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	<title>religione Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>La ricerca della verità nei testi sacri: Bibbia, Corano e Bhagavad Gita</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2025/04/03/la-ricerca-della-verita-nei-testi-sacri-bibbia-corano-e-bhagavad-gita/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione2]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 03 Apr 2025 15:51:56 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Dialogo]]></category>
		<category><![CDATA[Bibbia]]></category>
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		<category><![CDATA[tradizioni]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>&#8220;La verità è una, i saggi la chiamano con nomi diversi.&#8221; &#8211; Rig Veda Le grandi tradizioni religiose del mondo hanno offerto, attraverso i loro testi sacri, una guida alla ricerca della verità più profonda dell&#8217;esistenza. La Bibbia, il Corano e la Bhagavad Gita, seppur appartenenti a culture e contesti storici differenti, condividono un obiettivo [&#8230;]</p>
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<p class="wp-block-paragraph"><em>&#8220;La verità è una, i saggi la chiamano con nomi diversi.&#8221;</em> &#8211; Rig Veda</p>



<p class="wp-block-paragraph">Le grandi tradizioni religiose del mondo hanno offerto, attraverso i loro testi sacri, una guida alla ricerca della verità più profonda dell&#8217;esistenza. La <strong>Bibbia</strong>, il <strong>Corano</strong> e la <strong>Bhagavad Gita</strong>, seppur appartenenti a culture e contesti storici differenti, condividono un obiettivo comune: illuminare il cammino dell&#8217;umanità verso una realtà superiore, che trascende il semplice vivere terreno. Ognuno di questi testi propone una via per comprendere la natura della divinità, il significato della vita e il destino ultimo dell&#8217;essere umano.</p>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Il senso di libertà individuale nella Bibbia, nel Corano e nella Bhagavad Gita</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Un tema centrale in questi testi è il rapporto tra <strong>libertà individuale</strong> e <strong>relazione con il divino</strong>. La Bibbia, il Corano e la Bhagavad Gita presentano l&#8217;essere umano come un agente libero, chiamato a compiere scelte morali e spirituali che influenzano il suo destino. Tuttavia, la concezione di questa libertà varia in base alla visione teologica di ciascun testo.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Nella Bibbia</strong>, la libertà è legata al libero arbitrio: l&#8217;uomo è chiamato a scegliere tra il bene e il male. Gesù incarna questa libertà offrendo agli uomini la possibilità di seguirlo volontariamente: <em>&#8220;Se vuoi essere perfetto, va&#8217;, vendi ciò che possiedi e dallo ai poveri&#8230; poi vieni e seguimi&#8221;</em> (Matteo 19:21). Qui la libertà è una scelta consapevole di aderire all&#8217;amore divino.</li>



<li><strong>Nel Corano</strong>, la libertà individuale esiste, ma è subordinata alla sottomissione alla volontà di Allah (<em>Islam</em> significa appunto &#8220;sottomissione&#8221;). L&#8217;uomo ha la possibilità di scegliere tra seguire il sentiero retto o allontanarsi da esso, ma la vera libertà si trova nell&#8217;obbedienza alla legge divina. Il Corano afferma: <em>&#8220;Non c&#8217;è costrizione nella religione. La retta via ora è distinta dall&#8217;errore&#8221;</em> (Corano 2:256).</li>



<li><strong>Nella Bhagavad Gita</strong>, la libertà si manifesta nella comprensione del proprio dharma (dovere) e nel distacco dai frutti delle proprie azioni. Krishna insegna ad Arjuna che la libertà autentica non è il rifiuto dell&#8217;azione, ma il compierla con consapevolezza, senza attaccamento: <em>&#8220;Colui che abbandona tutti i desideri materiali e vive senza brama, senza senso di possesso e senza egoismo, ottiene la pace&#8221;</em> (Bhagavad Gita 2:71).</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>&#8220;Maometto dice: &#8216;obbedisci&#8217;, Gesù invece: &#8216;scegli'&#8221;</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Questa affermazione riassume due diversi approcci alla relazione tra l&#8217;uomo e Dio.</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Maometto e l&#8217;obbedienza</strong>: Nel Corano, l&#8217;obbedienza ad Allah è vista come l&#8217;unica via per ottenere la salvezza. La legge divina è chiara e non negoziabile, e l&#8217;uomo trova la sua realizzazione nel conformarsi alla volontà divina: <em>&#8220;Obbedite ad Allah e al Suo Messaggero, affinché vi sia usata misericordia&#8221;</em> (Corano 3:132).</li>



<li><strong>Gesù e la scelta</strong>: Nei Vangeli, invece, Gesù propone una via basata sulla libera adesione. Egli non impone, ma invita: <em>&#8220;Se qualcuno vuole venire dietro a me, rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua&#8221;</em> (Matteo 16:24). Il Cristianesimo si fonda sulla scelta personale di seguire Cristo e il suo messaggio d&#8217;amore.</li>



<li><strong>Krishna e l&#8217;azione consapevole</strong>: La Bhagavad Gita, a metà tra queste due prospettive, enfatizza sia la necessità di seguire il proprio dharma (un dovere che può apparire come &#8220;obbedienza&#8221;), sia l&#8217;importanza di scegliere con consapevolezza come agire: <em>&#8220;Abbandona ogni altra religione e rifugiati in me; io ti libererò da ogni peccato&#8221;</em> (Bhagavad Gita 18:66).</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Attualità di Bibbia, Corano e Bhagavad Gita</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">Nonostante siano testi antichi, questi scritti continuano ad avere un impatto significativo sulla società contemporanea:</p>



<ul class="wp-block-list">
<li><strong>Bibbia</strong>: Il messaggio di amore e perdono di Gesù è ancora oggi un riferimento per molte comunità cristiane nel promuovere la pace, l&#8217;inclusione e la giustizia sociale. Il concetto di libero arbitrio e responsabilità individuale continua a essere un tema centrale nel dibattito etico e morale.</li>



<li><strong>Corano</strong>: In un mondo globalizzato, il Corano continua a influenzare le leggi, la cultura e la spiritualità di milioni di persone. Le sue indicazioni sulla giustizia, la carità e il rispetto per gli altri sono fondamentali in molte società musulmane e nel dialogo interreligioso.</li>



<li><strong>Bhagavad Gita</strong>: I suoi insegnamenti sul distacco, la meditazione e la realizzazione del sé hanno trovato risonanza anche in Occidente, influenzando movimenti spirituali, pratiche di crescita personale e approcci filosofici alla vita moderna.</li>
</ul>



<h3 class="wp-block-heading"><strong>Conclusione: un&#8217;unica ricerca, molte vie</strong></h3>



<p class="wp-block-paragraph">La Bibbia, il Corano e la Bhagavad Gita, pur nella loro diversità, convergono in un punto essenziale: invitano l&#8217;essere umano a guardare oltre l&#8217;apparenza, a vivere in armonia con un principio superiore e a cercare la propria realizzazione spirituale. Che sia attraverso l&#8217;amore, l&#8217;obbedienza o la conoscenza interiore, il messaggio comune è che la verità non si trova nel potere terreno, ma nella ricerca di ciò che è eterno e trascendente.</p>



<p class="has-text-align-right wp-block-paragraph">Carlo Di Stanislao</p>
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		<title>Nessuna invasione islamica. L&#8217;Italia non ha paura della diversità /video</title>
		<link>https://www.improntalaquila.com/2013/06/18/nessuna-invasione-islamica-litalia-non-ha-paura-della-diversita-video/</link>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Tue, 18 Jun 2013 10:22:26 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
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					<description><![CDATA[<p>L’Italia cambia forma e anche sostanza, ogni anno sempre di più, mentre i flussi migratori aumentano, la nazione si confronta con diverse religioni e culture. In Italia non c’è nessuna invasione musulmana, ma le religioni sono arrivate sulla penisola, insieme alle persone, creando un’Italia multireligiosa. E’quanto è emerso dal rapporto appena pubblicato del Centro studi [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2013/06/18/nessuna-invasione-islamica-litalia-non-ha-paura-della-diversita-video/">Nessuna invasione islamica. L&#8217;Italia non ha paura della diversità /video</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>L’Italia cambia forma e anche sostanza, ogni anno sempre di più, mentre i flussi migratori aumentano, la nazione si confronta con diverse religioni e culture.</p>
<p>In Italia non c’è nessuna invasione musulmana, ma le religioni sono arrivate sulla penisola, insieme alle persone, creando un’Italia multireligiosa. E’quanto è emerso dal rapporto appena pubblicato del Centro studi e ricerche Idos contenuto nel progetto “Religioni, dialogo, integrazione&#8221;, un vero e proprio vademecum a cura del Dipartimento per le libertà civili e l’immigrazione del Ministero dell’Interno, finanziato dal Fei (Fondo europeo per l&#8217;Integrazione di cittadini di paesi terzi). In base a questa ricerca su cinque milioni di stranieri presenti sul territorio italiano, più del 50% dei residenti in Italia è di religione cattolica, il 32 % è musulmano, e il resto, poco più di un ventesimo, è rappresentato dal variegato mondo di religioni orientali, tradizionali, insieme ad atei e agnostici. La religione si sa è l’oppio dei popoli e spesso anche il suo specchio, visto che anche attraverso di essa è possibile evidenziare, l’ampia varietà di provenienza dei migranti che vengono in Italia da ogni parte del mondo.</p>
<p>In questo pluralismo religioso e culturale non sempre cittadini italiani e immigrati riescono a dialogare e ad accettare, soprattutto la maggioranza cristiano-cattolica, usi e costumi di comunità religiose diversità.</p>
<p>Ci prova la comunità islamica di Milano, che vede nell’Expo 2015 un traguardo anche per i musulmani italiani per avere un luogo dove pregare e esprimere la propria spiritualità, proprio come fanno gli italiani con le tante chiese sparse sul territorio nazionale. Lo ha spiegato l’Imam dell’associazione islamica di via Padova Mahoud Asfa a margine del convegno “Cristiani e musulmani nell’era del meticciato di civiltà.</p>
<p>Sotto il profilo istituzionale, il progetto “Religioni, dialogo, integrazione” ha rivitalizzato la funzione dei Consigli Territoriali, soprattutto per quanto riguarda i Tavoli di dialogo interreligioso, strumenti di conoscenza ed educazione al rispetto dell’altro.</p>
<p>Guarda anche il video sulla multireligiosità <a href="http://www.tikotv.it/video/Comunicazione_e_Partecipazione/LItalia_multireligiosa_non_ha_paura_della_diversita/1514">qui</a></p>
<p>Lisa D’Ignazio</p>
<p>&nbsp;</p>
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		<title>Primo dodicenne al Tempio Ebraico di Roma</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 17:19:46 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Esteri]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Davvero un Giorno non basta, perché, come l’aria che respiriamo, non possiamo fare a meno della Libertà e della Pace nella Memoria. I millenni di storia che uniscono Ebrei e Cristiani, sono diventati minuti preziosissimi alla Sinagoga di Roma, domenica 17 gennaio 2010. Lo spazio e il tempo hanno subito, per così dire, una speciale [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/Sinagoga-di-Roma.jpeg"><img fetchpriority="high" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1818" title="Sinagoga di Roma" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/Sinagoga-di-Roma-300x225.jpg" alt="" width="300" height="225" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/Sinagoga-di-Roma-300x225.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/Sinagoga-di-Roma.jpeg 432w" sizes="(max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a>Davvero un Giorno non basta, perché, come l’aria che respiriamo, non possiamo fare a meno della Libertà e della Pace nella Memoria. I millenni di storia che uniscono Ebrei e Cristiani, sono diventati minuti preziosissimi alla Sinagoga di Roma, domenica 17 gennaio 2010. <span id="more-1819"></span>Lo spazio e il tempo hanno subito, per così dire, una speciale “curvatura” in grado di unire, elementi e concetti e storie lontanissimi. Anche ciò che apparentemente era impossibile congiungere. Ma non basta l’ufficialità della Cerimonia solenne che è impossibile da descrivere anche per coloro che l’hanno vissuta in prima persona. Il dialogo tra i “fratelli” Ebrei e Cristiani ora va coltivato attentamente e responsabilmente sul territorio, nel reciproco rispetto. In ogni Regione e Città d’Italia, d’Europa e del Mediterraneo. Insieme ai Mussulmani che amano la vita e la pace. Le Sinagoghe e con esse la Memoria storica e sociale degli Ebrei italiani che fecero l’Italia dei Regni e dei Comuni, prima e durante la Diaspora, possano fiorire di nuovo dove furono incendiati, distrutti e cancellate dall’ignoranza e dall’ignominia degli ultimi duemila anni. Ce lo auguriamo di cuore perché il dialogo tra i “grandi” possa calarsi nel vivo tessuto civile di tutti i giorni. Non si torna più indietro. Nel solco del Concilio Vaticano II, i “silenzi” non sono più ammessi. Il Giorno della Memoria della Shoah, il 27 gennaio, si avvicina e sentiamo nel cuore la vicinanza alle storie (con annesse tragedie) di un Popolo che ha fatto l’Unità d’Italia 150 anni fa. Un Popolo dimenticato poi dalla cultura, dalla politica, dalla religione, dal cinema. L’assurda barbarie del XX Secolo e del negazionismo, però, è stata sconfitta e vinta dall’amore e dalla ragione di uomini e donne di buona volontà che oggi, con i vari distinguo, possono finalmente dichiarare al Mondo che tutto o quasi è passato. Ora la “cultura vera ed autentica” deve fare la sua parte perché, come Cristiani, condividiamo la stessa Fede nel Dio di Abramo, Isacco, Giacobbe e Mosè: i nostri Patriarchi nella Fede, gli antenati di Gesù di Nazareth. Il Quale, ricordiamo, era Ebreo in Terra Santa, Israele. O meglio, come ci ricordano i nostri “fratelli maggiori”, nella Terra del Santo dei Santi. Grazie al paziente lavoro del Venerabile Servo di Dio, Giovanni Paolo II, dei Rabbini d’Italia e di Papa Benedetto XVI, ventiquattro anni dopo lo storico incontro tra il Vescovo di Roma e gli Ebrei, domenica 17 gennaio 2010 al Tempio Maggiore di Roma (La Sinagoga) è stata scritta una decisiva pagina di Storia. Non solo d’Italia. Grazie anche all’Abruzzo martoriato dal terremoto.</p>
<p>Il programma definitivo è stato concordato solo nelle ultime ore e così ha avuto 15 minuti <strong>Primo Anselmi </strong>per incantare con il suo clarinetto Papa Benedetto XVI ed il pubblico che ha affollato il Tempio Maggiore. La musica è entrata nella vita di Primo quando aveva nove mesi ed ascoltò il suo primo concerto rimanendo immobile tutto il tempo in braccio ai genitori, entrambi musicisti. A cinque anni ha iniziato a suonare il pianoforte e due anni e mezzo fa, è passato allo studio del clarinetto sotto la guida di Gianluca Sulli, primo clarinetto della Sinfonica Abruzzese. Primo ha solo 12 anni. A Roma è arrivato qualche mese fa con la mamma Svetlana Pekarskaya pianista e la sorellina Ottilia, due anni più giovane di lui, quando il terremoto in Abruzzo ha distrutto la loro casa, quel maledetto 6 aprile 2009 (Mw=6.3), bloccandoli per 40 minuti fra le macerie. Fisico esile e volontà di ferro, Primo vanta già alcune esibizioni significative. Oltre ad alcune registrazioni per la Rai, ha partecipato nel 2008 al concerto dedicato al Giorno della Memoria con l&#8217;Officina Musicale di L&#8217;Aquila e qualche mese fa, nel mese di giugno, ha vinto l&#8217;audizione per la Junior Orchestra dell&#8217;Accademia di Santa Cecilia in Roma. Il naturale talento per la musica ha fatto sì che “Il Messaggero” definisse lui e sua sorella:“I due fratellini prodigio dell&#8217;Aquila”. Ma Primo sembra non accorgersi dell&#8217;interesse che suscitano la sua innegabile predisposizione per la musica unita alle capacità emerse grazie a ore e ore di studio. “Solo un poco” – risponde con semplicità quando gli chiedono se si sente emozionato per l’importante esibizione. Poi torna a provare i brani di musica “klezmer” che ha suonato per un pubblico molto più numeroso, accompagnato dal violoncellista Tomas Rizzo: Vezoher Hasidi avot (Il Hasid ricorda gli antenati), Zemer Atzuv (Melodia triste), Rikud im a Rav (Danza con il rabbino), Y&#8217;did nefesh (L&#8217;amico dell&#8217;anima) Tfila mibait aba (Preghiera della casa paterna, Bulgar, Ierushalaim shel zahav (Gerusalemme d&#8217;oro), Naase shalom (Facciamo la pace). Brani che ora devono risuonare ovunque. Alla vigilia della visita di Benedetto XVI al Tempio maggiore di Roma, anche a Milano si è celebrata la Giornata del dialogo ebraico-cristiano. Dopo la pausa di riflessione dello scorso anno, per questa edizione dal tema “La Quarta Parola: Ricordati del Sabato per santificarlo”, sabato sera al calare del buio, terminato Shabbat, le porte della Sinagoga Centrale si sono spalancate a centinaia di fedeli delle varie confessioni cristiane milanesi. L’invito è stato accolto con grande entusiasmo. Davanti all’affollatissima platea, diversi oratori hanno approfondito il significato dello Shabbat, e ribadito l’importanza del percorso di dialogo intrapreso da ebraismo e cristianesimo, nell’auspicio che si prosegua in questa direzione consci tanto degli importanti risultati ottenuti, quanto del cammino ancora da percorrere. Un contributo sotto entrambi gli aspetti è stato portato dalla lettera inviata dall’Arcivescovo della diocesi milanese Dionigi Tettamanzi, letta da don Gianfranco Bottoni, responsabile del servizio per l’ecumenismo e il dialogo della Chiesa di Milano. Da un lato l’Arcivescovo ha sottolineato come il cristianesimo abbia molto da imparare guardando al valore del sabato ebraico, dall’altro si è concentrato sull’importanza della “revisione della coscienza cristiana in rapporto all’ebraismo”, parlando di “due identità distinte, ma affini” e di un “percorso che dopo la Shoah non può essere più fermato”. Incentrato sul senso dello Shabbat è stato il discorso del rabbino capo di Milano Alfonso Arbib. “È detto che senza Shabbat il mondo sarebbe stato come ‘un anello senza sigillo o un baldacchino nuziale senza sposa’ – ha spiegato rav Arbib – Un mondo dunque incompleto, senza l’evidenza della presenza di Dio, senza gioia”. Shabbat come completamento della Creazione, ma anche come celebrazione dell’Uscita dall’Egitto “che rappresenta il momento in cui cessò l’idea che esistessero uomini superiori e uomini inferiori destinati a subirne il dominio – ha proseguito il rav – Così scomparve per sempre il presupposto ideologico della schiavitù”.</p>
<p>Anche Luigi Nason, responsabile dell’apostolato biblico della diocesi di Milano e coordinatore del gruppo interconfessionale Teshuvah è partito dal tema della liberazione dall’Egitto per riflettere sui cambiamenti che sono stati operati dal cristianesimo nella lettura dei Dieci Comandamenti. “Il Primo non si limita alla formula ‘Io sono il Signore tuo Dio’, ma prosegue ‘che ti ha fatto uscire dalla terra d’Egitto’ &#8211; ha evidenziato Nason &#8211; Abbiamo dimenticato un’importante chiave di lettura del Decalogo, in cui ‘Ricordati del giorno del Sabato per santificarlo’ si è trasformato in ‘Ricordati di santificare le feste’. In questo modo abbiamo perso molto”. “C’è un assoluto bisogno del dialogo ebraico-cristiano”. Questo è stato il messaggio di Gioacchino Pistone, valdese, presidente del Consiglio delle chiese cristiane di Milano, che ha sottolineato “l’importanza per tutte le Chiese di apprendere dalla sapienza di Israele, quella passata, ma anche quella presente”.<br />
A chiudere la serata è stato l’intervento del rabbino emerito di Milano e presidente dell’Assemblea rabbinica italiana Giuseppe Laras, dopo le polemiche dei giorni scorsi seguite alla sua presa di posizione contro la visita di Benedetto XVI al Tempio maggiore di Roma. Rav Laras ha ribadito l’essenzialità del dialogo interreligioso, del proseguire superando le difficoltà, rilevando come in questo percorso non si possa prescindere dalla Shoah e dall’antisemitismo. Ha poi rilanciato l’idea che in questa direzione vadano soprattutto le piccole opere costanti, mentre le grandi manifestazioni si consumano in fretta. “Questi sono i miei sentimenti” ha concluso rav Laras “Nonostante la contingenza possa non essere favorevole, andiamo avanti e ne raccoglieremo i frutti”.Dalla fratellanza tra Ebrei, Cristiani e Mussulmani, dipende il futuro della Terra.</p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small;">Fonti: AA.VV (</span><span style="color: #0000ff;"><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.moked.it/unione_informa/100117_tris/paginebraiche.pdf"><span style="font-size: x-small;">http://www.moked.it/unione_informa/100117_tris/paginebraiche.pdf</span></a></span></span><span style="font-size: x-small;">).</span></p>
<p style="text-align: right;"><span style="font-size: x-small;">A cura di Nicola Facciolini</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2010/01/18/primo-dodicenne-al-tempio-ebraico-di-roma/">Primo dodicenne al Tempio Ebraico di Roma</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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		<title>In Sinagoga prove per un dialogo continuo</title>
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		<pubDate>Mon, 18 Jan 2010 16:56:44 +0000</pubDate>
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		<category><![CDATA[L'Opinione]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Se quello di Wojtila fu definito “l’incontro dei gesti”, questo di Benedetto XVI, è stato certamente “l’incontro delle parole”, in cui, da ambo le parti, cristiani ed ebrei hanno ribadito elementi comuni e comune vocazione alla vicinanza spirituale, oltre ad un ricco patrimonio culturale ampiamente condiviso. Il risultato della visita del Papa  in sinagoga, il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1805" title="image001" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg" alt="" width="176" height="176" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/image00115.jpg 176w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2010/01/image00115-150x150.jpg 150w" sizes="(max-width: 176px) 100vw, 176px" /></a>Se quello di Wojtila fu definito “l’incontro dei gesti”, questo di Benedetto XVI, è stato certamente “l’incontro delle parole”, in cui, da ambo le parti, cristiani ed ebrei hanno ribadito elementi comuni e comune vocazione alla vicinanza spirituale, oltre ad un ricco patrimonio culturale ampiamente condiviso. <span id="more-1804"></span>Il risultato della visita del Papa  in sinagoga, il 17 scorso,  è, secondo il rabbino capo di Roma, Riccardo Di Segni, &#8220;decisamente positivo&#8221; e tale da consolidare il dialogo, già iniziato, fra cristiani ed ebrei, dopo un lungo, lunghissimo periodo di sospetti e difficili rapporti e nonostante sia Israele (per bocca del rabbino David Rosen, responsabile dell&#8217;American Jewish Committee), sia alcune fazioni di ebrei romani, non vedessero ancora segni di vera apertura e distensione da parte del Vaticano. Invece Benedetto XVI, nel suo lungo discorso in Sinagoga, ha sottolineando la continuità tra la sua volontà di amicizia e di dialogo rispetto a quella perseguita da papa Wojtyla ed affermato: “cristiani ed ebrei hanno una grande parte di patrimonio spirituale in comune, pregano lo stesso Signore, hanno le stesse radici, ma rimangono spesso sconosciuti l&#8217;uno all&#8217;altro. Spetta a noi  lavorare affinché rimanga sempre aperto lo spazio del dialogo, del reciproco rispetto, della crescita nell&#8217;amicizia, della comune testimonianza di fronte alle sfide del nostro tempo, che c’invitano a collaborare per il bene dell&#8217;umanità”. Dal canto suo il Rabbino Capo Di Segni, dopo aver ricordato che sia ebrei che cristiani danno &#8220;un significato sacro alla Bibbia, pur nelle differenti letture&#8221;, ha sottolineato che &#8220;la responsabilità va alla protezione di tutto il creato, ma la santità della vita, la dignità dell&#8217;uomo, la sua libertà, la sua esigenza di giustizia e di etica sono i beni primari da tutelare. Sono gli imperativi biblici che condividiamo, insieme con quello della misericordia: vivere la propria religione con onestà e umiltà, come potente strumento di crescita e di promozione umana, senza aggressività, senza strumentalizzazione politica, senza farne strumento d’odio, d’esclusione e di morte&#8221;. Lo stesso Rabbino Capo, davanti a Papa Benedetto XVI, ha poi rimarcato che: &#8220;malgrado una storia drammatica, i problemi aperti e le incomprensioni, sono le visioni condivise e gli obbiettivi comuni che devono essere messi in primo piano”. L&#8217;immagine di rispetto e d’amicizia che ha pervaso l’incontro deve essere un esempio per tutti: esempio di amicizia e fratellanza che mai dovranno essere esclusivi o in opposizione nei confronti di altri; in particolare di tutti coloro che si riconoscono nell&#8217;eredità spirituale di Abramo: Ebrei, Cristiani, Musulmani, che  sono chiamati senza esclusioni a questa responsabilità di pace. Circa la questione Pio XII, ne ha parlato il presidente della comunità ebraica di Roma Riccardo Pacifici, dichiarando che: “il silenzio di Pio XII di fronte alla Shoah duole ancora come un atto mancato: forse non avrebbe fermato i treni della morte, ma avrebbe trasmesso un segnale, una parola di estremo conforto, di solidarietà umana per i nostri fratelli trasportati verso i camini di Auschwitz”. Lo stesso a poi aggiunto, in una intervista a fine giornata, “Non abbiamo intenzione di entrare nella vicenda della beatificazione di Pio XII, non è affare del mondo ebraico. Ma se si vuole portarlo sugli altari per descriverlo alla storia quale non è, questo non lo possiamo accettare. Il predecessore di Pacelli, Pio XI ebbe il coraggio di combattere il nazismo e nel 1937 scrisse un documento in tedesco per contrastare quell’ideologia pagana che minacciava la Chiesa. Poi si attivò per condannare i provvedimenti sulla razza ariana e quando morì stava per realizzare un’enciclica in difesa degli ebrei.<br />
Pio XII non fece nulla per proseguire nella sua opera”. Tuttavia, ha aggiunto, “in attesa di un giudizio condiviso con l’apertura degli archivi storici in Vaticano va riconosciuto che “numerosi religiosi si adoperarono, a rischio della loro vita, per salvare dalla morte certa migliaia di ebrei, senza chiedere nulla in cambio”. In definitiva una domenica piena di commozione, di ricordi e fatto di pari dignità, che apre le porte, come a scritto Pierluigi Battista sul Corriere, ad un cammino comune il quale possa essere il viatico per un dialogo aperto fra religioni. Dopo l’incontro del 17 e nel solco del Concilio Vaticano II, i “silenzi” non saranno più ammessi. Il Giorno della Memoria della Shoah, il 27 gennaio, si avvicina e la vicinanza dei cristiani  alle storie (con annesse tragedie) di un Popolo che ha fatto l’Unità d’Italia 150 anni fa, dimenticato poi dalla cultura, dalla politica, dalla religione, dovrà essere sempre più chiara ed evidente e tale da costituire l’inizio di una comunione e fratellanza fra Ebrei, Cristiani e Mussulmani, da cui, di fatto, dipende il futuro della Terra. Infine una nota d’orgoglio per noi aquilani. Ha suonato alla fine dell’incontro e per 15 minuti, il nostro concittadino Prino Anselmi, clarinettista di soli 12 anni, giunto a Roma pochi mesi fa, con la mamma Svetlana Pekarskaya pianista e la sorellina Ottilia, due anni più giovane di lui, dopo la distruzione della loro casa quel maledetto 6 aprile, giorno in cui rimasero sotto le macerie per diverse ore, prima di essere miracolosamente salvati.<br />
Fisico esile e volontà di ferro, Primo aveva già partecipato, nel 2008, al concerto dedicato al Giorno della Memoria con l&#8217;Officina Musicale di L&#8217;Aquila e qualche mese fa, nel mese di giugno, ha vinto l&#8217;audizione per la Junior Orchestra dell&#8217;Accademia di Santa Cecilia in Roma, esibendosi poi in duo con la sorella, con tale vigore e sensibilità che “Il Messaggero” li ha definiti “I due fratellini prodigio dell&#8217;Aquila”. Per l’incontro in Suinagoga ha suonato brani di musica “klezmer” (Zemer Atzuv, Rikud im a Rav, Y&#8217;did nefesh, Tfila mibait aba, Ierushalaim shel zahav e Naase shalom), accompagnato dal violoncellista Tomas Rizzo.</p>
<p style="text-align: right;">Carlo Di Stanislao</p>
<p style="text-align: right;">Riproduzione Riservata.</p>
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		<title>Anche i musulmani difendono la croce</title>
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		<pubDate>Sun, 17 Jan 2010 19:46:51 +0000</pubDate>
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										<content:encoded><![CDATA[<p><strong><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/jpg_1829629.jpg"><img decoding="async" class="alignleft size-full wp-image-1798" title="jpg_1829629" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2010/01/jpg_1829629.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>GIULIANOVA</strong>. Ci sono anche dieci musulmani, uomini e donne, tra i tanti firmatari della petizione sul crocifisso. «Un fatto sicuramente positivo che ci riempie di soddisfazione» commentano Daniele Testardi, Paola Di Felice e Sofia Teodori, esponenti dell’associazione “Bel-Vedere”, che ha lanciato l’i niziativa e che annovera molti iscritti.<span id="more-1797"></span>Un primo plico di moduli appositamente predisposti era stato inviato a Strasburgo prima di Natale. Destinataria l’e uroparlamentare Cristiana Muscardini, (Ppe) che ha promosso l’i niziativa con l’obiettivo di annullare la recente sentenza della Corte Europea che ha stabilito la rimozione del simbolo religioso da tutte le aule scolastiche.</p>
<p>L’iniziale traguardo delle mille firme era stato raggiunto da Gianni Mastrilli, componente dell’associazione “Bel-Vedere”, che è riuscito a coinvolgere più persone al fine di ottenere il lusinghiero risultato.</p>
<p>Nella giornata di ieri è stato inoltrato un secondo pacco, più voluminoso del precedente, contenente altre 1.500 firme, raccolte in buona parte da Elisabetta Cantoro, avvocato ed anche lei consigliere dell’associazione culturale “Bel-Vedere”. Le firme di alcune persone di religione islamica sono presenti in entrambi i plichi inviati al parlamento europeo. Così Elisabetta Cantoro e Gianni Mastrilli hanno commentato le circostanza. «Non c’è stata alcuna forzatura», hanno detto, «abbiamo spiegato e fatto leggere la petizione ed i firmatari di religione diversa hanno condiviso lo spirito dell’iniziativa per l’appartenenza di quel simbolo alla cultura cattolica e, quindi, nulla di male se presente negli edifici pubblici. Hanno sottolineato che la presenza del crocifisso è un fatto normale».</p>
<p>Il circolo “Bel-Vedere” è tra i primi in Italia per le adesioni raccolte a favore della petizione. Congratulazioni sono state espresse da Erminia Mazzoni e da Cristiana Muscardini, entrambe deputate europee.</p>
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<div id="adMiddle"><!-- OAS_RICH('Middle'); // -->Naturalmente la raccolta delle firme prosegue e i promotori dell’i niziativa si augurano di poter superare ogni record. Prevista una tavola rotonda con le due parlamentari sull’appoggio ricevuto a Giulianova. La tavolta rotonda dovrebbe tenersi entro breve tempo. La petizione è stata lanciata nei mesi scorsi dall’associazione con l’obiettivo di raccoglieri più consensi possibili.</p>
<p>E proprio sul tema del crocifisso nei mesi scorsi il sindaco di Giulianova Francesco Mastromauro ha firmato un’ordinanza con cui vieta la rimozione del crocifisso negli uffici e nelle aule scolastiche, prevedendo sanzioni fino a cinquecento euro per i trasgressori.</p></div>
<h6 style="text-align: right;">Il centro</h6>
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		<title>RICOGNIZIONE SUL CONTESTO STORICO-ARCHEOLOGICO DEL SUBURBIO ROMANO</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Wed, 30 Dec 2009 07:29:38 +0000</pubDate>
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					<description><![CDATA[<p> “nomine mortuum in Urbe ne sepelito neve urito” “non si seppellisca né si cremi all’interno della città alcun morto”. È questa una legge fondamentale delle Dodici Tavole, la prima legislazione scritta dell’antica Roma risalente al 450 a.C. che, per motivi di carattere igenico e sanitario, proibiva le sepolture all’interno del sacro confine del Pomerio (il [&#8230;]</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/Ricostruzione-della-Via-Appia-con-i-monumenti-funerari.jpg"></a><a href="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/Ricostruzione-della-Via-Appia-con-i-monumenti-funerari.jpg"><img loading="lazy" decoding="async" class="alignleft size-medium wp-image-1135" title="Ricostruzione della Via Appia con i monumenti funerari" src="http://www.improntalaquila.org/wp-content/uploads/2009/12/Ricostruzione-della-Via-Appia-con-i-monumenti-funerari-300x190.jpg" alt="" width="300" height="190" srcset="https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Ricostruzione-della-Via-Appia-con-i-monumenti-funerari-300x190.jpg 300w, https://www.improntalaquila.com/wp-content/uploads/2009/12/Ricostruzione-della-Via-Appia-con-i-monumenti-funerari.jpg 500w" sizes="auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px" /></a> </strong>“nomine mortuum in Urbe ne sepelito neve urito”<br />
“non si seppellisca né si cremi all’interno della città alcun morto”.</p>
<p style="text-align: left;">È questa una legge fondamentale delle Dodici Tavole, la prima legislazione scritta dell’antica Roma risalente al 450 a.C. che, per motivi di carattere igenico e sanitario, proibiva le sepolture all’interno del sacro confine del Pomerio (il solco che secondo la tradizione fu tracciato da Romolo al momento della fondazione della città). Le tombe si addensavano perciò lungo le principali vie extraurbane in prossimità delle mura.<span id="more-1134"></span></p>
<p style="text-align: left;">Le strade romane sono di straordinaria importanza per la storia dell’umanità. Roma assurse a fulcro di conoscenza e a dominio del mondo proprio attraverso le sue arterie così ottenendo il controllo sistematico di una corposa fetta della superficie terrestre.</p>
<p style="text-align: left;">Nell’Urbe ci fu il ricorso a due differenti tipologie di sepoltura: a incinerazione che richiedeva la cremazione del corpo del defunto le cui ceneri erano poi deposte in un’urna di pietra, di vetro o di terracotta; a inumazione in cui la salma, una volta vestita e cosparsa di oli profumati, veniva deposta in un sarcofago di terracotta o di pietra. Entrambi i riti furono utilizzati per tutta l’età repubblicana fino alla prima metà del II secolo d.C. poiché, a seguito dell’introduzione della religione cristiana la quale considera la combustione del corpo un atto sacrilego, fu adottato il rito dell’inumazione.</p>
<p style="text-align: left;">Chi deteneva il potere faceva spesso innalzare le tombe della gens di appartenza nei propri possedimenti fuori dalla città, in prossimità delle strade: l’imponenza e la magniloquenza dei monumenti funerari destavano in questo modo l’attenzione del viaggiatore che arrivava a Roma dal Suburbio.</p>
<p style="text-align: left;">Le classi meno agiate si riunivano invece in “collegi funerari”, sorta di confraternite aventi come obiettivo la degna sepoltura dei propri affiliati: tassandosi acquistavano un terreno per realizzare una costruzione per sepolture collettive in cui ogni membro della comunità poteva usufruire di uno o più loculi.</p>
<p style="text-align: left;">Nei secoli lungo le grandi e più importanti strade pubbliche di Roma furono costruiti numerosi e diversi tipi di monumenti funerari, non a caso il Lanciani ipotizza che l’Urbe fosse stata circondata da 300.000 tombe.</p>
<p style="text-align: left;">Per l’Italia e soprattutto per il Lazio vi è un generalizzato ricorso al monumento funerario “a dado”, di cui è possibile riscontrare diverse citazioni lungo le principali arterie che rappresentano il trait d’union fra l’Urbe e il suo Suburbio.</p>
<p style="text-align: left;">La Via Appia rappresenta una tappa fondamentale per l’indagine qui condotta in quanto, grazie alla serie serrata di monumenti funerari di fattura e cronologia diverse che si susseguono su ambedue i lati della strada dal tratto compreso tra il Belvedere di Cecilia Metella e Casal Rotondo, di cui ancora si conservano i resti assurge a strada cimiteriale per eccellenza e valido corredo per lo studio dell’architettura funeraria romana</p>
<p style="text-align: left;">Due delle tipologie di monumenti funerari più attestate sulla Via Appia risultano essere quella a torre, di cui gli edifici funerari sono per lo più ridotti al solo nucleo di calcestruzzo privato del rivestimento funerario e le tombe a edicola su base quadrangolare.</p>
<p style="text-align: left;"><strong><a href="http://www.improntalaquila.org/2010/01/05/ricognizione-sul-contesto-storico-archeologico-del-suburbio-romano-2/">Continua…..</a></strong></p>
<p style="text-align: right;">Francesca Ranieri</p>
<p style="text-align: right;"><span style="color: #888888;"> © Riproduzione Riservata</span></p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2009/12/30/ricognizione-sul-contesto-storico-archeologico-del-suburbio-romano/">RICOGNIZIONE SUL CONTESTO STORICO-ARCHEOLOGICO DEL SUBURBIO ROMANO</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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