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	<title>proteste Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Scuola: mobilitazione per lezioni in presenza da settembre</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 22 May 2020 16:37:30 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;istruzione e&#8217; un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, la scuola deve riaprire in sicurezza, dando priorita&#8217; alla didattica in presenza. A settembre, a ben 6 mesi dalla chiusura, non si potra&#8217; piu&#8217; parlare di emergenza. La &#8220;didattica a distanza&#8221; e&#8217; la didattica dell&#8217;emergenza, non e&#8217; possibile proporla come soluzione per il nuovo anno scolastico 2020-&#8217;21&#8221;. [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;L&#8217;istruzione e&#8217; un diritto fondamentale sancito dalla Costituzione, la scuola deve riaprire in sicurezza, dando priorita&#8217; alla didattica in presenza. A settembre, a ben 6 mesi dalla chiusura, non si potra&#8217; piu&#8217; parlare di emergenza. La &#8220;didattica a distanza&#8221; e&#8217; la didattica dell&#8217;emergenza, non e&#8217; possibile proporla come soluzione per il nuovo anno scolastico 2020-&#8217;21&#8221;. Lo scrive in una nota il Comitato &#8220;Priorita&#8217; alla Scuola&#8221; che organizza per domani, sabato 23 maggio (ore 15.30), nelle piazze di molte citta&#8217; italiane, una mobilitazione nazionale per chiedere al Governo &#8220;piu&#8217; risorse per la scuola pubblica, piu&#8217; insegnanti, l&#8217;assunzione di precarie e precari, piu&#8217; personale A.T.A, piu&#8217; scuole, piu&#8217; spazi, piu&#8217; educazione all&#8217;aperto&#8221;. Le manifestazioni (con distanziamento obbligatorio di 2 metri tra nuclei familiari e uso della mascherina) si svolgeranno a Firenze, Roma, Milano, Bologna, Napoli, Genova, Modena, Pistoia, Pontedera, Faenza, Torino, Arezzo, Cagliari, Trapani, Vicenza, Reggio Emilia, Taranto. &#8220;Finora non abbiamo ricevuto alcuna risposta alla lettera, sottoscritta da circa 85mila persone (https://bit.ly/2AIHCb3) e inviata lo scorso 18 aprile alla ministra dell&#8217;Istruzione Lucia Azzolina. Ne&#8217; negli ultimi decreti del Governo ne&#8217; nelle recenti dichiarazioni rilasciate dalla ministra emergono linee chiare sulle modalita&#8217; di apertura della scuola a settembre. Per questa ragione si e&#8217; deciso di organizzare una manifestazione in forma statica in luoghi simbolici e centrali di numerose citta&#8217; italiane per chiedere che tutte le scuole siano aperte a settembre, in presenza, in continuita&#8217; e in sicurezza&#8221;, conclude la nota.</p>
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		<title>Gaza: 49 bambini uccisi e più di 6.000 feriti dall’inizio delle proteste</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2019/03/28/gaza-49-bambini-uccisi-e-piu-di-6-000-feriti-dallinizio-delle-proteste/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Mar 2019 19:02:57 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Almeno 49 bambini sono stati uccisi al confine con Gaza e più di 6.000 sono rimasti feriti, di cui quasi la metà in modo grave, a un anno dall’inizio delle proteste per la Marcia del Ritorno. Numeri che Save the Children &#8211; l&#8217;Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – porta oggi alla luce per ribadire a tutte le parti coinvolte di agire immediatamente per affrontare le cause alla radice del conflitto e garantire la necessaria protezione a tutti i bambini, in uno scenario caratterizzato dalla recente escalation di violenze nell’area.</p>
<p>Secondo quanto riportato dalla Commissione d’inchiesta delle Nazioni Unite, sottolinea Save the Children, i bambini sono stati colpiti dai soldati israeliani con munizioni e proiettili di gomma e hanno subito gravi conseguenze in seguito all’inalazione di gas lacrimogeni lanciati lungo la barriera. Tra coloro che sono sopravvissuti, in tanti hanno subito lesioni gravissime e indelebili e non hanno potuto accedere a cure mediche adeguate di cui avevano urgente bisogno.</p>
<p>La richiesta di assistenza medica specialistica, infatti, ha superato di gran lunga le capacità del sistema sanitario di Gaza, ormai paralizzato da anni a causa del blocco. Secondo i dati dell&#8217;OMS, nel corso dell&#8217;ultimo anno l&#8217;80% dei bambini feriti durante le proteste, che hanno chiesto di poter lasciare Gaza per ricevere cure mediche di emergenza in Israele, si sono visti negare o ritardare i loro permessi.</p>
<p>Save the Children e i suoi partner sul territorio hanno raccolto le testimonianze di migliaia di bambini coinvolti nelle proteste. Molti stanno lottando per superare le gravi ferite subite, tra cui amputazioni, perdita della vista e lesioni alla testa, che in molti casi avranno ripercussioni per il resto della loro vita e che non possono essere curate adeguatamente per via della debolezza del sistema sanitario. Secondo l&#8217;OMS, 21 bambini hanno subito l&#8217;amputazione degli arti superiori o inferiori a seguito delle ferite riportate durante le proteste.</p>
<p>Faris*, 16 anni, è stato colpito dai proiettili a una gamba mentre partecipava a una manifestazione di protesta nell&#8217;ottobre dello scorso anno. I medici gli hanno subito prescritto cure di emergenza in Israele e lui è stato uno dei pochi ai quali è stato concesso il permesso di viaggiare. Tuttavia il suo permesso ha subito un ritardo di cinque giorni e quando è finalmente arrivato in ospedale, a Gerusalemme, non è stato possibile salvargli la gamba e si è resa necessaria l’amputazione sopra il ginocchio.</p>
<p>&#8220;Non avevo nessuna arma con me, stavo lì in piedi come tutte le altre persone – ricorda Faris del giorno in cui è stato colpito &#8211; Quando sono stato ferito, ho iniziato a urlare chiedendo disperatamente aiuto. Mi hanno portato in ospedale e il dolore era insopportabile. Ricordo ancora che la mia gamba era gelida”.</p>
<p>Oltre 20.000 gli adulti feriti durante le proteste, tra il 30 marzo e il 31 gennaio scorsi, ai quali si aggiungono anche quattro soldati israeliani, mentre un altro militare israeliano è stato ucciso in uno dei giorni delle proteste, ma lontano dal luogo delle manifestazioni.</p>
<p>Save the Children fa proprio l’appello delle Nazioni Unite per porre immediatamente fine all&#8217;uso eccessivo della forza da parte di Israele nei confronti dei bambini al confine. L’Organizzazione sostiene inoltre l&#8217;appello dell’Onu affinché Israele riveda le regole militari di ingaggio relativamente all&#8217;uso di munizioni contro i bambini durante le proteste.</p>
<p>&#8220;I nostri team a Gaza ci dicono che le tensioni stanno crescendo e ci sono serie preoccupazioni che le proteste di questo venerdì possano essere ancora peggiori. L&#8217;uccisione e la mutilazione dei bambini è semplicemente inaccettabile e, come in tutti i conflitti, i responsabili devono essere ritenuti responsabili. Auspichiamo che tutte le proteste possano svolgersi in modo pacifico. Chiediamo quindi a tutte le parti coinvolte di affrontare le cause alla radice del conflitto, ponendo fine al blocco e garantendo la protezione sia ai palestinesi che agli israeliani&#8221;, ha dichiarato Jeremy Stoner, Direttore di Save the Children in Medio Oriente.</p>
<p>Oltre alle ferite fisiche subite, a destare particolare preoccupazione è anche la salute mentale dei bambini a Gaza. Dalle ricerche condotte da Save the Children, infatti, emerge che, anche prima delle proteste, molti bambini a Gaza soffrivano le conseguenze dei traumi subiti, come ansia e depressione a causa di una crisi umanitaria in corso da anni.</p>
<p>&#8220;Quando sono per strada, vedo gli altri bambini giocare a calcio, correre e mi arrabbio. Non riesco a sopportare quello che mi è successo. Da quando ho perso la gamba, resto sempre a casa, non esco più e non faccio nulla“, ha raccontato ancora Faris.</p>
<p>Ali*, 16 anni, è stato gravemente ferito da una scheggia alla gamba mentre partecipava a una protesta nel giugno 2018. Quattro mesi più tardi, suo fratello minore Yousef*, 14 anni, è stato colpito al petto da un proiettile durante le proteste ed è morto.</p>
<p>&#8220;La nostra casa sembra vuota ora che mio fratello non c’è più, lui la riempiva di vita e gioia. Quando mio padre è andato a cercarlo, prima gli hanno detto che gli avevano sparato, poi siamo andati all&#8217;ospedale di Shifaa e ci hanno detto che era morto. È stato uno shock per tutti noi. Non volevo più stare a casa perché era piena di suoi ricordi&#8221;, è il racconto di Ali.</p>
<p>&#8220;Un anno fa abbiamo chiesto la fine dell&#8217;uso di cecchini e munizioni, da parte del governo israeliano, contro i bambini durante le manifestazioni al confine con Gaza. Siamo costretti a rinnovare ancora una volta il nostro appello perché i bambini continuano a essere uccisi o feriti gravemente. Se tutto questo non cesserà, il numero delle vittime continuerà ad aumentare. Chiediamo pertanto a tutte le parti coinvolte di dare la priorità assoluta alla protezione dei bambini – ha proseguito Jeremy Stoner &#8211; I bambini vedono i loro amici e i loro genitori che vengono colpiti e sono costretti a convivere con le conseguenze di questa situazione senza poter ricevere il supporto adeguato per recuperare sia dal punto di vista fisico che mentale. Siamo profondamente preoccupati per l&#8217;impatto psicologico che l&#8217;esposizione prolungata a tali violenze potrà avere sui bambini di Gaza&#8221;.</p>
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		<title>Anonymus: le nostre proteste per la persecuzione al BDS</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 26 May 2016 09:49:15 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[Amnesty International]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Gravi le minacce esplicite e pubbliche che pesano sulle attività nonviolente di attivisti ed hacker di tutto il mondo, il web è da anni un ring di lotta e quelle che erano le piazze si sono trasformate oggi in tastiere e cellule di gruppi sparsi nell’etere con un unico e semplice obiettivo, il sabotaggio di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/05/26/anonymus-le-nostre-proteste-per-la-persecuzione-al-bds/">Anonymus: le nostre proteste per la persecuzione al BDS</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Gravi le minacce esplicite e pubbliche che pesano sulle attività nonviolente di attivisti ed hacker di tutto il mondo, il web è da anni un ring di lotta e quelle che erano le piazze si sono trasformate oggi in tastiere e cellule di gruppi sparsi nell’etere con un unico e semplice obiettivo, il sabotaggio di attività dedite a ledere la libertà dei popoli mondiali. Il movimento del BDS per il boicottaggio, disinvestimento e sanzionamento di prodotti israeliani per la tutela del popolo palestinese con a capo Omar Barghouti per la lotta non violenta, in questi giorni si è trovato ad esporre pubblicamente con il sostegno di varie associazioni tra cui <strong>Amnesty International</strong>, forti perplessità sulla pericolosità della repressione che si sta verificando sulla Striscia di Gaza e in Cisgiordania a danno di giornalisti e attivisti. Abbiamo rintracciato e fatto alcune domande a un membro di <strong>Anonymus</strong>.</p>
<p><strong> </strong><strong>Cosa accade in questi giorni all’interno dei gruppi di attivismo on line dopo le pesanti dichiarazioni del governo israeliano ?</strong></p>
<p>Dichiaro personalmente e a nome di chi crede nella libertà che la lotta da oggi sarà ancora più intensa! Il Bds é un impegno mondiale per il rispetto dei diritti internazionali ed umani. Si cerca inutilmente di confondere antisionismo, antisemitismo e terrorismo di massa. Prepotentemente l’ assurda campagna mediatica che hanno creato volge a far intravedere negli ebrei di tutto il mondo dei complici nei loro crimini di guerra, quindi sostenitori di uno stato di apartheid. Il Bds vive per la tutela del dei diritti fondamentali del popolo palestinese sotto occupazione da decenni, ci presentiamo come movimento non violento e antirazzista che sopravvive nell’assoluto rigetto dell’ islamofobia e dell’ antisemitismo. In queste settimane minacce divulgate dal governo israeliano ledono la sicurezza e la libertà individuale, non solo in Israele e nei territori OPT come associazioni di HR, Breaking the Silence, al Haq, Btslem, gruppi di attivisti dell’ antinsediamento, l’imprigionamento della parlamentare Khalida Jarrar e di giornalisti non solo dei territori occupati. Bisogna fare attenzione, perché trattasi di un vero e proprio attacco alla  democrazia  come si è verificato recentemente in Francia e Gran Bretagna. Loro hanno da investire denaro e potere, mentre noi abbiamo insiti in noi la ragione ed i diritti internazionali in cui crediamo ciecamente.</p>
<p><strong>Avete attaccato siti istituzionali contro l’assedio del popolo palestinese e come sostegno al Bds,  vi sono state ritorsioni?</strong></p>
<p>Basti pensare cosa è accaduto in Francia durante alcune manifestazioni, dove dei giovani sono stati arrestati per avere indossato magliette del Bds a sostegno del popolo palestinese.</p>
<p><strong>L’hackeraggio e l’attivismo web sono definite forme nonviolente di lotta, in alcuni casi parliamo di sabotaggio, i governi mondiali stanno cercando di colpirvi modificando le leggi, cosa pensi di questo?</strong></p>
<p>Non tutti si occupano di sabotaggio, molti di noi ci mettono la faccia, l’ hackeraggio non è parte attiva del Bds, sono cellule autonome e distinte. Molti politici mondiali sostengono le campagne di boicottaggio e aderiscono a famose campagne Twitter. Fa comodo far passare sabotaggio e hacker come gruppi terroristici,  l’unica arma a loro consona è infangare per poter colpire.</p>
<p>Ricordo l’appoggio dichiarato pubblicamente ai media recentemente da parte di Amnesty International al Bds e agli attivisti per i diritti umani:</p>
<p><a href="https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/3824/2016/en/">https://www.amnesty.org/en/documents/mde15/3824/2016/en/</a></p>
<p><strong> </strong><strong>Qual’è stata l’azione più efficace che avete avviato in quest’ultimo anno?</strong></p>
<p>Siamo impegnati giornalmente, esempi recenti avvicinabili a chiunque volesse impegnarsi sono: #AskNetanyahu, L’erba del vicino, le numerose petizioni contro le demolizioni illegali delle abitazioni civili palestinesi, twitterstorm, le persone possono attivarsi postando sui i giornali e media il proprio dissenso, scrivendo al popolo di intelletuali e coinvolgendo artisti da ogni parte del globo.</p>
<p><strong>Quale sarà la vostra risposta?</strong></p>
<p>Semplice, non intendiamo fermiarci.</p>
<p style="text-align: right"><strong> Antonietta Chiodo &#8211; Pressenza</strong></p>
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		<title>Renzi e la protesta che offusca L&#8217;Aquila /VIDEO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Luca Marrelli]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 26 Aug 2015 09:38:55 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Abruzzo]]></category>
		<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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		<category><![CDATA[l'aquila]]></category>
		<category><![CDATA[proteste]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’attesa è durata praticamente un anno e mezzo, da quando cioè il governo si è insediato a Palazzo Chigi, ma la prima visita da primo ministro di Matteo Renzi a L’Aquila probabilmente passerà alla storia soltanto per le proteste, il pessimo servizio d’ordine, le cariche probabilmente eccessive della polizia e per i quattro feriti. L’Aquila [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/26/renzi-e-la-protesta-che-offusca-laquila-video/">Renzi e la protesta che offusca L&#8217;Aquila /VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’attesa è durata praticamente un anno e mezzo, da quando cioè il governo si è insediato a Palazzo Chigi, ma la prima visita da primo ministro di <strong>Matteo Renzi</strong> a L’Aquila probabilmente passerà alla storia soltanto per le proteste, il pessimo servizio d’ordine, le cariche probabilmente eccessive della polizia e per i quattro feriti. L’Aquila rimane però una città che a sei anni e mezzo dal 6 aprile 2009 è ancora pesantemente terremotata e imprigionata all’interno delle reti di una ricostruzione sempre difficoltosa e ancora lontanissima dall’essere completata.  Per questo motivo è un peccato, che nel giorno in cui per la prima volta dal suo insediamento il governo metteva, seppur per pochi minuti dopo troppo mesi di silenzio L’Aquila al centro dell’agenda politica, la scena se la siano presa contestatori, che si facevano megafono di istanze più che legittime e meritevoli di rispetto, ma che poco o nulla centrano con la situazione che sta vivendo la città e con quelle che sono le sue immediate necessità.</p>
<p>Erano infatti i comitati contro le trivellazioni di Ombrina Mare, nell’adriatico, i precari della scuola d’Abruzzo e, secondo qualcuno, addirittura anche i tifosi del Teramo Calcio retrocesso in Serie D per la vicenda calcioscommesse, i principali promotori e animatori della protesta contro il Premier che ieri ha fatto impennare la tensione per le vie del centro cittadino e ha costretto un cambio di programma da quelle che erano le intenzioni iniziali, con l’annullamento dell’incontro tra il primo ministro e le istituzioni locali a Palazzo Fibbioni e il trasferimento immediato al Gran Sasso Science Institute, per quello che inizialmente doveva essere il secondo incontro in programma.</p>
<p>Ovviamente, non è possibile negare che all’interno dei gruppi di manifestanti ci fossero anche aquilani, soprattutto rappresentanti dei movimenti studenteschi, che alzavano la proprio voce contro una ricostruzione troppo lenta e ancora insufficiente. Ciò nonostante, il giorno dopo la violenta tempesta, la sensazione è, come già accaduto negli anni scorsi in occasione di altre visite politiche, ancora quella di una città strumentalizzata ed utilizzata dai manifestanti per promuovere istanze più che legittime, ma lontane dalla situazione dell’Aquila, che alla fine hanno raggiunto il solo obiettivo di coprire i riflettori che per una volta avevano provato ad accendersi su questa nostra disgraziata città.</p>
<p><em><strong><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Renzi_e_la_protesta_che_offusca_LAquila/2785">VIDEO SERVIZIO SU TIKOTV</a></strong></em></p>
<p><em><strong><a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/De_Micheli_Istituzioni_aquilane_hanno_riconosciuto_impegno_governo/2784">INTERVISTA A PAOLA DE MICHELI</a></strong></em></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2015/08/26/renzi-e-la-protesta-che-offusca-laquila-video/">Renzi e la protesta che offusca L&#8217;Aquila /VIDEO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Scontri a Istanbul, le foto della protesta</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/06/12/scontri-a-istanbul-le-foto-della-protesta/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 12 Jun 2013 08:51:06 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Notte di scontri in piazza Taksim a Istanbul fra la polizia e i dimostranti anti-Erdogan. Ieri mattina i poliziotti in forze avevano sgombrato la piazza, ma ieri sera i manifestanti sono tornati e sono ripartiti i disordini. Erdogan dice che contro i contestatori &#8221;non ci sara&#8217; tolleranza&#8221; e che il parco Gezi sara&#8217; cancellato: &#8221;Gli [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Notte di scontri in piazza Taksim a Istanbul fra la polizia e i dimostranti anti-Erdogan. Ieri mattina i poliziotti in forze avevano sgombrato la piazza, ma ieri sera i manifestanti sono tornati e sono ripartiti i disordini. Erdogan dice che contro i contestatori &#8221;non ci sara&#8217; tolleranza&#8221; e che il parco Gezi sara&#8217; cancellato: &#8221;Gli alberi li ripianteremo altrove&#8221;. Arrestati anche 73 avvocati che difendevano i manifestanti. Per la Casa Bianca &#8221;occorre rispettare il diritto di espressione&#8221;.</p>
<div id="attachment_60269" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60269" class="size-full wp-image-60269" alt="A man says his hands were burned by the gas police used against protesters. &quot;It wasn't pepper gas,&quot; he insisted. Fights broke out when police came to Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests at Gezi Park. Photo: Jodi Hilton/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto2.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto2.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto2-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60269" class="wp-caption-text">A man says his hands were burned by the gas police used against protesters. &#8220;It wasn&#8217;t pepper gas,&#8221; he insisted. Fights broke out when police came to Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests at Gezi Park. Photo: Jodi Hilton/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60268" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60268" class="size-full wp-image-60268" alt="Police fired tear gas against protesters in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. Photo: Jodi Hilton/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto9.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto9.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Gezi_Park-JH_NurPhoto9-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60268" class="wp-caption-text">Police fired tear gas against protesters in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. Photo: Jodi Hilton/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60267" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60267" class="size-full wp-image-60267" alt="Intervention of the police force this afternoon in Taksim square. Photo: Michael Bunel/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto11.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto11.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto11-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60267" class="wp-caption-text">Intervention of the police force this afternoon in Taksim square.<br />Photo: Michael Bunel/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60266" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60266" class="size-full wp-image-60266" alt="Intervention of the police force this afternoon in Taksim square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square during the 11th day of anti-government protest in Istanbul, on June 11, 2013.  Photo: Michael Bunel/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto15.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto15.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto15-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60266" class="wp-caption-text">Intervention of the police force this afternoon in Taksim square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square during the 11th day of anti-government protest in Istanbul, on June 11, 2013. Photo: Michael Bunel/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60265" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60265" class="size-full wp-image-60265" alt="Intervention of the police force this afternoon in Taksim square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square during the 11th day of anti-government protest in Istanbul, on June 11, 2013.  Photo: Michael Bunel/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto19.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto19.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Istanbul-clashes-MB_NurPhoto19-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60265" class="wp-caption-text">Intervention of the police force this afternoon in Taksim square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square during the 11th day of anti-government protest in Istanbul, on June 11, 2013. Photo: Michael Bunel/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60264" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60264" class="size-full wp-image-60264" alt="Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. In the photo: a protester hit during the clashes  Photo: Kaan Saganak/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS1.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS1.jpg 900w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS1-280x300.jpg 280w" sizes="(max-width: 900px) 100vw, 900px" /><p id="caption-attachment-60264" class="wp-caption-text">Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. In the photo: a protester hit during the clashes Photo: Kaan Saganak/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60263" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60263" class="size-full wp-image-60263" alt="Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey.  Photo: Kaan Saganak/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS16.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS16.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS16-300x198.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60263" class="wp-caption-text">Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. Photo: Kaan Saganak/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60262" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img fetchpriority="high" decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60262" class="size-full wp-image-60262" alt="Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey.  Photo: Kaan Saganak/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Taksim-Square_NurPhoto_KS17.jpg" width="630" height="1029" /><p id="caption-attachment-60262" class="wp-caption-text">Clashes between police and protesters in Taksim Square. Police fired tear gas and water cannons in Taksim Square on June 11, 2013, the 11th day of anti-government protests in Turkey. Photo: Kaan Saganak/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60261" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60261" class="size-full wp-image-60261" alt="Intervention of the police force this morning in Taksim square.  Photo: Michael Bunel/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto19.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto19.jpg 700w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto19-300x200.jpg 300w" sizes="(max-width: 700px) 100vw, 700px" /><p id="caption-attachment-60261" class="wp-caption-text">Intervention of the police force this morning in Taksim square. Photo: Michael Bunel/NurPhoto</p></div>
<div id="attachment_60260" style="width: 640px" class="wp-caption aligncenter"><img decoding="async" aria-describedby="caption-attachment-60260" class="wp-image-60260 " alt="Intervention of the police force this morning in Taksim square.  Photo: Michael Bunel/NurPhoto" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto27.jpg" width="630" height="auto" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto27.jpg 800w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2013/06/Turkey_Protest_MB_NurPhoto27-300x199.jpg 300w" sizes="(max-width: 800px) 100vw, 800px" /><p id="caption-attachment-60260" class="wp-caption-text">Intervention of the police force this morning in Taksim square. Photo: Michael Bunel/NurPhoto</p></div>
<p style="text-align: center;"><a href="http://www.nurphoto.com"><img decoding="async" class="aligncenter" alt="" src="https://fbcdn-sphotos-h-a.akamaihd.net/hphotos-ak-frc1/249081_106865142851705_1444723579_n.jpg" width="630" height="233" /></a></p>
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		<title>Crisi nello Yemen, paura terrorismo e altri problemi per Obama</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Jan 2010 11:04:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Londra e Washington hanno deciso, il 2 gennaio,  la chiusura delle ambasciate nello Stato arabo. I britannici hanno motivato il provvedimento con «ragioni di sicurezza» legate alla minaccia terroristica mentre ai dipendenti yemeniti della rappresentanza americana è stato detto di non presentarsi al lavoro fino a nuovo ordine. “L&#8217;ambasciata usa a Sanaa resta chiusa in [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2010/01/04/crisi-nello-yemen-paura-terrorismo-e-altri-problemi-per-obama/">Crisi nello Yemen, paura terrorismo e altri problemi per Obama</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image0011.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1324" title="image001" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image0011.jpg" alt="" width="207" height="124" /></a>Londra e Washington hanno deciso, il 2 gennaio,  la chiusura delle ambasciate nello Stato arabo. I britannici hanno motivato il provvedimento con «ragioni di sicurezza» legate alla minaccia terroristica mentre ai dipendenti yemeniti della rappresentanza americana è stato detto di non presentarsi al lavoro fino a nuovo ordine. <span id="more-1323"></span>“L&#8217;ambasciata usa a Sanaa resta chiusa in risposta alla minaccia rappresentata da al-Qaeda nella Penisola arabica contro gli interessi americani nel Paese” si legge in una nota sul sito web della missione diplomatica. Secondo poi quanto riferito ieri 3 gennaio alla Cnn da John Brennan, consiliere diplomatico di Obama, impegnata nell’antiterrorismo,  al-Qaeda progetta un attentato a Sanaa. Ricordiamo che l’ambastia Usa di Sanaa fu oggetto di un attentato con due autobomba che causò 16 vittime, nel settembre del 2008.<br />
Il 3 gennaio scorso allertata anche l’ambasciata spagnola che, oggi, secondo El Mundo, è rimasta chiusa al pubblico. Secondo gli esperti la minaccia è reale e le misure di sicurezza vanno rafforzate. Per questo Obama ha chiamato a rapporto domani alla Casa Bianca i responsabili di tutte le principali agenzie di sicurezza. In quel vertice intende fare il punto sull&#8217;intero arco dei controlli.<br />
Lo Yemen, che sta facendo fronte a un&#8217;insurrezione di militanti fondamentalisti musulmani nel nord e a proteste separatiste nel sud, ha rafforzato la sicurezza lungo le coste per bloccare l&#8217;infiltrazione di militanti dalla Somalia. Le autorità hanno disposto controlli continui in due province costiere, dopo che i militanti islamici hanno annunciato nei giorni scorsi di essere pronti a mandare rinforzi in Yemen per sostenere al-Qaeda. Secondo l’ittelingence USA il 23enne nigeriano incriminato per aver cercato di far esplodere un volo diretto a Detroit, è stato addestrato in Yemen da al Qaeda, che ha dichiarato che esso era una rappresaglia per il coinvolgimento degli Usa nello Yemen e per il sostegno militare al governo. Si prepara per Obama, che appare già ingrigito dai moltepli crucci di u difficile governo.<br />
Un 2010 da far tremare i polsi e sia sul piano interno che internazionale. L&#8217;enorme linea di credito che la nazione americana ha accordato alla “promessa Obama” si sta sostanzialmente prosciugando, anche perché Obama, anche se si è molto prodigato, nei fatti non haancora risolto i vari problemi che si era proposto di superare: crisi economica, attenzione ambientale, riduzione degli interventi militari. In verità il nulla di fatto a Copenaghen, le buone intenzioni, ancora solo sulla carta, di Guantanamo, la non “messa in sicurezza” dell’Iraq, l’aumento di truppe in Afganistan, le acuite tensioni con l’Iran, l’assenza di soluzioni per Gaza, sono tutti problemi aperti e che non sono compensati dall’avvio della sanità pubblica che ancora si presenta lungo e farraginoso.<br />
Ma la madre di tutti i problemi resta la crisi economica con misure varate importanti ma, ancora, inefficaci. Ma se gli “stimoli” all&#8217;economia statunitense predisposti dalla Casa Bianca obamiana hanno avuto il sapore di una ennesima iniezione di velenoso statalismo (la morte civile della vera libertà economica a favore dei cittadini medi), se al massimo di essi hanno beneficiato alcuni grossi complessi industriali ma non gli <em><em>small</em></em><em><em> business</em></em> e le famiglie dei <em><em>taxpayer</em></em>, certo la colpa non è da imputare a Obama, ma ad un sistema con libertà economica autoscontatasi del dovere della responsabilità, cioè la pirateria di certi <em><em>tycoon</em></em> che costituisce il contrario stesso dello spirito capitalistico autentico. Inoltre dopo il tentativo di attentato aereo di Natale e l’evidente fallimento dell’intelligence i Repubblicani soffiano sul fuoco, chiedendosi se l’amministrazione di Obama sia davvero in grado di salvaguardare l’America.<br />
L’allarme era stato lanciato; le informazioni erano state raccolte, ma nessuno è stato in grado di analizzarle, metterle una di fianco all’altra per costruire il mosaico. Il fallito attentato del volo della Delta Northwest Airlines era una strage annunciata, ma l’ intelligence non l’ha capito e non ha impedito che Umar Farouk Abdulmutallab salisse su quell’aero. Il discorso che Barack Obama ha fatto da Honolulu non ha rassicurato gli animi. Anzi, Il presidente è stato (come al solito) molto analitico sulle cause del mancata azione di prevenzione dell’attentato e ha parlato di un <strong><strong>fallimento del sistema di intelligence</strong></strong>.<br />
Parole dure, critiche, che però in molti americani hanno suscitato timore e paura sullo stato della sicurezza statunitense. In più, Obama è sembrato voler prendere le distanze da quegli apparati, dando anche la sensazione di non controllare a pieno la situazione. E per il Commander in Chief non è certo un fatto positivo. Uno dei più seguiti blogger sugli Stati Uniti, Toby Harnden ha pubblicato un articolo dal titolo “Obama si merita un 4 nella protezione degli americani”, riferendosi al voto alto (8) che il presidente si era dato per il primo anno di mandato.<br />
Il giornalista spiega i motivi delle sue critiche , tra le quali anche quello di aver “minimizzato” segnali come la strage di Fort Hood il cui autore era in contatto con un Iman vicino ad ambienti del network del terrore. Così, all’inizio del Nuovo Anno, Obama si trova, dopo Iraq e Arganista, con altri due fronti di guerra da vincere: la sicurezza interna e lo Yemen che ospita, di fatto, al-Qaeda e le sue basi e con un governo che non sa risolvere il problema. Per questo i suoi capelli sono divenuti bianchi. Lo stress della crisi ha fatto invecchiare precocemente  anche Barack Obama e non solo per quanto attiene ai capelli. Anche la sua capacità oratoria, una delle armi con cui ha conquistato l&#8217;America, si è appannata, facendolo divenire, progressivamente, “gobbo-dipendente”. Obama non parla più in pubblico senza leggere sui &#8220;teleprompter&#8221; (in gergo &#8220;gobbo&#8221;): i due pannelli di cristallo trasparenti che lo incorniciano a destra e a sinistra del podio da cui interviene e su cui scorre il testo del discorso che ormai si limita a leggere senza andare &#8220;a braccio&#8221;, nè improvvisare. &#8220;La dipendenza di Obama dal gobbo è inusuale &#8211; scrive Politico, uno dei più seguiti Blog degli USA &#8211; non solo per la sua famosa oratoria ma anche perché nessun altro presidente lo aveva usato così spesso in così tanti eventi, importanti e meno”. Tutti segnali allarmanti che indicano lo stato di tensione e le molte preoccupazioni dell’amministrazione Obama, certamente incolpevole per lo stato delle cose in politica interna ed internazionale, ma forse non proprio all’altezza delle aspettative e non troppo risoluta circa strategie economiche, ambientaliste e di tutela dei diritti.<br />
Dati i tempi forse è troppo presto<strong><strong> </strong></strong><strong><strong>per parlare di Obama</strong></strong> come della grande speranza delusa (come era presto anche per dargli il Nobel per la pace); ma bisogna onestamente ammettere che qualche indizio c’è. Oltre a quanto già detto la sua politica si è arenata anche su altri problemi come, ad esempio, la Palestina, con una partenza alla grande, seguita dall’effettivo  “congelamento” degli insediamenti israeliani e con  <strong><strong>il premier Netanyahu che ha approfittato delle incertezze USA</strong></strong><strong><strong> </strong></strong> per autorizzare la costruzione di 900 nuovi appartamenti a Gerusalemme Est.<br />
Per non parlare, poi, del fatto che in molti (e fra questi noi), che si aspettavano crivolgesse una parola forte ai dirigenti cinesi, gli autocrati del Paese più popoloso del mondo e magari si spendesse un pochino <strong><strong>a favore del Tibet</strong></strong> o degli uiguri, alcuni dei quali fucilati proprio poco prima della sua visita a Pechino. Ma, anche qui, poco da segnalare: il solito, retorico incontro con gli studenti, una breve predica sul fatto che internet non dev’essere sottoposta a censura; nemmeno un sospiro sui dissidenti cacciati in galera perché non potessero protestare in favore di telecamera. <strong><strong>Alla fine della campagna elettorale del 2008</strong></strong><strong>,</strong> qualcuno aveva usato uno speciale programma per analizzare la parole più usate nei suoi comizi. Due spiccavano su tutte: <em><em>promise</em></em> (promessa) e <em><em>change</em></em> (cambiamento).<br />
Di questo passo, finiremo col credere che in lui c’era più promessa che cambiamento. A meno che la colpa non sia nostra: <strong><strong>troppa voglia di un’altra America</strong></strong>, troppa fiducia, troppo entusiasmo (anche come aquilani, delusi dalla promessa, sin’ora mancata, di aiuti per la ricostruzione). Certo la realtà del governo è dura per tutti, figuriamoci per uno a cui Bush ha lasciato in eredità due guerre non vinte e la più grave crisi economica dell’ultimo secolo. Lo sappiamo, inoltre,  simpatici o no, i presidenti sono dei politici, mica dei santi. Tuttavia da un presidente liberal, progressista, riformista e di colore, davvero, ancora, ci aspettiamo molto di più e molto più concreto coraggio.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #888888;">© Riproduzione Riservata</span></p>
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