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	<title>punti Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Juve tiene al Napoli, Balotelli-day a Milano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 04 Feb 2013 09:44:08 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Juve risponde con autorita&#8217; al Napoli: 2-1 senza fronzoli in casa del Chievo e tornano tre i punti di vantaggio sui partenopei vincitori ieri col Catania. Le due protagoniste del campionato sanno ormai che sara&#8217; testa a testa perche&#8217; alle spalle le inseguitrici si fanno del male: Lazio e Inter cedono inopinatamente in trasferta [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Juve risponde con autorita&#8217; al Napoli: 2-1 senza fronzoli in casa del Chievo e tornano tre i punti di vantaggio sui partenopei vincitori ieri col Catania. Le due protagoniste del campionato sanno ormai che sara&#8217; testa a testa perche&#8217; alle spalle le inseguitrici si fanno del male: Lazio e Inter cedono inopinatamente in trasferta con avversari non trascendentali come Genoa e Siena, per cui diventa una volata il terzo posto Champions con la Fiorentina che ritorna in gioco grazie alla vittoria sul Parma.</p>
<p>Balotelli non delude al suo esordio in maglia rossonera: SuperMario trascina il Milan al successo contro l&#8217;Udinese con una doppietta (gol su azione nel primo tempo e raddoppio su rigore &#8211; contestatissimo dai friulani &#8211; allo scadere). Il Milan aggancia l&#8217;Inter a quota 40 e si porta a tre punti dal terzo posto. Con 4 squadre in 4 punti. Al momento fuori gioco la Roma che dopo il tonfo di venerdi&#8217; col Cagliari si e&#8217; separata da Zeman affidandosi allo sconosciuto Andreazzoli.</p>
<p>Grandi movimenti in zona retrocessione: Genoa e Siena gioiscono con Bologna e Atalanta che ottengono tre punti pesanti in casa delle dirette avversarie Pescara e Palermo. E dopo Zeman potrebbe essere arrivato al capolinea anche Gasperini. La Juventus da&#8217; un segnale importante a tifosi e avversari cacciando i fantasmi con una vittoria chirurgica in casa del Chievo: 2-1 con una prodezza di Matri e raddoppio dell&#8217;ottimo Lichtsteiner. I veneti tornano in gioco con Thereau ma la barca bianconera tiene e ricaccia a tre punti il Napoli.</p>
<p>Passo indietro deciso per le inseguitrici. La Lazio dorme per un tempo in casa del Genoa permettendo agli ex giallorossi Borriello e Bertolacci di trovare un 2-0 senza grandi reazioni di una squadra senza Hernanes. Poi nella ripresa Pektovic suona la carica e il sempre piu&#8217; decisivo Floccari trova il gol che rimette in gioco i laziali. La grinta dei romani mette alle strette i liguri che si chiudono, un fallo di Borriello procura un rigore che Mauri mette a frutto. Ma il Genoa non finisce mai: nel 5&#8242; di recupero Rigoni costringe Marchetti al miracolo, poi trova di testa un gol che incide su testa e coda.</p>
<p>Notte fonda per l&#8217;Inter in casa del Siena, che ottiene una vittoria che rida&#8217; fiato alle speranze di salvezza. Nerazzurri in grande difficolta&#8217; nonostante gli inserimenti di Schelotto, Kovacevic e Kuzmanovic. Toscani avanti con Emeghara, rapido pareggio di Cassano ed eurogol di Sestu che lascia di stucco Handanovic. Poi l&#8217;Inter tenta una reazione ma Chivu si fa espellere per un fallo da ultimo uomo e il rigore viene trasformato da Rosina. Una traversa di Cassano e&#8217; la reazione dell&#8217;Inter in dieci che non riesce piu&#8217; a riavvicinare il risultato. Per Stramaccioni un colpo molto pesante (e&#8217; il secondo ko col Siena) specie se verra&#8217; agganciato dal Milan.</p>
<p>Ne approfitta la Fiorentina che dopo una lunga serie di incertezze riparte con una vittoria che da&#8217; morale: partita mai in discussione con vantaggio di Toni e raddoppio di Jovetic in grande scioltezza. Il Parma forse paga un lungo periodo di lucide prestazioni ma all&#8217;inizio Viviano fa parate decisive. Spettacolo e gol tra Pescara e Bologna con gli ospiti che portano via tre punti preziosi. Tre rigori in 45&#8242;, quelli degli abruzzesi procurati da Weiss che uno ne segna e poi s&#8217;infortuna. Diamanti e D&#8217;Agostino trasformano gli altri ma poi il Bologna ingrana la quarta e ribalta il risultato con Gilardino e Kone.</p>
<p>Si aggrava la crisi del Palermo che si fa infilare in casa da una quadrata Atalanta che si costruisce una vittoria basilare con Carmona e Denis, poi Nelson accorcia le distanze e gli ultimi minuti i siciliani tentano invano il tutto per evitare una sconfitta pesante in chiave salvezza che forse costera&#8217; la panchina a Gasperini.</p>
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		<title>Piperno Strega (ed incantano gli altri)</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 06 Jul 2012 13:49:39 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Cultura e Spettacolo]]></category>
		<category><![CDATA[carofiglio]]></category>
		<category><![CDATA[inseparabili]]></category>
		<category><![CDATA[piperno]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Con il suo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” (edito da Mondadori) ha battuto Trevi per soli 2 punti e per meno di venti Carofiglio. Quindi è stato Alessandro Piperno, dopo una lotta serrata a tre, a vincere la 66° edizione dello Strega: il premio letterario più prestigioso d’Italia, snocciolato sotto la cappa di un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con il suo “Inseparabili. Il fuoco amico dei ricordi” (edito da Mondadori) ha battuto Trevi per soli 2 punti e per meno di venti Carofiglio.</p>
<p>Quindi è stato Alessandro Piperno, dopo una lotta serrata a tre, a vincere la 66° edizione dello Strega: il premio letterario più prestigioso d’Italia, snocciolato sotto la cappa di un caldo africano, con i voti di gesso sulla classica lavagna di scuola, davanti alla solita folla di appassionati e amici, dell’intera filiera, o quasi, dell’editoria italiana, di nomi storici della letteratura e di giovani scrittori in cerca di gloria.</p>
<p>Particolarmente affollato il par terre, ripreso nei dettagli da Rai1, con Dacia Maraini, Alberto Bevilacqua, Inge Feltrinelli, il sindaco Alemanno, Paolo Mieli, Ettore Scola, Citto Maselli, l’ex ministro Giulio Tremonti, Sonia Bergamasco, Francesco Rutelli, Marina Ripa di Meana e Saverio Costanzo (munito di telecamera).</p>
<p>Molto staccati dal terzetto di testa, Marcello Fois con “Nel tempo di mezzo” (Einaudi) e Lorenza Ghinelli (unica donna nella cinquina finale) autrice di “La colpa” (Netwon Compton).</p>
<p>Io tifavo per Gianrico Carofiglio ed il suo noir “ Il silenzio dell’onda” targato Rizzoli e per  Emanuele Trevi,  che nel suo “Qualcosa di scritto” (Ponte alle Grazie),  mette al centro della narrazione (contaminando romanzo e saggio) uno scrittore trentenne che si trova ad esplorare il mondo pasoliniano,  preso quasi per mano da Laura Betti, una sorta di strega nell’antro del Fondo e di vestale del culto attorno all’intellettuale ucciso all’idroscalo.</p>
<p>Ma anche il libro di Piperno mi è parso bellissimo (anche se, forse, troppo complesso e barocco nelle sue geometrie), con al centro la saga di una famiglia di ebrei romani (Roma è presente in tre dei cinque finalisti), con due fratelli che, come i pappagallini, non sanno vivere se non stanno assieme, anche se sono profondamente diversi: indolente l’uno, refrattario a qualsiasi attività non riguardi donne, cibo donne e fumetti, determinato e brillante negli studi l’altro, impacciato nell&#8217;arte amatoria ed avviato a un&#8217;ambiziosa carriera nel mondo della finanza.</p>
<p>In questo suo ultimo romanzo il romano Piperno “ritrova” la famiglia Pontecorvo, già protagonista di &#8220;Persecuzione&#8221; e chiude il dittico del &#8220;Fuoco amico dei ricordi&#8221; con un&#8217;opera del tutto autonoma che, al tempo stesso, scioglie ogni nodo lasciato in sospeso dal primo libro.</p>
<p>&#8220;Inseparabili&#8221; è la storia di una famiglia che deve lottare con l&#8217;amore e il rancore, il lutto e la solitudine, fino alla resa dei conti. È il racconto verosimile fino al dettaglio di quanto fortuito e inarrestabile sia il meccanismo che genera un grande successo mediatico e insieme il &#8216;referto&#8217; implacabile, scioccante, degli effetti che una pubblica glorificazione può sortire su chi ne è oggetto: sui suoi desideri, sul suo carattere, sulle relazioni con coloro che ama.</p>
<p>È un libro splendente, ironico, emozionante, percorso da una felicità narrativa che ricorda l&#8217;euforia di &#8220;Con le peggiori intenzioni&#8221;, la cui protagonista, Gaia, fa da guest-star in un velenoso cammeo. Un grande romanzo di oggi, veloce, crudele ma cadenzato dal passo classico di una Commedia umana che senza tempo si ripete.</p>
<p>Quanto a “Qualcosa di scritto”, era dal 1994 e dal suo esordio con <em>“</em><em>Istruzioni per l’uso del lupo</em><em>”</em>, che Emanuele Trevi non giungeva a punte di così alto e toccante lirismo, recuperando, in questo ultimo, splendido libro, sia in <strong>chiave narrativa che saggistica, l’esperienza contigua a quell’esordio</strong>, ossia l’apprendistato al Fondo Pasolini, l’iniziazione alla corte di Laura Betti, La Pazza (l’attrice premiata a Venezia per <em>Teorema</em>), sorretto dalla inossidabile convinzione (peraltro da noi pienamente condivisa) che la letteratura, non è, non può mai essere, un mero recinto di sospensiva ricreazione dall’«altro» della vita.</p>
<p>Ne viene fuori un libro (non ci si lasci ingannare dall’indicazione che recita “romanzo”, in copertina) metà <em>autofiction</em> metà saggio narrativo; l’ibrido tentativo (questa volta pienamente riuscito), di far cortocircuitare vicenda autobiografica ed occasione critica, vita e letteratura.</p>
<p>La rievocazione degli anni di frequentazione del palazzone di via Prati dove si trova il dedalo di carte del Fondo, costituisce così l’opportunità, per il critico-scrittore, di schizzare un trittico di ritratti dove, accanto (com’è naturale) al suo (“zoccoletta”, questo l’appropriato soprannome con il quale lo battezza da subito la Betti), trova posto quello della Pazza, tiranna incontrastata di quel regno, reclusa nel suo cosmo di passione-venerazione, devozione irrimediabilmente insoddisfatta per P.P.P., e che per il nostro diviene da subito un testo «sgradevole» ma «pieno di rivelazioni», nel suo discorso pronto ad esplodere sempre nel turpiloquio improvvisato (“carcere piranesiano di malanimo e disprezzo”); insieme al ritratto del Pasolini estremo, quello più misterioso, della postuma incompiuta (?) cattedrale di scrittura che è <em>Petrolio</em>.</p>
<p>Il moto d’idiosincrasia che istintivamente nutriamo verso quelle assai disturbanti letture della vita e dell’opera di P.P.P. in chiave politico-sociologica o come grimaldello per sondare dinamiche collettive (e personalmente sul primo Pasolini e su certo suo cinema ho più d’una obiezione), mi ha fatto apprezzare, e molto, l’approccio privilegiato dal critico.</p>
<p>E non v’è dubbio che libri come quello di Belpoliti (<em>Pasolini in salsa piccante</em>, 2010) o quest’ultimo di Trevi, non possano non giovare senz’altro a restituire, scevro da incrostazioni e pregiudizi di qualsiasi risma, Pasolini a Pasolini.</p>
<p>Quanto a “Il silenzio dell’onda”, libro dalla lunga incubazione, a cui Carofiglio ha atteso per sette anni, vi si narra di Roberto Marías, che  attraversa a piedi il centro di Roma per raggiungere lo studio di uno psichiatra.</p>
<p>Si siede davanti a lui, e spesso rimane in silenzio. Talvolta i ricordi affiorano.</p>
<p>E lo riportano al tempo in cui lui e suo padre affrontavano le onde dell’oceano sulla tavola da surf.<br />
Lo riportano agli anni rischiosi del suo lavoro di agente sotto copertura, quando ha conosciuto il cinismo, la corruzione, l’orrore. Fuori, ma anche dentro di sé.</p>
<p>Di professione fantasma, ha imparato a ingannare, a tradire, a sparire senza lasciare traccia. Una vita che lo ha ubriacato e travolto.</p>
<p>Le parole del dottore, le passeggiate ipnotiche in una Roma che lentamente si svela ai suoi occhi, l’incontro con Emma, come lui danneggiata dall’indicibilità della colpa, gli permettono di tornare in superficie. E quando Giacomo gli chiede aiuto contro i suoi incubi di undicenne, Roberto scopre una strada di riscatto e di rinascita.</p>
<p>Con una narrazione serrata e struggente sui padri e i figli, la mancanza e le assenze e la fragilità degli uomini, Gianrico Carofiglio regala ai lettori un nuovo, indimenticabile personaggio.</p>
<p>Molto interessanti anche gli altri due finalisti: Marcello Fois con &#8220;Nel tempo di mezzo&#8221; e Lorenza Ghinelli con &#8220;La colpa&#8221;.</p>
<p>Nel primo, il protagonista Vincenzo Chironi,  sardo friulano, per molti anni figlio di nessuno, un uomo che non dovrebbe neppure esistere, quando torna in una terra (la Sardegna) che pare esistere da sempre.</p>
<p>Lì ricomincia a vivere, diventa se stesso, s&#8217;innamora dell&#8217;unica donna a lui proibita. Finché il tempo e gli eventi non incrineranno le vite di tutti, senza crudeltà, con precisione.<br />
E mentre la storia rotola dal tempo di mezzo a un tempo nuovo, mentre gli amori coniugali nascono e poi muoiono piano, senza far rumore, altre storie sono destinate a non finire, a buttare germogli chissà dove. A gettarsi, spiazzandoci, nel futuro.</p>
<p>Dopo l&#8217;epopea di <em>Stirpe</em>, Marcello Fois, con  una lingua capace di abbracciare l&#8217;alto e il basso  e di potenziare lo scorrere del tempo &#8211; dipinge un mondo in cui i paesaggi sono vivi come i personaggi che li abitano.</p>
<p>Una Sardegna nitida e soprattutto mai oleografica.</p>
<p>E lo stupore continuo della natura &#8211; che osserva impassibile gli amori degli uomini e le loro sconfitte, i dolori dietro ai quali si affannano così come le gioie fugaci &#8211; diventa lo sguardo che permette a quelle storie di appartenere a ciascuno di noi.</p>
<p>E ci dimostra che “nemmeno quelli che sembrano cambiamenti improvvisi, improvvisi lo sono veramente. D&#8217;improvviso c&#8217;è solo il momento in cui ne prendiamo coscienza”.</p>
<p>Quanto a “La colpa”, la Ghinelli insiste sui temi dell’infanzia, imbastendo tre storie  di vita violenta, tre personaggi destinati a incontrarsi cambiando un destino all&#8217;apparenza segnato.</p>
<p>Tre modi di sopravvivere, nonostante tutto.</p>
<p>Estefan ha diciannove anni e una famiglia &#8220;normale&#8221;, ma la morte per soffocamento del fratellino ancora neonato non è mai stata dimenticata.</p>
<p>Estefan comincia, a un certo punto, a soffrire di &#8220;falsi ricordi&#8221;, e in quei terribili momenti è lui ad avere ucciso il piccolo Sebastiano. Greta ha nove anni ed è orfana.</p>
<p>È cresciuta in una campagna accerchiata dalla periferia industriale, e vive col nonno, come barricata. Fino a quando, una notte, Estefan sarà costretto a bussare alla sua porta.</p>
<p>Fra i due nasce qualcosa. Infine c&#8217;è Martino, che ha diciannove anni come Estefan ed è il suo migliore amico. La loro amicizia poggia però su un tacito accordo: entrambi hanno un segreto.</p>
<p>Estefan soffre di allucinazioni e Martino, da piccolo, è stato vittima di un abuso da parte dello zio materno. Entrambi sanno dell&#8217;esistenza di una ferita che rende storpie le loro esistenze, ma nessuno dei due fa domande, né si confida.</p>
<p>Almeno fino a quando, per impedire che il passato ritorni, si troveranno costretti a infrangere l&#8217;accordo.</p>
<p>Un romanzo che, con una lingua preziosa ma al tempo stesso graffiante e diretta, dà voce al dolore dell&#8217;infanzia ignorato dal mondo adulto, ma che invita anche a esplorare, con la fantasia, le possibilità di riscatto e di rinascita.</p>
<p>Per concludere sullo Strega 2012, ricordiamo quelli selezionati ma non giunti in finale: Il corridoio di legno&#8221; (Voland) di Giorgio Manacorda; &#8220;Cosi&#8217; in terra&#8221; (Dalai editore) di Davide Enia; &#8220;Malacrianza&#8221; (Nutrimenti) di Giovanni Greco; &#8220;La scomparsa di Lauren Armstrong&#8221; (Fandango) di Gaia Manzini; &#8220;La sesta stagione&#8221; (Cavallo di Ferro) di Carlo Pedini; &#8220;La logica del desiderio&#8221; (Giulio Perrone Editore) di Giuseppe Aloe e, infine,  &#8220;La rabbia&#8221; (Transeuropa) di Marco Mantello.</p>
<p>Anche in questa edizione, il premio, creato nel 1947 all&#8217;interno del salotto letterario di Maria e Goffredo Bellonci, con il contributo di Guido Alberti, proprietario dell&#8217;omonima casa produttrice del celebre liquore, ha conservato il suo garbo, la sua sensibilità e, soprattutto, la capacità di esplorare gli orizzonti della comunicazione letteraria, in tutte le sue novità ed i suoi aspetti.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Giovani disoccupati crescono</title>
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		<pubDate>Mon, 02 Jul 2012 10:25:50 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Economia e Finanza]]></category>
		<category><![CDATA[attestato]]></category>
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		<category><![CDATA[disoccupazione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il sogno del calcio è morto ieri notte e stamani, l ‘Istat, rende noto che Il tasso di disoccupazione, che a maggio si è attestato  al 10,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, è in aumento  di 1,9 punti rispetto all&#8217;anno precedente, ha raggiunto un tasso, per i 15-24enni, del 36,2%: un [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Il sogno del calcio è morto ieri notte e stamani, l ‘Istat, rende noto che Il tasso di disoccupazione, che a maggio si è attestato  al 10,1%, in diminuzione di 0,1 punti percentuali rispetto ad aprile, è in aumento  di 1,9 punti rispetto all&#8217;anno precedente, ha raggiunto un tasso, per i 15-24enni, del 36,2%: un record,  sia rispetto all&#8217;inizio delle serie storiche mensili del 2004,  sia di quelle trimestrali del 1992, che, sin’ora erano stati  gli indici peggiori di sempre.</p>
<p>Sempre oggi esce la fotografie a fosche tinte del XIV Rapporto di Almalaurea,  sulla condizione occupazionale dei “neodottori”, con circa 400mila ragazzi coinvolti e secondo il consorzio interuniversitario, la disoccupazione dei laureati triennali è passata dal 16% del 2009 al 19% del 2010, dato che lievita anche per i laureati specialistici, passando dal 18 al 20%.</p>
<p>Non vengono risparmiati neanche gli specialistici “a ciclo unico” come i laureati in medicina, architettura, veterinaria, giurisprudenza, con, anche per loro, una disoccupazione passata dal 16,5 al 19%.</p>
<p>Incrociando i dati di Istat e Almalaurea, è evidente che l’Italia fa segnare una riduzione della quota di occupati tra i giovani ed i laureati, anche tra quelli con un’alta specializzazione, in controtendenza rispetto ai più importanti paesi Ue.</p>
<p>Un’asimmetria di comportamento che si è accentuata in questo periodo di recessione: mentre al contrarsi dell’occupazione, negli altri paesi è cresciuta la quota di occupati ad alta qualificazione, in Italia è avvenuto il contrario.</p>
<p>Non solo, probabilmente almeno una parte dei laureati che in questi anni sono emigrati all’estero,  fanno parte del contingente di capitale umano che è andato a rinforzare l’ossatura dei sistemi produttivi dei nostri concorrenti.</p>
<p>E notizie poco confortanti  arrivano anche sul fronte della remunerazione: lo stipendio a un anno dalla laurea (pari a 1.105 euro mensili netti per i laureati di 1° livello, 1.050 per gli specialistici a ciclo unico, 1.080 per gli specialistici), già non elevato, riduce ulteriormente il potere d’acquisto rispetto alle indagini precedenti (con una contrazione compresa fra il 2 e il 6%,  solo nell’ultimo anno).</p>
<p>&#8220;I problemi della disoccupazione, soprattutto quella dei giovani, sono problemi angosciosi che noi dobbiamo in ogni momento ricordare quando ci troviamo ad agire e ad operare delle scelte&#8221;.</p>
<p>E&#8217; uno dei passaggi del discorso che il presidente di Confindustria, Giorgio Squinzi, ha tenuto il 26 giugno  a Ravenna, in occasione dell&#8217;assemblea annuale dell&#8217;associazione provinciale.</p>
<p>Il numero uno di viale dell&#8217;Astronomia e&#8217; tornato più volte sulle tematiche legate al lavoro, dicendosi convinto che &#8220;non possiamo andare avanti con una disoccupazione giovanile che supera il 35%, a cui si aggiunge la disoccupazione degli ultra 50enni&#8221;.</p>
<p>Tutto questo lo si dice spesso e da più parti ma, sin’ora, non si sono né trovate, né intraviste soluzioni.</p>
<p>A fine giugno, il 27, lo studio di <strong>Bankitalia</strong><strong> </strong>&#8220;Economie Regionali&#8221;, aveva già rilevato cifre molto inquietanti per quanto riguarda la <strong>disoccupazione giovanile</strong>, specialmente al <strong>Mezzogiorno</strong><strong>,</strong> dove il <strong>tasso di disoccupazione</strong> under 30 è addirittura il doppio rispetto a quello generale.</p>
<p>Nel 2011, spiegava il rapporto, è proseguito il deterioramento delle opportunità di lavoro nelle fasce di età più giovani. La quota di occupati sul totale della popolazione con meno di 35 anni è calata di 1 punto percentuale nel Nord e 1,8 al Centro, quella di occupati con 55-64 anni è cresciuta rispettivamente di 2,2 e 0,8 punti, anche per effetto del progressivo innalzamento dell’età di pensionamento.</p>
<p>Su “Linkiesta” si può leggere che  sedicimila giovani ricercatori italiani se ne sono andati in America, per poter mettere in pratica le idee che in Italia non possono sviluppare.</p>
<p>Se ne parla da tanto, ma non si trova la soluzione.</p>
<p>E anche se tutti si aspettano che ora, con al governo dei professori che capiscono il valore della ricerca, la musica dovrebbe cambiare, in sette mesi non sembra cambiato proprio nulla.</p>
<p>L’8 giugno, nel giorno in cui la produzione industriale crollava del 9,2%,  i giovani di Confindustria lanciavano o un appello alla politica, per varare una nuova legge elettorale e tornare a svolgere la funzione cruciale di collegamento tra istituzioni e cittadini.</p>
<p>Alla politica si chiedeva  di riconoscere nei fatti e non a parole la centralità dell&#8217;impresa, agendo di conseguenza, perché non può essere tutto lasciato in mano alla tecnica e alla economia.</p>
<p>Siamo stanchi di frasi del tipo:  l’Euro ci ha salvati dal sottosviluppo; l’Euro senza il Sud-Europa sarebbe una moneta fortissima; la stabilità del valore monetario è la chiave dello sviluppo; senza euro, catastrofi economiche e addirittura possibilità di guerre civili ed altre simili sciorinate da tecnocrati al servizio della sola economia e politici al servizio di loro stessi.</p>
<p>Tutte parole e tesi da dimostrare, il più delle volte indimostrabili, quasi sempre tecnicamente e politicamente superficiali o sbagliate.</p>
<p>L’Euro fu fatto, sostanzialmente, con due obiettivi: come strumento di integrazione europea e come valuta forte, sulla quale far convergere finanze da tutto il mondo, in alternativa a dollaro e yen. Ma, come è evidente ora, dopo 10 anni, i due obiettivi sono stati mancati.</p>
<p>Qualche giorno fa su Internet, un monetarista, guarda caso giovane,  è tornato a proporre un serpente monetario: l&#8217;Euro resterebbe moneta di riferimento (come lo fu l’Ecu) per gli Euro-nazionali, che potrebbero oscillare su fasce percentuali, anche ampie, attorno ad esso. La politica monetaria tornerebbe agli Stati membri, finché gli Stati-Nazione non abbasseranno le proprie bandiere di fronte al progetto degli Stati Uniti d’Europa.</p>
<p>Tutti hanno parlato di stupidaggine, ma ne siamo proprio sicuri?</p>
<p>Certo è che la disoccupazione giovanile è uno spettro che si aggira anche tra gli altri stati membri dell&#8217;Unione Europea, dove la ricerca di un lavoro è altrettanto lunga e difficile, sebbene i giovani si dimostrino più qualificati rispetto al passato.</p>
<p>Il dossier dell&#8217;Aer,  l’Assemblea delle Regioni Europee, rivela infatti che nei 25 stati membri dell&#8217;Unione europea , n media e già da molti anni e senza miglioramenti, il 20% dei ragazzi è disoccupato e molti altri devono accontentarsi di lavori precari e assolutamente inadeguati alla propria formazione scolastica.</p>
<p>Nonostante abbiano studiato di più e meglio, oggi i ragazzi europei mancano di contatti diretti con il mondo del lavoro, di esperienze concrete e di una buona formazione professionale che li immetta sul mercato e li renda davvero competitivi.</p>
<p>I dati più preoccupanti, oltre al caso italiano, sono quelli relativi alla Polonia e alla Grecia, con un tasso di disoccupazione giovanile rispettivamente del 36,4% e del 27,8%.</p>
<p>Ma non se la passano bene nemmeno Francia, Germania, Finlandia e Belgio, ma, in questi ultimi, a differenza de l’Italia, i governi hanno compreso la necessità di attuare politiche ad hoc per abbassare i tassi di disoccupazione e offrire ai giovani che escono dalle scuole e intraprendono i primi passi nel mondo del lavoro strumenti e servizi di sostegno e indirizzo, con politiche (e non tecniche) che  puntano a sviluppare e a far emergere nei giovani la creatività, l&#8217;innovazione, l&#8217;imprenditorialità e l&#8217;impegno, tutte qualità fortemente apprezzate dalle aziende che tendono a &#8216;reclutare&#8217; individui capaci di adattarsi costantemente ai cambiamenti.</p>
<p>Il sistema, fra l’altro, consentirebbe quei meccanismi svalutativi che, secondo gli economisti USA, sono gli unici che garantirebbero per Italia e Spagna una ripresa ed un recupero rispetto alla Germania.</p>
<p>Intanto accontentiamoci dei dati positivi dalle Borse che indicano, per quelle europee, i massimi da due mesi, con investitori che paiono rassicurati dall&#8217;inatteso pacchetto di misure deciso la scorsa settimana dai vertici a Bruxelles, come misure che possano contribuire a risolvere la crisi della zona euro.</p>
<p>Il calo dei rendimenti dei bond italiani e spagnoli è un altro segno del clima positivo, aiutato anche dalla revisione al rialzo dell&#8217;indice Pmi manifatturiero della zona euro di giugno.</p>
<p>Ma restano nei nostri cuori (e riecheggiano nelle nostre orecchie), le parole di Obama che continua a dire all’Europa  “facciamo il possibile per crescere ora, la stabilizzazione dei conti è un piano più di lungo termine”.</p>
<p>Insomma, l&#8217;Italia, più ancora di altri Paesi,  ha un bisogno straordinario di fare, con intelligenza, buonsenso e determinazione. Il tempo delle analisi, delle riflessioni è inevitabilmente scaduto. Il tempo del fare è già partito,  e dobbiamo agganciarci, senza esitazione, alla ripresa “e mettercela tutta, puntando soprattutto sui giovani.</p>
<p style="text-align: right;"> Carlo Di Stanislao</p>
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