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	<title>Pm10 Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Pm10 sopra soglia in 6 province lombarde su 10</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 16:49:48 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Valori di particolato sottile (Pm10) superiori alla norma in 6 capoluoghi lombardi su 10. Stando ai dati forniti dall&#8217;Arpa della Lombardia, Il primo trimestre del 2024 si chiude con &#8220;un quadro impietoso della qualità dell&#8217;aria respirata dai cittadini lombardi&#8221;. Lo scrive Legambiente in una nota. L&#8217;aria peggiore si è registrata, nell&#8217;ordine, a Monza, Cremona, Brescia, [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Valori di particolato sottile (Pm10) superiori alla norma in 6 capoluoghi lombardi su 10. Stando ai dati forniti dall&#8217;Arpa della Lombardia, Il primo trimestre del 2024 si chiude con &#8220;un quadro impietoso della qualità dell&#8217;aria respirata dai cittadini lombardi&#8221;. Lo scrive Legambiente in una nota. L&#8217;aria peggiore si è registrata, nell&#8217;ordine, a Monza, Cremona, Brescia, Mantova, Lodi e Milano. Nei sei capoluoghi, la concentrazione media di Pm10 ha superato i 40 microgrammi al metro cubo, valore soglia indicato dalla norma europea come media annua. Situazione appena migliore a Bergamo e Pavia, e poi nelle città pedemontane di Como, Varese, Sondrio e Lecco. &#8220;In ogni caso, nessuna di queste città ha fatto registrare valori inferiori a quelli previsti dalla nuova direttiva europea sulla qualità dell&#8217;aria, che una volta entrata in vigore abbasserà la media annua a 20 microgrammi al metro cubo&#8221;, spiega l&#8217;associazione ambientalista. Che definisce &#8220;altrettanto sconsolante&#8221; il dato relativo al numero di giorni in cui l&#8217;aria è risultata irrespirabile, facendo registrare valori superiori ai 50 microgrammi al metro cubo come media giornaliera. &#8220;Due capoluoghi- Cremona e Brescia- alla data del 31 marzo hanno già sfondato il limite massimo di 35 giorni di aria irrespirabile all&#8217;anno fissato dalla direttiva, mentre altri quattro (nell&#8217;ordine: Milano, Monza, Mantova e Lodi) hanno quasi esaurito i giorni di &#8216;franchigia&#8217; ammessi dalla direttiva&#8221;, si legge nella nota. In bilico anche Pavia e Bergamo: &#8220;Per queste due città è improbabile che l&#8217;anno si concluda senza il superamento della soglia, mentre le giornate di aria tossica sono decisamente meno per i capoluoghi insubrici e per quello valtellinese&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il bilancio di medio termine della qualità dell&#8217;aria per il 2024 conferma per la Lombardia il primato di capoluoghi più inquinati, che comprendono non solo quelli posti al centro dell&#8217;area metropolitana (come Milano e Monza), con i loro irrisolti problemi di traffico urbano e autostradale, ma anche quelli che delimitano l&#8217;area agricola padana, nella quale si concentrano gli allevamenti intensivi. Il quadrilatero tra Mantova, Brescia, Lodi e Cremona produce infatti oltre il 40% del latte e il 50% della carne suina italiana, ma anche decine di milioni di tonnellate di liquami e letami, da cui esalano sostanze organiche volatili e soprattutto ammoniaca. Nel semestre freddo, oltre 90.000 tonnellate annue di questo gas, secondo i dati dell&#8217;Arpa Lombardia, sono all&#8217;origine della formazione di particolato sottile atmosferico. Anche per questo &#8220;non sono solo le grandi città a soffrire di aria malata, ma anche i piccoli centri&#8221;, osserva l&#8217;associazione ambientalista. Il record spetta anche quest&#8217;anno a Soresina, in provincia di Cremona, con ben 40 giorni di superamento da inizio anno. Un dato che &#8220;si spiega bene con la enorme concentrazione di allevamenti intensivi nelle campagne circostanti&#8221;. Per Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, &#8220;la primavera si apre con un bilancio pesante per la qualità dell&#8217;aria che solo la pioggia di queste settimane ha fermato&#8221;. E aggiunge: &#8220;Occorre intervenire urgentemente per evitare ai lombardi un altro inverno con emergenza smog. Purtroppo, le misure attuali risultano ormai insufficienti per risolvere il problema. Ripensare le politiche introdotte in questi anni è necessario, ancora di più agire sul comparto che ad oggi, assieme a traffico e riscaldamento domestico, incide di più sull&#8217;immissione di inquinanti: l&#8217;agricoltura della pianura padana&#8221;.</p>
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		<title>Ambiente. Polveri sottili, Legambiente: &#8220;Allarme smog in 22 città&#8221;</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 15 Feb 2019 19:24:07 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A poco piu&#8217; di 40 giorni dall&#8217;inizio del 2019 22 citta&#8217; italiane, di cui 15 capoluoghi di provincia, hanno gia&#8217; &#8216;consumato&#8217; la meta&#8217; dei 35 giorni oltre i limiti previsti dalla normativa vigente per le polveri sottili. A Frosinone Scalo sono stati registrati ben 30 giorni di sforamenti dei livelli consentiti di PM10, a Torino (Grassi) e Milano (viale Marche) 28, dati che fanno presagire il superamento del limite dei 35 giorni nelle prossime settimane. A rivelarlo e&#8217; Legambiente, che ha presentato i dati in occasione della conferenza stampa di presentazione del Treno Verde 2019. A seguire, nella classifica delle citta&#8217; italiane soffocate dallo smog in questo inizio d&#8217;anno, si posizionano Rovigo (centro) con 26 giorni, Pavia (Piazza Minerva) con 25, Alessandria (D&#8217;Annunzio) e Cremona (Via Fatebenefratelli) con 24, Ferrara (Isonzo) e Treviso (Sant&#8217;Agnese) con 23. Ad eccezione di Frosinone, capoluogo di provincia del Lazio, tutte le citta&#8217; in emergenza si trovano al Nord, in particolare in Pianura Padana.</p>
<p>&#8220;Continua purtroppo lo stillicidio delle citta&#8217; che superano i limiti previsti dalla normativa europea e dalla legge Italiana sulle polveri sottili- dichiara all&#8217;Agenzia di stampa Dire il presidente di Legambiente Stefano Ciafani- Lo scorso anno ci sono stati 26 capoluoghi di provincia nel nostro Paese, che hanno abbondantemente superato il limite dei 35 giorni oltre il quale non si puo&#8217; andare per il superamento di polveri sottili in atmosfera. Tra qualche settimana avremo alcune citta&#8217; fuori legge per PM10 e per smog anche nell&#8217;anno nuovo. Questo problema si risolve solo se si mettono in campo scelte politiche locali coraggiose, come ha fatto il comune di Milano con l&#8217;area C e l&#8217;area B, con cui si penalizza economicamente chi vuole utilizzare l&#8217;auto privata e si utilizzano quei soldi per potenziare il trasporto pubblico, ma le politiche locali non bastano. Servono le politiche nazionali coraggiose per spostare da gomma a ferro il movimento di persone e merci. Anche il nuovo esecutivo, come tutti i precedenti governi, non sta facendo nulla su questo fronte&#8221;. E sul ruolo del ministro dell&#8217;Ambiente Sergio Costa, che stamattina ha visitato il Treno Verde 2019 in partenza, Ciafani- aggiunge: &#8220;La sua tenacia e&#8217; decisiva, sappiamo bene che molte di queste politiche competono ad altri ministeri, al ministro delle Infrastrutture Rondinelli, al ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio. Il ministero dell&#8217;Ambiente, come ha confermato Costa in conferenza stampa, puo&#8217; spingere perche&#8217; gli altri ministri facciano cio&#8217; che devono, perche&#8217; le infrastrutture e lo sviluppo economico- conclude Ciafani- sono decisivi per ridurre le emissioni in atmosfera di polveri sottili e gas serra&#8221;.</p>
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		<title>Smog: PM10  fuori controllo, 11 le città fuorilegge</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 14 Nov 2018 19:04:23 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Sono 11 le citta&#8217; gia&#8217; fuorilegge per aver superato il limite di 35 giorni all&#8217;anno con concentrazioni medie di PM10 superiori a 50 microgrammi/metro cubo, a partire da Lodi (centralina di viale Vignati) con 57 giorni, seguita da Torino (Rebaudengo) con 56, Milano (Senato) con 47 e poi Padova (Arcella) con 44, Alessandria (D&#8217;Annunzio) e Venezia (Via Tagliamento) con 41, Frosinone (Scalo) con 40, Asti (Baussano) e Pavia (Piazza Minerva) con 39, Cremona (Fatebenefratelli) con 37 e Reggio Emilia (Timavo) con 36. Nonostante le piogge e quindi le condizioni favorevoli alla dispersione dell&#8217;inquinamento, lo smog nelle citta&#8217; italiane non sembra dare tregua, anzi verosimilmente da qui alla fine dell&#8217;anno molte altre citta&#8217; supereranno la soglia dei 35 giorni. E nemmeno i mesi estivi, meno colpiti dalle concentrazioni delle polveri, hanno mostrato segnali positivi: l&#8217;ozono troposferico &#8211; un inquinante secondario che si forma per reazioni fotochimiche a partire da inquinanti precursori quali gli Ossidi di azoto (NOx) e i composti organici volatili (VOC), spesso sottovalutato perche&#8217; si forma nelle zone rurali &#8211; ha infatti superato in Emilia Romagna il limite di 25 giorni con una media mobile sulle otto ore superiore al valore di 120 microgrammi/mc nell&#8217;85% delle stazioni di monitoraggio regionali (29 su 34): Piacenza (Monte Cucco) con 80 giorni, Parma (Cittadella) con 67, Modena (Parco Ferrari) con 66, Reggio Emilia (San Lazzaro) con 55 e Bologna (Giardini Margherita) con 39 i capoluoghi di provincia oltre i limiti di legge . Grave anche la situazione della Lombardia, dove tutti i capoluoghi di provincia hanno superato almeno in una stazione i 25 giorni di tolleranza per questo inquinante. Brescia, la citta&#8217; con la situazione peggiore della regione, secondo le elaborazioni di Legambiente Lombardia realizzate a partire dai dati delle stazioni ufficiali di monitoraggio, con ben 101 giorni di superamento, seguita da Monza (92), Lecco (88), Bergamo (85) e Varese (77). E purtroppo nulla riusciamo a sapere per il Veneto e il Piemonte, vista la mancanza di dati riassuntivi sui siti delle relative Agenzie regionali. Cosi&#8217; in un comunicato di Legambiente.</p>
<p>Di inquinamento atmosferico e delle sue conseguenze sociosanitarie ed economiche si e&#8217; parlato oggi a Milano nell&#8217;ambito della prima delle due giornate di lavoro per la conclusione del progetto CAPTOR, Inquinamento atmosferico e citizen science, dedicato appunto alle potenzialita&#8217; legate al coinvolgimento dei cittadini, organizzati in rete, nelle azioni di controllo e contrasto dell&#8217;inquinamento atmosferico. All&#8217;incontro organizzato da Legambiente, che proseguira&#8217; anche domani con un focus sulle criticita&#8217; legate all&#8217;ambiente urbano, hanno partecipato molti ospiti provenienti dalle tre aree interessate dal progetto e cioe&#8217; Catalogna, zona suburbana di Vienna e Pianura Padana, tra cui l&#8217;assessore all&#8217;Ambiente della Regione Lombardia, Raffaele Cattaneo, il presidente di AssoArpa Luca Marchesi e le Arpa del Piemonte, Lombardia, Veneto ed Emilia Romagna. &#8216;I dati rivelano ancora una volta e in maniera evidente che il problema dell&#8217;inquinamento atmosferico non riguarda esclusivamente le aree urbane e i mesi invernali &#8211; dichiara Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente &#8211; Se infatti le polveri sottili continuano ad essere uno degli inquinanti piu&#8217; critici, c&#8217;e&#8217; un altro tipo di inquinamento, che caratterizza maggiormente i mesi estivi, spesso sottovalutato, come quello da ozono. Un inquinante secondario estremamente diffuso che Legambiente con gli altri partner hanno messo al centro del progetto CAPTOR, con l&#8217;obiettivo di informare e stimolare direttamente i cittadini nelle misure di contrasto, con attivita&#8217; di citizen science. Ma l&#8217;attivita&#8217; di informazione e sensibilizzazione e&#8217; solo una parte della soluzione. Servono infatti interventi integrati e strutturali da parte delle amministrazioni. Dopo il deferimento dell&#8217;Italia alla Corte di Giustizia europea per la procedura di infrazione sulla qualita&#8217; dell&#8217;aria a carico del nostro Paese, ci saremmo aspettati un grande piano per tutta l&#8217;area padana, ma non solo. Provvedimenti efficaci pero&#8217; non se ne vedono, nonostante l&#8217;esistenza dell&#8217;Accordo di Programma per il miglioramento della qualita&#8217; dell&#8217;aria del bacino padano. Si continua a procedere a macchia di leopardo con misure anche in contrasto tra loro. Su tutto questo ci aspettiamo una netta inversione di tendenza, senza ricorrere a ulteriori proroghe nel raggiungimento degli obiettivi, per non trovarci a stretto giro a combattere l&#8217;ennesima emergenza smog&#8221;.</p>
<p>Secondo i dati pubblicati nel report &#8216;Air quality in Europe 2018&#8243;, dell&#8217;agenzia europea per l&#8217;ambiente (EEA), circa il 74% della popolazione urbana dell&#8217;Unione Europea e&#8217; stata esposta a concentrazioni di molto superiori a quelle previste dalle linee guida dell&#8217;OMS (piu&#8217; rigide rispetto a quelle adottate dai Paesi membri) per quanto riguarda le polveri sottili (PM2,5), responsabili di circa 422.000 morti premature in 41 Paesi europei nel 2015. Di queste morti premature, circa 79.000 sono riconducibili anche alle elevate concentrazioni di biossido di Azoto (NO2). Per quanto riguarda l&#8217;Ozono troposferico, circa il 98% della popolazione europea e&#8217; stato esposto a livelli molto superiori ancora a quelli considerati dalle linee guida dell&#8217;OMS, con la morte prematura di circa 17.700 persone in 41 paesi europei nel 2015. A livello italiano, le morti premature per polveri sottili (PM2,5) sono state 60.600, di cui 20.500 riconducibili al Biossido di Azoto, mentre 3.200 sono legate ad alte concentrazioni di Ozono (O3). Per questo motivo il progetto CAPTOR, finanziato dal programma Horizon2020 dell&#8217;Unione Europea, ha messo insieme partner tecnici, scientifici e reti della societa&#8217; civile per testare dei sensori low per il monitoraggio dell&#8217;Ozono troposferico. Il partenariato, guidato dall&#8217;Universita&#8217; Politecnica di Catalogna (UPC) e composto dal Consejo Superior de Investigaciones Cientificias (CSIC), l&#8217;Universita&#8217; di Clermont-Ferrand, il centro per l&#8217;Innovazione Sociale austriaco (ZSI), il network GUIFI.net e le tre associazioni Ecologistas en Accion, Global 2000 e Legambiente, ha promosso nelle aree testbed di Spagna, Austria ed Italia la collaborazione tra comunita&#8217; locali, cittadini, Ong, scienziati e istituzioni con l&#8217;obiettivo di sensibilizzare e trovare soluzioni condivise al problema dell&#8217;inquinamento atmosferico. Nei tre anni di progetto sono state realizzate 3 campagne di monitoraggio della qualita&#8217; dell&#8217;aria, con un focus sull&#8217;ozono troposferico, a cui i cittadini hanno partecipato concretamente ospitando gli strumenti di rilevazione nelle loro case. L&#8217;approccio della citizen science rappresenta infatti un efficace strumento sia per creare maggior consapevolezza sulle problematiche ambientali sia per mobilitare i volontari in azioni concrete.</p>
<p>Il monitoraggio e&#8217; avvenuto durante le stagioni estive in alcune aree rurali di Spagna (Catalogna, l&#8217;area a nord-ovest di Barcellona), Austria (la zona suburbana di Vienna) e in Pianura Padana, considerata l&#8217;area in Europa con le maggiori concentrazioni di ozono, con rilevamenti nelle zone suburbane e nelle provincie di Cuneo, Bergamo, Piacenza e Vicenza. Una delle principali fonti d&#8217;inquinamento atmosferico e&#8217; il trasporto su strada, soprattutto per quanto riguarda l&#8217;emissione di biossido di azoto (NO2) e le polveri fini (PM). Non vanno pero&#8217; sottovalutate anche altre fonti quali la produzione di energia, l&#8217;industria, l&#8217;agricoltura e il riscaldamento domestico, che contribuiscono in maniera comunque determinante all&#8217;inquinamento atmosferico. Il particolato (PM), il biossido di azoto (NO2) e l&#8217;ozono troposferico (O3) rappresentano una delle cause antropiche maggiormente responsabili dei danni alla salute delle persone. Alte concentrazioni di inquinanti atmosferici continuano ad avere un impatto negativo sui cittadini europei e, in particolare, su quelli che vivono nelle aree urbane. L&#8217;inquinamento atmosferico ha anche notevoli ripercussioni sociali ed economiche, causando perdita di vite umane, aumentando i costi dei sistemi sanitari e riducendo la produttivita&#8217; per problemi di salute. Infine, l&#8217;inquinamento atmosferico ha un impatto negativo anche sugli ecosistemi, danneggiando suoli, foreste, laghi e fiumi e influendo negativamente sulla produzione agricola.</p>
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		<title>Pm10 inquinamento in crescita: alto rischio respiratorio</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2015/12/28/88766/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 28 Dec 2015 18:51:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>I recenti studi epidemiologici hanno messo in evidenza le chiare relazioni tra il carico di PM10 presenti nell’aria e le malattie cardio-vascolari o respiratorie. “Le PM10 costituiscono la declinazione più locale di uno dei più grandi fattori di inquinamento che è il traffico veicolare” spiega il Prof. Roberto Dal Negro, Referente Scientifico e Fondatore del [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I recenti studi epidemiologici hanno messo in evidenza le chiare relazioni tra il carico di PM10 presenti nell’aria e le malattie cardio-vascolari o respiratorie. “Le PM10 costituiscono la declinazione più locale di uno dei più grandi fattori di inquinamento che è il traffico veicolare” spiega il Prof. Roberto Dal Negro, Referente Scientifico e Fondatore del Centro Nazionale Studi di Farmacoeconomia e Farmacoepidemiologia Respiratoria con sede a Verona. “Le PM10 sono quegli elementi che contribuiscono e determinano il picco misurabile assieme ad altri elementi inquinanti (ossido di carbonio, anidride carbonica, ozono, etc)”.</p>
<p>Si tratta del fattore più importante che nasce dal traffico veicolare: sono tutte le centraline che raccolgono i dati nelle varie città; in altri termini, sono quelle particelle che vengono riportate sui giornali come misura dell’inquinamento atmosferico. Numerosi studi dimostrano il rapporto tra la concentrazione delle polveri fini e le malattie respiratorie. “Il fattore di rischio preponderante nel determinare asma e BPCO è dato dal fattore ambientale” conferma il prof. Dal Negro. “Le emissioni nocive in tutta Europa costituiscono un vero e proprio dramma, con alcune zone che sono poi particolarmente esposte, come la Val Padana”.</p>
<p>In molte aree, infatti, si assiste a un incremento delle riacutizzazioni delle patologie respiratorie e dei ricoveri ospedalieri, non senza anche dati allarmanti pure sui decessi. Sono centinaia di migliaia i morti a livello globale per l’inquinamento; di circa 1500 trilioni di dollari è stata la spesa per l’impatto dei fattori inquinanti sulle malattie respiratorie. Bambini, anziani e pazienti con malattie debilitanti croniche restano i soggetti più a rischio, fino a 6 volte più della media.</p>
<p>La questione dell’inquinamento sarà al centro del Congresso Nazionale sulle Malattie Respiratorie “Asma Bronchiale e BPCO: nuovi obiettivi, nuovi rimedi, nuove strategie”, che si terrà a Verona il 14 e il 15 gennaio. “Il Congresso, giunto ormai al suo ventesimo anno, dimostra una lunga tradizione e si conferma come evento centrale nello studio scientifico dell’asma e della broncopneumopatia cronica ostruttiva (BPCO) e dei fattori relativi. – spiega il prof. Dal Negro – I massimi specialisti del settore interverranno per esporre le principali novità scientifiche e per analizzare la governance, la gestione e i costi di queste malattie. Questioni che non stanno a cuore solamente a noi che operiamo in questo ambito specifico, ma che riguardano tutta la Sanità”</p>
<p>“Bisogna inoltre tenere a mente che dopo il picco di inquinamento ambientale, il fattore di rischio si mantiene ancora elevato per circa dieci giorni” aggiunge il prof. Dal Negro: il pericolo di contrarre malattie in ambito respiratorio è dunque più elevato di quanto possa sembrare. E non solo: “con l’inquinamento, si verifica anche un peggioramento delle malattie di natura allergica, un sinergismo perverso tra questi due elementi che conduce a un circolo vizioso particolarmente dannoso per la salute dell’individuo”.</p>
<p>Causa di questo riacutizzarsi del fenomeno, una condizione atmosferica tale che non c’è ricambio d’aria, non c’è pioggia e le particelle restano nell’aria. “Diventa indispensabile ridurre le emissioni di anidride carbonica, visto che spostarle è difficile” afferma ancora il prof. Dal Negro: le amministrazioni devono realizzare un sistema di sopravvivenza che sia meno dipendente dai fattori inquinanti.</p>
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