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	<title>razzismo Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Sociale. Nasce l&#8217;alleanza contro l&#8217;afrofobia e il razzismo</title>
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		<pubDate>Wed, 23 Nov 2022 10:18:00 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Ai cittadini italiani serve maggiore consapevolezza. Consapevolezza dell'&#8221;afrofobia&#8221; contenuta nello sguardo che riduce o categorizza l&#8217;altro, e consapevolezza degli automatismi del linguaggio, quelli che portano a dare del &#8220;tu&#8221; persino a un deputato del Parlamento, solo perchè nero. E&#8217; questo l&#8217;appello che lancia un incontro pubblico organizzato a Roma dal progetto Champions of Human rights [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph">Ai cittadini italiani serve maggiore consapevolezza. Consapevolezza dell'&#8221;afrofobia&#8221; contenuta nello sguardo che riduce o categorizza l&#8217;altro, e consapevolezza degli automatismi del linguaggio, quelli che portano a dare del &#8220;tu&#8221; persino a un deputato del Parlamento, solo perchè nero. E&#8217; questo l&#8217;appello che lancia un incontro pubblico organizzato a Roma dal progetto Champions of Human rights And community Model countering afro-Phobia and Stereotype (Champs), un&#8217;iniziativa finanziata dall&#8217;Unione Europea che vuole &#8220;contribuire ad analizzare e decostruire, in Italia, gli atteggiamenti e i linguaggi discriminatori nei confronti delle persone di provenienza africana, grazie al ruolo attivo delle associazioni di afrodiscendenti e a una più diffusa conoscenza e consapevolezza delle dinamiche sistemiche che li generano&#8221;. Obiettivi della giornata, &#8216;Get Under My Skin! Per un&#8217;alleanza contro l&#8217;afrofobia&#8217; e organizzata presso Spazio Europa, è stato fare il punto sui concetti di afrofobia e razzismo, anche tramite la pubblicazione dell&#8217;indagine dal titolo &#8216;Lo sguardo tagliente&#8217;, e creare alleanze, da inquadrare nel contesto del documento di posizionamento Verso un manifesto, aperto alle adesioni di tutte le organizzazioni che intendano impegnarsi nel contrasto al razzismo. Mehret Tewolde, una delle promotrici di Champs, apre i lavori introduce esortando tutti a &#8220;impegnarsi per produrre consapevolezza in ogni occasione&#8221;, partendo da quella sugli automatismi del linguaggio, &#8220;come il &#8216;tu&#8217; che la presidente del Consiglio Giorgia Meloni ha impiegato per rivolgersi al deputato Aboubakar Soumahoro in Parlamento&#8221;, o le domande e osservazioni apparentemente innocue, &#8220;quei &#8216;di dove sei?&#8217; o &#8216;come parli bene l&#8217;italiano&#8217; che viene chiesto a tutti gli afrodiscendenti sistematicamente&#8221; che pongono l&#8217;altro &#8220;in una condizione di inferiorità&#8221;. Incalza la platea anche Ada Ugo Abara, presidente di Arising Africans e fondatrice e amministratrice delegata di D-Tech 4 Good. &#8220;Non basta dirsi generalmente anti-razzisti o di sinistra per combattere le discriminazioni e l&#8217;afrofobia&#8221;, scandisce Abara. &#8220;Bisogna impegnarsi e studiare per destrutturare le narrazioni marginalizzanti, mettere in discussione tutto quello che si è imparato in una società intrisa di razzismo&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;obiettivo, in definitiva, è &#8220;creare alleanza per sconfiggere quella che è un vera e propria piaga, un problema che gli afrodiscendenti non abbatteranno da soli così come non ci riusciranno gli italiani&#8221;. Un desiderio di creare rete che si sostanzia nel partenariato di realtà che hanno partecipato a organizzare l&#8217;incontro e che sostengono Champs, che vede capofila Amref Health Africa Onlus Italia con Csvnet, Divercity, Le Réseau, Osservatorio di Pavia &#8211; di cui due ricercatori, Paola Barretta e Giuseppe Milazzo, hanno curato il report che è stato presentato -, Razzismo brutta storia in collaborazione con Arising Africans, Csv Marche e Carta di Roma. Del progetto Champs fanno parte anche gli , Afar, quei giovani che &#8220;nel contesto dell&#8217;iniziativa sono stati formati per contrastare il razzimsmo sistemico&#8221;, come riferisce all&#8217;agenzia Dire a margine dell&#8217;incontro Benedicta Djubah, che è una delle esponenti dell&#8217;organizzazione ed è attiva su Roma. &#8220;In Italia spesso la parola razzismo non si usa e invece serve definirla per poterla contrastare. E&#8217; un percorso utile per noi ma anche per i nostri alleati&#8221;.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Una prospettiva politica e africana è quella di Filomeno Lopez, scrittore e giornalista originario della Guinea Bissau. &#8220;Il razzismo continerà fino a che le istituzioni africane, Unione Africana compresa, non saranno in grado di difendere la nostra diaspora nel mondo&#8221;, afferma l&#8217;autore. &#8220;E&#8217; dal 2004 che facciamo pressioni in questo senso: l&#8217;identità africana è naturalmente diasporica, finché non uniremo le due sponde della nostra comunità non si farà nulla&#8221;. Elizabeth Ntonjira, communications director di Amref Global, residente a Nairobi, prosegue il ragionamento sull&#8217;Africa e mette in guardia da &#8220;stereotipi legati solo ai problemi, come le guerre e i disastri naturali&#8221; e invita quindi a &#8220;insistere sulla necessità di piattaforme di comunicazione che permettano di parlare della grande cultura e delle grandi innovazioni che si producono in Africa&#8221;. &#8220;Informare i cittadini europei e americani&#8221;, conclude, &#8220;è un passaggio chiave&#8221;. Insistere sulla dimensione europea del problema è un altro elemento imporante. Michaela Moua, coordinatrice della Commissione europea per la Lotta al razzismo, una funzione introdotta per la prima volta nel 2020, lancia un appello in video-collegamento: &#8220;L&#8217;anno scorso abbiamo formato un forum permanente di organizzazioni della società civile. Esorto le realtà presenti a Roma a candidarsi per poter dare il loro contributo&#8221;.</p>
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		<title>Sociale: giornalisti e attivisti a Roma per Rete contro razzismo</title>
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		<pubDate>Sat, 09 Feb 2019 17:06:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>A Roma un incontro tra professionisti dell&#8217;informazione e attivisti sociali per fare rete contro razzismo, intolleranza e discriminazione. L&#8217;appuntamento, lanciato dall&#8217;agenzia di stampa internazionale &#8216;Pressenza&#8217; insieme alla Coalizione italiana contro la poverta&#8217; (Gcap Italia), e&#8217; per domenica 10 febbraio, alla Citta&#8217; dell&#8217;altra economia di Roma. &#8220;Dopo l&#8217;evento di Milano dello scorso 20 gennaio presso l&#8217;Arci [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A Roma un incontro tra professionisti dell&#8217;informazione e attivisti sociali per fare rete contro razzismo, intolleranza e discriminazione. L&#8217;appuntamento, lanciato dall&#8217;agenzia di stampa internazionale &#8216;Pressenza&#8217; insieme alla Coalizione italiana contro la poverta&#8217; (Gcap Italia), e&#8217; per domenica 10 febbraio, alla Citta&#8217; dell&#8217;altra economia di Roma.<br />
&#8220;Dopo l&#8217;evento di Milano dello scorso 20 gennaio presso l&#8217;Arci Bellezza &#8211; fa sapere &#8216;Pressenza&#8217; in una nota &#8211; continuano gli incontri sul tema &#8216;Giornalisti indipendenti e attivisti, l&#8217;urgenza di fare rete'&#8221;.<br />
&#8220;L&#8217;obiettivo &#8211; proseguono i promotori dell&#8217;evento &#8211; e&#8217; quello di confrontarsi e trovare percorsi convergenti che possano dar vita a piattaforme e reti di scambio in grado di narrare e osteggiare le pericolose derive di razzismo, d&#8217;intolleranza e di discriminazione della nostra epoca e che possano altresi&#8217; stimolare forme di azioni e di contro-narrazioni per contrastare i meccanismi che generano violenza, diseguaglianze e poverta&#8217;&#8221;.<br />
All&#8217;incontro sono invitati a partecipare, oltre ai rappresentanti dell&#8217;associazionismo, anche i cittadini comuni e tutte le &#8220;forze positive del Paese&#8221;.<br />
&#8220;L&#8217;evento e&#8217; strutturato &#8211; precisano gli organizzatori &#8211; per creare degli interscambi continui tra il pubblico presente e i relatori che con le loro testimonianze lanceranno degli input e degli spunti sulle urgenze sulle quali e&#8217; necessario misurarsi oggi per avanzare unitamente&#8221;.<br />
L&#8217;incontro sara&#8217; moderato dalla giornalista freelance Lorella Beretta e prevede interventi di Domenico Musella (&#8216;Pressenza&#8217;), Andrea Stocchiero (Coalizione italiana contro la poverta&#8217;), del poeta maliano Soumaila Diawara, della ricercatrice e giornalista freelance Marta Bellingreri, di Riccardo Gatti, capo missione di Proactiva Open Arms e della direttrice di &#8216;Italia che Cambia&#8217; Alessandra Profilio.<br />
Parleranno anche Stefano Galieni, della rivista &#8216;Left&#8217;, Sabika Shah Povia, giornalista e membro dell&#8217;associazione Carta di Roma, Stefano Corradino, direttore di Art. 21, la portavoce di &#8216;Sea Watch Italia&#8217; Giorgia Linardi e la giornalista di &#8216;Internazionale&#8217; Annalisa Camilli.<br />
Quella romana e&#8217; solo la prossima tappa di un itinerario che prevede diversi incontri in varie citta&#8217; italiane, e che confluira&#8217; in un evento nazionale sabato 6 e domenica 7 aprile 2019 al Monastero del bene comune di Sezano (Verona): qui, fanno sapere i promotori, &#8220;si tireranno le somme del percorso fatto, si organizzeranno gruppi di lavoro e si lanceranno i passi successivi&#8221;.</p>
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		<title>Diritti: 50 anni senza Martin Luther King</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2018 13:37:32 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Con oggi sono trascorsi cinquanta anni dalla morte di Martin Luther King, il &#8220;Ghandi americano&#8221; che costrinse con la forza delle parole gli Stati Uniti e il mondo a chiedersi se il razzismo potesse essere il sentimento giusto a guidare la civile convivenza. E sembra che questo anniversario sia stato in qualche modo anticipato dalla storia: prima, la morte di Winnie Madikizela-Mandela lunedi&#8217; scorso, che col marito Nelson Mandela rappresentarono la lotta al segregazionismo in Sudafrica. Poi, ieri sera all&#8217;Auditorium Parco della musica di Roma, il concerto di Bob Dylan, la cui carriera fu lanciata anche grazie alla partecipazione alla marcia di Washington del 1963, e alle canzoni che accompagnarono e amplificarono la protesta. Quel 28 agosto di 55 anni fa, nella capitale degli Stati Uniti, tra le 200 e le 300mila persone sfilarono per chiedere il rispetto dei diritti civili, un evento storico per la societa&#8217; civile americana. E fu in quell&#8217;occasione che King, a capo di un movimento politico di ispirazione cristiana, pronuncio&#8217; il discorso &#8220;I have a dream&#8221;. Il suo sogno era porre fine all&#8217;intolleranza e alle discriminazioni contro gli afroamericani, superando il concetto stesso di razza: &#8220;Non ci sara&#8217; in America ne&#8217; riposo ne&#8217; tranquillita&#8217; fino a quando ai negri non saranno concessi i loro diritti di cittadini&#8221;, scandi&#8217; il leader.</p>
<p>Ma subito avverti&#8217;: &#8220;Cerchiamo di non soddisfare la nostra sete di liberta&#8217; bevendo alla coppa dell&#8217;odio e del risentimento&#8221;. &#8220;Non dovremo permettere che la nostra protesta creativa degeneri in violenza fisica. Dovremo continuamente elevarci alle maestose vette di chi risponde alla forza fisica con la forza dell&#8217;anima&#8221;. A Washington, il 24 marzo scorso, 800mila persone sono tornate a manifestare pacificamente contro la diffusione delle armi dopo l&#8217;ennesima sparatoria in un liceo americano. Una protesta invocata dai movimenti studenteschi che si e&#8217; svolta in contemporanea in altre 863 citta&#8217; americane. Sebbene altrove proseguono le guerre per il controllo delle risorse economiche, o le violenze di natura etnica o religiosa, i fatti dimostrano che l&#8217;eredita&#8217; di questo leader non e&#8217; stata dimenticata.</p>
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		<title>Muntari, il maestro</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 03 May 2017 19:05:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Può darsi che non abbia torto l’arbitro, che l’ha ammonito per proteste. Può darsi che sia stato corretto l’arbitro, quando l’ha ammonito una seconda volta per aver abbandonato il terreno di gioco e di conseguenza l’abbia espulso per doppia ammonizione. Può darsi che sia doverosa la decisione del giudice sportivo, che gli ha comminato una giornata di sospensione a causa dell’espulsione.  Stiamo parlando di Sulley Muntari, giocatore di origine ghanese della squadra di calcio del Pescara.</p>
<p>La spiegazione di quanto è successo domenica 30 aprile a Cagliari, la dà il suo allenatore Zdenek Zeman in sala stampa. «Muntari ha sentito cori razzisti e ha chiesto di intervenire», racconta il tecnico boemo; che poi commenta: «Facciamo sempre tante chiacchiere e poi ci si passa sopra».</p>
<p>Torniamo ai fatti: siamo quasi alla fine della partita. Il Cagliari è in vantaggio di un gol e il Pescara si sta giocando le ultime chance per il pareggio. Ad un certo punto il centrocampista Muntari non corre più, si disinteressa della partita e va a parlare con gli arbitri. Indica il colore scuro della sua pelle. L’arbitro, stanco delle prolungate lamentele, mostra il cartellino giallo e ammonisce il giocatore per proteste. A questo punto Sulley Muntari si dirige verso il tunnel degli spogliatoi, abbandonando il terreno di gioco volontariamente. L’arbitro lo ammonisce ancora, perché s’è n’è andato prima del fischio finale e si arriva al paradosso dell’espulsione di un giocatore che non è più in campo. La partita riprende senza Muntari, perché lo show deve andare avanti. E infine la beffa: Muntari – regolamento alla mano – non potrà giocare nemmeno la prossima partita contro il Crotone, poiché è stato espulso a Cagliari.</p>
<p>Che cosa è accaduto? «Facevano i cori razzisti – dirà poi il giocatore ai giornalisti. All’arbitro ho detto: devi avere il coraggio di fermare questa cosa. Se tu non fai questo, domani altri lo rifaranno. L’arbitro mi ha detto che dovevo lasciare perdere. E lì mi sono arrabbiato. Perché anziché fermare la partita, se l’è presa con me?».  Le domande sorgono spontanee. Perché anche gli altri calciatori (di entrambe le squadre) non hanno protestato con lui? Perché non l’hanno seguito negli spogliatoi? Perché le vittime, oltre ai soprusi, debbono subire anche il torto della punizione? Perché i regolamenti sono così stupidi da ignorare la dignità delle persone?</p>
<p>Ma c’è un altro aspetto nelle dichiarazioni di Muntari, che merita di essere raccontato: «Nel primo tempo c’era anche un bambino piccolo che faceva “buu”, con i genitori vicino. Mi sono avvicinato e ho detto al piccolo: non si fa così. Ho tolto la mia maglia e l’ho data a lui. Perché se facciamo così, anche i bambini vedono. Altrimenti non va bene. Quale esempio siamo? Perché portiamo i bambini a vedere la partita? ».  Che dire? Ad un giocatore così bisognerebbe dare un premio, anziché una sanzione. Finalmente c’è qualcuno che ci mostra come si dovrebbe comportare una famiglia, ci insegna che cosa significa l’esempio educativo, ci ridà un senso positivo dello sport come confronto leale.  Alla fine anche l’Onu è sceso in campo a fianco di Sulley Muntari.</p>
<p>Quanto accaduto a Cagliari domenica scorsa non è passato inosservato all’estero e il giocatore del Pescara è diventato simbolo ed esempio di lotta al razzismo. Zeid Ra’ad al-Hussein, alto commissario Onu per i diritti umani, si è schierato al fianco del centrocampista ghanese: «È un motivo di ispirazione per tutti noi che ci occupiamo di diritti umani».L’alto commissario delle Nazioni Unite ha anche annunciato che fra qualche settimana sarà presente a una gara internazionale per diffondere il messaggio che «il razzismo e qualsiasi espressione di intolleranza non possono trovare spazio nei grandi eventi sportivi».</p>
<p>Purtroppo anche in Italia abbiamo ancora molta strada da percorrere verso una civiltà degna dell’aggettivo umana. Nel frattempo è doveroso un ringraziamento a Sulley Muntari, che domenica ci ha aiutato a fare un passo avanti almeno nella consapevolezza, dimostrando che un calciatore può essere anche un vero maestro</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/05/03/muntari-il-maestro/">Muntari, il maestro</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Israele, il razzismo dell’occupazione</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 20 Jul 2016 09:36:37 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Combattere l’antisemitismo significa ascoltare le voci di tutti gli oppressi e perseguitati. A maggior ragione se le persecuzioni che alcuni subiscono vengono fatte in nome della religione ebraica. E’ questo il senso dell’incontro, avvenuto il 13 luglio a Ramallah, tra Hanan Ashrawi, Membro del Comitato Esecutivo dell’OLP a Capo del Dipartimento Cultura e Informazione, e [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Combattere l’antisemitismo significa ascoltare le voci di tutti gli oppressi e perseguitati.</strong> A maggior ragione se le persecuzioni che alcuni subiscono vengono fatte in nome della religione ebraica. E’ questo il senso dell’incontro, avvenuto il 13 luglio a Ramallah, tra <strong>Hanan Ashrawi</strong>, Membro del Comitato Esecutivo dell’OLP a Capo del Dipartimento Cultura e Informazione, e <strong>Katharina von Schnurbein</strong>, Coordinatrice della Commissione Europea per la lotta all’antisemitismo.</p>
<p>In occasione di questa visita, Ashrawi ha voluto sottolineare come “La cultura del razzismo e dell’odio generata dall’occupazione sia una delle espressioni più distruttive delle condizioni anormali in cui viviamo, per cui i palestinesi languono sotto una crudele occupazione mentre Israele gode di un’immunità e di un trattamento preferenziale.</p>
<p>Per ottenere la pace e sconfiggere violenza, odio ed estremismo bisogna affrontare le cause dell’occupazione e far rispettare il diritto internazionale umanitario”.</p>
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		<title>Giornata mondiale contro il razzismo</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 21 Mar 2016 10:25:36 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>“Esistono tifosi che, seguendo la logica del branco e dell’idiozia, decidono, di fronte agli occhi indifferenti di decine di altre persone, di schernire e offendere la dignità umana, come ci dimostrano quelle deplorevoli immagini che arrivano direttamente da Madrid e da Roma. Ed esiste un tifoso granata che ha fatto della sua esistenza una lotta al razzismo e che ieri è entrato allo stadio finalmente da cittadino italiano.</p>
<p>Per la <strong>Giornata Mondiale contro il razzismo</strong> evito di concentrarmi sulla facile condanna dei primi, piuttosto preferisco raccontare la bellissima storia di Abdullahi Ahmed, uomo somalo di 28 anni, che festeggerà oggi, nella sala consiliare di Settimo Torinese, il conferimento della cittadinanza italiana, insieme con una comunità solidale che ha fatto dell’accoglienza e dell’inclusione sociale il suo punto di forza.</p>
<p>La storia di <strong>Abdullahi</strong> in Italia comincia nel 2008, dopo il lungo e difficile viaggio percorso da tanti dall’Africa verso il nostro Paese. La sua fortuna è stata quella di essere accolto nel centro Fenoglio della Croce Rossa, modello di accoglienza in tutta Italia. La sua ricchezza sta invece nel suo forte senso civico che si è tradotto in un impegno concreto e quotidiano per il bene comune, contro l’indifferenza, e per il dialogo tra culture e religioni diverse.<br />
Il motto di questo giovane uomo di 28 anni è che ciascuno nella vita deve dare qualcosa di sé. Lui ci dà ogni giorno il suo lavoro nel centro Fenoglio come mediatore culturale a disposizione dei suoi connazionali, il suo tempo a favore della comunità in cui vive e degli studenti del territorio con cui, con curiosità e attenzione, ha avviato ormai uno scambio costante e reciproco di esperienze e sogni per il proprio futuro.</p>
<p>Io non so cosa Abdullahi abbia scelto per il suo ‘domani’. So però che oggi nasce un nuovo cittadino italiano, esempio straordinario di umanità e speranza per una società futura capace finalmente di abbattere quel muro dell’indifferenza e della paura che, mai come oggi, stanno minando i valori fondamentali della nostra Europa”. Lo ha detto <strong>Francesco Rocca, Presidente Nazionale della Croce Rossa Italiana e Vice Presidente della Federazione Internazionale di Croce Rossa e Mezzaluna Rossa</strong>, in occasione della Giornata internazionale per l’eliminazione della discriminazione razziale.</p>
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		<title>&#8220;Nuovi italiani. Cartoline dall&#8217;Italia&#8221;: i migranti si raccontano/video</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 24 Jun 2013 10:48:37 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>&#8220;C&#8217;è un po&#8217; di tutto, c&#8217;è la vita di persone che si sono messe in gioco e che volenti o nolenti, hanno dovuto reinventarsi in un nuovo paese. Ogni ritratto presenta un aspetto particolare dell&#8217;emigrazione, il dolore della madre per i figli lasciati al paese d&#8217;origine, la voglia di tornare per insegnare quanto appreso, l&#8217;orgoglio per aver saputo mantenere una famiglia intera con il lavoro fatto in Italia. Ogni storia è un universo&#8221;. Con queste parole il regista friulano Massimo Garlati-Costa racconta il suo viaggio tra i migranti in Italia che hanno narrato la loro esperienza come uomini e donne in terra straniera.</p>
<p>Succede grazie ad un progetto video “Nuovi Italiani. Cartoline dall’Italia”, avviato nel 2010 come documentario per la televisione e realizzato dal regista friulano Massimo Garlati-Costa. L’opera ha vinto il Concorso Pluralia 2013 come miglior audiovisivo di comunicazione sociale al Festival del Cinema documentario “Premio  Marcellino De Baggis” di Taranto, risultando la più votata dal pubblico. Le cartoline sono 15 ritratti, in cui per una volta sono loro i protagonisti e i narratori delle proprie storie.</p>
<p>Zoubir Fellah dell&#8217;Algeria e Naiane Beltrami del Brasile, sono alcuni dei volti ritratti, cittadini che hanno scelto di vivere in Italia e di raccontare alla telecamera le loro personali esperienze di vita, dalle vicende familiari ai motivi che li hanno spinti a una scelta di emigrazione.</p>
<p>Intorno al mondo dell’immigrazione e alla sua narrazione ci sono ancora pregiudizi e pressioni più o meno razziste che non permettono che se ne faccia un racconto sano e veritiero, come racconta il regista.</p>
<p>&#8220;Le difficoltà incontrate nel coinvolgere gli sponsor, sia pubblici che privati e soprattutto la riluttanza dei canali televisivi nazionali a collaborare, sia alla realizzazione che alla distribuzione di un documentario sull&#8217;immigrazione, ci ha spinti a pensare in modo diverso e, crediamo, innovativo &#8211; spiega Massimo Garlati-Costa.</p>
<p>“Le storie narrate sono testimonianze preziose della vita di persone che dividono con gli italiani autoctoni quotidianità e  problemi, e come spiega il regista “ritratti che potranno essere visti anche fra qualche decennio  e che molto ci racconteranno su come era il nostro paese agli inizi del duemila”.</p>
<p>Guarda anche il video sul documentario “Nuovi italiani. Cartoline dall’Italia” <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/Nuovi_italiani_come_i_migranti_si_raccontano/1553">qui</a></p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
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		<title>Giornata della Memoria 2013: una storia inedita che racconta Guerra, Impresa, famiglie e umanità</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Sun, 27 Jan 2013 15:33:23 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Chiamiamola solidarietà o umanità o slancio di generosità individuale a rischio della propria vita. Questa storia ha un valore universale e racchiude i più alti sentimenti dell’uomo. Anche un pezzo di sapone può svelare una storia. E per un figlio di un salvato dalla furia nazifascista è ancora più emozionante raccontarla. Antonio Zarrelli giunge a Roma [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Chiamiamola solidarietà o umanità o slancio di generosità individuale a rischio della propria vita. Questa storia ha un valore universale e racchiude i più alti sentimenti dell’uomo. Anche un pezzo di sapone può svelare una storia. E per un figlio di un salvato dalla furia nazifascista è ancora più emozionante raccontarla.</p>
<p><b>Antonio Zarrelli</b> giunge a Roma da Cautano, in provincia di Benevento; fa il militare ad Albano e in questo periodo incontra Maddalena Zarrelli, se ne innamora e la sposa. Nei primi anni ’20, assieme a lei che impiega una somma importante per questo progetto ambizioso, mette su un saponificio, con sede nel quartiere San Giovanni, che in pochi anni diventa il secondo saponificio d’Italia.</p>
<p><b>Enrico Della Seta</b> è Maggiore dell’Esercito Italiano, responsabile di un importante ufficio al Ministero della Guerra- Reduce dalla missione nella Spagna franchista. E’ di antica famiglia ebraica romana, vicepresidente della Comunità, con le leggi razziali discriminanti per gli ebrei, emanate dal Fascismo con l’avallo del Re. Nell’autunno del  1938 si trova improvvisamente senza lavoro con moglie, suocero e con due bambini a carico. Non ci sono più entrate, e il futuro è fosco.</p>
<div>
<p>Dal 1940, trova impiego come direttore amministrativo proprio nel saponificio di Antonio e Maddalena. E proprio quando, dopo il 16 Ottobre 1943, la situazione per gli ebrei in Italia precipita, con i nazi-fascisti alle calcagna, è proprio Antonio ad offrire a Enrico e alla sua famiglia per nove lunghi mesi, un ricovero sicuro in uno degli appartamenti sopra lo stabilimento di sapone a San Giovanni. Vengono loro forniti documenti falsi e carte annonarie per la sopravvivenza e le necessità quotidiane. Un gesto coraggioso: chi nascondeva ebrei metteva a repentaglio anche la propria vita.</p>
<p>Finita la guerra, Antonio Zarrelli, viene accusato di connivenza con il regime fascista e di essere stato il “saponiere del Duce”. Un’accusa infamante per chi, al tempo, non aveva opzione di scelta. E’ proprio in questa fase che Enrico Della Seta viene a testimoniare in favore di Antonio, contribuendo così al suo scagionamento.</p>
</div>
<p><b>Dopo 70 anni Maurizio Della Seta, che da bambino, proprio lì visse nascosto per quegli interminabili drammatici mesi, incontra per la prima volta Pino Zarrelli</b>, nipote di Antonio, e la famiglia del salvatore, che conosceva questa storia di coraggio e umanità. Quattro generazioni si ritrovano nel ricordo dei propri nonni “eroi umani”, a loro modo inconsapevoli. E sono tanti i dettagli e gli aneddoti di un’Italia generosa, una pagina da non dimenticare, che emergono dallo scrigno della memoria di due famiglie.</p>
<div>
<p>Fotografie d’epoca, documenti originali e tanti racconti, in un appartamento che racconta una storia che, dal quartiere Prati, porta sino a San Giovanni, all’ombra della grande ciminiera industriale, punto di riferimento per i cacciabombardieri tedeschi  che solcavano il cielo della Capitale nel ’44, diretti al fronte di Anzio dopo lo sbarco alleato. Un appartamento che, oggi, guarda bonariamente lo sviluppo della città conservando una pagina di storia e umanità che merita di essere tramandata.</p>
<p>E&#8217; desiderio della famiglia Della Seta istruire al più presto la pratica per riconoscere Antonio Zarrelli “Giusto tra le Nazioni”, che è la massima onorificenza concessa dallo Stato d&#8217;Israele per chi abbia salvato vite umane e si sia distinto per atti eroici durante la Guerra.</p>
</div>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/01/27/giornata-della-memoria-2013-una-storia-inedita-che-racconta-guerra-impresa-famiglie-e-umanita/">Giornata della Memoria 2013: una storia inedita che racconta Guerra, Impresa, famiglie e umanità</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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