avatar è fatto non solo di uomini e Na&#8217;vi, ma anche di altre creature: per le “banshee”, i rettili volanti del popolo azzurro, sono stati necessari veri e propri studi comportamentali per comprendere in che modo avrebbero dovuto interfacciarsi con i loro &#8220;navigatori&#8221;, e per i quali Cameron ha voluto fossero utilizzati colori vivaci, normalmente appannaggio di rettili di dimensioni di gran lunga inferiori. Un altro punto critico per i tecnici degli effetti speciali è stata l&#8217;illuminazione: tradizionalmente, infatti, è sempre stato impossibile ripetere digitalmente il comportamento della luce nel mondo reale. Letteri spiega di aver bypassato il problema grazie all&#8217;uso delle “spherical harmonics”, grazie alle quali la direzione e l&#8217;intensità della luce è decodificata in ogni punto, così come la sua interazione con l&#8217;ambiente. A dimostrazione di quanto questo aspetto sia stato curato, Letteri ha mostrato in dettaglio la riflessione di un raggio di luce cangiante sul viso e sulla pupilla di Neytiri: un&#8217;esperienza praticamente indistinguibile da quella reale. A rendere possibile la storia di Jake Sully su Pandora è la corrispondenza fisica tra il proprio sistema nervoso e quello del proprio Avatar: allo stesso modo, a rendere estremamente realistica l&#8217;apparenza dei Na&#8217;vi è l&#8217;aver ricreato il comportamento dei muscoli umani, e di conseguenza la loro interazione con ossa, grasso e pelle. Un risultato possibile grazie alla ricostruzione completa del sistema muscolare Na&#8217;vi: e se ai più attenti questo non sembra impressionante, in quanto la Weta aveva già dichiarato all&#8217;epoca de “Il signore degli anelli” di aver ricostruito i muscoli di uruk&#8217;hai e compagni, Letteri svela invece che in quel caso vennero ricreati sono i movimenti muscolari, e non la struttura in sé. In tema di confessioni, Letteri fa una concessione alla superiorità dell&#8217;uomo rispetto alla macchina: molto spesso, confessa, i semplici dati della motion capture non sono sufficienti per raggiungere il grado di realismo desiderato, e in quel caso la gestione del movimento deve tornare nelle mani di un animatore in carne e ossa. Nonostante Joe Letteri sia il sovrano incontrastato della computer grafica, quindi, è ben lungi dallo sminuire l&#8217;apporto umano all&#8217;esperienza cinematografica: a chi gli chiede se i suoi esseri perfetti prenderanno mai il posto degli uomini in carne e ossa, risponde semplicemente che &#8220;gli uomini non sono perfetti, e quindi nemmeno i Na&#8217;vi lo sono: ho cercato di ricreare quella magnifica imperfezione. Senza gli attori non sarebbe mai stato possibile ottenere un simile risultato”. Insomma, è grazie al talento della bellissima Zoe Saldana se il personaggio di Neytiri subisce un&#8217;evoluzione durante la pellicola. “Per quanto teoricamente sia possibile, non mi sognerei mai di falsare l&#8217;interpretazione di un attore attribuendo alla sua controparte digitale espressioni e atteggiamenti non originali&#8221;. Ma non è difficile immaginare un universo cinematografico completamente in digitale: se persino colui che ha azzerato le differenze tra reale e virtuale non offre speranza e credito a questa inquietante prospettiva, perché finora tutto sommato quella di Avatar è forse la strada più equilibrata e utile da percorrere, è anche vero che tutto resta nelle mani del regista. Dunque, la strada del 3D è effettivamente quella giusta? Lucida è l’analisi del regista ultra-novantenne Mario Monicelli:“Quella roba è uscita 25 o 30 anni fa, non ebbe seguito, fu un fallimento: vado poco al cinema, alla mia età faccio fatica uscire la notte. Ma ricordo che già 25 anni fa ci dettero degli occhialini e fu un fallimento. Non so se questa volta tecnicamente è una cosa meno fastidiosa di allora. Le tecnologie sono sempre vecchie: il film non acquista qualità con la tecnologia, soltanto è più facile farli”. Allora, è vero che i grandi passi compiuti dalla tecnologia migliorano la fruizione e il modo di fare cinema? Oppure, come afferma Monicelli, la tecnologia è qualcosa di passeggero, inutile a migliorare la qualità della pellicola? La semplicità paga, è vero. Ma se sanno tutti che gli incassi mondiali di Avatar si debbono alla doppia o tripla visione, in pellicola e in 3D, e non al numero effettivo dei biglietti staccati per la visione unica e originale, perché lasciare una tale furbizia solo a James Cameron. Cosa aspettano i registi cattolici Italiani a fare altrettanto? Magari con un kolossal che celebri degnamente i 150 anni dell’Unità d’Italia.</p>
<p style="text-align: right;">Nicola Facciolini</p>
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