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	<title>referendum Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Referendum? No grazie. Gli italiani disertano le urne, l&#8217;opposizione evapora, e Meloni incassa senza muovere un dito</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/06/09/referendum-no-grazie-gli-italiani-disertano-le-urne-lopposizione-evapora-e-meloni-incassa-senza-muovere-un-dito/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 09 Jun 2025 15:07:11 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;Il prezzo pagato dai bravi che non fanno politica è di essere governati dai malvagi.&#8221;— Platone Un tempo ci si commuoveva per le battaglie referendarie. Oggi si rischia di non accorgersi nemmeno che ci siano state. L&#8217;ultimo referendum – su giustizia, lavoro, autonomia, o qualsiasi altra cosa fosse – è finito come la maggior parte [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/09/referendum-no-grazie-gli-italiani-disertano-le-urne-lopposizione-evapora-e-meloni-incassa-senza-muovere-un-dito/">Referendum? No grazie. Gli italiani disertano le urne, l&#8217;opposizione evapora, e Meloni incassa senza muovere un dito</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<blockquote class="wp-block-quote is-layout-flow wp-block-quote-is-layout-flow">
<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;Il prezzo pagato dai bravi che non fanno politica è di essere governati dai malvagi.&#8221;</em><br>— Platone</p>
</blockquote>



<p class="wp-block-paragraph">Un tempo ci si commuoveva per le battaglie referendarie. Oggi si rischia di non accorgersi nemmeno che ci siano state. L&#8217;ultimo referendum – su giustizia, lavoro, autonomia, o qualsiasi altra cosa fosse – è finito come la maggior parte delle buone intenzioni italiane: in un nulla di fatto.</p>



<p class="wp-block-paragraph">L&#8217;affluenza? Una disfatta annunciata: sotto il 25%, in alcune città meno di quanto basta per aprire un torneo di bocce. Non si è raggiunto il quorum, ma si è toccato il fondo. E mentre i promotori si aggrappavano all&#8217;ultima speranza, gli italiani erano altrove: al mare, al centro commerciale o semplicemente a casa, stanchi di promesse che evaporano più in fretta delle urne.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il messaggio è chiaro: <strong>non è che gli italiani non vogliono partecipare. È che non ci credono più.</strong></p>



<p class="wp-block-paragraph">La crisi della partecipazione è diventata la vera emergenza nazionale, ma guai a nominarla: nei talk si preferisce parlare di armi, influencer e gaffe. E intanto la democrazia diretta scompare, tra l&#8217;indifferenza generale e il disinteresse istituzionale. Non è disaffezione: è una secessione silenziosa del cittadino dalle istituzioni.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Un&#8217;opposizione da salotto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Chi avrebbe dovuto suonare la sveglia? L&#8217;opposizione, ovviamente. Ma il risultato è stato un&#8217;eco ovattata. Il Partito Democratico ha prodotto più distinguo che voti, il Movimento 5 Stelle ha sussurrato qualcosa tra un post e un&#8217;intervista, mentre la sinistra radicale si è divisa su cosa fare prima ancora di capire perché farlo.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Un fronte disorganico, velleitario, in crisi espressiva e strategica. Il referendum poteva essere l&#8217;occasione per tornare a parlare al Paese. Si è rivelato, invece, uno specchio rotto: non riflette nulla se non la frattura ormai irreparabile tra chi fa politica e chi dovrebbe ascoltarla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il risultato? Il silenzio. L&#8217;unico rumore è quello dell&#8217;opposizione che affonda nella propria irrilevanza. Non si tratta solo di una sconfitta elettorale, ma di un&#8217;<strong>estinzione narrativa</strong>: non c&#8217;è più nemmeno chi sappia spiegare perché sarebbe importante esserci.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Il sindacato si guarda allo specchio</h3>



<p class="wp-block-paragraph">E i sindacati? Presenti, a tratti. La CGIL ha tentato qualche mossa, ma senza né risonanza né seguito. Altri apparati sono rimasti nel limbo tra l&#8217;indignazione e la riunione organizzativa. Quello che una volta era un motore civile oggi assomiglia a un ufficio stampa con poca stampa.</p>



<p class="wp-block-paragraph">La partecipazione popolare non si costruisce con gli slogan: serve credibilità. E oggi, la percezione diffusa è che il sindacato abbia perso la presa sulla realtà, sulla rabbia, sulla carne viva del Paese. Una volta portavano in piazza un milione di persone. Oggi non riempiono nemmeno i pullman.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Giorgia, l&#8217;unica che non fa nulla e vince tutto</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Mentre tutto questo succede, Giorgia Meloni sta lì. Non dice una parola, non muove una pedina. Non le serve. Perché quando intorno a te si spengono tutte le luci, anche una candela sembra un faro.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Non è che Giorgia vinca. È che <strong>non perde mai</strong>, semplicemente perché nessuno la sfida. Il melonismo non cresce per consenso: <strong>cresce per assenza di attrito</strong>. È il vuoto che lo alimenta. Quando l&#8217;opposizione si auto-sabbota e la partecipazione evapora, il potere si solidifica. Il suo governo diventa l&#8217;unico vero teatro dove succede qualcosa. E anche se non succede niente, basta l&#8217;eco del nulla.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il vero pericolo non è il populismo. È il <strong>monopolio del presente</strong>. Se non c&#8217;è alternativa, ogni governo diventa eterno.</p>



<h3 class="wp-block-heading">Italia, dove vai?</h3>



<p class="wp-block-paragraph">Se nel 2016 il referendum costituzionale fece cadere Renzi, oggi nessuno cade. E questo, paradossalmente, è il dato più grave. Perché non è in discussione solo una riforma, ma <strong>il senso stesso della democrazia partecipativa</strong>.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Finché il voto sarà percepito come un rituale inutile, il Paese continuerà a svuotarsi dall&#8217;interno. E chi comanda, potrà farlo indisturbato. Non serve repressione: basta abitudine. La stabilità, in assenza di confronto, si trasforma in marmo. E il marmo, si sa, non respira.</p>



<p class="wp-block-paragraph">Il futuro potrebbe non essere autoritario. Potrebbe essere peggio: <strong>assolutamente, totalmente vuoto</strong>.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2025/06/09/referendum-no-grazie-gli-italiani-disertano-le-urne-lopposizione-evapora-e-meloni-incassa-senza-muovere-un-dito/">Referendum? No grazie. Gli italiani disertano le urne, l&#8217;opposizione evapora, e Meloni incassa senza muovere un dito</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Famiglia. Partito gay: &#8220;Serve referendum per matrimonio egualitario&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 15 Feb 2024 23:16:00 +0000</pubDate>
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<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/02/16/famiglia-partito-gay-serve-referendum-per-matrimonio-egualitario/">Famiglia. Partito gay: &#8220;Serve referendum per matrimonio egualitario&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<p class="wp-block-paragraph">&#8220;La Grecia ha approvato il matrimonio egualitario per le persone Lgbt+, così ora nell&#8217;Europa occidentale siamo rimasti solo noi senza diritti. Peraltro è stato approvato come avvenuto in altri Paesi sia con il sostegno dei partiti di destra ora in maggioranza, sia con le opposizioni, a dimostrazione che i diritti non devono avere colore politico. Purtroppo in Italia con l&#8217;attuale maggioranza di centrodestra in Parlamento non sarà possibile approvare alcuna legge. Quindi, puntiamo al Referendum sul matrimonio egualitario, per questo sosteniamo Todde presidente della Regione Sardegna, perchè si è impegnata a sostenere il Referendum, e così avremo le 5 Regioni progressiste per poter accedere a votare il referendum in tutta Italia per estendere il matrimonio alle persone Lgbt+, come oltre il 65% degli italiani vuole (dati Censis dicembre 2023)&#8221;. Lo dichiara Fabrizio Marrazzo, portavoce nazionale del Partito Gay Lgbt+, Solidale, Ambientalista, Liberale.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2024/02/16/famiglia-partito-gay-serve-referendum-per-matrimonio-egualitario/">Famiglia. Partito gay: &#8220;Serve referendum per matrimonio egualitario&#8221;</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Voucher: ok della Consulta al referendum, no articolo 18: “Inammissibile”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2017 12:51:19 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale ha dichiarato “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)&#8217;” e “inammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi&#8217;”, la parte sull’art. 18 della richiesta di referendum. Dichiarata poi “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La Corte Costituzionale ha dichiarato “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni sul lavoro accessorio (voucher)&#8217;” e “inammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione delle disposizioni in materia di licenziamenti illegittimi&#8217;”, la parte sull’art. 18 della richiesta di referendum.</p>
<p>Dichiarata poi “ammissibile la richiesta di referendum denominato ‘abrogazione disposizioni limitative della responsabilità solidale in materia di appalti&#8217;”.</p>
<p>“Continueremo la nostra iniziativa e valuteremo nei prossimi giorni tutte le possibilità per ristabilire i diritti, compreso il ricorso alla corte europea sulla normativa sui licenziamenti”. Lo annuncia la leader della cgil, Susanna Camusso, commentando la decisione della Consulta sui referendum.</p>
<p>&#8220;La bocciatura del quesito referendario sull’articolo 18 “non è una sconfitta”. Risponde Camusso, in conferenza stampa, sulla decisione della Consulta sui referendum. “Non vedo perché- aggiunge- visto che è la prima volta che il sindacato presenta dei quesiti referendari e su 2 si va a votare. Dopo tanti anni- conclude- c’è al centro il tema del lavoro. Questo è un grande risultato”.</p>
<p>&nbsp;</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/12/voucher-ok-della-consulta-al-referendum-no-articolo-18-inammissibile/">Voucher: ok della Consulta al referendum, no articolo 18: “Inammissibile”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Voucher, Furlan: “Non serve il referendum, basta una legge”</title>
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		<pubDate>Thu, 12 Jan 2017 12:35:21 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Sui voucher “non serve un referendum basterebbe una legge di due righe”. Lo ribadisce il segretario nazionale della Cisl, Anna Maria Furlan all’indomani della decisione della Consulta, che ha giudicato ammissibili i referendum abrogativi proposti dalla Cgil su voucher e appalti, respingendo invece quello sull’articolo 18. “Bisogna tornare all’origine dei voucher quando davvero la legge [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/12/voucher-furlan-non-serve-il-referendum-basta-una-legge/">Voucher, Furlan: “Non serve il referendum, basta una legge”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong>Sui voucher “non serve un referendum basterebbe una legge di due righe”</strong>. Lo ribadisce il segretario nazionale della Cisl, Anna Maria Furlan all’indomani della decisione della Consulta, che ha giudicato ammissibili i referendum abrogativi proposti dalla Cgil su voucher e appalti, respingendo invece quello sull’articolo 18.</p>
<p>“<strong>Bisogna tornare all’origine dei voucher</strong> quando davvero la legge Biagi li aveva individuati come strumenti del tutto eccezionali per lavori del tutto discontinui- spiega Furlan a margine di un incontro con i delegati dell’Emilia-Romagna a Bologna- quindi <strong>noi chiediamo davvero al governo ma anche al Parlamento di affrontare con serietà e subito questi temi</strong>. Lo chiediamo da tanti mesi, speriamo che questa volta si possa davvero iniziare un percorso proficuo per il lavoro”</p>
<p>Il verdetto della Corte costituzionale che ha promosso due dei tre quesiti referendari proposti della Cgil, tra cui quello per l’abolizione dei voucher,<strong> non deve però interrompere il lavoro unitario fatto con Cisl e Uil</strong>. “Dobbiamo continuare con questo lavoro e nel frattempo fare un confronto serie con il governo proprio sul tema del lavoro a partire dai voucher”, aggiunge Furlan.</p>
<p>“<strong>Noi abbiamo lavorato unitariamente in questi ultimi tempo in modo proficuo</strong>. Unitariamente abbiamo portato a casa un buon accordo sulla previdenza e stiamo siglando tutti gli accordi per il nuovo modello contrattuale nonché importantissimi contratti e l’accordo sullo sblocco della contrattazione sul pubblico impiego”, ricorda la sindacalista. (Dire)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2017/01/12/voucher-furlan-non-serve-il-referendum-basta-una-legge/">Voucher, Furlan: “Non serve il referendum, basta una legge”</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Udc lascia Alfano: esperienza Ap finisce qui</title>
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		<pubDate>Tue, 06 Dec 2016 20:04:55 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>“Il risultato del referendum non è ascrivibile a categorie politiche precise. Nessuno può attribuirsi un risultato: ne’ i vincitori, ne’ gli sconfitti. L’esito del 4 dicembre è la reazione di una società stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo l’idea di far precipitare il Paese verso il voto appare più il segno di [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/06/udc-lascia-alfano-esperienza-ap-finisce-qui/">Udc lascia Alfano: esperienza Ap finisce qui</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
]]></description>
										<content:encoded><![CDATA[<p>“Il risultato del referendum non è ascrivibile a categorie politiche precise. Nessuno può attribuirsi un risultato: ne’ i vincitori, ne’ gli sconfitti. L’esito del 4 dicembre è la reazione di una società stanca, smarrita e priva di riferimenti certi. Per questo l’idea di far precipitare il Paese verso il voto appare più il segno di una reazione emotiva alla sconfitta che un disegno politico utile all’Italia. Su questo punto si segna l’ultima differenza nei confronti di Alfano che, da tempo, ha trasformato in sudditanza nei confronti di Renzi quella che per noi è stata ed è un’alleanza leale con il Pd.</p>
<p>L’esperienza di Area Popolare, forse mai decollata, si conclude qui: con lo scioglimento dei gruppi e la ripresa di autonome presenze parlamentari”. Lo comunicano in una nota congiunta i parlamentari dell’Udc insieme al segretario nazionale Udc Lorenzo Cesa.</p>
<p>“In questo momento riteniamo che, in primo luogo- proseguono-, spetti al presidente Mattarella definire percorsi e prospettive. Ci limitiamo a considerare che dopo il referendum il Paese ha bisogno con urgenza di una messa in sicurezza sociale, intervenendo sulla povertà che come sostiene l’Istat oggi colpisce un italiano su tre; di interventi sul sistema creditizio a tutela dei risparmiatori e di una nuova legge elettorale a base proporzionale votata dal Parlamento.</p>
<p>E non ultimo c’è bisogno , al di là delle distinzioni sul referendum, di un lavoro di ricomposizione specie all’interno dell’area del cattolicesimo popolare e di ceti medi e popolari che miri alla costruzione di un soggetto politico credibile. Per questo facciamo appello a noi stessi e a quanti, tra parlamentari e movimenti nella società civile, colgano come noi la rilevanza di questo passaggio storico”.(Dire)</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/12/06/udc-lascia-alfano-esperienza-ap-finisce-qui/">Udc lascia Alfano: esperienza Ap finisce qui</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Referendum: una giusta e severa lezione</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2016/12/05/referendum-una-giusta-e-severa-lezione/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 05 Dec 2016 10:04:04 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>I numeri talvolta sono impietosi: 13 milioni di Sì, 19 milioni di No: 41% e 59%. Una severa (e meritata) lezione per chi ha avuto l’arroganza di voler stabilire da solo le regole del gioco democratico, facendo approvare con il voto di fiducia la nuova legge elettorale per la Camera dei deputati e poi promuovendo [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>I numeri talvolta sono impietosi: 13 milioni di Sì, 19 milioni di No: 41% e 59%. Una severa (e meritata) lezione per chi ha avuto l’arroganza di voler stabilire da solo le regole del gioco democratico, facendo approvare con il voto di fiducia la nuova legge elettorale per la Camera dei deputati e poi promuovendo una revisione costituzionale grazie ad un premio di maggioranza giudicato incostituzionale dalla Consulta.</p>
<p>Analizzando la geografia del voto, si vede chiaramente che i riformatori hanno vinto soltanto nel cuore dell’Emilia Romagna e della Toscana (cioè nelle roccaforti del Partito Democratico), oltre che con il voto degli italiani all’estero, che hanno dimostrato di non essere in sintonia con chi in Italia vive quotidianamente.</p>
<p>Gli elettori, dovendo scegliere tra la stabilità della Costituzione e quella del governo, hanno saggiamente scelto la prima. Dopo la forzatura del centrodestra nel 2006 è stata bocciata sonoramente anche quella effettuata dall’attuale maggioranza di centrosinistra. Il confronto dei dati dell’affluenza nei tre referendum costituzionali finora svolti è particolarmente significativo: nel 2001 per la riforma limitata del Titolo V andarono alle urne il 34% degli elettori, nel 2006 per la più ampia revisione proposta l’affluenza arrivò al 54% e questa volta per le svariate materie del quesito referendario è stato superato il 65%. Sembra che tra gli italiani in questi anni sia cresciuta la consapevolezza dell’importanza della posta in gioco: le regole comuni che a tutti appartengono.</p>
<p>Certamente la rilevanza del voto è stata accresciuta anche dallo stretto legame – voluto da Matteo Renzi – tra esito del referendum e continuità del governo. Ma è evidente che tra le disomogenee motivazioni del No, c’è anche un legame identitario con la Carta che i nostri nonni ci hanno trasmesso come testimonianza e indicazione per il futuro. Questo voto afferma con chiarezza che gli aggiornamenti della Costituzione sono possibili, ma soltanto se si tratta di interventi di ordinaria manutenzione e non di ampia ristrutturazione. E soprattutto che tali modifiche devono essere effettuate con la condivisione delle diverse componenti politiche, sociali e culturali del paese.</p>
<p>Pertanto ci auguriamo che mai più si proceda a colpi di maggioranza, per altro rappresentativa soltanto di una minoranza degli elettori, grazie ai premi assegnati dalle leggi elettorali più recenti.</p>
<p>Inoltre, speriamo che la lezione possa servire ad ogni futuro governo, che – in qualità di potere esecutivo – dovrà svolgere la propria vera funzione: attuare l’indirizzo politico della maggioranza parlamentare, senza immischiarsi nella materia costituzionale.</p>
<p>Guardando avanti in tempi brevi si pone un problema. L’attuale legge elettorale per la Camera (iper maggioritaria) è profondamente diversa da quella per il Senato (proporzionale). Se si andasse al voto oggi, avremmo sicuramente maggioranza diverse nei due rami del Parlamento, con una situazione di stallo legislativo ed istituzionale. Tutto ciò a causa della presunzione di Matteo Renzi e della sua maggioranza, che ha approvato soltanto la legge elettorale della Camera, dando per scontato che la revisione costituzionale sarebbe stata confermata e che di conseguenza i senatori sarebbero stati eletti dai consigli regionali. Di conseguenza, siamo al paradosso che chi ha proclamato per tutta la campagna referendaria la necessità della stabilità e della semplificazione, ci ha condotti irresponsabilmente in una situazione di complessa e probabile instabilità.</p>
<p>Confidiamo nella saggezza del Presidente della Repubblica affinché intervenga nei confronti dell’attuale Parlamento per porre rimedio a questa grave lacuna.</p>
<p>Infine possiamo dire che questo voto ristabilisce un più corretto ordine costituzionale tra le istituzioni del paese, con una drastica riduzione dell’ipertrofia governativa. A chi sta ai vertici ogni tanto un bagno di umiltà non può che fare bene, anche soltanto per ricordare che la politica è al servizio del bene comune (e non il contrario).</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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		<title>Referendum, Segni: &#8220;Voterò Si nonostante Renzi&#8221;</title>
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		<pubDate>Thu, 01 Dec 2016 10:52:18 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Mario Segni, storico leader referendario degli anni ’90, è intervenuto a ‘La Storia Oscura’ su Radio Cusano Campus per parlare del voto di domenica 4 dicembre: “Io voterò ‘SI’ –ha detto Segni- ma non per fare un piacere a Renzi, anzi aggiungo che voterò ‘SI’ nonostante Renzi. Perché il presidente del Consiglio ha fatto una cosa che ha urtato tanti italiani e tanti riformisti come me; cioè Renzi ha fatto tutta questa campagna elettorale come se il discorso delle riforme in Italia iniziasse con lui, per la serie io sono il messia e sono appena arrivato eccomi qua guardatemi tutti. E questa direi che è quasi un’offesa per chi invece ha combattuto per anni come me e come tutti noi referendari. Renzi si è dimenticato che fummo noi referendari a introdurre ad esempio l’elezione diretta del sindaco, il sistema elettorale maggioritario e tanto altro. Al di là di questo, però, voterò ‘SI’ al referendum costituzionale perché io credo che anche se questa riforma ha molti difetti, tuttavia bocciarla sarebbe uno sbaglio e soprattutto il bocciarla innescherebbe un meccanismo politico che rischia di riportarci al sistema proporzionale quindi cancellando proprio quei referendum di oltre 20 anni fa per i quali gli italiani andarono a votare in massa con una valanga di ‘SI’”.</p>
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		<title>Referendum: stabilità della Costituzione o del Governo?</title>
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		<pubDate>Tue, 29 Nov 2016 15:33:49 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>La stabilità del Governo: sembra essere diventato questo il principale obiettivo di molti che invitano a votare Sì al prossimo referendum costituzionale. Non si può votare No – dicono – perché potrebbe cadere il Governo e addirittura si rischiano le elezioni anticipate nel 2017. Anzitutto va detto che comunque nel 2018 la legislatura arriverà alla sua fine “naturale” (5 anni) e l’anticipo di un anno non può rappresentare un grave problema (ad esempio negli Usa il Presidente ha un mandato di 4 anni). In secondo luogo, paradossalmente è con la vittoria dei Sì che probabilmente la legislatura (e quindi anche il Governo) terminerebbe anzitempo, perché – con la conferma della riforma costituzionale – l’attuale Senato di fatto sarebbe delegittimato, rischiando di trascinarsi inutilmente per un anno in attesa della sua fine definitiva.</p>
<p>Occorre inoltre ricordare che in teoria la sorte del Governo non dovrebbe essere connessa con l’esito del referendum per l’eventuale revisione costituzionale. In realtà il nesso è evidente, ma soltanto per scelta del Governo e in particolare dell’attuale Presidente del Consiglio dei Ministri, che ha deciso di legare il proprio futuro alla riforma della Costituzione. Pertanto, a mettere a rischio la governabilità è stato proprio il Governo, sebbene avesse potuto evitarlo. Quando si gioca d’azzardo, puntando tutto su un risultato, c’è anche il rischio di perdere tutto. Di conseguenza, viene da chiedersi per quale ragione si dovrebbe votare per salvare un Governo che in modo irresponsabile considera la governabilità una carta che si può giocare al tavolo delle scommesse politiche.</p>
<p>Detto questo, c’è un’altra più grave incongruenza che va segnalata. Chi oggi sceglie il Sì per dare continuità al Governo, è pronto a sacrificare la stabilità costituzionale senza battere ciglio. Tutti dovrebbero sapere che la Costituzione non ha una data di scadenza: si può aggiornare, ma non è un obbligo farlo. Le regole del gioco devono tendere alla stabilità, affinché i giocatori possano esprimersi il meglio, proprio perché sono ben conosciute e possono essere rispettate. Il Governo è soltanto un giocatore, comunque destinato ad essere sostituito dopo qualche anno, dentro il complesso gioco della democrazia.</p>
<p>È davvero assurdo che per prolungare di qualche mese la presenza in campo di un giocatore si sia disposti a cambiare le regole del gioco, come se questa fosse semplicemente un’altra partita da giocare. Significa non aver capito nulla di che cos’è una Costituzione e a che cosa serve. Le regole del gioco si possono anche cambiare, ma lo si dovrebbe fare con il consenso di tutti i giocatori e possibilmente quando la partita non è in corso. Invece, per portare a casa un risultato favorevole (la salvezza del Governo Renzi), si è disposti a forzare la mano per una riforma nella quale comunque non si riconoscerebbe circa la metà dei cittadini.</p>
<p>Quando le regole del gioco vengono imposte da una parte e subite dalle altre parti, anziché essere accettate e condivise, si rischia di creare il massimo di instabilità possibile, perché si divide il Paese sulla Carta che dovrebbe essere comune. Se il terreno su cui si dovrebbe fondare la convivenza è soggetto a consistenti revisioni, anche la governabilità né risentirà fortemente. Purtroppo viviamo in un ambiente ad elevato rischio sismico. Questo vale anche per le istituzioni. Ma per salvare la casa per primo cittadino non possiamo mettere a rischio tutto il paese. Il primo cittadino è al servizio del paese, mentre il contrario non è nello spirito della Costituzione.</p>
<p style="text-align: right;">Rocco Artifoni-Pressenza</p>
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		<title>Rassegna stampa del 28 Novembre 2016</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Nov 2016 13:20:22 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p>Repubblica,prima. Renzi: se perdo il governo rischia tornano i tecnici. Repubblica,prima. Scatta l’allarme nelle scuole, sta dilagando il cyberbullismo Repubblica,p3. GOFFREDO DE MARCHIS. Il piano R. Se sconfitto, il premier tentera’ di tornare alle urne. Ecco come. E chi cerchera’ di impedirlo Repubblica,p4. Intervista a ANDREA ORLANDO. Il Pd non e’ quello di DE LUCA, [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Repubblica,prima. Renzi: se perdo il governo rischia tornano i tecnici.</p>
<p>Repubblica,prima. Scatta l’allarme nelle scuole, sta dilagando il cyberbullismo</p>
<p>Repubblica,p3. GOFFREDO DE MARCHIS. Il piano R. Se sconfitto, il premier tentera’ di tornare alle urne. Ecco come. E chi cerchera’ di impedirlo</p>
<p>Repubblica,p4. Intervista a ANDREA ORLANDO. Il Pd non e’ quello di DE LUCA, si puo’ ricostruire solo se passa il Si. D’Alema parla di scissione? La stragrande maggioranza dei nostri non la vuole</p>
<p>Repubblica,p4. Il M5S pronto a processare Raggi. Dopo domenica.</p>
<p>Repubblica,p6. CARMELO LOPAPA. Milan, Mediaset e Forza Italia, cosi Berlusconi prepara il ritorno.</p>
<p>Repubblica,p6. Intervista a MARCELLO PERA: Silvio spera nel caos per tornare in gioco, pero’ sbaglia tutto. Questa riforma non e’ la nostra ma e’ piu’ di quanto abbiamo fatto noi cioe’ nulla. Vale la pena votare Si</p>
<p>Repubblica,p7. Ma Salvini e Meloni danno l’altola’ . Il leader si sceglie con le primarie. E intanto Bossi attacca il numero uno della Lega: la base e’ stufa di lui e del suo partito nazionale. Ci vuole un congresso subito.</p>
<p>Repubblica,p9. Eliseo, il centrodestra sceglie Fillon. E Valls gela Hollande: sono pronto.</p>
<p>Repubblica, p19. Intervista a DAVIDE FARAONE: per tanti ragazzi sono solo bravate anche le famiglie devono aiutarci.</p>
<p>Repubblica,p21. Quei bus hanno gia’ 600 mila chilometri. La Campania compra gli scarti della Polonia.</p>
<p>Repubblica,p27. STEFANO FOLLI. Il dopo voto e il modello-Dini</p>
<p>Libero,prima. FRANCO BECHIS. Renzi e’ un diavolo. Scommessa finale. Pur di tenere il forcone del comando sputa sull’unico lavoro che ha mai fatto (il politico) e dice in tv che se lui cade avremo un altro governo tecnico con gli amici di Monti. E per una volta la gente gli crede. Silvio: col No torno io</p>
<p>Libero,prima. Intervista a PAOLO DEL DEBBIO: Potrei fare un partito del popolo ma preferisco la tv. Silvio gioca al gatto e il topo con Renzi. Salvini e Meloni rompono? Non ci credo.</p>
<p>Libero,p6. Intervista ad ARTURO PARISI. Dopo il 4 nel Pd una resa dei conti definitiva. D’Alema incoerente: e’ sempre stato un riformista. Bersani legato al passato. Ma se Renzi vince sara’ grazie ai vecchi</p>
<p>Libero,p8. Cicchitto testimone di Brunetta: gli ho salvato le nozze con Titti. Gli antagonisti volevano far saltare il matrimonio ma ho allertato la sposa. Lei ha chiamato gli invitati in gran segreto e ha detto Si in una specie di grotta</p>
<p>Libero,p11. RENATO FARINA. Il rebus del cardinale scomunicato. E tutti zitti. Nella biografia ufficiale di Ratzinger emerge la violazione del segreto del Conclave lasciata impunita. Il Papa indaghi</p>
<p>Libero,p17. Intervista a RITA DALLA CHIESA: la verita’ sulla Meloni e Silvio. Cairo mi ha lasciata in panchina, ho sbattuto la porta. Ora chattiamo</p>
<p>Qn,prima. Renzi: il rischio tecnici c’e’. Il premier agita lo spauracchio di un governo non politico. Solo il Si puo’ evotarlo. Da oggi le nostre guide al referendum: ecco come cambia il Senato</p>
<p>Qn,p14. Intervista a MASSIMO CACCIARI: la sinistra italiana ammiro’ Fidel. Ma era un modello non esportabile. Una icona,non un esempio. Piaceva anche ai missini</p>
<p>Qn,p17. Scomunica per i preti cacciatori. Gli ambientalisti scrivono al Papa. L’appello dell’Aidaa: e’ solo violenza, contrasta col Cristianesimo</p>
<p>Qn,p17. Intervista a don PIERINO SACELLA cappellano degli alpini, 28 doppiette in canonica: non uccidere? Le bestie sono escluse. I fedeli dicano quel che vogliono, il mio e’ un hobby. Se caccio un capriolo organizzo un bel pranzo con tutti i parrocchiani. E dovete vedere che festa ogni volta</p>
<p>Qn,p18. Appeso al balcone per una sfida. Precipita baby genio degli scacchi. Russia, morto a 20anni. Faceva parkour al dodicesimo piano.</p>
<p>Mattino,prima. MASSIMO ADINOLFI. Mattarella e la forza della mitezza</p>
<p>Mattino,prima. Renzi: rischio governo tecnico. Il Cavaliere: dopo il voto deciso se ricandidarmi. Salvini: facciamo le primarie. Ma Bossi lo gela: la base non ti vuole</p>
<p>Mattino,p2. Matteo bis e urne ad aprile. Il piano B del Nazareno. In caso di sconfitta prende quota l’ipotesi di un esecutivo a tempo varato in accordo con il Colle</p>
<p>Mattino,p3. Denaro meno caro e titoli appetibili, cosi la stabilita’ aiuta i conti pubblici. Gli esperti: le crisi politiche hanno fatto schizzare il debito italiano.</p>
<p>Mattino,p9. Intervista a LEOGRANDE, politologo americano: Trump decisivo per i destini dell’isola il dietrofront Usa come una disgrazia. Dopo il muro i cubani isolati per la pervicace opposizione di Fidel agli Stati Uniti. Transizione al mercato. Poi deve sparire la classe al potere dal ’58</p>
<p>Messaggero,prima. Intervista a RACHIDA DATI: ridare concretezza alla politica cosi si batte il populismo di Le Pen. I francesi non accettano di farsi imporre le scelte. Fillon non dovra’ dimenticare i nostri concittadini sedotti dal populismo</p>
<p>Messaggero,p4. Intervista al ministro ROBERTA PINOTTI: il governissimo servirebbe a chi ci vuole deboli nella Ue. La posta in gioco il 4 dicembre e’ la credibilita’ dell’Italia come Paese capace di fare le riforme. La bocciatura della Consulta sul ddl Madia, e’ la dimostrazione che continuando cosi non si va avanti</p>
<p>Messaggero,p7. Berlusconi-Salvini, scontro sulle primarie.</p>
<p>Messaggero,p10. Qualita’ della vita, il crollo di Roma. Trento cede il primato a Mantova. GIUSEPPE DE RITA: se la citta’ si e’ involgarita, e’ colpa anche dei romani. Ci siamo adagiati nel ruolo di chi vuole rivivere solo di ristoranti e tavolini all’aperto. CLAUDIO STRINATI: i bivacchi e i bus turistici uccidono l’offerta culturale. Mancano regole generali e controlli, chiunque voglia fare una manifestazione ha il potere di bloccare la citta’</p>
<p>Messaggero,p13. Effetto Consulta sui contratti pubblici.</p>
<p>Corsera,prima. ALDO CAZZULLO. I moderati e la lezione di Parigi.</p>
<p>Corsera,prima. Intervista a RENZO PIANO. I terremoti? Impariamo da Veronesi. Basta parlare di sfortuna. Serve una vera prevenzione, occorrono 50 anni</p>
<p>Corsera,p2. Intervista a DANIEL COHN BENDIT: ora sfilera’ Marine Le Pen. E il paradosso e’ che sara’ lei a sostenere le conquiste sociali. Non c’e’ dubbio, oggi ha vinto la Francia che cerca la rivincita sul Sessantotto</p>
<p>Corsera,p5. Intervista a BARBARA D’URSO: lui e Silvio istrioni. Il prossimo Nazareno? Si fara’ qui in tv da me. Alla stretta di mano ci arriveremo, i toni dell’uno nei confronti dell’altro erano sereni</p>
<p>Corsera,p5. “Intervista cancellata”. Alfano protesta con la Rai</p>
<p>Corsera,p6. Intervista a BOSSI: ora un congresso, la base non vuole Salvini. Silvio? Fa bene a tornare perche’ lui ha i voti. Matteo tradisce lo statuto della Lega, non ha esperienza per fare il premier. Berlusconi si e’ ripreso molto bene, ci siamo sentiti. Se c’e’ un piano, lui puo’ ottenere risultati. Salvini ha i sondaggi,ma non un programma. Quando si vota davvero, come a Milano, noi crolliamo. Il 4 dicembre Renzi viene asfaltato. Succede come per la vittoria di Trump che avevo previsto</p>
<p>Corsera,p8. Intervista a LUPI: con la nuova Carta addio veti, il Molise da solo blocca l’alta velocita’. Se passa bene per il Paese, ma basta delegittimazioni reciproche</p>
<p>Corsera,p9. Rai, la follia dei premi pagati in oro e l’inchiesta che coinvolge la Zecca. Stasera nuova puntata di Report dopo le rivelazioni di aprile</p>
<p>Corsera,p15. Conquistati due quartieri di Aleppo alle forze ribelli</p>
<p>Corsera,p15. Io, siriana filo-russa mettero’ d’accordo Trump e Assad</p>
<p>Giornale,prima. LUIGI MASCHERONI. Solo Trump rompe il muro dell’ipocrisia</p>
<p>Giornale,p2. Il piano di Berlusconi dopo la vittoria del No: nuova legge elettorale per tornare alle urne</p>
<p>Giornale,p3. Il vero bluff di Renzi: ha messo piu’ tasse lui del governo Monti.</p>
<p>Giornale,p4. Effetto Si: le mani di Renzi anche sul gasdotto pugliese. La bocciatura del progetto della Consulta diventerebbe nulla. L’opera in chiave anti-Russia vale 45 miliardi</p>
<p>Stampa,prima. MARCELLO SORGI. La partita degli elettori in bilico.</p>
<p>Stampa,prima. Cuba, i 9 Giorni di dolore: ma l’isola non morira’ con Fidel.</p>
<p>Stampa,p5. Grillini e berlusconiani sfilano assieme, ma la Cgil esce dal corteo del No. Di sinistra compare solo DE MAGISTRIS: piazza ricostituente</p>
<p>Stampa,p5. Furia di Alfano: escluso senza avviso da Giletti</p>
<p>Stampa,p7. Intervista di UGO MAGRI a PIERO FASSINO: ovvio che Bruxelles sostenga la riforma. In ballo c’e’ l’Europa. Il voto non riguarda solo l’Italia.</p>
<p>Stampa,p7. Intervista a ROBERTO CALDEROLI. Gli euro-burocrati stanno con il premier quindi vincera’ il No. Lui e’ il migliore amico della Ue. E’ la solita foto di gruppo, di quelli che hanno sbagliato prima con Brexit e poi con Trump</p>
<p>Stampa,p13. Il rapporto con Putin va cercato a tutti i costi. Le reazioni all’intervento del presidente russo sulla Stampa: consensi alla collaborazione contro il terrorismo</p>
<p>Stampa,p13. DELLA VEDOVA: l’intesa sia una priorita’. ANGELA MERKEL. Ma la Ue e’ incerta. Troppe divisioni. IAN BREMMER. Con Trump presidente al via un nuovo corso</p>
<p>Stampa,p23. Le palafitte di Viverone un tesoro preistorico. L’ultima conferma dalla Universita’ di Cambridge</p>
<p>Il Fatto,prima. Renzi usa i malati di epatite C. Il premier ignora l’Agcom e mente piu’ volte dalla D’Urso</p>
<p>Il Fatto,p8. La societa’ di Abu Ghraib e lo spionaggio in Italia. Tortura, crimini di guerra, trattamenti inumani</p>
<p>IL TEMPO,prima. Roma fa sempre piu’ schifo. La Capitale crolla nella classifica sulla qualita’ della vita nelle citta’ italiane: e’ 88 esima. Per la Raggi e’ colpa della mafia e delle giunte precedenti. L’opposizione: aridatece Alemanno</p>
<p>IL TEMPO,prima. MATTEO VINCENZONI. Il palazzo degli orrori al Colosseo. Una inquilina si ribella ai condomini: coltelli sulla porta o animali uccisi</p>
<p>IL TEMPO,prima. GIAN MARCO CHIOCCI. Morti, perseguittati e desaparecidos. Fan di Fidel Castro, vergognatevi un po’. I numeri della repressione politica a Cuba che non leggerete da nessuna parte</p>
<p>IL TEMPO,p5. Ipocrisia e real politik, in ginocchio dal tiranno. Capi di Stato, ministri, cantanti, calciatori e pontefici. Nessuno si e’ rifiutato di stringere la mano a Castro.</p>
<p>IL TEMPO,p8. Prove di centrodestra. Senza Silvio. Manifestazione romana dei “tre moschettieri” Salvini, Meloni e Toti. Il primo obiettivo e’ la vittoria del No, poi le primarie e infine una federazione per le elezioni politiche.</p>
<p>IL TEMPO,p9. Al servizio pubblico ci pensa la D’Urso. A Domenica Live su Canale 5 Barbara ha intervistato il Cav e poi Renzi. Imbarazzo tra la Rai e Alfano: cancellata la partecipazione a L’Arena</p>
<p>IL TEMPO,p9. Il premier Matteo. Scordate i partiti e pensate ai figli. E’ pronta la Salerno-Reggio Calabria. Dobbiamo rendere piu’ semplice il Paese</p>
<p>IL TEMPO,p9. L’ex premier Berlusconi. Riforma contro la democrazia. Mi sono ammalato per i processi. Io sono l’ultimo eletto con i voti degli italiani</p>
<p>IL TEMPO,p10. Attentato degli anarchici contro lo Stato. A Bologna un ordigno e’ esploso davanti alla caserma dei carabinieri. Nessun militare ferito. La bomba preparata con due taniche di benzina</p>
<p>IL TEMPO,p10. Sul web le minacce per un autunno caldo. Bruciate chiese, commissariati e Borsa. Gli insurrezionalisti stanno lanciando la strategia del terrore da mettere in pratica per colpire “tutti i servi”</p>
<p>IL TEMPO,p11. FRANCESCA MUSACCHIO. Il terrorismo uccide 82 persone al giorno. Nel 2015 30 mila i morti nel mondo per mano di Al Qaeda, Isis, Talebani e Boko Haram</p>
<p>IL TEMPO,p14. Smette di piovere e la Liguria frana. Per i mutamenti climatici 14miliardi di danno in 10anni</p>
<p>IL TEMPO,p14. Morta in incidente la Lady Diana russa. Era nipote dell’oligarca anti Putin</p>
<p style="text-align: right;">Monica Macchioni-Dire</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/11/28/rassegna-stampa-del-28-novembre-2016/">Rassegna stampa del 28 Novembre 2016</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>Brexit: a che punto siamo?</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Nov 2016 17:38:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>Le conseguenze della Brexit, a poco più di quattro mesi dal referendum, sono ambigue. Nonostante molte aziende e banche siano pronte a spostare la sede legale in paesi ancora legati all’Unione Europea, la Nissan – dopo un colloquio privato con Theresa May – ha invece deciso di rilanciare la propria produzione in Gran Bretagna. Sicura delle – a ora misteriose – promesse fatte dal Regno di Sua Maestà. E il PIL britannico rimane più alto di quanto il FMI prospettasse.</p>
<p>I motivi sono, con ogni probabilità, due: da una parte, il rinvio dell’attivazione dell’articolo 50 del Trattato di Lisbona che rimanda al 2017 l’incertezza politica ed economica; dall’altra, il calo della sterlina che ha perso quasi il 20% del suo valore da inizio anno, incentivando le esportazioni. Dato che, però, ha prodotto anche un altro effetto: una dinamica inflattiva. Secondo un recente rapporto del National Institute of Economic and Social Research, infatti, l’indice dei prezzi al consumo volerà dallo 0,7% al 4% nei prossimi dodici mesi, contraendo così la capacità di acquisto dei britannici.</p>
<p>Il rinomato settore dell’istruzione e ricerca d’oltremanica non se la passa meglio: la classifica dei migliori atenei del mondo scalza i britannici dai primi posti, con tutte le università del Regno Unito che perdono posizioni nelle classifiche internazionali. In particolar modo Cambridge scende per la prima volta al quarto posto. Ma il prosieguo dell’intera attività accademica è, in realtà, incerto. Se l’istruzione superiore del Regno Unito è finora stata sostenuta da fondi europei per il 14% (dato 2014/2015), il governo di Theresa May non ha ancora assicurato che, con l’uscita dall’UE, lo Stato supplirà alla loro mancanza.</p>
<p>Ciò rappresenterebbe un vero e proprio shock: negli ultimi anni le facoltà hanno infatti potuto godere di un periodo di sviluppo grazie al triplicarsi delle tasse universitarie dal 2012 a oggi, spesso indebitandosi per mantenere alto lo standard o per l’acquisto di nuove strutture. Ora i rettori si domandano come far fronte a tali spese in futuro. Anche perché si registra già un calo degli studenti del continente all’interno delle facoltà della Gran Bretagna: le prime stime per quest’anno parlano del 9% rispetto al 2015/2016, ma bisogna ricordare che le iscrizioni si chiudevano in primavera.</p>
<p>Dunque, una flessione soltanto precauzionale, con lo spettro della Brexit negli occhi, ma senza quella certezza data poi dal risultato referendario: i dati a partire dal 2018 potrebbero essere peggiori. Sono a rischio i tanti studenti europei che rappresentano il 5% del totale nelle università di Sua Maestà. Per non parlare delle difficoltà che incontrerà il settore accademico nel reclutamento di personale e docenti con una fuoriuscita del Regno Unito dall’Unione Europea.</p>
<p>Per questo motivo i maggiori rettori di università britanniche stanno pensando alla creazione di “avamposti” in Europa, come avviene già per l’India e la Cina: si tratterebbe di centri di ricerca prettamente inglesi all’interno di istituti europei, in modo da poter continuare ad accedere ai fondi dell’UE. Le mete preferite? Irlanda, Finlandia e in genere le repubbliche baltiche. Anche se una mossa di questo tipo – operare cioè in un regime accademico estero – contiene molte incognite.</p>
<p>Problemi che dovrà affrontare la nuova premier, la quale ha già dichiarato di essere per una “hard Brexit”. Opzione che potrebbe però essere messa in discussione dal Parlamento. Se finora la May non intendeva sottoporre il risultato del referendum all’approvazione dalle Camere, ora forse dovrà farlo. L’Alta Corte ha infatti stabilito che, data la natura consultiva del referendum, l’articolo 50 può essere invocato soltanto con un voto da parte di Westminster e che questo non debba semplicemente ratificare l’accordo finale con l’Unione Europea – come voluto dal governo in carica.</p>
<p>Si attende il ricorso presso la Corte Suprema ma, se così dovesse essere, tutto cambierebbe: un Parlamento pro-Remain potrebbe infatti chiedere un’uscita soft o un nuovo referendum al termine delle trattative. O addirittura si potrebbe aprire una crisi istituzionale e, quindi, dare il via a nuove elezioni.</p>
<p style="text-align: right;">Giovanni Succhielli-Pressenza</p>
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