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	<title>report Archivi - L&#039;Impronta L&#039;Aquila</title>
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		<title>Greenpeace: rinnovabili nel mirino, il nostro nuovo Report</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Chiara Locorotondo]]></dc:creator>
		<pubDate>Thu, 24 Mar 2016 11:02:37 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[Ecologia - Ambiente]]></category>
		<category><![CDATA[IN RILIEVO]]></category>
		<category><![CDATA[energie]]></category>
		<category><![CDATA[greenpeace]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>Il Governo preferisce le fonti fossili: ecco come si perdono posti di lavoro e investimenti Che all’Esecutivo fossero care fonti energetiche sporche e inquinanti come le fossili era cosa nota. Quello che forse non tutti sanno è che i provvedimenti attuati dal governo Renzi stanno mettendo in ginocchio il fotovoltaico e l’eolico, comportando la fuga degli investimenti, [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2016/03/24/91415/">Greenpeace: rinnovabili nel mirino, il nostro nuovo Report</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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<div>Il Governo preferisce le fonti fossili: ecco come si perdono posti di lavoro e investimenti</div>
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<p>Che all’Esecutivo fossero care <strong>fonti energetiche</strong> sporche e inquinanti come le <strong>fossili</strong> era cosa nota. Quello che forse non tutti sanno è che i provvedimenti attuati dal governo Renzi stanno mettendo in ginocchio il <strong>fotovoltaico</strong> e l’<strong>eolico</strong>, comportando la fuga degli investimenti, la perdita di migliaia di posti di lavoro, nessun beneficio sulle bollette degli italiani.</p>
<p>Vogliamo fare luce su queste scelte del Governo: nel nostro nuovo <a class="pdf" href="http://www.greenpeace.org/italy/Global/italy/report/2016/clima/Rinnovabili_nel_mirino.pdf" target="_blank">rapporto “Rinnovabili nel mirino”</a> spieghiamo, ad esempio, che nel 2012 erano entrati in esercizio quasi 150 mila nuovi <strong>impianti fotovoltaici</strong>, mentre nel 2014, anno di insediamento del governo Renzi, i nuovi impianti entrati in esercizio sono stati appena 722.</p>
<p>Non va meglio con i posti di lavoro: secondo uno studio redatto da Althesys per Greenpeace, in Italia entro il 2030 si potrebbero garantire oltre 100 mila posti di lavoro nel <strong>settore delle rinnovabili</strong> – cioè circa il triplo di quanto occupa oggi Fiat Auto in Italia – mentre, al contrario, nel 2015 se ne sono persi circa 4 mila nel solo settore dell’eolico.</p>
<p>Renzi è riuscito a ostacolare le <strong>energie rinnovabili</strong> su tutti i fronti: cambiando in corsa accordi già sottoscritti con lo “<strong>Spalma incentivi</strong>”, modificando la tariffa elettrica per frenare il risparmio energetico e finendo per causare un aumento delle nostre bollette, bloccando i piccoli impianti domestici, specialmente quelli <strong>fotovoltaici</strong>. Insomma, mentre prometteva un “<strong>green act</strong>” mai varato e ufficialmente archiviato, Renzi è riuscito a mettere in ginocchio un settore che aveva resistito persino alla crisi economica e che nel resto del mondo crea occupazione e garantisce benefici all’ambiente e alle persone!</p>
<p>Come se non bastasse, aumentano gli incentivi alle <strong>fonti fossili</strong>. Secondo il Fondo Monetario Internazionale nel 2014 l’Italia si è piazzata al nono posto in Europa per finanziamenti a<strong>combustibili fossili</strong>, con 13,2 miliardi di dollari, dato in crescita rispetto ai 12,8 miliardi del 2013.</p>
<h3 id="a0">Non è questo il futuro che meritiamo, e stavolta abbiamo un modo per dirlo chiaramente ai nostri governanti: al <strong>referendum del 17 aprile</strong> votiamo Sì!</h3>
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		<title>Laurea, Istat: occupazione in calo, 3 su dieci non lavorano</title>
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		<dc:creator><![CDATA[Redazione]]></dc:creator>
		<pubDate>Fri, 08 Jun 2012 12:09:22 +0000</pubDate>
				<category><![CDATA[Attualita']]></category>
		<category><![CDATA[istat]]></category>
		<category><![CDATA[laureati]]></category>
		<category><![CDATA[occupati]]></category>
		<category><![CDATA[report]]></category>
		<category><![CDATA[universitari]]></category>
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					<description><![CDATA[<p>A quattro anni dal conseguimento del titolo universitario 3 laureati su 10 non risultano occupati. È quanto rivela il report su &#8216;Laureati e lavoro&#8217; diffuso dall&#8217;Istat, che descrive anche i titoli piu&#8217; richiesti (soprattutto quelli di area sanitaria) e la situazione disastrosa in cui versano i laureati del Sud, piu&#8217; disoccupati degli altri e ancora [&#8230;]</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/08/laurea-istat-occupazione-in-calo-3-su-dieci-non-lavorano/">Laurea, Istat: occupazione in calo, 3 su dieci non lavorano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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										<content:encoded><![CDATA[<p>A quattro anni dal conseguimento del titolo universitario 3 laureati su 10 non risultano occupati. È quanto rivela il report su &#8216;Laureati e lavoro&#8217; diffuso dall&#8217;Istat, che descrive anche i titoli piu&#8217; richiesti (soprattutto quelli di area sanitaria) e la situazione disastrosa in cui versano i laureati del Sud, piu&#8217; disoccupati degli altri e ancora costretti a migrare per lavorare, come nel dopoguerra.</p>
<p><strong>OCCUPAZIONE IN CALO &#8211;</strong> Secondo i dati dell&#8217;Istituto di statistica nel 2011, a circa quattro anni dal conseguimento del titolo, il 69,3% di quanti sono in possesso di una laurea di durata triennale svolge un&#8217;attivita&#8217; lavorativa, il 16,8% e&#8217; alla ricerca di occupazione, mentre il residuo 13,8%, pur non lavorando, non cerca lavoro. Spesso perche&#8217; impegnato ancora nella sua formazione. O perche&#8217; non trova e si e&#8217; scotraggiato. Tra i laureati dei corsi a ciclo unico e specialistici biennali, con piu&#8217; anni di studio alle spalle, la quota di occupati e&#8217; un po&#8217; piu&#8217; alta e si attesta sul 74,5%, mentre in cerca di lavoro e&#8217; il 12,9% e gli &#8216;inattivi&#8217; (coloro che non lavorano e non cercano lavoro) rappresentano il 12,6% del totale. Senza distinzione di titolo, il 2011 risultava al lavoro il 71,5% dei laureati che hanno conseguito il titolo nel 2007, mentre e&#8217; in cerca di lavoro il 15,2%. Rispetto all&#8217;edizione precedente dell&#8217;indagine (sui laureati del 2004), si riduce la quota degli occupati (era il 73,2% nel 2007) e cresce quella delle persone in cerca di lavoro (13,5%). Lo svantaggio femminile nell&#8217;accesso al lavoro e&#8217; evidente sia tra i laureati triennali sia per quelli in corsi a ciclo unico o specialistici biennali, con un differenziale nei tassi di disoccupazione di circa 8 punti. Le donne risultano avere un lavoro a tempo indeterminato meno frequentemente degli uomini (quasi 48% per le lauree triennali e circa 43% per quelle a ciclo unico o specialistiche biennali contro il circa 51% maschile in ambo le tipologie).</p>
<p><strong>AREA SANITARIA OK, LETTERARIA KO &#8211;</strong> Vanno bene le lauree di area sanitaria, male quelle di area letteraria e biologica. Tra le lauree triennali i migliori esiti occupazionali si riscontrano per i corsi afferenti alle classi delle professioni sanitarie infermieristiche e ostetriche (circa il 95% di occupati). Tra le lauree specialistiche biennali, livelli di occupazione superiori al 90%, abbinati a quote di lavoro continuativo iniziato dopo il titolo maggiori del 70%, si registrano per i corsi di ingegneria meccanica, gestionale ed elettronica e per quelli di architettura e ingegneria edile e delle scienze economico-aziendali. Vanno male i laureati nei corsi afferenti alle classi triennali di scienze biologiche, scienze della terra, lettere e filosofia (con tassi di disoccupazione superiori al 40%). Le difficolta&#8217; dei corsi dei gruppi geo-biologico e letterario si riscontrano anche per i laureati del biennio specialistico.</p>
<p><strong>SUD (ANCORA) ARRANCA &#8211;</strong> Particolari criticita&#8217; si evidenziano per i laureati che al momento dell&#8217;intervista vivono abitualmente nel Mezzogiorno: a quattro anni dalla laurea la percentuale di persone in cerca di occupazione e&#8217; superiore al 27% tra i triennali. Inoltre, circa il 30% dei laureati che prima di iscriversi all&#8217;universita&#8217; risiedevano nel Mezzogiorno e nel 2011 lavorano, vive nel Centro-Nord. Insomma per trovare occupazione bisogna emigrare oggi come ieri. Evidente la differenza con il Nord dove coloro che gia&#8217; vi risiedevano prima dell&#8217;iscrizione all&#8217;universita&#8217; e che nel 2011 lavora in altri contesti territoriali non arrivano al 5%.</p>
<p><strong>LA SODDISFAZIONE CHE MANCA &#8211;</strong> In merito alla soddisfazione per il lavoro svolto, gli elementi piu&#8217; appaganti sono il grado di autonomia sul lavoro e le mansioni svolte: la quota dei &#8220;molto o abbastanza soddisfatti&#8221; su questi aspetti supera l&#8217;85% per tutte le tipologie di corsi di laurea. La possibilita&#8217; di carriera e il trattamento economico sono, invece, gli elementi meno gratificanti, con quote di soddisfazione intorno al 60%. Il livello di soddisfazione femminile e&#8217; sempre piu&#8217; contenuto rispetto a quello dichiarato dagli uomini.</p>
<p>L'articolo <a href="https://www.improntalaquila.com/2012/06/08/laurea-istat-occupazione-in-calo-3-su-dieci-non-lavorano/">Laurea, Istat: occupazione in calo, 3 su dieci non lavorano</a> sembra essere il primo su <a href="https://www.improntalaquila.com">L&#039;Impronta L&#039;Aquila</a>.</p>
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