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		<title>Xylella: in Puglia produzione olio ai minimi termini</title>
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		<pubDate>Wed, 07 Oct 2020 16:02:08 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/07/xylella-in-puglia-produzione-olio-ai-minimi-termini/">Xylella: in Puglia produzione olio ai minimi termini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A causa della Xylella fastidiosa sono andate perse 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 75% della produzione di olio di oliva anche nell&#8217;annata 2020. È quanto sostiene Coldiretti Puglia. &#8220;Serve chiarezza e semplificazione dell&#8217;iter dei reimpianti e una strategia condivisa tra governo e Unione europea per far fronte alla strage che ha devastato 21 milioni di ulivi, mettendo in ginocchio il settore olivicolo del Salento, deturpando il patrimonio paesaggistico, con un danno stimato per difetto di 1,6 miliardi di euro ed il dimezzamento della produzione pugliese di olio di oliva che rappresenta oltre il 50% di quella nazionale&#8221;, dichiara il presidente di Coldiretti Puglia, Savino Muraglia. &#8220;La produzione di olio ha subito un trend negativo &#8211; aggiunge &#8211; che rischia di diventare irreversibile, toccando minimi storici vicini alle 5mila tonnellate. L&#8217;avanzata della malattia ha lasciato milioni di ulivi secchi dietro di se&#8217;, come rappresentato dalla perdita produttiva che si e&#8217; allargata a macchia d&#8217;olio, man mano che la Xylella camminava indisturbata sul territorio&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2020/10/07/xylella-in-puglia-produzione-olio-ai-minimi-termini/">Xylella: in Puglia produzione olio ai minimi termini</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Xylella. Addio a olive 3 su 4 in Salento</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 Sep 2019 19:56:09 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A causa della Xylella fastidiosa quest&#8217;anno sono andate perse quasi 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 73% della produzione di olio di&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/05/xylella-addio-a-olive-3-su-4-in-salento/">Xylella. Addio a olive 3 su 4 in Salento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A causa della Xylella fastidiosa quest&#8217;anno sono andate perse quasi 3 olive su 4 in provincia di Lecce con il crollo del 73% della produzione di olio di oliva nell&#8217; ultimo anno. E&#8217; quanto emerge da una analisi della Coldiretti sulla base dei dati del Sistema Informativo Agricolo Nazionale (SIAN) in occasione del pronunciamento della Corte di Giustizia Ue. L&#8217;avanzata della malattia &#8211; sottolinea la Coldiretti &#8211; ha lasciato milioni di ulivi secchi dietro di se&#8217;, molti dei quali monumentali, mano mano che la Xylella avanzava sul territorio spostandosi verso nord a una velocita&#8217; di piu&#8217; 2 chilometri al mese con conseguenze economiche, produttive e sociali: 5mila posti di lavoro persi nella filiera dell&#8217;olio extravergine di oliva con i frantoi svenduti a pezzi in Grecia, Marocco e Tunisia. Un trend che rischia di diventare irreversibile se &#8211; conclude la Coldiretti &#8211; non si interviene con strumenti adeguati per rilanciare la piu&#8217; grande fabbrica green italiana con la regione Puglia che ha garantito fino ad ora quasi la meta&#8217; dell&#8217;olio Made in Italy.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2019/09/05/xylella-addio-a-olive-3-su-4-in-salento/">Xylella. Addio a olive 3 su 4 in Salento</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Cibo: Puglia regione su podio delle più bio d&#8217;Italia</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 03 Sep 2018 20:38:25 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Puglia e&#8217; una delle tre regioni piu&#8217; bio in Italia. Lo rende noto Coldiretti. &#8220;La grande richiesta dei consumatori di cibo biologico ha portato alla realizzazione nei&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/03/cibo-puglia-regione-su-podio-delle-piu-bio-ditalia/">Cibo: Puglia regione su podio delle più bio d&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Puglia e&#8217; una delle tre regioni piu&#8217; bio in Italia. Lo rende noto Coldiretti. &#8220;La grande richiesta dei consumatori di cibo biologico ha portato alla realizzazione nei mercati di Campagna amica di spazi destinati alle produzioni agroalimentari biologiche, oltre alle botteghe italiane completamente bio e numerosi agriturismo di Campagna Amica che hanno impostato la ristorazione proprio sulle produzioni aziendali bio&#8221;, dichiara il presidente di Coldiretti Puglia, Gianni Cantele. &#8220;Altro punto centrale del nostro progetto sul biologico &#8211; continua Angelo Corsetti, direttore di Coldiretti Puglia &#8211; e&#8217; l&#8217;attenzione alla sicurezza alimentare nei servizi di ristorazione collettiva, divenuto un preciso dovere degli Enti locali per cui e&#8217; stata approvata in Consiglio regionale la cosiddetta legge sul chilometro zero e&#8217; riuscita di fatto a raccogliere il consenso bipartisan sul delicato tema delle mense, della sicurezza alimentare, della nutraceutica e della salute dei bambini e non solo ed e&#8217; una risposta responsabile all&#8217;83 per cento dei genitori pugliesi convinto che le mense pubbliche debbano offrire cibi piu&#8217; sani anche per educare le nuove generazioni alla sana e corretta alimentazione e tutelare la salute di tutti i fruitori delle mense pubbliche&#8221;, evidenzia Coldiretti. Le pratiche bio interessano tutti i comparti agricoli: olivo (32%), cereali (22%), vite (6%), frutta (2%). Anche rispetto al segmento dell&#8217;acquacoltura biologica 3 impianti sono pugliesi. &#8220;La continua richiesta di prodotti freschi e di stagione stimola l&#8217;imprenditore biologico a ricercare ulteriori forme di contatto commerciale con il consumatore. I timori dei consumatori, innescati dagli scandali alimentari, si sono tradotti &#8211; conclude Coldiretti Puglia &#8211; in una seria preoccupazione per la sicurezza alimentare e in una domanda crescente di garanzie di qualita&#8217; e maggiori informazioni sui metodi di produzione&#8221;.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2018/09/03/cibo-puglia-regione-su-podio-delle-piu-bio-ditalia/">Cibo: Puglia regione su podio delle più bio d&#8217;Italia</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 10 Oct 2017 16:04:14 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Nel 2017 il mercato italiano ha importato prevalentemente infissi in PVC, il 45% del totale in termini di valore, una quota cresciuta progressivamente nell&#8217;arco degli ultimi anni (35%&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/economia-cresce-del-45-limport-di-infissi-in-pvc/">Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Nel 2017 il mercato italiano ha importato prevalentemente infissi in PVC, il 45% del totale in termini di valore, una quota cresciuta progressivamente nell&#8217;arco degli ultimi anni (35% nel 2010). Nel complesso, alla fine di quest&#8217;anno verranno importate finestre e porte per un valore totale di circa 226 milioni di euro, 25 in piu&#8217; rispetto al 2016. Lo dice il primo rapporto congiunturale previsionale 2017 sul mercato dei serramenti in Italia, presentato nella sede della Cna e curato dal Cresme. Larga parte delle importazioni riguarda infissi in plastica. Interessante notare la crescita sperimentata da questa tipologia, specialmente se comparata con le dinamiche vissute da altri materiali. Prendendo come anno base il 2010, ad esempio, emerge come in sette anni le importazioni di infissi in PVC siano incrementate del 74% mentre legno (-23%), ferro e acciaio (-49%) hanno vissuto una dinamica negativa. La domanda in questo settore e&#8217; cresciuta particolarmente, rendendo necessaria l&#8217;importazione dall&#8217;estero di un numero crescente di infissi in PVC, specialmente da Paesi dell&#8217;Est, Polonia e Romania su tutti, oltre a produttori storici quali Austria e Germania. Nel 2016 l&#8217;Italia ha importato dalla Polonia quasi 200mila infissi in PVC (nel 2010 erano 90mila) per un valore di 23 milioni di euro. Per quanto riguarda il legno, invece, le importazioni si sono assestate su un valore complessivo di circa 41 milioni di euro (730mila pezzi importati); oltre alle &#8216;solite&#8217; Austria e Polonia, seguono Ungheria, Danimarca e Germania che scivola all&#8217;ottavo posto. Sul fronte degli infissi in ferro e metallo, invece, la Germania occupa il primo posto tra i Paesi esportatori.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/10/10/economia-cresce-del-45-limport-di-infissi-in-pvc/">Economia. Cresce del 45% l&#8217;import di infissi in PVC</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Petrolio: cala la produzione non Opec, cresceranno le guerre in M.O.</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 05 May 2016 08:56:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Secondo Fatih Bhiro, capo economista dell’ Iea, agenzia per l’Energia dell’Ocse, nel 2016 i paesi non Opec produrranno 700.000 b/g (barili al giorno) in meno rispetto al 2015.&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/05/petrolio-cala-la-produzione-non-opec-cresceranno-le-guerre-in-m-o/">Petrolio: cala la produzione non Opec, cresceranno le guerre in M.O.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>Secondo <strong>Fatih Bhiro</strong>, capo economista dell’ Iea, agenzia per l’Energia dell’Ocse, nel 2016 i paesi non Opec produrranno 700.000 b/g (barili al giorno) in meno rispetto al 2015. La produzione di questi paesi è circa il 60% della produzione mondiale, mentre le loro riserve accertate sono attorno al 40% del totale. Alcuni osservatori attribuiscono il calo in corso alla congiuntura dei prezzi, ora non più di 45-50 $/b, meno della metà del giugno 2014, che non permettono di finanziare in modo adeguato la ricerca e l’avvio all’ attività di nuovi giacimenti.</p>
<p>I paesi non Opec hanno però sfruttato le loro riserve più di quanto abbiano fatto i paesi Opec, sempre attenti questi ultimi a limitare la produzione delle loro risorse per tenere i prezzi alti e costanti. Allora il calo del greggio estratto dai paesi non Opec potrebbe essere un segnale più grave, la conseguenza del raggiungimento del loro picco massimo della produzione, che da ora in poi calerebbe progressivamente e con continuità. .</p>
<p>L’ Opec fu fondata nel 1960 da Arabia saudita, Venezuela, Kuwait, Indonesia, Iran, Iraq. Successivamente si sono aggiunti Qatar, Emirati Arabi, Algeria, Libia, Angola, Nigeria. Questi 12 paesi producono il 40% del petrolio estratto ma hanno il 60% delle riserve mondiali accertate e oltre il 50% delle riserve mondiali sono nel Medio Oriente e Nord Africa divise tra Arabia Saudita. (15%), Iran (10%) Iraq (11%), Libia (3%) e gli altri paesi. I giacimenti mediorientali sono anche meno costosi da sfruttare e sono stati sotto utilizzati, soprattutto negli ultimi 20 anni.</p>
<p>Iraq, Iran e Libia insieme producono meno di 8 mb/g, milioni di barili il giorno, su 95 mb/g totali. Quindi con il 24% delle riserve estraggono meno del 10% della produzione totale e per questo i loro territori acquisteranno nel futuro un’ importanza straordinaria.</p>
<p>La crescita mondiale della produzione di petrolio negli ultimi anni è stata aiutata dall’ uso negli USA della tecnica shale gas che ha permesso agli Stati Uniti di risalire da 8 mb/g (milioni di barili il giorno) prodotti a circa 10 mb/g. Il loro consumo interno però è di circa 18 mb/g. Il mancato taglio della produzione Opec, voluto da Ryad dalla fine del 2014, e che ha causato il crollo del prezzo del greggio, è stato spiegato da molti osservatori come una guerra saudita alla produzione USA. Ma l’Iea ha ipotizzato per il vicino 2018 il picco produttivo di questa tecnica di estrazione, l’ effetto positivo del petrolio shale gas sarebbe quindi per gli Stati Uniti un recupero effimero oltre che molto costoso.</p>
<p>Senza entrare nel merito dei motivi, in ogni caso non dimostrabili, della strategia saudita, la spada di Damocle del picco petrolifero, teorizzato da Hubbert nel 1953, rimane minacciosa ed è bene tenerla presente quando ci occupiamo delle molte guerre in corso.</p>
<p>La <strong>Gran Bretagna</strong>, dopo il declino della sua produzione nei mari del Nord, è tornata ad importare greggio e la ripresa del suo interventismo militare in Medio Oriente è legata a questo processo. Anche la Francia, con l’ attuale momento nero della produzione elettrica nucleare, ha un interesse impellente a tornare protagonista militare nel Medio oriente e Nord Africa.</p>
<p>La transizione energetica, sicura nei prossimi 20-30 anni, sarebbe stata molto più difficile per l’ Occidente se fossero rimasti al loro posto Saddam Hussein e Gheddafi. Ma anche nella nuova situazione questo passaggio storico sarà durissimo. Basta pensare al ruolo che hanno anche il Venezuela, secondo paese al mondo per riserve, e Russia, attualmente nei primi 3 produttori mondiali.</p>
<p>Nel frattempo India, Cina e Giappone sono i paesi che negli ultimi tre anni hanno dato il maggior impulso alla fonte solare e data la loro popolazione complessiva questa scelta potrebbe cambiare il corso di tutta la transizione energetica.</p>
<p>Nei prossimi anni non sarà incoraggiato lo studio e l’ informazione sul processo della transizione energetica, ineluttabile anche se con modalità imprevedibili. Ma dobbiamo riaccendere il prima possibile i riflettori su questo tema cruciale. Ricordo che in Italia i primi libri con buona diffusione sul picco petrolifero, “La festa è finita” di Richard Heinberg e “La fine del petrolio” di Ugo Bardi, furono pubblicati nel 2004, quando ormai le truppe USA e britanniche erano sul suolo iracheno.</p>
<p>Prima ci sarà una consapevolezza diffusa della difficile crescita futura della produzione petrolifera e prima sarà messa in difficoltà la propaganda di guerra, che con pretesti vari, dal terrorismo all’ esportazione della democrazia, alla invasione dei migranti, ai diritti umani nella interpretazione di parte delle democrazie occidentali, cerca di convincere l’ opinione pubblica che l’Occidente fa le guerre, o le fomenta con modalità variabili, per motivi nobili. Ma non è così.</p>
<p>Aiuterebbe molto l’ opposizione alla guerra conoscere le tendenze ormai dimostrate del prossimo processo del declino della produzione petrolifera e sapere maggiori dettagli relativi all’energia delle guerre per il petrolio e gas già scatenate dall’Occidente, dalle tre in Iraq alla Libia, dal golpe in Iran del 1953 al golpe colorato in Ucraina del 2014.<span class="HOEnZb"><br />
</span></p>
<p style="text-align: right"> <strong>Marco Palombo</strong></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/05/petrolio-cala-la-produzione-non-opec-cresceranno-le-guerre-in-m-o/">Petrolio: cala la produzione non Opec, cresceranno le guerre in M.O.</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Fiat: Angeletti, calo produzione inaccettabile</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 17 Sep 2012 05:24:13 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Continua il pressing dei sindacati sulla Fiat. Dopo la Cgil, anche Cisl e Uil chiedono il conto a Marchionne: &#8220;Non possiamo accettare riduzioni della capacità produttiva. Noi crediamo ancora&#8230;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/09/17/fiat-angeletti-calo-produzione-inaccettabile/">Fiat: Angeletti, calo produzione inaccettabile</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Continua il pressing dei sindacati sulla Fiat. Dopo la Cgil, anche Cisl e Uil chiedono il conto a Marchionne: &#8220;Non possiamo accettare riduzioni della capacità produttiva. Noi crediamo ancora che la Fiat possa restare un&#8217;azienda competitiva ma perché ciò sia possibile bisogna fare gli investimenti necessari&#8221;, afferma il segretario della Uil, Luigi Angeletti. &#8220;E&#8217; evidente che siamo in una fase di crisi di mercato &#8211; ha poi spiegato -, ma in Italia, malgrado tutto, si produce un terzo delle auto che si comprano&#8221;.</p>
<p>Il sindaco di Torino, Pietro Fassino si augura che il governo non faccia solo &#8221;il notaio&#8221; e per quel riguarda l&#8217;azienda, &#8221;mi auguro che ripeta gli impegni formulati nell&#8217;incontro che ho avuto con Marchionne ed Elkann una decina di giorni fa&#8221;.</p>
<p>Il segretario della Cgil, Susanna Camusso ribadisce la sua posizione e spara ancora a zero sui vertici del Lingotto: &#8221;pare evidente che oggi il problema e&#8217; sapere che quel modello non funziona, che non c&#8217;e&#8217; un piano industriale, che c&#8217;e&#8217; un Paese che e&#8217; stato ampiamente preso in giro&#8221;.</p>
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