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	<title>popolazione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>In Italia 9mila fattorie sociali per aiutare famiglie</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 02 Apr 2024 17:17:59 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[autismo]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Sono novemila le fattorie sociali nate nelle campagne italiane per sostenere le famiglie in difficoltà e le fasce più fragili della popolazione a partire dai disabili, che risultano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/04/02/in-italia-9mila-fattorie-sociali-per-aiutare-famiglie/">In Italia 9mila fattorie sociali per aiutare famiglie</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Sono novemila le fattorie sociali nate nelle campagne italiane per sostenere le famiglie in difficoltà e le fasce più fragili della popolazione a partire dai disabili, che risultano anche al primo posto tra i servizi offerti dal &#8220;welfare contadino&#8221;. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti diffusa in occasione della Giornata mondiale per la consapevolezza dell&#8217;autismo istituita dall&#8217;Onu che ricorre il 2 aprile. Negli ultimi anni l&#8217;agricoltura sociale ha acquisito una valenza sempre crescente e nel corso di un decennio ha visto aumentare di 7 volte il numero delle fattorie in grado di offrire oggi un valore di servizi sanitari ed educativi che ha superato il miliardo di euro, di cui 600 milioni di euro in prodotti e 400 milioni di euro in servizi sociali svolti dalle imprese agricole secondo le stime della Coldiretti. Proprio i soggetti con disabilità mentale sono al primo posto tra le categorie più seguite dalle esperienze di agricoltura sociali, davanti a minori in difficoltà e disabili fisici, secondo un&#8217;analisi Coldiretti sull&#8217;ultimo rapporto Welfare Index Pmi, davanti a minori. Ma nelle fattorie trovano accoglienza anche detenuti ed ex detenuti, donne vittime di abusi, anziani, persone con problemi relazionali oppure con dipendenze fino ai disoccupati e agli stranieri. Nell&#8217;ultimo anno &#8211; sottolinea Coldiretti &#8211; oltre 50mila persone hanno usufruito dei servizi nati grazie all&#8217;impegno sociale degli agricoltori, migliorando la qualità della propria vita e ricevendo formazione, con una presenza in azienda in molti casi quotidiana.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Sono diversi gli esempi in tutta Italia che si dedicano alla formazione e all&#8217;inserimento lavorativo delle persone con disabilità. L&#8217;Azienda Agricola Le Noci di Jesi è una Farm Community che &#8211; continua Coldiretti &#8211; organizza percorsi di autonomia personale per aiutare persone in difficoltà attraverso esperienza di vita quotidiana in un ambiente familiare e a contatto con la natura, in particolare con i cavalli dell&#8217;allevamento. Analoga esperienza è quella realizzata da &#8220;BuoniBuoni &#8211; prodotti ad Alto contenuto di Felicità&#8221;, realtà calabrese che gestisce il ristorante sociale all&#8217;interno del mercato coperto di Campagna Amica di Cosenza. E anche all&#8217;Agrimercato di Campagna Amica di Arezzo è stato avviato un progetto con Arezzo Autismo che ha permesso ai ragazzi autistici di diventare brigata di cucina al mercato contadino di Campagna Amica. La cooperativa agricola sociale &#8220;La Collinella&#8221; proveniente dal Piemonte, rappresenta &#8211; continua Coldiretti &#8211; una rete di oltre 18 aziende di agricoltura sociale aderenti a Campagna Amica, che da alcuni anni stanno lavorando insieme per la distribuzione di panieri di &#8220;cibo civile&#8221;, l&#8217;organizzazione di eventi di promozione dell&#8217;agricoltura sociale, e la realizzazione di percorsi di inserimento al lavoro di persone svantaggiate. Ma c&#8217;è anche l&#8217;abruzzese &#8220;Rurabilandia&#8221;, fattoria didattica e sociale che &#8211; spiega Coldiretti &#8211; lavora con scuole, istituzioni, associazioni e famiglie per costruire, in maniera comunitaria, percorsi didattici, educativi e ludici per bambini e ragazzi, in particolare con disabilità. Nell&#8217;attività di ristorazione agrituristica e accoglienza e servizio di sala sono stati coinvolti a vario titolo e con varia frequentazione 20 ragazzi con disabilità fisica e intellettiva anche grave. Al Mercato di Campagna Amica di Ancona c&#8217;è il Frolla Bus, il microbiscottificio di Osimo che si occupa di dolcezze e inserimenti lavorativi per giovani con disabilità, insieme protagonisti di produzioni speciali con gli ingredienti a chilometro zero degli agricoltori locali.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;azienda di Paola Lenzini è diventata &#8211; prosegue Coldiretti &#8211; un punto di riferimento per il Distretto Socio Assistenziale di Alatri, con cui collabora da anni per l&#8217;inclusione e l&#8217;inserimento lavorativo di persone svantaggiate dal punto di vista socio-economico, con il supporto del Dipartimento D.A.F.N.E. dell&#8217;Università della Tuscia, dal Consorzio Bastiani onlus di Grottaferrata, e dal Forum Nazionale di Agricoltura Sociale. Ma anche l&#8217;azienda Erba Regina promuove iniziative di reinserimento lavorativo di soggetti svantaggiati coinvolgendoli nell&#8217;attività di raccolta delle erbe. Come nelle vecchie famiglie contadine, dove per tutti c&#8217;era il proprio posto e la propria funzione, ognuno può sentirsi parte di un gruppo, funzionante e stimolante. La Sonnina è invece una cooperativa agricola biologica che promuove progetti di accoglienza e di inserimento lavorativo di rifugiati politici e persone con disagio psichico ma anche attività ricreative rivolte a bambini, ragazzi, adulti e anziani con il fine di favorire momenti di integrazione e socializzazione. Anche La nuova Arca accompagna in percorsi di avviamento e formazione al lavoro persone in condizione di vulnerabilità, in particolare persone con disabilità, rifugiati e migranti. Si tratta solo di alcune delle opportunità offerte dal nuovo welfare &#8220;verde&#8221;, regolamentato a livello normativo dallo Stato grazie alla legge 141 del 2015, per affiancare &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; il sistema dei servizi pubblici messo sempre di più sotto pressione. Lo Stato, infatti, non arriva a coprire i costi e a offrire servizi sociali dignitosi per tutti ed è per questo che l&#8217;agricoltura, da sempre attenta ai più deboli, con la sua diffusione capillare può supportare il welfare pubblico alleggerendone i costi. Un contributo fondamentale alla tenuta sociale del Paese considera che &#8211; evidenzia Coldiretti &#8211; le famiglie ogni giorno hanno un problema nuovo da risolvere, dall&#8217;aumento dei prezzi sugli scaffali alle bollette, dall&#8217;esplosione dei prezzi degli affitti alla crescita della rata del mutuo, fino a dover rinunciare anche a farmaci, cure e visite di controllo e prevenzione oppure ai servizi di assistenza per nonni e figli.</p>
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		<title>Istat: l&#8217;Italia è il secondo paese più vecchio al mondo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 16 May 2018 19:59:48 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[paese vecchio]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Si accentua l&#8217;invecchiamento della popolazione, nonostante la presenza degli stranieri caratterizzati da una struttura per eta&#8217; piu&#8217; giovane di quella italiana e con una fecondita&#8217; piu&#8217; elevata. L&#8217;Italia&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Si accentua l&#8217;invecchiamento della popolazione, nonostante la presenza degli stranieri caratterizzati da una struttura per eta&#8217; piu&#8217; giovane di quella italiana e con una fecondita&#8217; piu&#8217; elevata. L&#8217;Italia e&#8217; il secondo paese piu&#8217; vecchio al mondo, dopo il Giappone, con una stima di 168,7 anziani ogni 100 giovani al 1° gennaio 2018. Cosi&#8217; l&#8217;Istat nel &#8216;Rapporto annuale 2018&#8242;.</p>
<p>Per il nono anno consecutivo le nascite registrano una diminuzione: nel 2017 ne sono state stimate 464 mila, il 2% in meno rispetto all&#8217;anno precedente e nuovo minimo storico. Cosi&#8217; l&#8217;Istat nel &#8216;Rapporto annuale 2018&#8242;. Nel 2017 si stima che i nati con almeno un genitore straniero siano intorno ai 100 mila (21,1% del totale dei nati). Dal 2012 il contributo in termini di nascite della popolazione straniera residente e&#8217; in calo. A diminuire sono in particolare i nati da genitori entrambi stranieri, con una stima pari a 66 mila nel 2017 (14,2% sul totale delle nascite). Pur mantenendosi su livelli decisamente piu&#8217; elevati di quelli delle cittadine italiane (1,95 rispetto a 1,27 secondo le stime nel 2017), diminuisce il numero medio di figli delle cittadine straniere, come conseguenza delle dinamiche migratorie e della loro struttura per eta&#8217; che si presenta &#8216;invecchiata&#8217; rispetto al passato.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/05/16/istat-litalia-e-il-secondo-paese-piu-vecchio-al-mondo/">Istat: l&#8217;Italia è il secondo paese più vecchio al mondo</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Dissesto idrogeologico, terremoti: a rischio 8 mln di persone</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/10/27/dissesto-idrogeologico-terremoti-a-rischio-8-mln-di-persone/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 27 Oct 2017 19:33:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#160;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie&#8230;</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&nbsp;Sono 442 i comuni italiani ad alto rischio e sono abitati da oltre 8 milioni di persone in una superficie di quasi 18.000 kmq, il 5,9% della superficie nazionale; quelli a rischio medio-alto sono 1690, interessano quasi 77.000 kmq, il 25% del territorio nazionale, e sono abitati da 11,6 milioni di persone. Napoli, Palermo, Catania, Messina, Brescia, Reggio Calabria, Perugia, Foggia, Rimini, Salerno sono tra i comuni con il rischio piu&#8217; elevato. Sono questi alcuni dei dati della ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8216;Lo stato del territorio italiano, tra rischio sismico, idrogeologico, e consumo di suolo&#8217; presentata oggi a Padova nel corso della Conferenza Nazionale degli Ordini degli Architetti, Pianificatori, Paesaggisti e Conservatori. Ricerca che per la prima volta analizza come la combinazione del rischio idrogeologico (pericolo di frane e di alluvioni) con quello legato alla sismicita&#8217; ricada sui territori italiani. Come i comuni a rischio alto anche quelli classificati a rischio medio alto sono caratterizzati dalla compresenza dei tre elementi di rischio naturale. Per tutti la sismicita&#8217; e&#8217; elevata, complessivamente qui vivono oltre 11,6 milioni di persone, di cui 298 mila nelle aree a rischio frana elevato (pari a 5.200 kmq) e 174 mila persone nelle aree a pericolosita&#8217; di alluvione elevata (pari a 2.052 kmq). Anche nei comuni a rischio medio esistono contemporaneamente i tre elementi di rischio naturale: ben 38.540 kmq sono in zona sismica 1 o 2 dove risiedono oltre 2 milioni di persone; nelle aree ad elevato rischio di frana (pari a 5.360 kmq) risiedono 234 mila persone mentre nelle aree ad elevato rischio di alluvione (pari a 2.740 kmq) risiedono 740mila persone.</p>
<p>I comuni classificati a rischio medio basso &#8211; prosegue la ricerca la ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti &#8211; sono 1.122 tra i quali non vi sono comuni ad elevato rischio sismico ma che hanno aree ad elevato rischio di frana, pari a 4.918 kmq, e aree ad elevato rischio di alluvione, pari a 3.408 kmq. In particolare nelle prime risiedono 205mila persone e nelle seconde oltre 415mila. Nei comuni classificati a rischio naturale alto o medio alto risiedono circa 20 milioni di persone delle quali 5,3 milioni in Campania e 4 milioni in Sicilia. In queste regioni il pericolo da frana interessa rispettivamente 189.000 e 12.500 persone, il pericolo di alluvione riguarda 60.000 persone in Campania e 20.800 in Sicilia. Nel Lazio e in Calabria la popolazione residente nei comuni classificati a rischio alto o medio-alto ammonta a circa 1,7 milioni di persone. In particolare in Calabria 12.500 persone sono in aree a pericolo di frana elevata e 20.800 persone nelle aree a pericolo di alluvione; nel Lazio 13.500 persone sono in aree a pericolo di frana e 11.200 a pericolo di alluvione. Tra le situazioni piu&#8217; problematiche e&#8217; da segnalare l&#8217;Emilia Romagna per l&#8217;esposizione al rischio di alluvione, con 171.500 persone esposte a questo problema e altre 35.300 persone che vivono nelle aree di pericolo di frana.</p>
<p>La ricerca Cresme/Consiglio Nazionale degli Architetti approfondisce, poi, sul fronte degli eventi connessi al dissesto idrogeologico gli anni che vanno dal 2009 al 2016 rilevando un tendenziale peggioramento della situazione, e soprattutto un drammatica cronicita&#8217;. Complessivamente in 8 anni sono stati rilevati 5.824 eventi di dissesto, dei quali 853 hanno coinvolto direttamente la popolazione provocando 242 vittime. Negli 8 anni le regioni in cui si sono registrati piu&#8217; di 500 eventi sono la Liguria con 745 eventi, il Piemonte con 609 eventi, la Toscana con 583 eventi e la Sicilia con 521. Le regioni nelle quali sono stati rilevati meno di 100 eventi sono 5 ossia la Puglia (con 97 eventi), l&#8217;Umbria (con 70 eventi), la Basilicata (con 61 eventi), la Valle d&#8217;Aosta (con 45 eventi) e il Molise (con 34 eventi). La Liguria emerge anche se si considera il numero di eventi in funzione della dimensione della regione, con 137 eventi per 1.000 kmq; nelle altre regioni questo dato e&#8217; ben al disotto e al massimo si attesta a 26 eventi per 1.000 kmq in Campania, 25 eventi per 1.000 kmq nelle Marche e 23 eventi per 1.000 kmq in Abruzzo. In Veneto tra il 2009 ed il 2016 si sono verificati 305 eventi; di questi 35 hanno causato danni a persone e, nello specifico, 24 morti. Nel 2016 gli eventi sono stati 49, hanno coinvolto 37 comuni e causato un morto. Il biennio 2014 &#8211; 2015 e&#8217; stato il peggiore per numero di eventi complessivi, rispettivamente 1.558 il primo anno e 1.466 il secondo, sia per gli eventi piu&#8217; gravi, ben 213 nel 2014 e 161 nel 2015, ma non per il numero di vittime, rispettivamente 34 nel 2014 e 23 nel 2015 a fronte di 51 vittime causate nel 2009. Nel 2016 sono stati rilevati 715 eventi coinvolgendo 515 comuni. Oltre 78 di questi eventi hanno provocato danni diretti alle popolazione (vittime, feriti, sfollati) e hanno provocato 13 vittime.</p>
<p>Per Giuseppe Cappochin, presidente del Consiglio Nazionale degli Architetti, &#8220;in occasione di tragedie o di calamita&#8217; i problemi che devono essere affrontati non sono quasi mai &#8211; fortunatamente &#8211; connessi alla gestione dell&#8217;emergenza, grazie all&#8217;impegno e alla competenza del Dipartimento della Protezione Civile. Purtroppo e&#8217; invece assolutamente evidente come nel Paese manchi la cultura della prevenzione e della manutenzione. Sono assolutamente necessari maggiori investimenti in termini di prevenzione attraverso i quali inaugurare un nuovo approccio verso i territori mettendo al primo posto la sicurezza della collettivita&#8217;. Se non si mette in sicurezza il suolo &#8211; e quanto e&#8217; avvenuto negli ultimi mesi lo dimostra &#8211; non si pu garantire la sicurezza dei cittadini&#8221;. Il tema del dissesto idrogeologico, continua Cappochin, &#8220;va di pari passo con quello del consumo di suolo. Quest&#8217;ultimo va pero&#8217; affrontato con un approccio legislativo totalmente opposto rispetto a quello contenuto nel disegno di legge in discussione in Commissione al Senato: non una mera operazione ragionieristica sul risparmio di suolo che contiene riferimenti alla rigenerazione urbana sostenibile, ma la promozione della rigenerazione urbana sostenibile come principale azione per contrastare il consumo di suolo&#8221;. Nella giornata conclusiva della Conferenza di domani, sabato 28 ottobre, al centro del dibattito saranno, invece, i dati della ricerca, sempre Cresme/Consiglio Nazionale &#8216;Chi ha disegnato l&#8217;Italia? Storia dell&#8217;edilizia italiana tra autopromozione, abusivismo e bella architettura&#8217; che sara&#8217; presentata nel corso della Tavola Rotonda &#8216;Il concorso di progettazione: strumento indispensabile per il rilancio dell&#8217;architettura di qualita&#8221;.</p>
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		<title>Italia sempre più vecchia, gli stranieri la salvano. Ecco i dati</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2017/06/13/italia-sempre-piu-vecchia-gli-stranieri-la-salvano-ecco-i-dati/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 13 Jun 2017 13:08:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Multiculturalità]]></category>
		<category><![CDATA[cittadinanza straniera]]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[Italia vecchia]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Al 31 dicembre 2016 risiedono in Italia 60.589.445 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,3% dei residenti a livello nazionale (10,6% al Centro-nord,&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/06/13/italia-sempre-piu-vecchia-gli-stranieri-la-salvano-ecco-i-dati/">Italia sempre più vecchia, gli stranieri la salvano. Ecco i dati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Al 31 dicembre 2016 <strong>risiedono in Italia 60.589.445 persone, di cui più di 5 milioni di cittadinanza straniera, pari all’8,3%</strong> dei residenti a livello nazionale (10,6% al Centro-nord, 4,0% nel Mezzogiorno). Lo rileva l’Istat nel rapporto sul Bilancio demografico nazionale – Anno 2016.</p>
<p><strong>Prosegue nel 2016 la diminuzione dei residenti già riscontrata l’anno precedente</strong>. Il saldo complessivo è negativo per 76.106 unità, determinato dalla flessione della popolazione di cittadinanza italiana (96.976 residenti in meno) mentre la popolazione straniera aumenta di 20.870 unità. Tuttavia, all’interno della popolazione straniera <strong>la componente femminile diminuisce per la prima volta dagli anni Novanta</strong> quando l’Italia è diventata Paese di immigrazione.</p>
<p><strong>Il movimento naturale della popolazione ha registrato un saldo (nati meno morti) negativo per quasi 142 mila unità</strong>. Il saldo naturale è positivo per i cittadini stranieri (quasi 63 mila unità), mentre per i residenti italiani il deficit è molto ampio e pari a 204.675 unità.</p>
<p><strong>Continua il calo delle nascite in atto dal 2008.</strong> Per il secondo anno consecutivo i nati sono meno di mezzo milione (473.438, -12 mila sul 2015), di cui più di 69 mila stranieri (14,7% del totale), anch’essi in diminuzione.</p>
<p><strong>I decessi sono stati oltre 615 mila, circa 32 mila in meno rispetto al 2015, anno record della mortalità</strong>, ma in linea con il trend di crescita degli anni precedenti, dovuto all’invecchiamento della popolazione.</p>
<p><strong>Continuano invece a crescere le acquisizioni di cittadinanza</strong>: nel 2016 i nuovi italiani sono più di 200 mila.</p>
<p>In Italia vi sono circa 200 nazionalità: nella metà dei casi si tratta di cittadini europei (oltre 2,6 milioni). <strong>La cittadinanza maggiormente rappresentata è quella rumena (23,2%)</strong> seguita da quella albanese (8,9%).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/06/13/italia-sempre-piu-vecchia-gli-stranieri-la-salvano-ecco-i-dati/">Italia sempre più vecchia, gli stranieri la salvano. Ecco i dati</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Terremoto, CSVAQ: dieci posti letto a disposizione della popolazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 19 Jan 2017 13:25:38 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[News Terremoto]]></category>
		<category><![CDATA[Sociale]]></category>
		<category><![CDATA[CSVAQ]]></category>
		<category><![CDATA[emergenza]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia dell&#8217;Aquila comunica che i locali della Casa del Volontariato (Via Saragat, 10 – località Campo di Pile) resteranno aperti&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/19/terremoto-csvaq-dieci-posti-letto-a-disposizione-della-popolazione/">Terremoto, CSVAQ: dieci posti letto a disposizione della popolazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p align="JUSTIFY"><strong>Il Centro di Servizio per il Volontariato della provincia dell&#8217;Aquila comunica che i locali della Casa del Volontariato (Via Saragat, 10 – località Campo di Pile) resteranno aperti nel corso della giornata e della notte per offrire un riparo a tutti coloro che non si sentono sicuri a restare nelle proprie abitazioni in queste ore di paura a seguito delle forti scosse che nella giornata di ieri, 18 gennaio, hanno colpito i Comuni di Montereale, Campotosto e Capitignano.</strong></p>
<p align="JUSTIFY">Presso la struttura sono a disposizione dieci posti letto all&#8217;interno della foresteria, oltre a sale dove intrattenersi e stare in compagnia per stemperare l&#8217;ansia del terremoto che, ancora una volta, sta mettendo a dura prova la popolazione aquilana.</p>
<p align="JUSTIFY">Per qualunque informazione e per prenotarsi è possibile contattare il Direttore del CSVAQ Concetta Trecco al numero 3406167675.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/19/terremoto-csvaq-dieci-posti-letto-a-disposizione-della-popolazione/">Terremoto, CSVAQ: dieci posti letto a disposizione della popolazione</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Istat: nel 2015 oltre 1,5 milioni famiglie in povertà</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 29 Dec 2016 14:24:17 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[donne]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L&#8217;Annuario statistico dell&#8217;Istat stima che nel 2015 in Italia sono circa 1 milione e 582 mila famiglie in condizione di povertà assoluta; l&#8217;incidenza a livello familiare è rimasta&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/29/istat-nel-2015-olltre-15-milioni-famiglie-in-poverta/">Istat: nel 2015 oltre 1,5 milioni famiglie in povertà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>L&#8217;Annuario statistico dell&#8217;Istat stima che nel 2015 in Italia sono circa<strong> 1 milione e 582 mila famiglie in condizione di povertà assoluta</strong>; l&#8217;incidenza a livello familiare è rimasta sostanzialmente stabile attorno al 6 per cento nel biennio 2014-2015.</p>
<p><strong> L&#8217;intensità di povertà calcolata per le famiglie mostra una situazione peggiore nel Mezzogiorno</strong> con valori pari al 19,9 per cento.Si contano complessivamente 4 milioni e 598 mila individui poveri, il 7,6 per cento dell&#8217;intera popolazione. Di questi, oltre due milioni risiedono nel Mezzogiorno (10,0 per cento della popolazione della ripartizione) e due milioni e 277 mila sono donne (7,3 per cento delle donne in Italia).</p>
<p>L&#8217;incidenza di povertà assoluta è più elevata fra i minori (10,9 per cento), pari a oltre un milione e centomila ragazzi; si attesta al 9,9 per cento fra le persone di età compresa fra i 18 e i 34 anni e raggiunge il suo minimo fra gli ultra sessantaquattrenni (4,1 per cento).</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/29/istat-nel-2015-olltre-15-milioni-famiglie-in-poverta/">Istat: nel 2015 oltre 1,5 milioni famiglie in povertà</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Vulcano Marsili “tranquillo&#8221;. Le coste italiane a rischio maremoto</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 31 Oct 2016 22:08:14 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[coste italiane]]></category>
		<category><![CDATA[evacuazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il vulcano sommerso Marsili è “tranquillo”, le coste italiane sono esposte al rischio maremoto e non c’è nessuna legge per mitigare tale rischio. Quindi? Speriamo che io me la&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/31/vulcano-marsili-tranquillo-le-coste-italiane-al-rischio-maremoto/">Vulcano Marsili “tranquillo&#8221;. Le coste italiane a rischio maremoto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il<strong> vulcano sommerso Marsili è “tranquillo”,</strong> le coste italiane sono esposte al rischio maremoto e non c’è nessuna legge per mitigare tale rischio. Quindi?<br />
Speriamo che io me la cavo …come sempre… tanto poi si farà la legge del dopo disastro tsunami! La legge del giorno dopo, come è stato fatto per la legge antisismica?<br />
Ogni tanto qualcuno tira fuori lo spauracchio del Marsili.<br />
L’effetto di spaventare i cittadini è garantito!<span class="text_exposed_show"><br />
Ma non c’è alcun problema: il Marsili è a riposo!<br />
Nessuna preoccupazione di eruzione!<br />
Invece<strong> c’è un problema reale che interessa le coste italiane: il rischio da invasione di onde di maremoto </strong>come accaduto varie volte negli ultimi due millenni.<br />
Studi accurati sono stati effettuati per cui si sa nella storia quali sono state le fasce costiere invase dalle acque marine.<br />
L’evento più recente e disastroso è il maremoto che invase le coste siciliane e calabresi dopo circa 8 minuti che il terremoto del 1908 aveva distrutto le città e causato oltre 100.000 vittime.<br />
Eppure si è costruito e si continua a costruire lungo le coste basse che possono essere invase dall’acqua marina in caso di maremoto.<br />
Le notizie storiche evidenziano che negli ultimi millenni i maremoti non sono stati così disastrosi come quelli recenti che hanno devastato il Giappone e l’Indonesia.<br />
Però il problema esiste e non c’è alcuna legge che regolamenti gli interventi umani nelle aree a rischio.<br />
Strade, ferrovie, abitazioni, impianti industriali sono stati costruiti come se il problema non esistesse.<br />
Le spiagge in estate sono affollate anche nelle aree a rischio tsunami e senza vie di fuga, senza alcun piano di evacuazione dei litorali.<br />
Non esiste niente.<br />
Si fa finta di niente sperando che la natura non ripeta qualche fenomeno come in passato.<br />
</span><span class="text_exposed_show">Non se ne deve parlare?<br />
Si può essere accusati di fare allarmismo?<br />
E gli scienziati, che dicono?<br />
C’è o non c’è il rischio tsunami?<br />
Gli scienziati hanno effettuato studi, hanno fatto segnalazioni.<br />
Però non rompono le scatole a chi amministra.<br />
Tanto loro, scienziati, lo hanno detto.<br />
Rompiamo le scatole, invece!<br />
A vantaggio della sicurezza ambientale e dei cittadini.<br />
Già in passato ho evidenziato questa carenza istituzionale.<br />
Qualche esercitazione “televisiva” è stata effettuata!<br />
E poi…basta!</span></p>
<p style="text-align: right;">Franco Ortolani</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/10/31/vulcano-marsili-tranquillo-le-coste-italiane-al-rischio-maremoto/">Vulcano Marsili “tranquillo&#8221;. Le coste italiane a rischio maremoto</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Oxfam: “sud Sudan, metà popolazione dipende dagli aiuti umanitari” appello urgente</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/07/29/95605/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 29 Jul 2016 09:56:23 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[aiuti]]></category>
		<category><![CDATA[Oxafam]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
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		<category><![CDATA[umanitari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Sud Sudan sta affrontando un peggioramento esponenziale della crisi umanitaria, dopo la nuova impennata del conflitto che sta lacerando il Paese e impedendo alle organizzazioni umanitarie di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/29/95605/">Oxfam: “sud Sudan, metà popolazione dipende dagli aiuti umanitari” appello urgente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Il <strong>Sud Sudan</strong> sta affrontando un peggioramento esponenziale della crisi umanitaria, dopo la nuova impennata del conflitto che sta lacerando il Paese e impedendo alle organizzazioni umanitarie di fornire aiuti ai milioni di persone colpite dall’emergenza. Nel frattempo episodi di violenza continuano nella capitale Juba e si stanno estendendo anche ad altre aeree del paese, nonostante il fragile cessate il fuoco raggiunto da poco. E’ l’allarme lanciato oggi da Oxfam e altre 9 organizzazioni umanitarie al lavoro nel paese – CARE, International Rescue Committee, Mercy Corps, Christian Aid, Danish Refugee Council, Global Communities, Internews, Jesuit Refugee Service, and Relief International – che fanno appello al Governo e all’Esercito di Liberazione del popolo sudanese (SPLA/IO), per un pieno rispetto del cessate il fuoco nella capitale Juba e nell’intero paese. Chiedendo inoltre al Governo e alle forze di pace dell’ONU (UNMISS), di garantire che le organizzazioni umanitarie possano operare in sicurezza per portare aiuti alla popolazione colpita dal conflitto.</p>
<p>IL PEGGIORAMENTO DEL QUADRO UMANITARIO</p>
<p>Metà della popolazione dipende ormai dagli aiuti, mentre già qualche settimana fa – prima del riaccendersi del conflitto, alla vigilia del quinto anniversario dell’indipendenza dello scorso 7 luglio – si contavano 2,5 milioni di sfollati e 4,8 milioni di persone rimaste senza cibo. Gli scontri, solo nella capitale Juba, hanno già causatoalmeno 300 vittime e decine di migliaia di sfollati, lasciando molte più persone senza cibo, acqua e riparo. “Se le condizioni di sicurezza peggioreranno, fornire aiuti sarà logisticamente impossibile. – spiega Alessandro Cristalli responsabile per il Corno d’Africa di Oxfam Italia – A oggi siamo riusciti a scongiurare la carestia nelle aree più difficili da raggiungere, ma se non avremo modo di operare a pieno regime le conseguenze saranno catastrofiche”.</p>
<p>A causa del recente peggioramento della situazione, molte organizzazioni hanno dovuto infatti ridurre temporaneamente il loro personale nel paese. Mentre scorte di cibo, acqua e materiali di primo soccorso sono stati saccheggiati anche dopo il raggiungimento del cessate il fuoco. In un paese che ha soltanto 200 chilometri di strade asfaltate, il conflitto in corso e le restrizioni imposte sui voli interni impediscono alle agenzie di portare aiuti alla popolazione e rifornire i punti di distribuzione dei beni e materiali necessari. “Ancora una volta, rischiamo di abbandonare il Sud Sudan nel momento di maggior bisogno. – ha dichiarato Kate Phillips-Barrasso, Senior Director of Policy and Advocacy per l’International Rescue Committee – Molte agenzie di aiuto hanno dovuto sospendere o limitare il lavoro di primo soccorso a causa degli scontri, e sono proprio le persone più vulnerabili a pagarne il prezzo. La comunità internazionale deve raddoppiare i suoi sforzi per trovare una soluzione alla crisi, lo status quo, semplicemente, non è abbastanza”.</p>
<p>Da qui l’appello al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, affinché assicuri la protezione dei civili, garantendo che le organizzazioni umanitarie possano lavorare in sicurezza in tutto il paese. “L’incapacità delle forze di pace delle Nazioni Unite di proteggere i civili genera insicurezza nel paese e impedisce alle organizzazioni umanitarie di portare i soccorsi necessari alla popolazione. – ha detto Frederick McCray, Country Director di CARE in Sud Sudan – UNMISS deve rispettare il suo mandato: proteggere i civili e il personale umanitario per favorire gli aiuti”. In questa direzione diviene perciò necessario il raggiungimento di un cessate il fuoco duraturo tra le parti in conflitto. “Il Sud Sudan ha bisogno di una pace duratura. – conclude Deepmala Mahla, Country Director di Mercy Corps in Sud Sudan – È perciò essenziale che le parti in conflitto rispettino il cessate il fuoco e lavorino insieme per trovare una soluzione. La popolazione del Sud Sudan ha già sofferto troppo e per troppo tempo”.</p>
<p>Durante gli scontri dal 7 all’11 luglio tra il governo e le truppe di opposizione a Juba, i bombardamenti hanno colpito anche quartieri residenziali, e migliaia di civili sono stati costretti a fuggire nelle aree sotto il controllo delle Nazioni Unite, che a loro volta non sono rimaste fuori dagli scontri, diventando meno sicure per le persone in cerca di un rifugio. Nonostante il cessate il fuoco, il 13 luglio, è stato saccheggiato il deposito del World Food Programme (WFP) con 4500 tonnellate di cibo – sufficienti a sfamare 220 mila persone per un mese. Sono stati rubati veicoli, carburante e attrezzature per ufficio: il WFP stima che il valore delle perdite ammonti a circa 20 milioni di dollari.</p>
<p>Quasi 5 milioni le persone senza cibo, 2,5 milioni gli sfollati.</p>
<p>Appello urgente alla comunità internazionale e alle Nazioni Unite per la protezione dei civili e delle organizzazioni umanitarie. Prioritario il rispetto del cessate il fuoco.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/07/29/95605/">Oxfam: “sud Sudan, metà popolazione dipende dagli aiuti umanitari” appello urgente</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Medici Senza Frontiere: in Siria la popolazione continua a morire di fame</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/02/01/89643/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 01 Feb 2016 12:10:43 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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		<category><![CDATA[Madaya]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gli abitanti della città assediata di Madaya continuano a morire di fame, nonostante la fornitura di aiuti con i convogli umanitari, perché la coalizione guidata dal governo siriano&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/01/89643/">Medici Senza Frontiere: in Siria la popolazione continua a morire di fame</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Gli abitanti della città assediata di Madaya continuano a morire di fame, nonostante la fornitura di aiuti con i convogli umanitari</strong>, <strong>perché la coalizione guidata dal governo siriano blocca l’arrivo di forniture mediche salvavita alla città</strong>, dichiara Medici Senza Frontiere (MSF).</p>
<p>Secondo gli operatori sanitari supportati da MSF a Madaya,<strong> 16 persone sono morte dall’ultima fornitura di aiuti con tre convogli umanitari all’inizio del mese</strong>.</p>
<p>“E’ assolutamente inaccettabile che la gente continui a morire di fame e che i casi medici critici restino in città quando dovevano essere evacuati settimane fa” dice <strong>Brice de le Vingne, direttore delle operazioni di MSF.</strong></p>
<p>Dopo i pesanti bombardamenti di Madaya della scorsa estate e l’inasprimento dell’assedio durante l’inverno, le massicce restrizioni all’assistenza umanitaria rendono indisponibili le forniture mediche essenziali, inclusi cibo terapeutico per curare i casi più gravi di malnutrizione.</p>
<p>Secondo MSF tra 1,5 e due milioni di persone sono sotto l’assedio imposto sia dalla coalizione guidata dal governo siriano che dai gruppi dell’opposizione. In molti di questi luoghi, l’evacuazione medica è vietata e materiale medico, medicine e cibo terapeutico vengono continuamente bloccati ai posti di blocco. Con il risultato che le equipe sanitarie in queste aree semplicemente non possono rispondere alle esigenze mediche. A Madaya, la situazione è ancora peggiore dato che non ci sono medici in città.</p>
<p><strong>Su una popolazione di 20.000 persone in città si stimano 320 casi di malnutrizione di cui 33 casi</strong><strong> gravi, che sono in pericolo di vita</strong> se non ricevono un trattamento immediato ed efficace.</p>
<p>“C’è bisogno di una presenza medica permanente e indipendente a Madaya” dice de le Vingne, direttore delle operazioni di MSF. “Ci aspettiamo un peggioramento della situazione medica perché l’accesso alle cure sanitarie per le persone in città resta estremamente limitato”.</p>
<p>I medici supportati da MSF stanno riferendo di <strong>casi di malnutrizione in altre città della Siria</strong> inclusa Moadamiyah, a sudovest di Damasco.</p>
<p>“Tutte le parti in conflitto responsabili di questa strategia di assedio devono consentire immediatamente l’accesso di aiuti umanitari e medici secondo il Diritto Umanitario Internazionale. Questo include la sospensione di qualsiasi restrizione all’evacuazione medica da queste zone” dice de le Vingne.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/02/01/89643/">Medici Senza Frontiere: in Siria la popolazione continua a morire di fame</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Un abitante su 7 pesa troppo, maglia nera a Molise</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/01/25/un-abitante-su-7-pesa-troppo-maglia-nera-a-molise/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 25 Jan 2013 14:47:12 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[italia]]></category>
		<category><![CDATA[molise]]></category>
		<category><![CDATA[obesità]]></category>
		<category><![CDATA[popolazione]]></category>
		<category><![CDATA[rapporto]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>E&#8217; il Molise in testa alle regioni italiane con il piu&#8217; alto tasso di obesita&#8217;. Secondo i dati del Rapporto Istat Noi Italia, circa un abitante su 7&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/01/25/un-abitante-su-7-pesa-troppo-maglia-nera-a-molise/">Un abitante su 7 pesa troppo, maglia nera a Molise</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; il Molise in testa alle regioni italiane con il piu&#8217; alto tasso di obesita&#8217;. Secondo i dati del Rapporto Istat Noi Italia, circa un abitante su 7 (il 13.5% della popolazione) della regione e&#8217; in grave sovrappeso, contro la media nazionale del 10%. Al secondo posto la Basilicata (13,1%) seguita dalla Puglia (12,6%).</p>
<p>&#8221;Anche se si tratta di numeri inferiori rispetto a quelli di altre nazioni europee &#8211; afferma Marcello Lucchese, Presidente della Societa&#8217; Italiana di Chirurgia dell&#8217;Obesita&#8217; e delle Malattie metaboliche (Sicob) &#8211; non dobbiamo sottovalutare la situazione. Il numero degli obesi italiani e&#8217; cresciuto del 25% dal 1994 ad oggi e anche regioni settentrionali&#8221;.</p>
<p>L&#8217;obesita&#8217;, ricordano gli esperti, provoca una serie di gravi malattie che possono portare alla morte, come ipertensione, diabete e cancro. &#8221;Quando dieta, esercizio fisico e cure farmacologiche non sono sufficienti e&#8217; opportuno sottoporre i pazienti a tecniche di chirurgia bariatrica &#8211; continua &#8211; e non certo per fini estetici ma per salvare loro la vita&#8221;. A questo va aggiunto l&#8217;impatto economico: i costi sociali legati all&#8217;obesita&#8217; ammontano a 23 miliardi di euro, di cui 11 a carico del Ssn. A questi vanno aggiunti i costi indiretti quantificabili a 65 miliardi di euro annui e rappresentanti da decessi, riduzione della produttivita&#8217; lavorativa, assenza dal lavoro, sussidi pensionistici e disoccupazione. &#8221;Se incentiviamo la chirurgia dell&#8217;obesita&#8217; &#8211; sottolinea Lucchese &#8211; possiamo quindi risparmiare fino a 88 miliardi. Sono, infatti, almeno un milione gli obesi italiani che potrebbero risolvere i loro problemi grazie ad interventi chirurgici&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/01/25/un-abitante-su-7-pesa-troppo-maglia-nera-a-molise/">Un abitante su 7 pesa troppo, maglia nera a Molise</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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